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mercoledì 1 febbraio 2012

Giù Le Mani Dai Consultori

Riporto dal sito stesso.

Il Consultorio è uno spazio fondamentale per la prevenzione e la salute delle donne. Gli spazi del Consultorio di via Casilina 711, e quelli di tutti i consultori, non si toccano.

NO alla medicalizzazione dei Consultori.
NO al loro trasferimento nelle ASL.
La ASL RMC vuole dismettere due importanti Consultori romani, quello di via Casilina 711 e quello di via Spencer. Invitiamo tutte e tutti a intervenire, aderire e firmare gli appelli.

IL CONSULTORIO DI VIA CASILINA 711 NON SI TOCCA!
IL CONSULTORIO DI VIA SPENCER DEVE RESTARE DOV'E'!

La ASL RMC vuole dismettere due Consultori, quello di via Casilina e quello di via Spencer, per trasferirli in locali ancora più piccoli e in una zona in cui il Consultorio c’è già.

La notizia è arrivata improvvisamente: tutto è stato deciso in modo poco trasparente, quasi di nascosto, senza informare chi il Consultorio lo vive ogni giorno e ci lavora.

Dei punti di riferimento fondamentali per migliaia di donne scomparirebbero dietro poco credibili quanto imbarazzanti argomentazioni: risparmiare su luce e gas. Ancora una volta, chi amministra la ASL, Regione Lazio in primis, si dichiara pronto a risparmiare sulla pelle di donne che non hanno altri spazi nel quartiere fuorché i Consultori di zona.

Il consultorio è uno spazio fondamentale per la prevenzione e la salute nelle diverse fasi della vita delle donne. Secondo la legge, devono essere uno ogni ventimila abitanti e, nel nostro distretto, sono sottodimensionati. Invece di potenziarli, la ASL RMC decide di ridurne ulteriormente gli spazi, penalizzandoli e snaturandoli, come già ha tentato di fare la giunta Polverini con una proposta di legge che ci riporta indietro di quarant’anni nella conquista dei diritti delle donne.

Chiediamo che gli spazi del Consultorio di via Casilina 711 non si tocchino e il presidio resti dov’è.

Consapevoli del fatto che, da anni, l’asilo ospitato nella stessa struttura ha necessità di più spazi, chiediamo che gli attuali spazi del Consultorio vengano ceduti all’asilo e il Consultorio venga dislocato negli spazi liberi e inutilizzati che si trovano nello stesso edificio.

Non accettiamo la medicalizzazione del Consultorio attraverso il suo trasferimento nella ASL.

Vogliamo Consultori laici, pubblici, gratuiti.

Vogliamo che i Consultori siano luoghi dove le donne possano trovare accoglienza e professionalità.

Vogliamo più Consultori, più spazi e più soldi per gestirli, perché possano funzionare ancora meglio e perché operatori e operatrici possano svolgere il loro lavoro con tempi, spazi e modalità più adeguate.


Puoi firmare su carta presso:

  • Bottega del Commercio Equo, via Macerata 54
  • Consultorio piazza dei Condottireri, presso lo sportello antiviolenza gestito dall'ass. D.A.L.I.A., tutti i lunedì dalle 15.00-18.00
  • Consultorio via Casilina 711
  • Erboristeria Arca Verde, piazza dei Condottieri 2
  • Libreria del Corsaro, via Macerata 46
  • Libreria l'Eternauta, via Gentile da Mogliano 184
  • Tuba, Bazar delle Donne, via del Pigneto 19

Se vuoi contribuire raccogliendo firme in cartaceo:

manda una mail a giulemanidaiconsultori@gmail.com e ti invieremo i moduli per la raccolta delle firme. A firme raccolte, ricontattaci. Grazie!

Fonte: http://giulemanidaiconsultori.blogspot.com

lunedì 9 gennaio 2012

Tu conosci l'AIED?

L’AIED è un'associazione di ispirazione laica e democratica. Suoi principali scopi sono: diffondere il concetto ed il costume della procreazione libera e responsabile; stimolare la crescita culturale e sociale in materia di sessualità; promuovere e sostenere iniziative rivolte a migliorare la qualità della vita ed a tutelare la salute della persona umana, a livello sia individuale che collettivo; impegnarsi a sviluppare una nuova cultura della maternità e della nascita, con particolare attenzione anche alle varie problematiche poste dalla procreazione umana assistita e dalla bioetica; combattere ogni discriminazione tra uomo e donna nel lavoro, nella famiglia, nella società, ed ogni forma di violenza sessuale e di violenza sui minori, fornendo assistenza e tutela -anche legale- alle persone che ne siano vittime; promuovere e realizzare attività di formazione e di aggiornamento professionale sulle tematiche dell’educazione sessuale del personale docente delle Scuole e degli Istituti di istruzione di ogni ordine e grado, promuovendo altresì corsi di educazione sessuale per alunni e genitori; incoraggiare ed attuare studi e ricerche sociali e scientifiche, finalizzati ad affrontare ed approfondire le tematiche proprie dell’AIED, come quelle demografiche, eventualmente in collaborazione anche con le Università locali; esercitare un’azione di stimolo e di controllo sulle strutture pubbliche, perché venga attuato ciò che le leggi prevedono in tema di contraccezione, aborto, informazione sessuale ed andrologica, prevenzione socio-sanitaria, rispetto del diverso e delle minoranze (omosessualità), proponendo integrazioni e modifiche nei casi di normative inadeguate.
E' bene sapere che in base al proprio Statuto, l’AIED non persegue scopi commerciali e non ha fini di lucro, essa non fa discriminazione di carattere razziale, religioso, sociale o politico, che opera attraverso i suoi organi nazionali (Congresso nazionale, Consiglio nazionale, Presidente nazionale, Esecutivo nazionale) e le Sezioni, ed agisce in collaborazione con altre associazioni, comitati, enti pubblici e privati, italiani ed esteri, le cui finalità non siano in contrasto con quelle dell’AIED.

Una sede AIED è in quasi ogni regione d'Italia, lo si può verificare qui. Esse gestiscono consultori privati, laici, e danno informazioni sulla contraccezione e la salute.

Fonte: AIED

Vedi anche: Conosci Laiga?

martedì 5 ottobre 2010

Risposte sui sostenitori della proposta di Legge Tarzia

L'intervento di Emma Bonino sui consultori è stato interessante e condivisibile, ma Femminismo a sud pone alcune domande altrettanto interessanti in questo post intitolato: Qualcun@ informi Emma Bonino.

Sarebbe bello ricevere delle rosposte.

Emma Bonino, vicepresidente del senato, sostiene che le prove di smantellamento dei consultori in Lazio non sono che il preludio di ciò che accadrà in tutta l’italia.

Noi non avevamo alcuna necessità di questa precisazione dato che sapevamo già che forze di centro-destra stanno muovendosi per smantellare i consultori, fare regredire il diritto di famiglia, intervenire pesantemente sull’art.155 del codice civile, chiudere i centri antiviolenza, rendere inutilizzabile la legge 194, ampliare il concetto di “affido condiviso” dei minori sino all’embrione di modo che i “padri” potranno stabilire se la donna potrà o non potrà interrompere una gravidanza.

(...)

Non si è accorta Emma Bonino che una parlamentare radicale si muove in parlamento e nelle varie televisioni a supporto di una campagna che discrimina le donne?

Non si è accorta Emma Bonino che Radio Radicale molto spesso dedica intere puntate a chiacchiere di persone che definiscono le donne che denunciano violenze e abusi da parte di mariti/padri come bugiarde?

Non si è accorta che i radicali, suoi colleghi di partito, sono strafelici che siano smantellati i consultori da integrare con professionalità molto care agli “esponenti di punta” (attenti a non cadere) di comunione e liberazione?

Non si è accorta che c’è un moto ondoso, anzi una scossa tellurica di altissimo grado che attraversa tutta l’europa, arriva dall’america e che porta con se’ il germe di un patriarcato che si rinsalda e che devasta ogni servizio e punto di riferimento che le donne hanno avuto fino adesso?

Cosa pensa Emma Bonino dell’attività delle sue colleghe e dei suoi colleghi radicali a proposito del sostegno alla propaganda dei padri separati?

...

Segue su Femminismo a sud

Consultori: occorre una mobilitazione nazionale

Proposta di legge regionale a firma Tarzia: una questione pregiudiziale di incostituzionalità

Consultori: occorre una mobilitazione nazionale


di Redazione

Va dato atto alle donne dei consultori e alle associazioni di donne di Roma di avere per prime richiamato l’attenzione sulla pericolosità che la proposta di legge regionale per i consultori del Lazio può rappresentare sul piano nazionale per i suoi caratteri incostituzionali in materia di diritti sui temi della vita e dell’autodeterminazione della donna. Un test nazionale da riprendere in altre Regioni.

Il riconoscimento è fatto da Emma Bonino, vicepresidente del Senato, in occasione della conferenza stampa organizzata da consiglieri/e d’opposizione della Regione Lazio per illustrare la "questione pregiudiziale di costituzionalità" (v. testo di seguito) che sarà presentata al Consiglio regionale.

In effetti, l’Assemblea permanente contro la proposta di legge regionale sui consultori familiari,si riunisce dal mese di luglio tutti i lunedì alle ore 18 presso la Casa Internazionale delle Donne. Dell’Assemblea fanno parte operatrici e operatori dei Consultori, associazioni, organizzazioni sindacali, collettivi di studentesse che hanno promosso una raccolta di firme, che ad oggi conta oltre 10 mila adesioni . L’assemblea è impegnata nei contatti con gli eletti e le elette delle diverse Istituzioni (Regione, Province, capoluoghi di provincia) ed ha richiesto audizioni alla commissione regionale per le politiche sociali, nelle quali ha espresso il parere nettamente contrario sulla proposta di legge e ha chiesto il ritiro della proposta stessa (ritenuta incostituzionale da più uffici legislativi a cominciare da quello del consiglio regionale) e la piena applicazione della legge oggi in vigore. Oltre al No della provincia di Roma, anche il Consiglio provinciale di Frosinone e il comune di Latina hanno espresso critiche.

Ora, all’azione di denuncia dell’Assemblea delle donne e di richiesta di audizioni alla Commissione regionale Affari sociali da parte delle associazioni, si affianca l’azione specifica di consigliere/i regionali per contrastare l’iter legislativo. Tutti i partiti di opposizione presenteranno una loro proposta di legge, rafforzativa della legge attuale, in modo da rallentare l’esame da parte della Commissione affari sociali, e poi migliaia di emendamenti.

Emma Bonino richiama però più volte alla necessità di una mobilitazione nazionale su temi così importanti come quelli messi in campo da questa legge

Atto C.R. Lazio n. 21
PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

II Consiglio,

- premesso che: la tutela del figlio concepito - di cui all’articolo 1 comma 3 - esorbita dalla competenza legislativa regionale in quanto, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere l), ed m), della Costituzione, incide su ambiti materiali di competenza legislativa statale esclusiva, quali l’ordinamento civile ed i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili che debbono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; nei principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica, infatti, sono ricompresi anche quelli afferenti alla disciplina di istituti e rapporti privatistici, che non può che essere uniforme sull’intero territorio nazionale, in ragione della esigenza di assicurare il rispetto del principio di uguaglianza. Esso risulterebbe vieppiù leso dal fatto che, nel solo Lazio, l’entrata in vigore della legge così proposta imporrebbe l’onere aggiuntivo, rispetto alle normative generalmente vincolanti per la donna in stato di gravidanza ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194, di esperire il "primo procedimento" di cui all’articolo 13: procedimento che, in un momento particolarmente delicato, altererebbe la libertà di scelta della madre con la preconizzazione di "provvidenze economiche" (con quali fondi?) e che imporrebbe uno spatium deliberandi spesso defatigante, da concludere con un’apposita verbalizzazione di rifiuto del consenso alle proposte del Consultorio (per definizione, quindi, contrarie all’interruzione volontaria della gravidanza, visto che solo con il loro rifiuto si potrebbe procedere al "secondo procedimento", già disciplinato dalla legge n. 194);

- essendo previsto dall’articolo 7 tutto un complesso di funzioni dei consultori "finalizzati alla risoluzione delle problematiche giuridiche", risulta lesa dalla proposta di legge anche la potestà legislativa statale in materia di giurisdizione, norme processuali e giustizia amministrativa, restando riservato il potere di disciplinare l’esercizio della giurisdizione alla competenza del legislatore statale (cfr. sentenza della Corte costituzionale n. 115 del 1972; e v. oggi l’art. 117, secondo comma, lettera l, della Costituzione, come sostituito dalla legge costituzionale n. 3 del 2001), il quale "ovviamente lo esercita nei limiti e secondo le norme della Costituzione" (cfr. sentenza della Corte costituzionale n. 29 del 2003). La lettera c) del comma 2 dell’articolo 7 addirittura esplicita che la consulenza ed assistenza in ordine ai conflitti tra i coniugi si esplica "anche in sede giudiziaria", né è tranquillizzante che l’articolo 12 precisi che la cooperazione con le autorità giudiziarie competenti avvenga "se da queste richiesti": anzi, l’elencazione delle procedure in cui i consultori avrebbero capacità di incidere (autorizzazione del minore a contrarre matrimonio; mediazione e separazione; scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, sua impugnativa e nullità; riconoscimento dei figli naturali; adozione ed affidamento; tutela e patrimonio di minori, disabili, anziani ed incapaci naturali) estende la violazione all’articolo 117, secondo comma, lettera i) della Costituzione, in quanto incide sullo stato civile, anch’esso ambito materiale di competenza legislativa statale esclusiva;

- considerata l’evidente violazione anche dell’articolo 117, primo comma della Costituzione, in quanto lede gli obblighi convenzionali assunti dall’Italia, tenuta al rispetto del principio di non ingerenza nella vita privata e familiare sancito dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nel caso X c. Regno Unito del 1980, poi, la Commissione europea dei diritti umani osservò che il bambino non nato non è una “persona” alla luce del significato che viene generalmente attribuito a questo termine e del contesto nel quale esso è impiegato nella disposizione Convenzionale, e che l’articolo 2 della Convenzione non deve essere interpretato nel senso che esso riconosce al feto un “diritto alla vita” di carattere assoluto: «se si dichiarasse che la portata dell’articolo 2 si estende al feto e che la protezione accordata da questo articolo dovrebbe essere considerata come assoluta, bisognerebbe dedurne che un aborto sarebbe da vietare anche allorché il proseguimento della gravidanza potrebbe mettere gravemente in pericolo la vita della futura madre. Ciò significherebbe che la vita nascitura del feto sarebbe considerata più preziosa di quella della donna incinta». In riferimento all’Italia - riconfermando la pronuncia resa nel 1992 nel caso H. c. Norvegia, anch’esso riferito alla decisione di abortire da parte di una donna con opposizione del padre - la Corte ha osservato che anche a voler ammettere che, in determinate circostanze, il feto possa essere considerato come titolare di diritti garantiti dall’articolo 2 della Convenzione, nel caso di specie l’interruzione di gravidanza era stata praticata conformemente all’articolo 5 della legge n. 194 del 1978, che assicura un giusto equilibrio tra gli interessi della donna e la necessità di assicurare la protezione del feto (Bosa c. Italia, decisione di irricevibilità del 5 settembre 2002). Ecco quindi che l’aggravio rappresentato dal "primo procedimento" di cui all’articolo 13 altera l’equilibrio consacrato dal giudice strasburghese, esponendo lo Stato italiano alle conseguenze dell’inadempimento prodotto dalla decisione che assumerebbe la regione Lazio. Poichè poi la Corte costituzionale, con le sentenze n. 348 e n. 349 del 2007, ha rilevato che l’art. 117, primo comma, Cost., ed in particolare l’espressione “obblighi internazionali” in esso contenuta, si riferisce alle norme internazionali convenzionali anche diverse da quelle comprese nella previsione degli artt. 10 e 11 Cost.; la conseguenza è che il contrasto di una norma nazionale con una norma convenzionale, in particolare della CEDU, si traduce in una violazione dell’art. 117, primo comma, Cost.. La Corte costituzionale ha, inoltre, precisato nelle predette pronunce che al giudice nazionale, in quanto giudice comune della Convenzione, spetta il compito di applicare le relative norme, nell’interpretazione offertane dalla Corte di Strasburgo, alla quale questa competenza è stata espressamente attribuita dagli Stati contraenti: ciò rende assai probabile che al primo contenzioso applicativo la proposta Tarzia non abbia alcuna chance di essere attuata, riducendosi ad un mero manifesto ideologico inidoneo a produrre alcun effetto, se non quello di portare nella regione Lazio gli steccati confessionali che a livello nazionale non si è riusciti ad imporre;

delibera

di non passare all’esame della proposta di legge, che versa in evidente condizione di incostituzionalità.

Fonte: http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article7012

Stanno per toglierci i consultori per sostituirli con strutture confessionali

Nell’articolo che segue Bonino annuncia che l’operazione di smantellamento dei consultori nel Lazio (Legge Tarzia) è una prova generale per lo smantellamento di tutti i consultori nazionali e la loro sostituzione con strutture confessionali, che non hanno come finalità la salute, ma una ideologizzata (cattolica e fascista) “tutela della vita all’interno del matrimonio”.

Bisogna fare qualcosa per fermare questo processo di impossessamento di tutte le strutture sanitarie destinate alla cura della salute femminile, dei bambini e degli uomini, che hanno la finalità primaria chiara e precisa di rendere nulla la legge 194/75.

Come a dire: non sono riusciti a cancellare la legge direttamente, lo faranno, lo stanno facendo, indirettamente, ostacolando in ogni modo il ricorso ad essa da parte delle cittadine.
Prima con gli obiettori di coscienza (quale coscienza?) e adesso con lo smantellamento di quella che è stata una delle più importanti conquiste per la salute delle donne: l’istituzione dei consultori, dove andare a curarsi GRATIS, da dove ricevere informazioni pratiche e vere sulla sessualità della coppia, dove rivolgersi per i contraccettivi e ovviamente per le interruzioni volontarie di gravidanza, le quali vengono effettuate, grazie alla stessa legge che ha istituito i consultori, la legge 194/75, in tutti i casi in cui è necessario interrompere una gravindanza e non per gioco!


Firmate la petizione per salvare i consultori qui

Articolo tratto da deltanews.net

SANITA’. Bonino, la legge sui consultori nel Lazio è un test nazionale

Pubblicato il 04 ottobre 2010 da redazione

(Roma) “Questo è un test nazionale, non solo una questione regionale. Non si può fare solo ginnastica parlamentare e sbagliare sempre dinamica politica perché sappiamo bene dove si va a finire come abbiamo visto con la legge 40 sulla procreazione assistita: i numeri sono numeri. E’ necessaria una mobilitazione collettiva forte per una battaglia di libertà e legalità che riguarda tutti i cittadini e contemporaneamente una controproposta incisiva che trovi sostegno popolare”. Questo l’appello di Emma Bonino, Vice presidente del Senato, lanciato nel corso della conferenza stampa organizzata ieri a Roma nella sala di rappresentanza del Consiglio regionale del Lazio con i consiglieri regionali di nove diversi gruppi consiliari e associazioni dal titolo “Perché i consultori della Tarzia sono incostituzionali”.

“E’ una proposta di legge incostituzionale- continua Bonino- perché la tutela del figlio concepito così come specificato all’articolo 1 esorbita totalmente dalla competenza legislativa regionale. Perché ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione incide su ambiti materiali di competenza legislativa statale esclusiva. Nel pdl della Tarzia si parla inoltre di alcune figure professionali che dovrebbero lavorare nei consultori che non sono mai state istituite come il mediatore familiare. Dopodiché la Regione si erge a tutela di una nuova definizione etica della famiglia: esclusivamente quella con figli. Cosa che non compete alla Regione”.

Non più la donna, la coppia con una maternità e paternità responsabili, al centro dell’attenzione dei consultori familiari nati in Italia nel 1975, ma la famiglia fondata sul matrimonio che si pone come istituzione prioritariamente votata al servizio della vita tanto da considerarne membro effettivo anche l’embrione che diventa il figlio concepito. “E’ membro della famiglia anche il concepito- spiega Bonino- ma attenzione perché definire il concepito come persona significa che la legge 194 viene destituita di fondamento”.

“Le prime righe della relazione allegata alla proposta Tarzia”, ha spiegato Giulia Rodano, consigliera regionale Idv- “dichiarano che i consultori familiari non debbano essere strutture prioritariamente deputate a fornire in modo asettico servizi sanitari o parasanitari alle famiglie, bensì istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia e i valori etici di cui essa è portatrice. L’articolato è poi un misto perverso di affermazioni ideologiche, norme persecutorie verso donne e operatori in materia di Interruzione Volontaria di Gravidanza, e promesse di aiuti completamente finte, completamente prive di copertura economica e giuridica, e quindi in realtà pura demagogia”.

Per Luigi Nieri, Capogruppo sinistra e ecologia, “questa legge avrebbe un costo insostenibile per il bilancio della regione, con una spesa di 100 milioni di euro”.

“Nel testo di legge- ha continuato la consigliera regionale dell’Idv- il consultorio viene definito strumento del compito generativo ed ha la responsabilità di prevenire l’aborto. Vi sono ammesse, per collaborare, solo le associazioni che condividono questa finalità. Un’altra norma, senza alcun fondamento giuridico nella legislazione italiana, riconosce il concepito quale membro della famiglia. In un quadro di arretramento dei diritti sanciti dalla Legge194 confermato dal voto del Consiglio Regionale che rinvia sine die l’adozione della pillola RU486 negli ospedali del Lazio, questa proposta di legge attacca i consultori della nostra regione, perché li trasforma in presidi di uno Stato etico e li colloca in un limbo giuridico che ne rende più incerto il finanziamento pubblico e più debole la dimensione di rete territoriale: chiediamo quindi aiuto a tutte le forze politiche e sociali per respingere la proposta”.

E il prossimo 5 ottobre verranno presentati in Commissione i due testi di legge, la proposta Tarzia e la controproposta dell’Idv, “ bisogna bloccare la legge- secondo Tonino D’Annibale, consigliere regionale Pd- perché contro le donne, è un testo pericoloso e confessionale. Tutte le forze politiche compreso il Pd si mobiliteranno per difendere la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza ”.

Non è solo una questione politica per Mirella Maraschini, ginecologa dell’ospedale San Filippo Neri di Roma “ è in atto un cambiamento culturale, si vuole prevenire l’aborto, ma la prevenzione dell’aborto consiste esclusivamente nella contraccezione”.

Per Pina Nuzzo, Udi, “si tratta di una battaglia che deve uscire dagli schieramenti politici. Bisogna mettere da parte il linguaggio del politichese e del femministese. E’ necessario un richiamo alle regole che coinvolga tutte e tutti. Le donne non devono essere considerate come oggetti di tutela, ma come soggetti di diritti”.

(Delt@ Anno VIII, n. 186 del 5 ottobre 2010) Anna Lonia

sabato 4 settembre 2010

SALVIAMO I CONSULTORI DELLA REGIONE LAZIO DALLA PROPOSTA DI RIFORMA

FIRMA LA PETIZIONE QUI

Le donne e gli uomini della Regione Lazio dicono NO alla proposta di legge Tarzia (e altri) perché:

- cancella un patrimonio pubblico di grande valore, frutto di lotte e di conquiste sociali e civili delle donne, che hanno garantito la salute per tutti;
- sovverte l’attuale modello dei servizi consultoriali che garantiscono una maternità libera e consapevole;
- sposta ingenti somme a favore di associazioni private che, in quanto tali, hanno obiettivi diversi da quelli di una struttura pubblica che si rivolge a tutte e tutti, rispettandone la sensibilità.

Dicono SI

alla piena applicazione della legge in vigore (15/76) attraverso:

- la salvaguardia dell’intero campo di applicazione dei compiti assegnati ai Consultori (servizi alle donne, alla maternità, alle famiglie, alle e agli adolescenti, assistenza psicologica individuale e di coppia, ecc);
- lo stanziamento di risorse adeguate (economiche, di personale, di strutture idonee) affinché i Consultori siano messi nella condizione di ben operare e venga finalmente riconosciuta e apprezzata l’alta professionalità delle operatrici e degli operatori;
- il rispetto di intese già approvate come il “percorso nascita” del Piano Sanitario Regionale e la certezza dell’applicazione della Legge 194;
- l’apertura di un Consultorio ogni 20.000 abitanti così come già previsto;
- la conferma del carattere di struttura pubblica dei Consultori e del Personale che vi opera nonché del carattere di laicità e quindi di rispetto delle diverse sensibilità e culture di chi si rivolge ai servizi consultoriali.

CHIEDONO

il ritiro della proposta di legge Tarzia e un impegno della Giunta regionale e del Consiglio ad adoperarsi nell’azione di rafforzamento degli attuali Consultori.

FIRMA LA PETIZIONE QUI

Per saperne di più

UDI di Reggio Calabria
Sud De Genere

lunedì 6 ottobre 2008

Opuscolo informativo sulla sessualità

Redatto dal gruppo Malefimmine e distribuito, tra gli altri, dal blog Femminismo a sud. L'opuscolo informa su quando come e perchè rivolgersi ad un consultorio, si rivolge alle femmine ma anche ai maschi.

Qui l’opuscolo.

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