venerdì 31 dicembre 2010

Israele: Katsav,colpevole di stupro

Tuttoil mondo è paese:
un servizio dell'ansa su Katsav, le molestie, lo stupro e il tentativo di far ricadere sulle vittime la colpa accusandole di ricatto.

Fonte:http://www.ansa.it/web/notizie/collection/videogallery_mondo/12/30/visualizza_new.html_1645754300.html

domenica 26 dicembre 2010

Buon compleanno Italia.


In questi giorni alla televisione passa lo spot che celebra i 150 anni dell'unità d'Italia, accompagnato dall'inno nazionale, "Fratelli d'Italia", ed infatti nel video ci sono proprio solo i fratelli, undici bambini, una piccola squadra di calcio che gioca per strada, che rappresentano il futuro del nostro paese, piccoli guerrieri del campo, che se sapranno fare il gioco di squadra vinceranno la coppa della vita. La palla finisce sull'albero, il gioco è interrotto. Un bimbo comincia a fischiettare l'inno nazionale, i compagni gli si accostano, è il rito dei calciatori prima del calcio d'inizio ai mondiali qullo di cantare l'inno. I garibaldini cavalcano alzando un polverone. L'Italia di questo spot è quella del dopoguerra, delle strade sterrate e dei paesini sperduti. Una bella italiana, mora e sorridente, dalle forme generose, che si affaccia alla finestra, le signore canute siedono fuori dalle case in una giornata di sole, c'è la banda del paese che suona, Giuseppe Garibaldi in persona recupera la palla e la porge al bambino, da uomo grande a piccolo uomo, giubilo e contentezza, le frecce tricolore attraversano il cielo, il domani è davanti a noi, e in tutto il video non c'è nemmeno una bambina, perchè il futuro di questo paese sarà ancora una volta solo ed esclusivamente maschio.

W l'Italia e il suo maschio futuro.

giovedì 23 dicembre 2010

Nella fiction rai i gay sono freddini

Finalmente un bacetto se lo sono dati, veloce veloce, a stampo quasi come un errore: "ahò scusa me sò sbajato". Sto parlando di Claudio Santamaria e Thierry Neuvic che interpretano una coppia gay nella fiction rai "Le cose che restano".
Il pregio di questi personaggi è di non incarnare nessuno degli stereotipi che spessissimo stanno appiccicati sui gay, sono gay senza gheismi*.
Il timore di vedersi censurare la miniserie, che va in prima serata, ha probabilmente spinto gli autori ed il regista a contenersi molto, provocando però in chi guarda la sensazione che gli omosessuali siano più vicini ad un'affettività casta e pura che fisica e reale, perchè mentre Antonia Liskova si lascia andare ad un amplesso adulterino in una specie di gliptoteca, solo stasera, alla terza puntata, la coppia omosessuale si tiene per mano sul letto (!) e si scambia il fuggevole succitato bacetto (comunque per strada e questo è a favore).
Forse di questi tempi chiedo troppo, già è tanto che questa coppia abbia anche una figlia, cioè Thierry Neuvic si ritrova a dover badare alla figlia di cui non si è mai occupato prima, che ha avuto per caso da una tossicodipendente con la quale ha fatto sesso anni prima da ubriaco, con loro c'è Sheba, irachena, giunta in italia per trovare la figlia, finita in un giro di prostituzione, e in attesa del permesso di soggiorno.
Forse chiedo troppo anche perchè in questa fiction il muratore di colore ha competenze che il giovane laureato che sta in cantiere non ha, e senza soggezione lo corregge al momento giusto, essendo il laureato un sottoposto. Ed ha fatto un certo effetto vedere rappresentata quella che dovrebbe essere la normalità. Ed anche Sheba, la donna irachena, ha un lavoro di competenza, fa l'infermiera.
Questo post sembra non centrare nulla con i temi del blog, effettivamente il collegamento non è diretto, ma c'è perchè donne, gay e immigrati si ritrovano spesso a subire pari violenze, anche solo narrative.
Alla fine il mio giudizio su "Le cose che restano" è positivo, la prossima settimana c'è l'ultima puntata, anche se non racconta chissà che storia e strizza l'occhio ad un famoso prodotto nordamericano che mette in campo simili tematiche, ma la racconta bene e in modo moderno, nonostante i gay freddini (ma su rai uno).

*Per dire: non lavorano nella moda, non fanno i parrucchieri o gli infermieri, non citano film strappalacrime e non sembrano esaltarsi per gli abiti di chiffon.

martedì 21 dicembre 2010

Le donne tra sovraesposizione e censura

Grande attivista a Napoli per la campagna ‘Stop femminicidio’ e con l’affissione delle Bacheche rosa presso i commissariati della città



Intervista a Stefania Cantatore dell’Udi di Napoli, che è stata in prima linea nel 2007 per la campagna ‘Stop femminicidio’ e con l’affissione delle Bacheche rosa presso i commissariati della città. A tuo avviso, qual è il legame che intercorre tra la violenza di genere e l’immagine della donna che ci viene trasmessa dai mezzi di comunicazione?
Il femminicidio è comprensivo di tutti gli atti che lo precedono e lo evocano. Basta un uomo per uccidere una donna, in una solitudine apparente. Basta un criminale, che troverà la rete della cultura ufficiale pronta a metabolizzare il suo crimine: dalla narrazione accademica alla pubblicità.
Ma offendere le consumatrici, parlando loro come possibili vittime, è poco conveniente! Bisogna allora fare un passo indietro e guardare a quella che solo apparentemente è una novità nel rapporto tra economia e politica: il/la cittadino/cittadina compra con le merci l’identità, anche socio politica. Il buon compratore è quello adattato all’ordine vigente nel quale ci si muove e si lavora. È per questo che anche la pubblicità riproduce la minaccia della violenza. Ma una cittadina che ha paura non è una consumatrice serena, quindi la pubblicità ripropone la vittimizzazione femminile suggerendo però la gratificazione secondaria. In poche parole: non puoi decidere, ma come oggetto puoi essere adorata e comparire, cioè essere.
Ma se la pubblicità non è che la riproposizione di un messaggio, nei tempi, sempre presente nella cultura ufficiale, varrebbe poco adoperarsi “solo” sulla pubblicità, nella pluralità mediatica. La pubblicità propone una sua ideologia (Naomi Klein), che precorre, aggiungo io, più audaci imposizioni verso il genere femminile. Per questo la protesta verso le pubblicità lesive va ben oltre l’affermazione del decoro femminile: approda all’assertività civile, non solo di un altro consumo.

Il comune di Castellammare di Stabia ha recentemente approvato un nuovo regolamento di polizia urbana, in cui, tra le competenze da affidare ai vigili, è previsto anche il controllo dell'abbigliamento delle cittadine. Cosa leggi in questa proposta e come si è mossa l’Udi di Napoli?
Castellammare ha una grande tradizione operaia, costretta a confrontarsi con la chiusura dei Cantieri navali: la richiesta, da parte delle donne, di presenziare al consiglio in questione era un’occasione per “entrare con le donne e poi parlare del lavoro”. Ci siamo mosse subito perché la protesta era nostra, ma anche perché pensavamo che il nostro striscione, il simbolo di ‘Stop femminicidio’, avrebbe dato visibilità a quell’identità stabiese emancipata e femminista importante almeno quanto quella operaia.
Leggendo la delibera vi si trova molto di più che la questione ‘minigonna’: all’art. 17 si parla dell’obbligo di tenere le case pulite e della sanzione pecuniaria per la trasgressione. Questo mette le cose in ordine: vestite, come dice papà e marito, a fare le pulizie in casa.
Tutta la delibera è pervasa di forzature che tendono, a meno di non prevedere che chi l’ha stilata fosse totalmente ignorante della legislazione vigente, a far parlare: ma come sempre la scelta è quella di farlo sul corpo delle donne.

Si può dire che questo tipo di controllo e la sovraesposizione del corpo femminile siano due facce della stessa medaglia?
La politica non vuole necessariamente né spogliare, né vestire le donne, le vuole conformare. Non ad un modello prefissato, ma ad un modello che sia contrario a quanto le donne scelgono o possono scegliere. Dire che ti devi spogliare se sei vestita e che devi vestirti se sei spogliata, e costituire un obbligo morale o scritto sull’una o sull’altra cosa, vuole comunicare alle donne che qualsiasi cosa scelgano autonomamente è sbagliata. Certo è grave che qualcuno pensi che il decoro pubblico abbia come luogo di elezione il corpo femminile, ma credo che, a parte l’impugnazione della delibera, ci aspetti una riflessione più puntuale sulle evoluzioni del potere maschile.

(20 dicembre 2010)

Fonte: http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03361

lunedì 20 dicembre 2010

Emiliana Femiano


Un corteo contro la violenza sulle donne in ricordo di Emiliana Femiano, uccisa dal suo ex. La fiaccolata in onore della ragazza è partito dal Centro direzionale e si è diretta al tribunale

(Agn Foto)

Fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/12/20/foto/fiaccolata_napoli-10430558/1/

sabato 18 dicembre 2010

Epidurale por favor


Paola Banovaz
Epidurale por favor
Il parto e l'Italia

L'84% delle strutture sanitarie pubbliche e convenzionate non garantisce un trattamento efficace e sicuro per lenire il dolore nel parto. L'epidurale diventa un pretesto per approfondire i miti, i tabù, i pregiudizi che ancora sopravvivono intorno a gravidanza, parto e maternità.

"La cosa che ancora oggi mi fa riflettere non è tanto la questione di riconoscere il diritto all'epidurale alle partorienti che la desiderano, che è addirittura tautologico, ma sono le giustificazioni balbuzienti di chi comunque si mette per traverso."
Ivan Cavicchi

L'AUTORE: Paola Banovaz è nata a Venezia nel 1973 e vive a Mestre, dove lavora come art director. Mamma di Ilias e blogger (epidurale.blogspot.com), è presidente dell'AIPA, Associazione Italiana Parto in Analgesia (www.aipa-italia.it). Epidurale por favor è il suo primo libro.

Fonte: il rovescio editore

martedì 14 dicembre 2010

Ritrovata la 12enne rom scomparsa si trovava nel Casertano

La piccola è stata trovata a Piedimonte Matese. Era stata rintracciata otto giorni fa ma solo oggi è stato possibile stabilirne con precisione l'identità

La ragazza rom scomparsa da otto giorni da Casalnuovo (Napoli) è stata ritrovata dai carabinieri a Piedimonte Matese (Caserta).
La dodicenne era già stata rintracciata otto giorni fa, subito dopo il suo allontanamento, dai militari che su disposizione dell'autorità giudiziaria l'avevano accompagnata in una comunità protetta. Solo oggi però è stata possibile stabilire che si trattava proprio della ragazzina di cui si erano perse le tracce da oltre una settimana.

L'ultima volta la piccola era stata vista vicino all'Ipercoop di Casalnuovo, comune alle porte di Napoli, mentre chiedeva l'elemosina. Solo il 5 dicembre i genitori si erano decisi denunciarne la scomparsa. Immediate le ricerche dei carabinieri. La procura ha fatto diffondere dei volantini con la foto di Daniela per agevolare il ritrovamento della bambina


(13 dicembre 2010)

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/12/13/news/ritrovata_la_12enne_rom_scomparsa_si_trovava_nel_casertano-10141301/

lunedì 13 dicembre 2010

MASTER IN "PARI OPPORTUNITA'-LA PROMOZIONE DELLA CULTURA DELLE DIFFERENZE"

UNIVERSITA' DI FOGGIA-CENTRO INTERNAZIONALE PER GLI STUDI DI GENERE
ARPI 155 - Foggia, Italy

Il Master si propone di formare
- professioniste/i nella gestione della diversità nelle amministrazioni pubbliche e nelle imprese private, in particolare negli enti locali dove questo profilo è esplicitamente richiesto;

- esperte/i in grado di attuare politiche attive di promozione delle pari opportunità nelle imprese private e nel settore terziario;

- personale ad alta professionalità per le agenzie formative, agenzie del lavoro ...ed organizzazioni sindacali;

- operatrici/ori capaci di progettare percorsi pedagogici e formativi di genere, volti al superamento di pratiche educative discriminanti.

Il Master si rivolge pertanto ai professionisti di: amministrazioni pubbliche, sindacati, associazioni datoriali di lavoro, imprese, associazioni del terziario, agenzie del terzo settore ed istituzioni formative, istituzioni formative, ecc.

Il Master è organizzato in 232 ore di lezioni frontali, 40 ore di seminari e 80 ore di laboratorio; per permettere la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, le lezioni si terranno il venerdì e il sabato, nel periodo compreso tra fine gennaio e luglio 2011.

Tra gli argomenti trattati: diritti e cittadinanza, conciliazione dei tempi e nuove forme di lavoro, costruzione della identità di genere, pari opportunità e società multiculturali, salute e genere, pari opportunità e politiche degli enti locali, gender mainstreaming, la comunicazione, le dimensioni sociali delle differenze di genere, linguaggio di genere, politiche migratorie di genere e deskilling.

Costo del Master: 2.500,00 euro, con possibilità di rateizzazione (1.000,00 euro all’atto d’iscrizione e successivi 3 versamenti da 500,00 euro).

Il bando e le informazioni sulla partecipazione sono disponibili sul sito www.unifg.it alla pagina Formazione Post-Laurea. Per ulteriori informazioni telefonare ai numeri 0881 587649 / 0881-779616 oppure scrivere a v.cassano@unifg.it,
iscrizione al master entro il 12 gennaio 2011
crediti formativi: 60
corsi durante il fine settimana
costo: € 2500 di cui € 1000 all'iscrizione e successivamente
3 rate da € 500.
http://www.unifg.it/Formazione-post-laurea/Master/Master.asp?id_m=173

Fonte: http://www.facebook.com/event.php?eid=150843211630580

A 18 anni violenta una minorenne "Non è voluta uscire con me"

Il giovane non era riuscito ad avere un appuntamento. In auto con un amico si è accostato alla ragazzina sedicenne e l'ha costretta a salire. Poi, dopo essersi appartato a Coroglio ha abusato della giovane. Ma la vittima racconta tutto ai genitori. Scatta la denuncia, preso dagli agenti del commissariato Pozzuoli


Ha costretto a rapporti sessuali una sedicenne che rifiutava di dargli un appuntamento, ma la ragazzina parla con i genitori e lo fa arrestare. In manette è finito un diciottenne con l'accusa di sequestro di persona e violenza sessuale.
Il giovane, D.E.D., non era riuscito ad avere un incontro e, così, nella serata di sabato, in auto con un amico si è accostato alla ragazzina seduta su di una panchina a chiacchierare con un'amica, e a forza l'ha fatta salire in macchina.

Vane le resistenza della giovane e della sua amica scaraventata a terra. Raggiunta la zona conosciuta come "Cappuccini", il 18enne fa scendere dall'auto l'amico e prosegue verso Coroglio dove, poco più tardi, si compie la violenza. L'aggressore, dopo aver minacciato la 16enne di non riferire nulla di quanto accaduto, la riaccompagna lì dove l'aveva costretta a salire un'ora prima.

La ragazza, in lacrime e sotto shock, raggiunge l'amica e le racconta l'accaduto. Del suo aggressore conosce soltanto il nome, ma la ragazzina, attraverso il tam tam degli amici, riesce a sapere anche il cognome. Così si confida con i suoi genitori che chiamano immediatamente la polizia. Gli agenti del commissariato Pozzuoli rintracciano il 18enne subito riconosciuto dalla vittima e sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.

(13 dicembre 2010)

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/12/13/news/minorenne_violentata_a_napoli-10144704/

No strumentalizzazione dei corpi delle donne

Nella dilangante pratica della manipolazione delle informazioni, del revisionismo storico, della malafede e della strumentalizzazione, vi segnalo le vere pagine e veri gruppi femministi, contro la violenza sulle donne e a favore della parità dei diritti in facebook.


Gruppo: No strumentalizzazione dei corpi delle donne


Le donne vengono usate per vendere tutto: in pubblicità, nella televisione, nella propaganda politica, per la criminalizzazione di stranieri e oppositori politici.
L'uso dei corpi delle donne per imporre regole autoritarie e repressive va di pari passo alla scarsissima attenzione per tutte le violenze e gli abusi che le donne in realtà subiscono.
Ci si occupa di donne solo quando bisogna realizzare strumentalizzazioni sulla nazionalità di chi compie violenze contro di loro.
Ci si occupa di donne solo quando sono funzionali a meccanismi che tengono saldi i sistemi di potere.
Nulla delle donne importa quando chiedono di poter scegliere e di ottenere diritti e strumenti per difendersi e vivere meglio.

domenica 12 dicembre 2010

Scomparsa bimba rom nel Napoletano carabinieri all'opera: diffusa la foto

Leggi anche: LA BIMBA DI SERIE B


Proseguono da oltre una settimana le ricerche di Daniela Asan di 12 anni e mezzo di origine romena. La piccola è stata vista l'ultima volta davanti all'Ipercoop di Casalnuovo dove chiedeva l'elemosina. Diffusi volantini con l'immagina della bambina. L'appello dei militari: chi sa qualcosa si faccia avanti


Da una settimana i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna stanno cercando una bambina rom di origine romena di 12 anni e mezzo sparita come nel nulla dal campo dove alloggia con i famigliari. La piccola che si chiama Daniela Asan è scomparsa lo scorso 3 dicembre ma soltanto il 5 i genitori si sono decisi a recarsi nella notte dai carabinieri per denunciarne la sparizione.

Daniela è stata vista l'ultima volta nei pressi dell'Ipercoop di Casalnuovo comune alle porte di Napoli mentre chiedeva l'elemosina. Alcuni testimoni hanno riferito ai carabinieri di avere visto la bambina, conosciuta in zona mentre litigava con la madre che a quanto pare la obbligava a chiedere la carità. Poi, della piccola non si sono avute più notizie. La piccola e la sua famiglia vivono in un piccolo accampamento abusivo situato in via Siviglia a Casalnuovo.

I carabinieri si sono subito attivati per cercare nei luoghi abitualmente frequentati dalla bambina comprese le stazioni ferroviarie ma di lei non si hanno notizie. La Procura ha deciso concordemente con i militari di diffondere una foto, impressa sul passaporto, della bambina chiedendo a chiunque avesse notizie di rivolgersi a polizia e carabinieri

Daniela fuggì cinque anni fa dall'accampamento dove viveva in seguito a un litigio con la madre che voleva costringerla a chiedere l'elemosina in strada ai passanti. Dopo qualche tempo la bambina fu ritrovata in treno nel baianese (Avellino) e riportata nel campo dove viveva con i genitori. All'origine di questa nuova sparizione potrebbe esserci ancora una volta un dissidio con la madre sempre per gli stessi motivi: la donna pretende che la figlia chiede l'elemosina, la bimba non vuole.

Fanno notare i carabinieri che la piccola ha una cicatrice sulla guancia sinistra tutto ciò per favorirne un eventuale riconoscimento da parte dei passanti. Adesso con la diffusione della sua foto si spera nella collaborazione dei cittadini di ritrovare Daniela per riportarla nel campo rom ma anche per fare in modo che la bimba non scappi più e non sia costretta ad elemosinare.


Fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/12/12/news/scomparsa_bimba_rom_da_casalnuovo_procura_diffonde_foto-10108417/?ref=HREC2-3

sabato 11 dicembre 2010

Ancora strumentalizzazioni dei corpi delle donne

Da Femminismo a sud: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/12/10/ancora-strumentalizzazioni-dei-corpi-delle-donne/

Di Assange -e del resto di tutta Wikileaks- le informazioni che riceviamo sono per lo più fonti giornalistiche, interviste a terzi smontate e rimontante per cercare di ricostruire una storia coerente. È difficile, da un processo del genere, scindere ciò che è costruito ad arte dai media e ciò che invece succede realmente.

Assange era fastidioso, come personaggio, ben prima che venissimo a conoscenza della denuncia nei suoi confronti da parte delle due donne svedesi. Era fastidioso perché era evidentemente un personaggio e non una persona, costruito ad arte come un protagonista di un film cyberpunk, con un aspetto che sembrava selezionato da un casting. Di nuovo, noi non sappiamo se Assange esiste davvero, o se altro non è che un effetto di marketing virale.

Nel migliore dei casi, Assange è uno strumento di Wikileaks per ottenere, attraverso una sovra-esposizione mediatica, il “massimo effetto politico”. Presentato perché rimanga sui riflettori per focalizzare l’attenzione e permettere alle informazioni di diffondersi, e che ci rimanga abbastanza a lungo da non sparire senza creare scandalo a livello planetario. Un meccanismo non nuovo e non semplice di difesa da un potere che vuole controllare lo spazio mediatico.

Wikileaks è sotto attacco, un attacco coordinato e parzialmente efficace. Stanno facendo terra bruciata, letteralmente, attorno ai loro server, alle loro fonti finanziarie, alla loro rete di sostegno. L’esposizione mediatica che le “rivelazioni” di Wikileaks stanno avendo fa il paio con la reazione istituzionale, durissima, nei confronti del progetto, dell’idea e delle persone che lo animano.

A questo punto entra in gioco la denuncia per molestie. Che è stata inserita in questo meccanismo perché funzionale a screditare e sviare l’attenzione. Ciò non vuol dire che sia una montatura, ma che senza dubbio è stata usata come una montatura. Tutto ciò avviene in un contesto culturale in cui le accuse di stupri e le molestie, se rivolte verso un bianco rigidamente eteronormato e non straniero, hanno come diretta conseguenza la criminalizzazione e la messa al banco degli accusati di quelle che sono, potenzialmente, le vittime. E questo caso non fa eccezione.

In rete troviamo fior fiore di disamina di chi sono, cosa fanno, cosa hanno fatto, queste due donne. Cosa pensano, gli è piaciuto, non gli è piaciuto. La reazione maschilista è talmente un meccanismo automatico di difesa che è riuscita ad affiancarsi al tentativo di screditare Assange. La stessa confusione creata sul reato commesso, la leggenda sul fatto che esista un reato in svezia chiamato “sex by surprise”, l’accento posto sul fatto che una delle due donne fosse (omioddio!) femminista, e quest’immaginario confuso di una Svezia quale “stato femminista” con leggi “assurde”, è il segnale che la macchina del fango non sta funzionando in una sola direzione.

In tutto ciò c’è qualcuno che, consciamente o inconsciamente, sta cercando di far passare le accuse per molestie e stupro verso Assange come metafora dell’attacco che poteri occulti ben più potenti del fantomatico complotto femminista internazionale stanno portando avanti verso Wikileaks. Qualcuno pensa o vuole che si pensi che difendere Wikileaks non vuol dire replicare l’informazione, diffonderla, creare mirror, sostenere economicamente o attaccare chi sta cercando di accerchiarli, ma difendere Assange dall’accusa di due donne, usando tutti gli strumenti che la cultura maschilista ci mette a disposizione.

Se passa questa metafora, se si realizza la sovrapposizione tra questi due fenomeni, allora avremo perso entrambe le battaglie. Avremmo perso una battaglia per la libertà di informazione, e a causa dell’ennesima manipolazione del corpo delle donne. Sia che le due donne, a cui comunque va la nostra solidarietà ed il massimo sostegno per il linciaggio mediatico che anche loro stanno subendo, ottengano il riconoscimento che non sono delle “bugiarde” che inventano accuse. Sia che le accuse si rivelino infondate e Assange ne esca pulito ed immacolato, pronto per diventare un nuovo santino dei falsabusisti.

Per questo riportiamo l’intervento di reginazabo, perché si contrappone al tentativo di screditare Assange senza per questo contribuire a legittimare la visibile e pervadente misoginia che esiste anche nel mondo degli attivisti digitali.

Sul corpo delle donne, con perfetto tempismo

Chi si ricorda della storia di Sacco e Vanzetti? E di quella di Massimo Carlotto o di Marco Dimitri? In alcuni casi quelle imputazioni costruite ad arte sono state fatali, in altri solo permanentemente devastanti. L’effetto, in tutti i casi, è stato di mettere fuori gioco persone sgradite, con prove costruite ad arte e, dove possibile, con coperture mediatiche architettate alla perfezione.

Di montature giudiziarie e infangamenti politici il mondo è pieno, quello dei servizi segreti si suppone lo sia particolarmente. Ma poniamo anche che nel nostro caso questa regola non valga e che il personaggio scomodo del giorno, Julian Assange, assuma effettivamente comportamenti prevaricatori nei confronti delle donne. Quel che è successo è noto, ma di fatto contro di lui non esistono accuse formali: contro Assange è stato emesso un mandato di cattura internazionale per sottoporlo a un interrogatorio. Eppure in questi giorni di “accuse di stupro” nei suoi confronti parlano tutti: giornali, blog e televisioni. C’è un caso di sesso non consensuale, che il diritto svedese considera stupro, ma nonostante tutto sia ancora da verificare, e perfino da formalizzare, una parola magica come “stupro” (al pari di “pedofilia”, “satanismo” e quant’altro) non può non far gola a scribacchini vari. Nelle sale dei bottoni queste cose le sanno bene.

Gonfiare le parole, tradurre una fattispecie giuridica esistente solo in Svezia (“sex by surprise”) con il termine “stuproè una strategia lessicale che possiamo riconoscere anche nel nostro quotidiano. Le parole sono importanti, e spesso, come nel caso dell’aggettivo “clandestino“, fanno da apripista a manovre politiche sempre più repressive.

Ma poniamo, comunque, che Julian Assange, oltre a essere un genio dell’hacking, non solo informatico, sia, come molti hacker purtroppo sono, anche un misogino irrispettoso, che costringe donne fino a quel momento consenzienti a non usare il profilattico durante la penetrazione. Ebbene, questa non è una notizia di ieri, o della settimana scorsa: è una notizia risalente allo scorso agosto, quando Assange ha dichiarato di temere un complotto ai suoi danni.

E puntuale come un orologio made in U.S.A., il mandato d’arresto internazionale è arrivato subito dopo la pubblicazione su Wikileaks di 250mila dispacci telegrafici che ha messo a nudo le comunicazioni informali di tutta la diplomazia statunitense. Che i media coprano la notizia della denuncia svedese solo ora, con tanto di accurate sviste traduttive, mi pare lineare. I media cavalcano sempre l’onda dell’attualità, e ci provano tanto più gusto se mentre si godono la cavalcata possono schiacciare e travolgere i corpi delle donne.

Corpi di donne morte, scintillanti corpi di veline, ministre in tacchi a spillo, donne in coma, bambine uccise, giovani stuprate. La presenza di uno stupro è come la pedofilia: basta nominarlo e tutti ficcano la testa sotto la sabbia. Non sarebbe la prima volta: come fa notare una lettera di Katrin Axelsson di Women Against Rape al Guardian, questa tattica è già stata utilizzata, negli Stati Uniti del sud, per giustificare il linciaggio di afroamericani. Anche in Italia questa tattica viene usata per scatenare ondate di xenofobia, che non è un approccio molto differente in fatto di repressione del dissenso potenziale ed effettivo.

L’uso mediatico che si fa del corpo delle donne dovrebbe farci rizzare le orecchie, farci alzare il livello d’attenzione sul caso di Julian Assange, che anche fosse un maschilista incallito, ha comunque messo in piedi un meccanismo potenzialmente virale e rivoluzionario, perché capace di indebolire tutte le comunicazioni segrete che sono poi i fili tirati di guerre fredde e calde, manovre e intrallazzi vari. Quei fili tirati oggi sono un po’ più deboli grazie a Wikileaks e a Julian Assange, e un colpo di coda ci sarà. L’esito di questa vendetta potrebbe cambiare molte cose in Internet, a partire da come interpreteremo il concetto di libertà d’espressione navigando in rete.

A livello giuridico la procedura che ha portato all’arresto di Assange non fa una piega: Assange non è stato rapito, e non è scomparso, per fortuna. Tutta la questione sta venendo affrontata in maniera legale, e alcuni potrebbero dedurne che quindi anche il resto sia improntato alla massima correttezza. Ma con le montature funziona proprio così: si mette in piedi qualcosa di vero per poter far credere che anche tutto il resto lo sia. Se però si considera che Assange è stato arrestato nonostante un’accusa nei suoi confronti non sia ancora stata formalizzata, mentre in Svezia il 90 per cento delle denunce di stupro non arriva mai neanche in tribunale, qualcosa non torna.

Di fronte a queste stranezze, credo che stavolta sia il caso di mettere da parte il dibattito sulle false accuse di stupro e contrapporsi invece alla lapidazione mediatica del terrorista stupratore, e magari scoprire anche perché, come ha detto Assange, “Diffondere informazioni riservate è un atto intrinsecamente antiautoritario. Si tratta di un atto intrinsecamente anarchico”.

mercoledì 8 dicembre 2010

WOMAN IS THE NIGGER OF THE WORLD


L'8 dicembre 1980 moriva John Lennon.


La canzone descrive e denuncia la condizione di asservimento della donna nelle diverse culture mondiali. Il brano venne bandito dalle radio a causa della parola "nigger" (negro) presente nel titolo, sebbene molte personalità di colore dell'epoca si fossero pronunciate in difesa della canzone. Lennon utilizza il termine per paragonare la condizione della donna a quella di uno schiavo negro d'altri tempi. In seguito Lennon stesso ammise che gli ci erano voluti più di trent'anni prima di liberarsi di ogni residuo di maschilismo e, accettare le istanze di protesta del movimento femminista. Da ragazzo, confessò di aver sempre maltrattato le proprie ragazze, e di aver accettato la totale parità tra uomo e donna solo grazie a Yoko Ono.


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Woman_Is_the_Nigger_of_the_World



Woman is the nigger of the world

Yes, she is…think about it
Woman is the nigger of the world
Think about it…do something about it

We make her paint her face and dance
If she won’t be a slave, we say that she don’t love us
If she’s real, we say she’s trying to be a man
While putting her down, we pretend that she’s above us

Woman is the nigger of the world…yes she is
If you don’t believe me, take a look at the one you’re with
Woman is the slave of the slaves
Ah, yeah…better scream about it

We make her bear and raise our children
And then we leave her flat for being a fat old mother then,
We tell her home is the only place she should be
Then we complain that she’s too unworldly to be our friend

Woman is the nigger of the world…yes she is

If you don’t believe me, take a look at the one you’re with
Woman is the slave to the slaves
Yeah…alright…hit it!

We insult her every day on tv
And wonder why she has no guts or confidence
When she’s young we kill her will to be free
While telling her not to be so smart, we put her down for being so dumb

Woman is the nigger of the world
Yes she is…if you don’t believe me, take a look at the one you’re with
Woman is the slave to the slaves
Yes she is…if you believe me, you better scream about it

Traduzione:

La donna è il negro del mondo

Sì, lo è… pensaci

La donna è il negro del mondo

Pensaci… fai qualcosa

Le facciamo truccare la faccia e ballare

Se lei non volesse essere una schiava, le diciamo che non ci ama

Se lei fosse realmente sé stessa, le diciamo che finge di essere un uomo

Mentre la umiliamo/la zittiamo, fingiamo che ci sia superiore

La donna è il negro del mondo… sì, lo è

Se non mi credi, dai uno sguardo alla donna con cui stai

La donna è la schiava degli schiavi

Ah, sì… è meglio urlarlo

Noi le facciamo partorire e crescere i nostri figli

E poi la lasciamo piatta (?) essendo una vecchia grassa madre,

Noi le diciamo che la casa è l’unico posto in cui deve stare

Poi ci lamentiamo che lei ha troppo poco conoscenza delle cose del mondo per essere nostra amica

La donna è il negro del mondo… sì, lo è

Se non mi credi, dai uno sguardo alla donna con cui stai

La donna è la schiava per gli schiavi

sì… va bene… colpiscila!

Noi la insultiamo ogni giorno in televisione

E ci chiediamo perchè non ha coraggio o sicurezza

Quando è giovane, uccidiamo la sua voglia di essere libera

Mentre le diciamo di non essere così intelligente, la umiliamo per essere così stupida

La donna è il negro del mondo… sì, lo è

Se non mi credi, dai uno sguardo alla donna con cui stai

La donna è la schiava per gli schiavi

Sì, lo è… se mi credi, è meglio che lo urli.

martedì 7 dicembre 2010

Il corpo delle donne

Il 15 dicembre alle ore 19,00 Proiezione del documentario Il corpo delle donne ed incontro con Simona Marino

Simona Marino è docente di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia “A. Aliotta” dell’Università di Napoli “Federico II”. Esperta di differenza di genere, al centro della propria riflessione, Simona Marino pone le categorie di identità e differenza, con particolare attenzione alla soggettività femminile e ai problemi della differenza sessuale.

Ass. Sott’e'Ncoppa – sportello Lilith
Via L. Giordano 24
San Sebastiano al Vesuvio
Napoli, Campania
Per info info@sportellolilith.it

STUDI DI GENERE NEL MONDO ISLAMICO Identità di genere e percorsi di emancipazione femminile

Giovedì 16 dicembre - Cappella Pappacoda -Largo S. Giovanni Maggiore -ore 15.30-17.30
Presentazione del libro di Renata Pepicelli, Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme, Carocci,
Roma, 2010
(Cristina Ercolessi - Anna Maria Di Tolla. Sarà presente l’autrice)
Mercoledì 12 gennaio - Cappella Pappacoda -Largo S. Giovanni Maggiore - ore 15.30-17.30
Le donne e la questione femminile in Iran
(Lia Tornesello)
Mercoledì 19 gennaio - Cappella Pappacoda -Largo S. Giovanni Maggiore - ore 15.30-17.30
Movimenti socio-politici e processi di emancipazione femminile in Nord Africa
(Anna Maria Di Tolla)


Info: Palazzo del Mediterraneo, Via Nuova Marina, 59 - VII piano, 80133 Napoli
Tel. 081/6909013 – fax 081/6909541
E-mail: archiviodonne@unior.it

Fonte http://www.iuo.it/userfiles/workarea_235s/Nuovo%20calendario%20Studi%20di%20genere.pdf

domenica 5 dicembre 2010

Stalking: nasce Lightonstalking, prima rete nazionale

Un comitato per far emergere l'80% di reati non denunciati

(ANSA) - BARI, 4 DIC - In un anno e mezzo, da quando è entrata in vigore la legge che lo ha istituito come reato, le denunce per stalking sono aumentate del 25% ma il cosiddetto 'sommerso' è ancora altissimo. Per far emergere un fenomeno diffusissimo é nata Lightonstalking, la prima rete nazionale antistalking e antiviolenza. Il suo simbolo sarà un nastrino giallo. Fondata dall'avv.Nichy Persico sotto forma di comitato senza fini di lucro presieduto da Paola Balducci. Referenti in tutt'Italia, ha un collegio scientifico (psichiatri e psicologi) e un collegio onorario (esponenti mondo cultura e informazione).

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/puglia/2010/12/04/visualizza_new.html_1673574475.html

sabato 4 dicembre 2010

MALAMMORE

Lunedì 6 dicembre alla Cappella Pappagoda, Largo Giusso, Napoli

h17 DIBATTITO
h19 PERFORMANCE TEATRALE
MALAMMORE
di e con
Ilaria Cecere
…a seguire aperitivo musicale e cena.

Quelli perpetrati ai danni delle donne sono i crimini violenti piu’ diffusi nel nostro paese e nella maggioranza del mondo.
Milioni di donne ogni giorno, vengono uccise, stuprate, umiliate , schiavizzate per il solo fatto di appartenere al genere femminile e nella stragrande maggioranza dei casi l’aggressore è un familiare o un conoscente ( 1 donna su 2 nel mondo subisce violenza da parte di un membro della famiglia UNICEF 2000).
I media,dunque, ci ingannano spingendoci a credere al mito dello straniero “diabolico” e stupratore (il 69%degli stupri in Italia è ad opera dei partner;il 17% di un conoscente; il 6,2% da partedi estranei ISTAT 2007).
La violenza sulle donne è l’espressione di una cultura patriarcale e globle che controlla i corpi sterilizza le identita’ in un sistema binario rigido , da cui derivano le asimmetrie di genere.
Siamo profondamente convinte che la strada dell’autodeterminazione dei soggetti passi per l’allargamento dei diritti e che sia prioritario ,soprattutto in questo clima culturale di repressione e regressione delle rivendicazioni , non arroccarsi su posizioni di difesa dell’esistente ma avanzare con forza nuove pretese. Coll. femminista Degeneri .


Via http://ladyradio.noblogs.org/

venerdì 3 dicembre 2010

Il pm: 11 anni all'ispettore per lo stupro in via Corelli

SOSPESO dal servizio ad aprile, quando da un controllo è risultato essere il proprietario di un immobile affittato in nero a transessuali che lo utilizzavano per prostituirsi. Finito in manette a giugno, con l'accusa di aver abusato sessualmente di una trans rinchiusa nel Cie, il centro di via Corelli. Ieri per l'ispettore Mauro Tavelli, 45 anni e un curriculum non certo irreprensibile, è arrivata anche la richiesta di condanna: 11 anni e 5 mesi di reclusione. A formalizzarla, nel corso di un'udienza davanti al gup Gaetano Brusa, è stato il pm Stefania Carlucci, contando anche lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato. Solo giovedì 16 si saprà se l'impianto accusatorio verrà confermato dal giudice. Per adesso agli atti c'è che l'ispettore, nel 2009, avrebbe costretto una transessuale brasiliana di 30 anni a un rapporto sessuale nell'ufficio di polizia all'interno del centro, promettendole di spendersi per farla uscire da Corelli. Una volta aperta l'inchiesta, altre straniere hanno poi denunciato agli investigatori di aver subito approcci simili, e una brasiliana di aver subito molestie telefoniche a sfondo sessuale. Quando erano arrivati per arrestarlo, l'ispettore si era barricato in casa a Sondrio. Ancora oggi è in carcere. Parallelamente, in un'altra aula del palazzaccio, ieri si è aperto il processo in abbreviato contro un altro ispettore di polizia, anch'egli in servizio al centro di via Corelli, accusato di violenza sessuale aggravata per aver molestato una donna nigeriana all'interno del Cie. La denuncia era partita nell'agosto dello scorso anno dopo che nel centro erano scoppiati furibondi incidenti per protestare contro l'entrata in vigore delle nuove norme sull'immigrazione decise dal ministro Maroni. Il rito abbreviato è stato richiesto dalla difesa dell'ispettore, a patto che venissero prodotte al processo alcune piantine dei locali del Cie e altri documenti che certificano le presenze degli agenti nel giorno in cui sarebbe avvenuta la violenza. Elementi, secondo i difensori, che dimostreranno l'innocenza dell'ispettore. - EMILIO RANDACIO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/12/03/il-pm-11-anni-allispettore-per-lo.html

UCCIDE FIDANZATA IN GALERA E NASCONDE IL CORPO

La famiglia di Leslie Paredes non aveva sue notizie da tre mesi. La 22enne peruviana era andata a trovare il suo fidanzato, Jackson Conquet, nel penitenziario di Lurigancho, in Perù, dove l'uomo si trova rinchiuso. Durante l'orario di visita, la ragazza si è recata nella cella del 32enne di origine olandese. Lì, Leslie ha detto a Jackson che voleva lasciarlo, scatenando una violenta lite e, infine, la furia omicida del detenuto. Conquet ha strangolato, uccidendola, la sua fidanzata e ne ha seppellito il corpo nella cella stessa, costruendo sopra la 'tomba' una panca di cemento. La macabra scoperta è avvenuta grazie al "forte odore" proveniente dall'area in cui si trova l'oandese, arrestato per spaccio di droga nel 2009.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=94162

Ti drogo, ti addormento e ti stupro

Le violenze a sfondo sessuale subite dalle donne sono effettuate sempre più di frequente grazie alla somministrazione di sostanze stupefacenti che rendono indifese le vittime
A Vienna crescono a dismisura gli stupri effettuati grazie alle droghe che inibiscono le donne, e le rendono facili prede di aggressioni a sfondo sessuale. Ai numeri di telefono per l’assistenza delle donne ci sono più segnalazioni in una settimana che nell’intero anno scorso. Il vero aspetto che crea problemi è la difficoltà di riconoscere queste sostanze psicotrope all’interno delle bevande.

ESPLOSIONE DEI CASI – Dai mesi estivi del 2010 le violenze sessuali sulle donne vittima di droghe da strupro sono cresciuti in modo esponenziale. Secondo Barbara Michalek, la direttrice dei centri di assistenza femminile sulle violenze, ogni settimana almeno due donne denunciano simili aggressioni, mentre fino all’anno scorso si verificano casi isolati di segnalazioni in 12 mesi. L’estensione del fenomeno è però incerta secondo la Michalek, perché non è a conoscenza di tutti casi eventualmente denunciati in altri luoghi di assistenza, e rimane l’eventualità di donne che subiscono questo tipo di aggressioni ma preferiscono tacere, creando così dubbi sui veri numeri di queste deprecabili violenze.Le sostanze che rendono incoscienti le vittime sono solitamente aggiunte nei drink all’interno di feste che si svolgono in discoteche o bar, ma ca ormai frequentemente che vengano somministrate anche all’interno degli appartamenti privati.

EFFETTI DEVASTANTI - Secondo Barbara Michalek circa metà delle vittime che denunciano la violenza sono state drogate all’interno di abitazioni di amici, o addirittura nel loro luogo di residenza. Le gocce delle droghe da stupro sono sostanze stupefacenti che vengono somministrate alle donne senza che esse se ne accorgano, e le rendono indifese rispetto alle aggressioni, perché indeboliscono fortemente i sensi. Le gocce sono normalmente senza colore e senza odore, e hanno un leggero retrogusto amaro, un po’ salato, che però è difficilmente riscontrabile in una bevanda. L’effetto di queste droghe passa da un’estrema rilassatezza che porta alla perdita di inibizioni sessuali, fino a stati di estrema confusione o alla perdita dei sensi. Oltre a questo le vittime denunciano sensazioni di vertigini, nausea immediata, conati di vomito improvvisi, difficoltà respiratorie, mal di testa lancinanti che portano a stati di profonda confusione mentale e di incoscienza. Questi effetti che indeboliscono le difese delle vittime e le rendono preda dei molestatori sono inoltre rafforzati con l’alcol o con l’assunzione di altri medicinali.

http://www.giornalettismo.com/archives/100935/droghe-stupro-sempre-piu-casi/

Prostituzione: liberate 18enni ridotte schiavitu', 4 arresti

Gdf Vicenza fa scattare manette per due romeni e due albanesi
(ANSA) - VICENZA, 3 DIC - Due ragazze di 18 anni sequestrate e costrette con violenza e brutalita' a prostituirsi, sono state liberate dai loro quattro aguzzini, arrestati dalla Guardia di finanza di Vicenza.

L'operazione e' avvenuta nel Monferrato dove i finanzieri hanno sgominato un'organizzazione internazionale che schiavizzava ragazze che venivano vendute a 10mila euro l'una per poi essere avviate alla prostituzione. In carcere sono finiti due romeni e due albanesi; un quinto straniero e' stato denunciato. (ANSA).

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2010/12/03/visualizza_new.html_1674319093.html

giovedì 2 dicembre 2010

Paprika e candeggina nelle parti intime, le torture del magnaccia sadico

Pesante (?) condanna per un pappone magiaro di origine rom che violentava continuamente le sue prostitute

10 anni di carcere per Sandor S., colpevole di traffico di uomini, prostituzione e abusi sessuali. E’ questo il verdetto principale del tribunale di Zurigo nel processo a 4 magnaccia ungheresi che gestivano un traffico di meretrici provenienti dal proprio Paese e dalla Romania. Il motivo della pesante condanna di Sandor S. è anche il suo estremo sadismo, secondo la definizione del procuratore Silvia Steiner, sconvolta dalla violenza con la quale il magnaccia trattava le sue prostitute, praticamente schiavizzate a forza di indicibili violenze.

IL SADISMO DEL PAPPONE – La sorte peggiore è toccata ad Eva, ragazza di poco più di 20 anni illusa di un futuro in Svizzera e poi costretta a vendersi lungo le strade di Zurigo. Eva è rimasta incinta, e Sandor S. le ha fatto perdere il suo bambino a forza di calci nella pancia. Un aborto violento, che è stato seguito da punizioni disumane per far capire alle altre prostitute cosa sarebbe successo loro in caso di gravidanza. Prima il pappone ha ricoperto di paprika la vagina di Eva, per farla irritare, e poi l’ha costretta ad avere un rapporto sessuale con il preservativo, così che la plastica potesse provocare altro dolore alla parte del corpo già infiammata. Una tortura corporale proseguita poi con il lavaggio delle parti intime con la candeggina, con lo strappo delle sopracciglia, con la rasatura dell’organo sessuale femminile con un coltello da cucina. Eva è stata anche strozzata, ricoperta di pugni e calci, continuamente derisa di fronte agli altri magnaccia. Un’altra prostituta ha subito un aborto a forza di percosse sul suo ventre, ennesima brutale violenza di Sandor S.

CONDANNE AL CLAN – Il Tribunale di Zurigo non ha però accolto le richieste della pubblica accusa nei confronti del magnaccia sadico, e l’ha condannato a soli 10 anni di galera contro i 16 proposti dal pubblico ministero. Anche gli altri imputati, tre ungheresi appartenenti al clan di Sandor S. hanno subito pene tutto sommato contenute. Solo Antal R, un coetaneo quarantenne di Sandor soprannominato il Capitano, rimarrà ancora in prigione a scontare i 6 anni di carcere ai quali è stato condannato. Gli altri colleghi sono stati invece espulsi visto che la loro detenzione preventiva in Svizzera ha esaurito i termini della loro pena. Gli atti del processo hanno comunque confermato l’elevato rischio di ripetizione del crimine da parte dei quattro imputati, spregevoli manovali dell’orribile traffico di uomini legato alla prostituzione.

Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/100617/paprika-candeggina-nelle-parti/#comment-83454

mercoledì 1 dicembre 2010

Per niente stanca



Carmen Consoli nel 1997 scrisse Per niente stanca dedicandola alla memoria di un amico morto di Aids.

Per niente stanca

Adesso che ho sangue infetto
nessuno vorrà più leccare le mie ferite
ed ho trovato tutto l'oro del mondo
nelle mie tasche non è stupendo
ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato ...
adesso che ho tanto freddo
potrò contare nel caldo abbraccio
di due coperte
ed ho trovato tutto il vuoto del mondo
in una carezza di compassione
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato a lungo ...
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
adesso che sto in questo inferno
angeli, amici fratelli hanno già preso il volo
ed ho trovato tutto il vuoto del mondo
nelle tue tasche nei tuoi rimorsi
ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato a lungo ...
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
e non sono per niente stanca
adesso che ho perso tutto
...

Cassazione: le molestie su Facebook sono stalking! Ecco come denunciare.

Chi invia messaggi molesti tramite Facebook, viene immediatamente sottoposto a misura cautelare.

La Cassazione ha infatti confermato gli arresti di molti utenti che, su facebook scaricano la propria frustrazione contro una donna, pagina, gruppo ecc..

La "condotta persecutoria e assillante" nei confronti di una persona attraverso Facebook costituisce quindi una vera e propria molestia punibile in base al nuovo reato di stalking.

Facebook, probabilmente il più noto social network del momento, sotto la lente della magistratura penale.

Infatti, la Corte di Cassazione ha ritenuto punibile per stalking la persecuzione attuata anche con video e massaggi inviati sui social network, con la sentenza n. 32404 del 30 agosto 2010.

La sesta sezione penale della Suprema Corte con la statuizione in esame ha confermato la custodia cautelare pronunciata dal Tribunale di Sorveglianza di Potenza nei confronti di un uomo indagato per aver inviato una serie di filmati a luce rosse e fotografie alla ex e quindi per il reato di “atti persecutori” di cui all’art. 612-bis c.p., introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 meglio noto con il termine anglosassone “stalking”.

Secondo la sentenza l’uomo dopo aver avuto una relazione sentimentale con la donna aveva iniziato ad inviarle foto e video che li ritraevano durante i rapporti sessuali. Uno di questi era stato inviato anche al nuovo compagno di lei.

ATTENZIONE A COME USATE IL WEB, PRIMA DI FARE CLICK USATE LA TESTA.

Fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=477467912239&id=352246653515

Rassegna Giornata Mondiale per la lotta all'AIDS

Aids, nuovi dati dal vaccino italiano
Agisce colpendo la proteina Tat, che si trova all'interno del virus Hiv: è il motore che gli permette di replicarsi
MILANO - Aiuta e rigenera il sistema immunitario il vaccino terapeutico contro l'Aids messo a punto in Italia dall'Istituto Superiore di Sanità e giunto alla fase due della sperimentazione. I risultati sono pubblicati sulla rivista Plos One. La sperimentazione, coordinata dal gruppo di Barbara Ensoli, è in corso in 11 centri ed è stata finanziata con 13 milioni.
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AIDS: CHE COSA CI STIAMO RACCONTANDO?
1 dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS.
Pubblico qui le slide della relazione che ho tenuto l’anno scorso, nell’Aula Magna dell’Università Statale, in occasione dei 20 anni della LILA.
Nel frattempo non è cambiato niente. E sta uscendo una seconda puntata, pressoché identica alla prima, della campagna ministeriale che invita a fare il test.
Preservativo? Faccenda da prostitute come dice Benedetto XVI, e quindi non se ne parla: vedi mai che rischiamo di banalizzare la sessualità.
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Hiv: il vaccino è una speranza, i contagi aumentano e la prevenzione latita
Anno 2010: l’Hiv è ancora lì, si diffonde come una pandemia e, anche se in Occidente porta sempre meno all’esito dell’Aids, è una minaccia per la salute fisica e psichica di milioni di persone. I contagi, anche in Italia, sono in lieve diminuzione, ma ormai quasi tutti per via sessuale anche a causa di un malinteso senso di sicurezza, per cui il virus sarebbe ormai sconfitto e i farmaci disponibili e sicuri; invece le cose non stanno proprio così e sarebbe meglio riparlare di prevenzione e protezione, in una parole safer sex. Un vaccino terapeutico, in realtà, potrebbe arrivare nei prossimi anni, ma riguarderà comunque le persone contagiate.
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Il mondo lotta contro l'Aids, l'Italia no
L'Italia deve ancora versare 280 milioni di euro al Fondo globale per la lotta all'Aids, alla tubercolosi e alla malaria. E' quanto ricorda oggi ActionAid, in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids. "Nell`ultimo decennio l`Italia ha contribuito alla lotta all`Aids per l`80% attraverso il Fondo Globale per la lotta contro l`Hiv/Aids, la tubercolosi e la malaria e per il restante
20% attraverso accordi bilaterali con i singoli Paesi beneficiari - afferma Marco Simonelli, curatore del rapporto 'Ogni promessa è debito: l`Italia e la lotta all`Aids' - ma negli ultimi due anni il nostro paese è l`unico tra i donatori a non aver versato le proprie quote al Fondo, cioè circa 130 milioni di euro all`anno. Sommate al contributo straordinario di 30 milioni di dollari promesso durante il G8 dell`Aquila dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l`ammanco italiano sale a circa 280 milioni di euro", ricorda ActionAid in un comunicato.
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"Il nostro banchetto coi preservativi ritenuto inopportuno dalla preside"
Il Sindacato degli universitari denuncia che la preside della Facoltà di Ingegneria ha interrotto, nella giornata mondiale per la lotta all'Aids, la campagna informativa promossa in collaborazione con Condomix
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Aids: Senatori Radicali, Italia decurti 260 milioni dall'8xmille alla Chiesa per finanziare fondo globale, siamo certi Vaticano capirà
"Senza il pagamento dei 260 milioni di euro che deve al Fondo Globale per la Malatria Tubercolosi e AIDS l'Italia verrà automaticamente espulsa dal consiglio direttivo, c'è ancora tempo per evitare questo gravissimo scenario. Abbiamo presentato un emendamento alla Finanziaria, in discussione in queste ore alla Commissione Bilancio del Senato, che chiede di porre rimedio a questa situazione.
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Aids troppo lontana dai banchi di scuola per i giovani il preservativo resta un tabù
Secondo un rapporto Anlaids il 53% degli studenti romani non usa il condom e il 54 % rifiuta l'ipotesi di mettere distributori negli istituti scolastici. È troppo bassa la percezione del rischio nei confronti delle malattie sessualmente trasmissibili e dell'Aids. Gli esperti: "Solo il 6% dei giovani fa il test dell'Hiv"
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Aids, vietato arrendersi
orse è ancora presto (?) per parlare di vaccino, ma Barbara Ensoli, che da anni studia una cura efficace per sconfiggere l'Aids, è una donna tenace. Una donna fuori degli standard imperanti, perché è bella, aperta, intelligente. In un momento in cui la ricerca italiana viene umiliata in tutti i modi, chissà se uscirà proprio da noi la formula in grado di vincere una delle più tremende e assurde malattie mai comparse sulla faccia della Terra.
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Giornata Mondiale contro l'Aids
Radicali regalano preservativi al sindaco
Provocatoria visita in Campidoglio mercoledì 1° dicembre: «L'ignoranza non si batte coi valori morali»
ROMA - Si celebra mercoledì 1° dicembre in migliaia di città la Giornata Mondiale contro l'Aids. In occasione della 23esima edizione della manifestazione, una delegazione dei radicali - guidata da Sergio Rovasio, segretario associazione radicale Certi Diritti, e da Riccardo Magi, segretario Radicali Roma - raggiungerà alle 12 il Campidoglio per portare un dono simbolico al sindaco Alemanno: una confezione di preservativi, con il marchio «valori morali».
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SALUTE. AIDS: ogni giorno 1.000 bimbi contagiati in Africa
Una generazione libera dall’AIDS è possibile, ma la comunità internazionale deve aumentare gli interventi per fornire accesso universale alla prevenzione, ai trattamenti e alla protezione sociale dall’HIV, lo si legge nel rapporto “Children and AIDS: fifth stocktaking report”, lanciato ieri a New York e realizzato congiuntamente da UNICEF, OMS, UNFPA, UNESCO e UNAIDS.
“Il raggiungimento di questo obiettivo, però dipende dalla capacità - spiega una nota stampa – di raggiungere le persone più svantaggiate della società.
Superare le disuguaglianze per combattere l’HIV

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1° DECEMBER 2010: WORLD AIDS DAY
1° DECEMBER: WORLD AIDS DAY 2010. Aids is Killing Artists and now Homophobia is Killing Art. The theme for World AIDS Day 2010 is "Universal Access and Human Rights". Global leaders have pledged to work towards universal access to HIV and AIDS treatment, prevention and care, recognising these as fundamental human rights. Valuable progress has been made in increasing access to HIV and AIDS services, yet greater commitment is needed around the world if the goal of universal access is to be achieved. Millions of people continue to be infected with HIV every year.
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Aids, oggi è la giornata mondiale. Una malattia di cui si continua a morire.

In Italia il virus Hiv infetta una persona ogni due ore, mentre il numero delle persone con l'Aids conclamato si è ridotto al punto che ogni anno si ammalano 4.000 persone in meno.
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Hiv, colpito un italiano ogni due ore "Sei su dieci lo scoprono troppo tardi"
Il rapporto dell'Istituto superiore di sanità fotografa il declino dell'Aids in Italia. Ciò che aumenta è il numero dei sieropositivi, complice la diminuita percezione del rischio e l'efficacia dei farmaci retrovirali. Cambia anche l'identikit del malato: maschio, quarantenne, eterosessuale. Nel nostro Paese 40mila vittime in trent'anni
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1° DICEMBRE - GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA ALL’AIDS
In occasione della XXIII Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids che si celebra in tutto il mondo il 1° dicembre 2010, i rappresentanti delle persone sieropositive hanno voluto ricordare conquesto documento, che oltre che al Governo sarà sottoposto all’attenzione anche dei rappresentantidi tutti gli schieramenti politici e a tutti gli assessori regionali alla sanità, i problemi più urgenti cheil nostro paese si trova ad affrontare nel contrastare la diffusione delle infezioni da Hiv.
“La ricerca italiana ha dato contributi particolarmente significativi
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Une génération libérée du VIH et du sida ?
Une génération qui naîtrait libre du VIH et du sida, c'est possible – et c'est en Afrique que tout pourrait se jouer. Aujourd'hui, le VIH et le sida pédiatriques sont en passe d'appartenir au passé presque partout dans le monde. Partout, sauf en Afrique — et dans quelques autres régions qui n'ont pu bénéficier d'une décennie de progrès réalisés dans l'utilisation de médicaments antirétroviraux pour empêcher la transmission du VIH de la mère à l'enfant.
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Lotta all'Aids, Carlà «grata» al Papa

La première dame Bruni-Sarkozy «sorpresa» dalle aperture del Pontefice sul condom
MILANO - Fiocchi rossi in tutto il mondo (giganti di stoffa, in miniatura da bavero, dipinti sui muri o resi "vivi" da scolaretti festanti in divisa) per celebrare la Giornata mondiale della lotta all'Aids. In occasione della quale la première dame Carla Bruni-Sarkozy si è detta «stupita, sorpresa e grata» per l’apertura di Papa Benedetto XVI sull’uso del preservativo per ridurre i rischi di contagio del virus dell’Aids.
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Giornata mondiale per la lotta all’Aids: è necessario fare il test e non abbassare la guardia.
Giornata Mondiale per la lotta all’Aids. Per capire che la malattia continua a diffondersi, a uccidere.
Secondo dati recenti diffusi dall’Istituto superiore di sanità, soltanto in Italia sono 180mila i sieropositivi, ma il 30% di essi non lo sa, costituendo un rischio anche per altri potenziali parteners. Inoltre, ogni giorno 11 persone sono contagiate dal virus dell’hiv. Ci si ammala di più in Lombardia, nel Lazio, in Toscana e in Emilia-Romagna.
Ma di fondamentale importanza per la Giornata Mondiale contro l’Aids rimane la sensibilizzazione. Uno dei timori espressi qualche giorno fa dal dottor Vella, dell’Iss riguarda proprio la troppa sicurezza e l’approccio alla malattia, che qualche anno fa colpiva maggiormente alcune “categorie a richio” come omosessuali e tossicodipendenti, ma “oggi colpisce soprattutto eterosessuali, giovani e adulti, che non si curano di prendere precauzioni particolari, specie quando hanno rapporti sessuali occasionali”.
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Día Internacional de la Lucha contra el Sida
Hoy es el Día Internacional de la Lucha contra el Sida. Un día para reivindicar mayores esfuerzos contra esta cruel enfermedad, para reflexionar sobre lo que no hacemos bien, denunciar a los Gobiernos que no se implican lo suficiente, o simplemente para recordar a nuestros muertos.
Aunque todavía siguen existiendo reductos conservadores que defienden la abstinencia sexual como forma de evitar su contagio, algo hemos avanzado. Pero no conviene bajar la guardia. Ni un paso atrás en esta difícil lucha.
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Les associations peuvent désormais réaliser des tests de dépistage rapide du VIH

A partir de ce mercredi 1er décembre, les centres associatifs spécialisés vont pouvoir réaliser des tests de dépistage rapide du virus du sida. Le test rapide d'orientation diagnostique (TROD) permet d'obtenir un diagnostic de séropositivité en trente minutes après prélèvement d'une simple goutte de sang au bout du doigt. Il fonctionne "comme un test de grossesse", explique le docteur Jeanine Rochefort, responsable du Centre d'accueil, de soins et d'orientation de Médecins du monde (MDM) à Saint-Denis (Seine-Saint-Denis) : "Un point bleu sur le disque blanc sur lequel a été versé le sang et le réactif, c'est négatif ; deux, c'est positif."
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Il preservativo femminile

Il preservativo femminile, detto anche femidom, è una sottile guaina in pioliuretano, o in nitrile, a forma di tubo, lunga 17 centimetri, con un anello flessibile su entrambe le estremità che va inserito in vagina prima del rapporto. L’anello interno, più piccolo e chiuso, è utilizzato per inserire il preservativo femminile e aiuta a mantenerlo al posto giusto, scivolando dietro l’osso pubico. L’anello esterno è morbido e aperto e rimane all’esterno della vagina ricoprendone la zona esterna (la vulva); durante il rapporto sessuale lo sfregamento dell’anello contro il clitoride può favorire il raggiungimento dell’orgasmo. Il preservativo forma una barriera tra il pene e la vagina, la cervice e i genitali esterni rappresentando una estesa ed efficace barriera di protezione sia da gravidanza che da malattie a trasmissione sessuale. Il materiale di cui è fatto è più resistente del lattice, inodore e non provoca reazioni allergiche. L’attività sessuale con il preservativo femminile può diventare molto sensuale e naturale essendo la sua consistenza molto sottile e permettendo la conduzione di calore. questo preservativo può essere usato sia con i lubrificanti a base oleosa che con quelli a base acquosa, comunque esso stesso è già lubrificato. Non dipende in alcun modo dall’erezione maschile e quindi può essere inserito molto prima del rapporto, non interrompendo dunque la naturalità del rapporto sessuale, e non richiede l’immediato ritiro del pene dopo l’eiaculazione. Il femidom è facile da usare ma richiede un po’ di pratica e pazienza le prime volte, soprattutto per l’inserimento chiaramente spiegato su ogni confezione. Per un corretto uso il pene deve essere inserito all’interno dell’anello esterno; assicurarsi che il pene non entri lateralmente, tra la guaina e la parete vaginale. Essendo più largo del preservativo maschile, non comprime il pene. Il preservativo femminile può essere usato in qualsiasi posizione sessuale anche con l’aiuto di una eventuale ulteriore lubrificazione, ma va usato solo una volta, non è riutilizzabile. Per togliere il preservativo si deve premere l’anello esterno girandolo su se stesso e tirare fuori delicatamente il preservativo. Cercare di farlo prima di alzarsi in modo da non permettere allo sperma di fuoriuscire. Può capitare che durante il rapporto sessuale possa fare rumore, questo è naturale e non problematico. Assolutamente non va usato in contemporanea al preservativo maschile perché lo sfregamento tra i due può causare rotture. Il preservativo femminile è un’opzione in più per le donne che vogliono gestire in prima persona la propria sessualità e la propria protezione. Ti consente di non chiedere all’uomo di indossare il profilattico e quindi sei tu a decidere di usare le protezioni senza dover dipendere dal tuo patner. Potete comprarlo nelle farmacie più fornite, su Internet o nei sexy shop.

Foto: Preservativo femminile di Ceridwen

Fonte: http://blog.donnamoderna.com/sessoeluna/archives/1421

ANNUNZIATA, UCCISA PER UNA QUESTIONE D'ONORE E DIMENTICATA

di DANILO CHIRICO E ALESSIO MAGRO

Per molto tempo ha vissuto nascondendosi, forse vergognandosi. Poi l’hanno ammazzata, per una questione d’onore. E per trent’anni è svanita. Persino dal ricordo delle persone. Non ha avuto una storia, una faccia, semplicemente il proprio nome. Tutto è andato perso dentro la memoria corta e colpevole della Calabria. Oggi, da morta, le arriva un piccolo e certamente insufficiente risarcimento. Da morta, si riappropria di sé: si chiama Annunziata Pesce, è stata uccisa nel 1981. A “riportarla in vita” un’altra donna, un’altra Pesce. È Giuseppina, la pentita della cosca. La giovane donna che ha svelato le trame perverse che regolano la vita del clan, la vita dei rosarnesi. E che ha raccontato questa storia lontana, dimenticata. Un contributo prezioso – insieme a quello degli altri ‘ndranghetisti che hanno iniziato a collaborare in questi mesi – per il lavoro importantissimo che stanno conducendo i magistrati di Reggio Calabria che, non a caso, sono diventati spesso oggetto di minacce e intimidazioni.

Annunziata era colpevole di avere amato un carabiniere. Un’onta che una cosca come quella dei Pesce proprio non poteva accettare. E pazienza se per conservare l’onore è necessario uccidere il sangue del proprio sangue.

Nel libro “Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta”, pubblicato lo scorso ottobre, abbiamo raccontato la storia di oltre 250 morti ammazzati dalla ‘ndrangheta negli ultimi decenni. Minuziosamente abbiamo provato a recuperare piccole e grandi storie di donne e uomini uccisi e che lo Stato, la Calabria, il proprio piccolo paese, i vicini di casa hanno dimenticato. Un lavoro doloroso, che consideravamo e consideriamo necessario per provare a ricostruire – pezzo dopo pezzo – un’identità nuova per la Calabria che non può prescindere dalla memoria e dal senso di sé. Un intero, e lunghissimo capitolo, di questo libro è dedicato all’onore (e al disonore). Perché consideriamo necessario riscrivere il senso di questa parola che cambia colore e significato a seconda della persona che la pronuncia. L’onore è tutto per lo ‘ndranghetista, e il metro con cui si giudica un uomo d’onore poco ha a che fare con le regole civili. E troppo spesso onore fa rima con dominio sessuale. E se le donne hanno trovato, combattendo, la loro liberazione, il partito dell’onore è ancora vivo e vegeto, trasversale, potente, radicato al nord e al sud. In questo contesto si inserisce la ‘ndrangheta, custode arcaica e moderna di questo malinteso senso dell’onore.

Annunziata Pesce ha tradito l’onore due volte. Ha avuto una relazione extraconiugale. E, quel che è peggio, l’ha avuta – lei figlia di una famiglia di rispetto – con un carabiniere, uno sbirro. Nel libro “Dimenticati” c’è anche la storia di Annunziata, la più dimenticata tra i dimenticati. È quasi un fantasma nelle righe che le abbiamo dedicato, perché di un fantasma si tratta nel senso comune della Calabria e dell’anti-‘ndrangheta. Così abbiamo raccontato la sua storia senza sapere quale fosse il suo nome di battesimo. Ci abbiamo provato a scoprirlo, abbiamo chiesto e non abbiamo avuto risposte. Nessuno ne aveva memoria. Abbiamo deciso di scrivere lo stesso della sua storia, della sua decisione di violare l’educazione sentimentale della famiglia. Proprio mentre chiudevamo il libro, siamo riusciti a scovare le dichiarazioni dello storico e controverso pentito Pino Scriva, boss della Piana di Gioia Tauro. Ha raccontato che prima di farla fuori l’hanno seguita per avere la certezza del “tradimento”, scoprendo che incontrava l’amante in una pensione sulla costa tirrenica. Nelle sue dichiarazioni del 13 dicembre 1983 Scriva sostiene che la figlia di Salvatore Pesce, fratello del boss Peppe, e proprietario di una ruspa utilizzata per il movimento terra, è stata «sequestrata a Bagnara per motivi d’onore. La ragazza, sposata, aveva una relazione con un carabiniere di Rosarno e ciò per l’ambiente è fatto di particolare gravità». La ragazza «fu portata dai suoi fratelli latitanti e ivi uccisa e seppellita». Lo stesso Scriva ammette che i fatti gli sono stati raccontati, che la donna può anche essere stata mandata all’estero «evitando a Rosarno lo scandalo che si era creato». Una traccia.

Adesso, in questa nuova e importante stagione di pentimenti, grazie alle dichiarazioni di Giuseppina Pesce e al lavoro della procura antimafia di Reggio, conosciamo un altro tassello di verità in questa storia agghiacciante. La pentita ha raccontato di avere saputo, scrive Peppe Baldessarro su questo giornale di qualche giorno fa, «che “i sardignoli” (un braccio della famiglia) avevano una sorella sposata, Annunziata Pesce, la quale aveva avuto una relazione extraconiugale con un carabiniere». Di qui la decisione di ucciderla. Era l’aprile del 1981. A deciderlo sarebbe stato il vecchio boss Giuseppe Pesce, nonostante il tentativo dei “sardignoli” di risparmiarla. Secondo Giuseppina, «l’esecuzione della donna sarebbe stata eseguita da Antonino Pesce, 57 anni, e dallo stesso fratello della donna, Antonio Pesce di 47 anni». Perché per fare giustizia in questi casi è necessario che sia la stessa famiglia, che un familiare diretto sia presente.

È prezioso nel contrasto ai clan il contributo dei collaboratori di giustizia. Da questo punto di vista per Reggio s’è aperta una stagione che rischia di diventare storica dal punto di vista delle inchieste della magistratura e delle forze di polizia. Importantissime dimostrano di essere anche le dichiarazioni di Giuseppina Pesce che fanno chiarezza sulle cosche rosarnesi e riportano alla luce storie dimenticate.

Che non sia l’occasione anche per avere nuovi e importanti elementi su un’altra storia dimenticata avvenuta a Rosarno qualche decennio fa: l’omicidio del segretario della sezione comunista del Pci Peppe Valarioti, ucciso a trent’anni l’11 giugno 1980.

Pubblicata sul Quotidiano della Calabria il 28 novembre 2010

La prima pagina del Quotidiano della Calabria di domenica 28 novembre con il pezzo


Fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=474162638138&id=1431385484

Il profilattico - consigli per l'uso

Il profilattico, usato correttamente, è un mezzo efficace di prevenzione dall’Hiv e dalle Infezioni Sessualmente Trasmissibili in genere

Fonte immagine:http://www.ilfoglio.it/media/uploads/profilattico1.jpg

L'uso dei preservativi è una questione di esercizio. Se manca l'esperienza meglio procurarsene una confezione ed esercitasi un po' da soli. Dopo due o tre tentativi, diventerà più naturale e facile.
Portarlo sempre con sé: nonostante sia venduto ovunque, non lo si trova mai quando serve! Ma non conservarlo vicino ad oggetti taglienti e fonti di calore (portafoglio, cruscotto dell’auto).
Come prima cosa, controllare la data di scadenza sulla confezione. Aprire, strappando attentamente l'involucro senza danneggiare il condom. Fare attenzione anche alle unghie che potrebbero strapparlo.
I preservativi coloratissimi con o senza rilievi, al gusto di fragola o di menta e tanti altri ancora danno forse un po' di colore alla vostra stanza da letto, mamolti di questi sono privi dei controlli di qualità. Se i preservativi normali sono troppo stretti o troppo grandi (per il tuo pene o quello del tuo partner), in commercio se ne possono trovare di diverse grandezze. La lunghezza, il diametro, lo spessore e altre caratteristiche cambiano secondo la marca e il tipo: provarne diversi per scegliere quello più adatto è un ottima strategia!
Per indossarlo occorre appoggiare sul glande il preservativo con l'anello rivolto verso l'esterno e srotolarlo fino in fondo.
Se il pene non è circonciso, tirare indietro il prepuzio.
Alcuni profilattici hanno sulla punta un serbatoio per lo sperma. Questo spazio non è indispensabile. È invece importante che sulla punta del preservativo non ci siano delle bolle d'aria, poiché in quei punti la sottilissima guaina potrebbe essere sottoposta ad una sollecitazione maggiore e potrebbe indebolirsi.
Per evitare il formarsi di bolle d’aria sarà sufficiente tenere il serbatoio o la punta del preservativo tra due dita nel momento in cui lo si srotola sul pene.
Durante i rapporti anali usare sempre un quantitativo sufficiente di lubrificante solubile in acqua che, diminuendo l'attrito tra le mucose e il preservativo, riduce il rischio di lesioni ed impedisce al profilattico di rompersi.
E' sconsigliato usare la saliva: non lubrifica a sufficienza ed è troppo scarsa.
I lubrificanti contenenti grassi, quali lozioni per il corpo, Nivea, Vaselina, Crisco, oli per massaggi, rendono il preservativo permeabile e fragile, compromettendone la sicurezza al pari di una cattiva conservazione.
Il preservativo va utilizzato dall’inizio del rapporto perché il coito interrotto non protegge dal virus Hiv, si usa una volta sola e con una sola persona. Anche dopo un rapporto anale è importante cambiarlo perché non c’è solo il pericolo dell’Hiv, ma germi e batteri presenti nell’ano possono infettare la vagina.
Ritirare lentamente il pene quando é ancora eretto, tenendo il preservativo all'altezza dell'anello di gomma per evitare che si sfili restando all'interno.
Poi gettatelo nella spazzatura - non nel WC o per strada.

Un consiglio in più: una goccia di crema lubrificante solubile in acqua sul glande può aumentare il piacere. Prova, ma fai in modo che il resto del pene rimanga asciutto.
Condom e prevenzione dell’Hiv

Il rapporto di penetrazione vaginale è a rischio.
Il preservativo, se utilizzato correttamente e dall'inizio del rapporto, protegge.

Il rapporto di penetrazione anale è a rischio. La mucosa anale è delicata e soggetta a lesioni, inoltre nel rapporto anale vi è meno lubrificazione, quindi maggior possibilità di frizione e conseguenti microtraumi.
Anche in questo caso il preservativo, usato correttamente, dall'inizio del rapporto e con un lubrificante adatto, protegge.

Per chi pratica la fellatio (pompino), ovvero per la persona che stimola con la bocca il pene di altri c’è un rischio di contrarre l’hiv se la sua bocca viene in contatto con lo sperma dell’altro o, per alcuni, se entra in contatto con il liquido prespermatico. Su quest’ultimo punto nella comunità scientifica vi è dibattito tra chi considera il liquido prespermatico capace di trasmettere l'HIV e chi sostiene invece che la possibilità è solo teorica (plausibilità biologica) poiché la quantità di virus presente nel liquido prespermatico è ridotta.
È più sicuro praticare la fellatio con il preservativo, ma nel caso non lo si utilizzi è necessario evitare lo sperma in bocca.
Non c’è invece nessun rischio per la persona che riceve la stimolazione.

Il cunnilingus è la stimolazione orale dell'organo genitale femminile (baciare, leccare). Le secrezioni vaginali possono contenere il virus HIV, pertanto esiste una possibilità (solamente teorica, perché nella realtà non esistono casi accertati) di trasmissione dell'infezione. Il cunnilingus è da evitare in presenza di sangue mestruale. L'utilizzo della diga interdentale (dental dam) o comunque di uno strato in lattice (che si può ottenere da un preservativo) applicato come barriera elimina ogni rischio.

Il profilattico deve essere usato anche su oggetti (sex toys) utilizzati per la penetrazione se usati in comune tra più persone: in alternativa è anche possibile disinfettare l’oggetto tra un utilizzo e l’altro.

Possibili allergie
I profilattici disponibili in Italia generalmente sono prodotti in lattice. Se siete sicuri di avere un’allergia al latex, o lo temete (prurito locale, bruciore o dolori), potete usare preservativi di poliuretano. Chiedete presso i rivenditori specializzati o le farmacie quali sono i prodotti disponibili in poliuretano.
Spesso però non è il latex a causare disturbi ma lo spermicida contenuto in alcuni tipi di profilattico che viene chiamato nonoxinolo 9. In questi casi basta utilizzare un preservativo che non contenga un lubrificante spermicida.
Altre volte i problemi di allergia possono insorgere anche a causa del silicone contenuto in molti lubrificanti. Se avete il sospetto di qualche allergia è comunque consigliabile rivolgersi al proprio medico per fare accertamenti più accurati.

Fonte: lila

IL PRIMO PROCESSO DI OSCAR WILDE

In occasione della Giornata Mondiale della Lotta all’Aids

Medea.net e Napoligaypress.it
in collaborazione con Ortensia Teatro e Carlo Rendano Association

presentano IL PRIMO PROCESSO DI OSCAR WILDE

drammaturgia di Massimiliano Palmese dall’omonimo libro a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio (Ubulibri) con Roberto Azzurro, Carlo Cerciello, Raffaele Ausiello, Carlo Caracciolo e Marco Sgamato

Progetto e regia Roberto Azzurro

http://www.facebook.com/event.php?eid=151220004922174

Roberto Azzurro (Oscar Wilde) e Carlo Cerciello (l’accusa) ripercorrono i momenti salienti di un interrogatorio, in cui Wilde è costretto a rispondere dei suoi rapporti con omosessuali e ragazzi di vita, e lo fa di volta in volta negando, mentendo, scherzandoci sopra. A causa delle notizie sulla sua vita privata emerse in questo primo processo, Oscar Wilde verrà in seguito giudicato colpevole del reato di “sodomia” e di “gravi indecenze”, e condannato a due anni di lavori forzati. Tre anni dopo la scarcerazione Wilde morì in miseria a Parigi.

I verbali dei processi non vennero mai pubblicati ufficialmente perché ritenuti scabrosi e compromettenti. Solo nel 2000, l’eccezionale ritrovamento di un manoscritto presso la British Library ci consente oggi di rivivere parola per parola quel drammatico momento, in cui tuttavia Wilde diede prova del suo famigerato acume.

E’ quasi un miracolo poter assistere al genio del suo umorismo, nelle vere risposte date al suo inquisitore, in quel primo – ma già fatale – processo.

1° dicembre 2010 | ore 21.00
Lanificio 25 | via Enrico De Nicola 25, Napoli

Ingresso 5€
L’incasso sarà devoluto all’ANLAIDS Onlus – Associazione Nazionale per la Lotta all’AIDS

vai all’evento su fb:
http://www.facebook.com/event.php?eid=151220004922174

E' mio!

Di chi è questo?
E' mio perchè mi amo e amo e voglio vivere!

Iran: impiccata l'amante di un ex calciatore della Nazionale

Shahla Jahed, 35 anni, condannata nel 2004 per l'omicidio della moglie dell'atleta

Condannata per l’uccisione della rivale in amore, è stata impiccata alle 5, poco prima della preghiera del mattino, l’iraniana Shahla Jahed, 35 anni, la «moglie a tempo» di un famoso ex calciatore iraniano. L’esecuzione è avvenuta nel carcere di Evin a Teheran dov’era rinchiusa da otto anni. Nel 2004 era stata giudicata colpevole dell’omicidio della moglie dell’ex attaccante della nazionale iraniana, Nasser Mohammed-Khani, avvenuta nel 2002: i figli adolescenti trovarono Laleh Saharkhizan accoltellata nel suo appartamento.

SCALPORE - Il caso ha fatto scalpore in Iran. Shahla Jahed e l'uomo avevano contratto un «matrimonio temporaneo», un tipo d'unione prevista dal diritto islamico sciita che dura per un certo periodo di tempo (da poche ore a decenni), spesso usata per evitare l’accusa di adulterio. Per quattro anni Khani conduce una doppia vita a Teheran, tra l’appartamento di Shahla e la casa della moglie. E quando quest’ultima viene uccisa, viene arrestata Shahla. Lui, che si trovava in Germania, è sospettato di complicità e incarcerato per mesi, ma quando lei confessa d’aver agito da sola lo rilasciano. «Nasser, morirò per amor tuo», titolano i giornali in Iran. Al processo, però, nel 2004, Shahla si dice innocente. «Tutti sanno in quali condizioni ho confessato». Alcuni attivisti iraniani e Amnesty International dicono che probabilmente è stata costretta.

PROCESSO - Nel 2005 la regista iraniana Mahnaz Afzali ha girato un documentario, Red Card (visibile su YouTube con sottotitoli in inglese), che mostra il processo di Shahla alternato ai filmini amatoriali girati dalla donna due anni prima. Lei in cucina, lui sul divano accanto a un orsacchiotto. Scene di una storia d’amore, solo che Khani chiede sempre di non essere ripreso. Al processo, la famiglia della vittima chiede la morte. «Ha uccisio mia figlia innocente. Occhio per occhio, dente per dente», dice la madre di Laleh in chador, e scoppia in lacrime. Anche Khani chiede «la pena più dura». A Shahla hanno dato un chador ma le scivola sulle spalle, e si sistema continuamente il piccolo foulard giallo sulla testa. Quando ascolta le accuse il suo volto è contorto, non si capisce se rida o pianga. Poi va al microfono: battagliera, sfida il giudice. Racconta che era una fan di Khani, e chiese lei a un amico di dargli il suo numero. Rivela di aver abortito per lui. Il giudice impugna il diario della ragazza: «Avete scritto d’aver comprato per lui otto sacchi di "riso". Vuol dire "oppio", vero?». Lei spiega che Khani si droga da 14 anni, lei l’ha aiutato solo due volte. Lui ha ricevuto 74 frustate per l’uso di droghe. Lei la pena capitale per l’omicidio.

ESECUZIONE - La famiglia della vittima era presente mercoledì all’esecuzione. Il loro perdono avrebbe potuto salvarle la vita secondo la legge islamica. Ma per Mahmood Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights, si tratta di un potere solo apparente: la legge fa sì che «le vittime condividano la colpa con le autorità. È come quando si lapida qualcuno: tutti scagliano le pietre, e la complicità li rende alleati». Se finora Shahla non era stata impiccata era stato anche perché, dopo le pressioni degli attivisti, l’ex capo della magistratura Hashe mi Shahroudi ordinò due volte di riesaminare il caso nel 2006. Nell'ultimo anno un nuovo capo della magistratura, l’ayatollah Sadegh Larijani, ha portato a un aumento delle esecuzioni secondo gli attivisti: 300 non ufficiali.

SAKINEH - La storia di Shahla somiglia a quella di Sakineh Ashtiani, la cui sentenza è stata sospesa dopo le pressioni internazionali. «Uccidere un’altra donna condannata di omicidio è una dimostrazione di potere», dice Amiry-Moghaddam. «È paradossale che non ci sia una reazione. Se non c’è pressione continua, si manda all’Iran il messaggio sbagliato». Nel processo Shahla disse al giudice: «Vuoi uccidermi? Avanti! Non combatto la morte perché tutto ciò che è umano è mortale. Se sei vivo nella morte, per questo che sarai ammirato».

Viviana Mazza
01 dicembre 2010

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_01/iran-donna-uccisa-mazza_168737ea-fd2a-11df-a940-00144f02aabc.shtml

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