domenica 28 ottobre 2007

"Assisteremo chi ha sana sessualità"

La frase è contenuta nel provvedimento discusso in commissione Sanità. "Così si escludono i gay" di Laura Asnaghi
L´assistenza? Solo a chi pratica una "sana e responsabile sessualità". La Regione approva un articolo del piano del welfare lombardo ed è subito polemica. Nel mirino dell´opposizione c´è il provvedimento, discusso ieri dalla commissione regionale della Sanità, che riguarda il "Governo della rete dei servizi alla persona in ambito socio-sanitario".

Già una settimana fa questo documento aveva provocato una bufera politica. La frase incriminata era quella relativa alla "tutela della vita fin dal suo concepimento", giudicata un attacco alla 194, la legge sull´aborto. E ora, lo stesso documento, torna a scatenare un caso politico con un articolo, definito dai Verdi «di stampo medievale», in cui si precisa che «le prestazioni sanitarie e sociali sono finalizzate a sostenere la persona e la famiglia, con particolare riferimento allo sviluppo di una sana e responsabile sessualità». L´Unione al gran completo e il consigliere Alessandro Cè hanno proposto di stralciare la parte relativa alla "sana e consapevole sessualità". Ma l´emendamento è stato bocciato e la maggioranza ha votato all´unanimità la proposta, contenuta nell´articolo 5.

«Questa legge sta diventando ultrabigotta, prima attacca l´aborto e adesso chi fa scelte sessuali diverse - denuncia Carlo Monguzzi, consigliere dei Verdi - questo provvedimento lascia spazio alla discrezionalità degli operatori che potrebbero negare assistenza a chi non rientra nei parametri di una sana sessualità». Monguzzi si domanda «cosa succederà quando ai servizi socio sanitari busseranno persone che non sono eterosessuali. Verranno discriminati gli omosessuali? E le lesbiche, i voyeristi, i feticisti che fine faranno? Ci sarà la messa al bando dei sadomaso? Qualche adultero verrà lapidato? E i baci, quali saranno considerati sani e quali no? Siamo davvero alla follia».


I Verdi e tutta l´Unione sono pronti a dare battaglia in consiglio regionale, ma di fronte a questa levata di scudi non batte ciglio Margherita Peroni di Fi, relatrice del progetto. «Io non metto in discussione l´identità sessuale di nessuno - spiega - quella frase non è discriminatoria. Omosessuali che stanno bene con se stessi hanno una sana e responsabile sessualità. E lo stesso vale per le lesbiche. Ecco perché ritengo che le polemiche siano inutili». E aggiunge: «La frase tanto discussa è contenuta nella legge 44 del '76, quella che istituisce i consultori. È lì da più di 30 anni e nessuno l´ha mai contestata. E poi quando si parla di sana e responsabile sessualità, ci si riferisce non alla pura genitalità, ma a quella dimensione più ampia che comprende l´affettività e la capacità di relazione. Questo è il senso delle parole che abbiamo scelto».

«Basta polveroni - taglia corto Stefano Galli, il capogruppo della Lega - i termini sono giusti e corretti». «Quella della sinistra è una polemica con autogol - replica Giancarlo Abelli, l´assessore all´Assistenza - da quando esiste la legge sui consultori non è mai stato discriminato nessuno. Tutti i nostri interventi sono a tutela della maternità, del concepimento, della famiglia e dell´umanità che c´è in ogni uomo, al di là di qualsiasi distinzione di sesso o altro».

La maggioranza ha votato a favore del discusso provvedimento ma c´è chi, come Carlo Saffioti, consigliere di Fi, che ritiene che «quella frase sulla sana sessualità andava evitata perché si presta a equivoci. Io l´avrei tolta». Contro il provvedimento è Ardemia Oriani, consigliere regionale dei Ds. «Che cosa si intende per "sana sessualità"? Questa è una legge oscurantista che va cambiata». Dello stesso parere Susanna Camusso, il segretario generale della Cgil lombarda: «Qui si cancella chi manifesta un diverso orientamento sessuale».
(26 ottobre 2007)
Fonte: repubblica.it

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