L'attore americano, risposatosi da due anni con una donna molto più giovane di lui, diventa ancora padre all'età di 56 anni. Siamo tutt* felici per lui? Non sento le voci critiche, critiche è un eufemismo, che hanno tuonato contro Gianna Nannini. Titoli di giornale? Nessuno, nessuno che obietti con frasi come "Non ha le forze un uomo di 56 anni per stare dietro ad un bambino","Quando il figlio avrà venti anni lui sarà morto", "Mette al mondo un orfano", "E un egoista". Nei commenti leggo invece che "(...)a quella età un uomo si sente gratificato in quanto dimostra al mondo di essere ancora giovane e di poter procreare, quindi di poter ancora competere con un maschio più giovane. Del resto si è scelto anche una donna più giovane di lui."
Se Gianna Nannini vuole sentirsi giovane, potente, di poter competere con donne più giovani è schifosa, se lo fa Bruce Willis niente di male, non è egoista e non è tardi per lui.
venerdì 28 ottobre 2011
Il sessismo interiorizzato
Anche nelle migliori intenzioni, quando il sessismo è interiorizzato, il prodotto finale deprime - il soggetto attivo nello spazio pubblico e privato finisce con l'essere sempre e solo "maschile singolare".
Lo dimostra questo spot di cui parla la semiologa Giovanna Cosenza, che voleva essere contro l'omofobia ma finisce con l'essere androcentrico.
Il problema di rappresentazione è duplice, perchè investe anche l'omossessualità femminile.
Quindi si mettono da parte le donne come voci autorevoli, cioè detentrici di saperi specializzati, competenze, relegandole al ruolo di figuranti, e si nega nel contempo la possibilità di una sessualità diversa da quella etero per le donne, rappresentando solo maschi potenzialmente omosessuali.
giovedì 27 ottobre 2011
Feminist Blog Camp I
Inizia domani 28 ottobre, prosegue il 29 e si conclude il 30, il primo Feminist Blog Camp all'Askatasuna (Torino).
Una tre giorni, autogestita e autofinanziata, in cui convergono saperi, esperienze e pratiche femministe e disertorie, un momento d'incontro e confronto aperto a tutte quelle persone che dell'antisessismo e dell'antiautoritarsmo hanno fatto la loro lotta.
I percorsi saranno molteplici ma il centro dell'incontro è la rete come luogo di lotta e resistenza.
Introduzione al feminist blog camp
Il programma del feminist blog camp
Workshop al Feminist Blog Camp
La neonatologa Maria Gabriella Gatti: "Il feto, un'esistenza senza sogni"
Left
Simona Maggiorelli
Nuovi studi convalidano la tesi che i movimenti oculari del feto non sono segno di attività onirica. Intervista alla neonatologa Maria Gabriella Gatti. «In utero la stimolazione vibro-acustica induce solo movimenti riflessi». «I pattern Rem e Nrem sono specifici della specie. Nell’uomo sono diversi rispetto agli animali»
Uno studio pubblicato su Child Development sostiene che i ricordi prenderebbero «forma prima della nascita»: un’ipotesi che, così come è stata rilanciata nei giorni scorsi da Repubblica, sembra fatta apposta per dare man forte alle crociate antiabortiste di Buttiglione e alle smanie di un premier in cerca di maquillage d’immagine oltretevere. Per capirne di più sul piano della scienza abbiamo chiesto un commento alla neonatologa dell’Azienda ospedaliera universitaria di Siena, Maria Gabriella Gatti. «Innanzitutto – spiega – è necessario un chiarimento terminologico: da una parte abbiamo il “ricordo” e dall’altro il problema di come il ricordo o, più esattamente, la memoria prende forma. Bisogna tenere presente che per ricordo si intende la possibilità di rievocazione di fatti coscienti. Ora attribuire al feto una coscienza è impossibile in base non solo alle osservazioni cliniche ma anche alle ultime acquisizioni della neuroscienze. In utero i processi neurologici sono prevalentemente sottocorticali mentre la coscienza implica una vita mentale, l’interazione e il collegamento funzionale fra numerose aree corticali e sottocorticali. Quindi non si può usare la parola “ricordo” per la situazione intrauterina, perché il ricordo rimanda inevitabilmente alla coscienza. Va precisato anche che la memoria umana cosciente o non cosciente è un’attività psichica complessa che non si limita a fenomeni neurobiologici o processi che intervengono a livello di riflessi semplici, come l’abituazione, presenti anche negli organismi più elementari. Questi automatismi avvengono senza la presenza di una qualunque forma di pensiero».
Nell’articolo si legge anche che «già a 7 mesi un cucciolo d’uomo riesce a ricordare quali “suoni” provenienti da fuori sono da temere e quali no». Come è possibile se la pancia della madre lo isola e lo protegge?
La stimolazione vibroacustica del feto evoca movimenti riflessi e accelerazioni del battito cardiaco. Le pareti uterine proteggono dal mondo esterno ma alcuni suoni a bassa frequenza raggiungono ugualmente il feto e vengono trasmessi attraverso le vibrazioni ossee. I suoni inducono una reattività riflessa di tipo biologico che sottostà al fenomeno dell’abituazione, a cui accennavamo, il cui scopo primario nel feto non è la memorizzazione ma la difesa di un sistema nervoso immaturo dal punto di vista morfologico e funzionale.
I ricercatori olandesi che hanno firmato lo studio di Child development parlano di memoria a breve termine nel feto. Di che si tratta?
Le ricerche degli olandesi riguardano specificamente il fenomeno dell’abituazione: usare però tout court abituazione come sinonimo di memoria potrebbe essere semplicistico. Mi sembra che, tra le righe, il neuroscienziato Pergiorgio Strata, intervistato da Elena Dusi su Repubblica suggerisca proprio questo riferendosi all’estrema complessità del sistema della memoria. L’abituazione è la progressiva diminuzione della risposta a uno stimolo ripetuto fino alla sua scomparsa , dovuta alla perdita dell’efficacia funzionale delle sinapsi. Si tratta di un processo sottocorticale difensivo nei confronti di un eccesso di stimoli, presente nel feto nell’ultimo trimestre di gravidanza e nel neonato nei primissimi mesi di vita. La risposta del feto a uno stimolo è un riflesso sia che si fletta una gamba sia che si evochi un allargamento e una chiusura degli arti come succede nel riflesso di Moro che è una modalità di risposta arcaica senza alcun contenuto emozionale: nell’abituazione c’è una modificazione della biochimica delle sinapsi, tale da inibire la risposta a breve o a lungo termine. Il feto non ha comunque alcuna capacità di localizzare o distinguere uno stimolo da un altro. Varie specie di stimoli possono indurre risposte olistiche e non specifiche. La memoria come processo dinamico, che si avvale di circuiti e reti neuronali di enorme complessità e continuamente variabili, non può identificarsi, come scrive il premio Nobel Gerard Edelmann, con l’abituazione cioè con la variazione della forza sinaptica.La memoria è un processo di ricreazione psichica che ha inizio a partire dalla nascita quando si hanno reazioni a stimoli specifici e percezioni.
Continuando nella disamina: «Ai primi stimoli il piccolo risponde sempre contraendosi spaventato», si legge ancora su Repubblica. Poi sorriderebbe addirittura. Prima della nascita dire che il feto ha reazioni emotive o percezione del dolore è fare disinformazione scientifica?
L’ambiente intrauterino del feto è del tutto diverso da quello in cui si viene a trovare il neonato. L’insieme delle risposte inibitorie è una chiave strategica per la sopravvivenza del feto. Infatti, in condizioni di stress, i movimenti fetali cessano, diminuisce il voltaggio dell’elettroencefalogramma (Eeg). La funzione cerebrocorticale del feto fino alla maturità si sviluppa in un ambiente che è fisiologicamente inibitorio. Il feto per tutta la gravidanza non raggiunge mai lo stato di veglia neanche come reazione alla diminuzione di ossigeno nel sangue, stimolazioni sonore intense o a interventi di microchirurgia. Il feto non può avere la percezione del dolore per la presenza di neurormoni o sostanze che contribuiscono a inibire l’attività cerebrale già limitata dalla bassa concetrazione di ossigeno nel sangue per le caratteristiche dell’emoglobina fetale. L’adenosina, il pregnanolone, la prostaglandina D2 prodotti dal cervello fetale e dalla placenta nell’ultimo trimestre di gravidanza sono dei potenti neuroinibitori. Anche l’ossitocina, un ormone che stimola le contrazioni uterine durante il travaglio, potenzia l’effetto inibitorio dei neurotrasmettitori. Nel canale del parto gli stimoli pressori di notevole intensità non producono modificazioni del tracciato elettroencefalografico. Dopo la nascita, registrazioni elettroencefalografiche indicano un intenso flusso di nuove stimolazioni sensoriali. Viene meno l’effetto degli ormoni placentari che in utero inibiscono l’attività neurale.
Mesi fa, sempre su Repubblica, c’era un pezzo dal titolo “Così si sogna nella pancia della mamma”. «Alcuni scienziati dell’università di Jena – riportava – sono riusciti a fare un Eeg a un feto di pecora, così è stata registrata un’attività cerebrale che, benché immatura, comprende cicli di sonno e fasi oniriche». Che ne pensa?
Alla ventottesima settimana di gestazione i sistemi sensoriali periferici si connettono al sistema nervoso centrale. Ciò corrisponde a un tracciato elettrico denominato convenzionalmente Rem, espressione in utero della sinaptogenesi. Dopo poco compare l’altro pattern elettroencefalografico detto Nrem in cui prevalgono processi inibitori. Nel feto non si può parlare né di sonno, né di sogno, né di veglia, né di capacità percettiva. Si rischia di dare un significato psichico a fenomeni come le fasi Rem o non Rem che nel feto umano sono solo processi biologici finalizzati alla maturazione e alla differenziazione morfologica e funzionale. I pattern Rem e Nrem sono specie specifici, nell’uomo sono diversi rispetto agli altri primati e differenti da individuo a individuo: la pecora non ha niente a che vedere con l’essere umano.
In conclusione?
La gravidanza è una fase di sviluppo e di maturazione biologica: solo alla nascita dalla biologia prende forma la realtà psichica, il pensiero che è specificamente umano. Dalla ventiquattresima settimana c’è una possibilità di sopravvivenza del feto per una maturazione cerebrale e degli organi di senso tale da consentire una reattività specifica agli stimoli esterni.
Fonte: lucacoscioni.it
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lunedì 24 ottobre 2011
GIUSTIZIA PER FIORINDA
Presidio
presso il Tribunale di Napoli al Centro Direzionale
Ingresso Piazza Cenni
26 Ottobre 2011 ore 9.00
Il 26 Ottobre prossimo sarà giudicato in appello l’assassino di Fiorinda Di Marino. Dobbiamo essere tutte davanti al Tribunale per testimoniare ancora una volta “per ogni donna ammazzata e offesa siamo tutte parte lesa”.
presso il Tribunale di Napoli al Centro Direzionale
Ingresso Piazza Cenni
26 Ottobre 2011 ore 9.00
Il 26 Ottobre prossimo sarà giudicato in appello l’assassino di Fiorinda Di Marino. Dobbiamo essere tutte davanti al Tribunale per testimoniare ancora una volta “per ogni donna ammazzata e offesa siamo tutte parte lesa”.
Il 23 luglio del 2009, Fiorinda Di Marino venne uccisa a colpi d’ascia da un uomo col quale aveva avuto una relazione. Un uomo che era uscito dal carcere dopo aver scontato una breve condanna perché sette anni prima si era reso responsabile di un tentato omicidio ai danni della ex moglie, sopravvissuta alla violenza solo perchè fortunosamente nessuna coltellata aveva colpito punti vitali.
Fiorinda aveva 35 anni, insegnava in una scuola materna dei Camaldoli ed era madre di un bambino di nove anni avuto dal marito dal quale era separata. Una donna, a detta di tutti coloro che la conoscevano, dolce, generosa, sempre pronta al sorriso e disposta al perdono. È stata proprio questa sua attitudine a concedere una seconda opportunità a chiunque avesse sbagliato e la sua tenace convinzione, comune a tante donne, che l’amore può riuscire a cambiare qualunque uomo a farle sottovalutare il rischio a cui si esponeva nell’intraprendere una relazione con un uomo con trascorsi così allarmanti.
Aveva, però. presto capito il suo errore e dopo una violenta aggressione aveva denunciato il suo convivente per lesioni gravissime. Ma come purtroppo sempre più spesso accade, la denuncia non era servita a far accettare all’uomo che la storia era finita e che lei voleva riprendersi la sua vita e voltare pagina. Non glielo ha consentito. La vita di Fiorinda è stata spezzata e insieme alla sua sono state irrimediabilmente lacerate le esistenze di coloro che l’amavano.
Renato Valboa, il suo assassino, è stato condannato in prima istanza a sedici anni, una pena irrisoria per un delitto così efferato e commesso recidivamente.
Oltretutto, se si considera che questo tipo di criminali tiene di solito una condotta ineccepibile in carcere, è presumibile che Valboa fra pochi anni sarà di nuovo in libertà grazie ai benefici di un cospicuo sconto della pena.
Ebbene è ora di dire basta a tutti coloro che nei tribunali, nei commissariati, negli ospedali, nelle case, nella società sono disposti a comprendere e giustificare i delitti commessi dagli uomini verso le donne.
Dobbiamo gridare con forza la nostra rabbia e il nostro diritto ad avere una giustizia degna di questo nome che salvaguardi le donne e che affermi il principio che nulla mai può giustificare il fatto che un uomo si arroghi il diritto di decidere della vita di una donna, ritenendola una cosa di sua proprietà.
Vogliamo giustizia per Fiorinda Di Marino e per tutte le donne che quotidianamente vengono maltrattate stuprate o uccise da uomini violenti, immaturi, codardi, che fanno scontare alle donne la loro incapacità di stare al mondo.
Arcidonna Napoli Onlus
Aderiscono : UDI di Napoli, Cooperativa Dedalus, Cooperativa EVA, Self, , Onda Rosa, DonneSUDonne, Associazione Salute Donna, Le Cassandre, Cora Onlus, Associazione Maddalena, Spazio Aspasia, Casa di Accoglienza per donne maltrattate” Fiorinda”, Arcilesbica, Sportello LIlith, Ass. “ Eleonora PImentel”, Camera delle donne, Linea Rosa, Spazio Donna di Caserta, Federazione Nazionale dei Centri Antiviolenza “D.i.Re. Donne in Rete contro la violenza”, Le Onde di Palermo, Differenza Donna di Roma, Elena Coccia, Simona Marino, Laura Capobianco, Simona Molisso, Nelide Milano, Maria Rosaria Ferre, Luisa Festa, Luisa Menniti, Maria De Marco, Lia Cacciottoli, Floriana Formicola, Maria Giustino Irace
Fonte: facebook
Conosci Laiga?
Laiga è la Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78.
Laiga ha a cuore la difesa delle donne che usufruiscono della legge 194 con particolare riguardo per le donne che chiedono l’aborto terapeutico. Consultate il sito e per ricevere maggiori informazioni non esitare a contattare telefonicamente o per email l'associazione.
Laiga ha come scopo la tutela dei fondamentali diritti degli operatori e delle donne che usufruiscono della legge 194/78 In particolare gli obiettivi di questa associazione sono molteplici:
- la difesa della legge 194;
- la difesa degli operatori legge 194;
- la difesa delle donne che usufruiscono legge 194 con particolare riguardo per le donne che chiedono l’aborto terapeutico;
- creare una mappa dei luoghi in Italia dove sia possibile sottoporsi ad aborto terapeutico;
- creare una mappa degli operatori al fine di consultarci, scambiarci notizie e sostenerci;
- sorveglianza sulle "pari opportunità" in ambito lavorativo tra personale non obiettore e obiettore con denuncia lì ove vi sia discriminazione;
- sorveglianza affinché la legge 194 venga attuata in tutte le ASL come previsto dalla legge e denuncia ove ciò non accada;
- ottenere un aumento dei giorni di ferie e della retribuzione a favore degli operatori legge 194 poiché sopportano un carico psicologico maggiore rispetto agli obiettori.
Centri qui
Contatti
info@laiga.it
Cell:349.6489134 - 338.7553490
http://www.laiga.it
Vedi anche: Tu conosci l'AIED?
lunedì 10 ottobre 2011
Seminario interattivo “Le Connessioni Libere”
Seminario interattivo “Le Connessioni Libere”
Psicologia, cultura e società: il caso Pas
Venerdì 21 ottobre, ore 10.00, Auditorium In-Campus, Via Mezzocannone, Napoli
A causa dell'inagibilità dell'auditorium del plesso polifunzionale "In-Campus",
l'EVENTO SI TERRA' in Aula Iacono, dipartimento Teomesus (ex Scienze Relazionali), Via Porta di Massa 1, scala B II Piano
per il resto, l'organizzazione resterà invariata.
l'EVENTO SI TERRA' in Aula Iacono, dipartimento Teomesus (ex Scienze Relazionali), Via Porta di Massa 1, scala B II Piano
per il resto, l'organizzazione resterà invariata.
Quali sono le responsabilità della psicologia in quanto disciplina e degli psicologi in quanto professionisti, nell’ambito dei movimenti culturali e della vita quotidiana?
In una società in cui una diagnosi psicologica può essere discriminante fra assoluzione e condanna, fra libertà e reclusione, fra giustizia e violenza, accettazione e discriminazione, è di fondamentale importanza che si mantenga vivo e acceso il dibattito critico su teoria e prassi della nostra professionalità. Un dibattito che si connetta necessariamente con quelle realtà scientifiche e sociali coinvolte, affinchè lo sguardo d’insieme possa essere complesso e plurale.
Prendiamo ad esempio il caso della sindrome di alienazione genitoriale (o Pas, dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome), costrutto diagnostico proposto da Richard A. Gardner nel 1985 che da allora ha generato forti controversie (che coinvolgono la società a vari livelli dall’APA all’OMS e l’ONU) riguardo la sua validità scientifica (attualmente non figura nel DSM IV-III) e riguardo le sue applicazioni in campo giuridico (in Italia con la legge sull’affido condiviso) e i suoi effetti concreti nella vita di coloro che si imbattono in questa sindrome.
L’associazione Psicologi in Contatto, pertanto, vuole indire una tavola rotonda aperta sul tema della Pas, con lo scopo di avviare un percorso di indagine e riflessione critica su un tema che vede i professionisti della psicologia come attori profondamente implicati nella società.
Programma:
Ore 10.00 inizio lavori: introduzione a cura della Dott.ssa Roberta FioreA seguire, interventi dei relatori invitati:
Avvocata Elena Coccia
Prof.ssa. Adele Nunziante Cesaro
Prof.ssa Fortuna Procentese
Dott.ssa Gabriella Ferrari Bravo
Dott.ssa Silvana Lucariello
Dott.ssa Elisabetta Riccardi
Relazione di Viviana Esposito sul libro “Pas presunta Sindrome di Alienazione Genitoriale – Uno strumento che perpetua il maltrattamento e la violenza” di Sonia Vaccaro e Consuelo Barea.
Ore 13.00 conclusioni
in colaborazione con:
psicologi.contatto[chiocciola]gmail.com
http://femminismo-a-sud.noblogs.org
www.lekassandre.it
www.sportellolilith.it
giovedì 29 settembre 2011
Contro il comma ammazza blog: #noleggebavaglio
Giro anch'io il post di Valigia Blu Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata #noleggebavaglio
Altro qui.
Altro qui.
...
Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.
Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.
Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
<Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.
Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.
Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.
Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.
lunedì 26 settembre 2011
PORNOTOPIA di BEATRIZ PRECIADO
Fandango Libri presenta Beatriz Preciado autrice di PORNOTOPIA, Playboy: architettura e sessualità
in Italia dal 28 SETTEMBRE al 2 OTTOBRE
Beatriz Preciado sarà in Italia dal 28 settembre al 2 ottobre
Per richieste d’interviste si prega di contattare l’Ufficio Stampa FandangoLibri :
manuela.cavallari@fandango.it
francesca.comandini@fandango.it
giulia.santaroni@fandango.it
Roma, Mercoledì 28 settembre
Presentazione di “Pornotopia” alle ore 19 al Fandango Incontro
Via dei Prefetti, 22
Intervengono Beatriz Preciado e Elena Stancanelli
Ferrara, Venerdì 30 settembre
Beatriz Preciado sarà ospite del Festival Internazionale di Ferrara
ore 11 Cortile del Castello
Radio3Mondo intervista Beatriz Preciado
Intervengono Yulia Latynina e Sarah el Sirgany
Conduce Anna Maria Giordano
Ferrara, Sabato 1 ottobre
17.30 Teatro Comunale
DONNE. Il ritorno delle bambole
Incontro con Beatriz Preciado, Michela Marzano, Natasha Walter e Loredana
Lipperini
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“In Pornotopia, Preciado analizza i processi di spettacolarizzazione delprivato attraverso le case del piacere create da Hugh Hefner. Un libro duro, intenso dove si consuma molta Dexedrina: “È curioso che il farmaco più usato da un uomo che praticamente vive in un letto, sia una pasticca per non
dormire.” El Pais
“La sessualità è come le lingue. Tutti possiamo impararne diverse.” Beatriz Preciado
È noto ormai che nel bel mezzo della Guerra Fredda, il giovane Hugh Hefnercreò quella che sarebbe presto diventata la più importante rivista per adulti del mondo, Playboy. Ciò che la maggior parte del pubblico ignora
invece sono i dettagli del suo lavoro pioneristico come creatore delle “casedi piacere”. Playboy non è stata solo una rivista piena di donne seminude,ma un impressionante progetto comunicativo e architettonico, il cui
principale scopo era quello di offrire una valida alternativa al tradizionale nucleo famigliare americano. Playboy fornì uno strumento per mettere insieme la nuova generazione votata alla finanza e al profitto, con il piacere. Questa è forse l’essenza di Playboy. “Se vuoi cambiare un uomo, cambia la sua casa.” Beatriz Preciado ci guida nel mondo di Playboy, una Disneyland per adulti, fatta di magioni, ville, letti girevoli, caverne tropicali, videocamere di sorveglianza, piscine, ispirata dalle rivoluzionarie utopie sessuali del marchese De Sade e di Ledoux, che funziona come la prima serie di bordelli multimediali nella storia: una moderna pornotopia installata nella cultura di massa contemporanea attraverso la sua ostentata e sfarzosa architettura. Il mondo di Playboy è un esempio perfetto dei cambiamenti che occorsero durante la Guerra Fredda, quando i mezzi di comunicazione di massa cominciarono a occuparsi sempre più spesso di sesso e droghe e dove l’architettura si prestava alla rappresentazione dell’identità maschile.
Il libro finalista del premio Anagrama Miglior Saggio dell’anno 2010
Beatriz Preciado (Burgos, 1970), dottore in filosofia e teoria dell’architettura a Princeton, vive a cavallo tra l’università Parigi VII e il Macba di Barcellona, dove insegna Storia politica del corpo e teoria “Queer”.
Finalista del premio Miglior Saggio dell’anno di Anagrama con Pornotopia, ha scritto anche Manifesto contra- sessuale (Il Dito e La Luna, 2002) e Testo Yonqui (2008).
“Playboy è molto più che una rivista di carta e donne nude. Fra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha provveduto a creare un insieme di ambienti che attraverso un’incomparabile diffusione mediatica hanno contribuito a
incarnare una nuova utopia erotica popolare. La rivista ha inventato e reso popolare “l’Attico di Playboy”, la “Cucina senza cucina” e il celebre “letto rotante” che vedranno luce durante la costruzione della Mansion Playboy nel 1959, “un Palazzo dell’Amore di 32 appartamenti”, che servirà d’ispirazione per il primo reality show della storia della televisione (!) grazie a un sistema di videosorveglianza interna. Così Hefner definisce in modo molto naturale il suo progetto: “Volevo una casa da sogno. Un luogo dove fosse stato possibile lavorare e divertirsi allo stesso tempo, senza i problemi e i conflitti del mondo esterno. Un ambiente che un uomo possa controllare completamente. Lì sarebbe stato possibile trasformare la notte in giorno, guardare un film a mezzanotte e chiedere che servano la cena a mezzogiorno, partecipare a una riunione di lavoro nel bel mezzo della notte e prendere appuntamenti romantici nel pomeriggio. Sarebbe stato un rifugio e un santuario… Mentre il resto del mondo continuava a essere fuori dal mio controllo, nella Mansion Playboy tutto sarebbe stato perfetto. Questo era il mio piano. Sono cresciuto in un ambiente oppressivo e conformista, e quindi
ho cercato di creare un mio proprio universo, dove mi sarei sentito libero di vivere e amare in un modo che la maggior parte della gente non si sogna nemmeno”.
Collana: Documenti
Traduzione: Elena Rafanelli
Numero di pagine: 240
Prezzo: € 16,50
Isbn: 9788860441843
Data di pubblicazione: 3 Marzo 2011
UFFICIO STAMPA FANDANGO LIBRI
sabato 24 settembre 2011
Bologna Lesbian Film Festival - Italy Nuovo Cinema Nosadella - 22 - 25 Settembre 2011
Dal sito della manifestazione:
Some Prefer Cake
Bologna International Lesbian Film Festival
V edizione
La cattiva abitudine di continuare rivoluzioni
Some Prefer Cake anche quest’anno cresce. Quattro giorni di proiezioni di cinema lesbico da tutto il mondo, con molta produzione indipendente e numerose anteprime nazionali, incontri, presentazioni di libri, mostre e feste.Ricchissima la programmazione di lungometraggi narrativi: la Spagna ci regala anche quest’anno cinema acuto, sensibile e divertente con 80 egunean e Nacidas para sufrir, capaci di toccare temi profondi con ironia. Da Hong Kong il fantasioso e frizzante All About Love. Omaggiamo la letteratura che diventa sceneggiatura con The Night Watch, film dall’intreccio avvincente tratto dal romanzo di Sarah Waters, e con Daphne, che della scrittrice Daphne du Maurier traccia un’appassionante biografia. Il controverso Gigola, francese, è un tuffo sensuale nella scena lesbica della Parigi degli anni ‘60. Infine, dall’Inghilterra, il giovane e introspettivo Break My Fall ci porta ad atmosfere intense e autentiche.Esaudiamo un nostro desiderio nell’avere con noi Greta Schiller e Andrea Weiss, due autrici fondamentali della storia del cinema lesbico. Al centro del loro lavoro, da sempre, ci sono la storia e l’importanza di parlarne, divulgarla e soprattutto non perderla, in questo momento storico di labilità della memoria. Se si racconta la storia delle donne, si incontrano inevitabilmente oppressioni ma, per fortuna, anche rivoluzioni.Come quella delle donne che hanno creato il Feminist Art Movement, ribellione alla cancellazione delle donne nel mondo dell’arte. Il potente documentario !Women Art Revolution, anteprima italiana, sarà seguito da un incontro con studiose dell’arte, tra cui Catherine Gonnard, coautrice dell’importante volume femmes artistes/artistes femmes.SPC propone film che ci stupiscono, che ci espongono a visioni, storie, pensieri che minano il simbolico dato. Guardando una donna di 80 anni che suona la tromba o una signora degli anni ‘60 che guida un aereo in gonna e tacchi, impeccabile, siamo sicure di non sentire anche noi un po’ di stupore? La disabitudine a queste immagini è di per sé una violenza, che la società ci fa celandoci le storie delle donne che hanno vissuto la propria vita con il coraggio di fare quello che amavano.Ed emerge l’assoluto bisogno di continuare quelle rivoluzioni, di fare storia, di creare storie, di nutrirci di immagini che sfidino il nostro simbolico.
Celebriamo la ricchezza del cinema lesbico.
Luki MassaMarta Bencich
Qui il programma della manifestazione.
lunedì 19 settembre 2011
Il senso di colpa di Puffetta
Parto da un presupposto: mi piacciono i puffi, sono così ...puffosi, è quasi impossibile non trovarli teneri e divertenti. Così, sono andata a vedere il film in 3D dei puffi. Non mi piace molto il 3D, il più delle volte è una teconologia inutile. Forse perchè non viene utilizzato adeguatamente? Non lo so, so che anche in questo caso se ne poteva fare a meno, il film sarebbe stato ugualmente ...puffoso.
La trama del film è molto semplice e ricalca l'eterna lotta tra puffi e Gargamella, il quale cerca di frullare gli "ometti blu" per ottenere un grande potere, accompagnato dal gatto Birba. Proprio in fuga dal malvagio Gargamella, che finalmente è riuscito a trovare il villaggio segreto, durante la luna blu, alcuni puffi, lui stesso e Birba, attraverso un varco magico - aperto in una cascata - si ritrovano a New York. Nella grande mela una coppia di umani li aiuterà a tornare a casa ed a liberarsi del mago cattivo. La maggior parte delle scene divertenti sono nella prima parte del film, la seconda assume un tono un po' più pesante e sentimentalistico, in vista dell'addio e della morale finale.
La storia è banalotta, ma il film regge bene, la computer grafica ha reso i puffi adeguatamente e per tutto il tempo hai solo voglia di acciuffarne uno e portartelo a casa, salvo pensare che solitamente è ciò che si fa agli animali, privandoli della libertà, perchè sono tanto carini o tanto buoni da mangiare - c'è un Gargamella in ognuno di noi.
Trattazioni a parte meriterebbero i protagonisti umani del film: perchè la donna è incinta? Perchè si sceglie questo momento della vita della coppia? Perchè l'industria cosmetica fa da sfondo a questa vicenda?
Ma ciò su cui mi voglio concentrare è altro. Ai puffi sono state date diverse interpretazioni, chi li vuole màssoni chi li vuole comunisti. In realtà la società dei puffi è in origine una società asessuata di omofili, essi non nascono da altri puffi ma, come viene detto spesso, li "porta la cicogna", puffo vanitoso colpito da un fulmine ha dato vita ad un altro puffo, un baby puffo è stato trovato nella foresta. I puffi, tutti maschi, vivono in cooperazione armonica e, agendo in modo compatto, riescono a sfuggire alle grinfie di Gargamella il quale, intuendo che l'unico modo per raggiungere il proprio scopo è creare una frattura, separare i puffi, crea in laboratorio una Puffetta che metta i maschi uno contro l'altro. Per rompere l'armonia del gruppo, viene introdotto un elemento di disturbo, quale migliore elemento di disturbo se non una femmina, portatrice di scigura bibblica?
Le cose si evolvono però diversamente, Grande Puffo trasforma la Puffetta "maliziosa", dai capelli crespi e neri, in una Puffetta buona e bionda, una minidonna agelicata. Il piano di Gargamella va in frantumi, il pericolo per i puffi è superato, grazie alla saggezza del vecchio che cancella la malia dalla puffa, il livello di seduzione viene infantilizzato - nessuno sarà costretto a lottare per la femmina, nessun puffo diventerà un adulto andandosene con lei e nel contempo rendendo più fragile la compagnia, come voleva il mago, l'unione è salva, anzi rafforzata.
Nel corso del tempo Puffetta si integra perfettamente, non diventa la prostituta del villaggio, come alcuni amano pensare, ma viene accettata come una sorella, un pari, solo di sesso femminile - il genere è espresso dalla leziosità dei gesti e dal vestito.Un'altro tema interessante sarebbe questo: tanti puffi maschi, tanti modelli di maschio, una sola puffa, un solo modello di femmina.
Nonostante l'accettazione rimane in lei, un senso di disagio, un senso di colpa per essere stata creata per il male.
Eccomi giunta al punto: Puffetta ha la consapevolezza di essere stata creata dal cattivo per portare sventura e, nonostante l'intervento di Grande puffo, questa sensazione d'essere sporca e cattiva non la abbandona mai. Lo dice anche Gargamella: tu sei la traditrice.
E lo dice Puffetta chiaramente che a lei non l'ha portata la cicogna, lei è stata fatta apposta per distruggerli. Insomma bisogna che la femmina, anche quella di puffo, si vergogni di se stessa, che si mostri dispiaciuta di esistere, ancorchè sia stata "purificata". Il senso di colpa di Puffetta è il senso di colpa che si richiede alla donna perchè venga accettata dalla comunità.
Se a questo associamo il carattere frivolo che le viene dato: "Allora posso avere più di un vestito" dice guardando le bambole della sua stessa dimensione, il quadro è completo.
Certo che Puffetta è attiva e sveglia come gli altri puffi, ma questo non basta a metterla sullo stesso piano, il senso di colpa è dentro di lei, il peccato originale non le viene mai lavato via.
Vorrei una Puffetta che non chiede più scusa, che urli a voce alta: sono fiera di essere una Puffetta!
Speriamo nel prossimo film!
La trama del film è molto semplice e ricalca l'eterna lotta tra puffi e Gargamella, il quale cerca di frullare gli "ometti blu" per ottenere un grande potere, accompagnato dal gatto Birba. Proprio in fuga dal malvagio Gargamella, che finalmente è riuscito a trovare il villaggio segreto, durante la luna blu, alcuni puffi, lui stesso e Birba, attraverso un varco magico - aperto in una cascata - si ritrovano a New York. Nella grande mela una coppia di umani li aiuterà a tornare a casa ed a liberarsi del mago cattivo. La maggior parte delle scene divertenti sono nella prima parte del film, la seconda assume un tono un po' più pesante e sentimentalistico, in vista dell'addio e della morale finale.
La storia è banalotta, ma il film regge bene, la computer grafica ha reso i puffi adeguatamente e per tutto il tempo hai solo voglia di acciuffarne uno e portartelo a casa, salvo pensare che solitamente è ciò che si fa agli animali, privandoli della libertà, perchè sono tanto carini o tanto buoni da mangiare - c'è un Gargamella in ognuno di noi.
Trattazioni a parte meriterebbero i protagonisti umani del film: perchè la donna è incinta? Perchè si sceglie questo momento della vita della coppia? Perchè l'industria cosmetica fa da sfondo a questa vicenda?
Ma ciò su cui mi voglio concentrare è altro. Ai puffi sono state date diverse interpretazioni, chi li vuole màssoni chi li vuole comunisti. In realtà la società dei puffi è in origine una società asessuata di omofili, essi non nascono da altri puffi ma, come viene detto spesso, li "porta la cicogna", puffo vanitoso colpito da un fulmine ha dato vita ad un altro puffo, un baby puffo è stato trovato nella foresta. I puffi, tutti maschi, vivono in cooperazione armonica e, agendo in modo compatto, riescono a sfuggire alle grinfie di Gargamella il quale, intuendo che l'unico modo per raggiungere il proprio scopo è creare una frattura, separare i puffi, crea in laboratorio una Puffetta che metta i maschi uno contro l'altro. Per rompere l'armonia del gruppo, viene introdotto un elemento di disturbo, quale migliore elemento di disturbo se non una femmina, portatrice di scigura bibblica?
Le cose si evolvono però diversamente, Grande Puffo trasforma la Puffetta "maliziosa", dai capelli crespi e neri, in una Puffetta buona e bionda, una minidonna agelicata. Il piano di Gargamella va in frantumi, il pericolo per i puffi è superato, grazie alla saggezza del vecchio che cancella la malia dalla puffa, il livello di seduzione viene infantilizzato - nessuno sarà costretto a lottare per la femmina, nessun puffo diventerà un adulto andandosene con lei e nel contempo rendendo più fragile la compagnia, come voleva il mago, l'unione è salva, anzi rafforzata.
Nel corso del tempo Puffetta si integra perfettamente, non diventa la prostituta del villaggio, come alcuni amano pensare, ma viene accettata come una sorella, un pari, solo di sesso femminile - il genere è espresso dalla leziosità dei gesti e dal vestito.Un'altro tema interessante sarebbe questo: tanti puffi maschi, tanti modelli di maschio, una sola puffa, un solo modello di femmina.
Nonostante l'accettazione rimane in lei, un senso di disagio, un senso di colpa per essere stata creata per il male.
Eccomi giunta al punto: Puffetta ha la consapevolezza di essere stata creata dal cattivo per portare sventura e, nonostante l'intervento di Grande puffo, questa sensazione d'essere sporca e cattiva non la abbandona mai. Lo dice anche Gargamella: tu sei la traditrice.
E lo dice Puffetta chiaramente che a lei non l'ha portata la cicogna, lei è stata fatta apposta per distruggerli. Insomma bisogna che la femmina, anche quella di puffo, si vergogni di se stessa, che si mostri dispiaciuta di esistere, ancorchè sia stata "purificata". Il senso di colpa di Puffetta è il senso di colpa che si richiede alla donna perchè venga accettata dalla comunità.
Se a questo associamo il carattere frivolo che le viene dato: "Allora posso avere più di un vestito" dice guardando le bambole della sua stessa dimensione, il quadro è completo.
Certo che Puffetta è attiva e sveglia come gli altri puffi, ma questo non basta a metterla sullo stesso piano, il senso di colpa è dentro di lei, il peccato originale non le viene mai lavato via.
Vorrei una Puffetta che non chiede più scusa, che urli a voce alta: sono fiera di essere una Puffetta!
Speriamo nel prossimo film!
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Convegno nazionale della LAIGA (LIBERA ASSOCIAZIONE GINECOLOGI PER L'APPLICAZIONE DELLA 194/78)
Venerdì 21 ottobre alle ore 15.00 - 22 ottobre alle ore 13.00, a Roma presso il Palazzo Valentini ci sarà il primo Convegno nazionale della LAIGA (LIBERA ASSOCIAZIONE GINECOLOGI PER L'APPLICAZIONE DELLA 194/78)contro l'omissione di soccorso medico/psicologico per l'aborto terapeutico e non.
Questo è il programma provvisorio:
21 ottobre 2011
1 ° Sessione - Introduce: M. Boscaglia (Milano)
15,00 LAIGA: chi siamo e le finalità - S. Agatone (Roma)
15.20 La legge 194 in Italia e l'aborto in Europa - M. Parachini (Roma)
15.40 L'obiezione di coscienza ()
16.00 L'opinione di un bioeticista - E. Lecaldano (Roma)
10.20 I numeri dell'obiezione di coscienza - V. Spinelli (Roma)
2° Sessione - Introduce: L. Canitano (Roma)
16.40 L'obiezione nei consultori - M. Toschi (Umbria)
17.00 Il personale non obiettore: l'ostetrica - M. Crescentini (Roma)
17.20 L'anestesista - P. Mazzini (Roma)
17.40 La situazione degli ospedali nel Lazio - G. Scarsellati (Roma)
18.00 Pillola del giorno dopo: obiezione di coscienza dei farmacisti e problematiche
riguardanti le minorenni - Flamigni (Bologna)
18.20 Cosa vogliamo? Esperimento di democrazia diretta
22 ottobre 2011
1 ° Sessione - Introduce: V. Spinelli (Roma)
09.00 Aborto chirurgico nei primi 90 gorni: tecniche ed anestesia - A. Pompili (Roma)
09.20 Aborto medico: protocolli, situazione in Italia e nel Lazio - C. Melega (Reggio Emilia)
09.40 Aborto terapeutico: protocolli fino a 15 settimane - S. Viale (Torino)
10.00 Aborto terapeutico oltre le I5 settimane - V. Spinelli (Roma), P. Pacco (Roma)
10.20 Aborto selettivo - M. Buscaglia (Milano)
2° Sessione - Introduce: S. Agatone (Roma), M. D'Amico (Milano)
11.00 Aborto terapeutico: la consulenza psichiatrica - M. Cannavicci (Roma)
11.20 Limiti temporali per l'aborto terapeutico: il neonatologo - M.G. Gatti (Siena)
11.40 Come far valere e tutelare i nostri diritti e quelli delle donne
12.00 TAVOLA ROTONDA:
UIL - R. Giangrazi (Roma)
CGIL
SUMAI - R. Lala (Roma)
Tribunale dei diritti dei malato... (Roma)
Associazioni Consumatori: Mondoconsumatori, AIEC, Consob (Roma)
13.00 Conclusioni e chiusura dei lavori
Fonte: facebook
Questo è il programma provvisorio:
21 ottobre 2011
1 ° Sessione - Introduce: M. Boscaglia (Milano)
15,00 LAIGA: chi siamo e le finalità - S. Agatone (Roma)
15.20 La legge 194 in Italia e l'aborto in Europa - M. Parachini (Roma)
15.40 L'obiezione di coscienza ()
16.00 L'opinione di un bioeticista - E. Lecaldano (Roma)
10.20 I numeri dell'obiezione di coscienza - V. Spinelli (Roma)
2° Sessione - Introduce: L. Canitano (Roma)
16.40 L'obiezione nei consultori - M. Toschi (Umbria)
17.00 Il personale non obiettore: l'ostetrica - M. Crescentini (Roma)
17.20 L'anestesista - P. Mazzini (Roma)
17.40 La situazione degli ospedali nel Lazio - G. Scarsellati (Roma)
18.00 Pillola del giorno dopo: obiezione di coscienza dei farmacisti e problematiche
riguardanti le minorenni - Flamigni (Bologna)
18.20 Cosa vogliamo? Esperimento di democrazia diretta
22 ottobre 2011
1 ° Sessione - Introduce: V. Spinelli (Roma)
09.00 Aborto chirurgico nei primi 90 gorni: tecniche ed anestesia - A. Pompili (Roma)
09.20 Aborto medico: protocolli, situazione in Italia e nel Lazio - C. Melega (Reggio Emilia)
09.40 Aborto terapeutico: protocolli fino a 15 settimane - S. Viale (Torino)
10.00 Aborto terapeutico oltre le I5 settimane - V. Spinelli (Roma), P. Pacco (Roma)
10.20 Aborto selettivo - M. Buscaglia (Milano)
2° Sessione - Introduce: S. Agatone (Roma), M. D'Amico (Milano)
11.00 Aborto terapeutico: la consulenza psichiatrica - M. Cannavicci (Roma)
11.20 Limiti temporali per l'aborto terapeutico: il neonatologo - M.G. Gatti (Siena)
11.40 Come far valere e tutelare i nostri diritti e quelli delle donne
12.00 TAVOLA ROTONDA:
UIL - R. Giangrazi (Roma)
CGIL
SUMAI - R. Lala (Roma)
Tribunale dei diritti dei malato... (Roma)
Associazioni Consumatori: Mondoconsumatori, AIEC, Consob (Roma)
13.00 Conclusioni e chiusura dei lavori
Fonte: facebook
giovedì 8 settembre 2011
Sacconi pensa che per salvarsi da uno stupro basti dire semplicemente "no"
Ministro,
le scrivo per esprimerle tutto il mio disprezzo, disgusto e disappunto per l'ignobile storiella dello stupro di massa consenziente (http://tv.repubblica.it/do
La sua ironia sulla più ignobile delle violenze, lo stupro, di cui solo in Italia sono vittime migliaia di donne ogni anno, è tra le testimonianze più palesi del degrado umano di questo paese, degrado di cui lei è artefice in prima persona, poichè chi non si dichiara apertamente contro la cultura dello stupro è complice di ogni stupro.
Le sue immediate scuse pubbliche per questa, a dir poco, infelice uscita, e le dimissioni dal suo incarico di Governo, le restituirebbero un po' di dignità, e la ricollocherebbero nella categoria essere umano, comunque non tra i migliori,
saluti"
mercoledì 7 settembre 2011
Non ci sta dentro
Cosa ne pensate di un'azienda di abiti per taglie "morbide" che usa una modella magrissima per farsi pubblicità?
Una scelta offensiva che censura i corpi che realmente vestiranno quei capi e comunica senso di inadeguatezza, ribadendo che il vero e unico modello giusto di donna è quello della magra.Quest'ossimoro è umiliante.
Se volevate produrre un effetto "contrastante e ironico", beh avete sbagliato.
Una scelta offensiva che censura i corpi che realmente vestiranno quei capi e comunica senso di inadeguatezza, ribadendo che il vero e unico modello giusto di donna è quello della magra.Quest'ossimoro è umiliante.
Se volevate produrre un effetto "contrastante e ironico", beh avete sbagliato.
giovedì 1 settembre 2011
Miss Italia
Arguzia in questo post analizza il decalogo - in realtà i punti sono undici, ma non sapevano come si chiama un elenco di undici punti e l'hanno chiamato comunque decalogo* - dicevo, il decalogo al quale si deve attenere la ragazza Miss Italia per essere accettabile.
Accettabile per chi poi? Per le famiglie che vedono culi e tette ogni giorno in televisione a ora di cena e pranzo, come decorazione di carne attorno ai "sobri" conduttori in completo classico nei giochi a premio? Sì per loro.
Che però non si accorgano che sempre di carne venduta un tanto al kilo si tratta!
La Miss Italia dev'essere senza segni di godimento sul corpo, intendo di godimento del proprio diritto all'autodeterminazione: no pircing no tatoo, ritocchino sì ma discreto. Tutto in onore del buongusto di corpi silenziosi e canonizzati.
Miss Italia, ossia una giovane donna mite e sorridente, non troppo brillante, non appariscente, ma dai tratti armoniosi, da sfoggiare nei salotti e nelle feste in discoteca, si accetta anche la taglia 44 - che non sembri tale.
*Eddai è facile!Su, basta rifletterci un attimo! En ...end ...en-de-ca
...E N D E C A L O G O!
La Miss Italia dev'essere senza segni di godimento sul corpo, intendo di godimento del proprio diritto all'autodeterminazione: no pircing no tatoo, ritocchino sì ma discreto. Tutto in onore del buongusto di corpi silenziosi e canonizzati.
Miss Italia, ossia una giovane donna mite e sorridente, non troppo brillante, non appariscente, ma dai tratti armoniosi, da sfoggiare nei salotti e nelle feste in discoteca, si accetta anche la taglia 44 - che non sembri tale.
*Eddai è facile!Su, basta rifletterci un attimo! En ...end ...en-de-ca
...E N D E C A L O G O!
sabato 27 agosto 2011
Pretty baby 3 - Barely legal
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| Immagine tratta da un sito Barely Legal |
Barely legal è la dicitura sotto la quale si nascondono spesso pedofili e pederasti. Significa "legale quanto basta" e nei siti porno, sia soft porno che hardcore, sotto quest'etichetta, unitamente a quella teen, circolano foto e filmati di ragazze appena diciottenni con codini, treccine e gonnellini scozzesi, peluche e oggetti da teenager. Corpi acerbi e faccine innocenti, ragazzine coinvolte in situazioni pubbliche o private, in cui c'è un uomo, spesso maturo, che si fa sedurre o che seduce la ninfetta. Materiale che non può essere fermato, perché sulla carta quelle ragazze risultano essere maggiorenni, anche se sembrano tredicenni.
Rappresentano però un immaginario coltivato come un prezioso giardino, nemmeno troppo segreto.
Perché, infatti, la macchina dell'immaginario pedopornografico e pedofilo lavora meglio e più velocemente di quanto ci si aspetti e le tredicenni, le undicenni, le decenni, fino ad arrivare alle bimbe più piccole, vengono coinvolte in campagne pubblicitarie che di legale non sembrano avere più niente, ma essendo promosse da potenti case di moda e riviste patinate, passano indisturbate sotto gli occhi di tutti. Fotografare una bambina di nove anni piegata in avanti, sorridente e ammiccante o mollemente adagiata in costume da bagno, è pedopornografia. E questo non accade in un remoto angolo del cosiddetto Terzo mondo.
Nonostante le civilissime leggi europee, le carte per i diritti dell'infanzia, le campagne contro il turismo sessuale, niente è cambiato da quando Eva Ionesco compariva nuda su Playboy a undici anni.
Nonostante le civilissime leggi europee, le carte per i diritti dell'infanzia, le campagne contro il turismo sessuale, niente è cambiato da quando Eva Ionesco compariva nuda su Playboy a undici anni.
![]() |
| Immagine tratta da una campagna pubblicitaria di biancheria per bambine, commercializzata in Italia da Coin |
Negli ultimi giorni Comunicazione di genere e Femminismo a sud hanno pubblicato dei post sullo sfruttamento delle bambine nella moda, quello sfruttamento che contribuisce al mantenimento e al potenziamento dell'immaginario pedofilo. Purtroppo però non c'è affatto un "allarme sfruttamento delle bambine" nessuno è allarmato.
Alcuni blog ne parlano, mentre i giornali se ne disinteressano, esattamente come si disinteressano dei femminicidi.
Una bimba che ammicca da una foto pubblicitaria con un reggiseno imbottito viene educata a essere una preda docile per uomini adulti. E' una bambina violata nel suo diritto a essere bambina e basta.
E' una bambina colonizzata.
Cosa potrà mai pensare se non "Esisto perché sono sexy", anche a dieci anni, quanto si sentirà in obbligo di piacere agli altri prima che a se stessa.
Quale necessità ha una bambina di indossare un reggiseno imbottito?Altri post in tema:
Pretty baby 2
Pretty baby
venerdì 22 luglio 2011
Nata femmina in Italia, riassuntivo degli ultimi giorni
Per chi come me non avesse seguito gli ultimi sviluppi del programma di sterminio, morale e fisico, delle donne in Italia.
Siamo arrivati a quota ottantatré (83) donne uccise, il ventotto giugno eravamo a quota settantuno (71), significa che in meno di un mese hanno smesso di respirare, mangiare, passeggiare, guardare la televisione, parlare con un'amica, la mamma, la sorella, il padre, dormire, sognare, lavarsi i denti, andare dal parrucchiere, abbracciare i figli, sperare di fare un viaggio, imparare una nuova lingua, fare sesso, vedere il Louvre o andare a Ibiza, progettare una gita al mare, camminare a piedi nudi con le scarpe in mano per non far rumore mentre qualcuno dorme, cucinare, lavare, stirare, cambiarsi l'assorbente pregno di sangue caldo, andare a fare la spesa, lavorare, discutere col capufficio, il resposabile, pagare le bollette, vivere ottantatré persone, che se fossero state di sesso maschile i giornali parlerebbero di strage, ma poichè sono femmine, quando muoiono non c'è da ragionarci tanto ed è colpa loro ( Repubblica in questo articolo in cui si dice, per esempio, che l'assassino di Melania non ha colpe perchè infine la colpa è della morta che se l'è cercata), sono solo una più una più una più una ...è come se le donne che muoio per mano di "amati", non si sommassero mai e non facessero mai un numero abbastanza alto per farsi notare, infondo ce lo ripetono fin da bambine che dobbiamo essere buone, fare silenzio, non dare fastidio, nemmeno morte.
E poichè non si da fastidio a nessuno, nè da vive nè da morte, ma meglio morte, in Italia i centri anti violenza chiudono. Perchè ottantatre donne morte non sono abbastanza, l'Italia ne vuole di più, le vuole morte per assassinio, di botte, calci, pugni, meglio se prima qualcuno le ha stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, torturate, torturate, ecc. non li linko tutti perchè dopo un po' annoiano, sono tutti simili, alcuni incredibilmente, cambia solo il nome, quando c'è, della donna o ragazzina o bambina, il colore dei capelli, ma la storia, non cambia mai, forse è per questo che non basta mai, perchè sembra sempre la stessa? Non cambiano nemmeno le colpe: "Avevi la gonna troppo corta", a settant'anni come a due o a cinque, "Mi hai umiliato", quando lei gli dice che i suoi, di lui, ripetuti tradimenti la feriscono e vuol lasciarlo.
Poi c'è il capitolo i.v.g. l'interruzione volontaria di gravidanza, quella operazione (chirurgica o chimica) che permette alle donne di mettere al mondo figli voluti, amati e sani, soprattutto di non morire tra le mani di medici improvvisati, assumere farmaci a caso per interrompere gravidanze indesiderate, derivanti da stupri, relazioni sbagliate (con uomini abusanti, violenti, egoisti), estrema indigenza (dalla quale non si può uscire perchè in Italia le donne non hanno realmente diritto al lavoro e vengono licenziate per prime), fallimento dei contraccettivi (per altro osteggiati dalla religione cattolica e non adeguatamente supportati dal ministero della sanità). Operazione prevista nella pratica medica e normata dalla legge 194, legge dello Stato italiano, la stessa che ha anche istituito i consultori, che dovevano servire a tutelara la salute delle donne e della famiglia, essendo le donne quelle che partoriscono, indefinitiva, e nessun altro, operazione della quale in questo momento, in Italia, sembra proprio non si possa usufruire, essendo che tutti i medici hanno avuto un reflusso di "coscienza", diventando obiettori. Così anche molti infermieri e infermiere e ostetriche.
Quindi in Italia ti può capitare di fare un'amniocentesi dalla quale risulti che il feto è malato di una malattia incompatibile con la vita, e che questo renda chiaramente inutile portare avanti la gravidanza, poichè alla fine non ci sarà nessun figlio da amare e crescere, e perchè la tua persona (fisica - ormoni, muscoli, pelle, ossa - e psichica - relazione con il figlio, immagine di se, identità, rapporto con il mondo esterno) verrebbe sconvolta ulteriormente e inutilmente; penseresti che questo basti a convincere medici, infermieri e ostetrica che la tua i.v.g. è del tutto legittima, ma sbaglieresti, perchè per gli obiettori nessuna i.v.g. è legittima o forse non è legittimo far perdere loro tempo con un'operazione noiosa e infruttuosa dal punto di vista della carriera, e così ti può capitare che, anche se ti trovi in ospedale, te la devi vedere da sola, senza spiegazioni, senza assistenza, senza umanità.
Che nessuno si sorprenda, quindi, se sente una femminista dire che alle donne, in Italia, dev'essere ancora riconosciuto lo status di essere umano.
Bimba di 5 anni violentata da tre 15enni nel Tarantino
TARANTO - Una bambina di 5 anni sarebbe stata costretta a subire abusi sessuali da tre quindicenni in un comune della provincia di Taranto.
C'è massimo riserbo da parte degli inquirenti che stanno indagando dopo la denuncia presentata dai genitori della piccola. L'episodio è avvenuto nei giorni scorsi in una zona isolata a ridosso di un comprensorio di case popolari.
La bimba sarebbe stata attirata in un casolare e violentata dal branco. Ai genitori ha detto di essere stata aggredita da tre ragazzi. Non si sa per ora come i carabinieri, che si occupano delle indagini, siano riusciti a risalire ai tre quindicenni come presunti violentatori.
PICCOLA HA RACCONTATO FASI AGGRESSIONE - Le fasi da incubo dell'aggressione subita dalla piccola di cinque anni violentata da tre adolescenti nel tarantino sono state raccontate dalla stessa bambina: prima ai genitori e poi agli investigatori che hanno raccolto i particolari degli atti descritti, anche con disegni espliciti che sono stati utilizzati da investigatori e psicologi. Al rientro a casa la bambina che portava sul corpo i segni delle violenze è stata condotta in ospedale dove è stata visitata e curata. Uno dei componenti del branco sarebbe stato già individuato e si cercano gli altri due. Per ora nessuna misura è stata adottata nei confronti di alcuno dei tre.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/07/22/visualizza_new.html_782435167.html?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook
C'è massimo riserbo da parte degli inquirenti che stanno indagando dopo la denuncia presentata dai genitori della piccola. L'episodio è avvenuto nei giorni scorsi in una zona isolata a ridosso di un comprensorio di case popolari.
La bimba sarebbe stata attirata in un casolare e violentata dal branco. Ai genitori ha detto di essere stata aggredita da tre ragazzi. Non si sa per ora come i carabinieri, che si occupano delle indagini, siano riusciti a risalire ai tre quindicenni come presunti violentatori.
PICCOLA HA RACCONTATO FASI AGGRESSIONE - Le fasi da incubo dell'aggressione subita dalla piccola di cinque anni violentata da tre adolescenti nel tarantino sono state raccontate dalla stessa bambina: prima ai genitori e poi agli investigatori che hanno raccolto i particolari degli atti descritti, anche con disegni espliciti che sono stati utilizzati da investigatori e psicologi. Al rientro a casa la bambina che portava sul corpo i segni delle violenze è stata condotta in ospedale dove è stata visitata e curata. Uno dei componenti del branco sarebbe stato già individuato e si cercano gli altri due. Per ora nessuna misura è stata adottata nei confronti di alcuno dei tre.
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mercoledì 13 luglio 2011
Domodossola, la vittoria delle mamme con il pancione
Una delegazione a Torino, strappa al direttore generale della sanità piemontese la promessa che a settembre il punto nascite dell'ospedale sarà riaperto
di SARA STRIPPOLIHanno vinto le mamme con il pancione. Il punto nascite di Domodossola riaprirà, forse già nei primi quindici giorni di settembre. Dopo aver ascoltato le ragioni della delegazione di Domodossola, il direttore regionale della salute Paolo Monferino ha ingranato la retromarcia e ha promesso che le mamme con il pancione riavranno il loro servizio. Non solo. Nei primi giorni di agosto, ha annunciato una sua visita a Domodossola per verificare personalmente le condizioni della struttura e dei suoi bisogni. Terzo punto dell’accordo, una videoconferenza che si svolgerà lunedì o martedì, in cui sarà discusso il piano di emergenza messo a punto per affrontare i parti difficili. Saranno mantenuti a Domodossola, mentre quelli ordinari saranno dirottati a Verbania durante il periodo di chiusura.Il sindaco di Domodossola, che ha partecipato al lungo incontro con il sindaco di Crevoladssola Giovanni Rondinelli e il vicesindaco di Villadossola Marcello Perugini, è soddisfatto: «L’ingegner Monferino ha dimostrato grande concretezza, ha preso in considerazione distanze e chilometri e ha capito che il nostro punto nascite è importante per il territorio». Tiziana Zazzari del comitato di mamme tira un sospiro di sollievo: «Siamo state rassicurate e siamo contente di aver avuto risposte che ci lasciano più tranquille per il futuro del Punto nascite».
(12 luglio 2011)
http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/07/12/news/domodossola_la_vittoria_delle_mamme_con_il_pancione-19047844/
martedì 12 luglio 2011
Mamma e figlia insieme all’esame di maturità
L'istruzione è uno degli aspetti chiave dell'emancipazione, poichè permette di avere maggiori possibilità di lavoro e sopratutto di acquisire consapevolezza sociale.
Questo articolo si collega ai recenti tagli alle scuole serali. Quante sono le persone, non solo donne, che grazie alle serali hanno potuto conseguire un diploma? Migliaia. Migliaia di persone che hanno potuto riprendere a studiare, formarsi come cittadini, acquisire una cultura ed in molti casi una professione.Questo è il gruppo facebook sui corsi serali tagliati dal governo italiano.
...
Mamma e figlia insieme all’esame di maturità
Secondo gli esperti in tematiche adolescenziali, un genitore non dovrebbe mai accompagnare il figlio a scuola il giorno dell’esame di maturità, ma la vicenda che ha come protagoniste due insolite maturande di Perugia sembra sfatare questa teoria, perché le due studentesse sono proprio madre e figlia.
Hanno frequentato le scuole serali insieme e così, fianco a fianco, hanno sostenuto le prime prove della maturità. La madre è Rosalba Perin Mantello, di 54 anni, mentre la figlia è Valentina Corsi, una giovane ragazza agguerrita che dopo un anno di standby ha deciso di tornare sui banchi e diplomarsi.
Alle prese con le prime esperienze lavorative come baby sitter e commessa in una tabaccheria, Valentina ha infatti ripreso in considerazione l’importanza di un diploma grazie alla tenacia della mamma Rosalba.
“Mia madre frequentava già il corso serale e mi ha contagiata. E fa un certo effetto oggi trovarci qui tutte e due.”
Stesse esperienza ma, tuttavia, scelte diverse di fronte ai temi della prova di italiano. Per la mamma meglio affrontare le problematiche legate all’alimentazione proposte dalla traccia “Siamo quello che mangiamo?”, mentre la figlia ha optato per il saggio breve su “Amore, odio e passione”.
Volete sapere se anche la coraggiosa signora ha fatto ricorso ai soliti trucchetti non consentiti per superare le prove? Decisamente no, perché forse ormai fuori tempo massimo e, soprattutto, perché adeguatamente preparata. Nonostante ciò, è stata la stessa Rosalba a ammettere di aver scritto una tesina multimediale grazie all’aiuto dell’altro figlio, supporto per la parte tecnologica.
“Trucchetti per copiare? Non ho l’età e mi sembrerebbe di prendermi in giro. La maturità, per me, è soprattutto una sfida personale. E poi siamo preparate.”
http://www.diredonna.it/mamma-e-figlia-insieme-allesame-di-maturita-44680.html
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