Alcune cittadine ci hanno esposto di non aver potuto prenotare i loro interventi in day surgery presso il II Policlinico del Centro Storico di Napoli, principalmente le interruzioni di gravidanza. Il blocco totale del reparto è stato deciso e comunicato dal direttore dott. Marcello Ciervo, in seguito ad un’ispezione dei NAS che ha messo in evidenza alcune inottemperanze.
Noi dell’UDI abbiamo denunciato la gravità di tale provvedimento ed invitato le autorità competenti a provvedere agli adeguamenti necessari tempestivamente, al fine di riprendere la normale attività. In assenza di chiari e rassicuranti segnali di una volontà di ripristino nel senso dell’interesse e del diritto delle cittadine, non potremo che dar seguito alla nostra denuncia nelle sedi legali.
Quanto avviene periodicamente, e sempre più spesso nel nostro paese, nei reparti di IVG è in stretta relazione alle reticenze politiche nei luoghi decisionali, che relegano sempre di più la salute e l’autodeterminazione procreativa delle donne ai margini del sistema sanitario.
Le inottemperanze da parte dei responsabili politici e sanitari, riscontrate dai NAS, si sono dipanate nel non aver provveduto ad allocare alternativamente i servizi in questione, in attesa dei dovuti adeguamenti alla struttura.
La Regione Campania non dispone di un centro unico di prenotazione degli interventi di IVG, servizio che invece più volte l’UDI ed altre associazioni hanno chiesto in modo visibile e chiaro, per superare il disagio dell’incertezza delle utenti di fronte all’indisponibilità di una struttura, indirizzandole a quella disponibile.
La regione Campania non rende disponibile l’RU486, l’interruzione di gravidanza farmacologica, privando le utenti di un’alternativa meno invasiva di quella chirurgica e meno gravosa dal punto di vista delle degenze.
Simili circostanze, in concorso con un clima politico di occultamento della dimensione femminile dei diritti e dei bisogni, stanno segnando nel nostro paese il ritorno alla cultura della clandestinità, e del lucro conseguente, su uno degli eventi dolorosi della vita delle donne.
In questo tempo elettorale la politica dispensa rassicurazioni, sulle cui prospettive l’esperienza ci illumina.
Ancora di più ci illumina che, nel potere, la metà dell’elettorato che ha problemi come quello di cui parliamo, sia rappresentata dai sogni maschili.
Fonte: http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article4019
sabato 2 maggio 2009
Comunicato dell'UDI di Napoli
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domenica 1 febbraio 2009
Godersela
Si che il manifesto l’ho visto, dico quello dei poliziotti che infilano le mani sotto la gonna alle ragazze, si che ho provato una sensazione di incontrovertibile schifo e disagio, disagio di vivere in questo paese che colleziona stupri e idioti e volgarità, sensazione che non mi abbandona e non mi abbandonerà mai più.
Solo che ormai è un gioco facile, è il gioco più antico della comunicazione, da quando la comunicazione esiste, cioè da sempre, cioè da sempre si stupisce e provoca per vendere un’idea o un prodotto o aria fritta che faccia girare danaro e lasci residui oleosi solo sulle mani di chi i soldi se li vede scivolare dalle mani, tra una bolletta e l’altra, ma cammina per strada, magari di notte torna a casa dopo aver fatto l’infermiera, la badante, la baby sitter, la ballerina, l’operaia, la spazzina, la puttana e si ritrova proiettata in un mondo parallelo dove la sua dignità è palesemente derisa.
Un manifesto che si sipira la messaggio evangelico viene rifiutato e l’altro che inneggia alla violenza di genere, di dimensioni mastodontiche, si impone dagli spazi pubblicitari del comune della tua città.
Mentre una ragazza viene stuprata da cinque uomini.
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lunedì 26 gennaio 2009
Belladonna
Molestia stupro e violenza non sono attestazioni di stima.
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*La bella donna dove Amor si mostra.
Guido Cavalcanti.
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venerdì 14 novembre 2008
“Si vince colpendo il compratore”?
“E’ la cultura dell’eguaglianza di genere che può combattere la prostituzione” (…) “Me lo lasci dire, sono letteralmente sconvolta e spaventata dalla direzione presa dall’Italia: punire le ragazze le farà scappare dalla polizia, non collaboreranno più, per voi prendere i criminali diventerà impossibile”
Da Repubblica.it
Chi compra un essere umano, una parte di quell'essere, per fame, paura, ignoranza, non è diverso da chi lo vende. Su questo punto sono d'accordo, l'unico punto, col decreto Carfagna. Decreto fumo negli occhi, salviamo le apparenze, puliamo le strade, delle donne chissenefrega, non c'è dubbio, non c'è alcuna progettualità nella legge Carfagna. Ma di certo i clienti non sono meglio degli sfruttatori, metterli accanto a loro è un atto concettualmente onesto se vogliamo. Punire le prostitute invece è stupido e ipocrita.
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Molestie tra allievi prof in tribunale
Saranno processati per violenza sessuale
MONICA CERAVOLO
PALERMO
Gli insegnanti di una scuola media di Palermo sono accusati di violenza sessuale per non avere impedito che un'alunna venisse palpeggiata da un compagno. I 4 professori della Lambruschini, istituto di una zona popolare della città, sono stati rinviati a giudizio perché ritenuti colpevoli di omissione: hanno consentito, col loro silenzio, che il reato si consumasse. Nulla, invece, viene contestato all'autore delle molestie che nel 2006, epoca dei fatti, aveva 12 anni e non poteva essere incriminato.
Le violenze si sono consumate tra le classi e i corridoi della scuola frequentata dalla tredicenne e dal suo persecutore, un ragazzino di prima media. Per mesi l'adolescente è stata avvicinata e palpeggiata dal compagno in un crescendo di approcci culminati nella simulazione di un atto sessuale dentro il bagno delle ragazze, dove il dodicenne aveva seguito la compagna. L'accusa nei confronti degli insegnanti è stata formulata dal pm Maurizio Agnello, su richiesta del gip che ha imposto l'imputazione coatta. Il pm, infatti, in un primo momento aveva chiesto l'archiviazione.
La vicenda inizia quando la ragazzina ritorna a casa con una nota sul diario, scritta da un professore all'indirizzo dei genitori: «Alla luce di quanto accaduto oggi, ossia i numerosi tentativi di palpeggiamento cui sua figlia è fatta oggetto, suggerirei di controllare l'abbigliamento. A tale proposito esiste una direttiva ben precisa della preside a cui occorre attenersi». La nota è scritta nello stesso giorno in cui la tredicenne viene molestata in bagno e, per risposta, prende a pugni il compagno. Invece di prendere provvedimenti nei confronti del molestatore, è la vittima a essere richiamata.
Il padre, sconvolto dal contenuto della nota, risponde con una querela. Altro paradosso: la preside e un'insegnante controquerelano l’uomo che finisce indagato per calunnia e diffamazione.
Il fascicolo arriva così, una prima volta, in procura sul tavolo del pm Agnello, che spedisce le carte al tribunale per minorenni per verificare le accuse di molestie. Il tribunale liquida la faccenda specificando che il presunto autore degli atti sessuali ha meno di 14 anni e quindi non è imputabile. Ma il caso non si chiude lì. Il gip Pasqua Seminara, alla quale è affidato il giudizio, chiede di approfondire il caso. Viene fissato l'incidente probatorio nel corso del quale sono sentiti numerosi alunni della Lambruschini. Gli episodi di molestie sono confermati dalle compagne. Il diario della ragazzina è pieno di descrizioni e commenti sugli episodi.
Emerge una situazione, all'interno della scuola, contraddistinta da gravi problemi disciplinari: gli alunni, anche durante le ore di lezione, vanno e vengono dalle classi, entrano nelle aule di altri compagni, s’infilano nei bagni e girano per i corridoi. I docenti confermano.
Il pm chiede nuovamente l'archiviazione del caso. Nelle 16 pagine che accompagnano la richiesta sottolinea la mancanza di dolo da parte dei docenti, inconsapevoli delle molestie. Il gip impone il rinvio a giudizio per i 4 insegnanti, quelli indicati come i più «distratti», coloro che – stando alle testimonianze dell'incidente probatorio – non avrebbero fatto granché per imporre l'ordine nelle classi, lasciando spazio all'anarchia. Nei loro confronti un'accusa pesante: violenza sessuale in forma di omissione. Il pm ha annunciato che riformulerà la richiesta di archiviazione. Il padre della vittima, prosciolto dalla calunnia, sarà parte civile.
LaStampa
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domenica 9 novembre 2008
Orrore in una "clinica" nigeriana Scoperta la "fabbrica dei bambini"
In una clinica per maternità ragazze schiave e violentate
costrette a portare avanti la gravidanza e cedere il nenonato
ENUGU (Nigeria) - Nati per essere venduti. In Nigeria è stata scoperta una "fabbrica di bambini". Per tutti era una clinica per maternità, in realtà quello che si faceva all'interno, soprattutto di notte, era organizzare un traffico di neonati strappati al madri costrette con la forza alla gravidanza e messi sul mercato.
Questo ha scoperto la polizia quando ha fatto irruzione nell'edificio di due piani di Enugu, nell'est del Paese. Quando gli agenti sono entrati hanno liberato una ventina di donne. Stando alla ricostruzione fornita dalle organizzazioni umanitarie di quella che è stata definita la più vasta operazione di polizia contro una rete di trafficanti di bambini, il medico responsabile della clinica di attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non volute, proponendo loro di aiutarle ad abortire.
Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, quindi costrette a separarsi dal proprio bambino in cambio di circa 20 mila naira (135 euro).
I bambini veniva poi venduti, generalmente a nigeriani, per una cifra che oscilla tra i 300 e i 450 mila Naira (2.000-3.000 euro).
"Appena entrata, mi hanno fatto un'iniezione e sono svenuta - ha raccontato alla France Presse una delle donne liberate - quando ho ripreso conoscenza, mi sono resa conto che era stata violentata". La ragazza, 18 anni, è stata quindi rinchiusa con le altre donne. Il medico l'ha violentata di nuovo il giorno dopo, una settimana prima dell'intervento della polizia. Secondo la polizia, il medico "invitava" anche altri uomini "per ingravidare le ragazze".
Secondo le organizzazioni locali che si battono contro il traffico di essere umani, le fabbriche di bambini non sono rare in Nigeria, il paese che conta il più alto numero di abitanti del continente africano, 140 milioni. E anche se non esistono dati precisi sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, gli attivisti sostengono che si tratta di un'attività molto diffusa, gestita da organizzazioni molto strutturate. "Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo", dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell'agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani. Secondo l'Unicef, sono almeno dieci i bambini che vengono venduti ogni giorno in Nigeria per usarli come manodopera, per farli prostituire o semplicemente per la cultura della sterilità come maledizione che ancora permea molti strati della popolazione del Paese.
Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel paese sono almeno una decina. "Tutto questo esiste da tempo, ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando un'ong ha lanciato l'allarme e ci ha segnalato che i bambini venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali", ha aggiunto.
In alcuni casi, giovani donne molto povere ricorrono di propria volontà a questa pratica per avere denaro. Nella clinica di Enugu, "abbiamo trovato quattro donne che erano lì da tre anni, per fare figli", ha detto il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu.
Fonte: repubblica.it
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Labaro, tenta stupro nel parco i passanti reagiscono: arrestato
Repubblica — 04 novembre 2008 pagina 1 sezione: ROMA
Ha tentato di stuprare una ragazza cecoslovacca di 25 anni nel parco "Collidoro" di Labaro. Una scena selvaggia, sotto gli occhi di numerosi passanti. Il maniaco, un russo di 25 anni, completamente ubriaco, è stato arrestato dagli agenti del commissariato Flaminio. La giovane donna, accompagnata in ospedale, ne avrà per 22 giorni. «Abbiamo sentito urlare e ci siamo avvicinate - raccontano due giovani testimoni - c' era una ragazza col viso segnato dalle percosse che cercava di difendersi da un uomo. Lui la picchiava selvaggiamente e un amico della vittima, anche lui straniero, tentava di mettersi in mezzo ma è stato picchiato a sua volta. Qualche macchina si è fermata, i conducenti sono scesi e si sono scagliati sull' uomo mentre chiamavamo il 113. Poi, dopo una ventina di minuti, è arrivata una volante e quell' uomo è stato arrestato». - MASSIMO LUGLI
Fonte: repubblica.it
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venerdì 31 ottobre 2008
anno 2008
donna uccisa
il.....................a................................da:
2 gennaio - milano............................figlio
8 gennaio - pisa...............................sconosciuti
9 gennaio - foggia............................convivente
11 gennaio - garbagnate......................marito
25 gennaio - bergamo.........................sconosciuto
30 gennaio - cosenza-campo rom..........sconosciuti
31 gennaio - padova...........................marito
1 febbraio - viterbo...........................amante
5 febbraio - castellamare di stabia......marito
21 febbraio - napoli............................marito
23 febbraio - pistoia...........................protettore
24 febbraio - lucera............................vicino di casa
27 febbraio - benevento......................sconosciuto
29 febbraio - bari...............................marito
8 marzo - isernia..........................amico
10 marzo - taranto..........................marito
10 marzo - taranto..........................padre
10 marzo - taranto..........................padre
16 marzo - cuneo............................conoscente
17 marzo - savona...........................figlio
17 marzo - savona...........................ex fidanzato
21 marzo - lecco..............................figlio
23 marzo - torino.............................sconosciuto
23 marzo - livorno............................sconosciuto
25 marzo - ferrara............................sconosciuto
27 marzo - nuoro.............................sconosciuti
30 marzo - sezze.............................convivente
9 aprile - roma..............................marito
16 aprile - salerno...........................fratello
19 aprile - perugia...........................sconosciuto
21 aprile - pistoia............................sconosciuto
25 aprile - monterone.......................racket
25 aprile - monterone.......................rachet
26 aprile - verona............................amico del marito
29 aprile - foligno............................padrone di casa
7 maggio - genova.............................protettore
8 maggio - milano..............................sconosciuto
13 maggio - niscemi.............................amici
14 maggio - rimini................................ex fidanzato
17 maggio - bari..................................marito
21 maggio - napoli...............................figlio
25 maggio - lago d'iseo........................marito
26 maggio - mantova...........................sconosciuto
30 maggio - piacenza...........................sconosciuto
4 giugno - vicenza...........................marito
6 giugno - milano............................convivente
8 giugno - rimini..............................nipote
10 giugno - bergamo...........................conoscente
6 luglio - perugia............................sconosciuto
15 luglio - prato................................marito
16 luglio - genova..............................conoscente
13 luglio - grosseto............................sconosciuto
17 luglio - senigallia...........................ex marito
25 luglio - bergamo.............................ex fidanzato
31 luglio - scicli..................................marito
2 agosto - canosa di puglia...................marito
2 agosto - canosa di puglia...................genero
18 agosto - genova................................convivente
20 agosto - parma.................................marito
20 agosto - parma.................................padre
21 agosto - arezzo.................................convivente
23 agosto - luzzara................................convivente
29 agosto - fano....................................ex convivente
3 settembre-ravenna..............................sconosciuto
5 settembre-sardegna.............................sconosciuto
9 settembre-prov.torino...........................padre
12settembre-pisa...................................sconosciuto
14settembre-bari....................................figlio
17settembre-bergamo.............................ex marito
17settembre-bergamo.............................ex marito dell'amica
18settembre-lecco..................................convivente
18settembre-roma..................................fratello
20settembre-montebello jonico.................marito
22settembre-napoli.................................marito
27settembre-ferrara.................................figlio
1 ottobre - foligno...............................ex convivente
2 ottobre - trapani...............................sconosciuto
6 ottobre - spoleto...............................ex convivente
7 ottobe - reggio calabria.....................sconosciuto
9 ottobre - bovalino...............................conoscente
16 ottobre - campobasso..........................marito
17 ottobre - alassio.................................sconosciuto
19 ottobre - foresto sparso.......................ex fidanzato
20 ottobre - reggio calabria.......................datore di lavoro
23 ottobre - caserta.................................marito
http://www.stalking.it/page.php?area=9&sez=32&id=168
http://www.rainews24.rai.it/ran24/rainews24_2007/speciali/donne/basta_15.asp
http://www.google.it/search?hl=it&q=donna+uccisa+da+marito&meta=
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/06/17/staffetta-di-donne-contro-la-violenza-da-niscemi-a-brescia
http://www.sorelleditalia.net/2008/01/26/e-nata-una-mailing-list-femminista-sommosse/
http://www.womenews.net/spip3/
sicuramente altre fonti avrebbero dato modo di scoprirne altre...purtroppo!
Fonte: piemunt
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Etichette: femminicidio, omicidio, violenza
sabato 18 ottobre 2008
Bergamo, arrestato pedofilo abusava delle giovani dipendenti
Il gestore di un bar faceva lavorare in nero ragazzine minorenni
poi le costringeva ad avere rapporti minacciando il licenziamento
BERGAMO - Faceva lavorare nel suo bar ragazze dai 13 ai 18 anni pagandole in nero, poi le costringeva ad avere rapporti con lui minacciando di licenziarle: dopo due mesi di indagini è finito in carcere un uomo di 68 anni, gestore di un locale del Bergamasco. Gli uomini del comando provinciale di Bergamo, che lo hanno arrestato, lo hanno definito un "pedofilo seriale".
Secondo l'accusa l'uomo, incensurato, titolare di un bar in un paese dell'Isola Bergamasca, avrebbe abusato sessualmente di almeno sette ragazze tra i 13 e 18 anni, che "assumeva" in nero per lavorare al bancone del suo locale.
L'indagine è partita ad agosto dopo il racconto di una ragazza - ai tempi tredicenne - che ha riferito ai militari di aver subito pesanti avances dall'uomo. Gli inquirenti hanno rintracciato altre sei ex dipendenti del locale che negli ultimi dodici mesi sarebbero state costrette ad avere dei rapporti sessuali completi con il loro datore di lavoro.
L'uomo, sfruttando il rapporto professionale, conduceva con una scusa le sue vittime nell'appartamento sovrastante il locale e abusava di loro, spesso imponendo alle ragazze il silenzio sotto la minaccia di far perdere loro il lavoro.
Il barista, che vive da solo, cambiava commesse ogni due o tre mesi: pare che gli episodi ai danni delle ragazze proseguissero da almeno un anno. Le vittime hanno raccontato ai militari le loro esperienze, spesso con dovizia di particolari. Il presunto pedofilo è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Ora è rinchiuso nel carcere di Bergamo, in attesa di essere interrogato dal gip.
(17 ottobre 2008)
Fonte repubblica.it
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martedì 7 ottobre 2008
Uccide la fidanzata per gelosia. Arrestato un operaio romeno
Giano dell'Umbria, il 23enne ha confessato di aver assassinato la ragazza
Sul corpo della 24enne colpi di bastone, coltello e alcuni morsi e testate
SPOLETO - L'ha uccisa per gelosia. Infierendo sul suo corpo. Farcas Iount, 23 anni romeno, ha assassinato Elena, una ventiquattrenne badante sua connazionale con cui era fidanzato. Il giovane, fermato nella notte dai carabinieri poco dopo il delitto avvenuto a Bastardo, una frazione del comune di Giano dell'Umbria, ha confessato. Ora dovrà rispondere di omicidio aggravato.
Il cadavere della ragazza presenta numerose lesioni da corpo contundente e da taglio. Ci sono anche segni che potrebbero essere stati provocati da morsi e testate. Il delitto è avvenuto nel tardo pomeriggio nella casa dell'operaio romeno dove abitava anche la fidanzata. Un appartamento di un villaggio costruito negli anni Sessanta per i dipendenti della vicina centrale Enel di Bastardo, dove oggi vivono anche molti immigrati.
A scoprire il cadavere è stato il fratello dell'omicida. L'allarme è stato dato intorno alle ore 20. Iount viene trovato in sella al ciclomotore. Sembra confuso, condotto in caserma ed interrogato per gran parte della notte pronuncia le prime ammissioni. Scatta così il fermo per omicidio.
'Simili drammi, legati a quanto pare a questioni sentimentali, non possono che turbare una comunita' tranquilla come questa, in simili circostanze ci sono poche risposte a tanti perchè" commenta Paolo Morbidoni, sindaco di Giano dell'Umbria.
(7 ottobre 2008)
Fonte: repubblica.it
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Etichette: aggressione, femminicidio, omicidio
Segregata in casa per 2 anni si salva mandando un sms
Foggia, giovane polacca riesce a contattare la madre. Arrestato il suo aguzzino
Gli investigatori: "Controllo totale sulla vittima". Un anno fa aveva avuto un bimbo
di GABRIELLA DE MATTEIS
FOGGIA - Per mesi ha pensato di scappare, ha cercato una via di fuga. Voleva chiedere aiuto, lasciare il casolare dove viveva segregata, oramai da due anni. Ma soltanto alcuni giorni fa è riuscita, con un sms, a contattare la madre. E così la sua prigionia è finita. Lei, una ragazza polacca di 28 anni, ora, racconta a fatica la sua odissea. Lo fa, stringendo al braccio il figlio di un anno, concepito nel periodo in cui ha vissuto, subendo violenze continue. Il suo aguzzino Sylvester, 29 anni, come lei originario della Polonia, ora, è in carcere.
Lo aveva conosciuto, appena arrivata in Italia. Di lui si fidava, per questo, ha spiegato agli agenti del commissariato di Manfredonia, lo aveva seguito in un casolare alla periferia del paese, aveva accettato la sua ospitalità e creduto alle sue promesse. Solo dopo ha capito: quel ragazzo che in Italia lavorava come bracciante, con un regolare contratto di lavoro, ricostruisce ora la polizia, si è trasformato in un aguzzino. E per la giovane donna è cominciata un'odissea.
La sua prigione è diventata una vecchia casa diroccata, in una zona isolata, in aperta campagna. Le porte e le finestre erano sempre sbarrate. Scappare o più semplicemente chiedere aiuto, per lei, era impossibile.
"Il controllo sulla vittima - spiega Antonio Lauriola, dirigente del commissariato di Manfredonia - era sistematico, totale, senza alcuna via di fuga o speranza di liberazione". Per due anni, la giovane donna ha subito le violenze (anche sessuali) dell'uomo, le sue minacce. Per due anni, ha chiesto di poter lasciare il casolare. Anche quando, dopo un anno, la ragazza ha dato alla luce un bambino, l'uomo non ha cambiato atteggiamento.
Di giorno era un operaio irreprensibile, stimato dai suoi datori di lavoro, di notte, invece, un uomo irascibile, violento. Lei era costretta a dormire in una stanza, da sola. Lui, invece, in un'altra, insieme al figlio.
E' stato un caso, solo un colpo di fortuna, se la ventottenne, nei giorni scorsi, è riuscita a chiedere aiuto. Sylvester aveva dimenticato il cellulare nel casolare e la giovane lo ha usato per inviare un messaggio alla madre che vive in Polonia. Così la polizia polacca ha allertato quella italiana. E per la donna è stata la fine di un incubo. Gli agenti del commissariato hanno bussato alle porte del commissariato, presentandosi come veterinari dell'Asl. Volevano evitare ogni reazione da parte dell'uomo, il rischio di un suo tentativo di barricarsi in casa. E infatti lui, quando ha capito quello che stava accadendo, ha cercato di divincolarsi, di scappare, ma è stato bloccato ed arrestato.
La donna ed il figlio che era stato regolarmente dichiarato all'anagrafe erano in casa. Lei è molto provata psicologicamente e, raccontano gli agenti, desidera soltanto tornare nel suo paese. "Mi minacciava. "Se ti ribelli - mi diceva - farò male a nostro figlio"" ha raccontato la donna, costretta anche a farsi riprendere durante le scene di sesso, come dimostra il ritrovamento, nel casolare, di alcuni filmati.
(7 ottobre 2008)
Fonte: repubblica.it
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lunedì 6 ottobre 2008
Opuscolo informativo sulla sessualità
Redatto dal gruppo Malefimmine e distribuito, tra gli altri, dal blog Femminismo a sud. L'opuscolo informa su quando come e perchè rivolgersi ad un consultorio, si rivolge alle femmine ma anche ai maschi.
Qui l’opuscolo.
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domenica 28 settembre 2008
Stuprata dagli uomini e uccisa dallo Stato
Il 1° ottobre alle ore 9 presso il Tribunale dei Minori in Taranto vecchia, si tiene la prima udienza del processo contro i responsabili dello stupro di gruppo che subì Carmela , una ragazzina di 13 anni che il 15 aprile 2007 morì buttandosi dal balcone.
Il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario sarà presente al processo, perchè vogliamo che da questo processo esca la verità e per dare tutto il nostro sostegno al padre di Carmela, che trasformando il dolore in forza, ribellione, ha costituito un Comitato perchè Carmela e altre ragazzine, stuprate, violentate, uccise come lei, continuino a vivere.
Carmela aveva denunciato di essere stata violentata; e nessuno, né polizia, né magistrati, né assistenti sociali le avevano creduto o l’avevano presa sul serio.Ma le istituzioni avevano anche fatto di peggio. Hanno considerato Carmela «soggetto disturbato con capacità compromesse» e, quindi, poco credibile.
Invece di perseguire chi l’aveva violentata, hanno di fatto perseguito una bambina rinchiudendola in vari istituti in cui Carmela non voleva stare. E, come ha denunciato il padre, usando il metodo facile di «calmarla» con psicofarmaci.
Carmela aveva manifestato in vario modo la sua disperazione, ma per tutta risposta era stata classificata come "soggetto con problematiche psichiatriche". E questi stessi magistrati, psichiatri che hanno deciso per Carmela, contro Carmela, quando è morta, si sono detti «sorpresi».
Chi volevano coprire? Ragazzini, figli di papà, o di gente conosciuta a Taranto? Ora verrà fuori dal processo la verità? O si vorrà continuare ad infangare l’immagine di Carmela, della sua famiglia, uccidendola due volte?
Saremo anche noi là perché questo non accada.
Via: Il paese delle donne
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venerdì 26 settembre 2008
Anna Göldi, l’ultima strega d’Europa
Anna Göldi, l’ultima strega condannata in Europa, fu decapitata in una piazza di Glarona, capoluogo del cantone svizzero che porta lo stesso nome, il 13 giugno 1782. Al momento della morte aveva 48 anni; mostrava in volto i segni di una vita difficile, e, soprattutto, quelli dei mesi trascorsi in prigione e delle torture subite. Eppure i cronisti dell’epoca parlano dei suoi capelli biondi, di una bellezza che ancora si intuiva, del suo fisico ben formato. Ricordano che era considerata una donna istruita e che aveva una personalità forte, non piegata dai colpi del destino. Con tutta probabilità fu proprio questa personalità a rovinarla, mettendola al centro di un processo, controverso già allora, in cui si mischiavano sesso e potere, e che in Svizzera non ha ancora finito di provocare polemiche.
A 225 anni di distanza dai fatti un giornalista, Walter Hauser, ha riaperto la vicenda recuperando gli atti del processo (oltre 700 pagine da cui però mancano parti fondamentali) e le testimonianze disponibili, soprattutto gli scritti di un pugno di commentatori che su alcune gazzette tedesche (in Svizzera la vicenda era stata sottoposta a una ferrea censura) avevano attaccato il procedimento nel nome della ragione e dell’Illuminismo. Il libro che ne è risultato, pubblicato nei mesi scorsi (Der Justizmord an Anna Göldi, «L’omicidio giudiziario di Anna Göldi», Limmat Verlag, Zurigo), si concludeva con una richiesta: quella di seguire l’esempio del Massachusetts, dove nel 2001 il governatore ha firmato un pubblico atto di riabilitazione delle donne bruciate nei roghi di Salem. All’appello si è però opposto, tra molte discussioni, il governo cantonale di Glarona: certo, dice la motivazione, la sentenza è un «errore», ma la responsabilità per le colpe della comunità di allora non possono ricadere sulle generazioni di oggi. Queste ultime, tutt’al più, possono cercare di trarre lezione dai fatti del passato. Da qui il contributo a un museo dedicato ad Anna Göldi, inaugurato giusto sabato scorso, a Mollis (dove Anna Göldi visse), nei cui locali sono documentate le tappe della sua vita e del processo. Motivazioni analoghe ha avuto lo stop alla riabilitazione da parte della chiesa evangelica cantonale, direttamente coinvolta visto che la condanna fu inflitta da un Tribunale protestante che si richiamava direttamente al riformatore Zwingli.
La fine di Anna Göldi inizia nel 1780, quando prende servizio come cameriera in casa di Johann Jakob Tschudi, esponente di una delle famiglie più in vista di Glarona e della comunità evangelica locale. Un anno più tardi, tra la donna di servizio e Anna Maria, la figlia di otto anni del padrone di casa, scoppia un litigio. Qualche giorno dopo la madre, secondo quanto riferirà più tardi, trova dei chiodi nella scodella del latte della piccola. L’evento si ripete. La colpevole viene individuata proprio in Anna, desiderosa di vendicarsi. Il licenziamento è immediato.
La storia potrebbe finire qui; e invece Anna si sente vittima di un’ingiustizia: denuncia al Camerarius, la più alta autorità insieme civile e religiosa del cantone (si chiama anche lui Johann Jakob Tschudi ed è omonimo e parente del precedente) l’illegittimità delle accuse. Poi torna nel suo paese di origine, nella zona di Zurigo. Intanto a Glarona le voci si susseguono: la più insistente è che la donna sia stata allontanata perché era l’amante del suo datore di lavoro. E in pochi giorni il pettegolezzo diventa per molti una verità assodata. Per Johann Jakob Tschudi lo scandalo potrebbe trasformarsi in un disastro. Solo qualche anno prima il puritano cantone ha approvato norme draconiane: ai colpevoli di immoralità sessuale è vietato ogni incarico, ogni ruolo pubblico. Mentre la marea del sospetto sta montando, la piccola Anna Maria si ammala: è soggetta a svenimenti, a crisi che, lette oggi, presentano i sintomi dell’attacco epilettico. Diciotto giorni dopo il licenziamento di Anna Göldi, secondo i familiari, inizia a vomitare chiodi. Quei chiodi, è l’accusa, sono stati seminati dalla perfida Anna con l’aiuto del maligno. Johann Jakob Tschudi si presenta alle autorità chiedendo l’arresto di Anna Göldi per avvelenamento e stregoneria.
È la relazione segreta tra padrone e serva la spiegazione di tutto? Gli indizi sono molti e le coincidenze anche: dagli atti, per esempio, mancano misteriosamente proprio tutte le parti dedicate ai rapporti tra i due. Peraltro, dopo l’arresto, Anna Göldi non parlerà mai di questo aspetto della vicenda. Il suo passato in ogni modo la condanna. Giovanissima, di famiglia povera, ha una relazione con un soldato di ventura e resta incinta. Partorisce, ma il figlio viene trovato morto nel letto accanto a lei.
Accusata di averlo ucciso viene esposta alla gogna e condannata a due anni di prigione. Più tardi entrerà a servizio nella casa degli Zwicky, un’altra famiglia tra le più in vista della zona. Con Melchior Zwicky, il figlio del padrone di casa, di 11 anni più giovane di lei, avrà un bambino. Melchior le rimarrà vicino per tutto il tempo del processo. Ad Anna non servirà. Arrestata in febbraio, confessa, sotto tortura, l’11 aprile: «È stato il diavolo a ispirarmi». Due giorni dopo ritratta, poi confessa di nuovo. La condanna arriva implacabile. Appena prima dell’esecuzione il Camerarius Tschudi parla soddisfatto alla folla: «Grazie a Dio la peccatrice sarà punita».
Fonte: il giornale
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giovedì 25 settembre 2008
Il Comune: “Via il manifesto con la donna nuda”
TORINO
La prima a stupirsi una volta aperto il giornale, e a battere i pugni sulla scrivania, è stata proprio l’assessore alle Pari opportunità Marta Levi: «Ma com’è possibile - è sbottata - che siano riusciti ad ottenere il patrocinio senza neppure farci vedere su che razza di manifesto sarebbe finito?». Poi è partito l’ordine di servizio, immediato: «Rimuovete subito quel poster». Ma non basta ancora: «E poi, come Comune chiederemo i danni a questi signori».
E’ durata poco più di 24 ore l’avventura urbana della sexy-affissione con il visto di approvazione del Comune di Torino. E’ bastato che ieri il consigliere dell’Italia dei Valori Giuseppe Sbriglio aprisse il caso a Palazzo Civico (appoggiato dalla presidente della commissione Pari opportunità Lucia Centillo) perché si arrivasse subito non solo alla soluzione di togliere quel manifesto che invitava a scoprire le bellezze delle circoscrizioni (utilizzando l’immagine di una brunetta ignuda) ma anche alla convocazione di una commissione ad hoc. «E poi rivedremo anche il meccanismo che permette la concessione del sigillo civico, perché - spiega ancora Sbriglio - non deve più accadere che il Comune apponga la sua firma su un’iniziativa senza prima averla debitamente visionata».
E ha poi aggiunto, Marta Levi, una volta conclusa la riunione dei capigruppo in cui è stata trattata la questione: «Sin dal 2002 il Comune, consapevole del fatto che spesso i contenuti delle campagne pubblicitarie non coincidono con i contenuti dei progetti, ha deliberato che chiunque ottenga la collaborazione o il patrocinio della Città per qualsivoglia iniziativa è tenuto a siglare una dichiarazione in cui si impegna a non diffondere comunicazioni pubblicitarie che esprimano messaggi lesivi della dignità delle persone».
E ha poi aggiunto: «Il firmatario riconosce inoltre al Comune la facoltà, nel caso in cui risultino disattesi gli impegni sottoscritti, di revocare il patrocinio e di tutelare, nelle forme che ritiene più opportune, la propria immagine». Secondo Marta Levi il manifesto che è stato affisso ieri dall’agenzia «ScopriTorino» è appunto offensivo e lesivo dell’immagine della donna ed in contrasto con l’impegno preso dai richiedenti all’atto della concessione del patrocinio. Ed ecco perché «il Comune si è già attivato per ottenerne l’immediata rimozione dagli spazi pubblici (che avverrà stamattina) e sta valutando la possibilità di rivalsa a tutela della propria immagine».
Voce fuori dal coro, contro il «bacchettonismo torinese» quella del presidente dell’associazione Adelaide Aglietta, Silvio Viale: «Un vento di moralismo braghettone circola per Torino - sbotta -, invece della trasparenza si vogliono mettere le mutande ai manifesti, invocando addirittura le pari opportunità». E conclude: «A quando si controlleranno le mostre sponsorizzate dal Comune per individuare i nudi dei quadri? E chi sarà incaricato di censurare le opere del prossimo Torino Film Festival?».
fonte:lastampa
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