domenica 8 agosto 2010

Lettera di due vicini sull'omicidio di Elisa Beatrice Rattazzi a Torino Quante volte le statistiche e i fatti di cronaca ci dovranno ricordare che la

(21 Maggio 2008)

Gentile testata ci rivolgiamo voi inoltrandole una lettera sull'omicidio commesso dalla guardia giurata domenica pomeriggio scorso.
Si tratta di una lettera indirizzata a tutte le ministre del governo italiano perchè racconta il lato oscuro di questa vicenda: quello della violenza digenere.
Come vicini di questa famiglia e avendo i figli più o meno della stessa eta'abbiamo avuto modo di conoscere Raffaele, Elisa e i loro due figli, difrequentarli e vedere come si deteriorava il loro rapporto, le prime botte dilui e le prime denuncie di lei.
Non pensiamo di poter dire che questo delitto si sarebbe potuto evitare, ma che nella nostra Italia, nella nostra societa' civile non c'è spazio e ascolto peruna donna che ha paura e che denuncia suo marito, una donna che non ha potutofuggire al suo destino.
Allora il nostro vuole essere un interrogativo per tutti, in modo che una morte assurda non cada nel nulla.
Le chiediamo perciò di pubblicare la nostra lettera in qualche forma lei ritienga opportuna, non vogliamo diventare famosi ne cerchiamo notorieta' o interviste: chiediamo solo che si parli senza ipocrisia di questa vicenda!


Gentili Ministre Mara Carfagna, Giorgia Meloni, Mariastella Gelmini e Stefania Prestigiacomo,

ci rivolgiamo a voi perche’ siete donne e forse potrete comprendere il dramma che e’ successo a Torino.

Domenica pomeriggio è stata uccisa una donna di 32 anni, una mamma di due bambini. È l’ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all’interno delle mura domestiche di tante troppe “famiglie”. Conoscevo Elisa Beatrice Rattazzi ho vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme.

Elisa è una donna che ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza riuscire a ribellarsi al suo destino, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito su di lei e sui figli, per anni ai litigi domestici seguiva l’arrivo delle forze dell’ordine e le ambulanze, per anni le richieste disperate d’aiuto rivolte alle istituzioni a tutti i livelli (forze dell’ordine, servizi sociali, scuola), sono rimaste grida inascoltate strozzate nella gola.

Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.

L’incompetenza delle nostre forze dell’ordine in materia di violenze familiari è cronica: la maggior parte delle volte qualche schiaffo alla moglie non viene neanche considerata violenza. L’Italia ha un parlamento che, si sa legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.

Quando sono chiamate ad intervenire durante le liti familiari le forze dell’ordine mostrano questa incapacità senza vergogna e sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: invece di essere protetta e tutelata dalla violenza, le viene indicata la via della conciliazione, del “volemmose bene” e la minimizzazione dei “battibecchi che succedono nelle migliori famiglie”.

Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell’ospedale?

Ma soprattutto a cosa serve proporre di inasprire le pene per chi commette reati di violenza sulle donne, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito per questo motivo non viene mai creduta?

Elisa aveva paura, aveva paura di quello che sarebbe diventato il suo assassino, di quello che per tanti anni è stato suo marito.

In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i “mariti” e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Non ci sono orecchie per il dolore che avviene tra le mura di casa, ma solo per le macabre notizie sangue. Credeteci anche se il delitto d’onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani!

Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei famigliari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni al più aberrante dei delitti. Aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo… e avanti con la cavalleria rusticana.

Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.

Una esecuzione in piena regola che si vorrebbe quasi far strisciare via silenziosa, senza porsi troppe fastidiose e giuste domande. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. Non ci sono extracomunitari ubriachi, rom alla guida di fuoristrada rubati, spacciatori negri dal coltello e dalla pistola facile in questa storia. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.

Questa ignoranza, questo fascismo di facciata permettono che follie come questa accadano; una stampa e un’opinione pubblica poco sensibile permettono che episodi come questo vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d’onore.

Quando capiremo che la sicurezza va costruita per prima nelle famiglie? Quante volte le statistiche e i fatti di cronaca ci dovranno ricordare che la maggior parte delle violenze sui minori e sulle donne avvengono tra le mura domestiche?

Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? Queste cose esistono già nel resto dell’Europa!

L’indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere.

Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?

Fonte: il pane e le rose

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