venerdì 26 febbraio 2010

Tre anni e 10 mesi a Novosel e Sutteri

di VINCENZO COMPAGNONE Tre anni e 10 mesi ciascuno. Questa la pena alla quale sono stati condannati Michele Novosel, 20 anni, ed Enrico Sutteri di 19, riconosciuti colpevoli, dal giudice Massimo Vicinanza, del reato di atti sessuali nei confronti di una tredicenne, in relazione all’episodio avvenuto l’11 settembre dello scorso anno a Piuma. Il processo si è svolto ieri mattina con rito abbreviato in camera di consiglio. Ciò significa che, sulla base di quanto richiesto dai legali dei due giovani, è stata “saltata” la fase dell’udienza preliminare e il giudice, Massimo Vicinanza, ha effettuato le sue valutazioni sugli atti e i documenti acquisiti, tra cui le dichiarazioni della ragazza nel corso dell’incidente probatorio, senza la deposizione di testimoni. Novosel e Sutteri sono giunti dal carcere di Pordenone, ove si trovano rinchiusi in stato di isolamento nella sezione che ospita i detenuti per reati a sfondo sessuale, a bordo di un furgone della polizia penitenziaria scortato da due “pantere” della polizia. I tre mezzi hanno sostato davanti al Tribunale per tutta la durata del processo. Con le manette ai polsi, vestiti in modo sportivo, sono stati accompagnati dai loro avvocati, Paolo Bevilacqua per Novosel e Alberto Tofful per Sutteri, nella stanza 44 al primo piano del palazzo di giustizia dove era in programma la camera di consiglio. Il processo con rito abbreviato ha avuto inizio verso le 11.30 ed è terminato due ore più tardi. Meno di un’ora e mezzo è durato il dibattimento, il tempo restante è stato occupato dalla camera di consiglio in cui il giudice si è ritirato per redigere la sentenza. Nella prima parte del processo si sono succedute la requisitoria del pubblico ministero, Fabrizio Suriano, e le arringhe dei difensori. Il rappresentante della pubblica accusa, coerentemente con la linea “dura” assunta sin dall’inizio della vicenda, ha chiesto la condanna dei due giovani a cinque anni di carcere. Secondo Suriano, infatti, a Novosel e a Sutteri doveva essere addebitato l’articolo 609 octies del codice penale, quello cioè che configura la violenza sessuale di gruppo. Un’accusa che prevede una condanna da 6 a 12 anni (diminuita nel caso in questione di un terzo in virtù del rito abbreviato), aggravata dal fatto che la presunta violenza era stata effettuata nei confronti di una ragazzina con meno di 14 anni. Bevilacqua e Tofful si sono battuti invece fondamentalmente per ridimensionare l’episodio di Piuma e collocarlo in un alveo di minore gravità, quello cioè degli atti sessuali nei confronti di una minorenne contemplato dall’articolo 609 quater. Tofful si è spinto a chiedere in prima battuta per Sutteri l’assoluzione ritenendo «confusa e contraddittoria» la ricostruzione dei fatti resa dalla ragazza. In subordine ha sollecitato, così come poi l’avvocato Bevilacqua, la riqualificazione giuridica del reato. Il giudice Vicinanza ha accolto pienamente quest’ultima tesi, rigettando quindi la richiesta formulata dal pm della violenza sessuale di gruppo. Non ha concesso però le attenuanti generiche e ha applicato di conseguenza ai due giovani soltanto lo sconto di pena previsto dall’abbreviato.

Fonte: messaggeroveneto

giovedì 25 febbraio 2010

Violenza sessuale, processo a due giovani il 24 febbraio

Il gup Massimo Vicinanza deciderà il 24 febbraio le sorti di Michele Novosel, 20 anni, e Enrico Sutteri, 19 anni, imputati di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne goriziana. Il processo si svolgerà in camera di consiglio con rito immediato, come richiesto dai legali dei due giovani, gli avvocati Paolo Bevilacqua e Alberto Tofful. Il giudice valuterà sugli atti acquisiti tra cui le dichiarazione della parte lesa rese durante l’incidente probatorio. Il pubblico ministero Fabrizio Suriano contesta a Novosel e Sutteri l’articolo 609 octies del Codice penale, cioè la violenza sessuale di gruppo. Un’accusa che prevede una condanna da 6 ai 12 anni ed è aggravata dal fatto che la violenza è stata compiuta nei confronti di una minore di 14 anni. Novosel e Sutteri si trovano ancora detenuti nel carcere di Pordenone, nella speciale sezione destinati a chi commette reati sessuali. Ogni istanza di revoca Dell’ordinanza di custodia cautelare è stata fino ad ora rigettata dal tribunale, che ha ritenuto sempre valida la tesi accusatoria. Novosel e Sutteri sono stati arrestati il 5 dicembre scorso al termine delle indagini svolte dai carabinieri dopo la denuncia-esposto fatta dai genitori della ragazza rimasta vittima della violenza. Violenza che si sarebbe perpetrata durante una festa avvenuta l’11 settembre dello scorso anno a Piuma. Si trattava di una sorta di rave party a base di alcol quale avevano partecipato circa 150 giovani. In questo clima è maturata la violenza sessuale nei confronti della tredicenne ad opera dei due giovani. I carabinieri sono risaliti a Novosel e Sutteri, riconosciuti con sicurezza dalla tredicenne dalle fotografie esibite dai carabinieri. Perizie effettuate dal Ris di Parma sulla maglietta che la ragazza indossava alla festa accertavano la presenza di liquido seminale riconducibile a Novosel. I due giovani, in sede di indagine, avevano dichiarato di aver incontrato la ragazza, che già conoscevano, ma di non ricordare cosa fosse successo anche perché erano completamente ubriachi. (fra. fem.)

Fonte: il piccolo

mercoledì 24 febbraio 2010

"Tenta stupro": un arresto a Catania

In cella è finito il pluripregiudicato Salvatore Celso, 60 anni. Da circa un mese aveva fatto richieste sempre più pressanti a una donna


Catania. Un pluripregiudicato, Salvatore Celso, di 60 anni, è stato arrestato a Catania dalla polizia con l'accusa di avere tentato di violentare una donna. A lanciare l'allarme è stata una ragazzina, nipote della vittima. Nel corso delle indagini è emerso che la donna, da circa un mese, era oggetto delle attenzioni, sempre più pressanti, da parte dell'uomo, suo vicino di casa. Celso è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale e minacce e rinchiuso nel carcere di piazza Lanza.

fonte: giornale di sicilia

Schio, riduce fidanzata a una larva Botte e stupri, arrestato 24enne

Le accuse per il giovane sono di violenza sessuale e stalking nei confronti dell'ex amica: Daniele Casarotto non si rassegnava alla fine della relazione con continue chiamate, appostamenti sotto casa, percosse e tentativi di strangolamento. La relazione era nata in un ambiente di degrado sociale

Schio. È uno scenario di aggressioni, violenze sessuali ai danni di una giovane, vissute in uno stato di sottomissione fisica e psicologica che l’hanno ridotta quasi a una larva umana, quello ricostruito dai carabinieri di Schio e che ha portato all’arresto per violenza sessuale e stalking di Daniele Casarotto, 24 anni, già noto alle forze dell’ordine. L’arresto ha posto fine a una storia difficile cominciata nel novembre dello scorso anno in un contesto di degrado sociale, all’interno di una struttura di assistenza per persone non abbienti e che vivono ai margini della società. Una relazione amorosa caratterizzata, secondo quanto emerso dalle indagini, da violenze fisiche e sessuali, soprusi, ricatti e minacce, con il giovane che era riuscito a imporre la sua personalità sulla ragazza costretta a vivere in uno stato di prostrazione psico-fisica e di terrore.

La vicenda è emersa dopo che casualmente un carabiniere fuori servizio aveva soccorso alcune settimane fa la ragazza che sanguinante era a terra in una via del centro di Schio. Portata all’ospedale, la giovane non aveva voluto in un primo tempo raccontare nulla dell’aggressione, temendo probabilmente ritorsioni da parte dell’aggressore. La costanza, l’umanità e la disponibilità del carabiniere ad ascoltarla in un qualsiasi momento di bisogno hanno poi fatto breccia nell’animo della ragazza che quindi ha denunciato la triste storia.

Nel gennaio scorso il rapporto con Casarotto si era anche interrotto, ma questi ha continuato a inviare messaggi minatori fino al momento dell’arresto. Quando la ragazza è stata in grado di raccontare tutto, i carabinieri di Schio hanno eseguito degli accertamenti e consegnato il materiale al pubblico ministero Antonella Toniolo che ha ottenuto dal gip Agatella Giuffrida una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

fonte:il giornale di vincenza

Violenta madre e figlia per quattro ore

Ex fidanzato entra in casa e lega la donna e la ragazza. Fugge e si schianta con l’auto

GIANNI GIACOMINO
venaria

Non aveva accettato che quella donna, di vent’anni più grande di lui, avesse troncato la loro relazione. La perseguitava con gli sms. Non accettava di essere stato sbattuto fuori. L'altra sera un elettricista di 23 anni è ripiombato in quella casa, dalla sua ex, che abita in un paese del Ciriacese.

Sotto la minaccia di un coltello ha costretto la donna e la figlia di quest’ultima, appena 15 anni, a spogliarsi. Con del nastro isolante le ha legate al letto, le ha tappato la bocca e chiuso gli occhi. Poi le ha violentate. Tutte e due. Quattro ore di inferno e di follia, scandite da bicchieri di vino per prendere coraggio. Poi, S. S. è fuggito, completamente ubriaco.

E' stato intercettato e bloccato da una pattuglia dei carabinieri del nucleo radiomobile di Venaria. Al volante della sua Peugeot 106, si è schiantato contro un guardrail: naso rotto e qualche escoriazione. Adesso è accusato di sequestro di persona, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale.
Vite rovinate. Soprattutto quelle della donna, che sbarca il lunario stirando e facendo pulizie a domicilio, e della figlia, studentessa. Fino a ieri invece S. S. aveva solo un piccolo precedente per un furto che aveva commesso in un cantiere qualche anno fa.

E' una storia squallida e tristissima quella che inizia alle 22,30 circa, quando l'elettricista raggiunge la casa della sua ex. Insieme hanno convissuto lì, in quell’alloggio, per tre anni. Finché la 43enne, stufa delle prepotenze e delle botte del suo giovane compagno, lo scorso dicembre l'ha messo alla porta: «Non farti più vedere».

L'appartamento è al piano rialzato di una palazzina popolare. S. S. è mingherlino, si arrampica facilmente sul balcone e piomba nell’alloggio sfondando una finestra. Brandisce un coltello, ha gli occhi spiritati. Madre e figlia, già in pigiama, sprofondano nel terrore.

«Non urlate. E tu spogliati, o ammazzo una delle due», ordina l'elettricista mentre punta la lama alla gola della sua ex convivente. Poi fa sdraiare le sue vittime sullo stesso letto e le blocca le gambe con del nastro isolante, lo stesso che usa anche per scocciare la bocca e gli occhi. Poi comincia la violenza. E' una situazione agghiacciante. Le due donne piangono, impietrite dal terrore.

L'elettricista – come racconterà poi l'ex convivente agli investigatori – sbiascica parole sconnesse. Ogni tanto scende dal letto e tracanna un bicchiere di vino. Si ubriaca fino a vomitare. Intorno alle 3 forse, comincia a rendersi conto di quello che ha combinato. Libera la donna e le porge il coltello: «Uccidimi per quello che ho fatto, non merito altro. Ma non è colpa mia se è finita così». La donna e la figlia approfittano di quel momento e scappano fuori. Suonano i campanelli degli altri inquilini. Apre la porta solo un carabiniere che dà subito l'allarme. La colf implora i militari: «Non dite niente al mio ex marito, non so come potrebbe reagire». Intanto S. S. capisce di essere nei guai e scappa. Salta sulla Peugeot 106 e schizza in direzione di Ciriè a tutta velocità. Una gazzella del radiomobile gli intima l’alt sulla strada provinciale, ma lui si schianta contro l'Alfa Romeo e sgomma via. Ancora qualche minuto e la sua fuga finisce contro un guardrail, nei pressi della rotatoria vicino all'ipermercato Bennet.

Madre e figlia invece vengono soccorse e trasportate all'ospedale Sant'Anna. «Siamo intervenuti con successo perché alla centrale operativa è arrivata la segnalazione con tempestività – dice il capitano Roberto Capriolo, comandante dei carabinieri della Compagnia di Venaria – per fortuna nessuno dei militari è rimasto ferito».

La stampa.it

'Napoletani piagnoni' ma bimba muore

AFRAGOLA - Una bimba di tre anni e' morta all'ospedale di Ravenna dopo che, alcuni giorni prima, i medici le avevano diagnosticato una banale infezione alla gola, una tonsillite. Dopo la prima visita, e quelle del pediatra, la situazione della piccola era peggiorata fino al ritorno, il 19 febbraio, all'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna dove la piccola e' poi morta. Secondo quanto riporta oggi il quotidiano Il Mattino i genitori, originari di Afragola ma da anni residenti a Cervia (Ravenna), preoccupati delle condizioni della bambina, si sono sentiti apostrofare da un dipendente dell'ospedale: ''Eccoli, i soliti napoletani piagnoni...''. Poi, prosegue il racconto dei genitori, dopo che la bimba era da due ore in osservazione al pronto soccorso, il trasferimento in rianimazione dove la piccola e' morta per arresto cardiaco. Sullo stesso quotidiano napoletano i responsabili dell'ospedale affermano che il caso della bambina e' stato affrontato ''con il massimo scrupolo'' e che la bimba era giunta gia' in condizioni disperate. Quanto all'espressione ''napoletani piagnoni'' i responsabili del nosocomio hanno detto di ''non poter credere ad una simile circostanza'' e che tutto il personale e' rimasto invece colpito dalla sorte della bimba. La vicenda, di cui si occupano anche alcuni quotidiani dell'Emilia-Romagna, e' stata denunciata dai genitori ai carabinieri e la procura di Ravenna ha disposto l'autopsia. Venerdi' sera la bimba, a causa di un malore, era stata portata dai genitori al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna dove e' morta dopo qualche ora. Per fare luce sul decesso di Luigia Lanzano - una bambina di tre anni figlia di una coppia originaria di Afragola, in provincia di Napoli, ma da alcuni anni residente a Cervia, sul litorale ravennate, in seguito all'esposto presentato dall'avv.Luigi Dulvi Corcione he tutela la famiglia, il Pm di turno, Monica Gargiulo, ha disposto l'autopsia che verra' eseguita entro il primo pomeriggio dal medico legale Adriano Tagliabracci di Ancona. Il consulente della parte lesa sara' il medico legale Tommaso Pascucci di Cesena mentre l'ospedale ravennate si avvarra' dell'anatomo patologo Claudio Morisi. I medici indagati sono due. Secondo quanto esposto dai genitori al quotidiano 'Il Mattino', giovedi' scorso la madre aveva avvisato il pediatra del fatto che la bimba avesse una temperatura corporea di 38 gradi. Quindi sarebbe stata concordata una visita specialistica e alla bambina sarebbero stati prescritti semplici farmaci antipiretici. Dalla visita il giorno dopo in una clinica privata ravennate sarebbe emersa solo un'infezione del cavo orale, ma nel pomeriggio la situazione era peggiorata con febbre a 40 gradi. I genitori hanno lamentato di essere stati bollati, una volta in ospedale, come ''napoletani piagnoni''. Ipotesi questa respinta dall'Ausl ravennate che, attraverso il direttore dell'ospedale, Andrea Neri, ha fatto sapere che ''sono state sentite tutte le persone che sono venute a contatto con i genitori e nessuna ha riferito dell'episodio. Voglio andare fino in fondo in questa cosa'', ma se fosse accaduta ''chiedo scusa'' perche' ''farebbe parte di una cultura che non ci appartiene''. Fino ad ora tuttavia ''l'unico dato emerso viene dal grande impegno, umano e professionale, con il quale abbiamo assistito la piccola paziente e i suoi genitori. La madre e' stata sempre tenuta dentro e adeguatamente informata''. L'evento ''ha scosso e amareggiato tutti: ho passato l'intera domenica ad ascoltare chi ha visitato la bimba tanto che gia' ieri ho fatto avere un relazione al magistrato''. La bambina ''gia' il 26 gennaio scorso era arrivata da noi: in quel caso era stata dimessa in buone condizioni con una semplice sindrome gastrointestinale''. Sabato ''e' stata accompagnata verso le 18,35 sotto shock, gia' in evidenti difficolta' respiratorie. Era fredda e cianotica, abbiamo chiesto pediatra e rianimatore''. La morte della piccola e' arrivata attorno alle 22,30 per arresto cardiaco.
di redazione 23/02/2010

Fonte: acerrano

venerdì 19 febbraio 2010

Paese "denunciato" per stalking

Calabria, ragazza isolata dopo denuncia

Quando è stata violentata la prima volta, aveva 13 anni. Braccianti, agricoltori e operai del suo paese hanno fatto scempio del suo corpo, minaccinadola. Fino a quando ha trovato il coraggio di denunciare tutto. Da allora per una giovane di San Martino di Taurianova (RC) è iniziato un nuovo calvario. I suoi aguzzini sono finiti in carcere, ma le loro famiglie hanno continuato a perseguitarla. Ora tutto il paese rischia una denuncia per stalking.

Per tre anni la giovane, che oggi ha 24 anni, ha subito violenze fisiche e psicologiche di ogni genere. Poi, nel 2002, si è rivolta ai carabinieri, raccontando il suo calvario e denunciando dodici persone, tutte del suo paese e pregiudicati per vari reati.

Secondo quanto racconta "La Stampa", il branco è finito dietro le sbarre, ma per la vittima delle violenze è iniziato un nuovo incubo. I familiari delle persone finite dietro le sbarre hanno infatti iniziato a perseguitarla per le vie del paese, impedendole di trovare un lavoro, di uscire di strada e di fare anche la spesa. Per altri otto anni la giovane è stata insultata da un paese intero, che, dopo la denuncia degli stupri, l'ha completamente isolata, rendendole la vita impossibile.

"A San Martino tutti sapevano delle violenze subite dalla ragazza - ha spiegato il comandante dei carabinieri di Taurianova, il capitano Raffaele Rivola -. Ma tutti hanno continuato a far finta di niente, lasciandola sola con la sua paura e le terribili ansie".

Isolata, ed emarginata, la ragazza, diventata quasi obesa, è così tornata dai carabinieri per denunciare questa volta i parenti dei suoi aguzzini. Sei persone, su ordine del Questore di Reggio Calabria, sono state ammonite dai carabinieri per comportamenti persecutori. Si tratta di una delle prime applicazioni in Italia di questo provvedimento nei confronti di un intero gruppio di persone che, se continueranno a vessare la giovane, saranno perseguibili per stalking senza che la vittima presenti querela.

Fonte:tgcom

martedì 16 febbraio 2010

Se hai la minigonna lo stupro te lo cerchi: parola di donna

Il femminismo è finito, morto, sepolto. Il corpo della donna non è più libero. Abbiamo scherzato. I giovani, ma quel che colpisce tante giovani, credono che per subire uno stupro la vittima di turno ha delle responsabilità più o meno gravi.

2488054 Se hai la minigonna lo stupro te lo cerchi: parola di donnaUno studio condotto nel Regno Unito ha riportato le lancette della parità tra uomo e donna indietro di quarant’anni: la metà degli intervistati crede che per essere stuprate ci sia una responsabilità della donna, e una donna su tre individua in queste responsabilità nel solo vestirsi provocatoriamente o ballare in modo sensuale.

DATI ALLARMANTI – L’intervista è stata condotta in modo anonimo su internet, su 1061 persone, in occasione del decimo anniversario dell’associazione Haven impegnata nell’aiuto alle vittime di stupro. La fascia d’età è compresa tra i 18 e i 50 anni, e sono state intervistate 712 donne e 349 uomini. Il primo dato, “triste ma non sorprendente” (secondo il giudizio di Elizabeth Harrison della ong inglese) è che sono le donne a essere molto meno indulgenti degli uomini. Se il 57% dei maschi intervistati ha detto che la vittima di stupro deve accettare parte della responsabilità del fatto di essere finita a letto con qualcuno, il 71% delle donne è convinto della parziale colpevolezza delle loro pari.

SFIDUCIA NELLA GIUSTIZIA… – Almeno una donna su dieci, a pensarci senza coinvolgimenti personali, si considera diffidente rispetto al denunciare il fatto alle autorità, e un 2% delle intervistate è decisamente convinta nel non farlo. Le motivazioni, invece, non cambiano mai: imbarazzo e vergogna (55%), voler dimenticare quanto accaduto (41%) e non essere esposte a un pubblico giudizio (38%). In Inghilterra su 100 casi di stupro portati in giudizio soltanto 14 (la percentuale più bassa in tutta Europa) si concludono con una sentenza di condanna nei confronti dell’uomo.

…E NEL PROSSIMO – Ma il dato che colpisce di più è la convinzione che – per il 14 per cento delle donne intervistate – la maggior parte delle accuse di stupro sono false. La presunta vittima cerca di nascondere l’onta dell’aver fatto sesso da ubriaca o dopo aver “istigato” il partner sessuale, accusandolo di stupro anche quando in realtà era consenziente. Un terzo degli uomini è convinto che non possa essere considerato stupro quando fanno sesso con la propria partner anche se lei non è consenziente e il 13% ha ammesso di aver fatto sesso con qualcuna troppo ubriaca per capire cosa stesse succedendo.

E IN ITALIA? – In Italia ricordiamo come nel 1999 la Corte di Cassazione abbia giudicato “consenziente” un rapporto sessuale poiché la partner indossava i jeans. Con quel tipo di indumento, secondo la nostra suprema corte, non ci può essere stupro. Si levò la protesta in Parlamento. Nel 2007 gli stilisti Dolce e Gabbana pensarono bene di farsi pubblicità con manifesti enormi che mostravano un sensuale stupro di gruppo.L’Italia in quanto a essere retrograda, non è seconda a nessuno e, anzi, fa tendenza. Dopo dieci anni gli altri paesi ci stanno finalmente raggiungendo.

Fonte: giornalettismo

lunedì 15 febbraio 2010

In nome delle belle ragazze albanesi “Signor Berlusconi, basta battutacce”

La lettera. Elvira Dones, scrittrice e giornalista albanese replica alla battuta di Berlusconi “Quelle donne le ho incontrate. Mi hanno raccontato le loro vite violate, strozzate, devastate”

di ELVIRA DONES *

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni soloper chi porta belle ragazze”.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

Fonte: repubblica.it

martedì 9 febbraio 2010

Canada, c’è chi incita al femminicidio

Mentre gruppi di attivisti “per i diritti degli uomini” aumentano la loro influenza anche in politica, un blogger viene arrestato per aver tessuto le lodi di un pluriomicida antifemminista

Non tira una buona aria, in Canada, per le femministe, le donne in generale e chiunque abbia a cuore i loro diritti. Gruppi di “attivisti per i diritti degli uomini” fanno sentire sempre di più la loro voce: anche in Parlamento, dove è arrivata una proposta di legge che affiderebbe automaticamente un figlio a entrambi i genitori in caso di divorzio, indipendentemente dalla storia pregressa. Secondo Antonia Zerbisias del Toronto Star, gli attivisti appoggiano questa legge, dando la colpa alle “femi-nazis” per le sentenze che danno l’affido alla madre. La paura è che questa legge consenta agli ex-mariti di “continuare a esercitare il controllo sulle ex-mogli e sui bambini”. Anche l’attività del primo ministro canadese Stephen Harper non sembra improntata al rispetto dell’uguaglianza tra i sessi: in particolare, Harper non sembra interessarsi al diritto alla salute sessuale e riproduttiva. I finanziamenti alla Federazione Canadese per la Salute Sessuale sono stati tagliati del 99%.

IL CASO - Ma c’è dell’altro. Un blogger, Jean-Claude Rochefort, è sotto accusa per aver difeso ed elogiato, nel suo blog, il pluriomicida Marc Lépine. Lépine, è il caso di ricordare, uccise quattordici donne all’École Polytechnique di Montreal nel dicembre del 1989, sostenendo di combattere il femminismo, prima di suicidarsi con un colpo alla testa. Rochefort ha un blog che si fatica a prendere sul serio: interamente dedicato a Lépine, con la proposta di farne un “eroe popolare” e di dedicargli una festa nazionale. “E quando Marc Lépine ha aperto il fuoco, cosa stavano facendo queste 14 giovane, pure ed innocenti fanciulle? Sicuramente stavano leggendo lo schifoso manifesto di Valerie Solanas e pianificando un genocidio! Ora, se lo sterminio di genere diventa accettabile per quelle femministe nei programmi di studio femminili delle nostre università, allora non c’è motivo per cui anche il femminicidio non debba essere ok”.

LA REAZIONE - E ancora: “Chi dice che quelle 14 non fossero Hitler in persona? Prendere la pistola potrebbe essere stato un atto di coraggio, e sparare alla Bestia della Bibbia è stata forse l’ultima prova di coraggio e valore”. Per quanto il contenuto sia chiaramente disgustoso e inciti alla violenza, la decisione sul provvedimento da adottare non è facile. In Canada, l’idea di punire un blogger per le sue opinioni non è particolarmente accattivante. Rochefort è stato comunque arrestato, e resterà sotto custodia fino alla fine del processo. Un piccolo segnale positivo, forse, in un panorama per nulla promettente.

Fonte: giornalettismo

domenica 7 febbraio 2010

Marine fa violentare la ex fidanzata con un falso annuncio su internet

vicenda choc negli USA: stupro pianificato per vendetta

Ha postato un messaggio con nome e foto della ragazza su Craigslist: arrestati lui e l'esecutore della violenza

MILANO - Quando tra gli annunci di Craigslist è apparsa, corredata di fotografia, la richiesta di «Sara» di incontrare un «uomo davvero aggressivo» che potesse soddisfare la sua fantasia di essere violentata nella sua abitazione, uno dei primi a rispondere è stato il ventiseienne Ty McDowell, che si è detto disponibile a recitare il ruolo richiesto. Dopo una serie di scambi di messaggi e-mail, McDowell ha ricevuto l'indirizzo di casa della donna e dettagliate istruzioni su come eseguire la presunta fantasia della violenza sessuale. Nel dicembre scorso McDowell si è presentato nella casa della donna a Casper (Wyoming), l'ha imbavagliata, legata, violentata e poi se ne è tranquillamente tornato a casa, seguendo alla lettera le istruzioni ricevute. Ma l'indagine sullo stupro ha fatto scoprire alla polizia che il crimine era stato architettato dal marine Jebidiah Stipe, 27 anni, che in precedenza aveva avuto una breve relazione con la vittima: era stato lui a mettere il falso annuncio, a totale insaputa della donna, e a dare allo stupratore le istruzioni per sorprenderla e violentarla. Entrambi gli uomini sono stati incriminati per violenza sessuale. McDowell si proclama innocente e afferma di avere agito in buona fede: era convinto di soddisfare la fantasia della donna.

LA TRAPPOLA SU INTERNET - Alla fine del 2009 Jebidiah Stipe aveva avuto una breve relazione con «Sara» (nome di fantasia); poi lei l'aveva lasciato per un altro. Nella mente malata dell'uomo è maturato il progetto di una vendetta atroce. Ha preso la fotografia della ragazza, che lei stessa gli aveva inviato, e il 5 dicembre l'ha inserita tra gli annunci gratuiti sul sito di Craigslist, con questo testo: «Ho bisogno di un uomo davvero aggressivo che non si faccia scrupoli con le donne». L'annuncio ha attirato la curiosità di un altro pervertito, Ty Oliver McDowell, 26 anni, che ha cominciato uno scambio di email con «Sara» (in realtà, con il marine Stipe). Nelle email, ora all'esame degli investigatori, il marine fingeva di essere la ragazza e chiedeva apertamente «umiliazione», «abuso fisico» e «abuso sessuale». L'annuncio su internet fu visto dalla ragazza stessa, alcuni giorni prima dello stupro. Lei scrisse più volte al webmaster di Craigslist chiedendo di rimuoverlo, ma era troppo tardi: la trappola diabolica era già scattata.

LO STUPRO - L'11 dicembre 2009 «Sara» accompagnò il suo nuovo ragazzo al lavoro e poi fece ritorno nella sua abitazione. Mentre apriva la porta d'ingresso McDowell, che l'aspettava in agguato come gli era stato spiegato via email, la aggredì alle spalle e la spinse dentro casa, scaraventandola sul pavimento della cucina. La ragazza si difese con tutte le sue forze, scagliandogli contro una rastrelliera per le bottiglie. Lui, che secondo le dichiarazioni raccolte era convinto che lei «recitasse», non si lasciò intimorire e la atterrò con un pugno in pieno viso, poi la trascinò nel soggiorno e le legò le mani dietro la schiena con una corda che aveva portato con sé. Quindi estrasse un bavaglio e cercò di tappare la bocca della ragazza; lei gli diede un morso alla mano, ma non riuscì a fermare l'aggressore e fu bendata e imbavagliata. «A quel punto ho avuto davvero paura di morire», ha raccontato. Lo stupro, perpetrato anche con un oggetto appuntito trovato in casa, avvenne sotto la minaccia di un coltello da cucina puntato alla gola. Coltello che poi l'aggressore sistemò ordinatamente nella lavastoviglie, prima di andarsene chiudendo a chiave la porta.

LA DENUNCIA - La ragazza chiamò il 911 in lacrime: «Mi hanno stuprato. Ha cercato di tagliarmi la gola. Vi prego, aiutatemi». I soccorritori la trovarono nuda e con le mani legate in salotto. I nodi erano così stretti che dovettero tagliare la corda in tre punti per liberarla. La ragazza aveva ferite e abrasioni su tutto il corpo. Particolare agghiacciante: anche dopo lo stupro, il marine continuò a corrispondere con McDowell via email, chiedendogli un resoconto dettagliato di quanto era avvenuto. McDowell si è difeso sostenendo di non aver mai avuto alcun dubbio sul fatto che la donna fosse consenziente. «Volevi un uomo aggressivo? Adesso ti faccio vedere io», le urlava durante lo stupro.

Fonte:corriere.it

sabato 6 febbraio 2010

La donna uccisa davanti alla figlioletta oggi l'autopsia, si cerca l'arma del delitto

l compagno di Marcella Rizzello è nella caserma dei carabinieri di Civita Castellana (Viterbo). Ieri è stato interrogato per ore
Per il medico legale il delitto sarebbe avvenuto poco prima dell'orario in cui l'uomo dice di essere rientrato in casa

Il pm: "E' stata assassinata con un oggetto metallico tagliente, probabilmente non un coltello"

CIVITA CASTELLANA (Viterbo) - Sarà eseguita in giornata l'autopsia sul corpo di Marcella Rizzello, la donna di 30 uccisa ieri con un'arma da taglio nella camera da letto della sua abitazione a Civita Castellana, in provincia di Viterbo, davanti alla figlia di pochi mesi. Intanto il compagno della donna, Francesco Vincenzi, 36 anni, è ancora nella caserma dei carabinieri di Civita Castellana. L'uomo, figlio di un ex carabiniere deceduto alcuni anni fa, è stato interrogato già ieri per diverse ore e oggi viene sentito di nuovo dal pm Renzo Petroselli, titolare dell'inchiesta. E' stato Vincenzi, al ritorno dal lavoro per la pausa pranzo, a trovare il corpo della compagna immerso in un lago di sangue, con accanto la figlia di pochi mesi che piangeva disperatamente. Ma nel suo racconto sarebbero emerse delle incongruenze sulle quali gli investigatori stanno tentando di fare luce.

Secondo il medico legale che ha ispezionato il cadavere dopo il delitto, la donna sarebbe morta tra le 13 e le 13.30 di ieri, cioè pochi minuti prima dell'orario in cui Vincenzi afferma di essere rientrato in casa e di aver scoperto il corpo. Lo stesso medico ha ipotizzato che il decesso potrebbe essere avvenuto per dissanguamento, in quanto i colpi inferti all'addome della donna potrebbero non aver lesionato alcun organo vitale.

Gli investigatori stanno anche cercando l'arma del delitto. Non sarebbe stata ancora trovata, infatti, l'arma da taglio utilizzata per uccidere la donna. Ieri, i carabinieri hanno ispezionato a lungo l'area esterna alla villetta per individuare quello che il pm, all'uscita dal sopralluogo nell'abitazione, ha definito "un oggetto metallico tagliente, probabilmente non un coltello".

Fonte: repubblica.it

martedì 2 febbraio 2010

La trappola del vicino Donna rischia lo stupro

GALLARATE Invalido sequestra e cerca di violentare la vicina di casa; la donna è stata salvata dall’irruzione dei carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Gallarate arrivati sul posto due minuti dopo l’allarme.
Risveglio da incubo, ieri (lunedì 1° febbraio) intorno alle 5.20, per i residenti di una palazzina del centro città, destati dalle strazianti grida d’aiuto di una donna: vittima di un piano premeditato e ben congegnato dal vicino di casa, un uomo di 46 anni, disabile motorio parziale e con difficoltà respiratorie dovute ad una malformazione, che ieri ha perso la testa lasciando libera una libido repressa e violenta. Proprio lui che, a detta degli inquilini del condominio, non si era mai rivelato violento, anche se non mancava commenti piccanti all’indirizzo delle condomini. Era ben voluto da tutti: anche a causa della sua invalidità, del fatto che per muoversi dovesse utilizzare una carrozzina oppure appoggiarsi ad un bastone, i vicini lo aiutavano spesso. Parecchi residenti lo aiutavano nei mestieri, c’era sempre qualcuno che si offriva per la spesa e nessuno gli ha mai negato una cortesia. E pare che proprio di questa benevolenza l’uomo si sia approfittato per tentare uno stupro.
Il quarantaseienne probabilmente aveva meditato parecchio, sopra il suo piano. Alle 5.20 di ieri è uscito dal suo appartamento e, stando ai sospetti degli inquirenti, avrebbe fatto scattare i contatori della luce del suo appartamento e di quello della vittima. I contatori sono nel vanoscala, accanto alla porta d’ingresso dell’appartamento dell’arrestato. Dieci minuti prima la vittima, una 40enne che vive con il fidanzato nell’appartamento vicino a quello dell’aggressore, si era alzata per accendere la stufa a causa del freddo: la donna, quindi, si è accorta che la corrente era saltata ed è uscita per riaccendere il contatore. E nel vano scala ha trovato il 46enne che l’aspettava: l’uomo le avrebbe detto di essere anche lui senza corrente e con l’appartamento allagato, chiedendo aiuto alla vicina. La donna si è avvicinata e a quel punto lui l’avrebbe afferrata spingendola nel suo alloggio poi "sigillato" da una porta blindata.
La donna a quel punto era in trappola. Stando alla ricostruzione, lui avrebbe iniziato a spingerla, strattonarla, palpeggiarla sino a buttarla sul letto. Lei gridava invece a squarcia gola chiedendo aiuto. Tutti i vicini sono accorsi; il compagno della donna ha prima cercato di sfondare la porta blindata (che però ha resistito persino ai vigili del fuoco), poi ha sfondato la finestra dell’appartamento sbagliato credendo si trattasse dell’alloggio dell’invalido; con lui anche gli altri condomini, attaccati ai cellulari fissi sul 112. I militari, già di pattuglia in zona, sono arrivati in due minuti: hanno sfondato la finestra dell’appartamento giusto e hanno fatto irruzione. Il quarantaseienne era steso sopra la vittima e cercava di strapparle i pantaloni: i militari l’hanno allontanato e arrestato. La donna, finalmente libera, era illesa anche se spaventatissima.

Fonte:laprovinciadi varese

Presunta terrorista denuncia stupro

Usa, è pakistana a processo a New York

Una sospetta terrorista, una pakistana 37enne fermata dagli americani in Afghanistan, ha raccontato di essere stata torturata e violentata mentre era detenuta in una prigione segreta della Cia. Aafia Siddiquei è sotto processo a New York con l'accusa di aver cercato di uccidere alcuni agenti dell'Fbi che la stavano interrogando dopo essere stata fermata perché in possesso di materiali chimici.

Fonte: tgcom.mediaset.it

Accoltella ex per motivi passionali

Arrestato nel Casertano un giovane di 22 anni
(ANSA) - NAPOLI, 31 GEN - Un ventiduenne di Sparanise (Caserta) e' stato arrestato dai carabinieri come indiziato di delitto per tentato omicidio e stalking. Il giovane, ieri sera, ha chiamato la sua ex convivente e fidanzata, di 25 anni, chiedendole un ultimo incontro in una strada secondaria. Qui tra i due e' sorto un diverbio, il giovane ha estratto dalla tasca un coltello e, dopo averla picchiata selvaggiamente con calci e pugni, le ha sferrato due coltellate

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