venerdì 28 giugno 2013

Sii adipositiva!


Grassa. Chiattona. Balena. In quanti modi si può dire mi fai schifo a una persona grande/grossa/grassa? (Beneinteso che anche la magrezza, percepita come estrema, benché sia più accettata, diviene oggetto di disprezzo. Sbagliata, in ogni caso, è il nostro nome.) Tutti quei modi che conosciamo bene perché li abbiamo sentiti, diretti a noi o ad una nostra amica, milioni di volte.
I giudizi negativi sui nostri corpi si nascondono spesso dietro consigli salutistici, alimentari e medici. Ma chi può giudicare il nostro stato di salute meglio di noi stesse? Ad una persona grassa non si chiede “Come stai?”, le si dice direttamente: dovresti perdere peso. Certe volte sono state le nostre stesse mamme o nonne o zie a farci sentire inadeguate, perché lo spazio che occupiamo è troppo, perché il cibo che mangiamo è troppo, perché siamo pericolosamente strabordanti rispetto alle regole della buona continenza femminile.  C’è, nelle nostre vite, un padre o un fratello per il quale risultiamo impresentabili. Molto spesso sono stati i nostri amanti a suggerirci con un gesto o una frase casuale, quando non volutamente cattiva, che queste cosce grosse e queste braccia adipose andrebbero coperte, nascoste. “Hai il seno troppo grande” è una frase che in tempi di silicone non crederesti mai di sentire, invece…
Può sembrare che da certi discorsi gli uomini siano esclusi, non è così. Un uomo grasso subirà probabilmente una minore pressione, in quanto uomo e quindi giusto di per sé, ma non significa che non ne subirà.
Se ciò per cui la società ti definisce viene percepito come sbagliato, allora hai solo due strade: il rifiuto di te stessa o la rivendicazione. Scegli.


Mostrare un immaginario positivo attorno ai corpi grossi (adipositività) è il mezzo attraverso il quale “The Adipositivity Project, si propone di cambiare la definizione di bellezza fisica della società. Letteralmente. (…) Ambisce a promuovere l’accettazione della propria taglia, senza elencare i meriti delle persone grosse o dettagliando esempi di eccellenza (queste cose si vedono facilmente attorno a noi), ma, piuttosto, attraverso la rappresentazione visiva dei corpi grassi. Qualcosa che di solito non si vede”.
Il progetto è promosso dalla fotografa Substantia Jones, e si arricchisce di nuove immagini continuamente.
“Qualche volta le fotografie sono strette sul dettaglio delle forme femminili grasse, spesso senza l’inclusione dei volti. Uno dei motivi di questa scelta è quello di spingere gli osservatori ad immaginare che stiano guardando le donne grasse nella loro vita, idealmente quindi accettarle come detentrici di appeal estetico che, bene o male, spesso si traduce in forme più complete di accettazione.
Le donne che vedete in queste immagini sono educatrici, dirigenti, madri, musiciste, professioniste, artiste, performer, attiviste, impiegate e scrittrici. Forse sono anche le donne alle quali hai fischiato in metropolitana, che ti hanno fatto girare gli occhi al mercato, o che hai preso in giro con gli amici.

Questo è quello che sembrano senza i loro vestiti.
Alcune vi mostrano con orgoglio i loro corpi. Altre timidamente. E alcune molto a malincuore. Ma tutte hanno l’obiettivo di modificare le nozioni comunemente accettate riguardanti un ristretto e specifico ideale di bellezza.
Aggiungete ai preferiti adipositivity.com e controllatelo spesso, siccome nuove fotografie vengono aggiunte regolarmente. E, per favore, aiutateci a diffondere il messaggio. The Adipositivity Project: cambiare gli atteggiamenti sul valore estetico delle donne grosse, una fica grassa alla volta. “

Le parti originali qui tradotte si trovano su adipositivity.my-expressions.com
Traduzione e adattamento dall’inglese di Serbilla.



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