giovedì 18 ottobre 2007

Stupri, abusi e diritti negati

Dati allarmanti nel nuovo rapporto dell'Unicef sul rapporto tra conflitti e bambini
I piccoli sono vittime di arruolamenti forzati, detenzioni illegali e sfruttamento sessuale
ROMA - Decine di conflitti in tutto il mondo continuano a privare i bambini della loro infanzia, violando tutti i loro diritti: alla vita, alla salute e alla nutrizione, all'istruzione e alla protezione, a vivere in famiglia e nella propria comunità, a crescere sani e a sviluppare la propria personalità. E' quanto sostiene il nuovo Rapporto "Children and Conflict in a Changing World" del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'Onu per i bambini nei conflitti armati e dell'Unicef, realizzato a 10 anni dallo studio di Gracia Machel "L'impatto delle guerra sui bambini".

Il documento, presentato oggi, delinea un quadro allarmante della condizione dei bambini nei principali scenari di guerra, pur sottolineando come siano stati compiuti progressi nella loro protezione da crimini di guerra come il reclutamento illegale da parte di gruppi e forze armate e la violenza sessuale. Il documento, inoltre, esorta la comunità internazionale ad adottare misure concrete per fermare gli abusi sui più piccoli nei conflitti.

Uccisioni e mutilazioni. Almeno un terzo delle vittime di residuati bellici sono bambini. In 85 tra paesi in guerra e scenari postbellici, armi leggere e ordigni inesplosi sono all'origine dell'uccisione e menomazione permanente di milioni di bambini.

Bambini soldato. Nel 2002, l'arruolamento illegale di bambini veniva segnalato in 18 paesi in guerra; nel 2004 tale pratica veniva registrata in 43 paesi.

Attacchi a scuole e ospedale. Aumentati drammaticamente negli ultimi anni. Nel 2006, in Afghanistan sono stati oltre 100 gli attacchi con bombe e missili contro edifici scolastici e più di 105.000 bambini non hanno potuto frequentare la scuola a causa delle condizioni di insicurezza.

Stupri e abusi sessuali. Commessi in tutti gli scenari di guerra, assumono la forma di schiavitù sessuale, induzione alla prostituzione, mutilazioni genitali, violenze di genere e altre brutalità, con conseguenze mediche e psicologiche spesso permanenti.

Sequestri. Spesso finalizzato all'arruolamento, sfruttamento sessuale e lavoro forzato. Dall'inizio della guerra nel nord dell'Uganda, i bambini rapiti sono stati oltre 25.000; in Nepal più di 22.000 scolari sono stati rapiti dai Maoisti tra il 2002 e il 2006.

Sfollamento forzato. Ai bambini che muoiono per i combattimenti se ne aggiungono molti altri che perdono la vita per malattie e malnutrizione, effetto diretto delle guerre: nel 2006, 18,1 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le proprie comunità, 5,8 milioni ridotti alla condizione di profughi e 8,8 milioni sfollati all'interno dei confini dei loro paesi.

Accesso negato all'assistenza umanitaria. Sia esso deliberato o causato dalle condizioni di insicurezza, contribuisce a mettere a rischio la sopravvivenza stessa dei bambini.

Detenzione illegale. Violazione che necessita di maggiore attenzione. Nell'aprile 2007 oltre 400 bambini palestinesi erano rinchiusi nelle carceri israeliane per reati minori, privati del diritto alle visite familiari e in alcuni casi giudicati da tribunali militari, in violazione delle norme internazionali sulla giustizia minorile.

Distruzione servizi di base. In Iraq, Darfur e Ciad le difficoltà d'accesso all'acqua e a servizi igienici di base hanno causato epidemie e aggravato lo stato nutrizionale dei bambini. Il Rapporto segnala infine come negli ultimi anni il fenomeno del terrorismo abbia accresciuto la vulnerabilità dei bambini. Una delle maggiori preoccupazioni odierne riguarda l'uso di minori per attentati suicidi, nonché il fatto che questi siano per lo più diretti contro civili.

(17 ottobre 2007)

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