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martedì 17 maggio 2011

17 maggio contro l'omofobia: "Il primo processo di Oscar Wilde"

Oggi alle 21.00 - giovedì alle 0.00
Palazzo de Liguoro, Via Arena alla Sanità, 12 (nei pressi della Metropolitana, stazione Cavour)Napoli, Italia

Dopo il tutto esaurito del 1° dicembre scorso, Roberto Azzurro ripropone, il 17 e 18 maggio maggio nella suggestiva cornice di Palazzo de Liguoro, “Il primo processo di Oscar Wilde”.

In tempi di accuse, tabù sociali e violenze, la Giornata Internazionale contro l’Omofobia sembra essere la collocazione ideale per mettere in scena il primo dei tre processi a cui lo scrittore, drammaturgo e poeta irlandese fu sottoposto: il proverbiale acume di Wilde rimarca, infatti, l’importanza della libertà e della salvaguardia dei diritti civili.

Ritenuti scabrosi e compromettenti, i verbali dei processi non vennero mai resi pubblici e scomparvero fino al 2000, quando vennero ritrovati tra gli archivi della British Library.

Gli atti del processo, riadattati da Massimiliano Palmese e messi in scena da Roberto Azzurro, ci permettono oggi di assistere ad un “miracolo”: l’umorismo di un “gigante” della letteratura mondiale nelle vere risposte date al suo inquisitore.

In scena: Roberto Azzurro, Pietro PIgnatelli, Fabrizio Cavaliere, Carlo Caracciolo e Marco Sgamato. Drammaturgia di Massimiliano Palmese (dall’omonimo libro edito da Ubulibri a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio). Progetto e regia di Roberto Azzurro.

Una produzione Medea.net, Napoligaypress.it, Ortensia T in collaborazione con AltArt.

Pe rinfo e prenotazioni: 338 6845443 | 339 8910163 | info.altart@gmail.com


Fonte:facebook

Via >>

martedì 25 gennaio 2011

Il teatro di Emma Dante dal palcoscenico ai libri alla fotografia


In occasione delle rappresentazioni al Teatro San Ferdinando

del nuovo spettacolo di Emma Dante, La trilogia degli occhiali dal 25 gennaio al 6 febbraio

verranno presentati libri e pubblicazioni sul teatro della regista palermitana

Partono giovedì 27 gennaio gli appuntamenti e incontri dedicati alla regista palermitana Emma Dante promossi in occasione del debutto nazionale al Teatro San Ferdinando dello spettacolo La trilogia degli occhiali, in scena dal 25 gennaio al 6 febbraio. Appuntamenti che lo Stabile di Napoli ha voluto promuovere – d’intesa con le case editrici e in collaborazione con le librerie coinvolte – per offrire al pubblico una più ampia conoscenza del lavoro artistico e della produzione teatrale di una grande protagonista della scena italiana.

Il programma prevede:

Giovedì 27 gennaio alle 18.30 al Teatro San Ferdinando, la presentazione del volume edito da Infinito, Il teatro di Emma Dante, fotografie di Giuseppe Distefano, testi di Emma Dante e Rodolfo Di Giammarco.
L’incontro è condotto da Stefano De Stefano.

Martedì 1 febbraio alle 17.00 al Teatro San Ferdinando, la presentazione del libro edito da Liguori, Anticorpi a cura di Luisa Cavaliere. Intervengono Rosella Postorino, Emma Giammattei, Adriana Maestro. L’incontro è condotto da Marina Rippa.

Venerdì 4 febbraio alle 18.00 alla Fnac di via Luca Giordano, la presentazione del volume edito da Rizzoli de La trilogia degli occhiali.

Sabato 5 febbraio alle 17.30 alla Libreria delle Donne evaluna in piazza Bellini, la presentazione del libro Intervista a Emma Dante di Titti De Simone, Navarra Editore.

A tutti gli appuntamenti, oltre a quella degli autori, è prevista la presenza della regista e della compagnia.

teatro stabile di napoli

teatro san ferdinando
piazza eduardo de filippo 20 napoli

biglietteria: 081.291878

mail: info@teatrostabilenapoli.it - www.teatrostabilenapoli.it

orario spettacoli: feriali ore 21.00; mercoledì e domenica ore 18.00; lunedì riposo.

Fonte: comunicato stampa
Immagine: operadisc.com

sabato 4 dicembre 2010

MALAMMORE

Lunedì 6 dicembre alla Cappella Pappagoda, Largo Giusso, Napoli

h17 DIBATTITO
h19 PERFORMANCE TEATRALE
MALAMMORE
di e con
Ilaria Cecere
…a seguire aperitivo musicale e cena.

Quelli perpetrati ai danni delle donne sono i crimini violenti piu’ diffusi nel nostro paese e nella maggioranza del mondo.
Milioni di donne ogni giorno, vengono uccise, stuprate, umiliate , schiavizzate per il solo fatto di appartenere al genere femminile e nella stragrande maggioranza dei casi l’aggressore è un familiare o un conoscente ( 1 donna su 2 nel mondo subisce violenza da parte di un membro della famiglia UNICEF 2000).
I media,dunque, ci ingannano spingendoci a credere al mito dello straniero “diabolico” e stupratore (il 69%degli stupri in Italia è ad opera dei partner;il 17% di un conoscente; il 6,2% da partedi estranei ISTAT 2007).
La violenza sulle donne è l’espressione di una cultura patriarcale e globle che controlla i corpi sterilizza le identita’ in un sistema binario rigido , da cui derivano le asimmetrie di genere.
Siamo profondamente convinte che la strada dell’autodeterminazione dei soggetti passi per l’allargamento dei diritti e che sia prioritario ,soprattutto in questo clima culturale di repressione e regressione delle rivendicazioni , non arroccarsi su posizioni di difesa dell’esistente ma avanzare con forza nuove pretese. Coll. femminista Degeneri .


Via http://ladyradio.noblogs.org/

mercoledì 1 dicembre 2010

IL PRIMO PROCESSO DI OSCAR WILDE

In occasione della Giornata Mondiale della Lotta all’Aids

Medea.net e Napoligaypress.it
in collaborazione con Ortensia Teatro e Carlo Rendano Association

presentano IL PRIMO PROCESSO DI OSCAR WILDE

drammaturgia di Massimiliano Palmese dall’omonimo libro a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio (Ubulibri) con Roberto Azzurro, Carlo Cerciello, Raffaele Ausiello, Carlo Caracciolo e Marco Sgamato

Progetto e regia Roberto Azzurro

http://www.facebook.com/event.php?eid=151220004922174

Roberto Azzurro (Oscar Wilde) e Carlo Cerciello (l’accusa) ripercorrono i momenti salienti di un interrogatorio, in cui Wilde è costretto a rispondere dei suoi rapporti con omosessuali e ragazzi di vita, e lo fa di volta in volta negando, mentendo, scherzandoci sopra. A causa delle notizie sulla sua vita privata emerse in questo primo processo, Oscar Wilde verrà in seguito giudicato colpevole del reato di “sodomia” e di “gravi indecenze”, e condannato a due anni di lavori forzati. Tre anni dopo la scarcerazione Wilde morì in miseria a Parigi.

I verbali dei processi non vennero mai pubblicati ufficialmente perché ritenuti scabrosi e compromettenti. Solo nel 2000, l’eccezionale ritrovamento di un manoscritto presso la British Library ci consente oggi di rivivere parola per parola quel drammatico momento, in cui tuttavia Wilde diede prova del suo famigerato acume.

E’ quasi un miracolo poter assistere al genio del suo umorismo, nelle vere risposte date al suo inquisitore, in quel primo – ma già fatale – processo.

1° dicembre 2010 | ore 21.00
Lanificio 25 | via Enrico De Nicola 25, Napoli

Ingresso 5€
L’incasso sarà devoluto all’ANLAIDS Onlus – Associazione Nazionale per la Lotta all’AIDS

vai all’evento su fb:
http://www.facebook.com/event.php?eid=151220004922174

mercoledì 29 settembre 2010

Donne, siate "Libere". E femministe

A Torino e a Milano lo spettacolo delle Comencini: in scena due attrici di diverse generazioni.

ROMA
Va in scena venerdì al teatro Carignano di Torino e domenica al Franco Parenti di Milano Libere, il testo scritto da Cristina Comencini e messo in scena dalla sorella Francesca a Roma, a luglio, con un lungo dibattito finale davanti a un pubblico molto interessato. Libere, il confronto tra una donna matura e una molto giovane, è uno dei primi atti di «Dinuovo», un'associazione di donne che vorrebbe riportare all'attenzione pubblica la questione femminile. All'attenzione privata, quella delle singole donne, il problema è sempre stato presente, anche in questi anni di apparente silenzio.
Ancora una volta, a interpretare questo dialogo scritto alla maniera degli «essai» francesi, sono Lunetta Savino, al momento in partenza per recitare a Parigi i versi di Alda Merini, ma anche sul set di Bar sport, il film da Stefano Benni, e Isabella Ragonese, ex madrina della Mostra di Venezia, oggi a Torino sul set di Il giorno in più accanto a Fabio Volo.
Nessuna delle due, per ragioni diverse, ha partecipato attivamente al movimento femminista degli Anni Settanta: una perché presa dal lavoro in teatro, l'altra perché non era ancora nata. Entrambe, però, hanno sentito l'esigenza di riparlare, come si può, della vita delle donne nel nostro Paese, dove molte cose sono state ottenute ma molte sono tuttora da chiedere.

ISABELLA RAGONESE
"Io, educata a una parità che non esiste"
Sono stata cresciuta da una madre che, pur non avendo fatto militanza, aveva assorbito e creduto nei valori del femminismo di quegli anni. Non c'è mai stata, a casa mia, una differenza nell'educazione tra maschi e femmine. Sapevo di essere libera e, quindi, di poter fare ciò che volevo. Ma, come molte della mia generazione, era una sensazione individualistica, autonoma, personale. Mi sono accorta che non è così. Recitando questo testo, sento un'identificazione totale con il mio personaggio quando accusa la donna matura di avere educato le figlie alla libertà mentre queste, arrivate nel mondo, si sono però sentite dire tutt'altro. A partire dal fatto che mettere oggi insieme carriera e famiglia è diventato un incastro insostenibile. Ti chiedono di scegliere ma è una scelta che non ti appartiene. La situazione italiana è assurda. A scuola noi ragazze andiamo meglio dei maschi, ci laureiamo in numero maggiore, vinciamo i concorsi. E poi? I prezzi delle case sono altissimi, gli asili nido pubblici scarseggiano, il tempo pieno per i figli c'è in pochi casi, l'assistenza ai genitori anziani ricade sulle nostre spalle, perfino i consultori dove andare per conoscere meglio la nostra sessualità stanno chiudendo e se vai in ospedale per interrompere una gravidanza non voluta corri il rischio di trovarti davanti a un ginecologo obiettore di coscienza, dopo aver fatto una fila come alle poste. Indietro non vogliamo tornare, ma in questo modo non andiamo neppure avanti. Lo so.
Dovrebbe essere la politica a occuparsi di queste cose, altrimenti che ci sta a fare? Ma se la politica pare sorda, ricominciamo da noi stesse. Dobbiamo capire, per esempio, perché ci siamo sottoposte tutte, passivamente, senza reagire, al diktat della bellezza imposta: trucco, peso, chirurgia, massaggi, spogliarelli con biancheria intima costosissima. Perché abbiamo accettato di fare una vita assurda correndo tutto il giorno senza avere per noi neanche mezz'ora: bambini, lavoro, casa, pranzo, e poi di nuovo bambini, compiti, palestre, cena, tivù e a letto a dormire. No. In questo modo non siamo felici. E non sono felici neanche i maschi che ci stanno accanto, anche loro diversi da quelli di un tempo perché cresciuti da madri che credevano nella parità.

LUNETTA SAVINO
"Il potere? Bene ma non basta Serve creatività"
Ci sono dei punti in questo testo che durante le prove mi hanno addirittura emozionato. Specialmente quando il mio personaggio racconta la sua esperienza nei collettivi femministi, il piacere di poter condividere con altre donne le sue emozioni, la sensazione di non essere sola e poter uscire dal guscio della paura. In quegli anni io, anche se ero molto giovane, facevo altro. Un po' di vita politica nelle organizzazioni di sinistra che presto però mi annoiarono e molta preparazione per poter arrivare al mestiere di attrice.
Adesso, invece, sento il bisogno di riflettere più a fondo su cosa significhi essere una donna. E mi sono messa a studiare. Questa estate ho letto alcuni libri per riflettere: Una stanza tutta per me di Virginia Woolf, Taci, anzi parla. Diario di una femminista di Carla Lonzi, Oltre l'uguaglianza. Le radici femminili dell'autorità Luisa Muraro. Voglio ripartire dalle radici del loro pensiero.
Quand'ero più giovane, certe letture le ho trascurate: oggi sento il bisogno di prendere in mano quei libri e confrontare la mia esperienza personale con le parole che quelle autrici hanno scritto: cerco di approfondire per comprendermi meglio. Mi incuriosisce capire perché alcune intuizioni sono state lasciate cadere. Mi stimola tentare di rifare il loro percorso ideologico e filosofico. Mi piacerebbe arrivare a credere nell'utopia che il pensiero della differenza possa cambiare il modo di vedere il mondo delle donne e degli uomini. Anche quello della politica. Il mio convincimento, infatti, è che se non capovolgiamo i nostri ragionamenti, anche se le donne in Italia dovessero arrivare a ottenere importanti cariche pubbliche, la situazione non sarebbe diversa da quella che è. Lo abbiamo visto con Golda Meir in Israele, Indira Ghandi in India, Margaret Thatcher in Gran Bretagna, la stessa Hillary Clinton negli Stati Uniti o Angela Merkel in Germania, che pur avendo avuto o avendo tuttora un immenso potere, in fondo si sono limitate a copiare il modello maschile. Questo non ci serve. Io credo di più che occorra accendere nelle nostre teste lampadine imprevedibili per arrivare a una rivoluzione fatta in un modo nuovo.

SIMONETTA ROBIONY

Fonte: lastampa

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