sabato 22 dicembre 2012

Vengoprima: La mia scelta viene prima

Condivido il video realizzato dal Collettivo femminista e lesbico VengoPrima, con le testimonianze, in prima persona, sulla difficoltà di reperimento della pillola del giorno dopo e sulla violenza psicologica alla quale siamo sottoposte, tutte le volte in cui cerchiamo di far rispettare il nostro diritto alla salute e all’autodeterminazione.
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
 
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
É un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna.
Siamo stanche di chi condanna l’aborto senza alcun riguardo per la storia della persona. Ogni donna sa se quello che sta vivendo è il momento giusto oppure no per avere un figlio. Può non esserlo per molti motivi. Possono sorgere conflitti di coppia, ci si può non sentire “predestinate” alla maternità, si ha già il numero di figli desiderato, si è sotto il giogo della precarietà o della disoccupazione e l’assenza di un vero welfare impedisce di fare questa scelta serenamente. Oppure, si è donna single o lesbica che vorrebbe essere madre, ma in questo paese le viene impedito per l’impossibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa. Anche per questo riconosciamo in chi condanna l’aborto non un appello alla “vita”, ma una volontà “normalizzante” rispetto a cosa è o deve essere la famiglia e rispetto a cosa deve essere l’individuo: uomo o donna ed eterosessuale.

Il crescente numero di obiettori di coscienza mette a rischio la nostra possibilità di scelta. Lo stigma morale che spesso ci viene addossato da parte di certo personale nelle strutture pubbliche la rende oltremodo difficile.
Vogliamo vivere in un paese laico e rifiutiamo qualsiasi interferenza confessionale all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Vogliamo consultori pubblici che forniscano un’informazione corretta sulla sessualità, sulla contraccezione, sulla gestazione, sull’interruzione di gravidanza e su ogni altra questione che riguarda la nostra salute e i nostri diritti. Diritti che non sembrano mai davvero acquisiti, se ciclicamente vengono messi in discussione.
Non accettiamo il sistema patriarcale e tradizionale, propagato da stato e chiesa, che impone la famiglia eterosessuale come base della società e diffonde idee sessiste – maternità come destino naturale di ogni donna – e omofobe – impossibilità per le lesbiche di esercitare il diritto alla maternità.
Non abbiamo bisogno di guardiani della morale, vogliamo scegliere sui nostri corpi.
Sulle nostre vite sappiamo scegliere.
Grazie per il vostro lavoro!

Da fas 
 

martedì 18 dicembre 2012

Azione antisessista in difesa delle donne

Questo è un post satirico in risposta a chi considera le donne incapaci di scegliere qualsiasi cosa, sia pure di fare le ballerine in una vetrina. Inconsapevoli, minori, immature da guidare e tutelare.



Quello a cui assistiamo oggi non è il “colpo di coda del patriarcato”, la violenza con la quale le donne si devo confrontare ogni giorno ha superato ogni limite.
Il patriarcato è vivo e vegeto e ci stupra ogni giorno.
I nostri corpi strumentalizzati devono essere liberati: basta con lo sfruttamento del corpo delle donne! Basta con la schiavitù del pensiero dominante. Dobbiamo agire e dobbiamo farlo con forza!
Le donne che assecondano questi meccanismi devono essere consapevolizzate, nessuna deve più essere schiava radiosa del sistema di potere patriarcale che ci indottrina fin dall’infazia con ogni mezzo!
Dobbiamo smantellare ogni struttura che perpetui la cultura di sottomissione della donna.
E’ per questo motivo che ci stiamo organizzando, a Napoli, per andare a liberare tutte quelle donne, provenienti  soprattutto dai paesi stranieri, dai paesi del terzo mondo, che attraverso la manipolazione e l’indottrinamento assecondano il sistema patriarcale prendendo i voti!
Noi crediamo che non sia possibile, in questo sistema, scegliere veramente qualcosa, siamo certi e certe che il livello di consapevolezza di una giovane cresciuta in seno a una Missione non possa assolutamente essere tale da poter definire una “libera scelta” la sua volontà di prendere i voti!
Diciamo no alla monacazione forzata, perché ogni monacazione è forzata!
Andremo in ogni convento, andremo in ogni parrocchia e consapevolizzeremo tutte le monache e tutte le suore, ogni novizia verrà liberata. Ci occuperemo soprattutto delle filippine, delle cinesi e delle indiane, sottoposte alla violenza colonialista delle missioni cristiane nei loro paesi di origine, inconsapevoli agenti del patriarcato che ci vuole o sante o puttane!
No alle sante! No al noviziato! No alle suore forzate!
Tutte le pezze verranno strappate dalle loro teste, tutte le vittime verranno salvate!
Mai più immagini così umilianti e violente!


ph blausternschlonge
Mai più giochi che condizionano le nostre coscienze e ci indottrinano rendendoci schiave fin da bambine!
ph catholichomeandgarden.com

Da fas

giovedì 13 dicembre 2012

Di libertà sessuale, di critica e di matrimonio

Rilancio l'articolo del fatto quotidiano, letto attraverso la rassegna stampa zeroviolenzadonne, perché non solo la domanda finale è interessante, cito: "visto che sta parlando di matrimonio, e quindi di legami amorosi, di che tipo di amore si tratta, e quale modello di relazione sta passando alle giovani generazioni?"
Trovo interessante chiedersi anche: visto che stiamo parlando di matrimonio, siamo sempre sicuri che si tratti di amore? Dunque amplio il discorso nel rilancio, e giungo in parte altrove, perché, troppo spesso, mi sembra, ci troviamo davanti al recupero parziale di istanze parziali del femminismo storico, riguardanti la libertà sessuale, intesa come critica alla sessualità maschile, che condiziona il nostro immaginario - anche quando il nostro immaginario è stato scosso da una consapevole autocritica e da pratiche di autodeterminazione, che ci metterebbero a una certa distanza dai condizionamenti del mercato, e che ci hanno portanto a scegliere, consapevolmente, una strada piuttosto che un'altra o un'altra o un'altra (ce ne sono molte, ce ne sono di sessualità per quante sono le persone nel mondo), ma ci si guarda bene dal recuperare quella parte di critica al contratto di matrimonio, alle relazioni monogamiche imposte dal sistema patriarcale come modello economico e sociale, critiche che permettono, oggi, di poter liberare la vita di migliaia di persone, un tempo incastrate in ruoli eterodeterminati.
Insomma, si mette in dubbio la libera scelta delle donne che non vogliono figli, delle donne che abortiscono, delle donne bisessuali, lesbiche, intersessuali, asessuali, di tutte le età e forme - e tutt ciò che si desidera - ma si evita di fare autocritica verso la "libera scelta di contrarre matrimonio". A molti piace dire "buuu" puntando il dito, ma farsi due domande sulle proprie scelte e mettersi davanti a uno specchio meglio di no.
A questo punto vale la pena chiedersi se questo atteggiamento non sia anch'esso uno dei tanti sistemi che il patriarcato ha per ricondurre al focolare domestico il pensiero femmile (che in questo atteggiamento di esclusione e pregiudizio delle altrui pratiche di liberazione, si dimostra più conservatore di quanto crede), o si tratti solo del terrore di dover aderire a modelli sessuali che non si sentono propri - più o meno come quelli che rifiutano gli/le omosessuali perchè pensano che vogliano far diventare gay il mondo! Quest'ultimo dubbio è presto sciolto: nessuna lotta di liberazione sessuale o di liberazione tout court può essere condotta costringendo una parte ad aderire ai desideri dell'altra. La libertà dev'essere totale, completa, assoluta per tutte le vite. Ossia, se non ti piace il fisting nessuno è autorizzato a dirti che lo devi praticare per essere una vera femminista. Capirete che dire: ti piace il fisting perché hai visto troppi film porno, è la stessa cosa. E' molto semplice. L'autodeterminazione di un individuo non può essere misurata a partire esclusivamente dal proprio modo di vivere le relzioni e il desiderio. Se a me non piace una determinata cosa, non alieno tutti quelli che la praticano: altrimenti per cosa sto lottando? Alienare il diverso da me è modalità fascista. Che femminismo è quello che guarda agli altri con disprezzo e gretto moralismo? Quello che si erge a giudice di chi si muove in ambiti diversi dal proprio. Personalmente non riesco nemmeno a chiamarlo femminismo.
Come se io considerassi ogni donna sposata una povera idiota. Vi sembrerebbe un'atteggiamento femminista? Posso muovere critiche produttive al matrimonio, solo ragionando sul sistema ed a partire dal rispetto verso i soggetti che lo scelgono. Questa per me è riflessione femminista.

Il “benevolo sessismo” del matrimonio

Presidio Save194Campania il 14 dicembre

Il comunicato di Save194Campania per il 14 dicembre ore 10.00 al II Policlinico di Napoli.
Poche settimane fa il presidente Monti ha dichiarato che il nostro sistema sanitario nazionale “potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”.
Cosa voleva dire? Che l’unica strada per garantirlo è la privatizzazione?
Anche se nei giorni seguenti Monti si è affrettato a ribadire che la risposta non è la privatizzazione, usando parole come rinnovamento e ripensamento del sistema sanitario, noi sappiamo bene che tutte le azioni che questo governo, come quelli precedenti, hanno messo in atto, hanno prodotto un lento e continuo peggioramento della sanità pubblica a favore di quella privata.
In tale contesto di smantellamento del sistema sanitario pubblico noi, in quanto donne, non possiamo non notare quanta sempre minore attenzione si dia alla salute della donna: le liste d’attesa per le più banali visite sono sempre più lunghe, il numero di obiettori è cresciuto così tanto da rendere quasi impossibile l’effettuazione di aborti, la mammografia è gratis solo per le donne dopo i 50 anni, in contraddizione con le statistiche che dimostrano chiaramente come il cancro al seno stia aumentando tra le giovanissime.
Ci chiediamo, quanto vale in questo paese la salute delle donne?

Coscienti di questa situazione la mattina del 14 dicembre, alle ore 10, abbiamo deciso di dar luogo ad un presidio davanti al reparto IVG del Secondo Policlinico di Napoli. L’intento è quello di informare le persone su quanto è accaduto il 22 dicembre scorso, quando un radiologo, improvvisatosi anestesista, ha aggredito fisicamente e verbalmente una paziente colta da una crisi a causa del farmaco che egli stesso le aveva erroneamente somministrato. La donna si trovava lì per effettuare un intervento di IVG.
Questa aggressione, nonostante la sua gravità, è costata al radiologo solo due mesi di sospensione.
Ci chiediamo dunque a cosa serva questa sospensione, se lo stesso pm che ha analizzato il caso ha affermato che “appare evidente e concreto il pericolo di reiterazione di sue condotte illecite analoghe a quelle per cui si procede”.
La risposta la si ritrova nel fatto che questo radiologo sia prossimo al pensionamento, e che quindi, per preservarne l’onorabilità, si sia deciso di optare per la sospensione e non la condanna, soluzione che gli avrebbe fatto perdere la pensione.
Noi che gli autoritarismi li combattiamo, non stiamo qui a chiedervi una condanna ma bensì una presa di posizione, perché se da una parte è stata preservata l’immagine di un “professionista” dall’altra si è mandato il messaggio che aggredire una donna che sta esercitando un suo diritto, quello di abortire, è infondo cosa da poco, qualcosa su cui si può sorvolare, qualcosa che si può nascondere per preservare ciò che per questa società sembra essere più importante, la casta dei medici.
Vi chiediamo: la salute delle donne è qualcosa su cui si possono fare sconti?
Perché si sceglie di tutelare maggiormente un appartenente a una casta piuttosto che una paziente vittima di una aggressione?
In questo clima di discriminazioni e violenza, fatta di tanti piccoli gesti o frasi che ledono la donna e la sua autodeterminazione, ci preme ricordare anche che seppur esista una legge, la 194/78 che regola l’IVG, sappiamo tutti che la sua applicazione è oltraggiata innanzitutto dall’obiezione di coscienza, che non ha limiti.
Ricordiamo infatti che a Napoli a marzo 2012 per due settimane non si sono fatte interruzioni di gravidanza perché l’unico ginecologo non obiettore era morto. Ciò accade perché l’ 84% dei medici in Campania è obiettore.
Noi siamo stufe e stufi di questo boicottaggio sistematico che si verifica ogni qualvolta una donna si autodetermina.
Sappiamo benissimo che la stessa legge 194 prevede al suo interno il meccanismo per il suo boicottaggio attraverso l’obiezione di coscienza illimitata (art.9 Legge194/78), ma sappiamo anche che questa obiezione si può attuare solo nei confronti dell’aborto e non per l’assistenza sanitaria durante tale intervento, o rispetto alla prescrizione della pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo, che sono entrambe dei contraccettivi.
Attraverso lo strumento dell’obiezione si dà al medico, e al personale sanitario, la possibilità di non prendere parte a interventi di IVG, nonostante questi optino liberamente per la facoltà di medicina e specializzazione in ginecologia.
I numeri degli obiettori in Italia, al Sud in particolare, rendono di fatto quasi impossibile la corretta applicabilità della legge.
Solo attraverso la libertà di scelta può esserci libertà di coscienza, e libertà di scelta significa maternità consapevole. Chiediamo quindi che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono l’applicabilità della 194 e vogliamo:
- Educazione sessuale nelle scuole
- Sessualità libera (con chi vuoi)
- Contraccezione disponibile (anche d’emergenza)
- Aborto assistito e gratuito
- Consultorio pubblico e laico
- Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
- Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
- Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
- Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
- Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.
L’educazione e la contraccezione ordinaria e di emergenza rappresentano gli unici modi per diminuire il numero di aborti. Inoltre vogliamo che non siano fatti alcuni sconti sulla salute delle donne in nome di privilegi da tutelare. Non sulla nostra pelle.

Da fas

mercoledì 12 dicembre 2012

In strada con abiti succinti per la Cassazione è reato

Polizia e Cassazione per la nostra sicurezza:

In strada con abiti succinti per la Cassazione è reato

Una donna straniera che passeggiava per Bologna troppo "poco vestita" è stata condannata a pagare 600 euro di ammenda Vestiti troppo succinti, tanto da lasciare scoperte le parti intime: chi li indossa, in un luogo aperto al pubblico, rischia una condanna per atti contrari alla pubblica decenza. La terza sezione penale della Cassazione ha per questo confermato la condanna al pagamento di un'ammenda di 600 euro inflitta dal giudice di pace di Bologna a una donna straniera, sorpresa da un poliziotto su una via cittadina "abbigliata in modo da fare vedere le parti intime del corpo, in particolare il seno e il fondo schiena, ed era in mutande, che lasciavano scoperti i glutei".

11 dicembre 2012

Fonte:http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/12/11/news/in_strada_con_abiti_succinti_per_la_cassazione_reato-48512697/

Aborto: non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva

Mentre navigavo tra i tumblr sono capitata su questo post, scritto da una giovane donna che racconta del proprio aborto. Ha 23 anni studia per diventare assistente legale, è anche moglie e già madre di una bambina di due anni. Il suo scritto mi è sembrato interessante perchè è onesto e chiaro. Mi sembra anche una di quelle testimonianze che dimostrano quanto la presunta Sindrome post-aborto, non sia affatto una vera sindrome ma una questione del tutto personale. Il tumblr si chiama One at a time, la versione originale di questo scritto si trova a questo indirizzo t0ddlersteps.tumblr.com e in fondo a questo post.
Scusate se la traduzione non è perfetta.

ph google

La storia del mio aborto

Dunque, ho sentito un sacco di gente smerdare chi ha avuto un aborto. Mi piacerebbe molto mettere le cose in chiaro. Sono sposata, ho 23 anni, e ho una bambina di 2 anni. Due mesi fa, ho avuto un aborto. Ero di circa 6-7 settimane. Non me ne pento, e questo non fa di me una persona cattiva. Non voglio un altro bambino. Mio marito ed io non abbiamo fatto molta attenzione durante il sesso. L'ho scoperto [di essere incinta] il giorno in cui ho ripreso il college, riuscivo solo a piangere e piangere. Ho detto a mio marito che o lo facevo o mi sarei uccisa. Mi è stato di grande aiuto.

La procedura è stata difficile. Sono stata sveglia tutto il tempo. Mi hanno dato un solo calmante, quindi è stato incredibilmente doloroso. Il mio medico è stato gentile, molto premuroso. Accidentalmente ho visto il feto nell'ecografia (obbligatoria nella mia zona). Nemmeno in quel momento mi sono sentita in colpa. Un infermiera mi ha tenuto la mano durante la procedura, parlandomi della scuola, di mia figlia. L'unica parte della procedura che in realtà è stata dolorosa è stata quella dell'aspirazione, che però è durata solo ... direi circa 5 minuti. In seguito mi sono sentita molto depressa, per lungo tempo, a causa della fluttuazione ormonale, ma ancora non ho sentito nessun senso di colpa.

Dopo la procedura ho avuto dei crampi intensi per, forse, 10 o15 minuti, mio padre mi è venuto a prendere e sono tornata a casa, ho fatto un test per la scuola, sono andata a lezione, quella sera stessa ho ripreso la mia vita normalmente.

Sono così felice di aver potuto eseguire questa procedura, anche se mi costerà 300 dollari. Di tanto in tanto penso "e se?", sono certa che sia normale. Rimarrà con me per sempre, ma ho dovuto prendere questa decisione per me, per la mia famiglia, per lo studio in vista del lavoro e della mia futura carriera, per il nostro reddito, e anche per il potenziale bambino. Non potevo finanziariamente o mentalmente prendermi cura di un altro figlio in questo momento. E va bene così, perché io sono una buona madre con la figlia che ho già fatto.

Sono qui per ascoltare chiunque debba affrontare i dubbi sulla decisione di abortire, chiunque voglia seguire la via dell'adozione o voglia avere un figlio. Tutte queste opzioni sono difficili, e, in definitiva, solo tu puoi fare questa scelta per te. Non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva.


My Abortion Story

lunedì 10 dicembre 2012

Tea reading con Slavina a Napoli l'11 dicembre


Ore 19.00 alloSka Tea reading con Slavina a Napoli l'11 dicembre.

Slavina riporta a Napoli il suo libro di racconti erotici, per ragazze sole o male accompagnate.
108 pagine attraverso le quali scopriamo l'educazione sessuale e sentimentale di Selma: un po' della sua fica e del suo cuore.  Se questo fosse un mondo fatto per essere felici, i teneri, onesti ed eccitanti racconti di Slavina sbancherebbero le classifiche al posto delle merda-fanfiction di Twilight spacciate per eros, spacciate per desiderio femminile, spacciate per letteratura. E' per riequilibrare un po' le cose, allora, che domani si va allo Ska a parlare di erotismo e post-porno.

Altro qui.

sabato 8 dicembre 2012

Il cuore della notizia: la retorica sulla prostituzione

Statistical beauty – study
image sergioalbiac.com
I due articoli riportano la stessa storia, quella di una sex worker di Pescara, che lavora con il soprannome di Francesca. Francesca ha chiesto ai carabinieri la cortesia di proteggere la sua privacy, perché in famiglia nessuno è a conoscenza di questa attività, ma risponde ad alcune domande, raccontando qualcosa di sé.
Gli elementi del racconto riportato dagli articoli, però, lo rendono in questo caso abbastanza retorico: una madre, la crisi, le difficoltà economiche che spingono a scelte difficili e diversi comprimari uomini: il marito ignaro, i clienti ricchi, un losco fruttivendolo che spinge le donne alla prostituzione. Infatti lei è moglie di un imprenditore, entrambi abituati a un tenore di vita alto, subiti i colpi della crisi, sceglie di prostituirsi per far fronte a certi debiti e garantire ancora condizioni di vita agiate alla propria famiglia. Si organizza con delle foto, degli annunci su internet e un secondo numero di cellulare, solo per i clienti. Dice di non ricevere più di due clienti al giorno, che di solito si fa pagare sui 100 euro e che, a fine mese, riesce ad arrivare anche a 7000 euro. Non manca di alludere alla difficoltà di accettare se stessa in veste di prostituta, riferisce di essere stata da uno psicologo, ma oggi, dice, quasi non deve nemmeno toccarli i clienti, tutti uomini comunque facoltosi che spesso le chiedono di essere sottomessi. Francesca racconta anche che, come lei, ce ne sono tante di donne che guadagnano così.

Cerco di capire il cuore della notizia qual è: sarebbe che oggi a causa della crisi le donne, anche quelle perbene, sono costrette a prostituirsi per garantirsi la sopravvivenza.
A me sembra però che ci sia qualcosa di sbagliato, questa donna, stando al racconto riportanto negli articoli, non si garantisce la sopravvivenza, si è pagata dei debiti e il mutuo certo, ma 7000 euro al mese rappresentano un introito superiore a quello che, mediamente, possiamo considerare di sopravvivenza, considerando come standard la pensione minima di vecchiaia. Infatti Francesca ci dice che in famiglia hanno sempre avuto un tenore di vita alto e si prostituisce per continuare ad averlo. Quindi, di cosa parliamo? Un altro dato che nontorna è la difficoltà psicologica di questa donna, gli articoli cercanod i farci credere che sia una grande sofferenza questa, il rimando è chiaramente alla tragedia della prostituzione (molto simile alla tragedia dell’aborto). L’accenno alle sedute di psicoterapia è un dato che serve a chi scrive per sostenere la difficoltà di essere oggetto sessuale. La famosa scissione mente-corpo, che esiste ed è reale, certo, ma che evidentemente non appartiene a tutte le persone che fanno questo lavoro e non allo stesso modo, dato che a Francesca sono bastate poche sedute per ‘ricomporsi’, possiamo considerarla piuttosto resiliente, mi sembra. Anche perché asseconda una tendenza del mercato che le permette di guadagnare senza essere eccessivamente coinvolta fisicamente, la dominazione. In più Francesca ha una clientela che, in base a ciò che sappiamo, possiamo definire esclusiva: politici, imprenditori, uomini ricchi che spendono i loro soldi per farsi umiliare un po’. Potremmo ipotizzare una sorta di compensazione psicologica per tutte le parti in gioco?
Il cuore della notizia è quindi un altro e si trova tra le righe. La notizia è che dei carabinieri hanno fatto irruzione in un luogo di lavoro, dove si svolgono incontri di lavoro, tra persone adulte e consenzienti. Hanno portato via una donna che, nella difficile condizione in cui la mette la legge Merlin, deve chiedere per favore di non essere esposta al pubblico ludibrio, dato che invece di andare a pulire cessi per il necessario, ha pensato di fare un lavoro somatico, cioè scambiare prestazioni sessuali o comunque intime per guadagnare molto, e così è stato.
Francesca non è la straniera che arriva in Italia credendo di trovare lavoro come badante, ma finisce in mano alle mafie, lei ce lo dice chiaramente che pulire i culi ai vecchi non le piacerebbe, in fondo non sembra andarle troppo stretto questo lavoro, magari smetterà o continuerà, questo riguarda solo lei, riesce persino a conciliare con la famiglia.
Si tratta della costruzione di un’immaginario vittimizzante, anche dove è evidente la discordanza con il racconto. Nel discorso sulla prostituzione esiste una retorica molto simile a quella sull’aborto, per la quale alla strega corrisponde la puttana e alla donna distrutta dall’aborto corrisponde la vittima della prostituzione coatta. Fermo restando che esistono sia donne distrutte dall’aborto che vittime di prostituzione coatta.
Si tratta, poi, della ricattabilità (quella per cui puoi trovarti in una caserma o in un cie e ti stuprano) di chi risponde autonomamente alle domande della vita, in uno Stato repressivo, che non ha minimamente a cuore il benessere né delle donne né di altr* sogget*, perché qui non si tratta di decidere se Francesca poteva scegliere diversamente, se Francesca e la sua famiglia se la possono cavare con 1000 euro o con 500, quello è moralismo, qui si tratta di libertà di scelta.

Da fas

sabato 1 dicembre 2012

Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS 2012


Giornata mondiale per la lotta all’AIDS
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Negli utltimi anni le campagne di informazione sulla trasmissione dell’HIV sono state scarse e poco incisive, caratterizzate dalla censura e dall’omertà, dettate dalla doppia morale italica, riguardo la sessualità e la parola preservativo.
Recentemente ho partecipato all’iniziativa di LILA. Non ero molto convinta del comunicato con cui si chiedeva alle persone di donare, tramite sms, uno spicciolo. Non ero convinta per molti motivi. Perché l’AIDS alla fine ce lo becchiamo tutte e tutti, non solo le donne. Alla fine il preservativo, se lo mettono gli uomini, anche alcune donne, il preservativo femminile, certo, ma quante? Pochissime, perché costoso e perché c’è bisogno di quella confidenza con la propria vagina, che non tutte hanno, spesso nemmeno per una questione di età, ma per pudore e vergogna indotte verso se stesse. Non ero convinta del tutto ma, poiché tendo a cogliere tutte le occasioni, ho partecipato a modo mio.
C’è DUREX che fa promozione costante e, per quanto si possa essere critici verso le aziende, non si può che dire grazie a DUREX, almeno tu ce lo dici che dobbiamo usare i preservativi quando vogliamo amare, godere e stare bene. Su facebook c’è la nuova campagna DUREX-ANLAIDS.
Mentre il mondo religioso cattolico si distingue sempre per la propria incapacità di essere realmente vicino alle persone. Il ministero della salute dice che nel 2011 sono stati diagnosticati 5,8 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti. L’incidenza più bassa è stata osservata in Calabria e quella più alta in Valle d’Aosta. Il 75% delle persone ammalate è di sesso maschile, con un aumento rispetto al 2001 del triplo rispetto alle persone di sesso femminile. In base a ciò continuo a pensare che indirizzare esclusivamente alle donne una campagna di sensibilizzazione e quindi di responsabilizzazione, non sia utile alla causa. Ma sempre Lila sostiene che le donne «hanno scarso potere di imporre il preservativo prima di un rapporto sessuale».
E’ vero, capita di frequente che non si riesca ad ottenere l’uso del condom, anche quando lo si chiede con insistenza.
Allora di più bisogna insistere con gli uomini: non siete immuni dalle malattie, ve le beccate pure voi.
Nel 2011 i rapporti sessuali non protetti sono stati il 78,8% delle volte la causa di infezione, il 45,6% delle volte si tratta di rapporti eterosessuali.
Qui il documento completo dell’Istituto superiore della sanità.
Quest’anno il Ministero della Sanità ha realizzato una nuova campagna per i media, intitolata ‘La trasmissione sarà interrotta il prima possibile’, che da oggi coprirà tutto il mese di dicembre e parte del 2013.
Si possono muovere diverse critiche allo spot, al modo in cui viene veicolato il messaggio, ma finalmente mostra e nomina il preservativo maschile anche se solo dopo l’intervento di LILA! Come riporta questo articolo.
Qui sotto ci sono dei video sull’uso del condom maschile…

…e di quello femminile.


Il modo migliore per avere rapporti sessuali orali, genitali e anali, e non ammalarsi è usare i preservativi. Se avete rapporti a rischio, cioè senza profilattici (preservativi o le dental dams per i rapporti orali bocca-vagina), e temete di aver contratto l’HIV o siete sieropositivi, fate il test dell’HIV.
Non vi fate scoraggiare da quelli che vi trattano male, può capitare che le donne, di tutte le età, subiscano un vero e proprio terzo grado da parte di chi effettua il test. Purtroppo questo paese non ci vuole libere né di amare né di curarci.
Abbiate cura di voi e nel dubbio fate il test dell’HIV.

Da fas

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