sabato 23 marzo 2013

Qualche appunto sulla questione di Amina e dell'islam

Oggi su facebook si è condivisa l'immagine di Amina, che vorrebbe informare sul pericolo che corre, a causa della sua adesione alla lotta a petto nudo in stile Femen, in un paese islamico.
Attorno alla questione si sentono numerose voci. Il timore che possa accadere qualcosa alla ragazza si accompagna spesso ai pregiudizi verso i paesi islamici.
Il fatto è che i paesi islamici non sono tutti uguali e l'islam stesso è fatto di persone molto diverse tra loro, tanto quanto sono diverse tra loro le persone che abbracciano il cristianesimo o altre religioni.
Ma poiché il discorso sull'islam è abbastanza appiattito - tutti terroristi, tutti misogini, tutti lapidatori. Donne vittime o, a loro volta, ottenebrate dalla religione - è facile cadere nell'errore. Questo errore però non fa altro che alimentare degli stereotipi negativi, e gli stereotipi negativi non fanno altro che vanificare il lavoro delle persone, di tutti i paesi islamici, che non sono per niente terroriste, misogine, ottenebrate, vittime o fanatiche.
E' per questo che condivido qui questo comunicato della rete musulmana, nel quale si spiega che in Tunisia non c'è più la pena di morte, non c'è quindi la lapidazione (che è la stessa cosa della pena di morte), che Amina non è stata condannata da nessun tribunale, dove i tribunali sono civili e non religiosi, e che le parole di Adel Almi non rappresentano una Fatwa, ma solo le dichiarazioni di un misogino, e di misogini è pieno il mondo (come quando il prete dice che lo stupro le donne con la minigonna se lo meritano).
Vi segnalo anche quest'altro testo che intende criticare il modo superficiale in cui circolano le notizie sul mondo islamico.

Comunicado de Red Musulmanas: Pechos y fatuas
Está corriendo por internet la noticia de una fatua contra una joven tunecina que mostró sus pechos en una foto de facebook como forma de reivindicación de las libertades de las mujeres. Desde Red Musulmanas queremos manifestar, ante todo, nuestro entero apoyo a la joven y a todas las formas de protesta pacíficas contra el patriarcado, una lucha en la que nos inscribimos por completo. Las mujeres debemos recuperar la propiedad de nuestro cuerpo ya sea para mostrarlo o para cubrirlo en un ejercicio irrenunciable de recuperación de nuestra matria potestad. Con este comunicado queremos aclarar cuál es el contenido de la noticia y qué es una fatua. En el islam no hay jerarquías religiosas, no hay cabezas visibles que ordenen y manden. Ante sucesos novedosos, las personas que se dedican a estudiar la religión pueden emitir veredictos y contraveredictos que no son vinculantes. Cualquier ulema, y hay miles de ellos y de muy distintas facciones, puede emitir una fatua que será retomada o contradicha por numerosas otras fatuas y contrafatuas. Según la página web Assabah News, Adel Almi, polémico ulema tunecino muy mediatizado, hizo las siguientes declaraciones: “Amina debe ser azotada 100 veces y, debido a la gravedad de su pecado, la joven merece ser lapidada hasta la muerte.” Sin embargo, el propio Almi desmiente haber llegado hasta ese extremo. Sería sorprendente que tomáramos estas declaraciones como una fatua, esto es, un pronunciamiento legal, puesto que Almi no es un juez, ni en la jurisprudencia tradicional islámica se contempla la lapidación o los latigazos por posar desnuda. Así pues, ni existe fatua alguna, sino supuestas declaraciones misóginas y criminales muy graves, ni tienen peso legal ninguno, ya que en Túnez no existe la pena de muerte. La joven podría incurrir en una pena de seis meses a dos años de cárcel y una multa de 100 a 1000 dinares por “atentado al pudor”, tal y como contempla el artículo 226 de la ley penal tunecina. Pero no nos consta que haya habido ninguna denuncia por este delito contra la joven. Seguramente la noticia hubiera sido mucho más productiva si se hubiera centrado en la necesidad de modificar la ley penal sobre este punto. Lo que estamos viviendo con esta noticia es lo que hemos vivido miles de veces en las manifestaciones en España, por ejemplo: un millón de personas se manifiesta de manera pacífica, pero un grupo quema contenedores de basura y las portadas solo muestran el fuego. Entender sus palabras como si fuese la voz del islam, lo único que hace es darle alas y poder a los radicales. Es importante conocer y difundir la noticia, pero de manera correcta: “Un ulema declara supuestamente que una joven merece ser lapidada por posar desnuda”. Todo lo demás, “Amina morirá lapidada”, “Amina condenada a muerte en Túnez” y demás titulares que estamos leyendo, no solo faltan a la verdad, sino que redundan en los estereotipos, alimentan la islamofobia y hacen que perdamos, en el barullo de los gritos y graznidos, las voces de los sectores más moderados e infinitamente más reflexivos. Debemos denunciar la manipulación de los medios de comunicación al servir como correa de transmisión para las expresiones racistas e islamófobas. Es necesario que desde las comunidades musulmanas de todo el mundo desautoricemos a estos clérigos misóginos y demos nuestro apoyo a las mujeres que sufren todo tipos de violencias. Sin duda, es responsabilidad de todos y todas.
Para más información: www.redmusulmanas.com
Fonte: http://www.redmusulmanas.com/comunicado-de-red-musulmanas-pechos-y-fatuas

Ringrazio Sguardi sui generis per aver condiviso questi articoli. 

venerdì 22 marzo 2013

La pubblicità di Vuitton e la costruzione della 'femminilità'



In rete gira questa pubblicità di Louis Vuitton. Una nuova campagna in cui, dicono, non si prende in considerazione la vita drammatica delle prostitute e, secondo alcune persone, si prende in giro chi subisce molestie nel mondo della moda. Quello che io vedo però, in questo spot, a un primo rapidissimo sguardo, al quale fanno seguito queste poche righe, è quasi una presa di coscienza sul significato della femminilità, più che una presa in giro. Voglio dire, tutto l'apparato della femminilità è prostitutivo. Non è una presa in giro, è la rappresentazione di come viene costruita la femminilità. A partire dalla scritta Love. E dunque, la cosa che maggiormente mi disturba, a parte l'estrema magrezza di questa donna, è quella ignobile pelliccia che rappresenta uno status simbol, la crudeltà inutile. Di significati in questo spot ce ne sono molti. Di violenza anche. Ma non riguardano la banalizzazione della prostituzione, bensì il modello di femminilità che costruisce la moda: magrezza, seduttività eteronormata, simboli di potere. E la pubblicità è onesta, lo dice chiaramente, nel finale, che è l'industria della moda che contribuisce oggi, in modo massiccio, a generare questo modello umano.

mercoledì 20 marzo 2013

L'onestà dei nochoice: l'aborto incrementa la tratta delle donne?

Come molti sapranno in Cina, ma non solo, si registra un altissimo tasso di aborti selettivi. Ossia c'è la pratica diffusa di selezionare all'inizio della gravidanza quale feto dovrà nascere in base al sesso: si abortiscono i feti di sesso femminile, favorendo la nascita di quelli di sesso maschile. La ragione è stretamente culturale. Questo, oltre a essere un grave problema di discriminazione e di violenza contro le donne (le donne, i feti vengono dopo), è diventato col tempo un problema di ordine sociale, dato che la popolazione cinese manca di persone di sesso femminile.
Questo articolo di un sito antiabortista, riporta l'opinione dell'ONU la quale sostiene che questa mancanza tenderà, sempre di più, a essere colmata con lo spostamento forzato di donne dai paesi vicini, ossia con quella che viene chiamata: la tratta di persone a scopo matrimoniale (per ora pochi casi attestati con certezza).

Ci troviamo di fronte a due delle più gravi questioni internazionali in materia di diritti umani. Da una parte si impedisce alle donne di mettere al mondo figlie femmine, dall'altra si prelevano/preleveranno donne da altri luoghi, per dare delle mogli a quei giovani uomini che non avrebbero altrimenti possibilità di generare figli.

Un contesto culturale patriarcale violento, misogino e machista.

E pure non possiamo distrarci per ragionare sulla questione in sé, perché i discorsi vengono continuamente confusi e inquinati dalla retorica antiabortista, che utilizza qualsiasi informazione per manipolare l'opinione pubblica e mescolare le carte in tavola. Infatti l'articolo titola:  La destrucción demográfica del aborto en China incrementa la trata de mujeres, tradotto all'italiano: "La rovina demografica dell'aborto in Cina incrementa la tratta delle donne".
La frase è piena di ambiguità. Si cerca di far credere alle persone che l'aborto sia la causa della tratta di persone, laddove il tema della tratta di persone tocca un'altra questione estremamente complessa, suscettibile di numerosi fraintendimenti, cioé quella che lega la migrazione femminile a scopo lavorativo, alla tratta a scopo di sfruttamento, sia sessuale che no.
Una confusione voluta e frequente nei discorsi dei no-choice, quella tra aborto forzato e libertà di scelta. Che, in questa forma, permette anche di vedere come il tema della tratta di esseri umani viene strumentalizzato a piacimento. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la libertà di scelta riguardo l'interruzione di gravidanza, dato che parliamo di aborti forzati, e nemmeno con la libertà di scelta riguardo ai progetti migratori femminili (per qualsiasi scopo), dato che parliamo di traffico di esseri umani.

Possiamo quindi concludere che no, non è l'aborto a incrementare la tratta delle donne, è la cultura patriarcale, quella stessa che genera la manipolazione delle informazioni per cancellare ogni possibilità di scelta, che genera violenza contro le donne.


lunedì 18 marzo 2013

Porno per tutt@

Se la maggior parte delle persone è d'accordo nel limitare lo sfruttamento dell'immagine femminile erotizzata nei media, la proposta di bandire completamente la pornografia, bollandola come violenta verso le donne, appare, altrettanto diffusamente, come frutto del pregiudizio e dell'ignoranza. La proposta, mossa per 'proteggere' le donne, finisce col trattarci come minus habens e nega la nostra stessa sessualità. La pornografia, come prodotto culturale, non solo non può essere vietata in un paese che si dica libero e democratico ma, in quanto rappresentazione e narrazione, può essere perfettamente espressione di una sessualità declinata secondo la parità dei generi, tutti.
 
...

Porn for all, not a ban, is better for women
To truly eliminate gender stereotypes, as voted on by the EU, we should do it within porn, not by damning all sex on film as sexist per guardian.co.uk,
Onanists across the EU will be relieved to know that MEPs have voted against a proposal suggesting a blanket ban on internet pornography. The move was part of a wider remit to stop the sexualisation of women in advertising and media. While most people would praise any move to reduce the amount of eroticised images of women used to sell all manner of stuff, the definition of pornography was worryingly vague. It felt as if Kartika Liotard (the Dutch MEP responsible for the motion on eliminating gender stereotypes in the EU) either hadn't watched enough porn or was attempting to let her own prejudice slip in unnoticed.
Although it would have been a long way off from being made law even if the proposal had been passed, there was a previous move to ban porn in 1997 and it's that which Liotard was attempting to resuscitate. On top of that, Iceland and Finland are already looking at blocking anything vaguely defined as sexually "violent", so it's clear anti-porn suspicion is on the rise despite this week's outcome.
If we're going to criticise or attempt to regulate online content, let's have someone with some knowledge of the topic make the decisions for us – as opposed to a proponent of vague pseudo-feminist rubbish of what porn is or isn't. Getting someone who knows nothing about pornography to govern our online sexual behaviour is as backwards as roping in someone who knows nothing of poverty to make vital decisions on welfare policy. And we'd never allow that.
Article 16 of Liotard's report talked about "the importance of promoting the representation of the female image in a way that respects women's dignity … while fully respecting freedom of expression". Isn't it negative stereotyping to assume women can't have dignity and be sexual?
Liotard and her Scandinavian peers might be attempting to eliminate one set of stereotypes – women as constantly sexually available to heterosexual men – but their well-intentioned moves are unwittingly introducing another set that are equally as damaging. As former sex blogger Dr Brooke Magnanti put it, "Yet again the assumption is that … all women are meek sub-adults who must be protected from the clutches of sexy, sexy evil".
I'm tired of women being told what they want sexually. If anything, the freedoms we have on the internet go some way towards undoing years of mainstream media telling women how to look and be looked at, how to behave through articles like "What Men DON'T Want In Bed!".
Further, I've lost count of the number of times I've had to switch porno off because I've felt it was misogynistic or formulaic, but that doesn't mean I want my consumption of porn to be regulated. Blow job scenes, for example, are overly long in almost all mainstream content. With the exception of a smattering of offerings from women directors such as Anna Span, female viewers are constantly reminded that this stuff isn't for them. Yet shouldn't that mean we'd be better off striving for greater equality within pornographic images, not hastily writing off all sexual expression on film as sexist?
We need better lesbian scenes, not ones that blatantly pander to men, with heterosexual actresses looking vaguely nauseated as they gingerly trail their fake nails across each others' breast implants. Speaking of which, Liotard's proposal conveniently glossed over the world of gay, lesbian and trans porn, probably because it would draw unwanted attention to the fact her argument only considers gender stereotypes from the blinkered perspective of heterosexual men and women.
Instead of being squeamish and reluctant to discuss porn, it would be more productive if people could focus on asking why there isn't more readily available porn that caters to all sexes and, crucially, understand why this is important in reflecting gender equality. Perhaps then Liotard and her colleagues can devote more time to looking at the real issues, instead of picking on the most obvious targets.

Fonte: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/mar/13/porn-all-ban-better-women

domenica 17 marzo 2013

Tutti i medici obiettori aborti impossibili alla Asl di Bari

Tra un'elezione e l'altra, laica o religiosa che sia, a Bari non si potrà più abortire. Perché le donne vanno bene quando devono dare, per il resto possono schiattare.

Non c'è faccia 'gentile' o nome 'benevolo' che possa cancellare quello che l'obiezione senza coscienza fa alle donne, nel nome del padre del figlio e dello spirito servile.

Che medico è quello che si rifiuta di curare le pazienti? Se non vi piacciono le donne, se non riuscite a considerarle esseri umani, chiudetevi in convento, andate a zappare.
Se la fede vi impedisce di svolgere il vostro lavoro cambiate lavoro! Se di fede si tratta...

Il buon medico non obietta. E chi obietta andrebbe licenziato, perchè interrompe un pubblico servizio, per ragioni che nulla hanno a che vedere con la professione.


...

Tutti i medici obiettori aborti impossibili alla Asl di Bari
Al San Paolo smantellato l'ultimo presidio degli ospedali pubblici: nel capoluogo adesso resta solo il Policlinico
di ANTONELLO CASSANO

Un nuovo durissimo colpo alla legge 194. Da domani in tutta Bari e provincia sarà impossibile praticare l'aborto negli ospedali pubblici, ad eccezione del Policlinico. Al San Paolo, l'ultimo presidio della Asl che garantiva con molte difficoltà questo servizio sancito dalla legge, tutti i ginecologi e le ostetriche sono diventati obiettori di coscienza. Si tratta di almeno 6 professionisti che hanno deciso di non praticare più le Ivg, interruzioni volontarie di gravidanza.

Ora una donna che voglia praticare l'aborto nella Asl Bari sarà costretta a recarsi negli ospedali pubblici di Monopoli, Putignano e Corato oppure rivolgersi alle strutture convenzionate private. Certo, c'è anche il Policlinico che però non fa parte della Asl. Ma anche lì le procedure di Ivg vanno a rilento per difficoltà organizzative e scarsa presenza di non obiettori, solo 272 Ivg nel 2011 su un totale di 3676 in tutta la Asl.

Una decisione, quella dei medici del San Paolo, che sembra aver sorpreso sia il primario del reparto Michele Brattoli che la direttrice sanitaria dell'ospedale Angela Leaci: «Non so proprio come risolvere il problema – ha dichiarato quest'ultima – nei prossimi giorni cercheremo di trovare una soluzione con la direzione generale della Asl».

Sorpresa anche sul lungomare Starita nella sede della azienda sanitaria locale. Una sorpresa che però non ha impedito alla direttrice sanitaria Silvana Melli, impegnata nella lotta per far rispettare la 194 nei consultori baresi dopo l'inchiesta pubblicata dal nostro giornale nel dicembre scorso, di prendere le dovute precauzioni per evitare falle nel servizio: «Ho chiesto alla direttrice sanitaria dell'ospedale San Paolo di informarmi al più presto su questo fenomeno improvviso nel reparto – ha dichiarato Melli – le richieste di obiezione sono al vaglio della direzione. In una grande Asl come quella di Bari questa decisione rende più difficile l'applicazione della legge 194 e mette in difficoltà proprio la difficile opera di riforma in atto nei consultori».

GUARDA LA VIDEOINCHIESTA NEI CONSULTORI

Per risolvere temporaneamente il problema la direzione sanitaria ha deciso di mandare al San Paolo un nuovo ginecologo non obiettore. «Era un atto necessario» ha commentato la direttrice Melli.
Intanto la Asl vuole vederci chiaro sulla decisione presa dall'équipe del reparto di ginecologia e ostetricia dell'ospedale barese. Uno dei neo obiettori, il ginecologo Saverio Martella, parla di una scelta «etica e morale, maturata da molto tempo» ed esclude che l'obiezione di massa sia una forma di protesta. Ma non tutti sono d'accordo su questa versione: «Quella fatta dai miei colleghi potrebbe essere una provocazione, che posso anche condividere – dice il ginecologo di un consultorio barese che ha fatto parte dell'équipe del San Paolo fino a pochi mesi fa – le posso assicurare che fino a quando ci sono stato io lì abbiamo avuto seri problemi di carattere logistico».

I medici infatti erano costretti fuori dall'orario di servizio a recarsi al presidio di Triggiano per svolgere le Ivg. «Evidentemente sono arrivati al limite, tanto non gliene frega a nessuno della 194. Per fortuna, ci sono le case di cura private. Almeno loro assicurano il servizio».
  (17 marzo 2013) 

Fonte: http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/03/17/news/tutti_i_medici_obiettori_asl_bari_aborti_impossibili-54712488/

venerdì 15 marzo 2013

Da avere, da amare, da sfruttare

Non so voi ma io ho una mail solo per le newsletter commerciali, alcune le ricevo volontariamente, altre involontariamente. Una di queste è la nl di un noto rivenditore di abiti online, con sede in nord Italia, abiti prodotti in Turchia o India, che passano per la Germania e arrivano anche in Italia (almeno queste sono le informazioni in mio possesso). Parlo di Bon Prix.
Oggi mi è arrivata un'offerta interessante, l'oggetto della mail è "Da avere, da amare, da sfruttare".
Chi? cosa? Presto visto:

Lei è da avere. Una bella ragazza, dall'aria pulita, sorridente, una fidanzata o una moglie rassicurante.



Lei invece è da amare. Altra bella ragazza, ma dall'aria meno rassicurante, un po' più aggressiva, rosa sì, ma con la biancheria di un fucsia più acceso. Poi i capelli sciolti, la posa sexy. Questa è proprio da amare.

Ed ecco chi invece è da sfruttare! Lui, l'uomo. Casomai ci fosse qualche dubbio sul pensiero dei pubblicitari, sul rafforzzamento degli stereotipi, sulla divisione dei ruoli, sull'eterosessismo. Lui è proprio da sfruttare.

Mentre si battaglia contro il porno e contro la prostituzione, obliterando completamente la sessualità e l'autodeterminazione femminili, questo arriva garbatamente nella posta di migliaia di persone.



martedì 12 marzo 2013

La malavita

In Italia la lotta alla malavita sembra concentrarsi su pericolose prostitute e terrorizzanti clienti, nel nome della lotta al gravissimo reato di clandestinità.
Qalcuno ancora crede che le politiche anti-prostituzione abbiano qualcosa a che fare col benessere delle donne? Quando si capirà che si tratta solo di politiche anti-immigrazione, ispirate da ideologie razziste e fasciste?

...

Anzio: blitz fino a tarda notte contro prostituzione e immigrazione clandestina
Quindici prostitute fermate, clienti multati, patenti ritirate e un arresto. Giro di vite per la malativa del litorale laziale E' un vero e proprio blitz quello che si è svolto dalle prime ore dalle serata fino alla tarda notte di ieri ad Anzio, sul litorale laziale. Oggetto dei numerosi controlli a tappeto effettuati dalle forze dell'ordine, la lotta alla prostituzione e all'immigrazione clendestina. Gli agenti del Commisariato di Anzio e Nettuno, in collaborazione con la Polizia locale di Ardea, hanno individuato e sottoposto a controlli 15 prostitute (tutte di origine straniera) delle quali già nota alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio e legati sempre al mondo della prostituzione. La ragazza è stata munita di foglio di via obbligatorio che le impone il divieto assoluto di fare ritorno nei comuni di Anzio e Nettuno, senzaapposita autorizzazione concessa dagli uffici della questura di Roma per almeno due anni. I controlli sono stati estesi anche ai clienti delle prostitute, molti dei quali sono stati multati in base all'ordinanza antiprostituzione emessa dal sindaco di Anzio. Numerose anche le contravvenzioni emesse per irregolarità rispetto ai dettami del codice della strada, con il ritiro delle patenti per due automobilisti imprudenti. Infine, a cadere nella rete dei controlli, anche un 37enne di Nettuno, anche lui già noto per numerosi altri precedenti legati alla droga e reati contro il patrimonio. Fermato e controllato dagli agenti, l'uomo è risultato oggetto di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Latina per la reclusione di alcuni mesi: per lui, quindi, si sono aperte le porte del carcere di Velletri.

Fonte: http://www.romatoday.it/cronaca/prostituzione-anzio-arresti-litorale-sud.html

Geografie dei corpi, generi desideri e rappresentazioni

Ricevo e diffondo: 

Incontro seminariale Mercoledì 20 Marzo ore 17 presso Palazzo Nuovo, dal titolo "Geografie dei corpi, generi desideri e rappresentazioni", con la partecipazione di Marco Pustianaz.

What's body? questa domanda potrebbe suonare banale, eppure non esiste una risposta univoca, chiara e 
chiarificatrice...

Il progetto attorno al corpo prosegue. Dopo vari incontri, alcuni di pura discussione, altri organizzati attorno a un tema specifico organizziamo una serie di seminari che si propongono di indagare i corpi da diverse prospettive. Scegliamo una riflessione collettiva perché siamo convinte che la scelta di cosa fare del proprio corpo non sia soltanto individuale ma chiami in causa gli altri: le relazioni, gli affetti, i desideri, la politica, i conflitti... A partire da noi, quindi dai nostri corpi e dalle nostre domande su questo fatidico e instabile concetto – eppure così concreto dato di fatto – vogliamo dunque percorrere varie strade.

Il primo incontro si propone come momento introduttivo in cui cominciare a discutere assieme della questione del corpo. Lo faremo assieme a Marco Pustianaz, teorico e attivista queer.

venerdì 8 marzo 2013

Women against system

IXINDAMIX & MC SIM SIMMER ARE “BAD GIRLZ” LIVE SET
L’8 marzo , data simbolo dell’emancipazione femminile, vive nelle nostre lotte quotidiane: ancora oggi si chiede alle donne di produrre – consumare – procreare, ma noi decidiamo di autodeterminarci, non un giorno, per tutta la vita!
ore 18.00 : workshop IL PIACERE AL TEMPO DELL’AUSTERITY :
Un percorso di consapevolizzazione del corpo attraverso il bdsm, l’autocostruzione di sexy toys ed esercizi di affidamento come strategia politica di opposizione al senso di precarietà che dal piano lavorativo investe anche i rapporti interpresonali.
Pretendiamo un piacere libero da qualunque imposizione e norma, accessibile a tutt*.
Il piacere è un diritto, rivendicalo!
ore 20.00 : Aperitivo e Cena Sociale
ore 23.30 : PERFORMANCE ART : DISINCANTO DEL MONDO
ore 24.00 : ELCTROFUNKYBREAKZ’N’BASSTEP PARTY
special guest
BAD GIRLZ – IXINDAMIX & MC SIM SIMMER // LIVE SET
(Audiotrix – Spiral Tribe)
Bad Girlz sono Ixindamix ai controlli e Sim Simmer al microfono. Originali, irriverenti, incontrollabili.
L’amicizia tra Ixindamix e Sim Simmer nasce negli anni 90 nei rave party della leggendaria Spiral Tribe con la quale hanno dato vita al movimento free party in Europa, cambiando per sempre il volto della musica “dance” ed il concetto stesso di “festa”.
Riunitesi in studio nel 2006, hanno sviluppato uno stile unico e fresco che le ha portate in giro x tutta l’Europa. 100% Fresh Funky Breakz !!
Presentano ad officina un live set del tutto nuovo targato 2013 !!
supporting djs
** VEA – BASSINA CREW (HIP HOP/DUBSTEP)
** LADYLUCKY – DUBSTEP NAPOLI (DUBSTEP)
** MISS CRISS – BASSINA CREW (D’N’B)

visuals
** NEME_SKA 

Flyer Lato A
Flyer Lato B

giovedì 7 marzo 2013

I fanatici del senso di colpa

ph google


La notizia non è recente, in Slovacchia c’è questa scultura, il monumento al bambino mai nato. Non immaginavo si potesse pensare qualcosa di eticamente tanto disgustoso. Oltre che ributtante è paradossale. Il suo scopo è colpevolizzare qualcuno, le donne. Un monumento al bambino mai nato.  Che già questo fa davvero ridere, dato che essere non nati significa non essere mai stati. Quindi è un monumento al nulla. Un po’ come le preghiere ai non nati, preghiere per il nulla, rivolte al nulla.
Quante ne inventano i no-choice?
Una donna inginocchiata, afflitta, e un bimbo trasparente di circa un anno e mezzo/due, che sembra fatto di ghiaccio, che le mette una mano in testa, in un gesto di perdono simile a quello di un prete.
Potremmo chiamarlo “Monumento al bambino immaginario con cui cercano di colpevolizzarci”.
Il commento di un sito di fanatici religiosi sostiene che il monumento non è solo alla perdita dei bambini, ma anche: “alla perdita durevole di salute mentale (e talvolta fisica) di ogni donna che decide di abortire”.
Voglio ricordare a tutte le persone che l’aborto in sé non provoca assolutamente né perdita di salute fisica né perdita di salute mentale.
Dopo un aborto si può ritornare a casa nel giro di poche ore, nel giro di pochi giorni alle normalissime attività quotidiane. L’aborto è un intervento chirurgico o farmacologico che può essere richiesto in Italia secondo le modalità poste dalla legge194/78.
E’ un atteggiamento irresponsabile e criminale quello di chi fa disinformazione sulla salute, per scopi ideologici. Ogni aborto è ovviamente diverso, perché ogni donna registra nella propria vita questa esperienza in modo differente. Nessuna emozione è quella ‘giusta’ o tutte lo sono soggettivamente, impossibili da pretendere o da assolutizzare, sono tutte soggettive e tutte legittime. Se una donna vive l’aborto come un lutto, va aiutata.  Se una donna lo vive diversamente, va rispettata per il proprio vissuto.
Non vi preoccupate amiche, compagne, sconosciute che passate di qui e leggete questo post: non c’è niente di male ad abortire, un aborto è solo un’interruzione di gravidanza. Nulla di più. E solo voi e solo voi, voi potete decidere se proseguire una gravidanza o no. A seconda della vostra salute e delle vostre scelte potrete avere dei figli in altri momenti, potrete scegliere di non averne nessuno. Nessuno ha il diritto di giudicarvi.
Non solo di mamme ce n’è più d’una, è che di donne ce n’è più d’una e ognuna ha diritto al rispetto delle proprie scelte.
La sindrome post-aborto non esiste. Chi vi dice il contrario ha i suoi scopi, anche per lucrare su questa falsità a-scientifica.
Chi vi colpevolizza per le vostre scelte vi sta facendo violenza.
Non accettiamo la violenza né sui nostri corpi né sulle nostre scelte.

Da Fas

mercoledì 6 marzo 2013

Per fermare la tratta bisogna legalizzare il lavoro sessuale

Vi proponiamo la lettura di questa intervista realizzata da Nuria Alabao per Cosecha Roja ad Agustina Iglesias Skulj, femminista e dottore in diritto penale in Argentina. Essa ci offre una lucida lettura delle politiche europee, nordamericana e argentina, in tema di tratta, immigrazione e prostituzione; fa un accenno alle origini della posizione abolizionista; suggerisce qualche strumento che permetta da un lato di lottare contro il traffico di esseri umani, dall’altro di non sottrarre diritti umani alle persone.
Le note esplicative sono mie. L’intervista originale, in lingua spagnola, si trova qui.
La traduzione è stata realizzata da me, con accurata revisione finale di Lafra, attraverso il laboratorio linguistico di Femminismo a sud.
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