martedì 22 giugno 2010

Violenza sessuale, la vittima si costituisce parte civile

CATANZARO. Per sapere se i suoi presunti aguzzini saranno condannati o meno, potrebbe dover aspettare solo fino a oggi V. B. P., polacca di 30 anni, da tempo stabilitasi a Santa Maria di Catanzaro, costituitasi parte civile nel procedimento in cui figura come vittima di violenza sessuale. La donna, che con la sua denuncia ha fatto finire in cella Saverio Pungillo, macellaio catanzarese di 35 anni, accusato di stupro, ed ai domiciliari Cosimo Passalacqua, catanzarese di etnia rom, di 40 anni, coindagato nella stessa inchiesta con accuse più lievi, per il tramite del suo avvocato Gioconda Soluri ha voluto prendere parte ai giudizi abbreviati chiesti dai due imputati, che si stanno celebrando davanti al giudice dell’udienza preliminare Abigail Mellace. Quest’ultima ha affidato all’esperto di genetica forense dell’Ateneo Magra Graecia di Catanzaro l’incarico di rispondere ad un unico quesito, che possa fornirle una lettura super partes sulla possibilità o meno di considerare i fatti denunciati dalla vittima come uno stupro, considerate le opposte conclusioni cui sono fin qui giunti i consulenti del pubblico ministero Simona Rossi, e dei difensori degli imputati, gli avvocati Antonio Servino, Nicola Cantafora e Massimo Scuteri per Pungillo, ed Antonio Rania per Passalacqua. Oggi alle 12.30 il medico tornerà in aula, al quarto piano del palazzo di giustizia, dove si procederà con i riti alternativi (che in caso di condanna comportano lo sconto di pena di un terzo). Pungillo e Passalacqua sono finiti sotto inchiesta, e poi in manette in esecuzione di un provvedimento cautelare nel marzo 2009, a seguito della denuncia sporta ai carabinieri da V. B. P.. Secondo le accuse, la giovane donna, sola ed in cerca di una sistemazione, aveva chiesto aiuto a Pungillo che, a sua volta, le aveva trovato un appoggio presso Passalacqua. Da casa di quest’ultimo lei, stando alla sua denuncia, sarebbe andata via a causa delle pesanti avanches riservatele dall’uomo, quando moglie e figlia non c’erano. Recatasi da Pungillo per chiedergli nuovamente aiuto, la donna, per tutta risposta, sarebbe stata violentata dietro il bancone della macelleria di questi, la sera del 13 agosto 2008, dopo la chiusura del negozio.

http://www.giornaledicalabria.it/index.php?section=news&idNotizia=12306

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