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martedì 9 settembre 2014

Il rispetto delle regole viene prima dell'integrità fisica e morale delle persone

Henriette Browne l'oiseau hors de la cage
Settembre è il mese in cui le bambine e i bambini tornano a scuola, dal nido al liceo. Riempiono le classi, cominciano nuovi quaderni, iniziano progetti di decorazione delle aule nuovi di zecca. Cartelloni con il ciclo delle stagioni, i mestieri, i pianeti e, di solito, anche con le regole della classe.
Quando andavo a scuola io non c'era questa abitudine, ma ho fatto caso che tutte le classi hanno questo cartellone oggi. Lo scrivono bambine e bambini assieme a maestre e maestri.
Le regole spesso coniugano insegnamenti della buona educazione con quelli del vivere civile, da non si mangia con la bocca aperta a non si prendono a calci i compagni, oppure ispirano solidarietà, bisogna condividere la merendina con chi non ce l'ha - non manca il controllo sul corpo, si va in bagno solo durante la pausa.
La funzione è quella di insegnare la democrazia, dicono, infatti ci sono le discussioni, le regole vengono votate, c'è anche l'organizzazione gerarchica, la maestra poi il/la capolcasse, il/la capofila, il/la chiudifila.
In tutto questo la maestra, da sola, fa da giudice, da poliziotta, da guardiana, da educatrice, da direttrice, da zia e mamma, da insegnante.
Soprattutto, la maestra fa in modo che le regole che la classe si è data vengano rispettate da tutte e tutti.
Non so se siete mai entrati in una classe III o V con 20 bambini/e che passano numerose ore della giornata dentro i banchetti, bambini piccoli o no, ma pieni di energia, curiosi, a volte stanchi, a volte un po' svogliati, insomma bambini. Bambini e bambine che spesso sfidano il limite, ai/lle quali viene insegnata la disciplina a colpi di divisioni e verbi da coniugare (anche per tre ore di fila).
A volte questi bambini sono davvero difficili da gestire, a volte la disciplina non riesce a entrargli nelle ossa, si alzano tutt@ contemporaneamente, si lanciano cose, dicono qualche atrocità, a volte si picchiano, a volte sputano, a volte escono dalla classe e corrono nei corridoi.
E' quello il momento in cui anche le maestre, probabilmente, sono più stanche.
La scuola ti porta via energie fisiche e morali, alcuni dicono che si tratta di una missione, ma fai il missionario in territorio di guerra.
Allora alcune, perché questi piccoli e piccole cittadin@ della scuola rispettino le leggi democratiche che si sono dati, danno uno spintone lì, l'altra trascina per un braccio qui. Si urla molto, con tono perentorio, dicendo cose come "asino", "stupido", "cretina". A volte, impaurite dall'euforia della classe, in quei momenti di confusione in cui volano quaderni e sedioline, sono costrette a dare un calcio, uno schiaffo, a tirare i capelli urlando più forte ancora.
Capita che questi momenti finiscano su un video, capita che quel video venga diffuso.
La prossima volta che uno di questi video in cui le maestre cercano solo e unicamente di far rispettare le regole della classe, regole stabilite democraticamente, verrà diffuso, mi aspetto che chi ha stostenuto l'opinione per cui è giusto che si spari su un ragazzo, Davide, che non si ferma all'alt, che chi ha sparato
stava facendo onestamente il proprio lavoro, cioé un carabiniere addestrato che dovrebbe conoscere le leggi (l'art. 192 del CdS non prevede la pena di morte), mi aspetto che, queste persone, abbiano la decenza di essere coerenti.
Evitate di scrivere status indignati, evitate di chiedere la forca per la maestra. Siate coerenti con le vostre posizioni.
Le maestre che prendono a calci i bambini fanno solo il loro lavoro.
Il rispetto delle regole viene prima dell'integrità fisica e morale delle persone.
Lo avete detto voi in questi giorni.

giovedì 10 luglio 2014

Primo ok Camera, cade l’obbligo del cognome del padre ai figli

Non conosco il testo del documento, ma i virgolettati riportati nella sembrano indicare, con il riferimento all'ordine alfabetico, una forma razionale e paritaria.

Da Internazionale

Roma, 10 lug. (TMNews) – Cade l’obbligo del cognome paterno, arriva la libertà di scelta per i genitori. La commissione Giustizia alla Camera ha approvato il testo sul doppio cognome, lunedì sarà in aula per la discussione generale. L’obiettivo è chiudere entro la prossima settimana.
“E’ un altro passo in avanti – commenta Donatella Ferranti – verso la parità dei sessi e la piena responsabilità genitoriale. Il figlio ora potrà avere o il cognome paterno o quello materno o entrambi, secondo quando decidono insieme i due genitori. Ma se l’accordo non c’è, il figlio avrà il cognome di tutti e due i genitori in ordine alfabetico “.
Peraltro, ha aggiunto la presidente della commissione Giustizia, “l’obbligo del cognome paterno, simbolo di un retaggio patriarcale fuori del tempo e assurdamente discriminatorio, è stato severamente censurato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, e dunque il testo che ora andrà in aula è un atto dovuto, che ci pone finalmente in linea con gli altri paesi europei”.
Questa è una notizia dell’agenzia TMNews.

sabato 11 gennaio 2014

Nel COGNOME della MADRE e del PADRE

Nel COGNOME della MADRE e del PADRE - richiesta di emendamento necessario - NO alla casualità e NO alle DONNE SOTTO TUTELA  firma qui.

Condivido la petizione promossa da Iole Natoli che richiede l'emendamento necessario e urgente al Ddl di modifica delle regole di attribuzione del cognome ai figli.

Il testo della petizione:

All’attenzione di firmatarie e firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli Nel COGNOME della MADRE e del PADRE - richiesta di emendamento necessario NO alla casualità e NO alle DONNE SOTTO TUTELA

Con assoluta serietà d’intenti, chiediamo alle e ai firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli, già esistenti in Parlamento e di cui si calendarizzerà la discussione, di includere nei loro progetti un emendamento che andiamo adesso a specificare. Ci riferiamo alla necessaria modifica di una regola presente in diversi progetti e totalmente priva di credibilità logica e umana, che affida la priorità nella scelta del cognome o nella sequenza dei cognomi a ordini alfabetici e sorteggi, che allo stato attuale appaiono solo per quel che in sostanza sono: la continuazione nascosta della rimozione infinita del ruolo particolare della donna nella generazione dei figli. Questa rimozione volontaria, che ha condotto al sistema patriarcale della patronimia, è la radice del male sociale che induce altre discriminazioni più profonde, fondando occultamente il presunto diritto di sopraffazione dell’essere maschile sul femminile. Noi riteniamo che una riforma debba fare qualcosa di più di garantire il legittimo desiderio di dare ai figli il proprio cognome solo alle donne più forti o fortunate (quelle cioè che hanno un cogenitore immune da vizi ideologici); riteniamo che debba contribuire a modificare un sistema sociale bacato e ciò può accadere solo col riconoscimento di una parità che non neghi la diversità, ovvero di una parità basata su un pari contributo in termini di impegno psicofisico e relazione tra genitori e figli. La registrazione anagrafica di un figlio avviene in concomitanza con la nascita e poiché il cognome sancisce la relazione di appartenenza a un’area familiare e questa è inizialmente configurabile ESCLUSIVAMENTE mediante la relazione psicofisica col genitore gravido che partorisce, chiediamo che PER PROSSIMITÀ NEONATALE il cognome di quel genitore sia il primo dei cognomi del figlio, senza che tale posizione possa incidere sulla futura libertà del figlio di scegliere quale dei suoi cognomi attribuire alla propria discendenza. Ci si dirà: ma quel genitore è sempre e soltanto la donna. Verissimo e ce ne dispiace. Ove pertanto si voglia evitare di sopraffare nuovamente benché tacitamente le donne e al tempo stesso scongiurare il rischio che i padri possano ritenere non equa per loro tale norma, dichiariamo che riterremo per parte nostra accettabile la regola dell’ordine alfabetico o del sorteggio, a condizione che tale sistema sia stato posto in essere anche prima ovvero nell’assegnazione di gravidanze e parti tra i due genitori, ricorrendo a tutte le procedure biologiche del caso. Certe del favorevole accoglimento di quest’ultima richiesta, auguriamo alle e ai parlamentari interessati un sereno e proficuo lavoro.
Milano, 10 gennaio 2014
Iole Natoli e coloro che appresso firmeranno

A: Valeria Fedeli, Vicepresidente del Senato Alessandra Mussolini, Senatrice Riccardo Nencini, Senatore Laura Garavini, Deputata Fabrizia Giuliani, Deputata Enrico Letta, Presidente del Consiglio Michela Marzano, Deputata Marisa Nicchi, Deputata Pia Locatelli, Deputata Barbara Pollastrini, Deputata Donatella Ferranti, Deputata Titti Di Salvo, Deputata Maria Cecilia Guerra, Senatrice Laura Puppato, Senatrice Giuseppe Civati, Deputato Anna Finocchiaro, Senatrice Rosy Bindi, Deputata Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputali Pietro Grasso, Presidente del Senato All’attenzione di firmatarie e firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli Nel COGNOME della MADRE e del PADRE richiesta di emendamento necessario NO alla casualità e NO alle DONNE SOTTO TUTELA Con assoluta serietà d’intenti, chiediamo alle e ai firmatari di tutti i Ddl sul cognome della famiglia e dei figli, già esistenti in Parlamento e di cui si calendarizzerà la... 

Firma qui

martedì 7 gennaio 2014

Cognome materno: uno spiraglio

Sono anni che si combatte questa battaglia per l'attribuzione del cognome materno ai figli e per il doppio cognome, i tempi di elaborazione culturale sono stati lunghi, ma qualcosa sta cambiando. La corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo il 7 gennaio ha condannato l'Italia perché non è possibile, nel nostro paese, attribuire ai figli il cognome della madre, dunque bisogna cambiare la legislazione in merito.Si apre, decisamente, uno spiraglio.

Come è chiaro questa condanna e i successivi adeguamenti arriveranno in ritardo rispetto a quello che doveva essere un diritto di base di ogni donna.

Qui e qui due articoli sul lavoro di Iole Natoli sul diritto al cognome materno.

domenica 22 dicembre 2013

Consigli per gli educatori, beh anche per le educatrici

Come vuoi che le cose cambino? Ho pensato quando sono arrivata alla pagina x del libro che sto leggendo. Si tratta di un libro che suggerisce una serie di attività ludiche che dovrebbero tenere impegnate le ragazzine e i ragazzini. Non è importante il titolo o l'autore, è un libro per educatori, anche per educatrici.  Il gioco è quello del palleggio. La scheda ne spiega lo svolgimento, le possibili varianti e poi, alla fine, mi suggerisce, con estrema naturalezza, di escludere le bambine da questo gioco, perché non adatto alle loro caratteristiche fisiche. Certo, lo fa attraverso un altro giro di parole, dice che i maschi 'lo preferiscono', aggiunge che lo preferiscono 'perché più indicato alle loro caratteristiche fisiche'. E pure le caratteristiche fisiche nell'infanzia non sono affatto accentuate in relazione al sesso, ma dipendono dal diverso sviluppo degli individui. Possiamo avere maschi alti e bassi, grossi e mingherlini, così femmine alte e robuste, basse e magroline, ecc. L'idea di fondo è chiaramente sessista. I maschi palleggiano, le femmine stanno fuori a fare il tifo, probabilmente. Forse l'aria stranita della bambina nell'illustrazione è dovuta proprio a quella pallonata che sembra avere avuto in testa, una pallonata che l'ha stordita. Perché se stai in disparte sempre, poi, non sai come pararle. Aggiunge che questo gioco 'favorisce l'aggregazione tra elementi che non si conoscono'. Un consiglio, allora, lo do io: quale migliore occasione per far giocare assieme maschi e femmine?

venerdì 22 febbraio 2013

Fratellanza, sorellanza e famiglia

L'altro giorno Lisa Marie è tornata da scuola un po' turbata. Lisa ha quasi 10 anni, va a scuola nel paese dove viviamo. Frequenta fin dalla materna lo stesso gruppo di amici e amichette, quel gruppo di 15 bambini circa, nati nel 2003, arrivati ormai in quarta elementare. Probabilmente Lisa continuerà a studiare ancora con loro fino a 13 anni, quando finirà le medie.
E' una nostra scelta. Vogliamo che Lisa cresca con i suoi amici di sempre e che affronti magari quel periodo della pre adolescenza, più difficile dicono, con un gruppo di persone affiatate. E' un modo per proteggerla e per sostenerla nella sua vita di scolara italo-francese che ha due mamme e anche un fratellino.
Sei mesi fa, in effetti, è nato Andrea il nostro secondo figlio. Andrea è stato partorito dalla mia compagna, mentre Lisa è stata messa al mondo da me. Sono i nostri figli e li amiamo appassionatamente e non importa se hanno o non hanno il mio corredo genetico o quello di lei. Sono la nostra gioia, i nostri due amori, i regali della nostra vita, desiderati, voluti, attesi; sono il risultato meraviglioso di un percorso lungo difficile travagliato e anche parecchio costoso.
Hanno due cognomi diversi, Lisa porta il mio e Andrea quello di Raphaelle ma noi, da 10 anni, siamo la famiglia La Delfa-Hoedts, in attesa di una legge che lo scriva nella pietra. Ogni volta che è possibile, scriviamo i loro due cognomi legati con un trattino. Trait d'union si dice in francese: trattino per unire, per fare di due uno...
Quel giorno, a metà pranzo, Lisa ci dice che vorrebbe farci una domanda perché Alessia, la sua amica, le ha detto che Andrea, anche se è come un fratello, in verità suo fratello non è. E lei vorrebbe sapere da noi come stanno le cose. Ha continuato cercando di spiegarci le parole precise di Alessia: che uno è fratello perché è la mamma e il padre, che danno ai figli qualcosa di loro e che lei e il fratello sono veri fratelli perché sono nati dalla stessa madre e dallo stesso padre e si capiva che lei non riusciva bene a spiegare ma che intuiva e che Alessia stessa non capiva bene ma qualcosa sì. Insomma un discorso un po' complesso.
Ho detto a Lisa, dopo averla ascoltata senza interrompere (tanto non è possibile: quando ha un'idea la deve dire tutta) che Alessia ha detto così perché lei e tanti altri conoscono un solo modo di essere fratelli e sorelle, quella della trasmissione genetica, la filiazione del sangue, come si dice di solito.
Perciò dal punto di vista di Alessia, Andrea non era il suo fratello perché non condividono il corredo genetico ma da altri punti di vista, è suo fratello perché si può essere fratelli in almeno due altri modi: per adozione, e dunque per legge, e anche per amore quando hai gli stessi genitori: "tu e Andrea avete due mamme e sono le stesse mamme per entrambi".
E poi le ho detto che se io e Raphaelle volevamo tanto sposarci non era tanto per noi due che abbiamo già i Pacs ma per loro due, per iscrivere loro due sullo stesso libretto di famiglia e avere finalmente lo stesso cognome in tutta la famiglia. Quando ci siamo sposate (in Francia) loro sono diventate non solo fratelli per amore (già lo sono) ma fratelli per la legge.
E la legge è l'unica sicurezza per quanto riguarda la filiazione. Non c'è figlio né genitore se non è scritto dalla legge. E nemmeno i legami di sangue riescono a essere più forti dei legami della legge per le tutele, le responsabilità, i doveri dell'uno verso l'altro.
Ho raccontato a Lisa che la nostra storia letteraria e la nostra storia tout court è piena di figli nati dalle violenze e dai soprusi degli uomini sulle donne, figli nati da uomini che non li hanno voluti. Ho raccontato delle grandi famiglie borghesi dell'ottocento in cui i padri-mariti padroni facevano figli con le cuoche o le sarte in barba alla moglie e cacciavano via madri e figli per evitare scandali. Nel migliore dei casi il figlio finiva in orfanotrofio con una pensione del padrone che mai sarebbe stato un padre. Eppure aveva trasmesso i suoi geni. E tutti lo sapevano, perfino il prete ipocrita che mangiava al suo tavolo e faceva le prediche la domenica.
Ho raccontato che il controllo delle persone e la limitazione della loro libertà si faceva attraverso il racconto ripetuto fino alla nausea delle regole di comportamento corrette e della promozione delle apparenze che sembrano dover dominare sui fatti, ho raccontato che viviamo in un paese ipocrita dove si vieta l'eterologa in nome di una sola filiazione possibile e degna mentre ogni anno nascono in Italia migliaia di figli che non hanno il patrimonio genetico dei loro padri e sempre più spesso neanche delle loro madri. Ma va bene cosi, l'importante è che non si sappia.
E di fatto le coppie eterosessuali sterili non si vantano di essere andate in Belgio o in Spagna a concepire e spesso non lo raccontano ai figli, per paura di perdere il loro amore, in nome dell'unica filiazione ammessa e nobile. Ho spiegato che il problema delle nostre famiglie, per i controllori e i limitatori delle libertà altrui, è che l'eterossesualità viene raccontata e promossa come un nuovo modo degno e bellissimo di fare figli.
Ho raccontato che viviamo in un paese strano che non soltanto riconosce culturalmente una sola filiazione nobile, quella "del sangue", ma a condizione che venga agita all'interno di un matrimonio, possibilmente sacro. Difatti ricordo che soltanto da pochi mesi, nel 2012, si sono finalmente parificati i figli naturali con quelli legittimi, dopo una battaglia parlamentare durata decenni e ostacolata come sempre dalla chiesa. La chiesa onnipresente per impedire di dare più responsabilità agli individui togliendo dignità alle loro scelte ogni volta che non rientrano nel quadro che la chiesa stessa ha stabilito essere l'unico giusto.
Ci siamo liberati dal padre padrone ma abbiamo di fronte un altro padre padrone, mille volte più potente: uno stato succube della curia vaticana che detta legge su tutto ciò che riguarda la libertà delle persone e le loro responsabilità personali. Una società di bambocci irresponsabili ai quali si dice come comportarsi in materia di famiglia, una società in cui viene sanzionata culturalmente ogni scelta che esce fuori dal tracciato.
Viviamo in un paese in cui nella guida alla dichiarazioni dei redditi, ancora oggi (2012), permangono le categorie di genitori e figli e si precisa (perché evidentemente non è ovvio per tutti) che per familiari a carico ci sono tra gli altri:
- figli (compresi i figli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati)
- genitori (compresi i genitori naturali e quelli adottivi);
- nonni e le nonne (compresi quelli naturali).
"Compresi quelli adottivi e naturali"! Questa semplice dicitura che sembra inclusiva in verità marca una discriminazione potente: per il senso comune gli unici familiari a carico per i quali non ci sono dubbi sono i figli avuti da un matrimonio e i genitori regolarmente sposati al momento della nascita. Esiste dunque evidentemente una piramide della filiazione e della genitorialità, dove tutto ciò che non rientra nel quadro è di seconda o terza categoria, come la frutta e le verdure un po' marce.
Onestamente non capisco come i genitori adottivi e naturali non chiedano di sostituire queste diciture con un'altra semplice e davvero inclusiva: figli e genitori legali. Punto. Perché non può esistere una scaletta, per l'amministrazione dello Stato, del Genitore o del Figlio con la maiuscola.
Ho raccontato a Lisa che l'unico e incontestabile modo di essere fratelli è la fratellanza dell'amore e quella della legge. Ho detto che se una madre non accetta suo figlio alla nascita il bimbo non sarà figlio della madre che l'ha partorito e se un padre non riconosce il figlio che sua moglie ha messo al mondo non sarà suo figlio anche se ha dato i suoi geni. E anche se, a volte, la legge lo può obbligare a essere il padre legale di un bambino, se lui non lo vuole col cuore, non sarà mai un padre d'amore. E che un padre o una madre senza amore non servono a nulla. E non sono genitori.
Ho detto ciò che sa già: che i donatori di gameti che hanno aiutato a fare nascere lei e il fratello non sono i loro genitori e non lo saranno mai perché non è quello che hanno voluto e non è quello che noi abbiamo voluto e se loro sono nati, sono nati prima di tutto dal nostro amore e desiderio e anche grazie a dei geni che li hanno fatti nascere belli come il sole, ma non sono stati i geni che li hanno accolti, abbracciati, amati, consolati, nutriti, curati, accarezzati, coccolati, puniti, stretti al cuore, sgridati, controllati e sorvegliati. E non saranno i geni di questi signori così gentili da regalarci la vita, a farli diventare adulti sereni e luminosi ma questo lo potranno fare solo l'amore e la cura dei loro genitori.
Ho detto infine che la legge scrive la filiazione e dà sicurezza ma senza amore non c'è né figlio né padre né madre né figlia. Ho detto che per fare un figlio, per dare un fratello a una bambina, ci vuole l'amore prima di tutto e poi ci vuole anche la legge e quando ci sono i geni a disposizione, è tutto piu semplice, spesso, ma non sempre. E che la fratellanza di sangue è quella che da meno garanzie, in fin dei conti.
E dunque, Lisa e Andrea, figli miei, figli nostri, voi due siete fratelli. Più di tanti altri.
E adesso chi lo racconta a Alessia?

martedì 13 novembre 2012

Liberare le donne, per liberare gli uomini

Racconti di paternità. Sono sempre più frequenti, alcuni sereni, altri meno sereni. Se le esperienze non possono essere tutte uguali, una cosa accomuna spesso questi racconti e cioè la dimensione della scoperta. La scoperta di poter instaurare con figlie e figli relazioni di intimità, complicità e amore che con i propri padri o non ci sono state o sono state lacunose, la voglia di esprimere una maschilità diversa, che vuole viversi appieno l'esperienza della genitorialità, senza l'esclusione del materno, ma nella parità.

Per me è un mondo sconosciuto, che ascolto volentieri, perché sono convinta, come dice il titolo di questo post, il quale riprende la chiusa di uno scritto che più giù andrò a linkare, che liberare le donne dai ruoli imposti significhi liberare anche gli uomini dai loro, e che tutt* ci guadagneremo.

Tra ieri e oggi ho incrociato tre racconti  di paternità, oltre ad altri letti in passato, che hanno quello stupore della scoperta che tanto mi incuriosisce, forse non sono perfetti, forse c'è tanto da fare, soprattutto a livello culturale e sociale, ma sono molto interessanti.
Sono interessanti alla luce, soprattutto, di alcune immaginette che mi sono saltate sotto al naso in occasione delle elezioni americane, dove le donne hanno avuto un ruolo determinante. Sono quelle che vedete nel post, dal meme: Suffragette Madonna, prodotte dal movimento anti-suffragette. Si tratta di cartoline ad alta diffusione dal doppio messaggio: se le donne avranno il diritto di voto, uomini, vi dovrete occupare di cose che non vi competono e che sono inferiori, e donne lascete i vostri lavori per occuparvi di cose che non vi riguardano. Particolarmente esplicativa, in questo senso, è quella che dice: tutti lavorano ma la mamma, lei è una suffragetta, e il marito disperato, per questo mondo che si sta mettendo all'incontrario, aggiunge: io voglio votare, ma mia moglie non me lo lascia fare.
Servivano a spaventare gli uomini e a scoraggiare le donne che chiedevano il diritto al voto (una fondamentale conquista di parità, anche quando per scelta politica decidiamo di non votare), mostrando gli uomini come delle vittime di queste signore che mollavano figli e casa, i lavori di cura, intesi ovviamente come naturalmente femminili, per fare politica.
Rivendicare oggi quei ruoli, rivendicarli appoggiandosi alle conquiste e richieste di parità e libertà del movimento femminista, è un passo in avanti enorme, dal mio punto di vista. Laddove quei messaggi ieri servivano a demotivarci, oggi servono anche a sostenerci.

I racconti di paternità sorprese qui:

Essere padre, o la scoperta del sistema maschilista;

Ai padri, alle madri;
Appunti sparsi sulla (mia) paternità.




lunedì 29 ottobre 2012

Contro l'AIDS con la testa e con il cuore

Un cuore per LILA
Fare sesso ci piace, fare l'amore è bello, l'intimità ci dà gioia, ma può trasformarsi in un incubo se non usiamo PRIMA la testa. Restare in salute è fondamentale per continuare a godere pienamente della vita!

Come si resta in salute?

Usando i preservativi.

A oggi sono l'unico mezzo che abbiamo per avere rapporti sessuali protetti, sia dalle malattie che dalle gravidanze (non l'unico per le gravidanze, ma forse il migliore).

Non vi fate convicere ad avere rapporti senza preservativi, perché passare il resto della propria vita ammalati/ammalate è una merda.

Nello spot che passa in tv Chiara racconta  la sua storia, è una storia vera e già da studentessa ne parlò facendosi chiamare Sofia, per non essere scoperta dai propri genitori.

Non c'è solo l'AIDS, ci sono anche altre malattie che si trasmettono con i rapporti sessuali.
Per rapporto sessuale si intendono tutti i contatti genitali - cioè quelli in cui entrano in contatto il pene e la vagina, o due peni o due vagine , e pure pene-ano - e pure tutti i contatti oro-genitali - cioè pene-bocca, vagina-bocca, ano-bocca.

Dice LILA: "Un terzo circa delle nuove infezioni da Hiv che si registrano ogni anno in Italia riguarda le donne. Delle dodici persone, una ogni due ore, che diventano sieropositive ogni giorno (la stima nazionale è di oltre 4mila nuove infezioni l'anno) quattro sono donne. Le donne non si informano, non sono informate, credono che l'Hiv non le riguardi. Perciò la Lila ha pensato al Progetto Donna e a questa campagna sms solidale. Storie come quella Chiara, raccontata nel nostro spot, non ci devono sorprendere."

Questa è la campagna che LILA sta facendo rivolta, in questo momento, in altri anche per gli uomini, alle donne: http://www.lila.it/it/ si chiama “Un Cuore per LILA“, la Lega Italiana Lotta contro l’Aids dura fino al 3 novembre. Raccoglie fondi per il Progetto “DONNA – Prevenzione al femminile”.

Ma se una donna non ci riflette su, può essere benissimo un uomo a farlo.

Non conta niente che non siano gli uomini a restare incinti quando non si usano i preservativi, maschi e femmine si ammalano allo stesso modo. La natura, Dio o la Dea, chi volete voi, ci ha fatto perfettamente uguali.

Usare i preservativi è un gesto di rispetto verso voi stessi e voi stesse, poi anche d'amore.

Non vedo campagne sui preservativi in televisione. Nessun adolescente viene informato o informata su come evitare di ammalarsi (e restare incinta).

Fatevi furbe e fatevi furbi usate i preservativi
.

lunedì 2 luglio 2012

#NOPAS: fermiamo i ddl che introducono la falsa sindrome di alienazione genitoriale

Condivido la petizione promossa da Fiori D'Acciaio Coordinamento Diritti Donne e Minori

Firmate qui

Attualmente sono in discussione al Senato i disegni di legge n. 957 (PDL-UDC), n. 2800 (IDV), n. 2454 (PD e Radicali), n. 3289 (UDC-SVP) sull’affido condiviso e il n. 43 (Sen. Peterlini) sulla doppia residenza.

Queste proposte contengono gravissime violazioni dei diritti fondamentali dei figli minorenni vittime di violenza diretta o assistita. Questa petizione si propone di raccogliere firme per chiedere :

- Che la legge vieti espressamente l’affido condiviso nei casi di acclarata violenza, agita nei confronti del partner e/o sui figli;

- che sia definitivamente proibito l’utilizzo della sindrome di alienazione genitoriale (PAS) in ambito processuale e da assistenti sociali come motivo di mediazione familiare e affido condiviso, perché tale “sindrome” non è presente nell’attuale (DSM) e non ha valide basi scientifiche;

- che il 4° comma dell'art. 316 del codice civile sia abrogato: “Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti e indifferibili (322)”, poiché è lesivo dei diritti della madre e contrario al concetto di parità genitoriale;

- che non sia imposta per legge la doppia residenza/domicilio, ma sia valutata questa possibilità caso per caso, in base all'età e alle esigenze dei figli minori;

La PAS, o sindrome di alienazione genitoriale, è considerata un disturbo relazionale nelle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore manipola il figlio generando il rifiuto dell’altro genitore per rivalersi. Nella realtà però è strumentalizzata dal genitore che ha agito la violenza per far decadere le accuse e ottenere comunque l’affido condiviso, se non addirittura quello esclusivo. Infatti, sebbene la PAS non abbia valide basi scientifiche e non sia mai stata inclusa nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), tale “sindrome” è spesso erroneamente utilizzata nei tribunali e dai servizi sociali. È bene sottolineare come i bambini e le bambine che hanno un genitore violento e/o abusante si giovano della sua assenza: solo così possono ricostruire un reale futuro sereno assieme all’altro genitore.
Si ritiene quindi di dubbia costituzionalità e lesiva dell’ordinamento giuridico italiano la volontà di introdurre la PAS per legge.

Firmate qui

martedì 12 giugno 2012

#ddl957: Comunicato Stampa su affido condiviso e Pas


COMUNICATO STAMPA
Genitori e figli: quale futuro per i diritti fondamentali delle donne e dei figli minorenni che hanno subito violenza

Oggi alla Commissione Giustizia del Senato è prevista la discussione sui DDL n. 957(PDL-UDC), DDL n. 2800 (IDV). Queste proposte contengono gravissime violazioni dei diritti fondamentali delle donne vittime di violenza e dei figli minorenni vittime di violenza diretta o assistita, in contrasto con quanto raccomandato dall’ONU in materia alle Istituzioni italiane rispetto alla legge sull’affido condiviso n.54/2006.
Tali disegni di legge rendono obbligatorio il ricorso alla mediazione familiare anche in casi di padri/mariti o partner violenti, a discapito delle madri e dei figli minorenni, subordinando ogni decisione che riguarda i figli ad una condivisione con l’ex partner violento. Tali leggi ricordano la “patria potestà”, cancellata dal diritto di famiglia nel 1975. Inoltre si introduce la Sindrome di Alienazione Parentale quale motivazione “scientifica” a sostegno di queste norme.
Il minore che ha subito direttamente atti di violenza dal padre o ha assistito a forme di violenza fisica sessuale psicologica e verbale contro la madre o su altre figure affettive di riferimento, subisce conseguenze devastanti sotto ogni punto di vista, nel breve e lungo termine, e potrebbe riprodurre quei comportamenti.
Denunciare la violenza domestica per una donna non è un espediente per avere condizioni migliori di separazione, ma una decisione dolorosa per uscire da un trauma profondo dopo molta sofferenza, anche assieme ai propri figli, rispetto ad una persona che si è amata. La violenza domestica è una realtà in Italia ed in Europa ancora oggi molto diffusa e poco denunciata, è secondo l’ONU la causa del 70% dei femmicidi: “Femmicidio e femminicidio in Europa. Gli omicidi basati sul genere quale esito della violenza nelle relazioni di intimità”.
In Italia da gennaio a giugno sono 63 le donne ammazzate dal partner. Avere vicino un marito responsabile e rispettoso, e un padre capace di crescere i figli in maniera condivisa è la premessa per una relazione familiare positiva, è il desiderio di una madre. La PAS, o sindrome di alienazione parentale è considerata un disturbo relazionale nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore manipola il figlio contro l’altro genitore per rivalersi. Malgrado non esista nessun riconoscimento diagnostico scientifico (DSM) della PAS al mondo, tale “sindrome” viene spesso erroneamente utilizzata nei tribunali e dai servizi sociali in Italia per decretare il diritto dell’abusante, in casi di separazione per violenza agita dal partner sulla madre e sui figli, ad ottenere una mediazione forzata e poi l’affido condiviso dei figli. È bene sottolineare che i bambini e le bambine che hanno un padre violento si giovano della sua assenza: solo così possono ricostruire un reale futuro sereno assieme alla madre. Si ritiene di dubbia costituzionalità e lesiva dell’ordinamento giuridico italiano la volontà di introdurre della PAS (Sindrome di Alienazione Parentale); vista la sua assoluta e conclamata mancanza di validità scientifica a livello internazionale. Le realtà che lavorano per il rispetto dei diritti umani e a contrasto della violenza maschile sulle donne e sui figli minorenni, chiedono che :
- Che la legge vieti espressamente l’affido condiviso nei casi di acclarata violenza agita nei confronti di partner e/o sui figli
- che sia definitivamente proibito l’utilizzo della sindrome di alienazione parentale in ambito processuale e da assistenti sociali come motivo di mediazione familiare e affido congiunto.
Casa Internazionale delle Donne – Roma; UDI nazionale; Piattaforma CEDAW; Associazione Differenza Donna; Associazione Donne, Diritti e Giustizia; Associazione Giuristi Democratici; Associazione Il cortile; Associazione Maschile Plurale; A.R.PA, Ass. Raggiungimento Parità donna uomo; Bambini Coraggiosi; Cooperativa Be Free; D.I.Re – Donne in rete contro la violenza; Fondazione Pangea; Lorella Zanardo- Il corpo delle donne; Movimento per l’Infanzia; Zeroviolenzadonne; Femminismo a Sud; Nata Femmina;

Per adesioni e per info: 30yearscedaw[at]gmail.com

venerdì 11 maggio 2012

Partecipo all'iniziativa “Una Tetta per la Vita” con la mia ascella per chiedere:



- Educazione sessuale nelle scuole

- Sessualità libera (con chi vuoi)

- Contraccezione disponibile (anche d’emergenza)

- Aborto assistito e gratuito

- Consultorio pubblico e laico

Qui: Una tetta per la vita

lunedì 23 gennaio 2012

Educazione sessuale

Si potrebbe tentare una metafora dell'atteggiamento di alcuni reazionari, dai metodi oltranzisti, paragonandoli a pietre che giacciono in mezzo al fiume degli eventi, se gli eventi e la storia potessero essere paragonati ad un fiume. Più sono grosse, queste pietre, e meno si spostano in avanti, maggiormente cercano di arrestare il flusso, il cambiamento, si accordano ad altre pietre per formare barriere che arrestino il naturale corso del fiume, dighe che determinano bacini, sacche di arretratezza, pantani. Ma l'acqua non può essere fermata a lungo e, per quanto la pietra possa sembrare resistente, col tempo si corrode e si sbriciola.
Bisogna quindi scegliere se essere pietre o acqua.

Tre miniguide alla sessualità:

Guida sulla sessualità delle donne lesbiche, etero, bisessuali – tradotta in italiano;
Opuscolo informativo sulla sessualità;
Kidz' sex page - mw4k.

domenica 15 gennaio 2012

Conferenza sulla presentua sindrome di alienazione parentale - P.A.S.



Ordine dei Medici di Firenze
via Giulio Cesare Vanini n. 15 – sala convegni
11 febbraio 2012
La "presunta" sindrome di alienazione parentale - P.A.S.

ORE 9.00 - SALUTI DI APERTURA
Antonio Panti - Presidente dell'Ordine dei Medici di Firenze
Sandra Vannoni - Presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana
Maurizio De Martino - Ordinario di Pediatria, Direttore Dipartimento Pediatria AOU Meyer
Renzo Guerrini - Ordinario di Neuropsichiatria Infantile, Firenze
Elena Zazzeri - Presidente della Camera Minorile, Firenze

ORE 9.30
La PAS strumento giuridico utilizzato contro i diritti delle donne e dei bambini
Girolamo Andrea Coffari, Avvocato, Presidente Nazionale del Movimento per l’Infanzia
La PAS - junk scienze - come è stata demolita dal mondo accademico e psichiatrico all’estero
Andrea Mazzeo, Psichiatra CSM
La Pas modello e prototipo di Violenza di Genere: i dati scientifici ed i rischi emergenti,
l’inattendibilità ed il pregiudizio

Maria Serenella Pignotti, Pediatra Neonatologo, Medico-legale

ORE 11.00 - TAVOLA ROTONDA

moderatore Dott.ssa Mariella Immacolato, Medico-legale

Anna Anglani, Neuropsichiatra – Giudice onorario Tribunale per i Minorenni di Firenze
Stefano Calamandrei, Psichiatra ASF, psicoterapeuta, psicoanalista SPI
Francesca Ceroni, Magistrato destinato all'Ufficio del Massimario presso la Corte di Cassazione
Luigi Grimaldi, Presidente sez. Famiglia Corte d'Appello Firenze
Giovanna Losapio, Docente di Psicologia, Facoltà di Scienze della formazione, Firenze
Stefania Losi, Pediatra, Gruppo Gaia, AOU Meyer
Ersilia Menesini, Professore di Psicologia dello Sviluppo, Firenze
Monica Pierattelli, Pediatra di famiglia, Firenze
Salvatore Palazzo, Presidente sezione famiglia Tribunale di Firenze
Elena Urso, Ricercatrice Diritto privato comparato Università di Firenze
in attesa di conferma:
Massimo Floquet, Procuratore capo presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze
Ferdinando Prodromo, Presidente Tribunale per i Minorenni di Firenze

Segreteria Organizzativa

Dott.ssa Maria Serenella Pignotti, TIN, AOU Meyer
Avv. Girolamo Andrea Coffari, viale dei Mille n. 55 Firenze
E' gradita l'iscrizione al seguente indirizzo e-mail: m.pignotti@meyer.it

domenica 18 dicembre 2011

Discriminata a nove mesi

La madre, straniera, perde il lavoro e non le rinnovano la tessera sanitaria

Ha appena nove mesi di vita. La madre l’ha vista nascere con il cuore in gola. Perché il parto è stato problematico. Fu necessario usare il forcipe per farla nascere. E quella manovra le causò un lieve emorragia. Complicanza subito superata fortunatamente. Ma che richiede un periodico controllo per garantire un decorso scevro di pericoli o preoccupazioni.
Purtroppo per lei la piccola è nata in Italia nell’anno 2011. Dove anche se hai 9 mesi di vita ti può venire negata l’assistenza sanitaria gratuita. È successo proprio a Ferrara. Ieri mattina.
La madre della bimba, di nazionalità rumena, si reca in via Cassoli per rinnovare il tesserino sanitario per lei e per la pargola. Le chiedono i documenti. Qualcosa però manca all’appello. La donna, pur avendo lavorato in regola in Italia, un anno fa è stata licenziata. Non può più garantire il sostentamento economico di sé e dei suoi famigliari. Ergo, niente residenza e niente tessera.
Lo sconforto iniziale è nulla però di fronte a quello che sta per apprendere: nemmeno sua figlia, nata in Italia, ne ha diritto.
Con lei c’era Massimo Martinelli, presidente dell’associazione di volontariato “C’è Vita… e Vita” onlus di Ferrara, cui la famiglia si era rivolta per un aiuto. “Se non fossi stato presente – racconta il volontario – non avrei creduto alle parole che erano state dette”. Martinelli chiede spiegazioni. E dal Cup viene dirottato all’Urp. Parla con un’impiegata. Poi con un’altra. Ma la risposta è sempre la stessa. Lo dice la legge 30 del 2007, che disciplina il diritto di soggiorno dei cittadini comunitari: la mancanza di un impiego e la impossibilità di provvedere economicamente a se stessi e ai propri famigliari fa venir meno il diritto di rimanere nel territorio nazionale per più di tre mesi. E senza residenza non ci può essere copertura sanitaria, prevista solo per terapie salvavita o cure indifferibili.
“Ora io non ce l’ho assolutamente con nessuno – afferma incredulo Martinelli -, ma ho alcune domande: ma questa bimba, questa piccolissima bimba di 9 mesi che non ha più nessun diritto a nessuna assistenza sanitaria come deve fare? Come mai la mamma, avendo lavorato in regola in Italia dopo un anno che ha perso il lavoro, ora perde anche l’assistenza sanitaria? Perché i politici di Roma, basta che “lavorino” una legislatura (e nemmeno per intero), e alla fine di quella hanno pensione, assistenza sanitaria e tutto quello che gli tiene dietro? I carcerati, senza nulla togliere loro, hanno l’assistenza sanitaria garantita. Non mi viene in mente una situazione in cui ci sia un essere umano che non abbia diritto all’assistenza sanitaria. La tutela dei diritti sui minori (dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989), è stata firmata anche dall’Italia (art. 24 Legge 27 maggio 1991, n. 176), ma non mi sembra che venga applicata! Non voglio credere che nel 2011 in Italia, in Europa, una bimba di soli 9 mesi abbia perso i diritti di essere visitata, seguita e curata”.

venerdì 16 dicembre 2011

"Padri separati uniti contro le donne: boom di falsi siti, è allarme". La denuncia

Fonte: affaritaliani
Venerdì, 16 dicembre 2011 - 12:06:54

Gentile redazione,
faccio seguito all'articolo "Padri separati/Tre milioni sotto la soglia della povertà" (http://affaritaliani.libero.it/cronache/padri-separati111211.html?refresh_ce).
La pur buona pellicola televisiva di Rai Uno sulla vicenda del "padre separato" non vi induca nell'errore: Caritas ospita prevalentemente "genitori separati dai figli" tra gli extracomunitari o i comunitari soli in Italia per lavoro, quelli di fatto che si sottraggono al racket dell'impiego delle manovalanze in nero, ridotti in stato di povertà. I poveri "padri" sono così effettivamente separati dalle famiglie dai molti chilometri, che li separano fisicamente dal proprio paese di origine. Gli italiani hanno una incidenza minima, a Roma sono praticamente sconosciuti, mentre a Milano ce ne solo 5 o 6 in tutto tra i documentati che frequentino le "mense della carità".
Ciò è confermato inoltre dal dato fornito dalla ricerca Istat di recentissima pubblicazione, dedicata alle "condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio", che rileva come siano le donne a subire una involuzione economica personale e familiare dalla fine di un matrimonio. Altresì dal vostro articolo è scomparso completamente il contenuto del rapporto Eurispes 2011 sulla "condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza", cioè i figli, ad integrale favore di questi padri "certamente adulti" e interessati.

La mistificazione del dato della Caritas è manifattura di un pool di associazioni e di spregiudicati studi legali, interessati ad un obiettivo differenziato solo dall'oggetto statutario molto diverso da quello apparente e che non ha nulla di sociale. Le associazioni dei cd "padri separati" chiedono benefici per se stessi, gli avvocati mirano all'introduzione di una "mediaconciliazione familiare" obbligatoria che, come l'altra ormai in vigore, avrebbe come effetto immediato di far crescere a dismisura i costi di una separazione o di un divorzio per l'introduzione di altre professionalità da retribuire.  

L'intero comparto associativo, invece, è coautore della campagna per l'introduzione della "sindrome di alienazione genitoriale", la P.A.S. (Parental Alienation Syndrome), con il ddl 957 - gemello "cattivo" del ddl 2454 citato dal vostro articolo - per la modifica della L. 54/2006 sull'affidamento condiviso, che ha la presunzione di inserire l'accertamento obbligatorio dell'esistenza di una presunta malattia psichiatrica, per altro priva di alcun avallo medico dalla comunità scientifica internazionale e non inclusa nel DMS IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la cd bibbia della psichiatria) direttamente nel nostro ordinamento giudiziario.

E' utile ribadire che l'introduzione di un pregiudizio a carattere medico psichiatrico nel nostro ordinamento giudiziario subirebbe un primissimo stop in Aula con la pregiudiziale di costituzionalità, ma anche qualora fosse votata con la fiducia o a colpi di maggioranza perirebbe miseramente di fronte alla Suprema Corte Costituzionale alla prima occasione. La presunta malattia, infatti, è tale fornire uno strumento paramedico giudiziario per definire "alienato" il minore e quindi renderne inefficace la "deposizione in Tribunale". L'effetto dell'introduzione di una presunta malattia nel nostro ordinamento imporrebbe una riduzione immediata del Diritto del Minore, alla stregua di dichiarare inabili alla testimonianza tutti coloro affetti dalla sindrome di Down di ogni ordine e grado (e ve ne sono anche di laureati).

Non è un caso che la PAS sia stata usata con una distruttiva efficacia nei Tribunali americani solo per casi di violenza o abuso di minore nelle dispute di affidamento tra i genitori. Richard Gardner autore della teoria, psichiatra forense tossicodipendente ammalatosi di distrofia simpatica riflessa e morto suicida autoinferendosi numerose coltellate al petto e al collo con una mannaia da macellaio, ebbe dalla esperimentazione solo giudiziaria anche il ritorno di alcuni suicidi tra le vittime strappate al genitore protettivo e collocate dal giudice presso il genitore violento o abusante. Fortunatamente molti dei casi trattati da Gardner furono rivisitati durante lo scandalo e sanate situazioni di inenarrabile violenza ai danni di bambini e bambine. Coloro che negli states sono stati bambini vittime di Gardner oggi sono divenuti associazioni, che combattono strenuamente l'applicazione giudiziaria della teoria criminogena ai casi di pedofilia o di violenza familiare.

Allego le bozze del Rapporto Caritas pubblicato nel 2011 e i link per rivedere l'Indagine Istat sulle "nuove povertà" che conclama la povertà delle "Donne" giovani e con figli, nonché le relazioni redatte ai fini dell'Audizione presso la Commissione Giustizia al Senato sui due ddl scritte dall'Avv. Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'Infanzia, e dal Dott. Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico della Asl di Lecce.

Concludo con il ribadire mestamente che in tempi di grave crisi, quale quello verso il quale si avvia il Paese, la partecipazione mediatica ad una campagna che apre ufficialmente le ostilità tra i "generi" maschile e femminile può, a livello sociale, produrre gravi danni per la popolazione. Istat infatti rileva che il 75% dei genitori maschi non è in regola con il pagamento dell'assegno vitalizio per i figli e, considerando l'ampiezza del dato nazionale prodotto da Istat, è bene sospettare che si celi ben altro oltre alla povertà. Sussiste inoltre il rischio che da questa impietosa campagna nasca inoltre una nuova "affittopoli" di partito.
Pagine come questa che vi mostro sono esclusivo appannaggio mediatico delle organizzazioni descritte sopra e non rappresentano certo l'immagine di una Italia onesta e impegnata a risollevarsi dalla crisi, informo inoltre che i contenuti diffusi dalla pagina sono riprodotti da ben oltre 500 pagine facebook di poco differenti  e un centinaio di siti web commissionati dalle Associazioni e dagli studi legali ad una società di marketing e web hosting fiorentina, la Geobox.IT Srl, il cui titolare è sotto processo il Tribunale di Firenze per gravi maltrattamenti familiari (il reato è stato determinato per effetto di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, a disposizione se occorre).

Inoltre, cosa gravissima fin in violazione della legge e contro la deontologia professionale di avvocati e medici cui è vietata la pubblicità, tutti i professionisti legati al circuito sono di fatto "pubblicizzati" da queste pagine e con ricca esposizione di indirizzi e altri recapiti.


Loredana Morandi, presidente associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre, e responsabile della comunicazione del Movimento per l'Infanzia


I link dell’associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre

I link del Movimento per l'Infanzia

Il blog per i comunicati alla stampa:

sabato 27 agosto 2011

Pretty baby 3 - Barely legal

Immagine tratta da un sito Barely Legal
Barely legal è la dicitura sotto la quale si nascondono spesso pedofili e pederasti. Significa "legale quanto basta" e nei siti porno, sia soft porno che hardcore, sotto quest'etichetta, unitamente a quella teen, circolano foto e filmati di ragazze appena diciottenni con codini, treccine e gonnellini scozzesi, peluche e oggetti da teenager. Corpi acerbi e faccine innocenti, ragazzine coinvolte in situazioni pubbliche o private, in cui c'è un uomo, spesso maturo, che si fa sedurre o che seduce la ninfetta. Materiale che non può essere fermato, perché sulla carta quelle ragazze risultano essere maggiorenni, anche se sembrano tredicenni.
Rappresentano però un immaginario coltivato come un prezioso giardino, nemmeno troppo segreto.
Perché, infatti, la macchina dell'immaginario pedopornografico e pedofilo lavora meglio e più velocemente di quanto ci si aspetti e le tredicenni, le undicenni, le decenni, fino ad arrivare alle bimbe più piccole, vengono coinvolte in campagne pubblicitarie che di legale non sembrano avere più niente, ma essendo promosse da potenti case di moda e riviste patinate, passano indisturbate sotto gli occhi di tutti. Fotografare una bambina di nove anni piegata in avanti, sorridente e ammiccante o mollemente adagiata in costume da bagno, è pedopornografia. E questo non accade in un remoto angolo del cosiddetto Terzo mondo.
Nonostante le civilissime leggi europee, le carte per i diritti dell'infanzia, le campagne contro il turismo sessuale, niente è cambiato da quando Eva Ionesco compariva nuda su Playboy a undici anni.
Immagine tratta da una campagna pubblicitaria
di biancheria per bambine, commercializzata in Italia da Coin
Negli ultimi giorni Comunicazione di genere e Femminismo a sud hanno pubblicato dei post sullo sfruttamento delle bambine nella moda, quello sfruttamento che contribuisce al mantenimento e al potenziamento dell'immaginario pedofilo. Purtroppo però non c'è affatto un "allarme sfruttamento delle bambine" nessuno è allarmato.
Alcuni blog ne parlano, mentre i giornali se ne disinteressano, esattamente come si disinteressano dei femminicidi.

Una bimba che ammicca da una foto pubblicitaria con un reggiseno imbottito viene educata a essere una preda docile per uomini adulti. E' una bambina violata nel suo diritto a essere bambina e basta.
E' una bambina colonizzata.
Cosa potrà mai pensare se non "Esisto perché sono sexy", anche a dieci anni, quanto si sentirà in obbligo di piacere agli altri prima che a se stessa.
Quale necessità ha una bambina di indossare un reggiseno imbottito?


Altri post in tema:
Pretty baby 2
Pretty baby

domenica 3 luglio 2011

Suzanne Vega - Luka


‎"Mi sono nascosta dietro questo personaggio immaginario per raccontare l'incubo della violenza sui bambini, che da piccola ho vissuto sulla mia pelle. Ebbene sì, Luka sono proprio io".
Fonte: ondarock

Mi chiamo Luka
Abito al secondo piano
Abito sopra di te
Si penso che tu mi abbia già visto prima
Se senti qualcosa tardi la notte
Qualcosa come una confusione, qualcosa come una lotta
Non chiedermi cos’era
Non chiedermi cos’era
Non chiedermi cos’era

Penso che sia perchè sono goffo
Cerco di non far rumore camminando
Forse è perché sono pazzo
Cerco di non comportarmi in modo troppo presuntuoso
Colpiscono solo finché piangi
E dopo questo, non chiedi perché
Non discuti più
Non discuti più
Non discuti più

Si penso di stare bene
Ho varcato di nuovo quella porta
Beh, se tu chiedi è quello che dirò
E in ogni caso non sono affari tuoi
Penso che mi piacerebbe stare da solo
Senza niente di rotto, niente di lanciato addosso
Non chiedermi come sto
Non chiedermi come sto
Non chiedermi come sto

Mi chiamo Luka
Abito al secondo piano
Abito sopra di te
Si penso che tu mi abbia già visto prima
Se senti qualcosa tardi la notte
Qualcosa come una confusione, qualcosa come una lotta
Non chiedermi cos’era
Non chiedermi cos’era
Non chiedermi cos’era

Colpiscono solo finché piangi
E dopo questo, non chiedi perché
Non discuti più
Non discuti più
Non discuti più


Traduzione qui

giovedì 30 giugno 2011

Anche i maschi piangono





Gli stereotipi non sono un'esculsiva delle donne, per quanto gli stereotipi femminili siano meglio amalgamati nella società, maggiormente introiettati dalle donne stesse, ce ne sono di alcuni maschili piuttosto forti. Ad esempio il pianto negato. Ora, un bimbo è un bimbo, come si vede dalla foto che oggi pubblica Repubblica.it, e i bimbi piangono quando sono nervosi, hanno male da qualche parte o fanno solo i giusti capricci dell'età. Ma questo bimbo è stato preso per mano e portato comunque in passerella, le scarpe senza calzini, quello stile tipicamente italiano maschio charmant, il vestito da uomo e la manina sul viso. Avrà provato vergogna ad uscire lì fuori piangendo? Chissà. Se le bimbe devono essere subito donne seduttive, ai maschietti non è concesso lo spazio della timidezza o della tenerezza. Repubblica fa sapere che "Il bambino si è calmato solo quando nel momento finale della sfilata Cunha [suppongo il modello che lo tiene per mano] lo ha rassicurato prendendolo tra le braccia", cioè quando un adulto ha finalmente capito che quello non è un uomo in miniatura, ma un bambino.

Foto: repubblica.it

lunedì 10 gennaio 2011

Educazione sessuale

L'educazione sessuale e all'affettività è l'unico modo per prevenire le gravidanze precoci e limitare la trasmissione delle malatie veneree, è anche l'unico modo per istruire sulle relazioni, spiegare ai ragazzi e alle ragazze come funzionano i loro corpi, che non esiste una gerarchia, che il rispetto è l'unica via praticabile per una sessualità sana, dove per sana si vuole intendere una sessualità che metta i soggetti in grado di essere realmente soggetti e non oggetti dell'altrui piacere.
Chiunque ostacoli l'informazione sessuale e affettiva diretta a bambini e adolescenti, che niente ha a che vedere né con i giornalini porno né con il kamasutra, paventando il crollo dell'universo, è in malafede.

Guarda L'albero della vita.

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