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sabato 19 gennaio 2013

Stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di assisterla

A Colonia una donna viene stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di prescriverle il contraccettivo di emergenza. Questo atteggiamento è in linea con i principi cattolici, ma di certo non è in linea con l'etica professionale e il diritto all'assistenza delle donne.

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Stuprata, rifiutate le cure in due cliniche cattoliche
Polemica in Germania: niente pillola del giorno dopo alla vittima

Non sono bastati la droga prima e lo stupro poi. Il damma è proseguito in ospedale, dove ben due cliniche cattoliche si sono rifiutate di prescriverle la pillola del giorno dopo per bloccare un'eventuale gravidanza.
OBBLIGATORIO PRESCRIVERLA.
La vicenda, che ha visto protagonista una giovane ragazza tedesca, è avvenuta lo scorso 15 dicembre a Colonia, in Germania. Anche se si è saputo solo il 17 gennaio. Suscitando aspre polemiche: «Dopo una violenza sessuale dovremmo fare anche un colloquio per la pillola del giorno dopo e fornire la ricetta», ha risposto un medico della clinica Vinzenz a Irmgard Maiworm, la ginecologa dell'ambulatorio di pronto soccorso cui si era rivolta per prima la giovane, «ma ciò non è conciliabile con i valori cattolici e non lo possiamo fare». Per aver concesso la visita e prescritto la pillola in un caso simile, ha inoltre argomentato preoccupato il medico della clinica cattolica, una collega era stata licenziata.
VIOLENTATA DOPO UNA SERATA CON AMICI.
Stessa incredibile risposta anche dal secondo nosocomio, la clinica del Sacro spirito: «Per una questione morale sono state rifiutate le cure a una donna profondamente traumatizzata. Quale morale è mai questa?», ha commentato Maiworm, che ha denunciato il caso. La violenza era arrivata alla fine di una serata trascorsa con amici. Spaventata la donna aveva chiamato la madre, con cui era subito andata dalla dottoressa Maiworm, che dopo gli accertamenti e la denuncia alla polizia, voleva mandarla nel vicino ospedale per la pillola del giorno dopo e i prelievi utili anche per le indagini: «Per me», ha aggiunto Maiworm, «questa chiesa è medievale».
I VESCOVI: LA PRESCRIZIONE È VIETATA.
L'arcivescovado di Colonia ha negato che negli ospedali cattolici della città possano essere rifiutate le cure a donne che hanno subito violenza: «Presumibilmente ci sarà stato un malinteso». Vietata è solo la prescrizione della pillola del giorno dopo, è scritto in un comunicato stampa sulla vicenda. La giovane è infine stata accolta e curata dall'ospedale evangelico Kalk di Colonia.

Giovedì, 17 Gennaio 2013

Fonte: http://www.lettera43.it/cronaca/stuprata-cure-rifiutate-in-due-cliniche-cattoliche_4367580357.htm

sabato 22 dicembre 2012

Vengoprima: La mia scelta viene prima

Condivido il video realizzato dal Collettivo femminista e lesbico VengoPrima, con le testimonianze, in prima persona, sulla difficoltà di reperimento della pillola del giorno dopo e sulla violenza psicologica alla quale siamo sottoposte, tutte le volte in cui cerchiamo di far rispettare il nostro diritto alla salute e all’autodeterminazione.
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
 
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
É un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna.
Siamo stanche di chi condanna l’aborto senza alcun riguardo per la storia della persona. Ogni donna sa se quello che sta vivendo è il momento giusto oppure no per avere un figlio. Può non esserlo per molti motivi. Possono sorgere conflitti di coppia, ci si può non sentire “predestinate” alla maternità, si ha già il numero di figli desiderato, si è sotto il giogo della precarietà o della disoccupazione e l’assenza di un vero welfare impedisce di fare questa scelta serenamente. Oppure, si è donna single o lesbica che vorrebbe essere madre, ma in questo paese le viene impedito per l’impossibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa. Anche per questo riconosciamo in chi condanna l’aborto non un appello alla “vita”, ma una volontà “normalizzante” rispetto a cosa è o deve essere la famiglia e rispetto a cosa deve essere l’individuo: uomo o donna ed eterosessuale.

Il crescente numero di obiettori di coscienza mette a rischio la nostra possibilità di scelta. Lo stigma morale che spesso ci viene addossato da parte di certo personale nelle strutture pubbliche la rende oltremodo difficile.
Vogliamo vivere in un paese laico e rifiutiamo qualsiasi interferenza confessionale all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Vogliamo consultori pubblici che forniscano un’informazione corretta sulla sessualità, sulla contraccezione, sulla gestazione, sull’interruzione di gravidanza e su ogni altra questione che riguarda la nostra salute e i nostri diritti. Diritti che non sembrano mai davvero acquisiti, se ciclicamente vengono messi in discussione.
Non accettiamo il sistema patriarcale e tradizionale, propagato da stato e chiesa, che impone la famiglia eterosessuale come base della società e diffonde idee sessiste – maternità come destino naturale di ogni donna – e omofobe – impossibilità per le lesbiche di esercitare il diritto alla maternità.
Non abbiamo bisogno di guardiani della morale, vogliamo scegliere sui nostri corpi.
Sulle nostre vite sappiamo scegliere.
Grazie per il vostro lavoro!

Da fas 
 

venerdì 30 dicembre 2011

Storie ai confini dell'umano (dell'intelligenza e della compassione)


Vi invito a scrivere le vostre storie di aborto negato, di contraccezione negata (pillola del giorno dopo) e di disumanità nel trattamento di questi eventi, sul blog di Loredana Lipperini.
Cerchiamo di restituire alla nostra società un po' di rispetto, di umanità e, soprattutto, laicità.

giovedì 27 maggio 2010

Napoli: sospesa prenotazione Ivg al Vico Equense

"Nell’ospedale di Vico Equense viene, in questi giorni, sospesa la prenotazione degli interventi di IVG, a causa della mancanza del personale che effettua le anestesie.

Nel clima creato dalle “necessità” del rientro sul debito sanitario, incomprensibilmente, le regioni ancora temporeggiano sull’introduzione della pillola RU486, che costituisce un’occasione di alleggerimento delle strutture ospedaliere. Nel caso di Vico Equense, che per altro ha fatto la richiesta di poter offrire questa soluzione alle utenti, sarebbe un evidente contributo alla riduzione delle spese di anestesia.

La nostra domanda è principalmente al Ministero ed ai nuovi governi locali regionali, tra i quali molti, immediatamente dopo la chiusura delle urne, hanno impugnato come una bandiera la “questione” pillola, la cui commercializzazione era stata appena approvata.

La nostra domanda è: a quando le linee guida per la regolamentazione del farmaco già introdotto dall’AIFA?

Sul debito della Campania e sulla mancata corresponsione dei finanziamenti statali, di fronte al poderoso rientro già attuato, abbiamo le nostre convinzioni, ma gli effetti che vediamo non sono opinabili.

Di fronte ad una legge dello stato che va applicata, l’argomento del debito viene usato per scoraggiare l’accesso al diritto sancito da quella legge stessa .

I reparti di IVG sono vessati, non a caso, perché il disvalore e la colpevolizzazione “sociale” delle utenti viene indotto anche con l’argomento dei costi.

Ma se è questo il servizio che lo Stato vuol rendere alle cittadine, a fronte di un suo preciso obbligo, diciamo che c’è un mezzo per ridurre costi e al contempo rispondere all’art. 15 della legge 194 (che prevede l’aggiornamento delle tecniche, e la ricerca di mezzi sempre meno invasivi).

La legge Italiana sull’interruzione di gravidanza non prevede il ricorso al privato ed anzi lo punisce, la sua applicazione è una responsabilità precisa delle Istituzioni, eppure da più di vent’anni si fa ostruzionismo, si inducono difficoltà inventate, si discute di convinzioni morali già sconfitte da un referendum.

Tutto questo con un insopportabile intento, portato avanti con costi anche economici: trasformare una facoltà in una vergogna, riportare “le colpevoli” ad essere merce di un affare clandestino."

Comitato 194, Udi di Napoli
Napoli 25/05/10"

Fonte: femminismo a sud

sabato 22 maggio 2010

Pillola del giorno dopo negata: "Incinta, chiedo i danni"

Parla la donna di Teramo che ha fatto causa all'Asl per una gravidanza non voluta dopo che tre medici hanno rifiutato di prescrivere il contraccettivo d'emergenza. "Amo mio figlio, ma mi batto per le donne che si vedono negare un diritto"
Di Cristina Bassi

Una sera di quattro anni fa Lucia (il nome è di fantasia) ha avuto un incidente di percorso, ha chiesto ai medici, ripetutamente, la pillola del giorno dopo ma loro si sono rifiutati di prescriverla. Ci sono buone probabilità che per questo motivo sia rimasta incinta di un bambino che oggi ha tre anni. La 38enne abruzzese, che fa l’operaia, ha quindi citato in giudizio l’Asl di Teramo, chiedendo un risarcimento di 500 mila euro. È un caso unico nel suo genere. Per lei e il suo avvocato, Felice Franchi, è stato negato un diritto, con danno morale, biologico, patrimoniale e sulla vita di relazione di una giovane donna che ha dovuto affrontare da sola la gravidanza e il parto e che ora sta crescendo suo figlio senza un compagno. Il padre del bambino non l’ha voluto riconoscere.

La pillola del giorno dopo è un contraccettivo d’emergenza, si usa cioè dopo il rapporto non protetto, nel dubbio di poter rimanere incinte. È efficace se presa entro 72 ore dal rapporto a rischio, tuttavia non dà una sicurezza al cento per cento. L’efficacia è più alta, più è tempestiva l’assunzione. In Italia la pillola del giorno dopo può essere venduta dietro prescrizione medica, per poter assumerla è quindi necessario rivolgersi a un consultorio, al proprio medico, a un ginecologo, al pronto soccorso o a un presidio di guardia medica. Il contraccettivo d’emergenza agisce bloccando l’ovulazione, prima che questa si realizzi, non è quindi un farmaco abortivo.

Non va confuso con la cosiddetta pillola abortiva, la Ru486, diversa per principio attivo, effetto, tempi e modi di somministrazione. Sulla possibilità degli operatori sanitari obiettori di coscienza di rifiutarsi di fornire la pillola del giorno dopo il dibattito è aperto. La legge sull’aborto non prevede questa eventualità, visto che il contraccettivo d’emergenza non è abortivo, ma l’ordine dei medici si è espresso a favore. Nel concreto succede spesso che medici, infermieri e farmacisti contrari all’aborto non diano la pillola del giorno dopo e che le donne facciano fatica a procurarsela.

Nel nostro Paese i ginecologi obiettori sono circa il 70 per cento del totale (il dato è del ministero della Salute ed è relativo al 2007. Nel 2005 i ginecologi obiettori erano il 58,7%). In tutte le regioni (tranne la Valle d’Aosta, dove la percentuale è del 16,7%) gli specialisti che non praticano aborti sono più della metà, in Lombardia sono il 65,6 per cento, molti di più in Lazio (85,6%), Molise (82,8%), Campania (83,9%), Basilicata (84,1%) e Sicilia (83,5%). Queste percentuali rendono in molti casi difficilmente applicabile la legge 194.

Lucia, come sono andate le cose la sera del concepimento?
Uscivo con un ragazzo, non era un vero fidanzamento. Mi stavo ancora riprendendo da una lunga relazione finita male e con quest’uomo non avevo una relazione stabile. Dopo una pausa di circa un mese ci siamo rivisti e durante un rapporto si è rotto il preservativo. Nel dubbio di rischiare una gravidanza non voluta, sono andata alla guardia medica e al pronto soccorso di due ospedali, nella mia città e nella città vicina, per avere la pillola del giorno dopo. Si è trattato sempre di strutture pubbliche, ma in tutti i casi il farmaco mi è stato negato.

Perché?
Nessuno dei tre medici che ho consultato mi ha detto espressamente di essere obiettore di coscienza, tutti però si sono tirati indietro. Ero in evidente difficoltà, ma pur avendo bisogno di aiuto qualcuno di loro mi ha trattata male e mi ha guardata come se invece di una donna consapevole fossi stata una ragazzina che non sapeva cosa stesse facendo. In un caso mi è stato detto che avevano finito i moduli per sollevare la struttura dalle responsabilità per gli effetti collaterali. Una dottoressa mi ha invece spiegato che per prescrivermi il farmaco doveva farmi una visita ginecologica. Io ho obiettato che non volevo farmi visitare da un ginecologo che non fosse il mio e lei ha risposto che allora non poteva fare nulla per me (per avere la pillola del giorno dopo non è obbligatorio sottoporsi a visita ginecologica, ndr). Alla fine ho trovato una ginecologa che mi ha dato la pillola, ma a quel punto era troppo tardi.

Ed è rimasta incinta.
Incinta e sola, perché il mio ex partner non voleva che tenessi il bambino. Ho rifiutato di abortire e lui non ha voluto riconoscere il figlio. Il bambino porta il mio cognome, anche se somiglia tutto al padre.

La controparte sostiene che ci sono dubbi sulla paternità e, quindi, sul legame di causa-effetto tra quella pillola negata e la gravidanza.
Sono sicura che il padre sia lui e che il concepimento sia avvenuto in quella occasione. Non uscivo con nessun altro in quel periodo. Non avrei alcun problema in caso di test del dna, a condizione però che quell’uomo non rivendichi in futuro la paternità. Non c’è più posto per lui nella nostra vita, io e mio figlio stiamo bene e ce la caviamo grazie alle nostre forze e al sostegno della mia famiglia.

Perché non ha abortito?
Sono contro l’aborto, non avrei mai potuto farlo. La pillola del giorno dopo è un contraccettivo d’emergenza, che si prende nel dubbio di poter rimanere incinte. Sono due cose molto diverse. Sono felice di non aver interrotto la gravidanza: il mio bambino è la gioia della mia vita.

Ma non ha paura che questa storia possa mettere in dubbio il suo amore per lui?
Nessun timore. Il punto non è che ho avuto un bambino, ma il fatto che mi è stato negato un diritto. Se non avessi voluto mio figlio, avrei potuto abortire. Siccome faccio un lavoro pesante, mi sono messa subito in maternità per non rischiare di perderlo. E l’ho amato dal primo momento. È venuto al mondo nonostante quello che è successo, vuol dire che il mio destino era di diventare mamma.

Perché ha deciso di fare causa all’Asl?
Per creare un precedente che garantisca qualche tutela in più alle donne, magari giovanissime, che si troveranno nella mia situazione. Capita troppo spesso che una ragazza, vedendosi rifiutare la pillola del giorno dopo o trovandosi davanti un medico che con un pretesto cerca di dissuaderla, debba poi affrontare il trauma dell’aborto. Il contraccettivo d’emergenza dovrebbe essere prescritto senza alcun problema, le strutture che si rifiutano di farlo violano la legge.

tg24.sky.it

lunedì 6 ottobre 2008

Opuscolo informativo sulla sessualità

Redatto dal gruppo Malefimmine e distribuito, tra gli altri, dal blog Femminismo a sud. L'opuscolo informa su quando come e perchè rivolgersi ad un consultorio, si rivolge alle femmine ma anche ai maschi.

Qui l’opuscolo.

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