mercoledì 31 maggio 2006

Lo stupro nelle soffitte della vergogna

VIAGGIO NEL DEGRADO I DUE STABILI AI CIVICI 14 E 16 DI PIAZZA DELLA REPUBBLICA, ISOLE DI ILLEGALITÀ
Ogni sera drappelli di ragazzini salgono sui tetti e fanno
la spola tra le due case sfidando la gravità
Torino 30/5/2006
di Claudio Laugeri

La «casa-ascensore» e la «palazzina della vergogna». Civici 16 e 14 di piazza della Repubblica, edifici separati da qualche rete di metallo e un po’ di filo spinato. Un tentativo di rafforzare l’isolamento del caseggiato di proprietà comunale al civico 14, con finestre e portoni più volte murati negli ultimi 5 anni. Ogni sera, drappelli di clandestini «under 18» capeggiati da qualche maggiorenne sfidano le leggi della fisica e s’infilano in quelle stanze. Senza problemi, senza pudore.

«Fino a una settimana fa c’erano anche le parabole della tivù satellitare» racconta Bruna Vaccari, 80 anni, inquilina del civico 16. E’ la «casa-ascensore», dove i clandestini salgono le scale fino alle soffitte, salgono sul tetto e camminano fino alla «palazzina della vergogna». I meno audaci si accontentano di saltare da un ballatoio all’altro aggirando il filo spinato.
Le soffitte rappresentano la parte più «a rischio». Alcune sono affittate a gente che lavora, italiani e stranieri. Altre, sono sfitte. Oppure occupate in modo abusivo. Lucchetti spezzati, materassi immondi su pavimenti lerci, clandestini abituati a vivere come animali, tra rifiuti ed escrementi. E gli altri inquilini sono costretti ad abbozzare. Devono tacere, italiani e stranieri. «Fa paura» dice Abderahim Elkihal, 30 anni, marocchino, a Torino da 8 anni e con un lavoro da operaio a Rivoli. Per guadagnare qualcosa in più, fa il turno di notte. Paga 220 euro al mese per 20 metri quadrati, che divide con Anca Pascu, 23 anni, romena e di religione musulmana, come il compagno di vita.

I profumi di detersivo e di bucato attenuano la sensazione di disagio, in una casa dove l’umidità è un optional non richiesto come le passeggiate notturne sul ballatoio dei clandestini che hanno come mèta la «palazzina della vergogna». Abderahim parla la stessa lingua di quei giovani, ma gli serve soltanto per capire meglio le minacce. «Per non avere problemi, devo stare zitto» spiega.

«Il problema è legato soprattutto alle soffitte, utilizzate sovente come passaggio verso il tetto» raccontano ancora Loredana Iannuzzi, 43 anni, e Guido Redoano, di 46. Come loro, gli altri inquilini hanno segnalato più volte la situazione. Senza risultato. Il viavai sulle scale è favorito dal portone sempre aperto, complici una serratura rotta e un fermo di metallo strappato dal muro, diventato una sorta di «piede di porco» per far saltare altre serrature. «Abbiamo intenzione di rifare il portone, studieremo una soluzione che consenta di avere maggiore sicurezza» raccontano gli inquilini.

Non dicono di più, vogliono mantenere l’effetto sorpresa. Forse, un portone chiuso avrebbe salvato Alida, sequestrata per 15 ore e violentata nelle soffitte della «casa-ascensore». Di certo, complicherà l’accesso al civico 14, la «palazzina della vergogna».
Fonte: La Stampa.it

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