martedì 24 marzo 2009

Stalking, prima volta in Irpinia

MONTEFORTE IRPINO - Stalking, prima “ammonizione” in Irpinia. Il provvedimento del questore del capoluogo irpino, in ottemperanza alla nuova legge contro le molestie, riguarda un 45enne di Monteforte di cui sono state rese dote solo le iniziali, C.A.. L’uomo avrebbe perseguitato ed ingiuriato la propria ex moglie (con la quale è in corso la causa di separazione), causandole ansia e paura. Per la donna era diventato impossibile continuare a condurre una vita serena e tranquilla. Continue intrusioni nella vita privata della ex consorte, che hanno costretto la donna ad attivare la recentissima procedura prevista dal decreto legge n.11/2009 chiedendo al questore di emettere l’ammonimento. Attraverso quest’ultimo il molestatore viene ammonito, per il futuro, ad astenersi dal porre in essere atteggiamenti e comportamenti invasivi della sfera personale della donna. Nel caso l’ammonito perseveri in tali atteggiamenti la legge prevede un aggravamento della sanzione penale che porta la punibilità dai quattro ai sei anni.
di Bianca Bianco 20/03/2009
Fonte:nolano

mercoledì 4 marzo 2009

Stupro di gruppo su 14enne, presi

MASSA DI SOMMA - Avrebbero violentato, in gruppo, una ragazzina di 14 anni. Tre uomini sono stati arrestati dai carabinieri a Massa di Somma. Il fatto sarebbe avvenuto fra il mese di ottobre e di novembre del 2007 e le indagini hanno preso il via grazie alla denuncia presentata dalla vittima. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, coordinati dalla Procura di Nola, uno degli indagati accompagnava la minorenne con la propria moto in una localita' distante dal centro abitato, dove sarebbero state consumate le violenze. Scene riprese anche da un telefono cellulare per minacciare la vittima: se avesse parlato quelle immagini sarebbero finite sulla rete internet. Oltre agli arrestati, alle violenze avrebbero preso parte anche altre persone. In un'occasione la ragazza sarebbe stata anche minacciata con una pistola. Il gip del tribunale di Nola ha disposto l'arresto in carcere per Mauro Cirullo e gli arresti domiciliari per Salvatore Mariniello e Aniello Iengo.

di redazione 28/02/2009
Fonte:nolano

martedì 3 marzo 2009

Stupro uomo, traditi da tatuaggio

NOLA - Rapinano un 30enne e lo costringono ad un rapporto sessuale. Lo riprendono con il telefonino e poi lo ricattano. Una storia di estremo squallore, conclusasi con l’arresto di due persone: Felice Piatti, 19enne nolano, e Carmine Sicondolfi, 35enne di Casamarciano. Arrestati ieri pomeriggio dai carabinieri della Compagnia di Nola, diretta dal capitano Gianluca Piasentin, con le accuse di rapina aggravata, tentata estorsione, violenza sessuale, porto abusivo di arma da fuoco. Il felice epilogo di questa brutale vicenda è stato possibile grazie all’abilità investigativa dei militari dell’Arma nolana, supportata dalle moderne tecnologie fornite dal web lase. Proprio grazie a questo data base informatico delle forze dell’ordine, ed al dettaglio di un tatuaggio ricordato dalla vittima della violenza sessuale, è stato possibile risalire prima a Piatti, poi al complice Sicondolfi. L’operazione è iniziata dopo la chiamata di un 30enne di Saviano al 112. Sotto choc, ha raccontato di essere stato aggredito, all’una di notte del 27 marzo, in piazza D’Armi a Nola, mentre era nella propria vettura. Due uomini, entrambi a volto coperto (solo in seguito Piatti si sarebbe tolta la sciarpa che gli copriva il viso), si sono avvicinati alla vettura e, armati di pistola, lo hanno costretto a subire un rapporto sessuale, riprendendo la scena con il cellulare di uno dei due. Poi lo hanno derubato dell’orologio, di 50 euro, del cellulare. Infine la minaccia: “Se domani non ci porti mille euro, queste immagini le facciamo vedere a tutti”. La richiesta “sigillata” da un colpo esploso in aria. Il 30enne, dopo avere raccontato in ogni particolare i fatti ai carabinier, , ha sporto denuncia. Fondamentale è stato però un suo vivido ricordo. Oltre alla fisionomia di uno dei due rapinatori, ha ricordato un tatuaggio che questi aveva su una mano. Particolari importanti, perché immessi nel web lase, hanno consentito ai militari di risalire a Felice Piatti. Da qui, i carabinieri risalgono anche a Carmine Sicondolfi. Scattate le ricerche, Piatti e Sicondolfi sono stati rintracciati poco dopo, erano ancora insieme. In tasca avevano il cellulare della vittima e quello con cui avevano ripreso la scena del rapporto sessuale coatto. Nella memoria del telefonino i tecnici informatici dell’Arma hanno rintracciato il filmato della violenza ripreso la notte prima. Indizi schiaccianti, che concludono il caso della violenza di piazza D’Armi, ma consentono ai carabinieri di ricollegare i due anche ad un altro episodio. Il particolare del colpo sparato in aria a scopo intimidatorio i militari non se l’erano scordato, era emerso dai racconti di due uomini, vittime di una rapina il 17 marzo. I due denunciarono di essere stati rapinati da una coppia di malviventi alle 11 di sera a via Trivio.Le vittime, un 35enne di Cimitile ed un 18enne di Comiziano, erano insieme in auto quando i banditi li rapinarono degli orologi, dei cellulari, di un lettore dvx e di 300 euro. Poi si erano allontanati sparando un colpo di pistola in aria a scopo intimidatorio. Un tratto distintivo, un messaggio, che ha permesso ai militari di mettere in collegamento le due vicende e far scattare nuove accuse di rapina e porto d’arma abusivo a carico di Piatti e Sicondolfi. A conferma dell’intera mole di indizi raccolti, la perquisizione domiciliare a casa dei due, che ha “restituito” il bottino sottratto alle vittime.
di redazione cronaca 28/03/2009
Fonte:nolano

domenica 1 marzo 2009

Violentò una ragazza libero dopo un anno

Imperia, l'aggressione fu brutale. La vittima: "Ora costretta a barricarmi in casa"
L'uomo fu arrestato in flagrante e condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione

di LUCIA MARCHIO'

IMPERIA - Era stato arrestato nel dicembre del 2007 a Imperia per lo stupro di una ragazza ventenne, colto sul fatto dai carabinieri. Oggi torna libero. Grazie all'indulto, si dice. Ma all'epoca in cui accadde la violenza quell'orribile reato non rientrava più tra quelli indultati, e dunque non è chiaro per quale cavillo giuridico o se grazie alla legge Simeoni o Gozzini venga rimesso in libertà. Però accade, gettando nello sconforto la vittima e i suoi familiari.

"E' come essere violentati una seconda volta. Non è giusto. La giustizia italiana tutela i delinquenti mentre le persone oneste devono ormai solo barricarsi in casa", dichiara la giovane. Che soffre ancora dei postumi della brutale aggressione, non solo per i dolori fisici alla schiena, al collo e al volto dovuti alle botte ricevute: "Sono i dolori dell'anima che non se ne vanno. Gli incubi notturni, la depressione, l'ansia, la paura".

Tutto accadde nella notte tra il 13 e il 14 dicembre del 2007. Era da poco passata la mezzanotte, e Claudia P., impiegata ventunenne, camminava sul lungomare Vespucci sulla via di casa, dopo una serata passata con gli amici. All'improvviso si trova di fronte Davide Buroni, un giovane ventiquattrenne di Pieve di Teco, paesino dell'entroterra imperiese, un tipo con diversi precedenti penale alle spalle: nel 2005 era stato arrestato nell'ambito di una operazione antidroga (battezzata "Filo d'Arianna") per spaccio di cocaina ed eroina; e ancora nel 2006 quando, completamente ubriaco, scaraventò a terra una donna per rapinarla.

Quella sera invece, il ragazzo aveva adocchiato Claudia. Approfittando della scarsa visibilità, cappuccio in testa, la trascina a forza dietro un cespuglio, la picchia con violenza inaudita e la costringe a subire atti sessuali. I proprietari di un chiosco ambulante poco distante, sentendo urla disperate, chiamano i carabinieri. Quando arriva la pattuglia del nucleo radiomobile della Compagnia di Imperia, il ragazzo viene preso in flagranza di reato. Lei, sotto shock, ha il volto tumefatto e insanguinato.

Buroni viene condannato dal gup Fabio Favalli a 4 anni e 2 mesi di reclusione, con il rito abbreviato che gli vale uno sconto consistente nella condanna. Dopo pochi mesi di carcere ottiene il beneficio degli arresti domiciliari con la possibilità di recarsi al Sert, visti i suoi trascorsi legati alla tossicodipendenza e all'alcol. Ma dopo poco più di un anno di reclusione torna in libertà.

Fonte:repubblica

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