venerdì 13 luglio 2012

Plus Model Magazine

Si parla moltissimo dei modelli estetici imposti dalle riviste di moda, della magrezza proposta o percepita come punto di arrivo o di partenza del successo. Tutto questo parlare sui corpi delle donne, soprattutto, relativamente poco degli uomini, è spesso carico di moralismo, rabbia e colpevolizzazione. Che tu sia magrissima o formosa, ti sentirai addosso un giudizio che va oltre la semplice registrazione della tua presenza. Quando sei formosa però diventi un bersaglio.
Il peso dei giudizi che gli altri esprimono sui nostri corpi condiziona a più livelli le nostre vite, fin dall'infanzia. In alcune i disturbi alimetari si incrociano con altre problematiche, nella maggior parte delle donne la dieta diventa un pensiero cardine, una sottile ma costante frustrazione. "La dieta è il più potente sedativo politico della storia delle donne. Una popolazione con una tale tranquilla ossessione è una popolazione facilmente manipolabile" dice Naomi Wolf in Il mito della bellezza.
In questo post non ho la pretesa di toccare tutti i punti di una delle più spinose e, per molte persone, dolorose questioni che riguardano le nostre vite. E', anzi, solo un punto di partenza, un altro. Non c'è nulla di sbagliato nell'essere magre o magrissime, se per esserlo non fai alcuno sforzo, perché quello è il tuo corpo. La battaglia, quando si tratta di modello unico di bellezza, non è contro le donne magre, ma contro un sistema di controllo che devia la nostra attenzione da tutto ciò che ci potrebbe interessare e rendere felici, per spingerci a odiare e ferire noi stesse. Si può vivere una vita intera odiando la propria carne e lottando contro di se? Milioni di persone nel mondo investono le proprie energie in questo. E' sbagliato.
Mi sono imbattuta di recente in Plus Model Magazine, una rivista virtuale di moda in lingua inglese, che si occupa di donne dai copri che non rientrano nei canoni di bellezza proposti dalle riviste cosiddette mainstream. Qualche volta la mano del grafico si abbatte anche sulle plus model, lisciando e leccando la pelle, la quale, al naturale, sicuramente non risulterebbe mai così compatta, come non lo è quella delle modelle magrissime. Ma quante volte, guardando un abito, abbiamo pensato: a lei sta bene perché è magra? La rivista ha il pregio di rappresentare quella parte di donne che indossano abiti di taglia superiore alla 44, senza giudicarle. Quella parte di donne, quasi sicuramente, maggioritaria che abita il mondo - il rimando politico in questa sproporzione, nell'essere maggioritari ma non contare nulla per chi detiene il potere della parola, è molto forte.
Di questa rivista mi piace anche la frequenza con la quale, sia in copertina che nei servizi interni, appaiono donne di colore e asiatiche. Sfogliandola ho l'impressione di vedere nel contempo qualcosa di bello e qualcosa di vero.
Per chi frequenta facebook questa è la pagina di Plus Model Magazine, questo è il sito internet, questo è il loro tumblr.
L'immagine è tratta dalla pagina facebook di Plus Model Magazine.

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venerdì 6 luglio 2012

Cronaca Vera è #mediacomplice

Si chiama così, femminicidio, per l’Onu è un crimine di Stato, a commetterlo è un uomo, un uomo che uccide: strangolando, martellando, dando fuoco, facendo a pezzi, precipitando da un balcone, una donna.
La donna uccisa può essere giovane, adulta, anziana, nubile, sposata, convivente, studentessa, precaria, imprenditrice, medico, casalinga, anche incinta al nono mese.
Per Cronaca Vera però il movente dietro a queste morti atroci e insensate non è nè il solito raptus nè l’abusata gelosia, per la redazione di questo giornale, dove chissà, fose, lavorano anche delle donne, il movente è il caldo.
Questo è giornalismo? Dov’è l’informazione? Dov’è il codice deontologico e il rispetto per le vittime? Cosa ne penseranno le famiglie di questa copertina, che nega in assoluto ogni resposabilità degli assassini nella morte delle loro figlie, sorelle, amiche, amate?
Dobbiamo sperare che il caldo cali inesorabile sulle vite di chi ha pensato, redatto e approvato questa copertina? Di certo possiamo dire che Cronaca Vera è #mediacomplice.

Da fas

lunedì 2 luglio 2012

#NOPAS: fermiamo i ddl che introducono la falsa sindrome di alienazione genitoriale

Condivido la petizione promossa da Fiori D'Acciaio Coordinamento Diritti Donne e Minori

Firmate qui

Attualmente sono in discussione al Senato i disegni di legge n. 957 (PDL-UDC), n. 2800 (IDV), n. 2454 (PD e Radicali), n. 3289 (UDC-SVP) sull’affido condiviso e il n. 43 (Sen. Peterlini) sulla doppia residenza.

Queste proposte contengono gravissime violazioni dei diritti fondamentali dei figli minorenni vittime di violenza diretta o assistita. Questa petizione si propone di raccogliere firme per chiedere :

- Che la legge vieti espressamente l’affido condiviso nei casi di acclarata violenza, agita nei confronti del partner e/o sui figli;

- che sia definitivamente proibito l’utilizzo della sindrome di alienazione genitoriale (PAS) in ambito processuale e da assistenti sociali come motivo di mediazione familiare e affido condiviso, perché tale “sindrome” non è presente nell’attuale (DSM) e non ha valide basi scientifiche;

- che il 4° comma dell'art. 316 del codice civile sia abrogato: “Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti e indifferibili (322)”, poiché è lesivo dei diritti della madre e contrario al concetto di parità genitoriale;

- che non sia imposta per legge la doppia residenza/domicilio, ma sia valutata questa possibilità caso per caso, in base all'età e alle esigenze dei figli minori;

La PAS, o sindrome di alienazione genitoriale, è considerata un disturbo relazionale nelle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore manipola il figlio generando il rifiuto dell’altro genitore per rivalersi. Nella realtà però è strumentalizzata dal genitore che ha agito la violenza per far decadere le accuse e ottenere comunque l’affido condiviso, se non addirittura quello esclusivo. Infatti, sebbene la PAS non abbia valide basi scientifiche e non sia mai stata inclusa nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), tale “sindrome” è spesso erroneamente utilizzata nei tribunali e dai servizi sociali. È bene sottolineare come i bambini e le bambine che hanno un genitore violento e/o abusante si giovano della sua assenza: solo così possono ricostruire un reale futuro sereno assieme all’altro genitore.
Si ritiene quindi di dubbia costituzionalità e lesiva dell’ordinamento giuridico italiano la volontà di introdurre la PAS per legge.

Firmate qui

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