martedì 21 maggio 2013

Nel Cognome della #Madre, per l'aggiunta del cognome materno alle figlie e ai figli

L'aggiunta del cognome materno è un diritto non pienamente riconosciuto in Italia, su questo argomento c'è questo vecchio post. I modi per aggiungere il cognome della madre al/alla nascituro/a non sono lineari o diretti, è per questo che serve una normativa chiara che permetta pienamente l'esercizio di questo diritto. In questo senso si muove la petizione attualmente on line promossa da Equality Italia:
Nel COGNOME della MADRE. Firma la campagna di Equality Italia a sostegno della scelta dei cognomi Chiediamo al Parlamento Italiano affinché sia finalmente approvata una normativa chiara e certa sulla possibilità di scelta del cognome, che sia quello del padre o della madre o di entrambe, così che sia superata l’attuale legislazione, figlia di una visione familiare superata dai tempi e dall’attuale organizzazione sociale. Si tratta di una battaglia fortemente simbolica, che richiama la politica ad intervenire nel complesso delle materie che attengono al diritto di famiglia, di cui alla luce dei decenni passati, è necessaria una completa revisione.

lunedì 20 maggio 2013

Devi usare un linguaggio non sessista, altrimenti #tisaluto

Dialogo, inclusione, addirittura tolleranza, tutte cose importanti, ma da qui ormai è molto tempo che sono bamditi commenti maschilisti, ingiuriosi e misogini. Per parlare con questo blog e me, anche nel darmi torno, devi usare un linguaggio non sessista, altrimenti #tisaluto.
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In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo fatto commenti misogini e sessisti - non si nasce antisessisti - e ne abbiamo anche subiti. Considerazioni sul corpo altrui e sul suo uso sessuale e sessuato, allo scopo di intimidire, ridicolizzare e ricondurre alla condizione di oggetto, come critica alle altrui opinioni o come violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio, quando espresso da un sesso che non è il nostro.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il
campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto. Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero, abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.

Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate i generi sessuali o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.

Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice. Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

Convengo sulla legge 194 a 35 anni dall'approvazione

22 maggio 2013, a 35 anni dalla legge sull'interruzione di gravidanza, presso la casa internazionale delle donne di Roma, incontro con Chiara Lalli, Caterina Botti, Filomena Gallo, Alessandra Gissi, Michele Grandolfo, Paola Lopizzo, Rosetta Papa, Manuela Perrone, Vittoria Tola.

Dopo il convegno sarà proiettato il documentario Legge 194. Cosa vogliono le donne – Storia di una legge, storia di donne, di Liliana Barchiesi e Alessandra Ghimenti (2013).

Introduce e coordina: Chiara Lalli (autrice di A. La verità vi prego sull’aborto, Fandango 2013)

Intervengono:
Caterina Botti (filosofa, “Sapienza” Università di Roma) “Il peso della condanna morale dell’aborto” Filomena Gallo (avvocato, segretario Associazione Luca Coscioni) “Quali strumenti per garantire l’applicazione della 194?” Alessandra Gissi (storica, Università di Napoli “L’Orientale”) “Il senso di colpa come oggetto di indagine storica” Michele Grandolfo (epidemiologo, Noidonne) “Epidemiologia dell’aborto e promozione della salute” Paola Lopizzo (ginecologa, responsabile Unità Operativa “Assistenza e tutela sociale della maternità e IVG”, Ospedale San Giovanni-Addolorata), “La garanzia del servizio” Rosetta Papa (direttrice “Unità Operativa Complessa Tutela Salute Donna”), “Donne a Sud della Salute” Manuela Perrone (giornalista, Sole24Ore) “Come i media trattano l’aborto” Vittoria Tola (Udi nazionale, Assemblea permanente per i consultori) “Dall’autodeterminazione (legge 405/1975) all’autodeterminazione (legge 194/78)” Dopo il convegno sarà proiettato il documentario Legge 194. Cosa vogliono le donne – Storia di una legge, storia di donne, di Liliana Barchiesi e Alessandra Ghimenti (2013).

Fonte: Il buon medico non obietta.

sabato 11 maggio 2013

Siete il marcio della vita! Avete sbajato giorno e epoca

Condivido l'appello delle Ribellule. La Marcia che faranno a Roma domani non è per la vita ma contro la libertà di scelta, il diritto alla salute e contro le donne.

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Per due anni la marcia per la vita, indetta dall’oltranzismo cattolico, è stata contestata con azioni dimostrative che rivendicavano l’autodeterminazione di donne e soggettività l.g.b.t.q.i.
Questa volta hanno scelto il giorno sbagliato!
Il 12 maggio Roma ricorda Giorgiana Masi, assassinata nel 1977 a 19 anni, dalle squadre speciali dell’allora ministro dell’Interno Francesco Kossiga durante il corteo che, sfidando il divieto a manifestare, celebrava il terzo anno dalla vittoria referendaria sul divorzio .
Non accettiamo la provocazione di chi usa i bambini e la retorica della famiglia per legittimare politiche, azioni e discorsi che attaccano le nostre libertà e le nostre vite.
Si tratta di bigotti che, nascondendosi dietro i “sani” valori della famiglia appoggiano di fatto la violenza contro chi differisce dal loro modello.
E’ ora che il familismo smetta di essere un modello per le politiche sociali. E’ ora di riconoscere e rivendicare il diritto ad essere persone libere, persone che scelgono con chi avere relazioni, se e quando avere figli/e.
Lo scopo delle nostre vite non è formare l’ipocrita famiglia cattolica: una struttura utile solo a costruire ruoli, egemonie e a far sentire in colpa le donne che vogliono sottrarsi a situazioni di violenza, fino alle estreme conseguenze.
Non autorizzeremo a parlare di vita chi marcia scortato da fascisti, portatori della cultura mortifera della sopraffazione ed esecutori materiali di aggressioni e violente campagne discriminatorie. Rifiutiamo l’iconografia antiabortista imposta del fanatismo cattolico come rifiutiamo i dogmi di qualsiasi fondamentalismo religioso, non siamo asservit* alla loro guerra santa.
La Roma antifascista e antisessista il 12 maggio non permetterà che la memoria di Giorgiana Masi venga calpestata.
La storia non si riscrive. Non torniamo indietro sui diritti conquistati, anzi incalziamo!
Vi invitiamo a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà giovedì 9 maggio alle 18 in Piazza Sonnino, a Trastevere.
Giorgiana è viva, un’idea non muore mai.______________________________________________

Aborto

mercoledì 1 maggio 2013

La legge svedese in materia di prostituzione: presunti successi ed effetti documentati

Presentiamo una sintesi dell’articolo The Swedish Sex Purchase Act: Claimed Success and Documented Effects. Le autrici Susanne Dodillet e Petra Östergren (studiose che hanno approfondito diversi aspetti della legge antiprostituzione svedese, condotto ricerche sul campo, ecc.), hanno concepito l’articolo per svelare al pubblico internazionale le conseguenze reali del ‘modello svedese’ e ci offrono la prima compilazione dei suoi effetti che sfronda l’insidiosa narrativa ufficiale con il ricorso ai dati oggettivi effettivamente disponibili.
(...)
Il fatto che la legge svedese che criminalizza l’acquisto di prestazioni sessuali venga considerata una misura unica nel suo genere perché punisce solo l’acquisto (e non la vendita) di prestazioni sessuali è una semplificazione discutibile: innanzitutto perché il Sex Purchase Act non è dissimile da altre leggi e regolamenti utilizzati in altri paesi per la riduzione o l’estirpazione della prostituzione mediante strumenti legislativi. Inoltre, perché è riduttivo attenersi unicamente alle parole di un atto di legge (‘sono solo coloro che acquistano le prestazioni sessuali ad essere puniti’) e tralasciare gli effetti indiretti da esso conseguenti. È ovvio infatti che una legge che proibisse l’acquisto dei servizi offerti nel massaggio terapeutico, nella psicoterapia o nel counselling per la salute sessuale ad esempio, nel punire chi acquista tali servizi produrrebbe conseguenze negative anche su chi quei servizi li offre.

Per leggere tutto vi rimando all'articolo su Intersezioni.

sabato 6 aprile 2013

Ha detto facebook: col modello nudo Gesù piange, ma la troia piace

Che questa foto è offensiva, pornografica, contro le regole, fa piangere Gesù:


Mentre con "Troia Dentro e Fuori" no, non piange né Gesù né Maria:



E quindi mi ha bloccato l'account per 24 ore.
Dev'essere stato devastante per l'orgoglio penico del tecnico il paragone col modello di YvesSaintLaurent.

sabato 23 marzo 2013

Qualche appunto sulla questione di Amina e dell'islam

Oggi su facebook si è condivisa l'immagine di Amina, che vorrebbe informare sul pericolo che corre, a causa della sua adesione alla lotta a petto nudo in stile Femen, in un paese islamico.
Attorno alla questione si sentono numerose voci. Il timore che possa accadere qualcosa alla ragazza si accompagna spesso ai pregiudizi verso i paesi islamici.
Il fatto è che i paesi islamici non sono tutti uguali e l'islam stesso è fatto di persone molto diverse tra loro, tanto quanto sono diverse tra loro le persone che abbracciano il cristianesimo o altre religioni.
Ma poiché il discorso sull'islam è abbastanza appiattito - tutti terroristi, tutti misogini, tutti lapidatori. Donne vittime o, a loro volta, ottenebrate dalla religione - è facile cadere nell'errore. Questo errore però non fa altro che alimentare degli stereotipi negativi, e gli stereotipi negativi non fanno altro che vanificare il lavoro delle persone, di tutti i paesi islamici, che non sono per niente terroriste, misogine, ottenebrate, vittime o fanatiche.
E' per questo che condivido qui questo comunicato della rete musulmana, nel quale si spiega che in Tunisia non c'è più la pena di morte, non c'è quindi la lapidazione (che è la stessa cosa della pena di morte), che Amina non è stata condannata da nessun tribunale, dove i tribunali sono civili e non religiosi, e che le parole di Adel Almi non rappresentano una Fatwa, ma solo le dichiarazioni di un misogino, e di misogini è pieno il mondo (come quando il prete dice che lo stupro le donne con la minigonna se lo meritano).
Vi segnalo anche quest'altro testo che intende criticare il modo superficiale in cui circolano le notizie sul mondo islamico.

Comunicado de Red Musulmanas: Pechos y fatuas
Está corriendo por internet la noticia de una fatua contra una joven tunecina que mostró sus pechos en una foto de facebook como forma de reivindicación de las libertades de las mujeres. Desde Red Musulmanas queremos manifestar, ante todo, nuestro entero apoyo a la joven y a todas las formas de protesta pacíficas contra el patriarcado, una lucha en la que nos inscribimos por completo. Las mujeres debemos recuperar la propiedad de nuestro cuerpo ya sea para mostrarlo o para cubrirlo en un ejercicio irrenunciable de recuperación de nuestra matria potestad. Con este comunicado queremos aclarar cuál es el contenido de la noticia y qué es una fatua. En el islam no hay jerarquías religiosas, no hay cabezas visibles que ordenen y manden. Ante sucesos novedosos, las personas que se dedican a estudiar la religión pueden emitir veredictos y contraveredictos que no son vinculantes. Cualquier ulema, y hay miles de ellos y de muy distintas facciones, puede emitir una fatua que será retomada o contradicha por numerosas otras fatuas y contrafatuas. Según la página web Assabah News, Adel Almi, polémico ulema tunecino muy mediatizado, hizo las siguientes declaraciones: “Amina debe ser azotada 100 veces y, debido a la gravedad de su pecado, la joven merece ser lapidada hasta la muerte.” Sin embargo, el propio Almi desmiente haber llegado hasta ese extremo. Sería sorprendente que tomáramos estas declaraciones como una fatua, esto es, un pronunciamiento legal, puesto que Almi no es un juez, ni en la jurisprudencia tradicional islámica se contempla la lapidación o los latigazos por posar desnuda. Así pues, ni existe fatua alguna, sino supuestas declaraciones misóginas y criminales muy graves, ni tienen peso legal ninguno, ya que en Túnez no existe la pena de muerte. La joven podría incurrir en una pena de seis meses a dos años de cárcel y una multa de 100 a 1000 dinares por “atentado al pudor”, tal y como contempla el artículo 226 de la ley penal tunecina. Pero no nos consta que haya habido ninguna denuncia por este delito contra la joven. Seguramente la noticia hubiera sido mucho más productiva si se hubiera centrado en la necesidad de modificar la ley penal sobre este punto. Lo que estamos viviendo con esta noticia es lo que hemos vivido miles de veces en las manifestaciones en España, por ejemplo: un millón de personas se manifiesta de manera pacífica, pero un grupo quema contenedores de basura y las portadas solo muestran el fuego. Entender sus palabras como si fuese la voz del islam, lo único que hace es darle alas y poder a los radicales. Es importante conocer y difundir la noticia, pero de manera correcta: “Un ulema declara supuestamente que una joven merece ser lapidada por posar desnuda”. Todo lo demás, “Amina morirá lapidada”, “Amina condenada a muerte en Túnez” y demás titulares que estamos leyendo, no solo faltan a la verdad, sino que redundan en los estereotipos, alimentan la islamofobia y hacen que perdamos, en el barullo de los gritos y graznidos, las voces de los sectores más moderados e infinitamente más reflexivos. Debemos denunciar la manipulación de los medios de comunicación al servir como correa de transmisión para las expresiones racistas e islamófobas. Es necesario que desde las comunidades musulmanas de todo el mundo desautoricemos a estos clérigos misóginos y demos nuestro apoyo a las mujeres que sufren todo tipos de violencias. Sin duda, es responsabilidad de todos y todas.
Para más información: www.redmusulmanas.com
Fonte: http://www.redmusulmanas.com/comunicado-de-red-musulmanas-pechos-y-fatuas

Ringrazio Sguardi sui generis per aver condiviso questi articoli. 

venerdì 22 marzo 2013

La pubblicità di Vuitton e la costruzione della 'femminilità'



In rete gira questa pubblicità di Louis Vuitton. Una nuova campagna in cui, dicono, non si prende in considerazione la vita drammatica delle prostitute e, secondo alcune persone, si prende in giro chi subisce molestie nel mondo della moda. Quello che io vedo però, in questo spot, a un primo rapidissimo sguardo, al quale fanno seguito queste poche righe, è quasi una presa di coscienza sul significato della femminilità, più che una presa in giro. Voglio dire, tutto l'apparato della femminilità è prostitutivo. Non è una presa in giro, è la rappresentazione di come viene costruita la femminilità. A partire dalla scritta Love. E dunque, la cosa che maggiormente mi disturba, a parte l'estrema magrezza di questa donna, è quella ignobile pelliccia che rappresenta uno status simbol, la crudeltà inutile. Di significati in questo spot ce ne sono molti. Di violenza anche. Ma non riguardano la banalizzazione della prostituzione, bensì il modello di femminilità che costruisce la moda: magrezza, seduttività eteronormata, simboli di potere. E la pubblicità è onesta, lo dice chiaramente, nel finale, che è l'industria della moda che contribuisce oggi, in modo massiccio, a generare questo modello umano.

mercoledì 20 marzo 2013

L'onestà dei nochoice: l'aborto incrementa la tratta delle donne?

Come molti sapranno in Cina, ma non solo, si registra un altissimo tasso di aborti selettivi. Ossia c'è la pratica diffusa di selezionare all'inizio della gravidanza quale feto dovrà nascere in base al sesso: si abortiscono i feti di sesso femminile, favorendo la nascita di quelli di sesso maschile. La ragione è stretamente culturale. Questo, oltre a essere un grave problema di discriminazione e di violenza contro le donne (le donne, i feti vengono dopo), è diventato col tempo un problema di ordine sociale, dato che la popolazione cinese manca di persone di sesso femminile.
Questo articolo di un sito antiabortista, riporta l'opinione dell'ONU la quale sostiene che questa mancanza tenderà, sempre di più, a essere colmata con lo spostamento forzato di donne dai paesi vicini, ossia con quella che viene chiamata: la tratta di persone a scopo matrimoniale (per ora pochi casi attestati con certezza).

Ci troviamo di fronte a due delle più gravi questioni internazionali in materia di diritti umani. Da una parte si impedisce alle donne di mettere al mondo figlie femmine, dall'altra si prelevano/preleveranno donne da altri luoghi, per dare delle mogli a quei giovani uomini che non avrebbero altrimenti possibilità di generare figli.

Un contesto culturale patriarcale violento, misogino e machista.

E pure non possiamo distrarci per ragionare sulla questione in sé, perché i discorsi vengono continuamente confusi e inquinati dalla retorica antiabortista, che utilizza qualsiasi informazione per manipolare l'opinione pubblica e mescolare le carte in tavola. Infatti l'articolo titola:  La destrucción demográfica del aborto en China incrementa la trata de mujeres, tradotto all'italiano: "La rovina demografica dell'aborto in Cina incrementa la tratta delle donne".
La frase è piena di ambiguità. Si cerca di far credere alle persone che l'aborto sia la causa della tratta di persone, laddove il tema della tratta di persone tocca un'altra questione estremamente complessa, suscettibile di numerosi fraintendimenti, cioé quella che lega la migrazione femminile a scopo lavorativo, alla tratta a scopo di sfruttamento, sia sessuale che no.
Una confusione voluta e frequente nei discorsi dei no-choice, quella tra aborto forzato e libertà di scelta. Che, in questa forma, permette anche di vedere come il tema della tratta di esseri umani viene strumentalizzato a piacimento. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la libertà di scelta riguardo l'interruzione di gravidanza, dato che parliamo di aborti forzati, e nemmeno con la libertà di scelta riguardo ai progetti migratori femminili (per qualsiasi scopo), dato che parliamo di traffico di esseri umani.

Possiamo quindi concludere che no, non è l'aborto a incrementare la tratta delle donne, è la cultura patriarcale, quella stessa che genera la manipolazione delle informazioni per cancellare ogni possibilità di scelta, che genera violenza contro le donne.


lunedì 18 marzo 2013

Porno per tutt@

Se la maggior parte delle persone è d'accordo nel limitare lo sfruttamento dell'immagine femminile erotizzata nei media, la proposta di bandire completamente la pornografia, bollandola come violenta verso le donne, appare, altrettanto diffusamente, come frutto del pregiudizio e dell'ignoranza. La proposta, mossa per 'proteggere' le donne, finisce col trattarci come minus habens e nega la nostra stessa sessualità. La pornografia, come prodotto culturale, non solo non può essere vietata in un paese che si dica libero e democratico ma, in quanto rappresentazione e narrazione, può essere perfettamente espressione di una sessualità declinata secondo la parità dei generi, tutti.
 
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Porn for all, not a ban, is better for women
To truly eliminate gender stereotypes, as voted on by the EU, we should do it within porn, not by damning all sex on film as sexist per guardian.co.uk,
Onanists across the EU will be relieved to know that MEPs have voted against a proposal suggesting a blanket ban on internet pornography. The move was part of a wider remit to stop the sexualisation of women in advertising and media. While most people would praise any move to reduce the amount of eroticised images of women used to sell all manner of stuff, the definition of pornography was worryingly vague. It felt as if Kartika Liotard (the Dutch MEP responsible for the motion on eliminating gender stereotypes in the EU) either hadn't watched enough porn or was attempting to let her own prejudice slip in unnoticed.
Although it would have been a long way off from being made law even if the proposal had been passed, there was a previous move to ban porn in 1997 and it's that which Liotard was attempting to resuscitate. On top of that, Iceland and Finland are already looking at blocking anything vaguely defined as sexually "violent", so it's clear anti-porn suspicion is on the rise despite this week's outcome.
If we're going to criticise or attempt to regulate online content, let's have someone with some knowledge of the topic make the decisions for us – as opposed to a proponent of vague pseudo-feminist rubbish of what porn is or isn't. Getting someone who knows nothing about pornography to govern our online sexual behaviour is as backwards as roping in someone who knows nothing of poverty to make vital decisions on welfare policy. And we'd never allow that.
Article 16 of Liotard's report talked about "the importance of promoting the representation of the female image in a way that respects women's dignity … while fully respecting freedom of expression". Isn't it negative stereotyping to assume women can't have dignity and be sexual?
Liotard and her Scandinavian peers might be attempting to eliminate one set of stereotypes – women as constantly sexually available to heterosexual men – but their well-intentioned moves are unwittingly introducing another set that are equally as damaging. As former sex blogger Dr Brooke Magnanti put it, "Yet again the assumption is that … all women are meek sub-adults who must be protected from the clutches of sexy, sexy evil".
I'm tired of women being told what they want sexually. If anything, the freedoms we have on the internet go some way towards undoing years of mainstream media telling women how to look and be looked at, how to behave through articles like "What Men DON'T Want In Bed!".
Further, I've lost count of the number of times I've had to switch porno off because I've felt it was misogynistic or formulaic, but that doesn't mean I want my consumption of porn to be regulated. Blow job scenes, for example, are overly long in almost all mainstream content. With the exception of a smattering of offerings from women directors such as Anna Span, female viewers are constantly reminded that this stuff isn't for them. Yet shouldn't that mean we'd be better off striving for greater equality within pornographic images, not hastily writing off all sexual expression on film as sexist?
We need better lesbian scenes, not ones that blatantly pander to men, with heterosexual actresses looking vaguely nauseated as they gingerly trail their fake nails across each others' breast implants. Speaking of which, Liotard's proposal conveniently glossed over the world of gay, lesbian and trans porn, probably because it would draw unwanted attention to the fact her argument only considers gender stereotypes from the blinkered perspective of heterosexual men and women.
Instead of being squeamish and reluctant to discuss porn, it would be more productive if people could focus on asking why there isn't more readily available porn that caters to all sexes and, crucially, understand why this is important in reflecting gender equality. Perhaps then Liotard and her colleagues can devote more time to looking at the real issues, instead of picking on the most obvious targets.

Fonte: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/mar/13/porn-all-ban-better-women

domenica 17 marzo 2013

Tutti i medici obiettori aborti impossibili alla Asl di Bari

Tra un'elezione e l'altra, laica o religiosa che sia, a Bari non si potrà più abortire. Perché le donne vanno bene quando devono dare, per il resto possono schiattare.

Non c'è faccia 'gentile' o nome 'benevolo' che possa cancellare quello che l'obiezione senza coscienza fa alle donne, nel nome del padre del figlio e dello spirito servile.

Che medico è quello che si rifiuta di curare le pazienti? Se non vi piacciono le donne, se non riuscite a considerarle esseri umani, chiudetevi in convento, andate a zappare.
Se la fede vi impedisce di svolgere il vostro lavoro cambiate lavoro! Se di fede si tratta...

Il buon medico non obietta. E chi obietta andrebbe licenziato, perchè interrompe un pubblico servizio, per ragioni che nulla hanno a che vedere con la professione.


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Tutti i medici obiettori aborti impossibili alla Asl di Bari
Al San Paolo smantellato l'ultimo presidio degli ospedali pubblici: nel capoluogo adesso resta solo il Policlinico
di ANTONELLO CASSANO

Un nuovo durissimo colpo alla legge 194. Da domani in tutta Bari e provincia sarà impossibile praticare l'aborto negli ospedali pubblici, ad eccezione del Policlinico. Al San Paolo, l'ultimo presidio della Asl che garantiva con molte difficoltà questo servizio sancito dalla legge, tutti i ginecologi e le ostetriche sono diventati obiettori di coscienza. Si tratta di almeno 6 professionisti che hanno deciso di non praticare più le Ivg, interruzioni volontarie di gravidanza.

Ora una donna che voglia praticare l'aborto nella Asl Bari sarà costretta a recarsi negli ospedali pubblici di Monopoli, Putignano e Corato oppure rivolgersi alle strutture convenzionate private. Certo, c'è anche il Policlinico che però non fa parte della Asl. Ma anche lì le procedure di Ivg vanno a rilento per difficoltà organizzative e scarsa presenza di non obiettori, solo 272 Ivg nel 2011 su un totale di 3676 in tutta la Asl.

Una decisione, quella dei medici del San Paolo, che sembra aver sorpreso sia il primario del reparto Michele Brattoli che la direttrice sanitaria dell'ospedale Angela Leaci: «Non so proprio come risolvere il problema – ha dichiarato quest'ultima – nei prossimi giorni cercheremo di trovare una soluzione con la direzione generale della Asl».

Sorpresa anche sul lungomare Starita nella sede della azienda sanitaria locale. Una sorpresa che però non ha impedito alla direttrice sanitaria Silvana Melli, impegnata nella lotta per far rispettare la 194 nei consultori baresi dopo l'inchiesta pubblicata dal nostro giornale nel dicembre scorso, di prendere le dovute precauzioni per evitare falle nel servizio: «Ho chiesto alla direttrice sanitaria dell'ospedale San Paolo di informarmi al più presto su questo fenomeno improvviso nel reparto – ha dichiarato Melli – le richieste di obiezione sono al vaglio della direzione. In una grande Asl come quella di Bari questa decisione rende più difficile l'applicazione della legge 194 e mette in difficoltà proprio la difficile opera di riforma in atto nei consultori».

GUARDA LA VIDEOINCHIESTA NEI CONSULTORI

Per risolvere temporaneamente il problema la direzione sanitaria ha deciso di mandare al San Paolo un nuovo ginecologo non obiettore. «Era un atto necessario» ha commentato la direttrice Melli.
Intanto la Asl vuole vederci chiaro sulla decisione presa dall'équipe del reparto di ginecologia e ostetricia dell'ospedale barese. Uno dei neo obiettori, il ginecologo Saverio Martella, parla di una scelta «etica e morale, maturata da molto tempo» ed esclude che l'obiezione di massa sia una forma di protesta. Ma non tutti sono d'accordo su questa versione: «Quella fatta dai miei colleghi potrebbe essere una provocazione, che posso anche condividere – dice il ginecologo di un consultorio barese che ha fatto parte dell'équipe del San Paolo fino a pochi mesi fa – le posso assicurare che fino a quando ci sono stato io lì abbiamo avuto seri problemi di carattere logistico».

I medici infatti erano costretti fuori dall'orario di servizio a recarsi al presidio di Triggiano per svolgere le Ivg. «Evidentemente sono arrivati al limite, tanto non gliene frega a nessuno della 194. Per fortuna, ci sono le case di cura private. Almeno loro assicurano il servizio».
  (17 marzo 2013) 

Fonte: http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/03/17/news/tutti_i_medici_obiettori_asl_bari_aborti_impossibili-54712488/

venerdì 15 marzo 2013

Da avere, da amare, da sfruttare

Non so voi ma io ho una mail solo per le newsletter commerciali, alcune le ricevo volontariamente, altre involontariamente. Una di queste è la nl di un noto rivenditore di abiti online, con sede in nord Italia, abiti prodotti in Turchia o India, che passano per la Germania e arrivano anche in Italia (almeno queste sono le informazioni in mio possesso). Parlo di Bon Prix.
Oggi mi è arrivata un'offerta interessante, l'oggetto della mail è "Da avere, da amare, da sfruttare".
Chi? cosa? Presto visto:

Lei è da avere. Una bella ragazza, dall'aria pulita, sorridente, una fidanzata o una moglie rassicurante.



Lei invece è da amare. Altra bella ragazza, ma dall'aria meno rassicurante, un po' più aggressiva, rosa sì, ma con la biancheria di un fucsia più acceso. Poi i capelli sciolti, la posa sexy. Questa è proprio da amare.

Ed ecco chi invece è da sfruttare! Lui, l'uomo. Casomai ci fosse qualche dubbio sul pensiero dei pubblicitari, sul rafforzzamento degli stereotipi, sulla divisione dei ruoli, sull'eterosessismo. Lui è proprio da sfruttare.

Mentre si battaglia contro il porno e contro la prostituzione, obliterando completamente la sessualità e l'autodeterminazione femminili, questo arriva garbatamente nella posta di migliaia di persone.



martedì 12 marzo 2013

La malavita

In Italia la lotta alla malavita sembra concentrarsi su pericolose prostitute e terrorizzanti clienti, nel nome della lotta al gravissimo reato di clandestinità.
Qalcuno ancora crede che le politiche anti-prostituzione abbiano qualcosa a che fare col benessere delle donne? Quando si capirà che si tratta solo di politiche anti-immigrazione, ispirate da ideologie razziste e fasciste?

...

Anzio: blitz fino a tarda notte contro prostituzione e immigrazione clandestina
Quindici prostitute fermate, clienti multati, patenti ritirate e un arresto. Giro di vite per la malativa del litorale laziale E' un vero e proprio blitz quello che si è svolto dalle prime ore dalle serata fino alla tarda notte di ieri ad Anzio, sul litorale laziale. Oggetto dei numerosi controlli a tappeto effettuati dalle forze dell'ordine, la lotta alla prostituzione e all'immigrazione clendestina. Gli agenti del Commisariato di Anzio e Nettuno, in collaborazione con la Polizia locale di Ardea, hanno individuato e sottoposto a controlli 15 prostitute (tutte di origine straniera) delle quali già nota alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio e legati sempre al mondo della prostituzione. La ragazza è stata munita di foglio di via obbligatorio che le impone il divieto assoluto di fare ritorno nei comuni di Anzio e Nettuno, senzaapposita autorizzazione concessa dagli uffici della questura di Roma per almeno due anni. I controlli sono stati estesi anche ai clienti delle prostitute, molti dei quali sono stati multati in base all'ordinanza antiprostituzione emessa dal sindaco di Anzio. Numerose anche le contravvenzioni emesse per irregolarità rispetto ai dettami del codice della strada, con il ritiro delle patenti per due automobilisti imprudenti. Infine, a cadere nella rete dei controlli, anche un 37enne di Nettuno, anche lui già noto per numerosi altri precedenti legati alla droga e reati contro il patrimonio. Fermato e controllato dagli agenti, l'uomo è risultato oggetto di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Latina per la reclusione di alcuni mesi: per lui, quindi, si sono aperte le porte del carcere di Velletri.

Fonte: http://www.romatoday.it/cronaca/prostituzione-anzio-arresti-litorale-sud.html

Geografie dei corpi, generi desideri e rappresentazioni

Ricevo e diffondo: 

Incontro seminariale Mercoledì 20 Marzo ore 17 presso Palazzo Nuovo, dal titolo "Geografie dei corpi, generi desideri e rappresentazioni", con la partecipazione di Marco Pustianaz.

What's body? questa domanda potrebbe suonare banale, eppure non esiste una risposta univoca, chiara e 
chiarificatrice...

Il progetto attorno al corpo prosegue. Dopo vari incontri, alcuni di pura discussione, altri organizzati attorno a un tema specifico organizziamo una serie di seminari che si propongono di indagare i corpi da diverse prospettive. Scegliamo una riflessione collettiva perché siamo convinte che la scelta di cosa fare del proprio corpo non sia soltanto individuale ma chiami in causa gli altri: le relazioni, gli affetti, i desideri, la politica, i conflitti... A partire da noi, quindi dai nostri corpi e dalle nostre domande su questo fatidico e instabile concetto – eppure così concreto dato di fatto – vogliamo dunque percorrere varie strade.

Il primo incontro si propone come momento introduttivo in cui cominciare a discutere assieme della questione del corpo. Lo faremo assieme a Marco Pustianaz, teorico e attivista queer.

venerdì 8 marzo 2013

Women against system

IXINDAMIX & MC SIM SIMMER ARE “BAD GIRLZ” LIVE SET
L’8 marzo , data simbolo dell’emancipazione femminile, vive nelle nostre lotte quotidiane: ancora oggi si chiede alle donne di produrre – consumare – procreare, ma noi decidiamo di autodeterminarci, non un giorno, per tutta la vita!
ore 18.00 : workshop IL PIACERE AL TEMPO DELL’AUSTERITY :
Un percorso di consapevolizzazione del corpo attraverso il bdsm, l’autocostruzione di sexy toys ed esercizi di affidamento come strategia politica di opposizione al senso di precarietà che dal piano lavorativo investe anche i rapporti interpresonali.
Pretendiamo un piacere libero da qualunque imposizione e norma, accessibile a tutt*.
Il piacere è un diritto, rivendicalo!
ore 20.00 : Aperitivo e Cena Sociale
ore 23.30 : PERFORMANCE ART : DISINCANTO DEL MONDO
ore 24.00 : ELCTROFUNKYBREAKZ’N’BASSTEP PARTY
special guest
BAD GIRLZ – IXINDAMIX & MC SIM SIMMER // LIVE SET
(Audiotrix – Spiral Tribe)
Bad Girlz sono Ixindamix ai controlli e Sim Simmer al microfono. Originali, irriverenti, incontrollabili.
L’amicizia tra Ixindamix e Sim Simmer nasce negli anni 90 nei rave party della leggendaria Spiral Tribe con la quale hanno dato vita al movimento free party in Europa, cambiando per sempre il volto della musica “dance” ed il concetto stesso di “festa”.
Riunitesi in studio nel 2006, hanno sviluppato uno stile unico e fresco che le ha portate in giro x tutta l’Europa. 100% Fresh Funky Breakz !!
Presentano ad officina un live set del tutto nuovo targato 2013 !!
supporting djs
** VEA – BASSINA CREW (HIP HOP/DUBSTEP)
** LADYLUCKY – DUBSTEP NAPOLI (DUBSTEP)
** MISS CRISS – BASSINA CREW (D’N’B)

visuals
** NEME_SKA 

Flyer Lato A
Flyer Lato B

giovedì 7 marzo 2013

I fanatici del senso di colpa

ph google


La notizia non è recente, in Slovacchia c’è questa scultura, il monumento al bambino mai nato. Non immaginavo si potesse pensare qualcosa di eticamente tanto disgustoso. Oltre che ributtante è paradossale. Il suo scopo è colpevolizzare qualcuno, le donne. Un monumento al bambino mai nato.  Che già questo fa davvero ridere, dato che essere non nati significa non essere mai stati. Quindi è un monumento al nulla. Un po’ come le preghiere ai non nati, preghiere per il nulla, rivolte al nulla.
Quante ne inventano i no-choice?
Una donna inginocchiata, afflitta, e un bimbo trasparente di circa un anno e mezzo/due, che sembra fatto di ghiaccio, che le mette una mano in testa, in un gesto di perdono simile a quello di un prete.
Potremmo chiamarlo “Monumento al bambino immaginario con cui cercano di colpevolizzarci”.
Il commento di un sito di fanatici religiosi sostiene che il monumento non è solo alla perdita dei bambini, ma anche: “alla perdita durevole di salute mentale (e talvolta fisica) di ogni donna che decide di abortire”.
Voglio ricordare a tutte le persone che l’aborto in sé non provoca assolutamente né perdita di salute fisica né perdita di salute mentale.
Dopo un aborto si può ritornare a casa nel giro di poche ore, nel giro di pochi giorni alle normalissime attività quotidiane. L’aborto è un intervento chirurgico o farmacologico che può essere richiesto in Italia secondo le modalità poste dalla legge194/78.
E’ un atteggiamento irresponsabile e criminale quello di chi fa disinformazione sulla salute, per scopi ideologici. Ogni aborto è ovviamente diverso, perché ogni donna registra nella propria vita questa esperienza in modo differente. Nessuna emozione è quella ‘giusta’ o tutte lo sono soggettivamente, impossibili da pretendere o da assolutizzare, sono tutte soggettive e tutte legittime. Se una donna vive l’aborto come un lutto, va aiutata.  Se una donna lo vive diversamente, va rispettata per il proprio vissuto.
Non vi preoccupate amiche, compagne, sconosciute che passate di qui e leggete questo post: non c’è niente di male ad abortire, un aborto è solo un’interruzione di gravidanza. Nulla di più. E solo voi e solo voi, voi potete decidere se proseguire una gravidanza o no. A seconda della vostra salute e delle vostre scelte potrete avere dei figli in altri momenti, potrete scegliere di non averne nessuno. Nessuno ha il diritto di giudicarvi.
Non solo di mamme ce n’è più d’una, è che di donne ce n’è più d’una e ognuna ha diritto al rispetto delle proprie scelte.
La sindrome post-aborto non esiste. Chi vi dice il contrario ha i suoi scopi, anche per lucrare su questa falsità a-scientifica.
Chi vi colpevolizza per le vostre scelte vi sta facendo violenza.
Non accettiamo la violenza né sui nostri corpi né sulle nostre scelte.

Da Fas

mercoledì 6 marzo 2013

Per fermare la tratta bisogna legalizzare il lavoro sessuale

Vi proponiamo la lettura di questa intervista realizzata da Nuria Alabao per Cosecha Roja ad Agustina Iglesias Skulj, femminista e dottore in diritto penale in Argentina. Essa ci offre una lucida lettura delle politiche europee, nordamericana e argentina, in tema di tratta, immigrazione e prostituzione; fa un accenno alle origini della posizione abolizionista; suggerisce qualche strumento che permetta da un lato di lottare contro il traffico di esseri umani, dall’altro di non sottrarre diritti umani alle persone.
Le note esplicative sono mie. L’intervista originale, in lingua spagnola, si trova qui.
La traduzione è stata realizzata da me, con accurata revisione finale di Lafra, attraverso il laboratorio linguistico di Femminismo a sud.
...

lunedì 25 febbraio 2013

We saw your purple-helmeted warrior of love

Ieri sera c'è stata la premiazione degli Oscar. In Italia ha avuto poca eco quest'anno perché si è svolta in coincidenza con le elezioni. Elezioni che hanno visto un'azione delle Femen contro Berlusconi. Ogni collettivo ha le proprie modalità, la modalità Femen è la protesta a seno scoperto, si scriveva delle ragioni del topless esattamente un anno fa. Quindi non è della loro modalità di protesta che mi voglio occupare, anzi do loro anche io il mio sostegno, per come sono state trattate dalla polizia, nemmeno fossero delle terroriste. E certo è che in Italia c'è anche la doppia morale come si rileva qui.
Ma le tette, i seni, la nudità delle donne, a scopo politico o no, sembra siano qualcosa di sconvolgente anche altrove. Qualcosa da usare per mettere alla berlina le persone. Concentrare tutti gli sforzi su Berlusconi, come se eliminato lui si eliminasse il maggiore agente del sessismo mondiale - o solo locale - è uno spreco di energie, e ci fa credere di poter risolvere il problema eliminando dalla scena un solo soggetto. E' uno spreco perché uno dei momenti 'divertenti' degli Oscar, ieri, è stato dedicato proprio alle tette delle attrici, citate nome e cognome e film in cui compaiono nude, alcune delle quali sedute in sala.
La canzoncina è questa:

E' scema. Meno scema è la reazione di fastidio delle attrici messe al centro dell'attenzione per il loro corpo, durante una manifestazione che dovrebbe premiare il loro lavoro. Se l'oggettificazione non colpisse nel segno, il tipo seduto accato a Naomi Watts al secondo 0.10 non si girerebbe a guardarle proprio i seni.

Facciamo la solita prova, ribaltiamo e vediamo l'effetto che fa al maschile. Ovviamente non essendo una musicista probabilmente non c'ho preso con la metrica, non mi ci sono nemmeno applicata:

We saw your purple-helmeted warrior of love

We saw your prick
We saw your quiver bone
In the movie that we saw
We saw your short arm

Michael Fassbender, we saw your dickie in Shame
Billy Crudup, in Watchmen
Christian Bale, we saw your flesh flute in Metroland
They made us feel excited and alive

Jeremy Irons, we saw your cum gun in Damage
Richard Gere, we saw him in Breathless
Robin Williams, in The Fisher King
Viggo Mortensen, in The Indian Runner but
We haven’t seen Seth Macfarlane’s Tan Bannana at all

We saw your dragon
We saw your udge sickle
In the movie that we saw
We saw your hairy hotdog

Clive Owen, we saw your joystick  in Close My Eyes
And in Demolition man and also in The Party at Kitty and Stud's, we saw Sylvester Stallone’s
Jason Segel, we saw him in Forgetting Sarah Marshall
And Colin Farrell, we saw him in action on youporn

Michael Pitt, we saw your longfellow
Peter Sarsgaard, in Kinsey
Eric Balfour, in Lie With Me
Ed Norton, in American History X

Ewan McGregor, in Trainspotting
and Velvet Goldmine and Young Adam
…and whatever you’re shooting right now

We saw your piston …



Che effetto farebbe una canzone sui peni degli attori durante la premiazione degli Oscar?
Sarebbe quanto meno un fuori luogo.
Hai visto le tette Seth e allora?

venerdì 22 febbraio 2013

Fratellanza, sorellanza e famiglia

L'altro giorno Lisa Marie è tornata da scuola un po' turbata. Lisa ha quasi 10 anni, va a scuola nel paese dove viviamo. Frequenta fin dalla materna lo stesso gruppo di amici e amichette, quel gruppo di 15 bambini circa, nati nel 2003, arrivati ormai in quarta elementare. Probabilmente Lisa continuerà a studiare ancora con loro fino a 13 anni, quando finirà le medie.
E' una nostra scelta. Vogliamo che Lisa cresca con i suoi amici di sempre e che affronti magari quel periodo della pre adolescenza, più difficile dicono, con un gruppo di persone affiatate. E' un modo per proteggerla e per sostenerla nella sua vita di scolara italo-francese che ha due mamme e anche un fratellino.
Sei mesi fa, in effetti, è nato Andrea il nostro secondo figlio. Andrea è stato partorito dalla mia compagna, mentre Lisa è stata messa al mondo da me. Sono i nostri figli e li amiamo appassionatamente e non importa se hanno o non hanno il mio corredo genetico o quello di lei. Sono la nostra gioia, i nostri due amori, i regali della nostra vita, desiderati, voluti, attesi; sono il risultato meraviglioso di un percorso lungo difficile travagliato e anche parecchio costoso.
Hanno due cognomi diversi, Lisa porta il mio e Andrea quello di Raphaelle ma noi, da 10 anni, siamo la famiglia La Delfa-Hoedts, in attesa di una legge che lo scriva nella pietra. Ogni volta che è possibile, scriviamo i loro due cognomi legati con un trattino. Trait d'union si dice in francese: trattino per unire, per fare di due uno...
Quel giorno, a metà pranzo, Lisa ci dice che vorrebbe farci una domanda perché Alessia, la sua amica, le ha detto che Andrea, anche se è come un fratello, in verità suo fratello non è. E lei vorrebbe sapere da noi come stanno le cose. Ha continuato cercando di spiegarci le parole precise di Alessia: che uno è fratello perché è la mamma e il padre, che danno ai figli qualcosa di loro e che lei e il fratello sono veri fratelli perché sono nati dalla stessa madre e dallo stesso padre e si capiva che lei non riusciva bene a spiegare ma che intuiva e che Alessia stessa non capiva bene ma qualcosa sì. Insomma un discorso un po' complesso.
Ho detto a Lisa, dopo averla ascoltata senza interrompere (tanto non è possibile: quando ha un'idea la deve dire tutta) che Alessia ha detto così perché lei e tanti altri conoscono un solo modo di essere fratelli e sorelle, quella della trasmissione genetica, la filiazione del sangue, come si dice di solito.
Perciò dal punto di vista di Alessia, Andrea non era il suo fratello perché non condividono il corredo genetico ma da altri punti di vista, è suo fratello perché si può essere fratelli in almeno due altri modi: per adozione, e dunque per legge, e anche per amore quando hai gli stessi genitori: "tu e Andrea avete due mamme e sono le stesse mamme per entrambi".
E poi le ho detto che se io e Raphaelle volevamo tanto sposarci non era tanto per noi due che abbiamo già i Pacs ma per loro due, per iscrivere loro due sullo stesso libretto di famiglia e avere finalmente lo stesso cognome in tutta la famiglia. Quando ci siamo sposate (in Francia) loro sono diventate non solo fratelli per amore (già lo sono) ma fratelli per la legge.
E la legge è l'unica sicurezza per quanto riguarda la filiazione. Non c'è figlio né genitore se non è scritto dalla legge. E nemmeno i legami di sangue riescono a essere più forti dei legami della legge per le tutele, le responsabilità, i doveri dell'uno verso l'altro.
Ho raccontato a Lisa che la nostra storia letteraria e la nostra storia tout court è piena di figli nati dalle violenze e dai soprusi degli uomini sulle donne, figli nati da uomini che non li hanno voluti. Ho raccontato delle grandi famiglie borghesi dell'ottocento in cui i padri-mariti padroni facevano figli con le cuoche o le sarte in barba alla moglie e cacciavano via madri e figli per evitare scandali. Nel migliore dei casi il figlio finiva in orfanotrofio con una pensione del padrone che mai sarebbe stato un padre. Eppure aveva trasmesso i suoi geni. E tutti lo sapevano, perfino il prete ipocrita che mangiava al suo tavolo e faceva le prediche la domenica.
Ho raccontato che il controllo delle persone e la limitazione della loro libertà si faceva attraverso il racconto ripetuto fino alla nausea delle regole di comportamento corrette e della promozione delle apparenze che sembrano dover dominare sui fatti, ho raccontato che viviamo in un paese ipocrita dove si vieta l'eterologa in nome di una sola filiazione possibile e degna mentre ogni anno nascono in Italia migliaia di figli che non hanno il patrimonio genetico dei loro padri e sempre più spesso neanche delle loro madri. Ma va bene cosi, l'importante è che non si sappia.
E di fatto le coppie eterosessuali sterili non si vantano di essere andate in Belgio o in Spagna a concepire e spesso non lo raccontano ai figli, per paura di perdere il loro amore, in nome dell'unica filiazione ammessa e nobile. Ho spiegato che il problema delle nostre famiglie, per i controllori e i limitatori delle libertà altrui, è che l'eterossesualità viene raccontata e promossa come un nuovo modo degno e bellissimo di fare figli.
Ho raccontato che viviamo in un paese strano che non soltanto riconosce culturalmente una sola filiazione nobile, quella "del sangue", ma a condizione che venga agita all'interno di un matrimonio, possibilmente sacro. Difatti ricordo che soltanto da pochi mesi, nel 2012, si sono finalmente parificati i figli naturali con quelli legittimi, dopo una battaglia parlamentare durata decenni e ostacolata come sempre dalla chiesa. La chiesa onnipresente per impedire di dare più responsabilità agli individui togliendo dignità alle loro scelte ogni volta che non rientrano nel quadro che la chiesa stessa ha stabilito essere l'unico giusto.
Ci siamo liberati dal padre padrone ma abbiamo di fronte un altro padre padrone, mille volte più potente: uno stato succube della curia vaticana che detta legge su tutto ciò che riguarda la libertà delle persone e le loro responsabilità personali. Una società di bambocci irresponsabili ai quali si dice come comportarsi in materia di famiglia, una società in cui viene sanzionata culturalmente ogni scelta che esce fuori dal tracciato.
Viviamo in un paese in cui nella guida alla dichiarazioni dei redditi, ancora oggi (2012), permangono le categorie di genitori e figli e si precisa (perché evidentemente non è ovvio per tutti) che per familiari a carico ci sono tra gli altri:
- figli (compresi i figli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati)
- genitori (compresi i genitori naturali e quelli adottivi);
- nonni e le nonne (compresi quelli naturali).
"Compresi quelli adottivi e naturali"! Questa semplice dicitura che sembra inclusiva in verità marca una discriminazione potente: per il senso comune gli unici familiari a carico per i quali non ci sono dubbi sono i figli avuti da un matrimonio e i genitori regolarmente sposati al momento della nascita. Esiste dunque evidentemente una piramide della filiazione e della genitorialità, dove tutto ciò che non rientra nel quadro è di seconda o terza categoria, come la frutta e le verdure un po' marce.
Onestamente non capisco come i genitori adottivi e naturali non chiedano di sostituire queste diciture con un'altra semplice e davvero inclusiva: figli e genitori legali. Punto. Perché non può esistere una scaletta, per l'amministrazione dello Stato, del Genitore o del Figlio con la maiuscola.
Ho raccontato a Lisa che l'unico e incontestabile modo di essere fratelli è la fratellanza dell'amore e quella della legge. Ho detto che se una madre non accetta suo figlio alla nascita il bimbo non sarà figlio della madre che l'ha partorito e se un padre non riconosce il figlio che sua moglie ha messo al mondo non sarà suo figlio anche se ha dato i suoi geni. E anche se, a volte, la legge lo può obbligare a essere il padre legale di un bambino, se lui non lo vuole col cuore, non sarà mai un padre d'amore. E che un padre o una madre senza amore non servono a nulla. E non sono genitori.
Ho detto ciò che sa già: che i donatori di gameti che hanno aiutato a fare nascere lei e il fratello non sono i loro genitori e non lo saranno mai perché non è quello che hanno voluto e non è quello che noi abbiamo voluto e se loro sono nati, sono nati prima di tutto dal nostro amore e desiderio e anche grazie a dei geni che li hanno fatti nascere belli come il sole, ma non sono stati i geni che li hanno accolti, abbracciati, amati, consolati, nutriti, curati, accarezzati, coccolati, puniti, stretti al cuore, sgridati, controllati e sorvegliati. E non saranno i geni di questi signori così gentili da regalarci la vita, a farli diventare adulti sereni e luminosi ma questo lo potranno fare solo l'amore e la cura dei loro genitori.
Ho detto infine che la legge scrive la filiazione e dà sicurezza ma senza amore non c'è né figlio né padre né madre né figlia. Ho detto che per fare un figlio, per dare un fratello a una bambina, ci vuole l'amore prima di tutto e poi ci vuole anche la legge e quando ci sono i geni a disposizione, è tutto piu semplice, spesso, ma non sempre. E che la fratellanza di sangue è quella che da meno garanzie, in fin dei conti.
E dunque, Lisa e Andrea, figli miei, figli nostri, voi due siete fratelli. Più di tanti altri.
E adesso chi lo racconta a Alessia?

domenica 17 febbraio 2013

Una alleanza infame tra femministe, polizia e conservatori danneggia le donne in nome della difesa dei loro diritti

Riporto qui di seguito l'articolo tradotto da Fas sui danni umani e politici prodotti dalla lotta antiprostituzione.

...

Un articolo che abbiamo tradotto a più mani, io, Claudia, con la supervisione di Lafra (ricordate che il gruppo traduzione di FaS è attivo e se volete partecipare iscrivetevi alla mailing list o potete scrivere a traduzioni[@]autistiche.org). Grazie all’autrice dell’articolo, Melissa Gira Grant, che ci ha autorizzate a tradurre e pubblicare il suo pezzo e grazie a tutte per lo splendido lavoro militante e buona lettura!

>>>^^^<<<
Una alleanza infame tra femministe, polizia e conservatori danneggia le donne in nome della difesa dei loro diritti.
E’ un articolo pubblicato in inglese da Melissa Gira Grant. E tradotto in spagnolo qui (link). Nella premessa a questa versione Melissa afferma: “Nonostante si basi sulla situazione negli Stati Uniti, sono coinvolte istituzioni come l’ONU e, cosa più interessante, la situazione in Spagna non è molto diversa, sebbene la prostituzione non sia un reato. Tuttavia in alcune città di fatto lo è dato che si applicano ordinanze cittadine: le prostitute vengono multate con cifre che vanno dai 300 fino ai 3.000 euro. Dal momento che molte sono straniere la discriminazione è tremenda, si esercita una violenza istituzionale. Perseguitate dalla politica. Ciononostante sono permessi e tollerati impunemente i bordelli dove non viene riconosciuto alcun diritto al lavoro e infine la corrente femminista che sostiene l’abolizione della prostituzione, infantilizza le donne non riconoscendo loro la capacità di assumere rischi e di prendere decisioni, vittimizzandole.”
Il 30 agosto, una donna di 19 anni è stata arrestata in Ann Arbor (Michigan) dopo che un potenziale cliente aveva chiamato la polizia per denunciarla. Sosteneva che la donna avesse aumentato il prezzo dei suoi servizi rispetto al primo contatto via internet. La polizia l’ha portata via in manette.
Non c’è niente di particolarmente eccezionale in questa storia, apparsa per la prima volta sul sito AnnArbor.com. Si tratta di uno delle decine di casi tra quelli che si possono trovare ogni giorno nei rapporti di polizia e nei giornali locali di tutto il paese, spesso accompagnati da immagini delle arrestate. Non vi è alcuna organizzazione che difenda i diritti delle donne, che raccolga i dati completi di quante persone vengono arrestate, processate, condannate e incarcerate per accuse relative alla prostituzione. Ma i loro nomi e le loro foto restano perennemente nei vari motori di ricerca, a prescindere dal verdetto dei processi che le riguardano.

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