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domenica 31 ottobre 2010

Il dito e la luna

Una ha 17 anni e l'altro ha 74 anni.
Una non ha altro che se stessa e l'altro ha prestigio, potere e soldi.
Una prende (e dà) e l'altro dà (e prende).
Non fermarti al dito, guarda la luna.

Forti con i deboli: Dagospia e le foto “zoccoleggianti” di Ruby

di Ferma Restando
Per presentare una galleria di sue immagini, il sito di gossip berlusconiano non trova di meglio che usare un termine del genere per descrivere qualche immagine raccattata sul web di Karima El Marough
Forti con i deboli, deboli con i forti. Come sempre, Dagospia si dimostra di un’eleganza tipica dell’animale da cortile: tra gli strilli di prima pagina del popolarissimo sito di gossip berlusconiano compare un immaginifico: “Nuova e Zoccolissima galleria di immagini della marocchina di Hard Core” (che fantastico gioco di parole, nevvero?). Ora, si potrebbe benissimo affondare il coltello nella piaga dell’ormai a corto di fantasia sito di chiacchiericcio silviesco e altra varia umanità facendo notare che quegli scatti sono già stati pubblicati tutti sul web. La prima è uscita su Repubblica e ha fatto il giro del web, altre sono tutte dei giorni scorsi. Una è stata pubblicata da Libero (nemmeno la fatica di smanettare con Photoshop per togliere i segni, eh?), altre erano facilmente reperibili su Google Immagini, una su un sito di gossip poco noto, e forse di nuove, su una trentina ce n’erano due.

“ZOCCOLISSIMA GALLERIA” - Ma invece di parlare di queste piccolezze, forse si potrebbe invece dire chiaro e tondo che usare il termine ‘zoccolissima galleria’ per parlare di foto di una minorenne che in questa storia non è certamente vittima, ma è chiaro pure che non è carnefice. E che è stata soltanto molto sfortunata, nella vita, visto che, a quanto si racconta, ha incontrato adulti che da lei pretendevano l’impossibile (che sposasse, pare, un tizio anziano che nemmeno conosceva – almeno a quanto si dice), ma anche signori ancora più attempati che, quando hanno sentito la sua storia, si sono limitati a regalarle settemila euro e tirarle fuori dai guai, in maniera, a quanto pare, piuttosto zozzetta e zoccoleggiante – questa sì. Adulti che non sono il massimo della presentabilità sociale, e fin qui può anche trattarsi di cattive compagnie. Ma anche (cit.) persone che ricoprono alte cariche istituzionali e gli hanno dimostrato che in questo paese si può anche vivere fregandosene delle regole, se hai un amico ai piani alti. Ti accusano di furto, anche ponendo il caso che non sia vero? Tu chiama o fai chiamare Papi, e lui ti leverà dai guai.

NO, PER DIRE – In tutto ciò, siccome non siamo più nel Medioevo, Dagospia farebbe bene a rendersi conto che Karima El Marough, in arte Ruby Rubacuori, è una ragazza sfortunata che nella vita si è soltanto incontrata con uomini piuttosto zoccoleggianti – loro sì. Se si fa due foto ammiccanti, fa quello che fanno centinaia di altre ragazze che non ti sogneresti mai di chiamare ‘zoccole’, anche perché sono le figlie o le nipoti di un sacco di quelli che leggono Dagospia. Non per sembrare moralisti, ma parlare di galleria di immagini “zoccoleggianti” per una ragazzina marocchina che oggi si è infilata in un gioco più grande di lei, soprattutto perché ha pensato bene di immischiarsi nella sua vita un Silvio Berlusconi invece che una qualsiasi persona normale – e ce ne sono, in questo paese. Che non le avrebbe magari regalato settemila o chissà quanti altri euro, magari, ma forse l’avrebbe indirizzata verso un’assistenza sociale di fiducia per farle avere qualcuno che la seguisse – magari anche a un prete, visto che Berlusconi ne frequenta tanti. No, Silvio le dice “in caso di urgenza, questo è il numero”, e quando la telefonata arriva gli spara una balla su una parentela illustre, invece di dire “seguo il caso perché conosco la ragazza, vi raccomando di indirizzarla bene perché so che è una brava ragazza, buon lavoro”. Come avrebbe detto qualsiasi presidente del Consiglio normale.

CHI E’ LA ZOCCOLA? - Al netto quindi del fatto che la notizia – e quindi il motivo per pubblicare immagini del genere, come hanno fatto del resto tutti i giornali on line – si potrebbe anche ricordare che c’è un giornale di destra italiana – Libero - che ha parlato anche di “ladra”, pubblicando l’intervista a una persona che la accusa. Tanto per far capire l’eleganza. Al netto di tutto ciò, chi è più zoccola? O meglio: chi è che dà più di sé un’immagine “zoccoleggiante” in questa storia? Bisogna essere ciechi, stronzi e con una mentalità medievale per rispondere: la galleria di immagini di Ruby.

( una foto delle figlie del premier per un servizio di Vanity Fair: non hanno molti anni più di Ruby, per dire)

Fonte:www.giornalettismo.com

lunedì 15 febbraio 2010

In nome delle belle ragazze albanesi “Signor Berlusconi, basta battutacce”

La lettera. Elvira Dones, scrittrice e giornalista albanese replica alla battuta di Berlusconi “Quelle donne le ho incontrate. Mi hanno raccontato le loro vite violate, strozzate, devastate”

di ELVIRA DONES *

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni soloper chi porta belle ragazze”.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

Fonte: repubblica.it

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