mercoledì 17 luglio 2013

Ciò che dovrebbe essere condannato sono gli atti e non le parole che servono a denunciarli

Femminicidio.

Dall'Accademia della Crusca
Quesito: 


C’è necessità di una parola nuova per indicare qualcosa che accade da sempre? Che senso ha sottolineare il sesso di una vittima? Non è offensivo per le donne parlare di loro usando la parola femmina, che pare “più propria dell’animale”? Perché non usare donnicidio, muliericidio, ginocidio o ciò che già abbiamo, uxoricidio? Legittimando femminicidio non provocheremo una proliferazione arbitraria di parole in -cidio?

Femminicidio: i perché di una parola
Recentemente si parla molto di femminicidio (o anche femicidio e femmicidio e del valore delle varianti vedremo dopo) intendendo non solo l’“uccisione di una donna o di una ragazza”, ma anche “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. Abbiamo riportato la definizione di femminicidio in Devoto-Oli 2009, ma il termine è attestato anche in ZINGARELLI a partire dal 2010 e nel Vocabolario Treccani online, mentre GRADIT 2007 ha femicidio registrato anche nei Neologismi Treccani 2012 come “femmicidio o femicidio”.

Ci sono state e ancora ci sono resistenze all’introduzione del termine, quasi fosse immotivato o semplicemente costituisse un voler forzatamente distinguere tra delitto e delitto semplicemente in base al sesso della vittima; quasi fosse neologismo frutto di una delle tante mode linguistiche più che del bisogno di nominare un nuovo concetto.
In effetti ciò che viene oggi indicato da questa parola è anche storia antica, anche per il nostro paese, come nota Silvia Leonzi in A casa con il nemico pubblicato nel numero di Marzo 2013 della rivista “Il Carabiniere”:

di omicidi femminili commessi da uomini la nostra storia è tristemente piena [...] e allora, perché solo adesso si sente l'esigenza di trovare un nome specifico per questa realtà? Che cos'hanno di diverso queste morti?
Cos'è cambiato nella nostra percezione
di un fenomeno tanto oscuro quanto atavico?

Una risposta possibile a questa domanda è in quanto Michela Murgia scriveva nel suo blog il 2 settembre 2012 a proposito di una notizia pubblicata quel giorno su Repubblica.it in questa forma:
Fano, uccide la moglie in un raptus di gelosia “L'uomo [...] ha accoltellato la donna, che ha tentato di difendersi inutilmente, dopo un violento litigio davanti ai quattro figli…”.

«Nel giornale che vorrei – scrive la Murgia – la notizia sarebbe stata data così: Fano, giovane donna uccisa a coltellate davanti ai suoi figli e poi “Arrestato l'autore del violento femminicidio: era il marito”».
Non si tratta solo di una parola in più, allora, per quanto densa di significato, ma anche e soprattutto di un rovesciamento di prospettiva, di una sostanziale evoluzione culturale prima e giuridica poi.
Quanta strada, almeno nel nostro paese, sia stata percorsa dalle istituzioni è efficacemente sintetizzato nel testo citato di Silvia Leonzi di cui si ricorda solo un passo a beneficio dei più giovani:


Ed è proprio per la salvaguardia dell'onore che fino al 1981, nel nostro ordinamento, […] per un uomo [che uccide] la moglie, se colto da un impeto d'ira determinato dall'offesa recata [sono previste] pene minori rispetto a un analogo delitto di diverso movente, dal momento che l'oltraggio arrecato all'onore è ben più grave rispetto al delitto riparatore. Infatti, l'articolo 587 del Codice penale, abrogato con la Legge n. 442 del 5 agosto 1981, contempla una pena ridotta per chi uccida la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere "l'onor suo o della famiglia". 

Credo che questo basti a dare conto delle proporzioni e delle conseguenze del rovesciamento del punto di vista auspicato dalla Murgia: non si tratta solo di parole di moda evidentemente.
Alcuni vedono nell’introduzione di femminicidio esclusivamente la sottolineatura (forzata) dell’appartenenza della vittima al sesso femminile, come per esempio si argomenta in un messaggio “postato” sulla pagina Facebook di La lingua batte, rubrica settimanale di Radio3 che si è recentemente occupata di femminicidio:

La parola omicidio deve essere eliminata dal vocabolario giuridico, ma non sostituita dalla parola femminicidio, o da qualsiasi altra parola che indichi una violenza mortale di genere. Siamo tutti esseri umani; perché, quindi, non usiamo umanicidio?

A questa domanda possiamo rispondere che se ci riferiamo a una situazione “neutra”, una donna uccisa nel corso di una rapina in banca, si può parlare di omicidio (o magari chissà in futuro di umanicidio) ma di fronte a una notizia come questa

India, violentata e uccisa a sei anni: Nuovo, agghiacciate caso di stupro nell'Uttar Pradesh: la piccola è stata strangolata e gettata in una discarica (La Repubblica.it 19.04.2013)

#StigmaKills il 19 luglio 2013 a #Roma protesta contro la violenza sulle #sexworkers

ICRSE, il Comitato Internazionale per i Diritti delle Sex Workers in Europa invita tutti i suoi membri, le organizzazioni, gli individui, i/le professionist* del sesso e sue/suoi alleat* a unirsi e protestare contro i recenti omicidi di Jasmine e Dora, contro il violento attacco a Ela e contro tutti/e i/le sex workers in Europa e nel mondo.
LA VIOLENZA CONTRO I/LE SEX WORKERS DEVE FERMARSI.

Qui l'evento facebook.

La Turchia e la Svezia sono stati, durante questa settimana, luogo di omicidi violenti alle sex workers – ma la violenza è costante e tre sex workers sono state uccise in Italia dall’inizio dell’anno. In Francia, Kassandra e Karima sono state assassinate e spinte al suicidio.
Noi chiediamo a tutti i nostri amici e familiari, di protestare contro i sistemici omicidi transfobici e contro la violenza in Turchia e in tutto il mondo. Dora, prostituta trans è stato uccisa questa settimana, ad un’altra sex workers trans in Turchia, Ela, hanno sparato; è stata gravemente ferita ed è improbabile che il suo braccio possa funzionare di nuovo. Dora è la 31esima vittima, dal 2008, transgender di un violento e mortale attacco in Turchia.
Chiediamo a tutti i nostri amici e familiari di protestare contro il modello svedese, che ha portato via i figli di Jasmine e ha dato la custodia al suo ex marito violento che infine l’ha assassinata. Gli assistenti sociali e lo Stato svedese si sono rifiutati di ascoltare Jasmine. Perché, d’altronde, ascoltare una sex worker che si ritiene non sappia cosa è bene per lei? Questa criminalizzazione messa in atto dal sistema è costata a Jasmine la sua vita.
In tutti i paesi in Europa e in tutto il mondo, i/le sex workers vengono assassinati perché le nostre vite sono viste come meno degne di altre. Noi non siamo cittadin* a pieno titolo e questo stato di discriminazione giustifica lo stigma che ci viene inflitto e la violenza soffriamo. E ‘ ora di dire NO a tutte le violenze contro i/le sex workers! NO a ignorare/zittire le nostre voci, NO alla sottrazione dei nostri figli! NO ad attacchi, stupri e omicidi!
Le iniziative di protesta saranno realizzate in molti paesi, in tutto il mondo, venerdì 19 luglio alle 15:00. Incoraggiamo i membri del Comitato Internazionale per i Diritti delle Sex Workers in Europa e tutte le organizzazioni e gli individui a organizzare manifestazioni, proteste, azioni presso le ambasciate turche, svedesi, italiane, o presso qualunque altro luogo simbolico.
Noi daremo aggiornamenti su questa pagina con informazioni sulle proteste, comunicati stampa dell’ICRSE, immagini, banner che potrebbe essere utile condividere etc. Se avete bisogno di aiuto in qualsiasi modo, chiedete info sulla pagina (facebook o Evento) e forse qualcuno può essere in grado di offrire sostegno.
In solidarietà.

LONDON
https://www.facebook.com/events/257055747752775/?ref=25

PARIS
https://www.facebook.com/events/208533619301833/?ref=25

BERLIN
https://www.facebook.com/events/337753779688209/?ref=25

GLASGOW
https://www.facebook.com/events/485660881519727/?ref=25

martedì 16 luglio 2013

Il progetto è questo anche da noi, lo portano avanti su diversi fronti

In Texas passa una legge sull'interruzione di gravidanza particolarmente restrittiva.

"Gli “American united for life”, un gruppo che si batte contro l’aborto, ha spiegato che le decine di misure pro-life hanno soprattutto un obiettivo. Quello di provocare una reazione giudiziaria da parte dei sostenitori dell’aborto, che arrivi sino alla Corte suprema, dove sarà poi possibile cancellare la “Roe v. Wade”, la storica sentenza del 1973 che legalizzò l’aborto negli Stati Uniti."

Ed è la stessa strategia portata avanti in Italia: provocare il blocco della legge, a causa dell'articolo 9, spingere a una modifica della legge, massacrarla.

Non dimentichiamo la petizione che circola per la richiesta di un referendum abrogativo (ancora).

Mentre noi moriamo.

 
Tutto l'articolo qui: 

Texas, approvata la legge anti-aborto più severa degli Usa. “Proteggiamo la vita”  

L’ordine delle cose



“The Order of Things” è un cortometraggio sulla violenza di genere, diretto dai fratelli Alenda, interpretato da Manuela Vellés, Mariano Venancio, Javier Gutiérrez y Biel Durán.
La violenza di genere non è circoscritta a un solo contesto, le donne ne sono vittime in strada, sul posto di lavoro e in famiglia. In questo cortometraggio ci si richiama a un contesto famigliare dominato da una figura maschile che, ricevuto il mandato della violenza dal proprio padre, vorrebbe passarlo al figlio. Gli esiti però sono diversi.
Il finale è molto evocativo, una donna che riesce a liberare sé stessa, libera tutte.
Per il resto ci sono i commenti, buona visione.

Da Intersezioni.

lunedì 15 luglio 2013

L’antisessismo sessista

Sulla sentenza per lo stupro di Montalto di Castro, sulla lotta delle donne, sul bambino di Rosy che sarà dato in adozione….ovvero sull’antisessismo sessista.
E’ stata emessa la sentenza per gli otto ragazzi, all’epoca dei fatti minorenni, rei confessi, che sei anni fa hanno stuprato in gruppo una ragazza di quattordici anni in una pineta di Montalto di Castro a margine di una festa di compleanno.
Il tribunale dei minori di Roma, presieduto da Debora Tripiccioni, che lo scorso gennaio aveva sospeso il processo giunto al termine della fase dibattimentale e nella quale il PM aveva chiesto quattro anni per ciascuno dei ragazzi, ha decretato che gli stupratori saranno sottoposti al regime della messa in prova per 24 mesi. Svolgeranno cioè lavori socialmente utili due volte alla settimana e potranno continuare a studiare e a lavorare e a condurre normalmente la loro vita.
Alla fine di questo periodo e in base al giudizio che sul loro comportamento sarà dato dagli assistenti sociali e dal giudice delegato a seguire i loro progressi, potranno anche ottenere la dichiarazione di estinzione del reato loro contestato. Quello di violenza sessuale di gruppo per aver stuprato a turno una loro coetanea.
Questo è quanto riportato in maniera scarna dai media ed è la fine di una storia di grande violenza e non solo per quello che hanno fatto alla ragazza i suoi coetanei, ma per quello che le ha fatto il paese in cui abitava, Montalto di Castro, attraverso l’atteggiamento ipocrita e sessista, minimizzando il tutto come “bravata”, dicendo che lei se l’è cercata perché indossava la minigonna e attraverso il sindaco PD, zio di uno degli otto, che si è dichiarato pronto a stanziare dei soldi per il reinserimento dei ragazzi e neanche un euro per lei.
E’ stata costretta ad andare via dal paese, a vivere in un’altra città, a prendere coscienza a soli quattordici anni dell’orrore di questa società, di cui la sentenza dell’11 luglio scorso non è che l’atto esemplare.
La così detta “giustizia” di questa società non ci appartiene, né i suoi tribunali, né le sue carceri e non ci appartiene chiedere condanne esemplari per nessuno, ma le sentenze che i tribunali esprimono sono una cartina di tornasole della gerarchia dei valori di questo sistema patriarcale e capitalista, della sua struttura portante e dei suoi metri di giudizio:
-quindici anni di reclusione per “devastazione e saccheggio” a chi ha manifestato al G8 di Genova nel 2001 e sei anni per chi ha manifestato  il 15 ottobre 2011 a Roma……
-tre anni e sei mesi per i poliziotti, tra cui anche una donna, che hanno ucciso Federico
Aldrovandi e nessuna condanna per chi ha ucciso Stefano Cucchi, Carlo Giuliani, Giuseppe Uva….
-mesi di galera per chi ruba al supermercato, venti anni per chi rapina una banca…..
La gerarchia di valori che esprime questo elenco significa che al primo posto della pericolosità sociale sta chi manifesta dissenso politico  o semplicemente alterità nei confronti di questa società perché basta solo la partecipazione ad una manifestazione per subire pesanti condanne.
Sullo stesso piano c’è la tutela della proprietà privata. Anche un paio di magliette rubate all’Oviesse sono costate ad una ragazza la traduzione in cella di sicurezza nella caserma del Quadraro qui a Roma e lo stupro di gruppo da parte di tre carabinieri e un vigile urbano ( a proposito, che fine hanno fatto costoro? C’è uno straccio di processo o non è dato sapere?).
Non parliamo, poi, se qualcuno/a osa  rubare dei cibi , qualche salame o qualche formaggio dagli scaffali di un supermercato. Le patrie galere sono piene di gente detenuta per reati così.
Le istituzioni in divisa hanno una totale impunità, tanto che questo è chiaramente un benefit per il loro “lavoro”, come qualcuna/o si ostina ancora a chiamarlo, come per un impiegato sono i buoni pasto.
La società neoliberista ha annullato il valore della vita umana, perché anche la vita degli individui è considerata una merce, ha senso solo se può essere in qualche modo e fino a quando fornisce possibilità di profitto.
Quindi, giù, giù, nella scala dei valori troviamo l‘uso di un corpo, il suo abuso , la sua eliminazione.
Perché questo nullo  e/o bassissimo valore dell’essere umano che impregna l’impostazione socio-economica della società  dovrebbe trovare una risposta  diversa quando si tratta di una donna o della violenza che subisce?
Il neoliberismo è la configurazione attuale del capitalismo e del patriarcato e, come ogni configurazione ha i suoi modi particolari di esprimersi.
Uno di questi è la strumentalizzazione della violenza sulle donne, sulle diversità e dei diritti umani.
Per cui, da una parte sbandiera attenzione e riprovazione nei confronti di questi aspetti e approva  convenzioni, come quella di Istanbul, propone Task Force, spende parole e convegni, crea associazioni, ma fondamentalmente, dall’altra, lo scopo è creare controllo sociale, leggi securitarie, inasprimento delle pene e strumenti di asservimento.
Così può militarizzare il territorio qui da noi  e portare le guerre neocoloniali nel terzo mondo.
Mai vista una società tanto ipocrita e mistificante dove regna l’antirazzismo razzista, l’antisessismo sessista, la carità pelosa e il devastante “politicamente corretto”.
Il bambino di Rosy, la ragazza uccisa pochi giorni fa dal compagno a casa dei genitori dove si era rifugiata, sarà dato in adozione perché i nonni sono stati giudicati troppo poveri per mantenerlo. Anche la povertà è una condanna. Se non sei capace di mantenere tuo nipote, vuol dire che sei un inetto/a e ti sarà portato via. L’idea di dare del denaro direttamente ai nonni  perché possano mantenere il bambino viene da questa società considerata “immorale”: non si danno dei soldi a chi non è in grado di guadagnarseli.
Una società che sbandiera tanta attenzione ai minori da multare, denunciare, privare della potestà chi viene sorpreso ad elemosinare con i figli/e per strada e tanto violenta da recidere affetti e legami familiari con una freddezza nazista.
Che cosa significa tutto questo per noi che vogliamo lottare contro la violenza maschile sulle donne?
Significa non farsi irretire dalle manifestazioni di attenzione del potere, non farsi strumentalizzare, ribadire una distanza incolmabile.
La nostra liberazione passa attraverso l’autodifesa, l’autorganizzazione, il rifiuto della delega, la presa in carico della lotta, la creazione di luoghi di donne e di reti di donne in autonomia consapevoli  della necessità dell’uscita da questa società.
Le coordinamenta

giovedì 11 luglio 2013

“La scuola di Venere” il manuale sessuale dell’Inghilterra del XVII secolo

Da Intersezioni

Se una costante della maggiore letteratura medioevale e moderna è stata la misoginia, non mancano testimonianze positive del desiderio femminile (benché etero), riportato in testi che circolavano in Europa tradotti in più lingue.
Uno di questi è l’innovativo “L’escole des filles ou La philosophie des dames : divisée en deux dialogues”, tradotto in inglese con il titolo “La scuola di Venere”. In esso si fa descrizione delle parti anatomiche delle donne, dei benefici di una vita sessuale variegata e della relazione tra libertà sessuale e politica.
L’articolo che segue è una traduzione dallo spagnolo, buona lettura!
“La scuola di Venere” il manuale sessuale dell’Inghilterra del XVII secolo
L’Inghilterra del XVII secolo non era tanto puritana come si potrebbe pensare: manuali di questo tipo circolarono nelle librerie pubbliche e convissero con messali e sermonari, per gli amanti avventurosi.
Un secolo prima che il divin Marchese de Sade publicasse opere che ancora fanno arrossire le signorine, e quesi due secoli prima di Apollinaire e Pierre Lourys, fu pubblicato nel 1680 in Inghilterra la traduzione di un’opera francese chiamata  L’École des filles (“Scuola delle signorine”) con il titolo The School of Venus, or the Ladies Delight Reduced into Rules of Practice (“La scuola di Venere o del piacere delle dame ridotto in regole e pratiche”); si tratta di un’opera letteraria in forma di dialogo e con molte illustrazioni che sorprende per la propria modernità.
Dove si discutono i nomi popolari della vagina e del pene.
Vi sono due personaggi femminili che tengono una divertente chiacchierata sulle proprie abitudini sessuali: Katherine, “una vergine di mirabile bellezza” e sua cugina Frances, che è sposata ma è anche un po’ più liberale. Il suo dialogo ci mostra che la sessualità nel secolo XVII non era tanto puritana come si potrebbe credere in un primo momento, nonché la consapevolezza dell’autore (anonimo, certamente)  della relazione tra sesso e politica.

Dove Katy apprende che ci sono piaceri incomparabili e necessari, così lontani dalla sua immaginazione che sono come comparare acqua e vino.
Le cugine parlano dei benefici derivanti dall’avere più partner sessuali e di come non è necessario sposarsi con qualcuno per godere dei piaceri carnali; congetturano anche su cosa accadrebbe “se le donne governeranno il mondo e la Chiesa, come fanno gli uomini”, mescolando riferimenti all’orgasmo multiplo e all’esistenza della clitoride, alla quale si riferiscono come “la cima della Fica” che “sporge”.
Termini e concetti normali oggigiorno (come “amici con benefici”) vengono insinuati nella ricerca di uno “scopamico” con il quale si può “rompere il ghiaccio”, oltre a essere pieno di idee affinché le coppie del XVII secolo espandessero i propri orizzonti sessuali dunque, a dispetto dei pregiudizi contro il puritanesimo, non tutto era alla missionaria a quel tempo:
certe volte mio marito si mette sopra di me, e a volte io mi metto sopra di lui, a volte lo facciamo di fianco, a volte in ginocchio, a volte di lato, a volte da dietro… con una gamba sulle sue spalle, a volte lo facciamo sui nostri piedi …
A seguire una serie di illustrazioni provenienti dall’ultima sezione del manuale. Il libro si può consultare on line qui.
Traduzione e adattamento di Serbilla.
Articolo originale qui

venerdì 28 giugno 2013

Sii adipositiva!


Grassa. Chiattona. Balena. In quanti modi si può dire mi fai schifo a una persona grande/grossa/grassa? (Beneinteso che anche la magrezza, percepita come estrema, benché sia più accettata, diviene oggetto di disprezzo. Sbagliata, in ogni caso, è il nostro nome.) Tutti quei modi che conosciamo bene perché li abbiamo sentiti, diretti a noi o ad una nostra amica, milioni di volte.
I giudizi negativi sui nostri corpi si nascondono spesso dietro consigli salutistici, alimentari e medici. Ma chi può giudicare il nostro stato di salute meglio di noi stesse? Ad una persona grassa non si chiede “Come stai?”, le si dice direttamente: dovresti perdere peso. Certe volte sono state le nostre stesse mamme o nonne o zie a farci sentire inadeguate, perché lo spazio che occupiamo è troppo, perché il cibo che mangiamo è troppo, perché siamo pericolosamente strabordanti rispetto alle regole della buona continenza femminile.  C’è, nelle nostre vite, un padre o un fratello per il quale risultiamo impresentabili. Molto spesso sono stati i nostri amanti a suggerirci con un gesto o una frase casuale, quando non volutamente cattiva, che queste cosce grosse e queste braccia adipose andrebbero coperte, nascoste. “Hai il seno troppo grande” è una frase che in tempi di silicone non crederesti mai di sentire, invece…
Può sembrare che da certi discorsi gli uomini siano esclusi, non è così. Un uomo grasso subirà probabilmente una minore pressione, in quanto uomo e quindi giusto di per sé, ma non significa che non ne subirà.
Se ciò per cui la società ti definisce viene percepito come sbagliato, allora hai solo due strade: il rifiuto di te stessa o la rivendicazione. Scegli.

venerdì 14 giugno 2013

Questi poster non sono ciò che sembrano!

Da Intersezioni 

Questi poster non sono ciò che sembrano!

 A prima vista sembrano i soliti manifesti sexy che incrociamo ogni giorno nelle strade del mondo (almeno di quello occidentale), ma basta girare l’angolo per scoprire che c’è dell’altro. Le lavoratrici sessuali sono spesso anche madri e chiedono maggiori tutele per il loro lavoro.
In Argentina la prostituzione è legale, ma non è nè regolamentata nè tutelata. Nasce così questa campagna di street art (stencil ndt), lanciata agli angoli delle strade di Buenos Aires. Dietro la fantasia di un’immagine sexy, c’è la realtà e una statistica sorprendente:”L’86% delle lavoratrici del sesso sono madri, abbiamo bisogno di una legge che regolamenti il nostro lavoro”.


La campagna è stata promossa dall’AMMAR, l’Associazione Argentina delle lavoratrici sessuali.
Adattamento italiano di questo post in inglese di Serbilla.
Per qualche spunto in più sul lavoro sessuale, dal punto di vista argentino, vedi: Per fermare la tratta bisogna legalizzare il lavoro sessuale.

domenica 2 giugno 2013

Stupri e mazzette, arrestati quattro agenti

Roma - Stupri, furti e mazzette da commercianti. Per questo motivo quattro agenti di polizia in servizio nella Questura di Roma sono stati arrestati stamani dalla squadra mobile della capitale.Si tratta di due ispettori, un sovrintendente ed un assistente della Polizia di Stato accusati di violenza sessuale, corruzione, falso e furto.
In particolare, sono ritenuti responsabili di aver trafugato, nel 2009 e 2010, quando prestavano servizio presso la Squadra Mobile, somme di denaro ad alcuni commercianti stranieri e di aver preteso elargizioni in cambio di mancate denunce. Le accuse di stupro riguarderebbero violenze sessuali ai danni di prostitute.
A portare all’arresto dei quattro poliziotti una denuncia presentata da un commerciante straniero che mesi fa raccontò in Procura dei soprusi subiti dai quattro che erano diventati un po’ il terrore dei negozianti stranieri di Roma. I quattro indossavano sempre la divisa, anzi, a dire del denunciante, la usavano proprio per tenere sotto scacco le vittime.
L’uomo parlò di vessazioni continue nonostante fosse in regola con i vari permessi sulla sua attività, raccontò di veri e propri furti che i quattro facevano nei negozi che andavano a controllare e di come minacciavano i negozianti anche stilando denunce false. I quattro inoltre chiedevano soldi, vere mazzette di migliaia di euro, minacciando i negozianti di fargli chiudere l’attività.
I quattro poliziotti avrebbero anche stuprato alcune prostitute sotto la minaccia di arrestarle. Anche in questo caso i quattro “usavano” la divisa per intimorire le vittime. A volte addirittura le manette.
© Riproduzione riservata

Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2013/06/01/APAzwheF-quattro_mazzette_arrestati.shtml

La libertà di essere e fare ciò che si desidera, poche persone ne approfittano

La divisione del lavoro domestico, del lavoro tutto, e quindi di cura della famiglia, basata sulla personalità è un principio di libertà.

Da internazionale: Il falso mito dei padri a casa

E se seguissi la moda e restassi io con i figli mentre mia moglie è al lavoro? –Matteo
Che il papà a tempo pieno vada di moda non ci sono dubbi: basta sfogliare una rivista femminile o fare un giro tra i blog per rendersene conto. Ma non è detto che sia anche una realtà. Anzi, secondo una ricerca condotta nel Regno Unito si tratta di un falso mito: negli ultimi dieci anni il numero di padri a casa con i figli è aumentato di seimila persone, mentre quello delle mamme è diminuito di 44mila.
Chi copre la differenza di 38mila famiglie restate senza genitori? I nonni, le tate, l’asilo nido. Sono loro la vera moda e non i tanto decantati quanto rarissimi padri a tempo pieno. Perché purtroppo è più dura di quanto sembri: un uomo che lascia il lavoro per stare con i figli è visto nel migliore dei casi come un debole, nel peggiore come un fallito. Ed è un’idea talmente radicata che spesso si affaccia anche nella testa delle mogli: l’uomo che non porta a casa la pagnotta non è attraente.
Da quanto ho visto io, le uniche che riescono ad accettare di buon grado di sostenere economicamente il marito sono donne molto intelligenti e sicure di sé. Quelle che hanno capito che la divisione dei ruoli basata sulla personalità e non sul genere di appartenenza è un vantaggio per tutti. Se tua moglie è una di loro, vai tranquillo: segui la moda, vera o falsa che sia, e prenditi cura della tua famiglia.
Internazionale, numero 1002, 31 maggio 2013

Da internazionale.

giovedì 30 maggio 2013

I carabinieri ci dissero: stuprate Franca Rame (a memento, se i tg non informano)

Se qualcuno parla degli stupratori stranieri:

 I carabinieri ci dissero: stuprate Franca Rame

ROMA - Furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare lo stupro di Franca Rame. L' aveva detto dieci anni fa l' ex neofascista Angelo Izzo, l'ha confermato al giudice istruttore Guido Salvini un esponente di spicco della destra milanese, Biagio Pitarresi. Il suo racconto occupa due delle 450 pagine della sentenza di rinvio a giudizio sull' eversione nera degli Anni 70. La sentenza è stata depositata pochi giorni fa, il 3 di questo mese. Lo stupro avvenne il 9 marzo del 1973, venticinque anni orsono. Un tempo che fa scattare la prescrizione e che garantisce l' impunità alle persone chiamate in causa. Pitarresi ha fatto il nome dei camerati stupratori: Angelo Angeli e, con lui, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Neofascisti coinvolti in traffici d' armi, doppiogiochisti che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e informavano i carabinieri, balordi in contatto con la mala. Fu proprio in quella terra di nessuno dove negli Anni 70 s' incontravano apparati dello Stato e terroristi che nacque la decisione di colpire la compagna di Dario Fo. Ha detto Pitarresi: "L'azione contro Franca Rame fu ispirata da alcuni carabinieri della Divisione Pastrengo. Angeli ed io eravamo da tempo in contatto col comando dell'Arma". Commenta il giudice Guido Salvini nella sua sentenza di rinvio a giudizio: "Il probabile coinvolgimento come suggeritori di alcuni ufficiali della divisione Pastrengo non deve stupire... il comando della Pastrengo era stato pesantemente coinvolto, negli Anni 70, in attività di collusione con strutture eversive e di depistaggio delle indagini in corso, quali la copertura di traffici d' armi, la soppressione di fonti informative che avrebbero potuto portare a scoprire le responsabilità nelle stragi dei neofascisti Freda e Ventura". Quando, nel 1987, Angelo Izzo parlò per la prima volta di un coinvolgimento dei carabinieri nell' aggressione a Franca Rame, molti non ci credettero: la storia sembrava assurda, e Izzo era considerato, in generale, un personaggio poco attendibile, uno psicopatico sadico: era in carcere per lo stupro-omicidio del Circeo, una delle vicende più atroci della cronaca nera degli Anni 70. Poi i sospetti si erano rafforzati, ma senza determinare l' avvio di una apposita indagine, durante l' inchiesta sulla strage di Bologna quando era stato trovato un appunto dell' ex dirigente dei Servizi Gianadelio Maletti. Raccontava di un violento alterco tra due generali: Giovanni Battista Palumbo (un iscritto alla loggia P2 che poi sarebbe andato a comandare proprio la "Pastrengo") e Vito Miceli (futuro capo del servizio segreto). Il primo, si leggeva nella nota di Maletti, durante la lite aveva rinfacciato al secondo "l' azione contro Franca Rame". Era stata una delle più spregevoli, tra le tante ignobili, commesse dai neofascisti negli Anni 70. La sera del 9 marzo del 1973, nella via Nirone, a Milano, Franca Rame era stata affiancata da un furgone. C' erano cinque uomini che l' avevano obbligata a salire. La violentarono a turno. Gridavano: "Muoviti puttana, devi farmi godere". Le spegnevano sigarette sui seni, le tagliavano la pelle con delle lamette. Una sequenza allucinante, che la Rame avrebbe inserito in un suo spettacolo, "Tutta casa, letto e chiesa". Fu subito chiaro che la violenza contro la compagna di Dario Fo veniva dagli ambienti neofascisti. E infatti, come in quasi tutti i crimini compiuti in quegli anni dai neofascisti, i responsabili non furono scoperti".

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/02/10/carabinieri-ci-dissero-stuprate-franca-rame.html

Biagio Pitarresi cita i camerati stupratori: Angelo Angeli, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Lo stupro è stato ispirato da ufficiali dei Carabinieri appartenenti alla Divisione Pastrengo

Franca Rame, attrice di talento, autrice di monologhi memorabili, muore a maggio 2013. Una lunga carriera, un costante impegno politico.

Nel marzo del 1973, Franca Rame venne rapita da esponenti dell'estrema destra e subì violenza fisica e sessuale, ricordata a distanza di tempo nel lavoro Lo stupro, del 1981. Il procedimento penale è giunto a sentenza definitiva solo dopo venticinque anni: ciò ha comportato la prescrizione del reato. Nonostante ciò, in due delle 450 pagine della sentenza del giudice Salvini si trova la testimonianza di un esponente di spicco della destra eversiva milanese Biagio Pitarresi, che cita i nomi dei camerati stupratori: Angelo Angeli, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". La testimonianza del neofascista Pitarresi, infine, conferma che l'azione criminale nei confronti dell'attrice sia stata ispirata da alcuni ufficiali dei Carabinieri appartenenti alla Divisione Pastrengo.
Da wikipedia.




martedì 21 maggio 2013

Dall'obiezione al sabotaggio - come l'Italia sta scivolando verso l'inapplicabilità della legge sull'aborto


La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, in collaborazione con gli Amici della Consulta e Usciamo Dal Silenzio, organizza un incontro-dibattito sul tema dell’obiezione di coscienza, con particolare riferimento all’applicazione della Legge 194/78, che il 22 maggio 2013 compie 35 anni.
Agenda del’incontro: 

h. 20.30 Accoglienza partecipanti 
h. 21.00 Donatella De Gaetano – coordinatrice della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni – Lettura del saluto di apertura inviato dalla Ministra Emma Bonino
h. 21.10 Allegra Stracuzzi – avvocato, Gruppo sull’Obiezione di Coscienza della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni – Il cammino della L. 194/78 tra obiezione di coscienza e boicottaggio
h. 21.30 Patrizia Borsellino – Professore di Filosofia del Diritto in Università Bicocca – La 194. Una legge con molte luci e poche ombre
h. 21.50 Assunta Sarlo – giornalista – Dai dati sull'obiezione di coscienza alle proposte: il Manifesto sull’applicazione della L.194/78
h. 22.20 Dibattito, moderato dalla Coordinatrice della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni.

Fonte facebook.



Nel Cognome della #Madre, per l'aggiunta del cognome materno alle figlie e ai figli

L'aggiunta del cognome materno è un diritto non pienamente riconosciuto in Italia, su questo argomento c'è questo vecchio post. I modi per aggiungere il cognome della madre al/alla nascituro/a non sono lineari o diretti, è per questo che serve una normativa chiara che permetta pienamente l'esercizio di questo diritto. In questo senso si muove la petizione attualmente on line promossa da Equality Italia:
Nel COGNOME della MADRE. Firma la campagna di Equality Italia a sostegno della scelta dei cognomi Chiediamo al Parlamento Italiano affinché sia finalmente approvata una normativa chiara e certa sulla possibilità di scelta del cognome, che sia quello del padre o della madre o di entrambe, così che sia superata l’attuale legislazione, figlia di una visione familiare superata dai tempi e dall’attuale organizzazione sociale. Si tratta di una battaglia fortemente simbolica, che richiama la politica ad intervenire nel complesso delle materie che attengono al diritto di famiglia, di cui alla luce dei decenni passati, è necessaria una completa revisione.

lunedì 20 maggio 2013

Devi usare un linguaggio non sessista, altrimenti #tisaluto

Dialogo, inclusione, addirittura tolleranza, tutte cose importanti, ma da qui ormai è molto tempo che sono bamditi commenti maschilisti, ingiuriosi e misogini. Per parlare con questo blog e me, anche nel darmi torno, devi usare un linguaggio non sessista, altrimenti #tisaluto.
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#tisaluto

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo fatto commenti misogini e sessisti - non si nasce antisessisti - e ne abbiamo anche subiti. Considerazioni sul corpo altrui e sul suo uso sessuale e sessuato, allo scopo di intimidire, ridicolizzare e ricondurre alla condizione di oggetto, come critica alle altrui opinioni o come violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio, quando espresso da un sesso che non è il nostro.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il
campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto. Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero, abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.

Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate i generi sessuali o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.

Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice. Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

Convengo sulla legge 194 a 35 anni dall'approvazione

22 maggio 2013, a 35 anni dalla legge sull'interruzione di gravidanza, presso la casa internazionale delle donne di Roma, incontro con Chiara Lalli, Caterina Botti, Filomena Gallo, Alessandra Gissi, Michele Grandolfo, Paola Lopizzo, Rosetta Papa, Manuela Perrone, Vittoria Tola.

Dopo il convegno sarà proiettato il documentario Legge 194. Cosa vogliono le donne – Storia di una legge, storia di donne, di Liliana Barchiesi e Alessandra Ghimenti (2013).

Introduce e coordina: Chiara Lalli (autrice di A. La verità vi prego sull’aborto, Fandango 2013)

Intervengono:
Caterina Botti (filosofa, “Sapienza” Università di Roma) “Il peso della condanna morale dell’aborto” Filomena Gallo (avvocato, segretario Associazione Luca Coscioni) “Quali strumenti per garantire l’applicazione della 194?” Alessandra Gissi (storica, Università di Napoli “L’Orientale”) “Il senso di colpa come oggetto di indagine storica” Michele Grandolfo (epidemiologo, Noidonne) “Epidemiologia dell’aborto e promozione della salute” Paola Lopizzo (ginecologa, responsabile Unità Operativa “Assistenza e tutela sociale della maternità e IVG”, Ospedale San Giovanni-Addolorata), “La garanzia del servizio” Rosetta Papa (direttrice “Unità Operativa Complessa Tutela Salute Donna”), “Donne a Sud della Salute” Manuela Perrone (giornalista, Sole24Ore) “Come i media trattano l’aborto” Vittoria Tola (Udi nazionale, Assemblea permanente per i consultori) “Dall’autodeterminazione (legge 405/1975) all’autodeterminazione (legge 194/78)” Dopo il convegno sarà proiettato il documentario Legge 194. Cosa vogliono le donne – Storia di una legge, storia di donne, di Liliana Barchiesi e Alessandra Ghimenti (2013).

Fonte: Il buon medico non obietta.

Mi masturbo




Da Intersezioni

ph Shilo McCabe

Mi masturbo


Vi proponiamo la lettura di due testi riguardanti il mese della masturbazione negli Stati Uniti.
Toccatevi!
T
radotto da Serbilla, revisionato da Lafra.
Prima di tutto vogliamo chiedere scusa per aver dimenticato, durante la prima settimana di maggio, che questo è, almeno negli Stati Uniti, il mese nazionale della masturbazione. Fortunatamente resta ancora più di una settimana per appoggiare con fervore l’iniziativa senza abusare della nostra fisiologia. Dal 1995 è stata introdotta a San Francisco questa singolare celebrazione volta a stimolare (letteralmente) questa pratica tanto ancestrale, così come a passare in rassegna alcuni dei benefici scientificamente provati che la masturbazione può portare alla tua salute.
Tutto ha avuto inizio sedici anni fa quando la dottoressa Joycelyn Elders, nominata Chirurgo Generale degli Stati Uniti d’America (un evento storico dato che si trattava della prima persona di origine afroamericana che riceveva questa nomina), fu intervistata sulla masturbazione, dopo il suo discorso nella giornata internazionale dell’AIDS, negli Stati Uniti. Elders rispose: “Penso che sia qualcosa di tipico della sessualità umana che deve essere insegnato”. Questa risposta le costò, nell’assurdità della decisione da parte delle autorità, il suo posto.
In reazione al ridicolo licenziamento della dottoressa Elders, l’azienda Good Vibrations, specializzata nello sviluppo di giocattoli sessuali e nella diffusione di una educazione sessuale progressista, decise di designare il mese di maggio come il Mese Nazionale della Masturbazione negli Stati Uniti, al fine di organizzare conferenze e finanziare studi attorno alla masturbazione, affrontata non come un tabù, ma come un esercizio al quale l’essere umano ha ricorso, abbondantemente, nel corso della sua storia. Adesso, sedici anni dopo, questa commemorazione è stata istituzionalizzata, comportando un grande progresso educativo attorno a questa pratica.
Storicamente la masturbazione è stata condannata come un atto impudico e immorale nelle varie società, utilizzando argomenti un po’ retrogradi e diffondendo mali caricaturali ipoteticamente prodotti dal masturbarsi. Dall’altra parte, e secondo una posizione critica molto più rispettabile, è opinione corrente, fondata in gran parte sulla tradizione orientale di gestione dell’energia, che la masturbazione non sia raccomandabile, almeno nel caso degli uomini, nel senso in cui implica l’eiaculazione e con essa un processo di auto-drenaggio energetico. Tuttavia, sembra più o meno chiaro che la disinformazione promossa attorno alla masturbazione per infondere timore morale o fisiologico appare come qualcosa di più nocivo del fatto di “auto-compiacersi” sessualmente. E comunque alcuni studi scientifici hanno riscontrato i sicuri benefici che può portare (senza contare che, per alcuni, la masturbazione è l’unico atto sessuale infallibile contro le malattie veneree):
Per l’uomo:
- Rafforza il sistema immunitario;
- Protegge la prostata dalle infezioni e contemporaneamente può ridurre la possibilità di contrarre il cancro in questa ghiandola.
Per la donna:
- Combatte le infezioni vaginali;
- Riduce il dolore pre-mestruale;
- Combatte il dolore cronico alla schiena.
Qui si trova, invece, il progetto fotografico di Shilo McCabe, fotografa americana queer femminista, presentato il 3 maggio al Center for Sex and Culture di San Francisco. Cliccando sulle foto potrete leggere testi narrativi e poetici sulla masturbazione.
Mi mastubo…
Tradotto da Serbilla, revisionato da Elle.


ph Shilo McCabe
“Questo progetto è nato perché parlando in un panel sulla sessualità positiva al Mills College mi è stato chiesto se avevo qualche consiglio per avere una sessualità ancora più positiva. Senza esitazione ho detto “Masturbatevi!”. Tutti hanno riso e, com’era prevedibile, hanno apprezzato la mia risposta. Ho capito solo più tardi che avevo ancora qualcosa da dire su questo argomento…
[…] Sfidare la condanna che pesa sulla masturbazione è importante perché apparteniamo ad una cultura fatta di messaggi confusi. Non c’è un messaggio univoco sulla masturbazione: alcune persone la condannano, per altre è culturalmente accettata come norma e anzi è considerata ovvia (gli uomini eteronormati, per esempio).
[…] Questo progetto è una dichiarazione di autonomia sessuale. Ogni foto è uno spazio sicuro. Il mio lavoro ha le sue radici nella fotografia documentaria e si sviluppa a partire dall’eredità di fotografi che mescolano arte e critica sociale nel loro lavoro. Non sono foto di posa con modelli, ma piuttosto rappresentazioni autentiche che le stesse persone ritratte nelle foto hanno contribuito a creare.
[…] Lavoro in collaborazione con le persone per ottenere fotografie che le facciano sentire bene e voglio sempre che siano loro ad approvare l’immagine finale. Visto che si tratta di un lavoro che ha come tema il sesso, ho come priorità assoluta il consenso e la trasparenza. Sono motivata dalla convinzione che, quando non vediamo fotografie di persone che ci assomigliano, interiorizziamo il messaggio che non siamo degni di essere rappresentati/e: per questo punto sul concetto di inclusività.”

sabato 11 maggio 2013

Siete il marcio della vita! Avete sbajato giorno e epoca

Condivido l'appello delle Ribellule. La Marcia che faranno a Roma domani non è per la vita ma contro la libertà di scelta, il diritto alla salute e contro le donne.

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Per due anni la marcia per la vita, indetta dall’oltranzismo cattolico, è stata contestata con azioni dimostrative che rivendicavano l’autodeterminazione di donne e soggettività l.g.b.t.q.i.
Questa volta hanno scelto il giorno sbagliato!
Il 12 maggio Roma ricorda Giorgiana Masi, assassinata nel 1977 a 19 anni, dalle squadre speciali dell’allora ministro dell’Interno Francesco Kossiga durante il corteo che, sfidando il divieto a manifestare, celebrava il terzo anno dalla vittoria referendaria sul divorzio .
Non accettiamo la provocazione di chi usa i bambini e la retorica della famiglia per legittimare politiche, azioni e discorsi che attaccano le nostre libertà e le nostre vite.
Si tratta di bigotti che, nascondendosi dietro i “sani” valori della famiglia appoggiano di fatto la violenza contro chi differisce dal loro modello.
E’ ora che il familismo smetta di essere un modello per le politiche sociali. E’ ora di riconoscere e rivendicare il diritto ad essere persone libere, persone che scelgono con chi avere relazioni, se e quando avere figli/e.
Lo scopo delle nostre vite non è formare l’ipocrita famiglia cattolica: una struttura utile solo a costruire ruoli, egemonie e a far sentire in colpa le donne che vogliono sottrarsi a situazioni di violenza, fino alle estreme conseguenze.
Non autorizzeremo a parlare di vita chi marcia scortato da fascisti, portatori della cultura mortifera della sopraffazione ed esecutori materiali di aggressioni e violente campagne discriminatorie. Rifiutiamo l’iconografia antiabortista imposta del fanatismo cattolico come rifiutiamo i dogmi di qualsiasi fondamentalismo religioso, non siamo asservit* alla loro guerra santa.
La Roma antifascista e antisessista il 12 maggio non permetterà che la memoria di Giorgiana Masi venga calpestata.
La storia non si riscrive. Non torniamo indietro sui diritti conquistati, anzi incalziamo!
Vi invitiamo a partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà giovedì 9 maggio alle 18 in Piazza Sonnino, a Trastevere.
Giorgiana è viva, un’idea non muore mai.______________________________________________

Aborto

mercoledì 1 maggio 2013

La legge svedese in materia di prostituzione: presunti successi ed effetti documentati

Presentiamo una sintesi dell’articolo The Swedish Sex Purchase Act: Claimed Success and Documented Effects. Le autrici Susanne Dodillet e Petra Östergren (studiose che hanno approfondito diversi aspetti della legge antiprostituzione svedese, condotto ricerche sul campo, ecc.), hanno concepito l’articolo per svelare al pubblico internazionale le conseguenze reali del ‘modello svedese’ e ci offrono la prima compilazione dei suoi effetti che sfronda l’insidiosa narrativa ufficiale con il ricorso ai dati oggettivi effettivamente disponibili.
(...)
Il fatto che la legge svedese che criminalizza l’acquisto di prestazioni sessuali venga considerata una misura unica nel suo genere perché punisce solo l’acquisto (e non la vendita) di prestazioni sessuali è una semplificazione discutibile: innanzitutto perché il Sex Purchase Act non è dissimile da altre leggi e regolamenti utilizzati in altri paesi per la riduzione o l’estirpazione della prostituzione mediante strumenti legislativi. Inoltre, perché è riduttivo attenersi unicamente alle parole di un atto di legge (‘sono solo coloro che acquistano le prestazioni sessuali ad essere puniti’) e tralasciare gli effetti indiretti da esso conseguenti. È ovvio infatti che una legge che proibisse l’acquisto dei servizi offerti nel massaggio terapeutico, nella psicoterapia o nel counselling per la salute sessuale ad esempio, nel punire chi acquista tali servizi produrrebbe conseguenze negative anche su chi quei servizi li offre.

Per leggere tutto vi rimando all'articolo su Intersezioni.

sabato 6 aprile 2013

Ha detto facebook: col modello nudo Gesù piange, ma la troia piace

Che questa foto è offensiva, pornografica, contro le regole, fa piangere Gesù:


Mentre con "Troia Dentro e Fuori" no, non piange né Gesù né Maria:



E quindi mi ha bloccato l'account per 24 ore.
Dev'essere stato devastante per l'orgoglio penico del tecnico il paragone col modello di YvesSaintLaurent.

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