domenica 17 febbraio 2013

Una alleanza infame tra femministe, polizia e conservatori danneggia le donne in nome della difesa dei loro diritti

Riporto qui di seguito l'articolo tradotto da Fas sui danni umani e politici prodotti dalla lotta antiprostituzione.

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Un articolo che abbiamo tradotto a più mani, io, Claudia, con la supervisione di Lafra (ricordate che il gruppo traduzione di FaS è attivo e se volete partecipare iscrivetevi alla mailing list o potete scrivere a traduzioni[@]autistiche.org). Grazie all’autrice dell’articolo, Melissa Gira Grant, che ci ha autorizzate a tradurre e pubblicare il suo pezzo e grazie a tutte per lo splendido lavoro militante e buona lettura!

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Una alleanza infame tra femministe, polizia e conservatori danneggia le donne in nome della difesa dei loro diritti.
E’ un articolo pubblicato in inglese da Melissa Gira Grant. E tradotto in spagnolo qui (link). Nella premessa a questa versione Melissa afferma: “Nonostante si basi sulla situazione negli Stati Uniti, sono coinvolte istituzioni come l’ONU e, cosa più interessante, la situazione in Spagna non è molto diversa, sebbene la prostituzione non sia un reato. Tuttavia in alcune città di fatto lo è dato che si applicano ordinanze cittadine: le prostitute vengono multate con cifre che vanno dai 300 fino ai 3.000 euro. Dal momento che molte sono straniere la discriminazione è tremenda, si esercita una violenza istituzionale. Perseguitate dalla politica. Ciononostante sono permessi e tollerati impunemente i bordelli dove non viene riconosciuto alcun diritto al lavoro e infine la corrente femminista che sostiene l’abolizione della prostituzione, infantilizza le donne non riconoscendo loro la capacità di assumere rischi e di prendere decisioni, vittimizzandole.”
Il 30 agosto, una donna di 19 anni è stata arrestata in Ann Arbor (Michigan) dopo che un potenziale cliente aveva chiamato la polizia per denunciarla. Sosteneva che la donna avesse aumentato il prezzo dei suoi servizi rispetto al primo contatto via internet. La polizia l’ha portata via in manette.
Non c’è niente di particolarmente eccezionale in questa storia, apparsa per la prima volta sul sito AnnArbor.com. Si tratta di uno delle decine di casi tra quelli che si possono trovare ogni giorno nei rapporti di polizia e nei giornali locali di tutto il paese, spesso accompagnati da immagini delle arrestate. Non vi è alcuna organizzazione che difenda i diritti delle donne, che raccolga i dati completi di quante persone vengono arrestate, processate, condannate e incarcerate per accuse relative alla prostituzione. Ma i loro nomi e le loro foto restano perennemente nei vari motori di ricerca, a prescindere dal verdetto dei processi che le riguardano.

sabato 9 febbraio 2013

Secondo Convegno Nazionale L.A.I.G.A.

Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Attuazione della legge 194

Roma, 8 e 9 Marzo 2013
Aula Magna Ospedale Forlanini Piazza Carlo Forlanini, 1 Roma
Sono previsti tra gli altri gli interventi di diverse associazioni:
Riccarda Triolo (AGEO), Maurizio Bologna (AGICO), Marina Toschi (AGITE), Mario Puiatti (AIED), Giovanna Scasselati (ANDRIA), Francesca Koch (Casa Internazionale delle donne), Giuseppina Adorno (Consulta dei Consultori), Filomena Gallo (Associazione Luca Coscioni), Maurizio Orlandella (SMIC), Vittoria Tola (UDI), Gabriella Pacini (Vitadidonna)
Durante la giornata dell’8 Marzo si terranno 2 corsi dal titolo:
“La contraccezione ormonale post IVG: Corso teorico pratico di impianto sottocutaneo”.
I corsi saranno tenuti dalla Dott.ssa Anna Pompili

L'associazione LAIGA nasce dall'impegno di un gruppo di ginecologi non obiettori: la dott.ssa Silvana Agatone e la dott.ssa Concetta Grande, del servizio Applicazione legge 194/78 dell'Ospedale Sandro Pertini Roma; il dott. Franco Di Iorio e il dott. Marco Sani, del servizio Legge 194/78 del Policlinico Casilino Roma. Da anni i medici di LAIGA si riuniscono insieme ad altri, pochi operatori non obiettori del Lazio.
Lo scopo di queste riunioni è contarci, conoscerci e cercare di migliorare e salvaguardare l’applicazione della legge 194. Conoscerci e contarci perché finora non vi è alcuna lista né presso la Regione Lazio né presso il Ministero della Salute sulla quale risultino i centri e gli operatori che applicano la Legge 194.

Il programma delle due giornate qui.

venerdì 8 febbraio 2013

L'opinione non cambierà il mondo, ma può appestarlo


Non c’è dibattito sul femminicidio e non ci può essere con chi lo nega , ci sono valori come essere contro il razzismo, contro la pedofilia, essere contro il nazismo e il fascismo, essere contro il femminicidio che in questa nazione sono fondamentali.
Non c’è nessuna pluralità di opinione che possa giustificare il sacrificio di tali valori, soprattutto per il giornalismo. Purtroppo in Italia i valori non vengono prima delle opinioni, questo è il Paese in cui molti giornalisti e direttori egocentrici stanno distruggendo anche l’ultima briciola di civiltà e coscienza per far posto a un cinismo che mette spavento. E’ il caso oggi di Peter Gomez e il sito de il fatto quotidiano che normalmente reclama alti valori costituzionali, purtroppo come diceva Hegel il demonio cova nei dettagli , e stavolta i dettagli sono pesanti.
Sul sito del fatto quotidiano è comparso un post sessista contro il femminicidio che a detta del blogger sarebbe un’invenzione mediatica. Lo stesso sito dove scrivono la Zanardo e altre che provano a difenderle le donne. Come si fa a considerare più opinioni sui valori? E’ come se uno mettesse un post di Messina denaro e poi di Borsellino. Non è pluralità, ma rendere opinabile la mafia. “Salga a bordo cazzo direttore!”
In Italia si paga con la vita il cinismo degli uomini . Non ha tremato il direttore davanti a quelle righe infamanti, non ha sentito neanche un rigurgito di giustizia pubblicando quel post. Ho bisogno di indignarmi ancora contro il cinismo maschilista che con leggerezza considera lecito avallare l’odio sessista , non lo si può scambiare per opinione .
Caro direttore purtroppo il mondo non lo cambia un’opinione , ma il buon esempio e lei oggi non lo ha cambiato, anzi lo ha peggiorato. Oggi con la sua azione ci ha comunicato che si può avere un dibattito sulla piaga sociale del femminicidio fino a negarlo. Deve sapere che io so , so tutto, non ho le prove ma so chi sono i mandanti morali di tutti quegli omicidi: sono i tanti misogini come lei che messi nei posti di potere dell’informazione italiana possono influire sull’informazione del Paese, formare valori e disvalori fino a rendere opinabile e leggero ammazzare una donna.
Provo vergogna per tutti voi per colpe che non potrete vedere mai a causa di una mediocrità sessista
Io però so tutto non ho le prove, ma lo so e voglio urlarlo a nome di Carmela e le altre 99 che in 10 mesi sono state già ammazzate.

Fonte: http://www.articolo21.org/2012/10/non-ce-dibattito-sul-femminicidio/

sabato 2 febbraio 2013

Activists press for decriminalisation of sex work

The UN has become a key forum for sex workers across Asia and Pacific to press for sex work reforms to ensure that sex workers get better access to health facilities and improve their lives.
UN officials say that globally sex workers are 14 times more likely to acquire HIV than other women of reproductive age yet fewer than one in five have access to HIV prevention, treatment and care.
A 2012 report released jointly by the UN Development Program (UNDP), the UN Population Fund (UNFPA) and UNAIDS pressed for the decriminalization of sex work in many countries so that HIV prevention and treatment programs reach sex workers more effectively.
The report examined 48 Asian and Pacific countries, including China, Fiji, India, Indonesia, Malaysia, Myanmar, Nepal, Papua New Guinea, the Philippines, Sri Lanka and Vietnam, where sex workers reported condom confiscation and police harassment. Only in New Zealand and the Australian state of New South Wales have laws that decriminalize sex work.
Reforms
Most sex workers in Asia and Pacific are not aware of their rights
John Godwin, an Australian human rights lawyer and author of a United Nations' report calling for decriminalization of sex work, says the debate over sex workers' role in the Asia Pacific is aimed at broadening the discussion over health and human rights issues.
"It is a capacity developing process. The organizations working for the rights of sexual workers are learning from each other," Godwin told DW.
Most representatives of sex workers' organizations in Asia and Pacific could not participate in the International AIDS Conference held in Washington last year due to the visa and immigration laws. Instead, a "shadow" conference was held in Kolkata, India where sex workers discussed the issue of decriminalization and shared lessons from individual experiences, Godwin said.
Godwin says that there is a greater chance for safer sex practices if laws related to sex work are reformed.
Advocacy
Blue Diamond, a non-government advocacy group in Nepal, has also been pressing for a review of existing laws and policies, especially for transgender sex workers.
In Thailand, where prostitution is largely illegal but accepted, non-government group SWING works with transgender and gay workers. Surang Janyom, director of SWING, says that sex workers do not seek treatment because of fear.
"Sex workers are afraid of going to health services for treatment," Surang told DW. "Some are more confident than others, but it is true that the laws are intimidating for most of them," she said.
Sex industry is thriving in Asia
In Fiji, the Survival Advocacy Network (SAN) is campaigning to gain social recognition for sex workers and to ensure equal rights for them, particularly in access to health care.
Rani Ravundi, SAN's coordinator, told the UN in a report on HIV and sex work that social stigma remained a big concern in Fiji.
"In Fiji, there are so many stigmas against us. Everybody views us as sinners," Ravundi told DW. "We face psychological and physical violence. It limits everything we can do as humans," she said.
In India, the Ashodaya Academy advocacy group based in Mysore sees its role as a "learning site" for community-led HIV interventions and community capacity building. The Academy has trained over 5,000 people in over five years and works with India's National AIDS Control Organization (NACO) and state-based AIDS control Societies and Avahan, an organization backed by the Bill & Melinda Gates Foundation to reduce the spread of HIV in India.
In Myanmar, where laws criminalize sex work, the group TOP/PSI now successfully operates 18 drop-in centres where sex workers undertake English classes and training on life skills and sexual health.
Tracey Tully, director of the Asia Pacific Network of Sex Workers, told DW that the main goal of the activists campaigning for sex worker's rights was to empower them nationally as well as regionally.

Fonte: http://www.dw.de/activists-press-for-decriminalization-of-sex-work/a-16583702

mercoledì 30 gennaio 2013

Nella vita di Magda?

Oggi mi è capitato di vedere questo video:



Si intitola Le vite degli altri, è un programma televisivo di una ex iena, Angela Rafanelli.
In pratica la giornalista, non so se lo è, passa un mese con Magda, una prostituta rumena che vive in una baracca nei boschi, per capire ‘il mondo della prostituzione’.
Il racconto è sostenuto da varie musiche drammatiche.
Le difficoltà di adattamento alla vita di Magda sono evidenti fin dal principio. L’acqua corrente è una cosa alla quale si è talmente abituati che non averla fa disperare, succede anche al campeggio. Il racconto è punteggiato da questo genere di piccolezze che, andandosi ad accumulare una alla volta, evidenziano la distanza tra Magda e Angela, che non è una distanza dovuta al lavoro di Magda, almeno non principalmente, ma di classe sociale e status mentale. A un certo punto Angela si mette a piangere perché Magda le dice che non le piace fare l’amore (dopo scopriremo che è stata stuprata a 12 anni e ogni volta che va con un cliente rivive quello stupro). Capiamo che l’impatto dev’essere forte, ma cara che t’aspettavi in queste condizioni?
Al centro c’è un monologo pressoché assurdo:
“E allora mi domando che senso abbia fare questa vita, per fare un lavoro per guadagnare dei soldi che molto probabilmente si protrebbero guadagnare lavorando tutti i giorni le otto ore canoniche magari in un supermercato piuttosto che da un’altra parte”
E certo perché a una donna rumena, apparentemente senz’arte ne parte, danno un lavoro così, perché nei supermercati italiani sono generosi.
Beh, Angela, con tutto il rispetto, ma è bello parlare quando si fa parte della ‘razza giusta’. Ma anche della classe giusta, dato che la mia amica, italianissima, quando il supermercato in cui faceva la cassiera ha chiuso, è stata un anno e mezzo senza riuscire a trovare altro da fare, aveva anche fissato la data per sposarsi e poi non l’ha potuto fare perché, coincidenza, anche il fidanzato ha perduto il lavoro. Per fortuna tre mesi fa il supermercato ha riaperto e l’hanno ripresa, par-time (ovviamente sulla carta), cioé 400 euro al mese, ma non per otto ore canoniche, per 10 compresa la domenica mattina.
“Trovo veramente difficile capire come si possa accettare questa condizione per guadagnare dei soldi”.
Si chiama bisogno e tu, sempre con rispetto parlando, evidentemente non l’hai mai avuto!
“Lì dentro fa un freddo che non avete idea, io credo di non averlo mai provato. Sono andata a fare il caffè c’era la caffettiera congelata!”
Comodo il riscaldamento autonomo. Tu te lo paghi lavorando in televisione.
“Non ce la fai a vivere così, io non ci riesco”
E grazie al cazzo!
“E’ evidente che per loro l’Italia rappresenta la terra promessa, non so come dire: il benessere, no? In nome di questo loro sono disposti a tutto”.
Non stavamo vedendo un ‘documentario’ sulla vita di una prostituta rumena? Adesso il programma si è trasformato in uno studio sociologico sull’immigrazione rumena in Italia. Il luogo comune si trova a un passo dal pregiudizio. Ma a Magda glielo hai chiesto se vede così l’Italia? No, non l’hai nemmeno ascoltata, visto che poco prima già t’aveva detto che è venuta qui perché un’amica le ha consigliato questa zona, per i guadagni maggiori rispetto alla Romania. E’ un po’ come prima quando ti sei messa a piangere, il sospetto di esprimere un giudizio personale che niente c’entra con il soggetto del tuo ‘studio’ non ti sfiora nemmeno un po’?
La voce fuori campo che ripete: come lei ogni giorno è andata a battere a questo punto si commenta da sola. E infatti Magda glielo dice: è inutile che stai con me in strada, tu mi accompagni e, essere una puttana, non puoi sapere com’è se non lo fai.
Alla fine Magda e Angela fanno un po’ amicizia, la prima mette da parte il giudizio negativo che si era fatta delle italiane, le quali normalmente le urlano puttana dalle auto.
La sera prima che Magda parta per la Romania, per andare a trovare suo figlio e sua madre, Angela le paga una notte in albergo. Un gesto gentile, certo. Che ancora una volta sottolinea la differente prospettiva delle due donne. E’ come regalare cornetti al cioccolato la mattina di natale a chi mangia tutti i giorni pane raffermo spugnato nell’acqua.
“Sono stata con Magda 4 settimane e ho cercato di capire il mondo della prostituzione”.
Sbagliato, hai capito probabilmente solo un pezzetto della vita di Magda, perché lei te lo ha concesso.
“Mi ha lasciata con tanti dubbi e anche interrogativi”.
Anche a me, soprattutto mi resta il dubbio che spesso guardiamo senza vedere, anche senza sentire. Perché Magda sceglie di fare qualcosa che non le piace per mettere da parte dei soldi, il suo è un progetto economico giocato sulle risorse immediate che ha. Dice: “a me questo lavoro non piace, lo faccio solo per i soldi”, la aggrava un ulteriore peso (oltre allo stigma della puttana) quando intuiamo la sua fede religiosa, ma Magda è una resistente. Come mi disse un’amica una volta: la prostituzione è un atto di resistenza, questo ne è un esempio.
Il discorso si amplia e ciò di cui davvero dovremmo parlare si trova nelle domande che pone Luminal quando chiedo un’opinione sul video: “Ve lo siete mai chiesto da cosa è generata questa fame? Chi l’ha creata? Chi la alimenta? Chi continua a portare avanti un sistema che volutamente ci divide per classi e quindi ha nel suo seno la miseria, lo sfruttamento e la fame?
E’ bello a parlà, a fare il sensazionalismo spiccio… ma ste domande perchè non si fanno mai? perchè non si affronta il nocciolo della questione?”.
Quella che subisce Magda è una violenza economica (che si aggiunge alla violenza subita da bambina), parte di un razzismo strutturale alla società, invisibile anche a chi pretende di raccontare, di com-muovere. Sempre citando Luminal, questi “hanno come solo obiettivo quello di indignare, mica incazzare/far ragionare, le persone per un paio d’ore e farle sentire fortunate perché noi mica siamo costrette a fare questo“.
Ci siamo fatt* una passeggiata nella miseria di Magda, sai come apprezziamo meglio la nostra doccia calda e il ristorante in centro adesso?

Da Fas

sabato 19 gennaio 2013

Soffrire di meno è un diritto: Ru486

La verità è che ogni donna deve essere libera di scegliere.




Sulla pillola abortiva RU486 ti raccontano troppe bugie. Apri gli occhi! Un video e una campagna informativa e controinformativa delle Donne di Torino per l'autodeterminazione. Perché ogni donna deve poter scegliere liberamente.

Stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di assisterla

A Colonia una donna viene stuprata, in due cliniche cattoliche rifiutano di prescriverle il contraccettivo di emergenza. Questo atteggiamento è in linea con i principi cattolici, ma di certo non è in linea con l'etica professionale e il diritto all'assistenza delle donne.

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Stuprata, rifiutate le cure in due cliniche cattoliche
Polemica in Germania: niente pillola del giorno dopo alla vittima

Non sono bastati la droga prima e lo stupro poi. Il damma è proseguito in ospedale, dove ben due cliniche cattoliche si sono rifiutate di prescriverle la pillola del giorno dopo per bloccare un'eventuale gravidanza.
OBBLIGATORIO PRESCRIVERLA.
La vicenda, che ha visto protagonista una giovane ragazza tedesca, è avvenuta lo scorso 15 dicembre a Colonia, in Germania. Anche se si è saputo solo il 17 gennaio. Suscitando aspre polemiche: «Dopo una violenza sessuale dovremmo fare anche un colloquio per la pillola del giorno dopo e fornire la ricetta», ha risposto un medico della clinica Vinzenz a Irmgard Maiworm, la ginecologa dell'ambulatorio di pronto soccorso cui si era rivolta per prima la giovane, «ma ciò non è conciliabile con i valori cattolici e non lo possiamo fare». Per aver concesso la visita e prescritto la pillola in un caso simile, ha inoltre argomentato preoccupato il medico della clinica cattolica, una collega era stata licenziata.
VIOLENTATA DOPO UNA SERATA CON AMICI.
Stessa incredibile risposta anche dal secondo nosocomio, la clinica del Sacro spirito: «Per una questione morale sono state rifiutate le cure a una donna profondamente traumatizzata. Quale morale è mai questa?», ha commentato Maiworm, che ha denunciato il caso. La violenza era arrivata alla fine di una serata trascorsa con amici. Spaventata la donna aveva chiamato la madre, con cui era subito andata dalla dottoressa Maiworm, che dopo gli accertamenti e la denuncia alla polizia, voleva mandarla nel vicino ospedale per la pillola del giorno dopo e i prelievi utili anche per le indagini: «Per me», ha aggiunto Maiworm, «questa chiesa è medievale».
I VESCOVI: LA PRESCRIZIONE È VIETATA.
L'arcivescovado di Colonia ha negato che negli ospedali cattolici della città possano essere rifiutate le cure a donne che hanno subito violenza: «Presumibilmente ci sarà stato un malinteso». Vietata è solo la prescrizione della pillola del giorno dopo, è scritto in un comunicato stampa sulla vicenda. La giovane è infine stata accolta e curata dall'ospedale evangelico Kalk di Colonia.

Giovedì, 17 Gennaio 2013

Fonte: http://www.lettera43.it/cronaca/stuprata-cure-rifiutate-in-due-cliniche-cattoliche_4367580357.htm

sabato 12 gennaio 2013

Non ti capisco, quindi sei sbagliato

David Bowie cover di Hunky Dory,
'Andy Warhol' features
Come passare sopra, in poche righe, a conquiste sociali, diritti civili e alle più avanzate teorizzazioni filosofiche? Basta scrivere poche righe su un giornale nazionale, fingendo una critica musicale ma pestando di brutto le persone (che non si comprendono) a colpi di provincialismo moralistico.

Ossia: Fegiz fa la morale a David Bowie, articolo tratto da Rolling Stone.

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Fegiz fa la morale a David Bowie
9 gennaio 2013


Sulla scia del (bellissimo) singolo uscito in Rete ieri, pesante elzeviro del decano del 'Corriere' sulla 'moralità' del Duca Bianco (e del R&R in generale). Ma siamo davvero nel 2013?

Di Franco Capacchione
Massimo rispetto per tutti, chiaro. Però. Ieri è uscito un nuovo singolo di David Bowie che avete molto apprezzato su questo sito. Un pezzo che annuncia l’uscita di un nuovo album il prossimo 12 marzo. E i quotidiani oggi si scatenano. In particolare colpisce il pezzo firmato da Mario Luzzatto Fegiz pubblicato sul Corriere della Sera. Un colonnino di spalla al pezzo portante di Andrea Laffranchi. Comunque. Il pezzo di Fegiz è un breve riassunto della carriera artistica e personale di Bowie. Circa a metà, a proposito del Duca Bianco, di Eno, Velvet Underground e Lou Reed, Fegiz scrive: «Nella loro poetica una rappresentazione dell’esistenza tormentata, una crisi di identità che sublimava nel travestitismo, nelle perversioni, nella sessualità malata in una sorta di tristezza autodistruttiva».
Le parole sono importanti, meglio non andare in automatico altrimenti oggi, 9 gennaio 2013, e sottolineo 2013, ci si ritrova a leggere ancora di «SESSUALITÀ MALATA», di SUBLIMAZIONE nel travestitismo, di PERVERSIONI. Si immagina che Fegiz si riferisca a una certa disinvoltura pansessuale degli artisti suddetti, reale o creata a tavolino poco importa. E il travestitismo è risolto velocemente come segnale di crisi di identità.
Tutto perfettamente conforme a principi rigorosamente cattolici. La chiesa esulta. E così facendo si fa piazza pulita, in poche righe, di tutti i discorsi portati avanti negli ultimi decenni sui superamenti dei generi sessuali, sulle identità sfumate, sulle libertà individuali. Temi studiati con passione non da movimenti marginali, ma da personalità importanti della cultura internazionale come Judith Butler, filosofa statunitense.
Per noi che viviamo in Italia e leggiamo giornali italiani, tutto questo diventa una sorta di sogno, una fantascienza, la creazione di un immaginario fatto di riflessione e di rispetto. La visione di una società aperta, libera. Non anarchica, solo libera.
Sogniamo, noi italiani, qualcosa che è realtà in molti altri paesi o che, almeno, è lotta e impegno politico e civile, è punto fondante di programmi politici, di candidati che si giocano i favori degli elettori anche sul campo delle lotte civili. Noi italiani, il 9 gennaio 2013, leggiamo sul principale quotidiano italiano di sessualità malate e simili automatismi. Il pezzo di Bowie è bellissimo e triste. Noi solo un po’ tristi.



Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers

Con questo post sottoscrivo la lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers, del Comitato per i diritti civili delle prostitute.

Aderisco con la precisa volontà di tutelare da ogni forma di discriminazione e persecuzione, diretta o indiretta, tutte le persone che svolgono un lavoro sessuale, sia volontario che coercitivo, per le quali ultime auspico e chiedo forme di tutela e interveto agite nell'ottica di una seria lotta allo sfruttamento e all'abuso.

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Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers

La Lobby Europea delle Donne lancia una campagna antiprostituzione in tutta Europa e cerca di raccogliere consensi e sottoscrizioni con l’intento di orientare le politiche sul modello abolizionista.
La presentazione è equivoca nel metodo e nei contenuti, essa non analizza la realtà del fenomeno e non valuta l’impatto delle politiche, ma si sforza di dare una immagine stereotipata sulla volontà e autodeterminazione delle donne che lavorano volontariamente nel sex work vittimizzandole, esprimendo pregiudizi sulle abitudini sessuali delle persone di ogni genere sessuale. Pretendendo di far apparire immorale e negando la dignità alle lavoratrici e ai lavoratori sessuali anche dove essi sono per legge professionisti a tutti gli effetti.(1)
Quello che NON dicono queste signore della lobby antiprostituzione è che la loro campagna è in linea con le politiche antimmigrazione dell’Unione Europea.
Quando dicono “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” significa Europa libera dalle migranti. Perché è realtà visibile a tutti che nei Paesi europei la maggior parte delle donne che lavorano nel mercato del sesso sono donne straniere immigrate. (2)
Quando declamano che sono tutte vittime della tratta e si deve lottare contro il traffico di esseri umani esse non spiegano che la maggior causa del traffico di esseri umani sono le politiche di chiusura contro l’immigrazione che costringe milioni di persone nel mondo ad affidarsi a viaggi disperati e a pagare per entrare in Europa clandestinamente in cerca di un lavoro o per fuggire dalle guerre (anche guerre neocolonialiste). Così come non dicono che per molte donne, uomini e persone transessuali la prostituzione rimane l'unica alternativa per uscire da situazioni di povertà o emergenza economica.
La lobby dice che la prostituzione di donne e ragazze è una forma di violenza sessuale che ne pregiudica i diritti umani, e quindi auspica la punizione del cliente. Ma volutamente ignora che l’impatto delle leggi che criminalizzano il lavoro sessuale annullano anche il più elementare diritto umano delle sex workers alle quali viene impedito di circolare liberamente nelle strade e persino di parlare con le persone!(3) Vedi le ordinanze dei sindaci antiprostituzione! La lobby occulta consapevolmente le tragedia delle detenzioni ed espulsioni delle donne straniere fermate nelle retate e trattenute nei CIE. Ignora anche la violenza a cui vengono sottoposte per legge le sex workers in Svezia dove vengono trascinate in tribunale con lo scopo di farle testimoniare per condannare il compratore di servizi sessuali, (4) e dove vengono considerate dai servizi sociali delle malate da curare. La Lobby ignora anche che la salute delle sex workers viene messa in pericolo quando per dimostrare che vendono servizi sessuali la polizia sequestra i preservativi come prova del crimine, e questo avviene un po’ ovunque ed è stato ampiamente denunciato dalle attiviste e criticato dalle Agenzie per la salute (5) che si occupano della prevenzione di HIV/AIDS. Le agenzie internazionali per i diritti umani e la salute hanno avvisato che penalizzare il lavoro sessuale può aumentare il rischio di HIV e malattie a trasmissione sessuale perché fa sparire nel sommerso il lavoro sessuale e inoltre aumenta lo stigma verso le sex workers ed è stato dimostrato che di fatto crea barriere all’accesso ai servizi sanitari (6)
La lobby parla di femminismo ma pretende di negare il diritto all’autodeterminazione sessuale e la libertà di scelta a persone adulte e consapevoli. La lobby parla di lotta alla povertà e alla esclusione sociale ma esige di eliminare il lavoro sessuale escludendo così migliaia di donne povere e i loro figli dalla possibilità di avere un reddito. E per concludere visto che noi non neghiamo l’esistenza di un certo numero di criminali che si approfittano anche con violenza delle sex workers più vulnerabili accusiamo che impegnare la polizia per fare la caccia alle sex workers e ai loro clienti distoglie dai veri soggetti criminali che sono gli sfruttatori e i trafficanti.
Per queste e altre ragioni crediamo che la campagna “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” sia fortemente stigmatizzante e possa aumentare un sentimento di rifiuto sociale contro migliaia di donne in Europa. Il video-clip “For a change of perspective” a sostegno della campagna è volgare e incita a sentimenti di repulsione verso le donne.
Cosa questa che potrà solo avere l’effetto di aumentare la violenza contro il genere femminile.

ROMA 30 novembre 2012

Firmato e condiviso da:
Associazione Radicale Certi Diritti
Comitato per i Diritti civili delle Prostitute
Onlus
Movimento Identità Transessuale
Associazione S.Benedetto al Porto
Etnoblog Associazione Interculturale
Dedalus, Associazione Priscilla
Tampep Onlus
Piam Onlus
Ideadonna Onlus
Don Andrea Gallo
Vittorio Agnoletto
Maria Gigliola Toniollo

1) la Corte di Giustizia CEE, con sentenza del 20.11.2001 ha riconosciuto che l'attività di meretricio deve essere qualificata come lavoro autonomo ".
2) TAMPEP International Foundation Prostitution mapping 2008 West, North, South Europe (old EU): 70% migrants (up to 90% Italy + Spain)
3) Comune di Verona ORDINANZA n. 81- 2-agosto-2008 “..in tutto il territorio comunale è vietato a chiunque contrattare ovvero concordare prestazioni sessuali a pagamento, oppure intrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che ...manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività …“
4) Daniela Danna 2010 “Il tappeto svedese sulla prostituzione” http://www.ingenere.it/persone/danna
5) UNDP Global Commission on HIV and the Law, “Risks, Rights, and Health,” July,2012, p. 43.
6) UN General Assembly, Report of the Special Rapporteur on the on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health, Anand Grover, A/HRC/14/20, April 27, 2010, http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf (accessed November 18, 2012), para. 37 and para 39

sabato 22 dicembre 2012

Vengoprima: La mia scelta viene prima

Condivido il video realizzato dal Collettivo femminista e lesbico VengoPrima, con le testimonianze, in prima persona, sulla difficoltà di reperimento della pillola del giorno dopo e sulla violenza psicologica alla quale siamo sottoposte, tutte le volte in cui cerchiamo di far rispettare il nostro diritto alla salute e all’autodeterminazione.
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
 
Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
É un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna.
Siamo stanche di chi condanna l’aborto senza alcun riguardo per la storia della persona. Ogni donna sa se quello che sta vivendo è il momento giusto oppure no per avere un figlio. Può non esserlo per molti motivi. Possono sorgere conflitti di coppia, ci si può non sentire “predestinate” alla maternità, si ha già il numero di figli desiderato, si è sotto il giogo della precarietà o della disoccupazione e l’assenza di un vero welfare impedisce di fare questa scelta serenamente. Oppure, si è donna single o lesbica che vorrebbe essere madre, ma in questo paese le viene impedito per l’impossibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa. Anche per questo riconosciamo in chi condanna l’aborto non un appello alla “vita”, ma una volontà “normalizzante” rispetto a cosa è o deve essere la famiglia e rispetto a cosa deve essere l’individuo: uomo o donna ed eterosessuale.

Il crescente numero di obiettori di coscienza mette a rischio la nostra possibilità di scelta. Lo stigma morale che spesso ci viene addossato da parte di certo personale nelle strutture pubbliche la rende oltremodo difficile.
Vogliamo vivere in un paese laico e rifiutiamo qualsiasi interferenza confessionale all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Vogliamo consultori pubblici che forniscano un’informazione corretta sulla sessualità, sulla contraccezione, sulla gestazione, sull’interruzione di gravidanza e su ogni altra questione che riguarda la nostra salute e i nostri diritti. Diritti che non sembrano mai davvero acquisiti, se ciclicamente vengono messi in discussione.
Non accettiamo il sistema patriarcale e tradizionale, propagato da stato e chiesa, che impone la famiglia eterosessuale come base della società e diffonde idee sessiste – maternità come destino naturale di ogni donna – e omofobe – impossibilità per le lesbiche di esercitare il diritto alla maternità.
Non abbiamo bisogno di guardiani della morale, vogliamo scegliere sui nostri corpi.
Sulle nostre vite sappiamo scegliere.
Grazie per il vostro lavoro!

Da fas 
 

martedì 18 dicembre 2012

Azione antisessista in difesa delle donne

Questo è un post satirico in risposta a chi considera le donne incapaci di scegliere qualsiasi cosa, sia pure di fare le ballerine in una vetrina. Inconsapevoli, minori, immature da guidare e tutelare.



Quello a cui assistiamo oggi non è il “colpo di coda del patriarcato”, la violenza con la quale le donne si devo confrontare ogni giorno ha superato ogni limite.
Il patriarcato è vivo e vegeto e ci stupra ogni giorno.
I nostri corpi strumentalizzati devono essere liberati: basta con lo sfruttamento del corpo delle donne! Basta con la schiavitù del pensiero dominante. Dobbiamo agire e dobbiamo farlo con forza!
Le donne che assecondano questi meccanismi devono essere consapevolizzate, nessuna deve più essere schiava radiosa del sistema di potere patriarcale che ci indottrina fin dall’infazia con ogni mezzo!
Dobbiamo smantellare ogni struttura che perpetui la cultura di sottomissione della donna.
E’ per questo motivo che ci stiamo organizzando, a Napoli, per andare a liberare tutte quelle donne, provenienti  soprattutto dai paesi stranieri, dai paesi del terzo mondo, che attraverso la manipolazione e l’indottrinamento assecondano il sistema patriarcale prendendo i voti!
Noi crediamo che non sia possibile, in questo sistema, scegliere veramente qualcosa, siamo certi e certe che il livello di consapevolezza di una giovane cresciuta in seno a una Missione non possa assolutamente essere tale da poter definire una “libera scelta” la sua volontà di prendere i voti!
Diciamo no alla monacazione forzata, perché ogni monacazione è forzata!
Andremo in ogni convento, andremo in ogni parrocchia e consapevolizzeremo tutte le monache e tutte le suore, ogni novizia verrà liberata. Ci occuperemo soprattutto delle filippine, delle cinesi e delle indiane, sottoposte alla violenza colonialista delle missioni cristiane nei loro paesi di origine, inconsapevoli agenti del patriarcato che ci vuole o sante o puttane!
No alle sante! No al noviziato! No alle suore forzate!
Tutte le pezze verranno strappate dalle loro teste, tutte le vittime verranno salvate!
Mai più immagini così umilianti e violente!


ph blausternschlonge
Mai più giochi che condizionano le nostre coscienze e ci indottrinano rendendoci schiave fin da bambine!
ph catholichomeandgarden.com

Da fas

giovedì 13 dicembre 2012

Di libertà sessuale, di critica e di matrimonio

Rilancio l'articolo del fatto quotidiano, letto attraverso la rassegna stampa zeroviolenzadonne, perché non solo la domanda finale è interessante, cito: "visto che sta parlando di matrimonio, e quindi di legami amorosi, di che tipo di amore si tratta, e quale modello di relazione sta passando alle giovani generazioni?"
Trovo interessante chiedersi anche: visto che stiamo parlando di matrimonio, siamo sempre sicuri che si tratti di amore? Dunque amplio il discorso nel rilancio, e giungo in parte altrove, perché, troppo spesso, mi sembra, ci troviamo davanti al recupero parziale di istanze parziali del femminismo storico, riguardanti la libertà sessuale, intesa come critica alla sessualità maschile, che condiziona il nostro immaginario - anche quando il nostro immaginario è stato scosso da una consapevole autocritica e da pratiche di autodeterminazione, che ci metterebbero a una certa distanza dai condizionamenti del mercato, e che ci hanno portanto a scegliere, consapevolmente, una strada piuttosto che un'altra o un'altra o un'altra (ce ne sono molte, ce ne sono di sessualità per quante sono le persone nel mondo), ma ci si guarda bene dal recuperare quella parte di critica al contratto di matrimonio, alle relazioni monogamiche imposte dal sistema patriarcale come modello economico e sociale, critiche che permettono, oggi, di poter liberare la vita di migliaia di persone, un tempo incastrate in ruoli eterodeterminati.
Insomma, si mette in dubbio la libera scelta delle donne che non vogliono figli, delle donne che abortiscono, delle donne bisessuali, lesbiche, intersessuali, asessuali, di tutte le età e forme - e tutt ciò che si desidera - ma si evita di fare autocritica verso la "libera scelta di contrarre matrimonio". A molti piace dire "buuu" puntando il dito, ma farsi due domande sulle proprie scelte e mettersi davanti a uno specchio meglio di no.
A questo punto vale la pena chiedersi se questo atteggiamento non sia anch'esso uno dei tanti sistemi che il patriarcato ha per ricondurre al focolare domestico il pensiero femmile (che in questo atteggiamento di esclusione e pregiudizio delle altrui pratiche di liberazione, si dimostra più conservatore di quanto crede), o si tratti solo del terrore di dover aderire a modelli sessuali che non si sentono propri - più o meno come quelli che rifiutano gli/le omosessuali perchè pensano che vogliano far diventare gay il mondo! Quest'ultimo dubbio è presto sciolto: nessuna lotta di liberazione sessuale o di liberazione tout court può essere condotta costringendo una parte ad aderire ai desideri dell'altra. La libertà dev'essere totale, completa, assoluta per tutte le vite. Ossia, se non ti piace il fisting nessuno è autorizzato a dirti che lo devi praticare per essere una vera femminista. Capirete che dire: ti piace il fisting perché hai visto troppi film porno, è la stessa cosa. E' molto semplice. L'autodeterminazione di un individuo non può essere misurata a partire esclusivamente dal proprio modo di vivere le relzioni e il desiderio. Se a me non piace una determinata cosa, non alieno tutti quelli che la praticano: altrimenti per cosa sto lottando? Alienare il diverso da me è modalità fascista. Che femminismo è quello che guarda agli altri con disprezzo e gretto moralismo? Quello che si erge a giudice di chi si muove in ambiti diversi dal proprio. Personalmente non riesco nemmeno a chiamarlo femminismo.
Come se io considerassi ogni donna sposata una povera idiota. Vi sembrerebbe un'atteggiamento femminista? Posso muovere critiche produttive al matrimonio, solo ragionando sul sistema ed a partire dal rispetto verso i soggetti che lo scelgono. Questa per me è riflessione femminista.

Il “benevolo sessismo” del matrimonio

Presidio Save194Campania il 14 dicembre

Il comunicato di Save194Campania per il 14 dicembre ore 10.00 al II Policlinico di Napoli.
Poche settimane fa il presidente Monti ha dichiarato che il nostro sistema sanitario nazionale “potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”.
Cosa voleva dire? Che l’unica strada per garantirlo è la privatizzazione?
Anche se nei giorni seguenti Monti si è affrettato a ribadire che la risposta non è la privatizzazione, usando parole come rinnovamento e ripensamento del sistema sanitario, noi sappiamo bene che tutte le azioni che questo governo, come quelli precedenti, hanno messo in atto, hanno prodotto un lento e continuo peggioramento della sanità pubblica a favore di quella privata.
In tale contesto di smantellamento del sistema sanitario pubblico noi, in quanto donne, non possiamo non notare quanta sempre minore attenzione si dia alla salute della donna: le liste d’attesa per le più banali visite sono sempre più lunghe, il numero di obiettori è cresciuto così tanto da rendere quasi impossibile l’effettuazione di aborti, la mammografia è gratis solo per le donne dopo i 50 anni, in contraddizione con le statistiche che dimostrano chiaramente come il cancro al seno stia aumentando tra le giovanissime.
Ci chiediamo, quanto vale in questo paese la salute delle donne?

Coscienti di questa situazione la mattina del 14 dicembre, alle ore 10, abbiamo deciso di dar luogo ad un presidio davanti al reparto IVG del Secondo Policlinico di Napoli. L’intento è quello di informare le persone su quanto è accaduto il 22 dicembre scorso, quando un radiologo, improvvisatosi anestesista, ha aggredito fisicamente e verbalmente una paziente colta da una crisi a causa del farmaco che egli stesso le aveva erroneamente somministrato. La donna si trovava lì per effettuare un intervento di IVG.
Questa aggressione, nonostante la sua gravità, è costata al radiologo solo due mesi di sospensione.
Ci chiediamo dunque a cosa serva questa sospensione, se lo stesso pm che ha analizzato il caso ha affermato che “appare evidente e concreto il pericolo di reiterazione di sue condotte illecite analoghe a quelle per cui si procede”.
La risposta la si ritrova nel fatto che questo radiologo sia prossimo al pensionamento, e che quindi, per preservarne l’onorabilità, si sia deciso di optare per la sospensione e non la condanna, soluzione che gli avrebbe fatto perdere la pensione.
Noi che gli autoritarismi li combattiamo, non stiamo qui a chiedervi una condanna ma bensì una presa di posizione, perché se da una parte è stata preservata l’immagine di un “professionista” dall’altra si è mandato il messaggio che aggredire una donna che sta esercitando un suo diritto, quello di abortire, è infondo cosa da poco, qualcosa su cui si può sorvolare, qualcosa che si può nascondere per preservare ciò che per questa società sembra essere più importante, la casta dei medici.
Vi chiediamo: la salute delle donne è qualcosa su cui si possono fare sconti?
Perché si sceglie di tutelare maggiormente un appartenente a una casta piuttosto che una paziente vittima di una aggressione?
In questo clima di discriminazioni e violenza, fatta di tanti piccoli gesti o frasi che ledono la donna e la sua autodeterminazione, ci preme ricordare anche che seppur esista una legge, la 194/78 che regola l’IVG, sappiamo tutti che la sua applicazione è oltraggiata innanzitutto dall’obiezione di coscienza, che non ha limiti.
Ricordiamo infatti che a Napoli a marzo 2012 per due settimane non si sono fatte interruzioni di gravidanza perché l’unico ginecologo non obiettore era morto. Ciò accade perché l’ 84% dei medici in Campania è obiettore.
Noi siamo stufe e stufi di questo boicottaggio sistematico che si verifica ogni qualvolta una donna si autodetermina.
Sappiamo benissimo che la stessa legge 194 prevede al suo interno il meccanismo per il suo boicottaggio attraverso l’obiezione di coscienza illimitata (art.9 Legge194/78), ma sappiamo anche che questa obiezione si può attuare solo nei confronti dell’aborto e non per l’assistenza sanitaria durante tale intervento, o rispetto alla prescrizione della pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo, che sono entrambe dei contraccettivi.
Attraverso lo strumento dell’obiezione si dà al medico, e al personale sanitario, la possibilità di non prendere parte a interventi di IVG, nonostante questi optino liberamente per la facoltà di medicina e specializzazione in ginecologia.
I numeri degli obiettori in Italia, al Sud in particolare, rendono di fatto quasi impossibile la corretta applicabilità della legge.
Solo attraverso la libertà di scelta può esserci libertà di coscienza, e libertà di scelta significa maternità consapevole. Chiediamo quindi che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono l’applicabilità della 194 e vogliamo:
- Educazione sessuale nelle scuole
- Sessualità libera (con chi vuoi)
- Contraccezione disponibile (anche d’emergenza)
- Aborto assistito e gratuito
- Consultorio pubblico e laico
- Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
- Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
- Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
- Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
- Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.
L’educazione e la contraccezione ordinaria e di emergenza rappresentano gli unici modi per diminuire il numero di aborti. Inoltre vogliamo che non siano fatti alcuni sconti sulla salute delle donne in nome di privilegi da tutelare. Non sulla nostra pelle.

Da fas

mercoledì 12 dicembre 2012

In strada con abiti succinti per la Cassazione è reato

Polizia e Cassazione per la nostra sicurezza:

In strada con abiti succinti per la Cassazione è reato

Una donna straniera che passeggiava per Bologna troppo "poco vestita" è stata condannata a pagare 600 euro di ammenda Vestiti troppo succinti, tanto da lasciare scoperte le parti intime: chi li indossa, in un luogo aperto al pubblico, rischia una condanna per atti contrari alla pubblica decenza. La terza sezione penale della Cassazione ha per questo confermato la condanna al pagamento di un'ammenda di 600 euro inflitta dal giudice di pace di Bologna a una donna straniera, sorpresa da un poliziotto su una via cittadina "abbigliata in modo da fare vedere le parti intime del corpo, in particolare il seno e il fondo schiena, ed era in mutande, che lasciavano scoperti i glutei".

11 dicembre 2012

Fonte:http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/12/11/news/in_strada_con_abiti_succinti_per_la_cassazione_reato-48512697/

Aborto: non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva

Mentre navigavo tra i tumblr sono capitata su questo post, scritto da una giovane donna che racconta del proprio aborto. Ha 23 anni studia per diventare assistente legale, è anche moglie e già madre di una bambina di due anni. Il suo scritto mi è sembrato interessante perchè è onesto e chiaro. Mi sembra anche una di quelle testimonianze che dimostrano quanto la presunta Sindrome post-aborto, non sia affatto una vera sindrome ma una questione del tutto personale. Il tumblr si chiama One at a time, la versione originale di questo scritto si trova a questo indirizzo t0ddlersteps.tumblr.com e in fondo a questo post.
Scusate se la traduzione non è perfetta.

ph google

La storia del mio aborto

Dunque, ho sentito un sacco di gente smerdare chi ha avuto un aborto. Mi piacerebbe molto mettere le cose in chiaro. Sono sposata, ho 23 anni, e ho una bambina di 2 anni. Due mesi fa, ho avuto un aborto. Ero di circa 6-7 settimane. Non me ne pento, e questo non fa di me una persona cattiva. Non voglio un altro bambino. Mio marito ed io non abbiamo fatto molta attenzione durante il sesso. L'ho scoperto [di essere incinta] il giorno in cui ho ripreso il college, riuscivo solo a piangere e piangere. Ho detto a mio marito che o lo facevo o mi sarei uccisa. Mi è stato di grande aiuto.

La procedura è stata difficile. Sono stata sveglia tutto il tempo. Mi hanno dato un solo calmante, quindi è stato incredibilmente doloroso. Il mio medico è stato gentile, molto premuroso. Accidentalmente ho visto il feto nell'ecografia (obbligatoria nella mia zona). Nemmeno in quel momento mi sono sentita in colpa. Un infermiera mi ha tenuto la mano durante la procedura, parlandomi della scuola, di mia figlia. L'unica parte della procedura che in realtà è stata dolorosa è stata quella dell'aspirazione, che però è durata solo ... direi circa 5 minuti. In seguito mi sono sentita molto depressa, per lungo tempo, a causa della fluttuazione ormonale, ma ancora non ho sentito nessun senso di colpa.

Dopo la procedura ho avuto dei crampi intensi per, forse, 10 o15 minuti, mio padre mi è venuto a prendere e sono tornata a casa, ho fatto un test per la scuola, sono andata a lezione, quella sera stessa ho ripreso la mia vita normalmente.

Sono così felice di aver potuto eseguire questa procedura, anche se mi costerà 300 dollari. Di tanto in tanto penso "e se?", sono certa che sia normale. Rimarrà con me per sempre, ma ho dovuto prendere questa decisione per me, per la mia famiglia, per lo studio in vista del lavoro e della mia futura carriera, per il nostro reddito, e anche per il potenziale bambino. Non potevo finanziariamente o mentalmente prendermi cura di un altro figlio in questo momento. E va bene così, perché io sono una buona madre con la figlia che ho già fatto.

Sono qui per ascoltare chiunque debba affrontare i dubbi sulla decisione di abortire, chiunque voglia seguire la via dell'adozione o voglia avere un figlio. Tutte queste opzioni sono difficili, e, in definitiva, solo tu puoi fare questa scelta per te. Non importa ciò che scegli, non sei una persona cattiva.


My Abortion Story

lunedì 10 dicembre 2012

Tea reading con Slavina a Napoli l'11 dicembre


Ore 19.00 alloSka Tea reading con Slavina a Napoli l'11 dicembre.

Slavina riporta a Napoli il suo libro di racconti erotici, per ragazze sole o male accompagnate.
108 pagine attraverso le quali scopriamo l'educazione sessuale e sentimentale di Selma: un po' della sua fica e del suo cuore.  Se questo fosse un mondo fatto per essere felici, i teneri, onesti ed eccitanti racconti di Slavina sbancherebbero le classifiche al posto delle merda-fanfiction di Twilight spacciate per eros, spacciate per desiderio femminile, spacciate per letteratura. E' per riequilibrare un po' le cose, allora, che domani si va allo Ska a parlare di erotismo e post-porno.

Altro qui.

sabato 8 dicembre 2012

Il cuore della notizia: la retorica sulla prostituzione

Statistical beauty – study
image sergioalbiac.com
I due articoli riportano la stessa storia, quella di una sex worker di Pescara, che lavora con il soprannome di Francesca. Francesca ha chiesto ai carabinieri la cortesia di proteggere la sua privacy, perché in famiglia nessuno è a conoscenza di questa attività, ma risponde ad alcune domande, raccontando qualcosa di sé.
Gli elementi del racconto riportato dagli articoli, però, lo rendono in questo caso abbastanza retorico: una madre, la crisi, le difficoltà economiche che spingono a scelte difficili e diversi comprimari uomini: il marito ignaro, i clienti ricchi, un losco fruttivendolo che spinge le donne alla prostituzione. Infatti lei è moglie di un imprenditore, entrambi abituati a un tenore di vita alto, subiti i colpi della crisi, sceglie di prostituirsi per far fronte a certi debiti e garantire ancora condizioni di vita agiate alla propria famiglia. Si organizza con delle foto, degli annunci su internet e un secondo numero di cellulare, solo per i clienti. Dice di non ricevere più di due clienti al giorno, che di solito si fa pagare sui 100 euro e che, a fine mese, riesce ad arrivare anche a 7000 euro. Non manca di alludere alla difficoltà di accettare se stessa in veste di prostituta, riferisce di essere stata da uno psicologo, ma oggi, dice, quasi non deve nemmeno toccarli i clienti, tutti uomini comunque facoltosi che spesso le chiedono di essere sottomessi. Francesca racconta anche che, come lei, ce ne sono tante di donne che guadagnano così.

Cerco di capire il cuore della notizia qual è: sarebbe che oggi a causa della crisi le donne, anche quelle perbene, sono costrette a prostituirsi per garantirsi la sopravvivenza.
A me sembra però che ci sia qualcosa di sbagliato, questa donna, stando al racconto riportanto negli articoli, non si garantisce la sopravvivenza, si è pagata dei debiti e il mutuo certo, ma 7000 euro al mese rappresentano un introito superiore a quello che, mediamente, possiamo considerare di sopravvivenza, considerando come standard la pensione minima di vecchiaia. Infatti Francesca ci dice che in famiglia hanno sempre avuto un tenore di vita alto e si prostituisce per continuare ad averlo. Quindi, di cosa parliamo? Un altro dato che nontorna è la difficoltà psicologica di questa donna, gli articoli cercanod i farci credere che sia una grande sofferenza questa, il rimando è chiaramente alla tragedia della prostituzione (molto simile alla tragedia dell’aborto). L’accenno alle sedute di psicoterapia è un dato che serve a chi scrive per sostenere la difficoltà di essere oggetto sessuale. La famosa scissione mente-corpo, che esiste ed è reale, certo, ma che evidentemente non appartiene a tutte le persone che fanno questo lavoro e non allo stesso modo, dato che a Francesca sono bastate poche sedute per ‘ricomporsi’, possiamo considerarla piuttosto resiliente, mi sembra. Anche perché asseconda una tendenza del mercato che le permette di guadagnare senza essere eccessivamente coinvolta fisicamente, la dominazione. In più Francesca ha una clientela che, in base a ciò che sappiamo, possiamo definire esclusiva: politici, imprenditori, uomini ricchi che spendono i loro soldi per farsi umiliare un po’. Potremmo ipotizzare una sorta di compensazione psicologica per tutte le parti in gioco?
Il cuore della notizia è quindi un altro e si trova tra le righe. La notizia è che dei carabinieri hanno fatto irruzione in un luogo di lavoro, dove si svolgono incontri di lavoro, tra persone adulte e consenzienti. Hanno portato via una donna che, nella difficile condizione in cui la mette la legge Merlin, deve chiedere per favore di non essere esposta al pubblico ludibrio, dato che invece di andare a pulire cessi per il necessario, ha pensato di fare un lavoro somatico, cioè scambiare prestazioni sessuali o comunque intime per guadagnare molto, e così è stato.
Francesca non è la straniera che arriva in Italia credendo di trovare lavoro come badante, ma finisce in mano alle mafie, lei ce lo dice chiaramente che pulire i culi ai vecchi non le piacerebbe, in fondo non sembra andarle troppo stretto questo lavoro, magari smetterà o continuerà, questo riguarda solo lei, riesce persino a conciliare con la famiglia.
Si tratta della costruzione di un’immaginario vittimizzante, anche dove è evidente la discordanza con il racconto. Nel discorso sulla prostituzione esiste una retorica molto simile a quella sull’aborto, per la quale alla strega corrisponde la puttana e alla donna distrutta dall’aborto corrisponde la vittima della prostituzione coatta. Fermo restando che esistono sia donne distrutte dall’aborto che vittime di prostituzione coatta.
Si tratta, poi, della ricattabilità (quella per cui puoi trovarti in una caserma o in un cie e ti stuprano) di chi risponde autonomamente alle domande della vita, in uno Stato repressivo, che non ha minimamente a cuore il benessere né delle donne né di altr* sogget*, perché qui non si tratta di decidere se Francesca poteva scegliere diversamente, se Francesca e la sua famiglia se la possono cavare con 1000 euro o con 500, quello è moralismo, qui si tratta di libertà di scelta.

Da fas

sabato 1 dicembre 2012

Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS 2012


Giornata mondiale per la lotta all’AIDS
.
Negli utltimi anni le campagne di informazione sulla trasmissione dell’HIV sono state scarse e poco incisive, caratterizzate dalla censura e dall’omertà, dettate dalla doppia morale italica, riguardo la sessualità e la parola preservativo.
Recentemente ho partecipato all’iniziativa di LILA. Non ero molto convinta del comunicato con cui si chiedeva alle persone di donare, tramite sms, uno spicciolo. Non ero convinta per molti motivi. Perché l’AIDS alla fine ce lo becchiamo tutte e tutti, non solo le donne. Alla fine il preservativo, se lo mettono gli uomini, anche alcune donne, il preservativo femminile, certo, ma quante? Pochissime, perché costoso e perché c’è bisogno di quella confidenza con la propria vagina, che non tutte hanno, spesso nemmeno per una questione di età, ma per pudore e vergogna indotte verso se stesse. Non ero convinta del tutto ma, poiché tendo a cogliere tutte le occasioni, ho partecipato a modo mio.
C’è DUREX che fa promozione costante e, per quanto si possa essere critici verso le aziende, non si può che dire grazie a DUREX, almeno tu ce lo dici che dobbiamo usare i preservativi quando vogliamo amare, godere e stare bene. Su facebook c’è la nuova campagna DUREX-ANLAIDS.
Mentre il mondo religioso cattolico si distingue sempre per la propria incapacità di essere realmente vicino alle persone. Il ministero della salute dice che nel 2011 sono stati diagnosticati 5,8 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti. L’incidenza più bassa è stata osservata in Calabria e quella più alta in Valle d’Aosta. Il 75% delle persone ammalate è di sesso maschile, con un aumento rispetto al 2001 del triplo rispetto alle persone di sesso femminile. In base a ciò continuo a pensare che indirizzare esclusivamente alle donne una campagna di sensibilizzazione e quindi di responsabilizzazione, non sia utile alla causa. Ma sempre Lila sostiene che le donne «hanno scarso potere di imporre il preservativo prima di un rapporto sessuale».
E’ vero, capita di frequente che non si riesca ad ottenere l’uso del condom, anche quando lo si chiede con insistenza.
Allora di più bisogna insistere con gli uomini: non siete immuni dalle malattie, ve le beccate pure voi.
Nel 2011 i rapporti sessuali non protetti sono stati il 78,8% delle volte la causa di infezione, il 45,6% delle volte si tratta di rapporti eterosessuali.
Qui il documento completo dell’Istituto superiore della sanità.
Quest’anno il Ministero della Sanità ha realizzato una nuova campagna per i media, intitolata ‘La trasmissione sarà interrotta il prima possibile’, che da oggi coprirà tutto il mese di dicembre e parte del 2013.
Si possono muovere diverse critiche allo spot, al modo in cui viene veicolato il messaggio, ma finalmente mostra e nomina il preservativo maschile anche se solo dopo l’intervento di LILA! Come riporta questo articolo.
Qui sotto ci sono dei video sull’uso del condom maschile…

…e di quello femminile.


Il modo migliore per avere rapporti sessuali orali, genitali e anali, e non ammalarsi è usare i preservativi. Se avete rapporti a rischio, cioè senza profilattici (preservativi o le dental dams per i rapporti orali bocca-vagina), e temete di aver contratto l’HIV o siete sieropositivi, fate il test dell’HIV.
Non vi fate scoraggiare da quelli che vi trattano male, può capitare che le donne, di tutte le età, subiscano un vero e proprio terzo grado da parte di chi effettua il test. Purtroppo questo paese non ci vuole libere né di amare né di curarci.
Abbiate cura di voi e nel dubbio fate il test dell’HIV.

Da fas

domenica 25 novembre 2012

Violenza sulle donne è, per me, tutto ciò che non ci permette di esprimerci come esseri umani liberi

Le donne, quelle nate femmine e no.
Pochi giorni fa ho scritto questi appunti sulla violenza di genere.
Ciò che oggi mi preme non sono i nomi delle vittime di femminicidio, non sono i casi di discriminazione sul lavoro, non sono i casi di stupro, non sono le pubblicità offensive, per la nostra intelligenza prima che, della nostra dignità. Ogni nostro blog tratta di questo. Oggi mi preoccupano le parole che restano tali, quelle che servono a muovere rabbia, che poi viene sedata dai manganelli. Parole alle quali non corrisponderà cambiamento.
Niente cortei di morte ammazzate per me oggi. Non li reggo più.
Io voglio che le cose cambino, non che ci ritroviamo l'anno prossimo a fare un'altra conta.
Abbiamo bisogno di cambiare la nostra cultura, radicalmente, dalle fondamenta.
L'educazione alla parità deve entrare nei programmi scolastici dalla prima infanzia.
L'educazione sessuale, fatta di informazioni necessarie a restare sani e ad esprimere i nostri corpi e nostri desideri naturali, deve entrare nelle scuole.
Abbiamo bisogno di reddito per non dover mai mettere nelle mani di nessuno la nostra vita.
Dipendere significa morire.
L'aborto dev'essere libero e garantito.
La contraccezione sempre disponibile.
Fuori gli obiettori dai nostri uteri.
La maternità dev'essere libera e garantita.
Tutte le tecniche per eliminare il dolore del parto e per procreare in sicurezza devono essere garantite.
Dobbiamo poterci spostare nel paese e fuori dal paese senza essere criminalizzate.
I CIE vanno chiusi immediatamente.
La prostituzione è un altro tipo di contratto che le donne fanno con gli uomini, la risposta speculare al contratto di matrimonio. Va depenalizzata e le prostitute vanno tutelate come si tutelano le mogli e i lavoratori.
Senza patriarcato e senza discriminazione non avremo bisogno di un contratto che medi il possesso delle nostre vite. Prima distruggeremo il patriarcato prima saremo liberi e libere di vivere i nostri affetti e di esprimere i nostri desideri.

L'AIED SUPPORTA LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Ricevo e condivido

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e l'AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) esprimere pieno supporto all'iniziativa.

Nel mondo oltre 600 milioni di donne subiscono violenze fisiche e sessuali. Nel nostro Paese sono sette milioni le italiane, che almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenze, per non parlare poi del fenomeno del femminicidio.

Si calcola, a questo proposito, che dall’inizio del corrente anno siano state uccise per mano del marito o ex marito, o dal partner o ex partner, oltre 100 donne.

La violenza sulle donne è un problema complesso, che ha radici profonde,  e non c’è epoca nella vita femminile che possa dirsi esente da questo rischio.

L'AIED  crede sia fondamentale intervenire nell'educazione fin dalla giovane età, insegnare il rispetto di genere, sensibilizzare e creare consapevolezza.

L'obiettivo dell'AIED è smontare gli stereotipi, ridiscutere l'immagine maschile e femminile così come oggi proposta, avviare appropriati programmi di educazione sessuale nelle scuole.
Infatti, se non si lavora con i giovani, sarà difficile smontare le dinamiche distruttive interne ed esterne che minano la possibilità di vivere la propria dimensione sessuale con soddisfazione e serenità, e creando una relazione costruttiva tra uomo e donna.

L’AIED di Roma invita le donne e gli uomini che afferiscono ai propri consultori ad aderire alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne e dare la propria adesione all’APPELLO lanciato da NO MORE!, inviando un messaggio all’indirizzo convenzioneantiviolenza@gmail.com e partecipare al Blog
convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it

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