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sabato 9 febbraio 2013

Secondo Convegno Nazionale L.A.I.G.A.

Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Attuazione della legge 194

Roma, 8 e 9 Marzo 2013
Aula Magna Ospedale Forlanini Piazza Carlo Forlanini, 1 Roma
Sono previsti tra gli altri gli interventi di diverse associazioni:
Riccarda Triolo (AGEO), Maurizio Bologna (AGICO), Marina Toschi (AGITE), Mario Puiatti (AIED), Giovanna Scasselati (ANDRIA), Francesca Koch (Casa Internazionale delle donne), Giuseppina Adorno (Consulta dei Consultori), Filomena Gallo (Associazione Luca Coscioni), Maurizio Orlandella (SMIC), Vittoria Tola (UDI), Gabriella Pacini (Vitadidonna)
Durante la giornata dell’8 Marzo si terranno 2 corsi dal titolo:
“La contraccezione ormonale post IVG: Corso teorico pratico di impianto sottocutaneo”.
I corsi saranno tenuti dalla Dott.ssa Anna Pompili

L'associazione LAIGA nasce dall'impegno di un gruppo di ginecologi non obiettori: la dott.ssa Silvana Agatone e la dott.ssa Concetta Grande, del servizio Applicazione legge 194/78 dell'Ospedale Sandro Pertini Roma; il dott. Franco Di Iorio e il dott. Marco Sani, del servizio Legge 194/78 del Policlinico Casilino Roma. Da anni i medici di LAIGA si riuniscono insieme ad altri, pochi operatori non obiettori del Lazio.
Lo scopo di queste riunioni è contarci, conoscerci e cercare di migliorare e salvaguardare l’applicazione della legge 194. Conoscerci e contarci perché finora non vi è alcuna lista né presso la Regione Lazio né presso il Ministero della Salute sulla quale risultino i centri e gli operatori che applicano la Legge 194.

Il programma delle due giornate qui.

domenica 25 novembre 2012

Violenza sulle donne è, per me, tutto ciò che non ci permette di esprimerci come esseri umani liberi

Le donne, quelle nate femmine e no.
Pochi giorni fa ho scritto questi appunti sulla violenza di genere.
Ciò che oggi mi preme non sono i nomi delle vittime di femminicidio, non sono i casi di discriminazione sul lavoro, non sono i casi di stupro, non sono le pubblicità offensive, per la nostra intelligenza prima che, della nostra dignità. Ogni nostro blog tratta di questo. Oggi mi preoccupano le parole che restano tali, quelle che servono a muovere rabbia, che poi viene sedata dai manganelli. Parole alle quali non corrisponderà cambiamento.
Niente cortei di morte ammazzate per me oggi. Non li reggo più.
Io voglio che le cose cambino, non che ci ritroviamo l'anno prossimo a fare un'altra conta.
Abbiamo bisogno di cambiare la nostra cultura, radicalmente, dalle fondamenta.
L'educazione alla parità deve entrare nei programmi scolastici dalla prima infanzia.
L'educazione sessuale, fatta di informazioni necessarie a restare sani e ad esprimere i nostri corpi e nostri desideri naturali, deve entrare nelle scuole.
Abbiamo bisogno di reddito per non dover mai mettere nelle mani di nessuno la nostra vita.
Dipendere significa morire.
L'aborto dev'essere libero e garantito.
La contraccezione sempre disponibile.
Fuori gli obiettori dai nostri uteri.
La maternità dev'essere libera e garantita.
Tutte le tecniche per eliminare il dolore del parto e per procreare in sicurezza devono essere garantite.
Dobbiamo poterci spostare nel paese e fuori dal paese senza essere criminalizzate.
I CIE vanno chiusi immediatamente.
La prostituzione è un altro tipo di contratto che le donne fanno con gli uomini, la risposta speculare al contratto di matrimonio. Va depenalizzata e le prostitute vanno tutelate come si tutelano le mogli e i lavoratori.
Senza patriarcato e senza discriminazione non avremo bisogno di un contratto che medi il possesso delle nostre vite. Prima distruggeremo il patriarcato prima saremo liberi e libere di vivere i nostri affetti e di esprimere i nostri desideri.

L'AIED SUPPORTA LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Ricevo e condivido

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e l'AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) esprimere pieno supporto all'iniziativa.

Nel mondo oltre 600 milioni di donne subiscono violenze fisiche e sessuali. Nel nostro Paese sono sette milioni le italiane, che almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenze, per non parlare poi del fenomeno del femminicidio.

Si calcola, a questo proposito, che dall’inizio del corrente anno siano state uccise per mano del marito o ex marito, o dal partner o ex partner, oltre 100 donne.

La violenza sulle donne è un problema complesso, che ha radici profonde,  e non c’è epoca nella vita femminile che possa dirsi esente da questo rischio.

L'AIED  crede sia fondamentale intervenire nell'educazione fin dalla giovane età, insegnare il rispetto di genere, sensibilizzare e creare consapevolezza.

L'obiettivo dell'AIED è smontare gli stereotipi, ridiscutere l'immagine maschile e femminile così come oggi proposta, avviare appropriati programmi di educazione sessuale nelle scuole.
Infatti, se non si lavora con i giovani, sarà difficile smontare le dinamiche distruttive interne ed esterne che minano la possibilità di vivere la propria dimensione sessuale con soddisfazione e serenità, e creando una relazione costruttiva tra uomo e donna.

L’AIED di Roma invita le donne e gli uomini che afferiscono ai propri consultori ad aderire alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne e dare la propria adesione all’APPELLO lanciato da NO MORE!, inviando un messaggio all’indirizzo convenzioneantiviolenza@gmail.com e partecipare al Blog
convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it

martedì 23 novembre 2010

Donne come foglie

Ieri sulla rai è stato possibile vedere tre donne, in rappresentanza di molti milioni di altre donne che abitano questo paese e il mondo intero, che parlavano di diritti delle donne e violenza contro le donne, per qualche minuto si è dato spazio alla questione fondamentale della nostra società, quella della discriminazione di genere, la discriminazione sulla quale si modellano tutte le altre.

Femminismo a sud
propone un elenco di vittime di femminicidio, da sottoporre a Roberto Saviano, relativo ai soli ultimi quattro mesi, "sono circa 65 vittime soltanto negli ultimi quattro mesi", un elenco agghiacciante, un vero bollettino di guerra come lo chiama perfettamente il blog omonimo.

Perchè non è possibile che le donne muoiano come foglie che cadono silenziosamente in autunno, e che i loro nomi vengano spazzati via, cacellati, come se non fossero mai esistite.

Una sottolineatura, è prassi ormai consolidata che, quando si ricorda il numero delle vittime di femminicidio, qualcuno cominci a sbandierare le morti bianche, cioè i caduti sul lavoro, morti che si devono all'irresponsabilità ed al menefreghismo dei datori di lavoro, di quanti potrebbero e dovrebbero mettere in sicurezza i cantieri, le piattaforme petrolifere, le miniere, i macchinari nelle fabbriche, fornire i materiali antinfortunistici e non lo fanno, tagliando i costi di impianto sulla sicurezza dei lavoratori. Morti dovute all'interruzione della catena del diritto del lavoro.
Le vittime del femminicidio sono donne assassinate da uomini in cui credevano, da amici, padri, fratelli, certe volte figli, in alcuni casi passati con il delirio di onnipotenza, cioè donne che non dovevano reclamare niente, donne la cui sicurezza dovrebbe essere un fatto naturale, che non dovevano pretendere nessuno scarponcino antiscivolo, nessuna cinghia, no, semplicemente avevano il diritto di nascita di attraversare il mondo sicure che nessuno le avrebbe uccise in quanto donne, il diritto di vivere, diritto negato con violenza per un puro e semplice atto di spraffazione.
Non esistono gerarchie tra le vittime, ma femminicidi e morti bianche sono categorie diverse, anche le donne possono essere vittime del lavoro! proprio per questo non ha senso controbattere alla questione del femminicidio, con l'argomento delle morti bianche, cercando in questo modo di attribuire all'uno e all'altro più o meno valore.

Nella morte non c'è niente di eroico.

lunedì 11 ottobre 2010

Vademecum per ragazze che subiscono violenze



Da LadyFikaSicula Femminismo a sud

1 – Nessuno ha il diritto di mettervi le mani addosso se voi non lo volete. Uno dei diritti fondamentali che avete è quello di poter scegliere sempre quando, come e con chi vivere la vostra vita sessuale. Il sesso deve essere consensuale. Se voi dite di NO e l’altro continua a molestarvi è un abuso. Non lasciatevi ingannare da equivoci e fraintendimenti dietro i quali molestatori e stupratori si nascondono per manipolarvi e poter fare di voi quello che vogliono.

2 – Nessun adulto, parente, padre, zio, fratello, nonno, può chiedervi di “giocare” con lui a fare sesso. Il sesso è una cosa gioiosa, bella, da vivere con spontaneità e pulizia e non in una situazione di squallore e abuso che vi farà inevitabilmente stare male.

3 – Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi vi sentirete sporche, i vostri abusatori vorranno farvi sentire in colpa, vi diranno che siete voi ad aver provocato, giustificheranno il loro abuso. Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi dovete immediatamente denunciare e MAI pensare che sia stata colpa vostra.

4 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è il vostro insegnante parlatene con i vostri genitori, amici, parenti. Se non trovate ascolto presso queste persone recatevi in un centro antiviolenza, chiamate i numeri disponibili che vi indirizzeranno nei luoghi più vicini. Rivolgetevi comunque senza ombra di dubbio a persone adulte delle quali vi fidate ciecamente o che sentite comprensive rispetto a questi problemi.

5 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è vostro padre, zio, fratello, parente, rivolgetevi ad una insegnante, un centro antiviolenza, comunque a persone adulte al di fuori dai contesti familiari. Potrete rivolgervi ad altri membri della famiglia solo se li riterrete davvero preoccupati per il vostro benessere più che della stabilità e della reputazione della famiglia.

6 – La violenza maschile si trova innanzitutto nella famiglia. Non si tratta soltanto di abusi sessuali ma anche di mille altre forme di violenze di tipo fisico o psicologico. Avete il diritto di ribellarvi e denunciare qualunque sopruso, violenza e prevaricazione da voi subita.

7 – Non lasciate che altri dettino norme sulla vostra vita: non ci sono mai modi di vestire, comportarsi, camminare, per evitare un abuso. Non dipende da voi. Semplicemente accade che voi rappresentiate l’oggetto del desiderio per qualcuno e questo qualcuno più spesso è tra le mura della vostra casa, tra le vostre amicizie, a scuola, tra i conoscenti o comunque in ambienti che frequentate quotidianamente e che erroneamente percepite come luoghi più “sicuri” di altri che non conoscete.

8 – La violenza si annida tra persone di tutte le culture, le nazionalità e le religioni. Non c’è mai una distinzione. Non dipende dal colore della pelle. Non dipende dalla lingua parlata. La violenza maschile si trova più spesso in famiglia, tra le persone che conoscete e si serve di omertà e complicità per continuare ad esistere.

9 – Troverete certamente difficoltà nel denunciare ed essere credute quando direte di essere state abusate da ragazzi o uomini italiani. In special modo quando parlerete di persone della vostra famiglia comunemente giudicate “rispettabili” o parlerete di altri uomini che ricoprono ruoli sociali di prestigio. La violenza maschile è più protetta e tollerata in famiglia e tra soggetti di estrazione sociale ricca, benestante, o più comunemente italiana. Tuttavia dovrete comunque rompere il muro del silenzio e fidarvi di una o più persone che porteranno avanti, assieme a voi, questa battaglia in vostra difesa.

10 – Costruite una serie di relazioni sociali tra coetanee. Realizzate patti di amicizia e solidarietà. Parlate tra voi degli abusi subiti. Costruite una rete attiva che possa diventare il vostro rifugio nel caso in cui ne avrete bisogno. Incontratevi, parlate, confidatevi, non custodite segreti e rompete il silenzio almeno tra voi esponendo tutto ciò che non vi sembra normale perché normale non è. Realizzate sorellanze perché la sorellanza è quella che vi salverà la vita quando ne avrete bisogno.


In caso di violenza fidatevi SOLO di questi riferimenti:

Centri antiviolenza italiani: http://www.centriantiviolenza.eu/
Antiviolenza donna: http://www.antiviolenzadonna.it/
Telefono azzurro: http://www.azzurro.it/


Se chiamate il numero 1522,vi risponderà la Rete Nazionale Antiviolenza; se chiamate il numero 118, vi risponderà la centrale operativa di primo soccorso a voi più vicina (l'ambulanza); se chiamate il numero 113, vi risponderà la polizia; se chiamate il numero 112, vi risponderanno i carabinieri.


Fonte: Femminismo a sud

domenica 10 ottobre 2010

VIOLENZA. “Io dico no!”. Al via seconda edizione della “Settimana contro la violenza”

(Roma) A lezione di rispetto e tolleranza, contro ogni forma di violenza, abuso, discriminazione. Con docenti d’eccezione, impegnati in prima linea nel contrasto a gesti e atti di violenza, fisica o psicologica. E, per la prima volta, anche temi sensibili come la lotta all’omofobia o alla discriminazione religiosa entrano dentro le aule di tutte le scuole. E’ con questi ambiziosi obiettivi che si svolgerà da lunedì 11 al 16 ottobre 2010 in tutti gli istituti italiani la seconda “Settimana contro la violenza”, istituita nel 2009 con un protocollo d’intesa firmato dai Ministri per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, con l’intento di creare un momento di riflessione sui temi del rispetto delle differenze, dell’accoglienza e della legalità, che coinvolga studenti, genitori e docenti e metta a sistema le buone pratiche che molte scuole già offrono.

Oltre 100, da Nord a Sud, le scuole che hanno aderito all’iniziativa, che organizzeranno attività di sensibilizzazione, informazione e formazione sulla prevenzione della violenza fisica e psicologica. Quest’anno ampio spazio sarà dato alle violenze fondate su ogni forma di discriminazione: a sfondo razziale, di genere, per motivi religiosi, per orientamento sessuale, per età o disabilità. Per le lezioni della Settimana contro la violenza i dirigenti scolastici potranno avvalersi della collaborazione di Carabinieri, Polizia Postale, Polizia di Stato e associazioni come ACLI, Agedo, Arcigay, ENAR, FISH, IREF, Telefono Azzurro, Telefono Rosa.

Diffondere la cultura del rispetto tra le giovani generazioni, fare prevenzione a partire dalle scuole è l’investimento migliore che possa fare il Paese – sottolinea la Ministra Mara Carfagna – se vogliamo davvero porre fine a ogni forma di violenza e abuso. Violenze che, spesso, nascono da pregiudizi o in contesti privi di regole, dove vige solo la legge del più forte. La realtà, però, è un’altra: è fatta di regole, valori, persone che vanno rispettate. E’ fatta di legalità e rispetto”.

”La scuola, luogo simbolo in cui si realizza lo spirito della tolleranza e della convivenza, è da sempre in prima linea nel diffondere la cultura del rispetto tra le giovani generazioni”, aggiunge la Ministra dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, convinta che ”E’ proprio a partire dalla scuola che bisogna iniziare ad educare al rispetto di questi valori che sono assoluti”.



(Delt@ Anno VIII, n. 191 dell’11 ottobre 2010)



Fonte: http://www.deltanews.net/violenza-%E2%80%9Cio-dico-no%E2%80%9D-al-via-seconda-edizione-della-%E2%80%9Csettimana-contro-la-violenza%E2%80%9D-476600.html

lunedì 6 settembre 2010

Mentre si aspetta di lapidare Sakineh in Iran, si inizia a lapidarla in Italia.

Sì la vita e la morte di Sakineh corrono il rischio di essere strumentalizzati, ma questo non è un buon motivo per disinteressarsene, questo non è un buon motivo per sdoganare la lapidazione, tanto più che la confessione le è stata estorta a suon di frustate.
Qui di seguito la nota di facebook che ci racconta la crescente follia di alcuni violenti italiani.
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Mentre si aspetta di lapidare Sakineh in Iran, si inizia a lapidarla in Italia.

Pubblicata da No alla violenza sulle donne (il vero gruppo).

Questi sono commenti in una grossissima pagina che afferma di essere contro la violenza sulle donne. Peccato non si possa cambiare nome alle pagine ma se avessero un minimo di onestà la chiuderebbero per non continuare a prendere in giro gli iscritti inconsapevoli (cioè, a parte una 30ina al massimo, tutti gli altri 211 mila e rotti)...

Ovviamente non si sognano di farlo perché lo scopo è proprio quello, cioè convincere la gente che la violenza sulle donne è lecita, anche giusta. Si tengono commentatori ormai arcinoti sulla piattaforma per avere scritto commenti TERRIBILI sulle donne. Ci hanno detto che per loro sono come delle "mascotte", ormai. Una mascotte che inneggia all'uccisione delle donne in una pagina contro la violenza sulle donne, ma che idea brillante! Speriamo sia un'esclusiva, a noi non interessa emularli. Noi la violenza non ci limitiamo a scrivere di ripudiarla. Siamo coerenti, come ogni persona normale dovrebbe essere.

Questa è gente legata ad associazioni come Falsi Abusi, cioè denunciano la presenza di persone accusate ingiustamente. SOLO SE SONO UOMINI. Invece, se sono donne, non importa neppure che nascano, per loro disgrazia, in un paese musulmano. Se sono accusate di essere assassine (nonostante ci sia chi dice il contrario), per questa gente sono assassine. Addirittura c'è chi scrive che il solo fatto di essere accusata, una "presunta" ti toglie un po' di innocenza. E se sapessero che chi amministra queste pagine ha accuse di maltrattamenti e lesioni?

Credo che gli farebbero una statua d'oro.

Chiudessero la pagina, aprissero un bel "GLI UOMINI (MASCHI) SONO SEMPRE INNOCENTI E LE DONNE MERITANO SEMPRE LA VIOLENZA".

Sembra che piagnucolino per le attenzioni ricevute dalle donne, allora credo di aver capito dove risiede il loro trauma: è evidente che Eros abbia una sorella che sicuramente ha imparato a parlare e camminare molto prima di lui, lo ha battuto negli studi, lo ha battuto negli sports e gli ha rubato ai suoi occhi l'amore di mamma e papà.

Ci dispiace tanto per lui e per gli altri ma la colpa non è delle donne.


Un altro capolavoro di letteratura misogina, in cui pare che Sakineh debba espiare per l'esistenza nel mondo delle pornodive. Insomma, abbiamo voluto la libertà sessuale e ora che pretendiamo? Mah...di non essere lapidate? Che non si insulti una poveraccia che ha avuto la sventura di nascere donna in Iran? Che non si equipari uno stupratore ad una presunta fedifraga? Che si usi il cervello?

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7419

Buona lettura!

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