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venerdì 22 luglio 2011

Nata femmina in Italia, riassuntivo degli ultimi giorni

Per chi come me non avesse seguito gli ultimi sviluppi del programma di sterminio, morale e fisico, delle donne in Italia.
Siamo arrivati a quota ottantatré (83) donne uccise, il ventotto giugno eravamo a quota settantuno (71), significa che in meno di un mese hanno smesso di respirare, mangiare, passeggiare, guardare la televisione, parlare con un'amica, la mamma, la sorella, il padre, dormire, sognare, lavarsi i denti, andare dal parrucchiere, abbracciare i figli, sperare di fare un viaggio, imparare una nuova lingua, fare sesso, vedere il Louvre o andare a Ibiza, progettare una gita al mare, camminare a piedi nudi con le scarpe in mano per non far rumore mentre qualcuno dorme, cucinare, lavare, stirare, cambiarsi l'assorbente pregno di sangue caldo, andare a fare la spesa, lavorare, discutere col capufficio, il resposabile, pagare le bollette, vivere ottantatré persone, che se fossero state di sesso maschile i giornali parlerebbero di strage, ma poichè sono femmine, quando muoiono non c'è da ragionarci tanto ed  è colpa loro ( Repubblica in questo articolo in cui si dice, per esempio, che l'assassino di Melania non ha colpe perchè infine la colpa è della morta che se l'è cercata), sono solo una più una più una più una ...è come se le donne che muoio per mano di "amati", non si sommassero mai e non facessero mai un numero abbastanza alto per farsi notare, infondo ce lo ripetono fin da bambine che dobbiamo essere buone, fare silenzio, non dare fastidio, nemmeno morte.
E poichè non si da fastidio a nessuno, nè da vive nè da morte, ma meglio morte, in Italia i centri anti violenza chiudono. Perchè ottantatre donne morte non sono abbastanza, l'Italia ne vuole di più, le vuole morte per assassinio, di botte, calci, pugni, meglio se prima qualcuno le ha stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, torturate, torturate, ecc. non li linko tutti perchè dopo un po' annoiano, sono tutti simili, alcuni incredibilmente, cambia solo il nome, quando c'è, della donna o ragazzina o bambina, il colore dei capelli, ma la storia, non cambia mai, forse è per questo che non basta mai, perchè sembra sempre la stessa? Non cambiano nemmeno le colpe: "Avevi la gonna troppo corta", a settant'anni come a due o a cinque, "Mi hai umiliato", quando lei gli dice che i suoi, di lui, ripetuti tradimenti la feriscono e vuol lasciarlo.
Poi c'è il capitolo i.v.g. l'interruzione volontaria di gravidanza, quella operazione (chirurgica o chimica) che permette alle donne di mettere al mondo figli voluti, amati e sani, soprattutto di non morire tra le mani di medici improvvisati, assumere farmaci a caso per interrompere gravidanze indesiderate, derivanti da stupri, relazioni sbagliate (con uomini abusanti, violenti, egoisti), estrema indigenza (dalla quale non si può uscire perchè in Italia le donne non hanno realmente diritto al lavoro e vengono licenziate per prime), fallimento dei contraccettivi (per altro osteggiati dalla religione cattolica e non adeguatamente supportati dal ministero della sanità). Operazione prevista nella pratica medica e normata dalla legge 194, legge dello Stato italiano, la stessa che ha anche istituito i consultori, che dovevano servire a tutelara la salute delle donne e della famiglia, essendo le donne quelle che partoriscono, indefinitiva, e nessun altro, operazione della quale in questo momento, in Italia, sembra proprio non si possa usufruire, essendo che tutti i medici hanno avuto un reflusso di "coscienza", diventando obiettori. Così anche molti infermieri e infermiere e ostetriche.
Quindi in Italia ti può capitare di fare un'amniocentesi dalla quale risulti che il feto è malato di una malattia incompatibile con la vita, e che questo renda chiaramente inutile portare avanti la gravidanza, poichè alla fine non ci sarà nessun figlio da amare e crescere, e perchè la tua persona (fisica - ormoni, muscoli, pelle, ossa - e psichica - relazione con il figlio, immagine di se, identità, rapporto con il mondo esterno) verrebbe sconvolta ulteriormente e inutilmente; penseresti che questo basti a convincere medici, infermieri e ostetrica che la tua i.v.g. è del tutto legittima, ma sbaglieresti, perchè per gli obiettori nessuna i.v.g. è legittima o forse non è legittimo far perdere loro tempo con un'operazione noiosa e infruttuosa dal punto di vista della carriera, e così ti può capitare che, anche se ti trovi in ospedale, te la devi vedere da sola, senza spiegazioni, senza assistenza, senza umanità.
Che nessuno si sorprenda, quindi, se sente una femminista dire che alle donne, in Italia, dev'essere ancora riconosciuto lo status di essere umano.

mercoledì 6 ottobre 2010

Donna morta dopo parto a Napoli: cinque i medici indagati

Pm valuta anche posizione di due medici legali
06 ottobre, 15:57

(ANSA) - NAPOLI, 6 OTT - Sono cinque i medici dell'ospedale Fatebenefratelli indagati dalla procura per la morte di una donna avvenuta il 12 marzo scorso dopo un parto.

La 39enne, che aveva dato alla luce il suo terzo bambino, mori' poche ore dopo il cesareo: al marito i medici dissero che la causa era probabilmente una embolia polmonare, ma lo stesso ospedale dispose un riscontro diagnostico - in pratica un'autopsia - da cui emerse che il decesso era riconducibile a una emorragia interna. Nell'ambito dell'inchiesta il pm Giovanni Corona sta valutando anche la posizione dei due medici legali che eseguirono il riscontro diagnostico e che non informarono la procura sulle reali cause del decesso. (ANSA)

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2010/10/06/visualizza_new.html_1755590797.html

sabato 11 settembre 2010

Padova, negata ambulanza a una donna incinta: il neonato muore, lei è in coma

PADOVA (11 settembre) - È un caso di tragica malasanità. Se accade al Sud si allarga le braccia e si guarda il cielo. Ma questo caso è accaduto qui. Nella terra del benessere. Tra Piove di Sacco e Padova. Una giovane donna al settimo mese di gravidanza sta per partorire. Insomma, sta male e ha le doglie. Va all’ospedale di provincia e la mandano via. Le dicono che non ha niente. Ma la poveretta sta veramente male e il marito chiede un’ambulanza. No, non gliela danno. I giovani coniugi partono in macchina e vanno al Policlinico. Dicono loro di andare al pronto soccorso ginecologico. Ma fanno fatica a trovarlo. È sera e si perdono. Quando riescono ad arrivare la poveretta viene portata subito in sala operatoria per il taglio cesareo. Ma il bambino è morto e lei ha una forte emorragia. Le devono asportare anche l’utero.

Ora la giovane, perchè si tratta di una ventisettenne, è in coma farmacologico. Rischia di morire. I medici sperano di salvarla. Il pubblico ministero Sergio Dini sta ricostruendo la vicenda fin nei minimi particolari. Perchè quello che è accaduto è uno scandalo inaudito. Ieri mattina il magistrato ha interrogato il marito della donna. È un ventottenne di Campagna Lupia, in provincia di Venezia.

Venerdì 3 settembre, pomeriggio. La giovane ventisettenne è incinta alla ventinovesima settimana e ha già superato il settimo mese di gravidanza. La ragazza è al primo figlio. Sta male, intuisce che potrebbero essere le doglie. E chiede al marito di accompagnarla al vicino ospedale di Piove di Sacco. È il tardo pomeriggio quando la coppia arriva al pronto soccorso dell’ospedale di Piove. I medici visitano la donna e le fanno un’ecografia. Le dicono che non ha nulla. Il bimbo sta bene e non ci sono problemi. Ma la ragazza insiste, perchè sta male. Allora le dicono che loro non sono attrezzati per un parto prematuro e le consigliano di andare a Padova. Ma la poveretta sta veramente male e il marito chiede se può essere accompagnata al Policlinico in ambulanza. Quando c’è il pericolo di un parto prematuro e il reparto non è in grado di affrontarlo, i ginecologi ricoverano la donna. Telefonano ai colleghi del Policlinico e poi accompagnano la paziente in ambulanza in clinica. E nell’ambulanza c’è sempre il personale sanitario. Ma all’ospedale di Piove di Sacco i sanitari dicono che la ventisettenne doveva andare in macchina al Policlinico, perchè le ambulanze sono fuori, bisognava chiamarle, che per queste cose c’è una burocrazia. E poi, la donna non corre pericoli.

È sera quando la giovane coppia arriva a Padova. Al policlinico dicono al marito che deve accompagnare la moglie al pronto soccorso ginecologico. Il ventottenne ci impiega mezz’ora per trovarlo. È buio, non vede le indicazioni, le stradine gli fanno solo confusione. Quando i ginecologi della Clinica vedono la donna la portano subito in sala operatoria. Il bambino è morto e lei ha una forte emorragia forse causata dal distacco della placenta. C’è il rischio che muoia sul tavolo operatorio. Le tolgono tutto. Non potrà più avere figli, ma l’importante è salvarla. Adesso è in rianimazione in coma farmacologico. Chissà che disastri le ha causato l’emorragia.

fonte il mattino

giovedì 27 maggio 2010

Napoli: sospesa prenotazione Ivg al Vico Equense

"Nell’ospedale di Vico Equense viene, in questi giorni, sospesa la prenotazione degli interventi di IVG, a causa della mancanza del personale che effettua le anestesie.

Nel clima creato dalle “necessità” del rientro sul debito sanitario, incomprensibilmente, le regioni ancora temporeggiano sull’introduzione della pillola RU486, che costituisce un’occasione di alleggerimento delle strutture ospedaliere. Nel caso di Vico Equense, che per altro ha fatto la richiesta di poter offrire questa soluzione alle utenti, sarebbe un evidente contributo alla riduzione delle spese di anestesia.

La nostra domanda è principalmente al Ministero ed ai nuovi governi locali regionali, tra i quali molti, immediatamente dopo la chiusura delle urne, hanno impugnato come una bandiera la “questione” pillola, la cui commercializzazione era stata appena approvata.

La nostra domanda è: a quando le linee guida per la regolamentazione del farmaco già introdotto dall’AIFA?

Sul debito della Campania e sulla mancata corresponsione dei finanziamenti statali, di fronte al poderoso rientro già attuato, abbiamo le nostre convinzioni, ma gli effetti che vediamo non sono opinabili.

Di fronte ad una legge dello stato che va applicata, l’argomento del debito viene usato per scoraggiare l’accesso al diritto sancito da quella legge stessa .

I reparti di IVG sono vessati, non a caso, perché il disvalore e la colpevolizzazione “sociale” delle utenti viene indotto anche con l’argomento dei costi.

Ma se è questo il servizio che lo Stato vuol rendere alle cittadine, a fronte di un suo preciso obbligo, diciamo che c’è un mezzo per ridurre costi e al contempo rispondere all’art. 15 della legge 194 (che prevede l’aggiornamento delle tecniche, e la ricerca di mezzi sempre meno invasivi).

La legge Italiana sull’interruzione di gravidanza non prevede il ricorso al privato ed anzi lo punisce, la sua applicazione è una responsabilità precisa delle Istituzioni, eppure da più di vent’anni si fa ostruzionismo, si inducono difficoltà inventate, si discute di convinzioni morali già sconfitte da un referendum.

Tutto questo con un insopportabile intento, portato avanti con costi anche economici: trasformare una facoltà in una vergogna, riportare “le colpevoli” ad essere merce di un affare clandestino."

Comitato 194, Udi di Napoli
Napoli 25/05/10"

Fonte: femminismo a sud

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