mercoledì 30 gennaio 2013

Nella vita di Magda?

Oggi mi è capitato di vedere questo video:



Si intitola Le vite degli altri, è un programma televisivo di una ex iena, Angela Rafanelli.
In pratica la giornalista, non so se lo è, passa un mese con Magda, una prostituta rumena che vive in una baracca nei boschi, per capire ‘il mondo della prostituzione’.
Il racconto è sostenuto da varie musiche drammatiche.
Le difficoltà di adattamento alla vita di Magda sono evidenti fin dal principio. L’acqua corrente è una cosa alla quale si è talmente abituati che non averla fa disperare, succede anche al campeggio. Il racconto è punteggiato da questo genere di piccolezze che, andandosi ad accumulare una alla volta, evidenziano la distanza tra Magda e Angela, che non è una distanza dovuta al lavoro di Magda, almeno non principalmente, ma di classe sociale e status mentale. A un certo punto Angela si mette a piangere perché Magda le dice che non le piace fare l’amore (dopo scopriremo che è stata stuprata a 12 anni e ogni volta che va con un cliente rivive quello stupro). Capiamo che l’impatto dev’essere forte, ma cara che t’aspettavi in queste condizioni?
Al centro c’è un monologo pressoché assurdo:
“E allora mi domando che senso abbia fare questa vita, per fare un lavoro per guadagnare dei soldi che molto probabilmente si protrebbero guadagnare lavorando tutti i giorni le otto ore canoniche magari in un supermercato piuttosto che da un’altra parte”
E certo perché a una donna rumena, apparentemente senz’arte ne parte, danno un lavoro così, perché nei supermercati italiani sono generosi.
Beh, Angela, con tutto il rispetto, ma è bello parlare quando si fa parte della ‘razza giusta’. Ma anche della classe giusta, dato che la mia amica, italianissima, quando il supermercato in cui faceva la cassiera ha chiuso, è stata un anno e mezzo senza riuscire a trovare altro da fare, aveva anche fissato la data per sposarsi e poi non l’ha potuto fare perché, coincidenza, anche il fidanzato ha perduto il lavoro. Per fortuna tre mesi fa il supermercato ha riaperto e l’hanno ripresa, par-time (ovviamente sulla carta), cioé 400 euro al mese, ma non per otto ore canoniche, per 10 compresa la domenica mattina.
“Trovo veramente difficile capire come si possa accettare questa condizione per guadagnare dei soldi”.
Si chiama bisogno e tu, sempre con rispetto parlando, evidentemente non l’hai mai avuto!
“Lì dentro fa un freddo che non avete idea, io credo di non averlo mai provato. Sono andata a fare il caffè c’era la caffettiera congelata!”
Comodo il riscaldamento autonomo. Tu te lo paghi lavorando in televisione.
“Non ce la fai a vivere così, io non ci riesco”
E grazie al cazzo!
“E’ evidente che per loro l’Italia rappresenta la terra promessa, non so come dire: il benessere, no? In nome di questo loro sono disposti a tutto”.
Non stavamo vedendo un ‘documentario’ sulla vita di una prostituta rumena? Adesso il programma si è trasformato in uno studio sociologico sull’immigrazione rumena in Italia. Il luogo comune si trova a un passo dal pregiudizio. Ma a Magda glielo hai chiesto se vede così l’Italia? No, non l’hai nemmeno ascoltata, visto che poco prima già t’aveva detto che è venuta qui perché un’amica le ha consigliato questa zona, per i guadagni maggiori rispetto alla Romania. E’ un po’ come prima quando ti sei messa a piangere, il sospetto di esprimere un giudizio personale che niente c’entra con il soggetto del tuo ‘studio’ non ti sfiora nemmeno un po’?
La voce fuori campo che ripete: come lei ogni giorno è andata a battere a questo punto si commenta da sola. E infatti Magda glielo dice: è inutile che stai con me in strada, tu mi accompagni e, essere una puttana, non puoi sapere com’è se non lo fai.
Alla fine Magda e Angela fanno un po’ amicizia, la prima mette da parte il giudizio negativo che si era fatta delle italiane, le quali normalmente le urlano puttana dalle auto.
La sera prima che Magda parta per la Romania, per andare a trovare suo figlio e sua madre, Angela le paga una notte in albergo. Un gesto gentile, certo. Che ancora una volta sottolinea la differente prospettiva delle due donne. E’ come regalare cornetti al cioccolato la mattina di natale a chi mangia tutti i giorni pane raffermo spugnato nell’acqua.
“Sono stata con Magda 4 settimane e ho cercato di capire il mondo della prostituzione”.
Sbagliato, hai capito probabilmente solo un pezzetto della vita di Magda, perché lei te lo ha concesso.
“Mi ha lasciata con tanti dubbi e anche interrogativi”.
Anche a me, soprattutto mi resta il dubbio che spesso guardiamo senza vedere, anche senza sentire. Perché Magda sceglie di fare qualcosa che non le piace per mettere da parte dei soldi, il suo è un progetto economico giocato sulle risorse immediate che ha. Dice: “a me questo lavoro non piace, lo faccio solo per i soldi”, la aggrava un ulteriore peso (oltre allo stigma della puttana) quando intuiamo la sua fede religiosa, ma Magda è una resistente. Come mi disse un’amica una volta: la prostituzione è un atto di resistenza, questo ne è un esempio.
Il discorso si amplia e ciò di cui davvero dovremmo parlare si trova nelle domande che pone Luminal quando chiedo un’opinione sul video: “Ve lo siete mai chiesto da cosa è generata questa fame? Chi l’ha creata? Chi la alimenta? Chi continua a portare avanti un sistema che volutamente ci divide per classi e quindi ha nel suo seno la miseria, lo sfruttamento e la fame?
E’ bello a parlà, a fare il sensazionalismo spiccio… ma ste domande perchè non si fanno mai? perchè non si affronta il nocciolo della questione?”.
Quella che subisce Magda è una violenza economica (che si aggiunge alla violenza subita da bambina), parte di un razzismo strutturale alla società, invisibile anche a chi pretende di raccontare, di com-muovere. Sempre citando Luminal, questi “hanno come solo obiettivo quello di indignare, mica incazzare/far ragionare, le persone per un paio d’ore e farle sentire fortunate perché noi mica siamo costrette a fare questo“.
Ci siamo fatt* una passeggiata nella miseria di Magda, sai come apprezziamo meglio la nostra doccia calda e il ristorante in centro adesso?

Da Fas

sabato 19 gennaio 2013

Soffrire di meno è un diritto: Ru486

La verità è che ogni donna deve essere libera di scegliere.




Sulla pillola abortiva RU486 ti raccontano troppe bugie. Apri gli occhi! Un video e una campagna informativa e controinformativa delle Donne di Torino per l'autodeterminazione. Perché ogni donna deve poter scegliere liberamente.

Stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di assisterla

A Colonia una donna viene stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di prescriverle il contraccettivo di emergenza. Questo atteggiamento è in linea con i principi cattolici, ma di certo non è in linea con l'etica professionale e il diritto all'assistenza delle donne.

 ...

Stuprata, rifiutate le cure in due cliniche cattoliche
Polemica in Germania: niente pillola del giorno dopo alla vittima

Non sono bastati la droga prima e lo stupro poi. Il damma è proseguito in ospedale, dove ben due cliniche cattoliche si sono rifiutate di prescriverle la pillola del giorno dopo per bloccare un'eventuale gravidanza.
OBBLIGATORIO PRESCRIVERLA.
La vicenda, che ha visto protagonista una giovane ragazza tedesca, è avvenuta lo scorso 15 dicembre a Colonia, in Germania. Anche se si è saputo solo il 17 gennaio. Suscitando aspre polemiche: «Dopo una violenza sessuale dovremmo fare anche un colloquio per la pillola del giorno dopo e fornire la ricetta», ha risposto un medico della clinica Vinzenz a Irmgard Maiworm, la ginecologa dell'ambulatorio di pronto soccorso cui si era rivolta per prima la giovane, «ma ciò non è conciliabile con i valori cattolici e non lo possiamo fare». Per aver concesso la visita e prescritto la pillola in un caso simile, ha inoltre argomentato preoccupato il medico della clinica cattolica, una collega era stata licenziata.
VIOLENTATA DOPO UNA SERATA CON AMICI.
Stessa incredibile risposta anche dal secondo nosocomio, la clinica del Sacro spirito: «Per una questione morale sono state rifiutate le cure a una donna profondamente traumatizzata. Quale morale è mai questa?», ha commentato Maiworm, che ha denunciato il caso. La violenza era arrivata alla fine di una serata trascorsa con amici. Spaventata la donna aveva chiamato la madre, con cui era subito andata dalla dottoressa Maiworm, che dopo gli accertamenti e la denuncia alla polizia, voleva mandarla nel vicino ospedale per la pillola del giorno dopo e i prelievi utili anche per le indagini: «Per me», ha aggiunto Maiworm, «questa chiesa è medievale».
I VESCOVI: LA PRESCRIZIONE È VIETATA.
L'arcivescovado di Colonia ha negato che negli ospedali cattolici della città possano essere rifiutate le cure a donne che hanno subito violenza: «Presumibilmente ci sarà stato un malinteso». Vietata è solo la prescrizione della pillola del giorno dopo, è scritto in un comunicato stampa sulla vicenda. La giovane è infine stata accolta e curata dall'ospedale evangelico Kalk di Colonia.

Giovedì, 17 Gennaio 2013

Fonte: http://www.lettera43.it/cronaca/stuprata-cure-rifiutate-in-due-cliniche-cattoliche_4367580357.htm

sabato 12 gennaio 2013

Non ti capisco, quindi sei sbagliato

David Bowie cover di Hunky Dory,
'Andy Warhol' features
Come passare sopra, in poche righe, a conquiste sociali, diritti civili e alle più avanzate teorizzazioni filosofiche? Basta scrivere poche righe su un giornale nazionale, fingendo una critica musicale ma pestando di brutto le persone (che non si comprendono) a colpi di provincialismo moralistico.

Ossia: Fegiz fa la morale a David Bowie, articolo tratto da Rolling Stone.

...



Fegiz fa la morale a David Bowie
9 gennaio 2013


Sulla scia del (bellissimo) singolo uscito in Rete ieri, pesante elzeviro del decano del 'Corriere' sulla 'moralità' del Duca Bianco (e del R&R in generale). Ma siamo davvero nel 2013?

Di Franco Capacchione
Massimo rispetto per tutti, chiaro. Però. Ieri è uscito un nuovo singolo di David Bowie che avete molto apprezzato su questo sito. Un pezzo che annuncia l’uscita di un nuovo album il prossimo 12 marzo. E i quotidiani oggi si scatenano. In particolare colpisce il pezzo firmato da Mario Luzzatto Fegiz pubblicato sul Corriere della Sera. Un colonnino di spalla al pezzo portante di Andrea Laffranchi. Comunque. Il pezzo di Fegiz è un breve riassunto della carriera artistica e personale di Bowie. Circa a metà, a proposito del Duca Bianco, di Eno, Velvet Underground e Lou Reed, Fegiz scrive: «Nella loro poetica una rappresentazione dell’esistenza tormentata, una crisi di identità che sublimava nel travestitismo, nelle perversioni, nella sessualità malata in una sorta di tristezza autodistruttiva».
Le parole sono importanti, meglio non andare in automatico altrimenti oggi, 9 gennaio 2013, e sottolineo 2013, ci si ritrova a leggere ancora di «SESSUALITÀ MALATA», di SUBLIMAZIONE nel travestitismo, di PERVERSIONI. Si immagina che Fegiz si riferisca a una certa disinvoltura pansessuale degli artisti suddetti, reale o creata a tavolino poco importa. E il travestitismo è risolto velocemente come segnale di crisi di identità.
Tutto perfettamente conforme a principi rigorosamente cattolici. La chiesa esulta. E così facendo si fa piazza pulita, in poche righe, di tutti i discorsi portati avanti negli ultimi decenni sui superamenti dei generi sessuali, sulle identità sfumate, sulle libertà individuali. Temi studiati con passione non da movimenti marginali, ma da personalità importanti della cultura internazionale come Judith Butler, filosofa statunitense.
Per noi che viviamo in Italia e leggiamo giornali italiani, tutto questo diventa una sorta di sogno, una fantascienza, la creazione di un immaginario fatto di riflessione e di rispetto. La visione di una società aperta, libera. Non anarchica, solo libera.
Sogniamo, noi italiani, qualcosa che è realtà in molti altri paesi o che, almeno, è lotta e impegno politico e civile, è punto fondante di programmi politici, di candidati che si giocano i favori degli elettori anche sul campo delle lotte civili. Noi italiani, il 9 gennaio 2013, leggiamo sul principale quotidiano italiano di sessualità malate e simili automatismi. Il pezzo di Bowie è bellissimo e triste. Noi solo un po’ tristi.



Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers

Con questo post sottoscrivo la lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers, del Comitato per i diritti civili delle prostitute.

Aderisco con la precisa volontà di tutelare da ogni forma di discriminazione e persecuzione, diretta o indiretta, tutte le persone che svolgono un lavoro sessuale, sia volontario che coercitivo, per le quali ultime auspico e chiedo forme di tutela e interveto agite nell'ottica di una seria lotta allo sfruttamento e all'abuso.

...

Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers

La Lobby Europea delle Donne lancia una campagna antiprostituzione in tutta Europa e cerca di raccogliere consensi e sottoscrizioni con l’intento di orientare le politiche sul modello abolizionista.
La presentazione è equivoca nel metodo e nei contenuti, essa non analizza la realtà del fenomeno e non valuta l’impatto delle politiche, ma si sforza di dare una immagine stereotipata sulla volontà e autodeterminazione delle donne che lavorano volontariamente nel sex work vittimizzandole, esprimendo pregiudizi sulle abitudini sessuali delle persone di ogni genere sessuale. Pretendendo di far apparire immorale e negando la dignità alle lavoratrici e ai lavoratori sessuali anche dove essi sono per legge professionisti a tutti gli effetti.(1)
Quello che NON dicono queste signore della lobby antiprostituzione è che la loro campagna è in linea con le politiche antimmigrazione dell’Unione Europea.
Quando dicono “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” significa Europa libera dalle migranti. Perché è realtà visibile a tutti che nei Paesi europei la maggior parte delle donne che lavorano nel mercato del sesso sono donne straniere immigrate. (2)
Quando declamano che sono tutte vittime della tratta e si deve lottare contro il traffico di esseri umani esse non spiegano che la maggior causa del traffico di esseri umani sono le politiche di chiusura contro l’immigrazione che costringe milioni di persone nel mondo ad affidarsi a viaggi disperati e a pagare per entrare in Europa clandestinamente in cerca di un lavoro o per fuggire dalle guerre (anche guerre neocolonialiste). Così come non dicono che per molte donne, uomini e persone transessuali la prostituzione rimane l'unica alternativa per uscire da situazioni di povertà o emergenza economica.
La lobby dice che la prostituzione di donne e ragazze è una forma di violenza sessuale che ne pregiudica i diritti umani, e quindi auspica la punizione del cliente. Ma volutamente ignora che l’impatto delle leggi che criminalizzano il lavoro sessuale annullano anche il più elementare diritto umano delle sex workers alle quali viene impedito di circolare liberamente nelle strade e persino di parlare con le persone!(3) Vedi le ordinanze dei sindaci antiprostituzione! La lobby occulta consapevolmente le tragedia delle detenzioni ed espulsioni delle donne straniere fermate nelle retate e trattenute nei CIE. Ignora anche la violenza a cui vengono sottoposte per legge le sex workers in Svezia dove vengono trascinate in tribunale con lo scopo di farle testimoniare per condannare il compratore di servizi sessuali, (4) e dove vengono considerate dai servizi sociali delle malate da curare. La Lobby ignora anche che la salute delle sex workers viene messa in pericolo quando per dimostrare che vendono servizi sessuali la polizia sequestra i preservativi come prova del crimine, e questo avviene un po’ ovunque ed è stato ampiamente denunciato dalle attiviste e criticato dalle Agenzie per la salute (5) che si occupano della prevenzione di HIV/AIDS. Le agenzie internazionali per i diritti umani e la salute hanno avvisato che penalizzare il lavoro sessuale può aumentare il rischio di HIV e malattie a trasmissione sessuale perché fa sparire nel sommerso il lavoro sessuale e inoltre aumenta lo stigma verso le sex workers ed è stato dimostrato che di fatto crea barriere all’accesso ai servizi sanitari (6)
La lobby parla di femminismo ma pretende di negare il diritto all’autodeterminazione sessuale e la libertà di scelta a persone adulte e consapevoli. La lobby parla di lotta alla povertà e alla esclusione sociale ma esige di eliminare il lavoro sessuale escludendo così migliaia di donne povere e i loro figli dalla possibilità di avere un reddito. E per concludere visto che noi non neghiamo l’esistenza di un certo numero di criminali che si approfittano anche con violenza delle sex workers più vulnerabili accusiamo che impegnare la polizia per fare la caccia alle sex workers e ai loro clienti distoglie dai veri soggetti criminali che sono gli sfruttatori e i trafficanti.
Per queste e altre ragioni crediamo che la campagna “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” sia fortemente stigmatizzante e possa aumentare un sentimento di rifiuto sociale contro migliaia di donne in Europa. Il video-clip “For a change of perspective” a sostegno della campagna è volgare e incita a sentimenti di repulsione verso le donne.
Cosa questa che potrà solo avere l’effetto di aumentare la violenza contro il genere femminile.

ROMA 30 novembre 2012

Firmato e condiviso da:
Associazione Radicale Certi Diritti
Comitato per i Diritti civili delle Prostitute
Onlus
Movimento Identità Transessuale
Associazione S.Benedetto al Porto
Etnoblog Associazione Interculturale
Dedalus, Associazione Priscilla
Tampep Onlus
Piam Onlus
Ideadonna Onlus
Don Andrea Gallo
Vittorio Agnoletto
Maria Gigliola Toniollo

1) la Corte di Giustizia CEE, con sentenza del 20.11.2001 ha riconosciuto che l'attività di meretricio deve essere qualificata come lavoro autonomo ".
2) TAMPEP International Foundation Prostitution mapping 2008 West, North, South Europe (old EU): 70% migrants (up to 90% Italy + Spain)
3) Comune di Verona ORDINANZA n. 81- 2-agosto-2008 “..in tutto il territorio comunale è vietato a chiunque contrattare ovvero concordare prestazioni sessuali a pagamento, oppure intrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che ...manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività …“
4) Daniela Danna 2010 “Il tappeto svedese sulla prostituzione” http://www.ingenere.it/persone/danna
5) UNDP Global Commission on HIV and the Law, “Risks, Rights, and Health,” July,2012, p. 43.
6) UN General Assembly, Report of the Special Rapporteur on the on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health, Anand Grover, A/HRC/14/20, April 27, 2010, http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf (accessed November 18, 2012), para. 37 and para 39

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