venerdì 8 luglio 2011

La Cassazione: basta mariti violenti stop a subcultura maschilista in famiglia

[Anno 2011. La cassazione stabilisce che la subcultura maschilista non è un'attenuante per gli uomini che picchiano le donne. Potremmo dire: meglio tardi che mai, ma sarebbe stato meglio prima!]

ROMA - La Corte di Cassazione d'ora in poi rifiuterà la concessione delle attenuanti ai mariti violenti che invocano clemenza sostenendo di prendere ancora ad esempio il modello del padre e marito padrone. Non ci sarà dunque nessuna scusante per quella che viene definita dai supremi giudici «subcultura maschilista e intollerante» di quegli uomini che pensano di avere «il controllo della situazione», in famiglia usando le offese e la violenza nei confronti della moglie senza accettare il principio dell'uguaglianza dei coniugi e senza rendersi conto dell'ormai avvenuto cambiamento dei costumi.

Per questi motivi la sesta sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate nei confronti di Nazareno C., un marito pugliese che per trent'anni, a partire dal secondo giorno di matrimonio, aveva vessato la moglie Archina D.G. che solo dopo tanto tempo ha deciso di denunciarlo.

A Nazareno C., marito violento, che chiedeva una condanna più mite, i supremi hanno risposto che «atteggiamenti derivanti da subculture in cui sopravvivono autorappresentazioni di superiorità di genere e pretese da padre/marito-padrone» non possono essere assolutamente prese in considerazione per mettere in dubbio la mancanza di consapevolezza nella commissione delle prevaricazioni nè, tanto meno, possono mettere in discussione «l'imputabilità» del despota familiare. «Il fatto che tali atteggiamenti siano proseguiti per ben trent'anni - sottolinea la Cassazione con la sentenza 26153 - non può essere considerato un elemento che porta alla concessione delle circostanze «scriminanti o attenuanti», in quanto costituisce «il costume abituale di un anacronistico pater familias maschilista e intollerante, refrattario alla modificazione del costume e alla vigenza delle leggi della Repubblica che hanno progressivamente dato attuazione al principio costituzionale di uguaglianza tra i coniugi».

Per tre decenni Nazareno C. aveva trattato la moglie Archina «come un oggetto di sua esclusiva proprietà alla quale si sono poi ribellati i figli, in particolare quella femmina, che ha dato forza alla madre per ribellarsi e denunciare l'uomo». Confermato così il verdetto severo emesso dalla Corte d'Appello di Bari il 18 maggio 2009 che aveva convalidato la pronuncia emessa dal Tribunale di Foggia il 17 ottobre 2005. Il verdetto della Cassazione è stato esteso da Franco Ippolito, segretario generale della Suprema Corte e braccio destro del primo presidente Ernesto Lupo.
Martedì 05 Luglio 2011 - 18:30 Ultimo aggiornamento: Venerdì 08 Luglio - 12:16

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=155082&sez=HOME_INITALIA&ctc=0#commenti

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