Visualizzazione post con etichetta suicidio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta suicidio. Mostra tutti i post

domenica 18 aprile 2010

Giovane s'impiccò: vittima stupri

Viterbo, spunta diario: caso riaperto

Due stupri, mai denunciati per vergogna o per paura, sarebbero all'origine del suicidio di una 19enne sudamericana trovata impiccata il 27 novembre 2009 in una casa d'accoglienza a Viterbo. A far sorgere il terribile sospetto e a far riaprire le indagini è stato un plico, inviato da un anonimo ai genitori della giovane, contenente un cd con le pagine del diario della ragazza, con i dettagli delle due violenze sessuali.

Il mistero del diario segreto
I genitori conoscevano l'esistenza del diario e, dopo la morte della figlia, lo cercarono a lungo anche con l'aiuto degli uomini della squadra mobile di Viterbo che indagavano sul caso. Ora, cinque mesi dopo, un anonimo l'ha inviato alla famiglia dopo aver riprodotto le pagine con uno scanner.

Gli stupri
La ragazza si tolse la vita in una stanza di una casa d'accoglienza a Viterbo, alla quale si era rivolta dopo una lite con i genitori. Nel diario descrive nei minimi dettagli i due stupri subito nel 2006, il primo a Rignano Flaminio (Roma) e il secondo a Viterbo, all'interno di un bagno pubblico. Proprio da quel periodo erano iniziati i problemi per la diciannovenne, che si era progressivamente chiusa in se stessa, aveva iniziato a litigare con i genitori, aveva rotto con il fidanzato. Inizialmente il movente più plausibile del suicidio era stata ritenuta la fine del fidanzamento. Adesso, spunta una nuova pista.

Due le inchieste
Ora, alla luce del nuovo materiale, la squadra mobile viterbese ha riaperto le indagini per accertare le cause della morte. Mentre una seconda inchiesta della procura della Repubblica di Tivoli, nella cui circoscrizione ricade Rignano Flaminio (dove viveva la vittima con la famiglia prima di trasferirsi a Montefiascone), è stata avviata dopo la denuncia dei genitori. Questa, come spiega l'avvocato Angelo Di Silvio, legale della coppia, si concentra sulla figura del giovane che, secondo quanto riportato nel diario, avrebbe stuprato la figlia in casa sua.

"La calligrafia è la sua"
"Il padre e la madre - dice il legale - non hanno alcun dubbio che la calligrafia del diario appartenga alla loro figlia. Inoltre, ci sono descritti alcuni dettagli che ricordano di aver notato e sui quali chiesero spiegazioni alla ragazza, come il maglione rotto nel caso di Rignano Flaminio, le calze smagliate, i lividi e le macchie di sangue nel caso di Viterbo".

LEGGI IL DIARIO


Fonte: tgcom

_______________________________________________________




Viterbo: ragazza 19enne suicida, si scopre che fu violentata

domenica 18 aprile 2010

Si suicidò per il peso di due stupri subiti di cui non aveva rivelato niente a nessuno. Cambia fisionomia, dopo il ritrovamento del suo diario, la morte di una diciannovenne italo-argentina avvenuto lo scorso novembre in un convento del viterbese. La giovane, descritta come bellissima dagli amici, venne violentata due volte da un conoscente. La prima nel gennaio del 2006: “In meno di cinque minuti – racconta nel diario – mi sono trovata a casa sua, a Rignano Flaminio, sul letto. Lui mi ha strappato la manica destra del maglione, i jeans e le calze. Ho cercato di difendermi. Ricordo solo il mio malessere”. La seconda, qualche settimana dopo, in un locale pubblico: “Mi sentivo male e mi sono recata in un bagno pubblico di Viterbo. Ho vomitato. Poi è entrato lui ed è successo come la prima volta, ma è stato più brutale e doloroso”. In seguito alle violenze la ragazza litigò, senza rivelare loro niente, con i genitori e il fidanzato. Arrivò a chiedere assistenza a un sacerdote che le procurò ricovero in un convento. Qui, una mattina, fu trovata morta da una suora, impiccata con una sciarpa al tubo della doccia.

Il diario della ragazza suicida: violentata due volte Corriere della Sera, Suicida dopo uno stupro, nel diario il dramma “Avevo il terrore di essere rimasta incinta” La Repubblica, A 19 anni si impiccò: ora si scopre che fu stuprata 2 volte da un conoscente Il Messaggero, Si suicidò a 19 anni. Era stata violentata due volte Libero, Lo stupro dietro il suicidio di una ragazza. Rivelazione Ritrovato il diario della giovane. Racconta la violenza subìta Il Tempo, Si impiccò a 19 anni a Viterbo: era stata violentata due volte Il Giornale, Si suicida dopo lo stupro, trovato il suo diario Leggo, “Ero terrorizzata di essere incinta di quell’essere” TusciaWeb, La ragazza fu violentata nei bagni pubblici TusciaWeb, Suicida dopo stupro, trovato il diario: “Avevo paura di essere rimasta incinta” L’Unione Sarda, Diario spiega un suicidio: la giovane era stata stuprata NewNotizie, Ragazza violentata nei bagni pubblici Corriere2000, Giovane s’impiccò: vittima stupri Tgcom

Fonte:lacronacaitaliana

sabato 9 agosto 2008

Diciassettenne suicida a Rovigo Fidanzato diffuse immagini hard

Si è tolta la vita sparandosi con la pistola del padre. Fatale lo shock provocato dal gesto compiuto dall'ex due anni fa.

ROVIGO - Ha salutato la madre con la quale era sola in casa e ha finto di andare a letto; invece, ha aperto la cassaforte e ha preso la pistola del padre. Un solo colpo al petto è bastato per stroncare la vita a una ragazza di 16 anni. Due anni dopo quelle immagini hard che il suo ex-fidanzato aveva diffuso in rete.

E' morta così ieri sera a Adria una studentessa che frequentava il liceo scientifico; non ha lasciato un biglietto, una traccia scritta per spiegare il perché del suo gesto. Ma davanti alla tragedia è riemersa una triste storia che l'aveva vista incolpevole protagonista e che forse per tanto tempo ha pesato in lei come un macigno.

Figlia di un professionista e di un'impiegata, genitori di altri due figli maschi più grandi, la sedicenne due anni fa era rimasta coinvolta suo malgrado in una squallida vicenda: alcune sue immagini a sfondo sessuale erano state diffuse, forse per un dispetto tra giovani, dal suo ex, un ragazzo maggiorenne. Alcune scene intime che la vedevano protagonista erano state infatti riprese con il telefonino dal suo ex ragazzo e poi scaricate sul computer: da qui erano cominciate a girare in rete.

Una triste vicenda su cui la squadra mobile di Rovigo, dopo aver sequestrato computer e telefonino, ha condotto un'inchiesta che ha portato alla denuncia dell'ex fidanzato e di una sessantina di persone: quelle che gli investigatori erano riusciti a verificare essere entrate in contatto con quel filmato. Quelle sequenze, e ciò che hanno rappresentato e scatenato successivamente, hanno probabilmente segnato la vita della giovane.

La ragazzina non sarebbe riuscita a darsi pace, neanche dopo aver cercato il conforto nell'attività della parrocchia assieme ad altri giovani coetanei. Alcuni mesi fa aveva già tentato, come si è appreso in ambienti investigativi, di togliersi la vita. In quell'occasione aveva usato un'arma da taglio e aveva infierito sulle vene dei suoi polsi. Soccorsa, la giovane era stata salvata. Questa volta però nessuno ha potuto aiutarla. La mamma, rimasta al piano inferiore dell'abitazione, non ha sentito lo sparo. La donna ha scoperto la tragedia qualche decina di minuti dopo quando ha trovato la figlia senza vita e vicino l'arma, una Beretta.

Sulla vicenda indagano ora i carabinieri di Adria nel tentativo di capire se la vecchia vicenda era diventato un tormento tale da spingere la giovane al suicidio.

(9 agosto 2008)

Fonte: repubblica.it

mercoledì 16 luglio 2008

Traumatizzata da uno stupro si impicca

Dicono, in lacrime, piegati in due dal dolore, che la figlia Valentina non era riuscita a superare quello che aveva passato a Milano in una sera d' inizio giugno 2002. E che per questo si è impiccata. La ragazza e il fidanzato vennero fermati da tre sconosciuti dalle parti della vecchia fiera campionaria, bloccati, picchiati, brutalizzati. Lei subì un tentativo di stupro, sventato dal passaggio di una Volante. Per ore, in ospedale e poi al Centro antiviolenze delle clinica Mangiagalli, la ragazza non riuscì a parlare, a rispondere alle domande. «Era traumatizzata - ricordano ancora a Milano - per lei fu una esperienza tremenda, difficile anche da esprimere a parole. Le era stato offerto il sostegno di uno psicologo e di un assistente sociale, come a tutte le vittime di abusi. Preferì andare subito a casa dei genitori, persone presenti, attente. La raggiunsero in fretta, per starle vicino. Qui, dove lei sapeva che sarebbe potuta tornare quando voleva, anche a distanza di tempo, non l' abbiamo più rivista». Valentina, è la convinzione di mamma e papà, si è tenuta tutto dentro. Un chiodo fisso piantato nella testa e nel cuore. L' impossibilità di dimenticare. La goccia che, momento per momento, ha scavato nella sua fragilità. Un catalizzatore per le altre, quotidiane difficoltà. Giovedì sera - e chissà quanto il macigno del passato è stato determinante e scatenante - ha deciso che non valeva più la pena di vivere, tre settimane prima di compiere 29 anni. Si è impiccata nel piccolo alloggio torinese dove era andata ad abitare tre mesi fa, da sola, mentre studiava all' università, neuropsichiatria, la laurea a portata di mano. Nessuno, nel palazzo di via Giulia di Barolo, ha potuto accorgersi di quello che stava accadendo all' interno dell' abitazione di Valentina, l' ex portineria del piano terra trasformata in alloggio per persone di passaggio. «Non sappiamo nemmeno che faccia avesse - dicono i vecchi del condominio, i pochissimi inquilini che ci abitano da sempre - e neppure come si chiamasse. Non conoscevamo il passato e nemmeno il presente». «Era una ragazza carina, gentile, riservata. Diventava rossa per un complimento, per una battuta su un capo di abbigliamento particolare», aggiungono altre voci. Sono stati i genitori, preoccupati perché da un paio di giorni lei non rispondeva al telefono, a spalancare la porta sulla tragedia. Sono venuti da Casale a Torino, ieri mattina. Sono entrati nell' appartamento, alle dieci e mezzo. E si sono maledetti per non essere arrivati prima. Per Valentina non c' era più niente da fare. Il padre è scoppiato a piangere. La mamma si è sentita male. L' hanno dovuto soccorrere gli operatori del 118, accorsi al palazzo assieme ai carabinieri della compagnia San Carlo. Non c' erano biglietti, in casa. E neppure farmaci o referti di visite specialistiche o riferimenti espliciti a quel maledetto giugno 2002. Ma i genitori non hanno avuto dubbi. Hanno pensato subito da quella sera a Milano, la storiaccia di botte e violenze, il trauma, le visite mediche, le domande di poliziotti e dottori. L' impossibile da esprimere e da dimenticare. E hanno raccontato tutto ai militari coordinati dal maggiore Emanuele De Santis, ora alla ricerca di conferme e di riscontri. Poi il medico legale ha detto che la ragazza probabilmente era morta da 12-15 ore, uno degli aspetti che dovranno essere chiariti dall' autopsia, così come l' eventuale assunzione di medicinali. Gli esami sono stati disposti dal procuratore aggiunto Pietro Forno, che per conferire l' incarico ha aperto un fascicolo a modello 45, quello previsto per i fatti non costituenti reato. Non al momento. «Il trauma di una violenza sessuale può lasciare stimmate indelebili», commenta il magistrato, capo del pool "fasce deboli". L' ipotesi che si possa parlare di istigazione al suicidio, mettendolo in relazione agli abusi di sei anni prima, sembra perà assai remota.
LORENZA PLEUTERI

Fonte: Repubblica — 12 luglio 2008 pagina 8 sezione: TORINO

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...