lunedì 4 ottobre 2010

PAKISTANA UCCISA A MODENA: LA FIGLIA È IN COMA

Kahn Hamad Butt (Lapresse)

La ragazza pakistana ferita ieri in famiglia è ancora in coma farmacologico all'ospedale di Baggiovara di Modena. Ha riportato un trauma cranico e la frattura al braccio sinistro cercando di difendersi dai fendenti. «Madre e figlia erano alleate - precisa il procuratore aggiunto di Modena, Lucia Musti, che coordina le indagini dei carabinieri - e si può parlare in questo caso anche di omicidio culturale perchè all'aspetto della violenza in famiglia si è sommato quello delle tradizioni che può aver motivato il delitto. La vittima non voleva che la figlia avesse una relazione infelice come quella che lei stessa era stata costretta a vivere. Al momento stiamo considerando in maniera unificata l'azione di padre e figlio contro le due donne di casa».

RAPPORTO CONFLITTUALE C'era un rapporto conflittuale tra Shahnaz Begum, 46 anni, e il marito Ahmad Khan Butt, che ieri l'ha uccisa colpendola con un mattone a Novi di Modena. Gli inquirenti sono però convinti che la questione del matrimonio combinato, secondo un retaggio culturale presente in Pakistan, per la figlia Nosheen di 20 anni abbia avuto «un ruolo importante» per scatenare la furia dell'uomo e del figlio Umair, 19, che sempre nel cortile di casa avrebbe colpito con una spranga la sorella 'ribelle' sostenuta dalla madre per evitare le nozze imposte.

PADRE E FIGLIO IN ARRESTO I due sono in arresto e ieri sera si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La procura sembra quindi intenzionata ad attribuire loro in concorso l'accusa di omicidio e tentato omicidio. «Nella società multietnica le donne si ambientano e si adeguano più in fretta della componente maschile in un nuovo contesto sociale - ha aggiunto la Musti - e patiscono di più la rigidità ai cambiamenti che può caratterizzare gli uomini». I carabinieri della compagnia di Carpi stanno intanto ricostruendo quanto è accaduto nel tragico pomeriggio di Novi. Dalle prime ricostruzioni risulterebbe che Khan Butt abbia prima spinto a terra la moglie e poi l'abbia colpita infierendo su di lei con un mattone (trovato poco distante) una volta che la discussione era degenerata. E negli stessi istanti il figlio ha aggredito a sprangate sua sorella. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, era stata avviata da poco la lavatrice in casa per cercare di pulire i vestiti sporchi di sangue di almeno uno dei due uomini. La famiglia Butt - a quanto risulta - non aveva problemi economici e poteva contare tanto sul salario dell'omicida, di professione saldatore, quanto su quello del figlio Khan, operaio in una stireria. Al momento del delitto e del ferimento della giovane nel cortile gli altri tre figli della coppia, due ragazzi e una ragazza tra i 14 e i 17 anni, erano fuori casa. Ora i tre minorenni sono stati affidati a una struttura di assistenza.

TURCO: DARE SEGNALE CHIARO «I fatti tragici di Novi nel modenese rappresentano una vicenda che va condannata con tutte le nostre forze. I matrimoni combinati e la violenza contro le donne in Italia non hanno cittadinanza. Chiunque compie tali pratiche medievali, in nome di qualsivoglia tradizione etnica o altro, deve essere immediatamente perseguito dalla legge». Con queste parole, Livia Turco, parlamentare e presidente del Forum immigrazione del Partito Democratico ha stigmatizzato l'omicidio della donna pakistana da parte del marito perchè aveva deciso di prendere le difese di una delle figlie, Nosheen Butt, che si era ribellata a un matrimonio combinato. «Occorre - prosegue Livia Turco - dare un segnale chiaro a tutte le donne e le ragazze di origine straniera residenti oggi in Italia. Chiunque compia reati, tanto più l'omicidio e la violenza sulle donne, deve sapere che ciò comporta l'immediata sospensione del permesso di soggiorno». «Siamo vicini a Nosheen Butt - ha dichiarato Khalid Chaouki, responsabile seconda generazione dei Giovani PD - e nei prossimi giorni incontreremo le associazioni pakistane per discutere insieme di progetti di promozione delle donne e campagne contro la piaga dei matrimoni combinati, rilanciando la necessità di velocizzare il percorso di ottenimento della cittadinanza per i figli di immigrati nati o cresciuti in Italia».

ERRANI E GIUNTA SOLIDALI «Non lasceremo sola Nosheen Butt». Il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani parla da Roma, mentre gli assessori Carlo Lusenti e Teresa Marzocchi annunciano la visita all'ospedale di Baggiovara a Modena - dove la giovane modenese di origine pakistana è ricoverata dalla notte scorsa - per «stare vicino alla ragazza e portarle la solidarietà e il cordoglio, da parte del presidente e di tutta la Giunta, per la perdita della madre Begm Shnez», che secondo l'accusa sarebbe stata uccisa dal marito in una violenta lite che ha coinvolto il figlio Humair, arrestati ieri dai Cc. «Siamo consapevoli delle difficoltà che si incontrano quando si vive a cavallo tra diverse usanze e culture, ma non possiamo accettare che la violenza prenda il posto delle parole, mai», ha sottolineato Errani parlando della tragedia accaduta ieri a Novi, nel modenese. «Alle seconde generazioni, ai tanti giovani che sono nati o cresciuti qui, voglio far sapere che i diritti e le libertà di cui parla la nostra Costituzione sono patrimonio universale, che appartiene a tutti noi. Da qui si può partire, insieme, per costruire una società più giusta. Per chi non riesce a rispettare il prossimo, per chi picchia una donna c'è la giustizia italiana. Anch'essa vale per tutti. A Nosheen Butt voglio dire fin da ora che non sarà lasciata sola».

Fonte: http://www.leggo.it/articolo.php?id=82944&sez=ITALIA

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