Non conosco il testo del documento, ma i virgolettati riportati nella sembrano indicare, con il riferimento all'ordine alfabetico, una forma razionale e paritaria.
Roma, 10 lug. (TMNews) – Cade l’obbligo del cognome paterno, arriva
la libertà di scelta per i genitori. La commissione Giustizia alla
Camera ha approvato il testo sul doppio cognome, lunedì sarà in aula per
la discussione generale. L’obiettivo è chiudere entro la prossima
settimana.
“E’ un altro passo in avanti – commenta Donatella Ferranti – verso la
parità dei sessi e la piena responsabilità genitoriale. Il figlio ora
potrà avere o il cognome paterno o quello materno o entrambi, secondo
quando decidono insieme i due genitori. Ma se l’accordo non c’è, il
figlio avrà il cognome di tutti e due i genitori in ordine alfabetico “.
Peraltro, ha aggiunto la presidente della commissione Giustizia,
“l’obbligo del cognome paterno, simbolo di un retaggio patriarcale fuori
del tempo e assurdamente discriminatorio, è stato severamente censurato
dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, e dunque il testo che ora
andrà in aula è un atto dovuto, che ci pone finalmente in linea con gli
altri paesi europei”.
Chi legge questo blog probabilmente già è
al corrente del fatto che per promuovere il proprio libro Mario
Adinolfi ha fondato, nel nome della mamma, dei circoli. Uno scritto e dei circoli contrari ai diritti umani,
nello specifico contrari al diritto a un aborto in sicurezza, contrari
al diritto a non subire discriminazioni in base al proprio orientamento
sessuale e alla propria identità di genere, e contrari al diritto di
poter morire senza subire accanimento terapeutico.
Le stesse idee misogine, omofobe e autoritarie espresse negli anni
passati da Giuliano Ferrara, dalle destre (e pseudosinistre) più o meno
organizzate in partiti, movimenti e associazioni, assieme a fanatici
religiosi di ogni credo e credenza. In difesa di una presunta “famiglia
naturale”. “Famiglia” significa “comunità umana” e, in quanto tale, non
può essere “naturale”, con lo stesso significato che diamo all’aggettivo
“naturale” quando lo usiamo per descrivere le piante; ormai non esiste
neanche più il “paesaggio naturale”, dato che anche ciò che appare come
frutto della natura è, in qualche modo, stato oggetto di modificazione
da parte dell’essere umano; anche un prato è un paesaggio antropizzato.
Il concetto stesso di paesaggio o di pianta è antropico, culturale. La
famiglia è, unicamente, culturale. Essa assume forme diverse a seconda
del momento storico, in base al quale può fondarsi su valori del tutto
estranei alla contemporaneità di chi scrive. Siamo ai fondamentali del
ragionamento attorno all’essere umano.
Purtroppo queste persone hanno già
segnato punti a loro favore nel momento in cui ci occupiamo delle loro
uscite populiste, della loro bassezza umana e pochezza culturale. In
più, spararla grossa per creare scompiglio, è una tecnica di
imbarbarimento del dibattito, in questi casi il dibattito non esiste
nemmeno, siamo ben oltre.
Intervista a Dolores Juliano di Itziar Abad. Traduzione di Serbilla Serpente revisione di feminoska, articolo originale qui.
Se la prostituzione non fosse accompagnata dal rifiuto sociale, potrebbe risultare allettante per molte persone
L’antropologa Dolores Juliano sostiene
che, siccome “il modello di sposa e madre devota è davvero poco
attraente, l’unico modo per ottenere che le donne vi si adeguino è
assicurarsi che l’altra possibilità sia peggiore”.
Dolores Juliano (Necochea,
Argentina, 1932) ha studiato a fondo le strategie culturali e di
dominazione di genere contemporanee, così come i saperi e le pratiche
delle collettività oppresse che le fronteggiano. El juego de las astucias. Mujer y construcción de mensajes sociales alternativos (1992); La prostitución: el espejo oscuro (2002); o Excluidas y marginales: una aproximación antropológica (2004) ce
lo raccontano bene. Questa dottora in Antropologia e professora
dell’Università di Barcellona ha fatto parte, fino al suo
pensionamento, del progetto ‘Mujeres bajo sospecha. Memoria y sexualidad (1930-1980)’
condotto da Raquel Osborne. In esso, Juliano analizza i modelli di
sessualità vigenti durante il franchismo e come l’omosessualità
femminile fosse condannata al silenzio e all’invisibilizzazione.
I modelli di sessualità femminile sono
cambiati rispetto a quelli dell’epoca della dittatura, oppure è
cambiata la forma ma la sostanza è la stessa?
E’ cambiata la società. La chiesa
cattolica mantiene i modelli sessuali tradizionali. L’idea di peccato o
di devianza è molto presente in essa e nelle religioni monoteiste. Nel
protestantesimo ci sono modelli puritani assolutamente
fondamentalisti. Il dettato delle leggi religiose sembra ugualitario, ma
nella pratica non è mai stato così.
Queste religioni sono più permissive con la sessualità maschile?
Sì, e ciò ha a che vedere con i modelli
religiosi e l’organizzazione sociale. Le società patrilineari e
patrilocali sono molto restrittive rispetto alla sessualità femminile.
Patrilineari e patrilocali?
Intendo dire che l’eredità, i beni,
l’appartenenza al gruppo e il cognome si trasmettono per linea maschile e
la patrilocalità, per parte sua, significa che le nuove coppie si
stabiliscono, lavorano o convivono con il gruppo dell’uomo e non con
quello della donna. E’ il modello che si è imposto attraverso conquiste e
colonizzazioni. Lo status sessuale della donna è sempre sospetto, ed è
soggetto a controllo. Dalla sua fedeltà dipende, ad esempio, che il
titolo nobiliare venga trasmesso al figlio biologico del marito.
Attraverso la donna si trasmettono i mezzi e l’appartenenza,
ma resta sempre una straniera ambigua, una donna aliena che si è
introdotta nella famiglia dell’uomo. Esiste un doppio standard di
moralità.
Nel COGNOME della MADRE e del PADRE - richiesta di emendamento necessario - NO alla casualità e NO alle DONNE SOTTO TUTELA
firma qui.
Condivido la petizione promossa da Iole Natoli che richiede l'emendamento necessario e urgente al Ddl di modifica delle regole di attribuzione del cognome ai figli.
Il testo della petizione:
All’attenzione di firmatarie e firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli
Nel COGNOME della MADRE e del PADRE - richiesta di emendamento necessario
NO alla casualità e NO alle DONNE SOTTO TUTELA
Con assoluta serietà d’intenti, chiediamo alle e ai firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli, già esistenti in Parlamento e di cui si calendarizzerà la discussione, di includere nei loro progetti un emendamento che andiamo adesso a specificare.
Ci riferiamo alla necessaria modifica di una regola presente in diversi progetti e totalmente priva di credibilità logica e umana, che affida la priorità nella scelta del cognome o nella sequenza dei cognomi a ordini alfabetici e sorteggi, che allo stato attuale appaiono solo per quel che in sostanza sono: la continuazione nascosta della rimozione infinita del ruolo particolare della donna nella generazione dei figli. Questa rimozione volontaria, che ha condotto al sistema patriarcale della patronimia, è la radice del male sociale che induce altre discriminazioni più profonde, fondando occultamente il presunto diritto di sopraffazione dell’essere maschile sul femminile.
Noi riteniamo che una riforma debba fare qualcosa di più di garantire il legittimo desiderio di dare ai figli il proprio cognome solo alle donne più forti o fortunate (quelle cioè che hanno un cogenitore immune da vizi ideologici); riteniamo che debba contribuire a modificare un sistema sociale bacato e ciò può accadere solo col riconoscimento di una parità che non neghi la diversità, ovvero di una parità basata su un pari contributo in termini di impegno psicofisico e relazione tra genitori e figli.
La registrazione anagrafica di un figlio avviene in concomitanza con la nascita e poiché il cognome sancisce la relazione di appartenenza a un’area familiare e questa è inizialmente configurabile ESCLUSIVAMENTE mediante la relazione psicofisica col genitore gravido che partorisce, chiediamo che PER PROSSIMITÀ NEONATALE il cognome di quel genitore sia il primo dei cognomi del figlio, senza che tale posizione possa incidere sulla futura libertà del figlio di scegliere quale dei suoi cognomi attribuire alla propria discendenza.
Ci si dirà: ma quel genitore è sempre e soltanto la donna. Verissimo e ce ne dispiace. Ove pertanto si voglia evitare di sopraffare nuovamente benché tacitamente le donne e al tempo stesso scongiurare il rischio che i padri possano ritenere non equa per loro tale norma, dichiariamo che riterremo per parte nostra accettabile la regola dell’ordine alfabetico o del sorteggio, a condizione che tale sistema sia stato posto in essere anche prima ovvero nell’assegnazione di gravidanze e parti tra i due genitori, ricorrendo a tutte le procedure biologiche del caso.
Certe del favorevole accoglimento di quest’ultima richiesta, auguriamo alle e ai parlamentari interessati un sereno e proficuo lavoro.
Milano, 10 gennaio 2014
Iole Natoli
e coloro che appresso firmeranno
A:
Valeria Fedeli, Vicepresidente del Senato
Alessandra Mussolini, Senatrice
Riccardo Nencini, Senatore
Laura Garavini, Deputata
Fabrizia Giuliani, Deputata
Enrico Letta, Presidente del Consiglio
Michela Marzano, Deputata
Marisa Nicchi, Deputata
Pia Locatelli, Deputata
Barbara Pollastrini, Deputata
Donatella Ferranti, Deputata
Titti Di Salvo, Deputata
Maria Cecilia Guerra, Senatrice
Laura Puppato, Senatrice
Giuseppe Civati, Deputato
Anna Finocchiaro, Senatrice
Rosy Bindi, Deputata
Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputali
Pietro Grasso, Presidente del Senato
All’attenzione di firmatarie e firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli
Nel COGNOME della MADRE e del PADRE
richiesta di emendamento necessario
NO alla casualità e NO alle DONNE SOTTO TUTELA
Con assoluta serietà d’intenti, chiediamo alle e ai firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli, già esistenti in Parlamento e di cui si calendarizzerà la...
Mentre navigavo tra i tumblr sono capitata su questo post, scritto da una giovane donna che racconta del proprio aborto. Ha 23 anni studia per diventare assistente legale, è anche moglie e già madre di una bambina di due anni. Il suo scritto mi è sembrato interessante perchè è onesto e chiaro. Mi sembra anche una di quelle testimonianze che dimostrano quanto la presunta Sindrome post-aborto, non sia affatto una vera sindrome ma una questione del tutto personale.
Il tumblr si chiama One at a time, la versione originale di questo scritto si trova a questo indirizzo t0ddlersteps.tumblr.com e in fondo a questo post.
Scusate se la traduzione non è perfetta.
ph google
La storia del mio aborto
Dunque, ho sentito un sacco di gente smerdare chi ha avuto un aborto. Mi piacerebbe molto mettere le cose in chiaro. Sono sposata, ho 23 anni, e ho una bambina di 2 anni. Due mesi fa, ho avuto un aborto. Ero di circa 6-7 settimane. Non me ne pento, e questo non fa di me una persona cattiva.
Non voglio un altro bambino. Mio marito ed io non abbiamo fatto molta attenzione durante il sesso. L'ho scoperto [di essere incinta] il giorno in cui ho ripreso il college, riuscivo solo a piangere e piangere. Ho detto a mio marito che o lo facevo o mi sarei uccisa. Mi è stato di grande aiuto.
La procedura è stata difficile. Sono stata sveglia tutto il tempo. Mi hanno dato un solo calmante, quindi è stato incredibilmente doloroso. Il mio medico è stato gentile, molto premuroso. Accidentalmente ho visto il feto nell'ecografia (obbligatoria nella mia zona). Nemmeno in quel momento mi sono sentita in colpa. Un infermiera mi ha tenuto la mano durante la procedura, parlandomi della scuola, di mia figlia. L'unica parte della procedura che in realtà è stata dolorosa è stata quella dell'aspirazione, che però è durata solo ... direi circa 5 minuti. In seguito mi sono sentita molto depressa, per lungo tempo, a causa della fluttuazione ormonale, ma ancora non ho sentito nessun senso di colpa.
Dopo la procedura ho avuto dei crampi intensi per, forse, 10 o15 minuti, mio padre mi è venuto a prendere e sono tornata a casa, ho fatto un test per la scuola, sono andata a lezione, quella sera stessa ho ripreso la mia vita normalmente.
Sono così felice di aver potuto eseguire questa procedura, anche se mi costerà 300 dollari. Di tanto in tanto penso "e se?", sono certa che sia normale. Rimarrà con me per sempre, ma ho dovuto prendere questa decisione per me, per la mia famiglia, per lo studio in vista del lavoro e della mia futura carriera, per il nostro reddito, e anche per il potenziale bambino. Non potevo finanziariamente o mentalmente prendermi cura di un altro figlio in questo momento. E va bene così, perché io sono una buona madre con la figlia che ho già fatto.
Sono qui per ascoltare chiunque debba affrontare i dubbi sulla decisione di abortire, chiunque voglia seguire la via dell'adozione o voglia avere un figlio. Tutte queste opzioni sono difficili, e, in definitiva, solo tu puoi fare questa scelta per te. Non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva.
"Un tema difficile quello dell’aborto, un tema che coinvolge le coscienze delle persone. Una scelta,
checché ne dicano gli oppositori, che coinvolge e
sconvolge profondamente ogni singola donna “costretta”
a questa scelta. Sì, costretta: per motivi economici,
di salute di lei o del bambino, per una violenza
subita oppure non è pronta in quel momento
a essere genitore, a dare tutto quello di cui un figlio
ha bisogno... Un percorso così difficile, tormentato
e doloroso che la donna percorrendolo necessita e
ha diritto solamente a essere aiutata, accudita,
sostenuta,
consolata e curata. Le convinzioni personali
devono restare fuori per quello che sono, personali
appunto. Come dice il Ginecologo e membro del
Comitato Nazionale per la Bioetica Carlo Flamigni, in un’intervista “non si può costringere un medico
a praticare aborti (se il suo credo non lo permette),
ma costringerlo a cambiare mestiere sì, nessuno
troverebbe normale che ci fosse un Testimone di
Geova a fare trasfusioni...”
Laura Fiore
nata a Napoli il 19 marzo 1969,
dove vive . Studi artistici, di professione
pittrice decoratrice (per non
dire casalinga disoccupata seppur
impegnata nel volontariato per le
donne, ma non solo).
Moglie da dieci anni e madre da
otto, mancata madre della secondogenita
da quasi quattro.
Politicamente a sinistra, femminista,
religiosamente agnostica e
assolutamente anticlericale nelle
proprie scelte personali (matrimonio
civile, niente Prima Comunione
né per se né per sua figlia,
esonerata dalla religione cattolica a
scuola fin da quella dell’infanzia).
"
Lo presentano
Elena Coccia
Vice Presidente del Consiglio Comunale di Napoli
Giuseppina Tommasielli
Assessora alle pari opportunità
Elisabetta Wurburger
Associazione 31 Ottobre
Rosanna Flacco
Ass. Exit-Italia
Modera
Giancarlo Nobile Coordinatore della Consulta napoletana per la laicità delle
Istituzioni
Sarà presente l’autrice
Componenti della Consulta napoletana per la laicità delle Istituzioni
Comitato Piero Gobetti, Cellula Coscioni Napoli, Comitato Provinciale
Arcigay Antinoo, Ass. Radicali Napoli ‘Ernesto Rossi’, Ass. Exit Italia
sez. Campania, Ass. Libera Uscita Napoli, Associazione Rosso
Democratico, Ass. 31 Ottobre per una scuola laica e pluralista, Giuristi
Democratici di Napoli.
CONSULTA NAPOLETANA PER LA LAICITA' DELLE ISTITUZIONI
Via Belsito, 41 89123 Napoli napolilaica@gmail.com
Questa è l'incredibile racconto di ciò che è accaduto e sta accadendo a Bruna.
-->>Vorrei raccontarvi una storia, e tramite voi avere l'opportunità di diffonderla ovunque. E' una storia che fa tristezza e rabbia: parla di violenza sulle donne, di abuso di potere, di poco rispetto per una minore, di un uomo che si nasconde dietro avvocati e carabinieri pur di far del male. Insomma una delle storie peggiori che si possano immaginare oggi, soprattutto se si pensa che tutto si svolge in un piccolo paese tra Lodi e Milano: San Colombano al Lambro.
-->>Tutto comincia nel 1994 quando Bruna da alla luce la piccola S, concepita assieme al convivente Roberto. Lui però non se la sente e più volte abbandona il suo ruolo di padre andando a vivere altrove o tradendo la compagna. Quando poi decide di fare il padre è ancora peggio: usa le mani, si impone severamente sulla bambina. Così un giorno Bruna, stufa di tutte queste angherie che lei e la figlia devono subire, chiede le chiavi di casa a Roberto per non farlo più tornare. Comincia così una lunga trafila di udienze al tribunale dei minori, dove la bambina viene affidata alla mamma prima con l'affido esclusivo, poi con il congiunto visto che purtroppo l'esclusivo oggigiorno deve essere applicato solo in casi estremi. Ma il significato di congiunto deve essere sfuggito a Roberto che si dimentica di pagare il mantenimento, si dimentica delle ricorrenze e del compleanno della piccola, e quando la incontra per strada non la saluta. Eppure avanza pretese su pretese, va a piangere dai maestri e dai professori dicendo che Bruna gli impedisce di vedere S, e ricompare a sorpresa nella vita delle due minando continuamente la loro serenità. Roberto inventa accuse che mettono la madre di S in condizione di dover dimostrare ripetutamente di non essere alcolizzata, di non drogarsi, di essere una buona mamma. Quando però lei piomba nell'agenzia immobiliare di lui per chiedere l'ennesima volta il mantenimento della figlia che era stato legalmente deciso dal giudice, lui si giustifica dicendo di essere nullatenente – possiede agenzie immobiliari e case, che sia un evasore fiscale? - e la denuncia per disturbo della quiete pubblica. Un giorno d'estate del 2006 poi, un malvivente a volto coperto entra dal balcone di casa e riempie di botte Bruna e sua mamma. 5 e 14 giorni di prognosi. Carabinieri e Scientifica non trovano nulla. Bruna pensa che gli occhi dell'aggressore siano quelli del vicino, con cui condivide il cortile e a cui sa di non essere simpatica. Quegli occhi le sono rimasti impressi. Poi un giorno Roberto le dice “la prossima volta non ti andrà così bene”. Sono solo frasi e sospetti. Non ci sono prove. E lei on può fare altro che tacere. Gli anni passano, Roberto continua a ignorare S, e Bruna rimane l'unica fonte di sostentamento della figlia assieme a sua mamma. La precarietà lavorativa e la mancanza di aiuto economico le impedisce di cambiare casa. Ma inizia a pensarci negli ultimi tempi, ora che sta per ottenere un posto fisso. A quel punto arrivo io, il suo nuovo compagno, e lei mi racconta tutto. Conosco S, una ragazzina di quasi 15 anni sveglia e intelligente, cresciuta con amore dalla madre, sola contro il mondo.
-->>Si vive però con una paura, nonostante tutto lentamente si stia aggiustando. Quella prossima volta, annunciata da quel poco raccomandabile personaggio che è Roberto, arriverà?
-->>Arriva. Una settimana prima di Pasqua, il 4 aprile 2009. Bruna è sola in casa: S è in centro a Milano con le amiche, io a casa mia con genitori e zii. Verso le 14.30 lei si accorge che la pentola in cui aveva messo l'acqua a bollire per la pasta era sporca e così apre la porta e butta il contenuto della pentola nel tombino del cortile. In quel momento passa il suo vicino di casa, Mario Luigi, da lei sospettato essere l'aggressore di tre anni prima. Luigi viene colpito probabilmente da qualche schizzo alla base del pantalone, e lui, persona ordinatissima e maniacale che mal sopporta la troppa libertà di vita della vicina, decide bene di entrarle in casa, approfittando che l'unica via di accesso, la porta, non era ancora stata chiusa col lucchetto. Le finestre dal 2006 hanno le inferriate, la porta ha un chiavistello, un lucchetto e un allarme. Ma quel sabato pomeriggio la porta non era stata ancora chiusa. Così Luigi entra in casa e riempie di botte Bruna.
-->>Lei tenta di difendersi e finalmente riesce a respingerlo fuori di casa. E chiude. Mi avvisa e io mi precipito da lei, nonostante le 2 ore di viaggio necessarie a raggiungerla. Nel frattempo lei è nel panico più totale: Luigi è rimasto di fronte alla sua porta, la aspetta al varco. Allora lei prende un coltello, esce, e si piazza sulla porta. Non fa altro. Rimane lì in posizione di difesa, pronta a colpire se minacciata ancora. Luigi da bravo vigliacco indietreggia e chiama i Carabinieri. Sì, sembra assurdo, ma di cose assurde di qui in poi ne succederanno. All'arrivo dei Carabinieri di San Colombano al Lambro, Bruna dice di essere stata aggredita. Luigi invece dice “no, è lei che mi ha aggredito”. Lei allora dice “guardate i miei segni, guardate cosa mi ha fatto”. I Carabinieri le si fanno incontro. Non la degnano di uno sguardo. La invitano a seguirli. Lì Bruna capisce: qualcosa non va. Vogliono portarla via, qualsiasi cosa sia successa. Così si rifugia in casa. Da dietro la finestra tenta di mediare, di far vedere ai Carabinieri e ai paramedici del 118, accorsi anche loro sul posto, gli ematomi. Sono anche io al telefono con lei in quei momenti e nessuno degna i suoi segni di uno sguardo. Continuano a ripeterle che si deve far controllare e che deve seguirli. Riesco a parlare con un Carabiniere e a strappargli la promessa di aspettare fino a che io, persona lucida, non fossi arrivato lì. Bruna si tranquillizza, esce di casa, si fa misurare la pressione. Al primo segno di debolezza 6 Carabinieri la prendono, la stendono sulla lettiga e la legano. Lei si oppone, ripete “la casa, il cane...”. Uno di loro allora le mette una mano sulla bocca, dicendole “ e chiudi sta bocca di merda”. Quando io arrivo nei pressi di San Colombano, oltre a non trovare i Carabinieri che avrebbero dovuto attendermi, lei mi fa sapere che l'hanno trasportata all'ospedale di Codogno. Le è stato ordinato un TSO. Un trattamento sanitario obbligatorio. Per 7 giorni dovrà rimanere chiusa contro la sua volontà nel reparto i psichiatria. In poche parole, Bruna viene creduta pazza!
-->>Contemporaneamente, con una velocità strabiliante, Roberto si presenta a casa della nonna di S con i Carabinieri per far valere il suo diritto - senza doveri - di padre, visto che la madre è stata ricoverata. Egli ha una carta del giudice che sancisce l'affido congiunto e che quindi decreta che la figlia vada con lui essendo l'unico genitore non impossibilitato a svolgere tale mansione. Certo non si capisce come faccia un nullatenente a garantire una vita serena alla figlia. E' molto strano inoltre che Roberto sapesse del ricovero di Bruna, non essendo un suo familiare ed essendo il TSO un atto privato. Il TSO viene ordinato dai medici del 118, dal sindaco, da un giudice e in seguito confermato da due medici all'interno dell'Ospedale di destinazione. Senza contare i Carabinieri che erano lì. Apparte queste persone, i medici e i familiari della paziente, nessuno potrebbe sapere di questo ricovero. Ha forse amici all'interno delle istituzioni? E in secondo luogo, di sabato pomeriggio sono riusciti a fare questa cosa nel giro di un'ora?
-->>S non ne vuol sapere minimamente di andare dal padre, piuttosto è disposta ad entrare in una casa famiglia. I Carabinieri insistono, dicono che se non viene lei POSSONO PORTARLA VIA CON LA FORZA. E intanto la nonna cerca di convincerli: che male c'è a lasciare la ragazzina a casa sua, che la conosce e la accudisce dalla sua nascita? S rimane lì e qualche sera va a dormire dai suoi amici. Come una ragazzina della sua età fa ogni fine settimana. In risposta a questo rifiuto i Carabinieri dichiarano S “SCOMPARSA”.
-->>Io arrivo in ospedale dove mi trovo di fronte ad una scena che non auguro a nessuno di vedere: la donna che ami è stesa su un letto a cui era stata legata, totalmente assente, con la faccia di chi ha perso tutte le speranze. La faccia di chi è stato picchiato, insultato da chi dovrebbe difenderci, legato e considerato pazzo. Il dottore che viene a parlarci quella sera alle 22.00 è la PRIMA PERSONA che referta i lividi. 24 ore dopo i medici sciolgono il TSO, rendendosi conto che non è un provvedimento adatto. Bruna rimane nel reparto psichiatrico da volontaria per dimostrare ulteriormente la sua buona fede.
-->>Esce mercoledì 8 aprile 2009, appena in tempo per le vacanze di Pasqua. Riabbraccia la figlia, i familiari, e la sua quotidianità, che però è lungi dall'essere tranquilla. Scopriamo infatti che il cane è stato accalappiato irregolarmente. I Carabinieri lo hanno preso e sbattuto in canile senza riferire il nome del proprietario, e ovviamente senza informare il proprietario del luogo in cui l'animale è stato portato. Loro dicono di averlo fatto per salvaguardarlo, visto che la signora era stata ricoverata. Non si spiega come non abbiano salvaguardato anche i 2 gatti però, di cui una cieca, che hanno fatto la fame chiusi in casa. La verità è che ai vicini di casa il cane non è mai piaciuto. Lui lo ha sempre allontanato in malo modo. E quando se lo sono tolto di mezzo hanno tirato a lucido il cortile. Come nuovo. Senza più quel cagnaccio. Siamo andati a riprenderlo al canile dopo che la nonna di S si è attaccata al telefono per scoprire dove fosse stato portato. 140 euro l'inutile spesa del canile, visto che il cane poteva essere preso in custodia da un conoscente, se informati come si deve dei fatti.
-->>Roberto intanto non si da pace. Chiama a scuola di S e dice che Bruna è pazza. I Carabinieri hanno coinvolto il tribunale dei minori, perchè anche secondo loro BRUNA E' PAZZA. Sul verbale di quel giorno infatti, le forze dell'ordine dicono di non aver trovato alcun segno sul corpo della donna. E non si capisce COME MAI LA SIGNORA SI SIA CHIUSA IN CASA DOPO L'AGGRESSIONE. Peccato che però i segni siano stati refertati all'ospedale dal medico e fotografati.
-->>Noi stiamo cercando un avvocato con gratuito patrocinio per portare avanti la faccenda. Anche per fare tutte le denunce del caso: quella ai Carabinieri, a chi ha ordinato il TSO, a Roberto che sapeva del TSO senza averne alcun diritto e si è presentato a ritirare S come se fosse un pacco postale in compagnia dei suoi amici tossicodipendenti. Se qualcuno volesse darci una mano gliene saremo grati. Io intanto ho faxato ai Carabinieri la mia versione dei fatti in quanto testimone telefonico dell'aggressione e del disservizio attuato dal 118. E' passata una settimana e nessuno mi ha contattato.
-->>Anche il solo diffondere questa storia al di fuori dai confini di San Colombano sarà utile per noi, per non sentirci soli contro un'ingiustizia che arriva da chi la giustizia dovrebbe farla rispettare. Io penso che le cose qui in Italia, quando c'è del marcio, si risolvono in due modi. Il primo è morire. Bruna sarebbe dovuta morire e allora sarebbe successo come ad Erba, con tanto di Vespa che si domanda come è potuto succedere. Ma siccome non ci tengo a perdere la donna che amo, scelgo il secondo: sputtanare. Quando la gente sa e parla è già una piccola vittoria per non far cadere la verità in un silenzio che sa di mafia.
-->>Amo Bruna. Voglio un bene dell'anima a S. E ciò che sta capitando è ignobile. Voglio giustizia, e che tutti sappiano come lavorano i Carabinieri del loro paese, o che il loro vicino di casa che magari ritrovano a messa picchia le donne sole in casa, o ancora che l'agente immobiliare che gli ha venduto la casa è un tossicodipendente che non mantiene la figlia e molto probabilmente evade il fisco.