venerdì 28 ottobre 2011

Bruce Willis sarà ancora papà a 56 anni

L'attore americano, risposatosi da due anni con una donna molto più giovane di lui, diventa ancora padre all'età di 56 anni. Siamo tutt* felici per lui? Non sento le voci critiche, critiche è un eufemismo, che hanno tuonato contro Gianna Nannini. Titoli di giornale? Nessuno, nessuno che obietti con frasi come "Non ha le forze un uomo di 56 anni per stare dietro ad un bambino","Quando il figlio avrà venti anni lui sarà morto", "Mette al mondo un orfano", "E un egoista". Nei commenti leggo invece che "(...)a quella età un uomo si sente gratificato in quanto dimostra al mondo di essere ancora giovane e di poter procreare, quindi di poter ancora competere con un maschio più giovane. Del resto si è scelto anche una donna più giovane di lui."
Se Gianna Nannini vuole sentirsi giovane, potente, di poter competere con donne più giovani è schifosa, se lo fa Bruce Willis niente di male, non è egoista e non è tardi per lui.

Il sessismo interiorizzato

Anche nelle migliori intenzioni, quando il sessismo è interiorizzato, il prodotto finale deprime - il soggetto attivo nello spazio pubblico e privato finisce con l'essere sempre e solo "maschile singolare".
Lo dimostra questo spot di cui parla la semiologa Giovanna Cosenza, che voleva essere contro l'omofobia ma finisce con l'essere androcentrico.


Il problema di rappresentazione è duplice, perchè investe anche l'omossessualità femminile.
Quindi si mettono da parte le donne come voci autorevoli, cioè detentrici di saperi specializzati, competenze, relegandole al ruolo di figuranti, e si nega nel contempo la possibilità di una sessualità diversa da quella etero per le donne, rappresentando solo maschi potenzialmente omosessuali.

giovedì 27 ottobre 2011

Feminist Blog Camp I


Inizia domani 28 ottobre, prosegue il 29 e si conclude il 30, il primo Feminist Blog Camp all'Askatasuna (Torino).
Una tre giorni, autogestita e autofinanziata, in cui convergono saperi, esperienze e pratiche femministe e disertorie, un momento d'incontro e confronto aperto a tutte quelle persone che dell'antisessismo e dell'antiautoritarsmo hanno fatto la loro lotta.


I percorsi saranno molteplici ma il centro dell'incontro è la rete come luogo di lotta e resistenza.

Introduzione al feminist blog camp


Il programma del feminist blog camp

Workshop al Feminist Blog Camp

La neonatologa Maria Gabriella Gatti: "Il feto, un'esistenza senza sogni"

Left
Simona Maggiorelli

Nuovi studi convalidano la tesi che i movimenti oculari del feto non sono segno di attività onirica. Intervista alla neonatologa Maria Gabriella Gatti. «In utero la stimolazione vibro-acustica induce solo movimenti riflessi». «I pattern Rem e Nrem sono specifici della specie. Nell’uomo sono diversi rispetto agli animali»

Uno studio pubblicato su Child Development sostiene che i ricordi prenderebbero «forma prima della nascita»: un’ipotesi che, così come è stata rilanciata nei giorni scorsi da Repubblica, sembra fatta apposta per dare man forte alle crociate antiabortiste di Buttiglione e alle smanie di un premier in cerca di maquillage d’immagine oltretevere. Per capirne di più sul piano della scienza abbiamo chiesto un commento alla neonatologa dell’Azienda ospedaliera universitaria di Siena, Maria Gabriella Gatti. «Innanzitutto – spiega – è necessario un chiarimento terminologico: da una parte abbiamo il “ricordo” e dall’altro il problema di come il ricordo o, più esattamente, la memoria prende forma. Bisogna tenere presente che per ricordo si intende la possibilità di rievocazione di fatti coscienti. Ora attribuire al feto una coscienza è impossibile in base non solo alle osservazioni cliniche ma anche alle ultime acquisizioni della neuroscienze. In utero i processi neurologici sono prevalentemente sottocorticali mentre la coscienza implica una vita mentale, l’interazione e il collegamento funzionale fra numerose aree corticali e sottocorticali. Quindi non si può usare la parola “ricordo” per la situazione intrauterina, perché il ricordo rimanda inevitabilmente alla coscienza. Va precisato anche che la memoria umana cosciente o non cosciente è un’attività psichica complessa che non si limita a fenomeni neurobiologici o processi che intervengono a livello di riflessi semplici, come l’abituazione, presenti anche negli organismi più elementari. Questi automatismi avvengono senza la presenza di una qualunque forma di pensiero».

Nell’articolo si legge anche che «già a 7 mesi un cucciolo d’uomo riesce a ricordare quali “suoni” provenienti da fuori sono da temere e quali no». Come è possibile se la pancia della madre lo isola e lo protegge?
La stimolazione vibroacustica del feto evoca movimenti riflessi e accelerazioni del battito cardiaco. Le pareti uterine proteggono dal mondo esterno ma alcuni suoni a bassa frequenza raggiungono ugualmente il feto e vengono trasmessi attraverso le vibrazioni ossee. I suoni inducono una reattività riflessa di tipo biologico che sottostà al fenomeno dell’abituazione, a cui accennavamo, il cui scopo primario nel feto non è la memorizzazione ma la difesa di un sistema nervoso immaturo dal punto di vista morfologico e funzionale.
I ricercatori olandesi che hanno firmato lo studio di Child development parlano di memoria a breve termine nel feto. Di che si tratta?
Le ricerche degli olandesi riguardano specificamente il fenomeno dell’abituazione: usare però tout court abituazione come sinonimo di memoria potrebbe essere semplicistico. Mi sembra che, tra le righe, il neuroscienziato Pergiorgio Strata, intervistato da Elena Dusi su Repubblica suggerisca proprio questo riferendosi all’estrema complessità del sistema della memoria. L’abituazione è la progressiva diminuzione della risposta a uno stimolo ripetuto fino alla sua scomparsa , dovuta alla perdita dell’efficacia funzionale delle sinapsi. Si tratta di un processo sottocorticale difensivo nei confronti di un eccesso di stimoli, presente nel feto nell’ultimo trimestre di gravidanza e nel neonato nei primissimi mesi di vita. La risposta del feto a uno stimolo è un riflesso sia che si fletta una gamba sia che si evochi un allargamento e una chiusura degli arti come succede nel riflesso di Moro che è una modalità di risposta arcaica senza alcun contenuto emozionale: nell’abituazione c’è una modificazione della biochimica delle sinapsi, tale da inibire la risposta a breve o a lungo termine. Il feto non ha comunque alcuna capacità di localizzare o distinguere uno stimolo da un altro. Varie specie di stimoli possono indurre risposte olistiche e non specifiche. La memoria come processo dinamico, che si avvale di circuiti e reti neuronali di enorme complessità e continuamente variabili, non può identificarsi, come scrive il premio Nobel Gerard Edelmann, con l’abituazione cioè con la variazione della forza sinaptica.La memoria è un processo di ricreazione psichica che ha inizio a partire dalla nascita quando si hanno reazioni a stimoli specifici e percezioni.
Continuando nella disamina: «Ai primi stimoli il piccolo risponde sempre contraendosi spaventato», si legge ancora su Repubblica. Poi sorriderebbe addirittura. Prima della nascita dire che il feto ha reazioni emotive o percezione del dolore è fare disinformazione scientifica?
L’ambiente intrauterino del feto è del tutto diverso da quello in cui si viene a trovare il neonato. L’insieme delle risposte inibitorie è una chiave strategica per la sopravvivenza del feto. Infatti, in condizioni di stress, i movimenti fetali cessano, diminuisce il voltaggio dell’elettroencefalogramma (Eeg). La funzione cerebrocorticale del feto fino alla maturità si sviluppa in un ambiente che è fisiologicamente inibitorio. Il feto per tutta la gravidanza non raggiunge mai lo stato di veglia neanche come reazione alla diminuzione di ossigeno nel sangue, stimolazioni sonore intense o a interventi di microchirurgia. Il feto non può avere la percezione del dolore per la presenza di neurormoni o sostanze che contribuiscono a inibire l’attività cerebrale già limitata dalla bassa concetrazione di ossigeno nel sangue per le caratteristiche dell’emoglobina fetale. L’adenosina, il pregnanolone, la prostaglandina D2 prodotti dal cervello fetale e dalla placenta nell’ultimo trimestre di gravidanza sono dei potenti neuroinibitori. Anche l’ossitocina, un ormone che stimola le contrazioni uterine durante il travaglio, potenzia l’effetto inibitorio dei neurotrasmettitori. Nel canale del parto gli stimoli pressori di notevole intensità non producono modificazioni del tracciato elettroencefalografico. Dopo la nascita, registrazioni elettroencefalografiche indicano un intenso flusso di nuove stimolazioni sensoriali. Viene meno l’effetto degli ormoni placentari che in utero inibiscono l’attività neurale.
Mesi fa, sempre su Repubblica, c’era un pezzo dal titolo “Così si sogna nella pancia della mamma”. «Alcuni scienziati dell’università di Jena – riportava – sono riusciti a fare un Eeg a un feto di pecora, così è stata registrata un’attività cerebrale che, benché immatura, comprende cicli di sonno e fasi oniriche». Che ne pensa?
Alla ventottesima settimana di gestazione i sistemi sensoriali periferici si connettono al sistema nervoso centrale. Ciò corrisponde a un tracciato elettrico denominato convenzionalmente Rem, espressione in utero della sinaptogenesi. Dopo poco compare l’altro pattern elettroencefalografico detto Nrem in cui prevalgono processi inibitori. Nel feto non si può parlare né di sonno, né di sogno, né di veglia, né di capacità percettiva. Si rischia di dare un significato psichico a fenomeni come le fasi Rem o non Rem che nel feto umano sono solo processi biologici finalizzati alla maturazione e alla differenziazione morfologica e funzionale. I pattern Rem e Nrem sono specie specifici, nell’uomo sono diversi rispetto agli altri primati e differenti da individuo a individuo: la pecora non ha niente a che vedere con l’essere umano.
In conclusione?
La gravidanza è una fase di sviluppo e di maturazione biologica: solo alla nascita dalla biologia prende forma la realtà psichica, il pensiero che è specificamente umano. Dalla ventiquattresima settimana c’è una possibilità di sopravvivenza del feto per una maturazione cerebrale e degli organi di senso tale da consentire una reattività specifica agli stimoli esterni.

lunedì 24 ottobre 2011

GIUSTIZIA PER FIORINDA

Presidio
presso il Tribunale di Napoli al Centro Direzionale
Ingresso Piazza Cenni
26 Ottobre 2011 ore 9.00

Il 26 Ottobre prossimo sarà giudicato in appello l’assassino di Fiorinda Di Marino. Dobbiamo essere tutte davanti al Tribunale per testimoniare ancora una volta “per ogni donna ammazzata e offesa siamo tutte parte lesa”.

Il 23 luglio del 2009, Fiorinda Di Marino venne uccisa a colpi d’ascia da un uomo col quale aveva avuto una relazione. Un uomo che era uscito dal carcere dopo aver scontato una breve condanna perché sette anni prima si era reso responsabile di un tentato omicidio ai danni della ex moglie, sopravvissuta alla violenza solo perchè fortunosamente nessuna coltellata aveva colpito punti vitali.
Fiorinda aveva 35 anni, insegnava in una scuola materna dei Camaldoli ed era madre di un bambino di nove anni avuto dal marito dal quale era separata. Una donna, a detta di tutti coloro che la conoscevano, dolce, generosa, sempre pronta al sorriso e disposta al perdono. È stata proprio questa sua attitudine a concedere una seconda opportunità a chiunque avesse sbagliato e la sua tenace convinzione, comune a tante donne, che l’amore può riuscire a cambiare qualunque uomo a farle sottovalutare il rischio a cui si esponeva nell’intraprendere una relazione con un uomo con trascorsi così allarmanti.
Aveva, però. presto capito il suo errore e dopo una violenta aggressione aveva denunciato il suo convivente per lesioni gravissime. Ma come purtroppo sempre più spesso accade, la denuncia non era servita a far accettare all’uomo che la storia era finita e che lei voleva riprendersi la sua vita e voltare pagina. Non glielo ha consentito. La vita di Fiorinda è stata spezzata e insieme alla sua sono state irrimediabilmente lacerate le esistenze di coloro che l’amavano.

Renato Valboa, il suo assassino, è stato condannato in prima istanza a sedici anni, una pena irrisoria per un delitto così efferato e commesso recidivamente.
Oltretutto, se si considera che questo tipo di criminali tiene di solito una condotta ineccepibile in carcere, è presumibile che Valboa fra pochi anni sarà di nuovo in libertà grazie ai benefici di un cospicuo sconto della pena.

Ebbene è ora di dire basta a tutti coloro che nei tribunali, nei commissariati, negli ospedali, nelle case, nella società sono disposti a comprendere e giustificare i delitti commessi dagli uomini verso le donne.
Dobbiamo gridare con forza la nostra rabbia e il nostro diritto ad avere una giustizia degna di questo nome che salvaguardi le donne e che affermi il principio che nulla mai può giustificare il fatto che un uomo si arroghi il diritto di decidere della vita di una donna, ritenendola una cosa di sua proprietà.
Vogliamo giustizia per Fiorinda Di Marino e per tutte le donne che quotidianamente vengono maltrattate stuprate o uccise da uomini violenti, immaturi, codardi, che fanno scontare alle donne la loro incapacità di stare al mondo.

Arcidonna Napoli Onlus

Aderiscono : UDI di Napoli, Cooperativa Dedalus, Cooperativa EVA, Self, , Onda Rosa, DonneSUDonne, Associazione Salute Donna, Le Cassandre, Cora Onlus, Associazione Maddalena, Spazio Aspasia, Casa di Accoglienza per donne maltrattate” Fiorinda”, Arcilesbica, Sportello LIlith, Ass. “ Eleonora PImentel”, Camera delle donne, Linea Rosa, Spazio Donna di Caserta, Federazione Nazionale dei Centri Antiviolenza “D.i.Re. Donne in Rete contro la violenza”, Le Onde di Palermo, Differenza Donna di Roma, Elena Coccia, Simona Marino, Laura Capobianco, Simona Molisso, Nelide Milano, Maria Rosaria Ferre, Luisa Festa, Luisa Menniti, Maria De Marco, Lia Cacciottoli, Floriana Formicola, Maria Giustino Irace

Fonte: facebook

Conosci Laiga?

Laiga è la Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78.
Laiga ha a cuore la difesa delle donne che usufruiscono della legge 194 con particolare riguardo per le donne che chiedono l’aborto terapeutico. Consultate il sito e per ricevere maggiori informazioni non esitare a contattare telefonicamente o per email l'associazione.
Laiga ha come scopo la tutela dei fondamentali diritti degli operatori e delle donne che usufruiscono della legge 194/78
In particolare gli obiettivi di questa associazione sono molteplici:
  • la difesa della legge 194;
  • la difesa degli operatori legge 194;
  • la difesa delle donne che usufruiscono legge 194 con particolare riguardo per le donne che chiedono l’aborto terapeutico;
  • creare una mappa dei luoghi in Italia dove sia possibile sottoporsi ad aborto terapeutico;
  • creare una mappa degli operatori al fine di consultarci, scambiarci notizie e sostenerci;
  • sorveglianza sulle "pari opportunità" in ambito lavorativo tra personale non obiettore e obiettore con denuncia lì ove vi sia discriminazione;
  • sorveglianza affinché la legge 194 venga attuata in tutte le ASL come previsto dalla legge e denuncia ove ciò non accada;
  • ottenere un aumento dei giorni di ferie e della retribuzione a favore degli operatori legge 194 poiché sopportano un carico psicologico maggiore rispetto agli obiettori.
Centri qui

Contatti
info@laiga.it
Cell:349.6489134 - 338.7553490
http://www.laiga.it

Vedi anche: Tu conosci l'AIED?

lunedì 10 ottobre 2011

Seminario interattivo “Le Connessioni Libere”

Seminario interattivo “Le Connessioni Libere”
Psicologia, cultura e società: il caso Pas
Venerdì 21 ottobre, ore 10.00, Auditorium In-Campus, Via Mezzocannone, Napoli
A causa dell'inagibilità dell'auditorium del plesso polifunzionale "In-Campus",
l'EVENTO SI TERRA' in Aula Iacono, dipartimento Teomesus (ex Scienze Relazionali), Via Porta di Massa 1, scala B II Piano
per il resto, l'organizzazione resterà invariata.

Quali sono le responsabilità della psicologia in quanto disciplina e degli psicologi in quanto professionisti, nell’ambito dei movimenti culturali e della vita quotidiana?
In una società in cui una diagnosi psicologica può essere discriminante fra assoluzione e condanna, fra libertà e reclusione, fra giustizia e violenza, accettazione e discriminazione, è di fondamentale importanza che si mantenga vivo e acceso il dibattito critico su teoria e prassi della nostra professionalità. Un dibattito che si connetta necessariamente con quelle realtà scientifiche e sociali coinvolte, affinchè lo sguardo d’insieme possa essere complesso e plurale.
Prendiamo ad esempio il caso della sindrome di alienazione genitoriale (o Pas, dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome), costrutto diagnostico proposto da Richard A. Gardner nel 1985 che da allora ha generato forti controversie (che coinvolgono la società a vari livelli dall’APA all’OMS e l’ONU) riguardo la sua validità scientifica (attualmente non figura nel DSM IV-III) e riguardo le sue applicazioni in campo giuridico (in Italia con la legge sull’affido condiviso) e i suoi effetti concreti nella vita di coloro che si imbattono in questa sindrome.
L’associazione Psicologi in Contatto, pertanto, vuole indire una tavola rotonda aperta sul tema della Pas, con lo scopo di avviare un percorso di indagine e riflessione critica su un tema che vede i professionisti della psicologia come attori profondamente implicati nella società.
Programma:
Ore 10.00 inizio lavori: introduzione a cura della Dott.ssa Roberta Fiore
A seguire, interventi dei relatori invitati:
Avvocata Elena Coccia
Prof.ssa. Adele Nunziante Cesaro
Prof.ssa Fortuna Procentese
Dott.ssa Gabriella Ferrari Bravo
Dott.ssa Silvana Lucariello
Dott.ssa Elisabetta Riccardi
Relazione di Viviana Esposito sul libro “Pas presunta Sindrome di Alienazione Genitoriale – Uno strumento che perpetua il maltrattamento e la violenza” di Sonia Vaccaro e Consuelo Barea.
Ore 13.00 conclusioni

in colaborazione con:
psicologi.contatto[chiocciola]gmail.com
http://femminismo-a-sud.noblogs.org
www.lekassandre.it
www.sportellolilith.it

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