lunedì 25 giugno 2012

Solidarietà a Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi

Incollo qui il post di solidearietà di Femminismo a sud alla madre di Federico Aldovrandi.
La difesa spetta tutti, anche ai feroci assassini, ma il dileggio, la diffamazione e l'ingiuria della madre di una vittima non hanno scusanti, quando ad esprimersi con tanta violenza, liberamente e in pubblico, sono le stesse persone che hanno ammazzato ti domandi quale principio di giustizia valga in Italia.

Federico Aldrovandi è morto in seguito alle percosse di quattro poliziotti. Così dice la sentenza di cassazione che conferma la condanna, ora definitiva, a 3 anni e mezzo per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani, Luca Pollastri. Paolo Forlani aveva perfino sporto querela nei confronti di Patrizia Moretti, madre di Federico.
La sentenza è stata commentata nella bacheca del gruppo facebook Prima Difesa 2 (che “tutela gratuitamente per cause di servizio tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e Forze Armate“) e lì tale Sergio Bandoli e Paolo Forlani insultano Patrizia Moretti dicendo rispettivamente cose tipo “Se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale ma un uomo“, e ancora “faccia da culo (…) speriamo non si goda i risarcimenti dello stato“. La discussione era scaturita dallo status scritto dalla Presidente dell’associazione Simona Cenni che diceva “Avete sentito la mamma di Aldrovandi… fermate questo scempio per dio… vuole che i 4 poliziotti vadano in carcere… io sono una bestiaaaaa”.
Paolo Forlani, in dettaglio, così come riporta Il Fatto Quotidiano, scrive:
Che faccia da culo che aveva sul tg – così descrive la madre orfana del figlio su cui lui e i suoi colleghi hanno rotto due manganelli -… una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (il risarcimento da parte dello Stato, ndr) possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…”.
Patrizia Moretti ha querelato Simona Cenni, Sergio Bandoli e Paolo Forlani.
A lei, Patrizia, va tutta la nostra solidarietà e un grande abbraccio. In basso trovate le screenshot (fonte) della discussione che si è tenuta nel gruppo facebook.





Da Femminismo a sud

giovedì 21 giugno 2012

Fino a ieri era #save194 da oggi #apply194


Dunque la Corte Costituzionale ha sentenziato per la costituzionalità della Legge 194/78.
Quindi, per ora, la donna ha più diritti del suo “uovo”, a dispetto di illogici, misogini e fanatici catto-fascisti. Repubblica però ci ricordava ieri che in Parlamento ci sono sei proposte di legge per un intervento sulla 194, cinque delle quali non sono esattamente ispirate al principio “donna come persona persona”. Per questo dobbiamo tenere alta l’attenzione, il vento non soffia dalla nostra parte, che è la parte del diritto umano, del diritto alla salute e della libertà di scelta, lo specifico per chi avesse dubbi.


La Legge 194/78  tra le cose belle ne ha anche alcune meno belle. Tra le cose non belle della legge non c’è solo l’intera impostazione concessiva che la ispira, che quindi non tutela l’autodeterminazione delle donne, ma concede una deroga alla determinazione biologica della femmina della specie, con l’identificazione della donna-madre, ma soprattutto il vizio si colloca in quell’articolo 9 che non mette limiti al numero complessivo di obiettori presenti nella sanità pubblica, con il risultato odierno che il 91,3% dei ginecologi e delle ginecologhe in Italia fa obiezione (dati rilevati da Laiga e riportati nel Comunicato stampa a seguito della Conferenza del 14 giugno 2012). Ci si trova in certi casi con una vera e propria obiezione di struttura, del tutto fuori dalla legge che nello stesso articolo dice: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.”
Di fatto in Italia molti ospedali, specialmente al Sud, sono interamente obiettanti o non garantiscono l’applicazione della legge, la maggior parte zoppica, con una presenza di non obiettori risibile e al limite dell’implosione della legge stessa, quando non è già completamente scoppiata (a Napoli la morte dell’unico non obiettore del Policlinico aveva determinato il blocco del reparto di ivg).

Oltre a provocare un danno alla salute delle donne, creando un problema di salute pubblica gravissimo, con pazienti destinate ad attendere lungamente un ivg, che potrebbe essere molto meno impattante dal punto di vista fisico e  psicologico se fatta al secondo mese, piuttosto che sul filo del termine dei 90 giorni, ma maggiormente per gli aborti tardivi, che sono quelli determinati da patologie della madre o del feto. Questa obiezione, che possiamo tranquillamente definire illegale e criminale pesa enormemente sui non obiettori, cioè i buoni medici (mi verrebbe da dire: i medici, visto che quegli altri non medicano proprio niente).
Sui medici e le mediche non obiettanti pesa tutto il lavoro di ivg, che per quanto sia una scelta essere non obiettori, fatta per i motivi più svariati, ma principalmente per rispetto verso le pazienti, un ginecologo o una ginecologa, ha il diritto a fare anche altro, a esercitare pienamente la loro professione, la necessità primaria è quindi di una più equa distribuzione del carico di lavoro, sia per loro che per le pazienti.
Rilanciamo così la battaglia anche noi, assieme a Lipperini, e alle altre persone, donne e uomini che in queste settimane tanto hanno lavorato per far emergere gli attacchi alla legge 194, perché i problemi strutturali di una legge discreta, vengano rimossi immediatamente, e quel grosso buco rappresentato dall’art.9, voluto o non voluto dai legislatori, non importa più, venga colmato. Rilanciamo con l’hash tag #apply194 laddove applicazione della 194 non significa che la legge vada applicata così com’è, ma che bisogna regolare l’obiezione perché la si possa applicare senza creare disagi a chi si trova in stato di necessità: le donne che devono abortire.
Rilanciamo anche le proposte fatte durante la campagna #tettaprolife (perchè i veri e le vere prolife siamo noi prochoice!), aggiungendone altre, del tutto simili a quelle proposte da AIED, Associazione Coscioni e Lipperini:
- Sessualità libera (con chi vuoi);
- Contraccezione disponibile (anche d’emergenza);
- Aborto assistito e gratuito;
- Consultorio pubblico e laico;
- Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
- Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
- Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
- Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
- Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.
Per cominciare, come dice Chiara Lalli nel suo post, partiamo da una domanda semplice,  chiediamo al nostro ginecologo se è obiettore di coscienza, se lo è agiamo di conseguenza.

Da fas

lunedì 18 giugno 2012

#save194Napoli

Comunicato stampa #Save194Napoli

A Napoli la mattina del 20 giugno si svolgeranno due Flash-Mob sulla legge 194/78, uno alle ore 10 e un altro alle ore 12, in piazza San Domenico maggiore. L'intento è quello di informare le persone su quanto sta accadendo con l'attacco odierno alla legge194/78, dato che proprio in questo giorno la Corte Costituzionale deciderà in merito alla sua costituzionalità. Si deciderà infatti se all'embrione vanno riconosciuti gli stessi diritti della donna. Si tratta dell'ennesimo attacco all'autodeterminazione delle donne che ci riporterà ai tempi dell'illegalità, quando abortire significava provocarsi gravi lesioni all'apparato genitale, all'utero e all'intestino, oppure morire di emorragie nella segretezza e nel bisogno che ti mette sotto ricatto, attacchi di questo genere si sono susseguiti con grande frequenza negli ultimi anni.
Non dobbiamo dimenticare che la stessa legge 194 prevede al suo interno il meccanismo per il suo boicottaggio attraverso l'obiezione di coscienza illimitata (art.9 Legge194/78) che si può attuare solo nei confronti dell’aborto e non per l’assistenza sanitaria durante tale intervento o rispetto alla prescrizione della pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo, che in entrambe i casi sono contraccettivi. Attraverso lo strumento dell’obiezione si dà al medico, e al personale sanitario, la possibilità di non prendere parte a interventi di IVG, nonostante questi optino liberamente per la facoltà di medicina e specializzazione in ginecologia. I numeri degli obiettori in Italia, al Sud in particolare, rendono di fatto quasi impossibile la corretta applicabilità della legge.
Solo attraverso la libertà di scelta può esserci libertà di coscienza, e libertà di scelta significa maternità consapevole. Ad organizzare il Falsh-Mob è un gruppo spontaneo di uomini e donne collegato all'evento #save194. Se un una modifica della legge 194 ci deve essere essa deve andare nel senso di un suo miglioramento, chiediamo quindi che vengano rimossi tutti gli ostacoli che ne impediscono l’applicabilità, vogliamo :

- Educazione sessuale nelle scuole
- Sessualità libera (con chi vuoi)
- Contraccezione disponibile (anche d’emergenza)
- Aborto assistito e gratuito
- Consultorio pubblico e laico
- Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
- Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
- Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
- Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
- Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

L’educazione e la contraccezione ordinaria e di emergenza rappresentano gli unici modi per diminuire il numero di aborti.

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Da qui è possibile scaricare dei materiali da volantinare.

mercoledì 13 giugno 2012

Manifestazioni, presidi, sit-in, flash-mob e altro per #save194


Come sapete il 20 giugno a Roma si discuterà dell’art. 4 della Legge194/78 lo abbiamo detto qui e qui.
Attaccano nuovamente la legge sulla salute riproduttiva, i consultori e l’interruzione di gravidanza. Ci vogliono togliere la possibilità di curarci, di fare del bene ai nostri figli e alle nostre famiglie, di scegliere chi e come essere. Vogliono poter gestire i nostri corpi e le nostre vite ancora di più! E’ tempo di uscire di casa e rendere visibile la nostra rabbia!
Oltre ai blog, oltre a twitter c’è bisogno di fare azioni pratiche. Da twitter (#save194) abbiamo iniziato a discutere sulla necessità di fare presidi nelle singole città, per chi non potrà recarsi a Roma a protestare, il giorno 20 in difesa della legge194.
Abbiamo pensato di manifestare o organizzare altri eventi davanti ai tribunali, come luoghi simbolici di persecuzione delle donne: come “tribunali dell’inquisizione”.
Ci stiamo organizzando sulla pagina facebook di #Save194 per realizzare i presidi locali. Tutto parte dal basso! Dalla nostra iniziativa. Contattate le persone che hanno come noi il desiderio di fare questa lotta: i collettivi, le sedi Udi, le sedi Uaar, le AIED, le Associazioni Coscioni, Laiga. Ma anche vostra madre, vostra sorella, vostra figlia, la vostra vicina, l’amica, l’amante e la conoscente, anche gli amici, i mariti, i fidanzati e i consocenti!
Facciamoci sentire, autodeterminiamoci.
—>>>Segnalateci tra i commenti le iniziative che farete e state organizzando così aggiorniamo questo post. Grazie!
Update iniziative per #save194 del #20giugno (o in altri giorni) (Elisabetta):
Roma – ore 9:00 davanti la Corte Costituzionale al momento
Napoliore 10:00 e ore 12:00 due flash-mob in piazza San Domenico maggiore
SalernoCollettivo R-esistenti e altre: appuntamento alle ore 9:00 davanti al Tribunale in corso Vittorio Emanuele
L’Aquila - volantinaggio in organizzazione anche prima del 20 su iniziativa di Fuori Genere
Mestre/Venezia: volantinaggio a Marghera sabato 16 (mattina), a Mestre martedì 19 (sera), a Mestre mercoledì 20 (mattina) organizzato da UDI Venezia-Mestre
Livorno – il giorno 20 dalle 10 volantinaggio al mercato centrale, alle 17.30 davanti al Cisternone e lì presidio, volantinaggio itinerante con posizionamento di vari striscioni davanti al tribunale e Piazza Grande. A seguire campagna di sensibilizzazione con modalità da definire ( volantinaggi all’ospedale, richiesta sul numero di chi obietta ecc..)
Bologna:  Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologico del policlinico S. Orsola – Malpighi, in via Massarenti 13, Bologna dalle 9.00 fino a 12.00 volantinaggio promosso dall’assemblea tenuta la sera di lunedì 18 giugno, presso il Centro di Documentazione delle Donne di Bologna, promossa dal Collettivo Mujeres libres, a cui hanno partecipato decine di donne e non solo, appartenenti ad associazioni, collettivi, gruppi, e singole
Reggio Calabria: l’Associazione Jineca-Percorsi femminili partecipa all’iniziativa di informazione – MOBILITAZIONE SULLA LEGGE 194 IN VISTA DEL PRONUNCIAMENTO DEL 20 GIUGNO – con una azione di volantinaggio che è iniziata già stamattina in alcuni luoghi chiave della città, e proseguirà dalle 17.30 in poi
Torino: il 20 giugno davanti a Palazzo Nuovo alle ore 13.00 per socializzare quanto sta accadendo nel nostro paese attraverso un volantinaggio informativo nel cuore della città
Milano: Consultoria Autogestita di Milano sarà aperta dalle 9,30 alle 11,30 per lo sportello quindicinale con la ginecologa. Per l’occasione, in attesa del pronunciamento sulla leggittimità della 194 verrà esposta nei giardini di via dei transiti una mostra sul diritto alla scelta e sulla 194 e saranno disponibili materiali informativi sull’IVG.


Da fas

martedì 12 giugno 2012

#ddl957: Comunicato Stampa su affido condiviso e Pas


COMUNICATO STAMPA
Genitori e figli: quale futuro per i diritti fondamentali delle donne e dei figli minorenni che hanno subito violenza

Oggi alla Commissione Giustizia del Senato è prevista la discussione sui DDL n. 957(PDL-UDC), DDL n. 2800 (IDV). Queste proposte contengono gravissime violazioni dei diritti fondamentali delle donne vittime di violenza e dei figli minorenni vittime di violenza diretta o assistita, in contrasto con quanto raccomandato dall’ONU in materia alle Istituzioni italiane rispetto alla legge sull’affido condiviso n.54/2006.
Tali disegni di legge rendono obbligatorio il ricorso alla mediazione familiare anche in casi di padri/mariti o partner violenti, a discapito delle madri e dei figli minorenni, subordinando ogni decisione che riguarda i figli ad una condivisione con l’ex partner violento. Tali leggi ricordano la “patria potestà”, cancellata dal diritto di famiglia nel 1975. Inoltre si introduce la Sindrome di Alienazione Parentale quale motivazione “scientifica” a sostegno di queste norme.
Il minore che ha subito direttamente atti di violenza dal padre o ha assistito a forme di violenza fisica sessuale psicologica e verbale contro la madre o su altre figure affettive di riferimento, subisce conseguenze devastanti sotto ogni punto di vista, nel breve e lungo termine, e potrebbe riprodurre quei comportamenti.
Denunciare la violenza domestica per una donna non è un espediente per avere condizioni migliori di separazione, ma una decisione dolorosa per uscire da un trauma profondo dopo molta sofferenza, anche assieme ai propri figli, rispetto ad una persona che si è amata. La violenza domestica è una realtà in Italia ed in Europa ancora oggi molto diffusa e poco denunciata, è secondo l’ONU la causa del 70% dei femmicidi: “Femmicidio e femminicidio in Europa. Gli omicidi basati sul genere quale esito della violenza nelle relazioni di intimità”.
In Italia da gennaio a giugno sono 63 le donne ammazzate dal partner. Avere vicino un marito responsabile e rispettoso, e un padre capace di crescere i figli in maniera condivisa è la premessa per una relazione familiare positiva, è il desiderio di una madre. La PAS, o sindrome di alienazione parentale è considerata un disturbo relazionale nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore manipola il figlio contro l’altro genitore per rivalersi. Malgrado non esista nessun riconoscimento diagnostico scientifico (DSM) della PAS al mondo, tale “sindrome” viene spesso erroneamente utilizzata nei tribunali e dai servizi sociali in Italia per decretare il diritto dell’abusante, in casi di separazione per violenza agita dal partner sulla madre e sui figli, ad ottenere una mediazione forzata e poi l’affido condiviso dei figli. È bene sottolineare che i bambini e le bambine che hanno un padre violento si giovano della sua assenza: solo così possono ricostruire un reale futuro sereno assieme alla madre. Si ritiene di dubbia costituzionalità e lesiva dell’ordinamento giuridico italiano la volontà di introdurre della PAS (Sindrome di Alienazione Parentale); vista la sua assoluta e conclamata mancanza di validità scientifica a livello internazionale. Le realtà che lavorano per il rispetto dei diritti umani e a contrasto della violenza maschile sulle donne e sui figli minorenni, chiedono che :
- Che la legge vieti espressamente l’affido condiviso nei casi di acclarata violenza agita nei confronti di partner e/o sui figli
- che sia definitivamente proibito l’utilizzo della sindrome di alienazione parentale in ambito processuale e da assistenti sociali come motivo di mediazione familiare e affido congiunto.
Casa Internazionale delle Donne – Roma; UDI nazionale; Piattaforma CEDAW; Associazione Differenza Donna; Associazione Donne, Diritti e Giustizia; Associazione Giuristi Democratici; Associazione Il cortile; Associazione Maschile Plurale; A.R.PA, Ass. Raggiungimento Parità donna uomo; Bambini Coraggiosi; Cooperativa Be Free; D.I.Re – Donne in rete contro la violenza; Fondazione Pangea; Lorella Zanardo- Il corpo delle donne; Movimento per l’Infanzia; Zeroviolenzadonne; Femminismo a Sud; Nata Femmina;

Per adesioni e per info: 30yearscedaw[at]gmail.com

L'AIED sezione di Roma a difesa della legge 194

Ricevo e diffondo

L'AIED sezione di Roma a difesa della legge 194


Ancora una volta torniamo a discutere della legge 194 e ancora una volta, tra polemiche e confusione, si cerca di minare un diritto conquistato con fatica ben 34 anni fa.
Pare proprio che l'Italia, invece di progredire lungo un cammino di crescita ed evoluzione culturale, soprattutto negli ultimi tempi, stia scivolando in una buia crisi dei valori sociali.

Si sta cercando di riaprire vecchi dibattiti e tentare in tutti i modi di cancellarla, con attenzione nulla nei confronti della donna e della sua salute, malgrado, dopo la sua entrata in vigore, gli aborti in Italia si siano ampiamente ridotti.

Il prossimo 20 giugno l'articolo 4 sarà all’esame della Corte Costituzionale, che dovrà esaminarne nuovamente la legittimità. Ciò che si valuterà è se va contro i diritti inviolabili dell’uomo e la tutela della salute, se pregiudica il diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in divenire.

Ma noi dell'AIED sezione di Roma ci chiediamo: se non ci fosse più la legge 194 i diritti umani e alla salute sarebbero invece tutelati o si verificherebbe un grande passo indietro che riporterebbe agli aborti clandestini, ai ricorsi all’estero, alla clinica privata, al mercato nero delle pillole abortive? All'esasperazione di donne che vivono sulla loro pelle le storie più diverse e che vedrebbero negata la libertà di scelta, già in parte messa in discussione dall'altissimo numero di medici obiettori.

L'AIED – Associazione Italiana per l'Educazione Demografica, in prima linea nelle battaglie politiche e giudiziarie da quasi 60 anni, ribadisce l'importanza della legge 194 e si pone ancora una volta a difesa dei fondamentali diritti civili della donna e della coppia, confermando l'impegno per la modernizzazione e lo sviluppo sociale, civile e culturale del nostro Paese.

L'AIED non è un'Associazione abortista e proprio con tale finalità promuove la contraccezione, ma riteniamo che le donne debbano essere libere di fare le proprie scelte nella legalità,  senza alcun tipo di ostacolo o giudizio.


CONTATTI:

Claudia Pellicori
392 03 26 599

lunedì 11 giugno 2012

#save194

La legge 194/78 non si tocca.
Il diritto alla salute delle donne non si tocca.
Siamo a un passo dal seguire le orme della resistenza cilena, che organizza campagne per aborti illegali sicuri come “Dona por una aborto ilegal“.
Quello che segue è un post che compare su diversi blog a partire da Lipperatura.
Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo. Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no.
Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.
Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.
Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum.
L’articolo 4 di quella legge sarà all’esame della Corte Costituzionale – il prossimo 20 giugno – che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.
Inoltre,  quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi, per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento. Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana. Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli. Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata. Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.
Dunque, è importante agire. Vediamo come.
Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:
1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.
Le proposte sono:
Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.
2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlus: qui trovate le informazioni e qui il video.
Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:
1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.
2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora.
L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne.

Da fas

domenica 10 giugno 2012

I torturatori di donne a casa e le vittime costrette a cambiare paese

La notizia del ritorno a casa di Francesco Tuccia, il torturatore, stupratore, ventunenne campano, ex caporale dell'esercito, è di ieri. Torna a casa agli arresti domiciliari. Quello che ha penetrarto il retto della ragazza con un oggetto di quaranta centimetri, dalla punta tagliate, sfondandole da dietro anche il pube e l'ha lasciata in fin di vita all'addiaccio, cosa che l'avvocato della difesa definiva "rapporto consensuale". Mentre la ragazza, che ancora non ricorda nulla, a causa del trauma, dice all'Ansa di voler andare via dall'Italia, perché questo Stato non protegge le vittime e teme che, un giorno, se avrà una figlia, possa passare la stessa cosa: l'umiliazione di vivere in un paese in cui lo stupratore bianco è protetto dalla legge, e la vittima è costretta a scappare. 


IL GIP CONCEDE I DOMICILIARI DOPO STUPRO. LA VITTIMA: "LASCIO L'ITALIA" -FOTO

L'AQUILA - Quattro mesi di silenzio passati a raccogliere i pezzi della sua vita, sostenuta dall'affetto della famiglia. Poi la notizia degli arresti domiciliari a Francesco Tuccia, il 21enne campano, ex caporale dell'esercito, accusato del suo stupro e, per la prima volta, trova la forza di parlare. «Provo tanta rabbia e amarezza - dice la ragazza all'ANSA - stavo cercando di riorganizzare la mia vita, magari spostandomi in una città che non fosse L'Aquila, ma alla luce di questo fatto valuterò seriamente la possibilità di trasferirmi in un Paese che non sia l'Italia». «Questo perchè - prosegue - non vorrei che un giorno mia figlia potesse dover sopportare e subire tutto quello che sto subendo io e rimanere priva di tutela da parte dello Stato. Non riesco a comprendere il perchè di questa decisione dei giudici dell'Aquila», conclude. Accanto a lei la madre, che ha affidato a una nota sulla rete sociale di Facebook la propria delusione: «Al di là di qualsiasi considerazione tecnica - ha scritto - il messaggio trasmesso è che tutto si può fare, tanto... Ricordate sempre che la vittima non ha voce e che la voce delle vittime, purtroppo, è l'opinione pubblica». La giovane studentessa, che non ricorda nulla di quanto le è accaduto, fu trovata svenuta in mezzo alla neve, seminuda e insanguinata, da un addetto alla sicurezza del locale che dette l'allarme. Ciò consentì ai carabinieri di fermare Tuccia - che ha sempre respinto ogni addebito - e tre suoi amici, due militari e una ragazza, peraltro mai iscritti nel registro degli indagati, risultati subito estranei. Dodici giorni dopo serrate indagini coordinate dal pm della procura dell'Aquila David Mancini, per Tuccia sono scattate le manette. Dopo l'istanza presentata dai difensori di Tuccia, il pronunciamento del Gip Giuseppe Romano Gargarella è arrivato prima del verdetto della Cassazione, in programma il 28 giugno prossimo.

Fonte: Leggo

venerdì 8 giugno 2012

Chi sarà più persona per la Corte Costituzionale: la donna o il suo uovo?

Dunque è in esame l’articolo 4 della legge 194/78, lo esaminerà il 20 giugno la Corte Costituzionale, in relazione alle norme di tutela dell’embrione della Cominità Europea e perchè secondo il giudice sarebbe incostituzionale, cioè contrario a “diritti inviolabili dell’uomo (articolo 2) e del diritto fondamentale alla salute dell’individuo (articolo 32 primo comma della Costituzione). Altre obiezioni sono state formulate dal giudice con riferimento agli articoli 11 (cooperazione internazionale) e 117 (diritto all’assistenza sanitaria e ospedaliera) della Costituzione.”
Ovviamente le donne non sono “uomo” e questo lo sappiamo, ma non essendo “uomo” non sono manco persone, e non hanno diritto alla salute non essendo “individui”. Poi certo dobbiamo cooperare con la comunità europea, possiamo metterla in discussione? sennò poi i soldini come arrivano nelle tasche? e poi non abbiamo diritto all’assistenza, e la Costituzione non è per noi, è per gli embrioni che hanno una tutela assoluta.
Cercavo di spiegare che l’aborto può non essere un trauma, perchè un ovulo non è un bambino? idiota io!
Tutto parte, o è presa a pretesto, dalla richiesta di interruzione di gravidanza di une diciassettenne (…) “la ragazza viene descritta come motivata da «chiarezza e determinazione», convinta di «non essere in grado di crescere un figlio, nè disposta ad accogliere un evento che non solo interferirebbe con i suoi progetti di crescita e di vita, ma rappresenterebbe un profondo stravolgimento esistenziale».”
Mi dispiace cara amica, non puoi essere chiara e (auto)determinata, non puoi avere un progetto di vita, perché tu credevi di essere una persona, ma non lo sei, mettiti l’anima in pace: sei una macchina incubatrice al servizio di quell’invidioso maschietto piccolino piccolino che si guarda il pisello e si chiede: oh perché dio dici di avermi fatto a tua immagine e somiglianza ma poi non posso creare? non posso creare? hmm, allora distruggo!
Della scenetta fanno pure parte quelle che: tieni io sono tutta utero, vieni qui dio-pisello fammi santa!
Questi non lo sanno che “Il buon medico non obietta“, perchè per il buon medico la donna è una persona, non ci spinge a usare il prezzemolo e il ferro da calza per abortire clandestinamente, e non sogna segretamente di sequestrarci, tenendoci legate a un letto di ospedale per nove mesi, per farci partorire un figlio d’ufficio.

Da fas

Impara la differenza

 

Chi sarà più persona per la Corte Costituzionale: la donna o il suo uovo?

giovedì 7 giugno 2012

CHIEDO SOLO L'APPLICAZIONE DELLA LEGGE



Il video lancia la campagna nazionale promossa dalla Consulta di bioetica "Il buon medico non obietta". prodotto dall'Associazione SCOSSE --Soluzioni Comunicative, Studi, Servizi Editoriali - in collaborazione con Il Quinto Stato - Clichèvideo - BBG.
CAMPAGNA CONTRO L'OBIEZIONE DI COSCIENZA IL BUON MEDICO NON OBIETTA

Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio che gli operatori sanitari possano rivendicare un diritto all’obiezione di coscienza. La premessa è che una società liberale dovrebbe consentire ai propri cittadini di vivere in maniera conforme ai propri valori e di veder rispettata la propria autonomia. La conclusione è che un medico che non riconosce l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza dovrebbe avere sempre il diritto di non praticarla. Tuttavia, a parte che è paradossale che nel dibattito sull’interruzione di gravidanza il diritto all’obiezione di coscienza venga invocato anche da quelle agenzie come ad esempio le gerarchie della Chiesa cattolica che rifiutano un assetto della società liberal-democratico, il fatto di difendere il valore dell’autonomia e della libertà personale non comporta necessariamente l’accettazione del diritto all’obiezione di coscienza. Non c’è contraddizione del resto nell’affermare che l’autonomia e l’integrità rappresentano valori irrinunciabili e sostenere che per promuovere il benessere generale e la tutela dei diritti fondamentali dei singoli cittadini (ad es. alla salute) è giusto che lo stato limiti gli spazi di scelta dei singoli all’interno delle professioni. È ovvio che lo scenario ideale sarebbe quello di trovare una soluzione che permetta di conciliare il diritto alla salute e l’autonomia del paziente con quella del medico: la libertà della donna di decidere se continuare o no la gravidanza con la libertà del medico di decidere se partecipare o no all’interruzione di gravidanza.
Dobbiamo prendere atto, però, che la ricerca di questa soluzione ideale è fallita. I ginecologi obiettori sono ormai più dell’80% e l’obiezione di coscienza cresce anche tra gli anestesisti e le ostetriche superando ormai abbandonamento il50 % e per le donne diventano ogni giorno più difficile riuscire a interrompere la gravidanza. È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti.

La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e il 6 giugno lancerà in tutta Italia la Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA. RISPETTA LA SCELTA DELLA DONNE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA”. La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, rendere più chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile.
ASSOCIAZIONI CHE ADERISCONO ALLA CAMPAGNA "Il Buon Medico non Obietta"
AGITE AIED DI PISA ALTEREVA ARCILESBICA DI PISA BIOETICA E DIRITTI CASA DELLE DONNE DI PISA CASA DELLE DONNE DI ROMA CASA DELLE DONNE DI TORINO CGIL MEDICI DI TORINO CGIL MEDICI DI PISA CGIL MEDICI UMBRIA CIRCOLAR-MENTE DI AVIGLIANA COLLETTIVO LE GRIF COMITATO 13 FEBBRAIO COMITATO CAMPANO LEGGE 194 CONSULTA PER LA LAICITA’ DELLE ISTITUZIONI DI ROMA CONSULTORIA DONNE INSIEME TORTONA LAICITA’ E DIRITTI LAIGA LIBERA USCITA LIBERE TUTTE LUCA COSCIONI ME.DEA ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE DI ALESSANDRIA MUJERES LIBRES DI BOLOGNA NOI DONNE OFFICINE CORSARE DI TORINO RADICALI ITALIANI RADICALI ITALIANI DI MILANO RADICALI ITALIANI DI NAPOLI SCOSSE SE NON ORA QUANDO? SE NON ORA QUANDO? DI ALESSANDRIA SE NON ORA QUANDO? DI ALBA SE NON ORA QUANDO? DI CASSINO SE NON ORA QUANDO? DI BARLETTA SE NON ORA QUANDO? DI CASSINO SE NON ORA QUANDO? DI MILANO SUD SE NON ORA QUANDO? DI REGGIO CALABRIA SE NON ORA QUANDO? DI TORINO SEZIONE DEL PD DELL’UNIVERSITA’ DI ROMA S.O.S. SANITA’ DI ALESSANDRIA UAAR UAAR DI CAGLIARI UAAR DI ROMA UAAR DI TORINO UAAR DI VERONA UDI DI CATANIA UDI DI NAPOLI VITA DI DONNA

fonte http://www.consultadibioetica.org

P.S.
Aderisco alla campagna e la sostengo, ma per me l'articolo 9 della 194/78 andrebbe proprio cancellato.

mercoledì 6 giugno 2012

L’obiezione all’aborto è un atto illegittimo e il buon medico non obietta

E’ partita ufficialmente oggi la campagna promossa dalla Consulta di Bioetica OnlusIl buon medico non obietta”, alla quale avevamo già accennato qui.
Il buon medico è colui o colei che davanti alle necessità della paziente fa il suo bene e non oppone un veto alla sua libertà di scelta, non assume atteggiamenti paternalistici, impositivi ed evangelici, non usa un mezzo coercitivo, come l’obiezione, per fare carriera all’interno degli ospedali o per evitare un intervento che ritiene “noioso”.
Il buon medico è colui o colei che non giudica la sessualità delle pazienti, non marcia contro il diritto alla salute e non fa disinformazione.
Questo qui è lo spot prodotto dall’Associazione SCOSSE che promuove la campagna.


Aied e Associazione Coscioni hanno formulato alcune richieste pratiche:
- Bandi finalizzati all’assegnazione delle ore previste per l’IVG a medici non obiettori;
- Albi regionali pubblici di medici che abbiano sollevato obiezione di coscienza;
- Possibilità per le strutture ospedaliere che forniscono il servizio di IVG di avvalersi di medici gettonati per sopperire alle carenze di medici non obiettori laddove non si riesca a garantire un equilibrato bilanciamento fra i medici strutturati obiettori e non obiettori.
Si chiede la piena applicazione della legge, si chiede di regolamentare l’obiezione, perché l’art.9 della Legge194/78 é obsoleto. Non è coscienza imporre a una donna in stato di necessità una gravidanza, senza tener conto della sua vita, delle sue scelte, del suo stato di salute.
La libertà di coscienza la si può esercitare a monte, scegliendo un’altra facoltà, o vivendola nel proprio privato, mentre si rispettano le scelte personali e di salute delle pazienti.
Abortire in modo legale e sicuro è un diritto ma l’80% dei medici in Italia è obiettore, quelli che non lo sono, aiutando le donne a essere sane e consapevoli, si fanno carico di tutto il lavoro subendo spesso un ambiente ostile.
Raccontiamo quanto sia difficile dover interrompere una gravidanza voluta e cercata, o accettata quando capitata per caso, con addosso il fiato dei no-choice, dei fanatici del feto, dei fascisti, di quanto sia doloroso trovarsi di fronte alla disumanità e alla violenza di questa falsa obiezione di coscienza.
Quanta retorica abbiamo trovato nei discorsi dei fanatici dell’embrione?
C’è chi lucra sul dolore delle donne e ha tutto l’interesse a colpevolizzarci, perché ha trovato nella colpa un mezzo per esercitare il proprio potere, chi fa questo non è un buon medico, non aiuta la vita e non vuole bene alle donne.
Sappiatelo: l’aborto può essere un’esperienza non traumatica, io l’ho visto tante volte, soprattutto se attorno abbiamo persone che ci rispettano e si prendono cura di noi, senza giudicarci. C’è un gran bisogno di racconti che facciano luce su questo aspetto: l’interruzione di gravidanza può essere un evento tra gli altri, collocarsi nella nostra vita tra quelli non traumatici, non c’è bisogno di vergognarsi per questo o di chiedersi: sono sbagliata perché non voglio un figlio? Sono meno donna delle altre? Se oggi abortisco, domani non sarò una buona madre?
Quante narrazioni diverse conoscete? Mi viene in mente solo un racconto di Maeve Binchy in cui la protagonista si sposta dall’Irlanda a Londra per abortire, qui Violetta Bellocchio tenta un interessante ricapitolazione dello storytelling sull’aborto, e invita a raccontare dei buoni medici. Normalmente tendiamo a non raccontare le esperienze che hanno un basso impatto sulla nostra emotività, perché in quei casi non abbiamo bisogno di elaborare il dolore, ma le nostre storie possono essere di aiuto a chi teme inferni, stigma sociale e traumi irreparabili (ho letto documenti dei presunti centri di aiuto alla vita dove ci sono donne che dicono ad altre donne che si “sfracelleranno” dopo un aborto).
Bisogna sostenere le donne che vivono con angoscia e dolore questa scelta, ma anche demistificare l’interruzione di gravidanza: il terrorismo è solo uno dei modi per controllarci.
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Da fas

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