giovedì 29 settembre 2011

Contro il comma ammazza blog: #noleggebavaglio

Giro anch'io il post di Valigia Blu Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata #noleggebavaglio
Altro qui.
...
Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.
Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
<Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.
Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.
Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

lunedì 26 settembre 2011

PORNOTOPIA di BEATRIZ PRECIADO

Fandango Libri presenta Beatriz Preciado autrice di PORNOTOPIA, Playboy: architettura e sessualità
in Italia dal 28 SETTEMBRE al 2 OTTOBRE



Beatriz Preciado sarà in Italia dal 28 settembre al 2 ottobre
Per richieste d’interviste si prega di contattare l’Ufficio Stampa FandangoLibri :
manuela.cavallari@fandango.it
francesca.comandini@fandango.it
giulia.santaroni@fandango.it

Roma, Mercoledì 28 settembre
Presentazione di “Pornotopia” alle ore 19 al Fandango Incontro
Via dei Prefetti, 22
Intervengono Beatriz Preciado e Elena Stancanelli

Ferrara, Venerdì 30 settembre
Beatriz Preciado sarà ospite del Festival Internazionale di Ferrara
ore 11 Cortile del Castello
Radio3Mondo intervista Beatriz Preciado
Intervengono Yulia Latynina e Sarah el Sirgany
Conduce Anna Maria Giordano

Ferrara, Sabato 1 ottobre
17.30 Teatro Comunale
DONNE. Il ritorno delle bambole
Incontro con Beatriz Preciado, Michela Marzano, Natasha Walter e Loredana
Lipperini


****

“In Pornotopia, Preciado analizza i processi di spettacolarizzazione delprivato attraverso le case del piacere create da Hugh Hefner. Un libro duro, intenso dove si consuma molta Dexedrina: “È curioso che il farmaco più usato da un uomo che praticamente vive in un letto, sia una pasticca per non
dormire.” El Pais

“La sessualità è come le lingue. Tutti possiamo impararne diverse.” Beatriz Preciado


È noto ormai che nel bel mezzo della Guerra Fredda, il giovane Hugh Hefnercreò quella che sarebbe presto diventata la più importante rivista per adulti del mondo, Playboy. Ciò che la maggior parte del pubblico ignora
invece sono i dettagli del suo lavoro pioneristico come creatore delle “casedi piacere”. Playboy non è stata solo una rivista piena di donne seminude,ma un impressionante progetto comunicativo e architettonico, il cui
principale scopo era quello di offrire una valida alternativa al tradizionale nucleo famigliare americano. Playboy fornì uno strumento per mettere insieme la nuova generazione votata alla finanza e al profitto, con il piacere. Questa è forse l’essenza di Playboy. “Se vuoi cambiare un uomo, cambia la sua casa.” Beatriz Preciado ci guida nel mondo di Playboy, una Disneyland per adulti, fatta di magioni, ville, letti girevoli, caverne tropicali, videocamere di sorveglianza, piscine, ispirata dalle rivoluzionarie utopie sessuali del marchese De Sade e di Ledoux, che funziona come la prima serie di bordelli multimediali nella storia: una moderna pornotopia installata nella cultura di massa contemporanea attraverso la sua ostentata e sfarzosa architettura. Il mondo di Playboy è un esempio perfetto dei cambiamenti che occorsero durante la Guerra Fredda, quando i mezzi di comunicazione di massa cominciarono a occuparsi sempre più spesso di sesso e droghe e dove l’architettura si prestava alla rappresentazione dell’identità maschile.

Il libro finalista del premio Anagrama Miglior Saggio dell’anno 2010

Beatriz Preciado (Burgos, 1970), dottore in filosofia e teoria dell’architettura a Princeton, vive a cavallo tra l’università Parigi VII e il Macba di Barcellona, dove insegna Storia politica del corpo e teoria “Queer”.
Finalista del premio Miglior Saggio dell’anno di Anagrama con Pornotopia, ha scritto anche Manifesto contra- sessuale (Il Dito e La Luna, 2002) e Testo Yonqui (2008).


“Playboy è molto più che una rivista di carta e donne nude. Fra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha provveduto a creare un insieme di ambienti che attraverso un’incomparabile diffusione mediatica hanno contribuito a
incarnare una nuova utopia erotica popolare. La rivista ha inventato e reso popolare “l’Attico di Playboy”, la “Cucina senza cucina” e il celebre “letto rotante” che vedranno luce durante la costruzione della Mansion Playboy nel 1959, “un Palazzo dell’Amore di 32 appartamenti”, che servirà d’ispirazione per il primo reality show della storia della televisione (!) grazie a un sistema di videosorveglianza interna. Così Hefner definisce in modo molto naturale il suo progetto: “Volevo una casa da sogno. Un luogo dove fosse stato possibile lavorare e divertirsi allo stesso tempo, senza i problemi e i conflitti del mondo esterno. Un ambiente che un uomo possa controllare completamente. Lì sarebbe stato possibile trasformare la notte in giorno, guardare un film a mezzanotte e chiedere che servano la cena a mezzogiorno, partecipare a una riunione di lavoro nel bel mezzo della notte e prendere appuntamenti romantici nel pomeriggio. Sarebbe stato un rifugio e un santuario… Mentre il resto del mondo continuava a essere fuori dal mio controllo, nella Mansion Playboy tutto sarebbe stato perfetto. Questo era il mio piano. Sono cresciuto in un ambiente oppressivo e conformista, e quindi
ho cercato di creare un mio proprio universo, dove mi sarei sentito libero di vivere e amare in un modo che la maggior parte della gente non si sogna nemmeno”.

Collana: Documenti
Traduzione: Elena Rafanelli
Numero di pagine: 240
Prezzo: € 16,50
Isbn: 9788860441843
Data di pubblicazione: 3 Marzo 2011

UFFICIO STAMPA FANDANGO LIBRI

sabato 24 settembre 2011

Bologna Lesbian Film Festival - Italy Nuovo Cinema Nosadella - 22 - 25 Settembre 2011

Dal sito della manifestazione:
Some Prefer Cake
Bologna International Lesbian Film Festival
V edizione

La cattiva abitudine di continuare rivoluzioni

Some Prefer Cake anche quest’anno cresce. Quattro giorni di proiezioni di cinema lesbico da tutto il mondo, con molta produzione indipendente e numerose anteprime nazionali, incontri, presentazioni di libri, mostre e feste.
Ricchissima la programmazione di lungometraggi narrativi: la Spagna ci regala anche quest’anno cinema acuto, sensibile e divertente con 80 egunean e Nacidas para sufrir, capaci di toccare temi profondi con ironia. Da Hong Kong il fantasioso e frizzante All About Love. Omaggiamo la letteratura che diventa sceneggiatura con The Night Watch, film dall’intreccio avvincente tratto dal romanzo di Sarah Waters, e con Daphne, che della scrittrice Daphne du Maurier traccia un’appassionante biografia. Il controverso Gigola, francese, è un tuffo sensuale nella scena lesbica della Parigi degli anni ‘60. Infine, dall’Inghilterra, il giovane e introspettivo Break My Fall ci porta ad atmosfere intense e autentiche.
Esaudiamo un nostro desiderio nell’avere con noi Greta Schiller e Andrea Weiss, due autrici fondamentali della storia del cinema lesbico. Al centro del loro lavoro, da sempre, ci sono la storia e l’importanza di parlarne, divulgarla e soprattutto non perderla, in questo momento storico di labilità della memoria. Se si racconta la storia delle donne, si incontrano inevitabilmente oppressioni ma, per fortuna, anche rivoluzioni.
Come quella delle donne che hanno creato il Feminist Art Movement, ribellione alla cancellazione delle donne nel mondo dell’arte. Il potente documentario !Women Art Revolution, anteprima italiana, sarà seguito da un incontro con studiose dell’arte, tra cui Catherine Gonnard, coautrice dell’importante volume femmes artistes/artistes femmes.
SPC propone film che ci stupiscono, che ci espongono a visioni, storie, pensieri che minano il simbolico dato. Guardando una donna di 80 anni che suona la tromba o una signora degli anni ‘60 che guida un aereo in gonna e tacchi, impeccabile, siamo sicure di non sentire anche noi un po’ di stupore? La disabitudine a queste immagini è di per sé una violenza, che la società ci fa celandoci le storie delle donne che hanno vissuto la propria vita con il coraggio di fare quello che amavano.
Ed emerge l’assoluto bisogno di continuare quelle rivoluzioni, di fare storia, di creare storie, di nutrirci di immagini che sfidino il nostro simbolico.

Celebriamo la ricchezza del cinema lesbico.

Luki Massa
Marta Bencich

Qui il programma della manifestazione.

lunedì 19 settembre 2011

Il senso di colpa di Puffetta


Parto da un presupposto: mi piacciono i puffi, sono così ...puffosi, è quasi impossibile non trovarli teneri e divertenti. Così, sono andata a vedere il film in 3D dei puffi. Non mi piace molto il 3D, il più delle volte è una teconologia inutile. Forse perchè non viene utilizzato adeguatamente? Non lo so, so che anche in questo caso se ne poteva fare a meno, il film sarebbe stato ugualmente ...puffoso.
La trama del film è molto semplice e ricalca l'eterna lotta tra puffi e Gargamella, il quale cerca di frullare gli "ometti blu" per ottenere un grande potere, accompagnato dal gatto Birba. Proprio in fuga dal malvagio Gargamella, che finalmente è riuscito a trovare il villaggio segreto, durante la luna blu, alcuni puffi, lui stesso e Birba, attraverso un varco magico - aperto in una cascata - si ritrovano a New York. Nella grande mela una coppia di umani li aiuterà a tornare a casa ed a liberarsi del mago cattivo. La maggior parte delle scene divertenti sono nella prima parte del film, la seconda assume un tono un po' più pesante e sentimentalistico, in vista dell'addio e della morale finale.
La storia è banalotta, ma il film regge bene, la computer grafica ha reso i puffi adeguatamente e per tutto il tempo hai solo voglia di acciuffarne uno e portartelo a casa, salvo pensare che solitamente è ciò che si fa agli animali, privandoli della libertà, perchè sono tanto carini o tanto buoni da mangiare - c'è un Gargamella in ognuno di noi.
Trattazioni a parte meriterebbero i protagonisti umani del film: perchè la donna è incinta? Perchè si sceglie questo momento della vita della coppia? Perchè l'industria cosmetica fa da sfondo a questa vicenda?
Ma ciò su cui mi voglio concentrare è altro. Ai puffi sono state date diverse interpretazioni, chi li vuole màssoni chi li vuole comunisti. In realtà la società dei puffi è in origine una società asessuata di omofili, essi non nascono da altri puffi ma, come viene detto spesso, li "porta la cicogna", puffo vanitoso colpito da un fulmine ha dato vita ad un altro puffo, un baby puffo è stato trovato nella foresta. I puffi, tutti maschi, vivono in cooperazione armonica e, agendo in modo compatto, riescono a sfuggire alle grinfie di Gargamella il quale, intuendo che l'unico modo per raggiungere il proprio scopo è creare una frattura, separare i puffi, crea in laboratorio una Puffetta che metta i maschi uno contro l'altro. Per rompere l'armonia del gruppo, viene introdotto un elemento di disturbo, quale migliore elemento di disturbo se non una femmina, portatrice di scigura bibblica?
Le cose si evolvono però diversamente, Grande Puffo trasforma la Puffetta "maliziosa", dai capelli crespi e neri, in una Puffetta buona e bionda, una minidonna agelicata. Il piano di Gargamella va in frantumi, il pericolo per i puffi è superato, grazie alla saggezza del vecchio che cancella la malia dalla puffa, il livello di seduzione viene infantilizzato - nessuno sarà costretto a lottare per la femmina, nessun puffo diventerà un adulto andandosene con lei e nel contempo rendendo più fragile la compagnia, come voleva il mago, l'unione è salva, anzi rafforzata.
Nel corso del tempo Puffetta si integra perfettamente, non diventa la prostituta del villaggio, come alcuni amano pensare, ma viene accettata come una sorella, un pari, solo di sesso femminile - il genere è espresso dalla leziosità dei gesti e dal vestito.Un'altro tema interessante sarebbe questo: tanti puffi maschi, tanti modelli di maschio, una sola puffa, un solo modello di femmina.
Nonostante l'accettazione rimane in lei, un senso di disagio, un senso di colpa per essere stata creata per il male.
Eccomi giunta al punto: Puffetta ha la consapevolezza di essere stata creata dal cattivo per portare sventura e, nonostante l'intervento di Grande puffo, questa sensazione d'essere sporca e cattiva non la abbandona mai. Lo dice anche Gargamella: tu sei la traditrice.
E lo dice Puffetta chiaramente che a lei non l'ha portata la cicogna, lei è stata fatta apposta per distruggerli. Insomma bisogna che la femmina, anche quella di puffo, si vergogni di se stessa, che si mostri dispiaciuta di esistere, ancorchè sia stata "purificata". Il senso di colpa di Puffetta è il senso di colpa che si richiede alla donna perchè venga accettata dalla comunità.
Se a questo associamo il carattere frivolo che le viene dato: "Allora posso avere più di un vestito" dice guardando le bambole della sua stessa dimensione, il quadro è completo.
Certo che Puffetta è attiva e sveglia come gli altri puffi, ma questo non basta a metterla sullo stesso piano, il senso di colpa è dentro di lei, il peccato originale non le viene mai lavato via.
Vorrei una Puffetta che non chiede più scusa, che urli a voce alta: sono fiera di essere una Puffetta!
Speriamo nel prossimo film!

Convegno nazionale della LAIGA (LIBERA ASSOCIAZIONE GINECOLOGI PER L'APPLICAZIONE DELLA 194/78)

Venerdì 21 ottobre alle ore 15.00 - 22 ottobre alle ore 13.00, a Roma presso il Palazzo Valentini ci sarà il primo Convegno nazionale della LAIGA (LIBERA ASSOCIAZIONE GINECOLOGI PER L'APPLICAZIONE DELLA 194/78)contro l'omissione di soccorso medico/psicologico per l'aborto terapeutico e non.
Questo è il programma provvisorio:

21 ottobre 2011

1 ° Sessione - Introduce: M. Boscaglia (Milano)
15,00 LAIGA: chi siamo e le finalità - S. Agatone (Roma)
15.20 La legge 194 in Italia e l'aborto in Europa - M. Parachini (Roma)
15.40 L'obiezione di coscienza ()
16.00 L'opinione di un bioeticista - E. Lecaldano (Roma)
10.20 I numeri dell'obiezione di coscienza - V. Spinelli (Roma)
2° Sessione - Introduce: L. Canitano (Roma)
16.40 L'obiezione nei consultori - M. Toschi (Umbria)
17.00 Il personale non obiettore: l'ostetrica - M. Crescentini (Roma)
17.20 L'anestesista - P. Mazzini (Roma)
17.40 La situazione degli ospedali nel Lazio - G. Scarsellati (Roma)
18.00 Pillola del giorno dopo: obiezione di coscienza dei farmacisti e problematiche
riguardanti le minorenni - Flamigni (Bologna)
18.20 Cosa vogliamo? Esperimento di democrazia diretta



22 ottobre 2011

1 ° Sessione - Introduce: V. Spinelli (Roma)
09.00 Aborto chirurgico nei primi 90 gorni: tecniche ed anestesia - A. Pompili (Roma)
09.20 Aborto medico: protocolli, situazione in Italia e nel Lazio - C. Melega (Reggio Emilia)
09.40 Aborto terapeutico: protocolli fino a 15 settimane - S. Viale (Torino)
10.00 Aborto terapeutico oltre le I5 settimane - V. Spinelli (Roma), P. Pacco (Roma)
10.20 Aborto selettivo - M. Buscaglia (Milano)
2° Sessione - Introduce: S. Agatone (Roma), M. D'Amico (Milano)
11.00 Aborto terapeutico: la consulenza psichiatrica - M. Cannavicci (Roma)
11.20 Limiti temporali per l'aborto terapeutico: il neonatologo - M.G. Gatti (Siena)
11.40 Come far valere e tutelare i nostri diritti e quelli delle donne
12.00 TAVOLA ROTONDA:
UIL - R. Giangrazi (Roma)
CGIL
SUMAI - R. Lala (Roma)
Tribunale dei diritti dei malato... (Roma)
Associazioni Consumatori: Mondoconsumatori, AIEC, Consob (Roma)
13.00 Conclusioni e chiusura dei lavori

Fonte: facebook

giovedì 8 settembre 2011

Sacconi pensa che per salvarsi da uno stupro basti dire semplicemente "no"



Ministro
,
le scrivo per esprimerle tutto il mio disprezzo, disgusto e disappunto per l'ignobile storiella dello stupro di massa consenziente (http://tv.repubblica.it/dossier/crisi-italia-2011/sacconi-le-suore-violentate-per-spiegare-la-manovra/75589?video).
La sua ironia sulla più ignobile delle violenze, lo stupro, di cui solo in Italia sono vittime migliaia di donne ogni anno, è tra le testimonianze più palesi del degrado umano di questo paese, degrado di cui lei è artefice in prima persona, poichè
chi non si dichiara apertamente contro la cultura dello stupro è complice di ogni stupro.

Le sue immediate scuse pubbliche per questa, a dir poco, infelice uscita, e le dimissioni dal suo incarico di Governo, le restituirebbero un po' di dignità, e la ricollocherebbero nella categoria essere umano, comunque non tra i migliori,
saluti"

mercoledì 7 settembre 2011

Non ci sta dentro

Cosa ne pensate di un'azienda di abiti per taglie "morbide" che usa una modella magrissima per farsi pubblicità?
Una scelta offensiva che censura i corpi che realmente vestiranno quei capi e comunica senso di inadeguatezza, ribadendo che il vero e unico modello giusto di donna è quello della magra.Quest'ossimoro è umiliante.
Se volevate produrre un effetto "contrastante e ironico", beh avete sbagliato.

giovedì 1 settembre 2011

Miss Italia


Arguzia in questo post analizza il decalogo - in realtà i punti sono undici, ma non sapevano come si chiama un elenco di undici punti e l'hanno chiamato comunque decalogo* - dicevo, il decalogo al quale si deve attenere la ragazza Miss Italia per essere accettabile.
Accettabile per chi poi? Per le famiglie che vedono culi e tette ogni giorno in televisione a ora di cena e pranzo, come decorazione di carne attorno ai "sobri" conduttori in completo classico nei giochi a premio? Sì per loro.
Che però non si accorgano che sempre di carne venduta un tanto al kilo si tratta!
La Miss Italia dev'essere senza segni di godimento sul corpo, intendo di godimento del proprio diritto all'autodeterminazione: no pircing no tatoo, ritocchino sì ma discreto. Tutto in onore del buongusto di corpi silenziosi e canonizzati.
Miss Italia, ossia una giovane donna mite e sorridente, non troppo brillante, non appariscente, ma dai tratti armoniosi, da sfoggiare nei salotti e nelle feste in discoteca, si accetta anche la taglia 44 - che non sembri tale.

*Eddai è facile!Su, basta rifletterci un attimo! En ...end ...en-de-ca
...E N D E C A L O G O!

sabato 27 agosto 2011

Pretty baby 3 - Barely legal

Immagine tratta da un sito Barely Legal
Barely legal è la dicitura sotto la quale si nascondono spesso pedofili e pederasti. Significa "legale quanto basta" e nei siti porno, sia soft porno che hardcore, sotto quest'etichetta, unitamente a quella teen, circolano foto e filmati di ragazze appena diciottenni con codini, treccine e gonnellini scozzesi, peluche e oggetti da teenager. Corpi acerbi e faccine innocenti, ragazzine coinvolte in situazioni pubbliche o private, in cui c'è un uomo, spesso maturo, che si fa sedurre o che seduce la ninfetta. Materiale che non può essere fermato, perché sulla carta quelle ragazze risultano essere maggiorenni, anche se sembrano tredicenni.
Rappresentano però un immaginario coltivato come un prezioso giardino, nemmeno troppo segreto.
Perché, infatti, la macchina dell'immaginario pedopornografico e pedofilo lavora meglio e più velocemente di quanto ci si aspetti e le tredicenni, le undicenni, le decenni, fino ad arrivare alle bimbe più piccole, vengono coinvolte in campagne pubblicitarie che di legale non sembrano avere più niente, ma essendo promosse da potenti case di moda e riviste patinate, passano indisturbate sotto gli occhi di tutti. Fotografare una bambina di nove anni piegata in avanti, sorridente e ammiccante o mollemente adagiata in costume da bagno, è pedopornografia. E questo non accade in un remoto angolo del cosiddetto Terzo mondo.
Nonostante le civilissime leggi europee, le carte per i diritti dell'infanzia, le campagne contro il turismo sessuale, niente è cambiato da quando Eva Ionesco compariva nuda su Playboy a undici anni.
Immagine tratta da una campagna pubblicitaria
di biancheria per bambine, commercializzata in Italia da Coin
Negli ultimi giorni Comunicazione di genere e Femminismo a sud hanno pubblicato dei post sullo sfruttamento delle bambine nella moda, quello sfruttamento che contribuisce al mantenimento e al potenziamento dell'immaginario pedofilo. Purtroppo però non c'è affatto un "allarme sfruttamento delle bambine" nessuno è allarmato.
Alcuni blog ne parlano, mentre i giornali se ne disinteressano, esattamente come si disinteressano dei femminicidi.

Una bimba che ammicca da una foto pubblicitaria con un reggiseno imbottito viene educata a essere una preda docile per uomini adulti. E' una bambina violata nel suo diritto a essere bambina e basta.
E' una bambina colonizzata.
Cosa potrà mai pensare se non "Esisto perché sono sexy", anche a dieci anni, quanto si sentirà in obbligo di piacere agli altri prima che a se stessa.
Quale necessità ha una bambina di indossare un reggiseno imbottito?


Altri post in tema:
Pretty baby 2
Pretty baby

venerdì 22 luglio 2011

Nata femmina in Italia, riassuntivo degli ultimi giorni

Per chi come me non avesse seguito gli ultimi sviluppi del programma di sterminio, morale e fisico, delle donne in Italia.
Siamo arrivati a quota ottantatré (83) donne uccise, il ventotto giugno eravamo a quota settantuno (71), significa che in meno di un mese hanno smesso di respirare, mangiare, passeggiare, guardare la televisione, parlare con un'amica, la mamma, la sorella, il padre, dormire, sognare, lavarsi i denti, andare dal parrucchiere, abbracciare i figli, sperare di fare un viaggio, imparare una nuova lingua, fare sesso, vedere il Louvre o andare a Ibiza, progettare una gita al mare, camminare a piedi nudi con le scarpe in mano per non far rumore mentre qualcuno dorme, cucinare, lavare, stirare, cambiarsi l'assorbente pregno di sangue caldo, andare a fare la spesa, lavorare, discutere col capufficio, il resposabile, pagare le bollette, vivere ottantatré persone, che se fossero state di sesso maschile i giornali parlerebbero di strage, ma poichè sono femmine, quando muoiono non c'è da ragionarci tanto ed  è colpa loro ( Repubblica in questo articolo in cui si dice, per esempio, che l'assassino di Melania non ha colpe perchè infine la colpa è della morta che se l'è cercata), sono solo una più una più una più una ...è come se le donne che muoio per mano di "amati", non si sommassero mai e non facessero mai un numero abbastanza alto per farsi notare, infondo ce lo ripetono fin da bambine che dobbiamo essere buone, fare silenzio, non dare fastidio, nemmeno morte.
E poichè non si da fastidio a nessuno, nè da vive nè da morte, ma meglio morte, in Italia i centri anti violenza chiudono. Perchè ottantatre donne morte non sono abbastanza, l'Italia ne vuole di più, le vuole morte per assassinio, di botte, calci, pugni, meglio se prima qualcuno le ha stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, torturate, torturate, ecc. non li linko tutti perchè dopo un po' annoiano, sono tutti simili, alcuni incredibilmente, cambia solo il nome, quando c'è, della donna o ragazzina o bambina, il colore dei capelli, ma la storia, non cambia mai, forse è per questo che non basta mai, perchè sembra sempre la stessa? Non cambiano nemmeno le colpe: "Avevi la gonna troppo corta", a settant'anni come a due o a cinque, "Mi hai umiliato", quando lei gli dice che i suoi, di lui, ripetuti tradimenti la feriscono e vuol lasciarlo.
Poi c'è il capitolo i.v.g. l'interruzione volontaria di gravidanza, quella operazione (chirurgica o chimica) che permette alle donne di mettere al mondo figli voluti, amati e sani, soprattutto di non morire tra le mani di medici improvvisati, assumere farmaci a caso per interrompere gravidanze indesiderate, derivanti da stupri, relazioni sbagliate (con uomini abusanti, violenti, egoisti), estrema indigenza (dalla quale non si può uscire perchè in Italia le donne non hanno realmente diritto al lavoro e vengono licenziate per prime), fallimento dei contraccettivi (per altro osteggiati dalla religione cattolica e non adeguatamente supportati dal ministero della sanità). Operazione prevista nella pratica medica e normata dalla legge 194, legge dello Stato italiano, la stessa che ha anche istituito i consultori, che dovevano servire a tutelara la salute delle donne e della famiglia, essendo le donne quelle che partoriscono, indefinitiva, e nessun altro, operazione della quale in questo momento, in Italia, sembra proprio non si possa usufruire, essendo che tutti i medici hanno avuto un reflusso di "coscienza", diventando obiettori. Così anche molti infermieri e infermiere e ostetriche.
Quindi in Italia ti può capitare di fare un'amniocentesi dalla quale risulti che il feto è malato di una malattia incompatibile con la vita, e che questo renda chiaramente inutile portare avanti la gravidanza, poichè alla fine non ci sarà nessun figlio da amare e crescere, e perchè la tua persona (fisica - ormoni, muscoli, pelle, ossa - e psichica - relazione con il figlio, immagine di se, identità, rapporto con il mondo esterno) verrebbe sconvolta ulteriormente e inutilmente; penseresti che questo basti a convincere medici, infermieri e ostetrica che la tua i.v.g. è del tutto legittima, ma sbaglieresti, perchè per gli obiettori nessuna i.v.g. è legittima o forse non è legittimo far perdere loro tempo con un'operazione noiosa e infruttuosa dal punto di vista della carriera, e così ti può capitare che, anche se ti trovi in ospedale, te la devi vedere da sola, senza spiegazioni, senza assistenza, senza umanità.
Che nessuno si sorprenda, quindi, se sente una femminista dire che alle donne, in Italia, dev'essere ancora riconosciuto lo status di essere umano.

Bimba di 5 anni violentata da tre 15enni nel Tarantino

TARANTO - Una bambina di 5 anni sarebbe stata costretta a subire abusi sessuali da tre quindicenni in un comune della provincia di Taranto.
C'è massimo riserbo da parte degli inquirenti che stanno indagando dopo la denuncia presentata dai genitori della piccola. L'episodio è avvenuto nei giorni scorsi in una zona isolata a ridosso di un comprensorio di case popolari.
La bimba sarebbe stata attirata in un casolare e violentata dal branco. Ai genitori ha detto di essere stata aggredita da tre ragazzi. Non si sa per ora come i carabinieri, che si occupano delle indagini, siano riusciti a risalire ai tre quindicenni come presunti violentatori.
PICCOLA HA RACCONTATO FASI AGGRESSIONE - Le fasi da incubo dell'aggressione subita dalla piccola di cinque anni violentata da tre adolescenti nel tarantino sono state raccontate dalla stessa bambina: prima ai genitori e poi agli investigatori che hanno raccolto i particolari degli atti descritti, anche con disegni espliciti che sono stati utilizzati da investigatori e psicologi. Al rientro a casa la bambina che portava sul corpo i segni delle violenze è stata condotta in ospedale dove è stata visitata e curata. Uno dei componenti del branco sarebbe stato già individuato e si cercano gli altri due. Per ora nessuna misura è stata adottata nei confronti di alcuno dei tre.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/07/22/visualizza_new.html_782435167.html?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook

mercoledì 13 luglio 2011

Domodossola, la vittoria delle mamme con il pancione

Una delegazione a Torino, strappa al direttore generale della sanità piemontese la promessa che a settembre il punto nascite dell'ospedale sarà riaperto

di SARA STRIPPOLIHanno vinto le mamme con il pancione. Il punto nascite di Domodossola riaprirà, forse già nei primi quindici giorni di settembre. Dopo aver ascoltato le ragioni della delegazione di Domodossola, il direttore regionale della salute Paolo Monferino ha ingranato la retromarcia e ha promesso che le mamme con il pancione riavranno il loro servizio. Non solo. Nei primi giorni di agosto, ha annunciato una sua visita a Domodossola per verificare personalmente le condizioni della struttura e dei suoi bisogni. Terzo punto dell’accordo, una videoconferenza che si svolgerà lunedì o martedì, in cui sarà discusso il piano di emergenza messo a punto per affrontare i parti difficili. Saranno mantenuti a Domodossola, mentre quelli ordinari saranno dirottati a Verbania durante il periodo di chiusura.
Il sindaco di Domodossola, che ha partecipato al lungo incontro con il sindaco di Crevoladssola Giovanni Rondinelli e il vicesindaco di Villadossola Marcello Perugini, è soddisfatto: «L’ingegner Monferino ha dimostrato grande concretezza, ha preso in considerazione distanze e chilometri e ha capito che il nostro punto nascite è importante per il territorio». Tiziana Zazzari del comitato di mamme tira un sospiro di sollievo: «Siamo state rassicurate e siamo contente di aver avuto risposte che ci lasciano più tranquille per il futuro del Punto nascite».
 
(12 luglio 2011)

http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/07/12/news/domodossola_la_vittoria_delle_mamme_con_il_pancione-19047844/

martedì 12 luglio 2011

Mamma e figlia insieme all’esame di maturità

L'istruzione è uno degli aspetti chiave dell'emancipazione, poichè permette di avere maggiori possibilità di lavoro e sopratutto di acquisire consapevolezza sociale.
Questo articolo si collega ai recenti tagli alle scuole serali. Quante sono le persone, non solo donne, che grazie alle serali hanno potuto conseguire un diploma? Migliaia. Migliaia di persone che hanno potuto riprendere a studiare, formarsi come cittadini, acquisire una cultura ed in molti casi una professione.
Questo è il gruppo facebook sui corsi serali tagliati dal governo italiano.

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Mamma e figlia insieme all’esame di maturità

Secondo gli esperti in tematiche adolescenziali, un genitore non dovrebbe mai accompagnare il figlio a scuola il giorno dell’esame di maturità, ma la vicenda che ha come protagoniste due insolite maturande di Perugia sembra sfatare questa teoria, perché le due studentesse sono proprio madre e figlia.

Hanno frequentato le scuole serali insieme e così, fianco a fianco, hanno sostenuto le prime prove della maturità. La madre è Rosalba Perin Mantello, di 54 anni, mentre la figlia è Valentina Corsi, una giovane ragazza agguerrita che dopo un anno di standby ha deciso di tornare sui banchi e diplomarsi.

Alle prese con le prime esperienze lavorative come baby sitter e commessa in una tabaccheria, Valentina ha infatti ripreso in considerazione l’importanza di un diploma grazie alla tenacia della mamma Rosalba.

“Mia madre frequentava già il corso serale e mi ha contagiata. E fa un certo effetto oggi trovarci qui tutte e due.”

Stesse esperienza ma, tuttavia, scelte diverse di fronte ai temi della prova di italiano. Per la mamma meglio affrontare le problematiche legate all’alimentazione proposte dalla traccia “Siamo quello che mangiamo?”, mentre la figlia ha optato per il saggio breve su “Amore, odio e passione”.

Volete sapere se anche la coraggiosa signora ha fatto ricorso ai soliti trucchetti non consentiti per superare le prove? Decisamente no, perché forse ormai fuori tempo massimo e, soprattutto, perché adeguatamente preparata. Nonostante ciò, è stata la stessa Rosalba a ammettere di aver scritto una tesina multimediale grazie all’aiuto dell’altro figlio, supporto per la parte tecnologica.

“Trucchetti per copiare? Non ho l’età e mi sembrerebbe di prendermi in giro. La maturità, per me, è soprattutto una sfida personale. E poi siamo preparate.”

http://www.diredonna.it/mamma-e-figlia-insieme-allesame-di-maturita-44680.html

Pedofilia e violenza sessuale una donna e una bimba le vittime

Due episodi: uno nel catanese, l'altro a Palermo. Nel primo caso arrestato un carabiniere accusato di aver abusato della figlia di un collega. nel secondo l'uomo avrebbe violentato una bambina di 10 anni

Le offre un lavoro nell'ufficio di cui è titolare la figlia in cambio di sesso: questa l'accusa rivolta ad un carabiniere di 50 anni, arrestato per violenza sessuale nei confronti della figlia di un suo collega. Secondo le accuse della ragazza, l'uomo le aveva fatto delle avance alquanto esplicite. Nel corso delle indagini sono state ascoltate altre giovani che avevano lavorato nello stesso ufficio, ma che si erano licenziate poco dopo: alcune hanno confermato di essere state oggetto di atteggiamenti simili e di essersi allontanate dal posto di lavoro, proprio per evitare tali attenzioni.

Ancora più terribile l'accusa che vede protagonista un 49enne palermitano. L'uomo avrebbe violentato una bambina di soli 10 anni, approfittando del fatto di esser diventato un amico dei genitori. La situazione è degenerata quando, durante un incontro in spiaggia, l'uomo è arrivato ad infastidire e a palpeggiare la bambina proprio davanti agli stessi genitori e alla sua fidanzata, ignari delle reali intenzioni dell'indagato. La madre ha deciso così di rivolgersi alla polizia. E' stata la stessa bambina, tra lacrime e singhiozzi, a confermare tutto.
 
(11 luglio 2011)

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/07/11/news/arrestati_due_uomini_per_molestie_sessuali_una_donna_e_una_bimba_le_vittime-18972717/ 

lunedì 11 luglio 2011

La donna licenziata per i suoi capelli

11 luglio 2011

Sandra Rawline ha fatto causa alla sua ex azienda, che l’ha cacciata per una questione estetica

I capelli di Sandra Rawline sono diventati grigi a vent’anni. Ma lei se n’è fatta una ragione, anzi: ha cominciato a portare con orgoglio il suo colore argenteo: “Questo è quello che sono,” si disse all’epoca. Ma non sembrava pensarla alla stessa maniera il suo datore di lavoro texano.

LICENZIATA – Nell’agosto 2009 il suo capo le si è avvicinato e le ha consigliato in un sussurro di puntare a un’”immagine di alto livello”. La Rawline, 52 anni, ha detto che le era stato chiesto di venire a lavorare indossando abiti “più giovan” e gioielli. Soprattutto, le hanno chiesto di tingere i capelli, e il suo capo si era anche offerto di pagargli la colorazione. Quando si è rifiutata, è stata licenziata in una settimana e sostituita da una donna 10 anni più giovane di lei. Lei ha citato in giudizio l’azienda per discriminazione nei tribunali di Houston. Rawline ha detto al Guardian che il colore dei suoi capelli non era mai stato un problema quando è entrata nello studio dove lavorava: “Ho lavoratp duro per loro”, ha detto, sottolineando che ha vinto il premio per il miglior dipendente nel 2004 e 2005.

REDDITO DIMINUITO - Da quando è stata costretta a lasciare l’azienda, il reddito Rawline è sceso da 48mila dollari come manager a titolo di capitale a 30mila, che oggi guadagna in quanto lavoratore del servizio clienti in un’altra azienda. La società si è difesa bollando le affermazioni dell’ex dipendente come “completamente prive di fondamento e assurde”. L’amministratore delegato della compagnia, Bill Shaddock, ha detto al Chronicle: “Mi piacerebbe assumere un 150enne, se fosse capace.” Ma la Rawline ha detto non c’èa mai stata alcuna lamentela circa la sua performance prima di essere così bruscamente licenziata. Il suo avvocato con sede a Houston, Dowdy Robert, ha dichiarato: “Io credo che nessuno dovrebbe essere imbarazzato o umiliato perché è invecchiato”.

http://www.giornalettismo.com/archives/133115/la-donna-licenziata-per-i-suoi-capelli/

domenica 10 luglio 2011

Domodossola, chiuso il punto nascite le mamme incinte occupano il comune

Hanno occupato il municipio anche di notte, alternandosi a turno, nel presidio, per contestare la chiusura del punto nascite. Una decisione che le costringerà ad andre a partorire a Verbania, a 50 chilometri di distanza di DIEGO LONGHIN


Di certo il pancione non le ha fermate. Chi fra un po' di mesi diventerà mamma si è messa alla guida della protesta, occupando il municipio di Domodossola, dove ha passato le ultime tre notti, nella sala del Consiglio, dandosi il cambio con le altre donne. Un sit-in ad oltranza per dire "no" alla chiusura del punto nascite dell'ospedale della città. "Resteremo qui sino a che non otterremo garanzie per poter far nascere i nostri figli senza dover fare ottanta chilometri di strada", dicono le promotrici del comitato di lotta che, stamani, hanno fatto un blitz anche a Montecrestese dov'era in programma una prova del campionato europeo di trial, per distribuire volantini che le motivazioni della loro protesta.

L'Asl del Verbano Cusio Ossola conferma la chiusura del punto. Uno stop passato come temporaneo, ma in realtà "ci sono i camion che portano via gli arredi". Le neo mamme, quasi mamme e aspiranti mamme non si fermeranno, anche perché è annunciata per settembre la chiusura del servizio pediatrico. Il sindaco di Domodossola è dalla loro parte: "Stiamo mobilitando tutti gli amministratori della zona - dicono - e vogliamo incontrare il direttore della Sanità piemontese, Paolo Monferino. E se riusciremo il presidente Cota: venga a renderci conto delle promesse fatte in campagna elettorale quando aveva garantito che non ci sarebbero stati tagli". La Regione di fronte all'inconsueta protesta ha deciso di andare incontro alle mamme: ha concesso loro, per la prossima settimana, un faccia a faccia con Monferrino, direttore generale della sanità. A Torino, in piazza Castello.

(10 luglio 2011)

http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/07/10/news/domodossola_la_protesta_delle_mamme_con_il_pancione-18934725/?ref=HREC1-8

Il Centro Antiviolenza ERINNA è costretto a chiudere

Il Centro Antiviolenza Erinna è costretto a chiudere: la Provincia di Viterbo ha revocato la convenzione, lasciando un territorio come Viterbo e provincia privo di qualsiasi tipo di struttura in grado di dare aiuto, sostegno e accoglienza alle donne vittime di maltrattamenti, stalking e violenza.
Dietro la fredezza della notizia e delle parole c'è un mondo fatto di volontarie che si sono spese con grande sacrificio per ridare dignità e speranza a donne che a loro si sono rivolte per uscire dalla disperazione e dall'annientamento della violenza e con loro i minori, figlie e figli di queste donne, ai quali con altrettanta violenza viene condizionata la crescita e il futuro.
E tutto questo sembra ancora più assurdo perchè il Centro Erinna, oltre ad essere "l'unico" è anche "unico" nella capacità di inclusione, sostegno, accoglienza ed ha ottenuto risultati eccellenti.
Ci domandiamo perchè non sia stata mantenuta la convenzione almeno fino allla sua naturale scadenza e perchè nel frattempo non si siano attivate le procedure per il rinnovo, come se il problema della violenza non riguardasse, se non in maniera marginale, il nostro territorio.
In questo c'è sicuramente un atteggiamento trasversale della politica che considera sempre quello che riguarda la condizione femminile un problema marginale e che è purtroppo frutto di una non cultura tutta italiana nei confronti delle donne, di cui la violenza, in tutte le sue forme, ne è l'espressione estrema.
La violenza sulle donne ha una sua precisa collocazione: è violenza di genere, è sopraffazione, è distruzione fisica e morale, è volontà di annientamento ed è per questo che occorrono per affrontarla persone preparate culturalmente e psicologicamente come lo sono le volontarie del Centro Erinna.
Inoltre l'Associazione Erinna è un centro di cultura di genere e formazione molto importante: promuove corsi di formazione e di informazione per adulti e nelle scuole, ha scritto e pubblicato il libro "Al centro le donne", ricerca e studio dello stato della violenza sulle donne nella Provincia di Viterbo, che abbiamo presentato a Fabrica di Roma lo scorso anno per la Giornata Internazionale contro la violenza alle donne e i cui proventi sono stati devoluti interamente al Centro.
Senza il centro ci sentiamo tutte più scoperte, più sole e faremo tutto il possibile perchè la Provincia riveda questa sua incredibile decisione che offende, per la sua mancanza di valutazione dei bisogni e delle esigenze del territorio, la cittadinanza tutta e la dignità delle donne.
L'Associazione Fab(b)rica delle donne aderisce al gruppo FB "ERINNA NON DEVE CHIUDERE: difendiamo il centro antiviolenza della Provincia" di cui condivide metodi e finalità e chiede a tutte le sue simpatizzanti ed associate di iscriversi per sostenere le iniziative che verranno intraprese al fine di bloccare la chiusura definitiva del centro.

Fonte qui

Uomo uccide la moglie nell'Oristanese

Pescatore di 50 anni ha accoltellato la donna dopo un litigio

(ANSA) - ORISTANO, 10 LUG - Un uomo ha ucciso la moglie questa mattina a Cabras, in provincia di Oristano. Renzo Brundu, pescatore di 50 anni, al termine di un litigio con la moglie, originaria della provincia di Cagliari, l'ha colpita con alcune coltellate, ferendola a morte. E' stato rintracciato e fermato dalla Polizia. La coppia ha due figli piccoli, che sono stati accompagnati dagli agenti presso alcuni familiari.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/07/10/visualizza_new.html_787801518.html

sabato 9 luglio 2011

L'azienda che licenzia solo le donne ora fa retromarcia: al via le trattative

La MaVIb di Inzago, in provincia di Milano, aveva preso la decisione di salvaguardare
gli uomini perché "le madri possono stare in casa a curare i figli". Soddisfatta la Fiom

L'azienda si impegna a non avviare alcuna procedura di mobilità e a settembre verrà attivato un tavolo in provincia per valutare gli strumenti da utilizzare per affrontare l'eventuale calo delle commesse, compreso il contratto di solidarietà. Questa in estrema sintesi è quanto emerso dall'incontro convocato dall'unità di crisi della Provincia di Milano per discutere della vicenda della Ma-Vib di Inzago, azienda salita agli onori delle cronache perché aveva manifestato l'intenzione di licenziare solo le sue operaie conservando il posto dei loro colleghi maschi.

La Fiom, che aveva denunciato il licenziamento selettivo e discriminatorio, ha accolto con soddisfazione, insieme con le operaie, la decisione dell'azienda milanese che produce motori elettrici per impianti di condizionamento. "I problemi non sono risolti - ha spiegato la Fiom - ma consideriamo i risultati odierni come un serio passo avanti sulla strada della soluzione positiva della vertenza, un passo avanti che senza la determinazione delle lavoratrici e l'impegno delle istituzioni locali non sarebbe stato possibile".


http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/08/news/l_azienda_che_licenzia_solo_le_donne_ora_fa_retromarcia_al_via_le_trattative-18867183/

Violenza sessuale: sevizio' disabile, condannato a sei anni

Ex benzinaio interdetto da pubblici uffici
(ANSA) - GENOVA, 8 LUG - Il gup Roberta Bossi ha condannato a sei anni di reclusione un ex benzinaio di 61 anni accusato di aver violentato una donna disabile di 40 anni e di averle procurato tagli e bruciature su tutto il corpo. Al processo, con rito abbreviato, il pm Stefano Puppo aveva chiesto sette anni.

L'uomo, difeso dall'avvocato Riccardo Pedulla', e' stato anche interdetto perpetuamente dai pubblici uffici e dall'esercizio della curatela e tutela per la durata della pena oltre al pagamento di una provvisionale di 8.000 euro. Il danno, sia materiale che morale riportato dalla donna, assistita dall'avvocato Fabio Strata, sara' trattato in sede civile.

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/liguria/2011/07/08/visualizza_new.html_788008879.html

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