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lunedì 25 giugno 2012

Solidarietà a Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi

Incollo qui il post di solidearietà di Femminismo a sud alla madre di Federico Aldovrandi.
La difesa spetta tutti, anche ai feroci assassini, ma il dileggio, la diffamazione e l'ingiuria della madre di una vittima non hanno scusanti, quando ad esprimersi con tanta violenza, liberamente e in pubblico, sono le stesse persone che hanno ammazzato ti domandi quale principio di giustizia valga in Italia.

Federico Aldrovandi è morto in seguito alle percosse di quattro poliziotti. Così dice la sentenza di cassazione che conferma la condanna, ora definitiva, a 3 anni e mezzo per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani, Luca Pollastri. Paolo Forlani aveva perfino sporto querela nei confronti di Patrizia Moretti, madre di Federico.
La sentenza è stata commentata nella bacheca del gruppo facebook Prima Difesa 2 (che “tutela gratuitamente per cause di servizio tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e Forze Armate“) e lì tale Sergio Bandoli e Paolo Forlani insultano Patrizia Moretti dicendo rispettivamente cose tipo “Se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale ma un uomo“, e ancora “faccia da culo (…) speriamo non si goda i risarcimenti dello stato“. La discussione era scaturita dallo status scritto dalla Presidente dell’associazione Simona Cenni che diceva “Avete sentito la mamma di Aldrovandi… fermate questo scempio per dio… vuole che i 4 poliziotti vadano in carcere… io sono una bestiaaaaa”.
Paolo Forlani, in dettaglio, così come riporta Il Fatto Quotidiano, scrive:
Che faccia da culo che aveva sul tg – così descrive la madre orfana del figlio su cui lui e i suoi colleghi hanno rotto due manganelli -… una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (il risarcimento da parte dello Stato, ndr) possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…”.
Patrizia Moretti ha querelato Simona Cenni, Sergio Bandoli e Paolo Forlani.
A lei, Patrizia, va tutta la nostra solidarietà e un grande abbraccio. In basso trovate le screenshot (fonte) della discussione che si è tenuta nel gruppo facebook.





Da Femminismo a sud

martedì 3 aprile 2012

Gli anni del processo

Quante sono le donne, le ragazze e le bambine che potrebbero raccontare "gli anni del processo"? Quegli anni che passano tra la denuncia  e la condanna, gli anni delle giuste verifiche e delle ingiuste persecuzioni? Il precesso spostato, gli avvocati cavillosi, il familismo. Chi restituirà questi anni alle vittime?

Il "processo Scarfò" via da Cinquefrondi?
La Cassazione deciderà se trasferire il procedimento. La ragazza aveva accusato quanti la insultavano per aver denunciato gli stupri

Processo Anna Maria Scarfò
Il 4 maggio udienza in Cassazione per decidere sulla remissione

Lo scorso 27 febbraio a Cinquefrondi – sezione distaccata del Tribunale di Palmi – si teneva una delle udienze conclusive del processo per ingiurie, minacce, persecuzioni scaturito dalle denunce di Anna Maria Scarfò, la ragazza di San Martino di Taurianova abusata per tre anni dal branco nel suo paesino della Piana di Gioia Tauro. In quella udienza i legali di alcuni dei sedici imputati avevano presentato istanza di remissione del processo stesso, a causa di presunte “pressioni mediatiche” che non ne avrebbero consentito il sereno svolgimento. Le pressioni sarebbero, a loro dire, nate a seguito dell’iniziativa di alcune persone e associazioni calabresi e siciliane di accompagnare in aula la ragazza (all’udienza del 27 febbraio erano oltre sessanta).
Il giudice monocratico, Giuseppe Ramondino, secondo procedura aveva dovuto dunque immediatamente sospendere il giudizio – nonostante ci si trovi ormai alla fase finale, quella della discussione – per trasmettere gli atti alla Corte di Cassazione, deputata a decidere sull’istanza.
L’istanza è stata ritenuta ammissibile e l’apposita sezione della Corte si riunirà il 4 maggio appunto per prenderla in esame e decidere nel merito. Si saprà, dunque, allora se il processo si potrà concludere a Cinquefrondi, dinanzi al giudice naturale, o se dovrà essere spostato altrove.
Quando aveva quindici anni, nel 2002, Anna Maria Scarfò ha presentato la prima di una serie di denunce contro dodici uomini che avrebbero più volte abusato di lei in gruppo. Ne sono nati due processi. Uno, in rito abbreviato, si è concluso con la condanna definitiva di sei imputati, che hanno già scontato la pena. L’altro, in rito ordinario, è in corso. Si è chiuso il primo grado con la condanna di cinque persone e prossimamente dovrà tenersi l’appello. Ma la ragazza ha anche denunciato alcuni dei suoi aggressori e i loro parenti, tra cui alcune donne, per averla perseguitata con intimidazioni, insulti e atti di vario genere. Gli accusati non le avrebbero perdonato di aver “parlato”, di aver appunto denunciato le violenze, per le quali avrebbero ritenuto lei stessa colpevole, come una provocatrice che se la sarebbe andata a cercare.
Quando le violenze sono iniziate Anna Maria aveva tredici anni.
Manuela Iatì
 Fonte: http://www.corrieredellacalabria.it/stories/piana/4541_il_processo_scarf_via_da_cinquefrondi/

mercoledì 22 giugno 2011

‘Io sò Carmela’ di Alfonso Frassanito

di Maria Rosaria De Simone
fotocarmela Io sò Carmela di Alfonso FrassanitoIl 15 Aprile 2007, una ragazza di appena tredici anni, a Taranto, perse la vita gettandosi da un balcone del settimo piano di una casa. Il suo nome era Carmela. Suo padre, Alfonso Frassanito, ancora oggi chiede giustizia per quella tragica morte perché, dietro al suicido di sua figlia, si celano precise responsabilità che sono state ben sotterrate e nascoste. E così, Alfio  ha fondato l’Associazione ‘Io sò Carmela’, per difendere la memoria di sua figlia e per dare voce ai tanti bambini che vivono tragedie simili.
Ma ha anche scritto un libro intitolato, appunto, “Io sò Carmela”. Alfio non è uno scrittore, non usa le parole per tessere storie e per rifinirle con l’estro e la fantasia ma, per fare luce sulla terribile vicenda, ha raccontato tutta la storia della sua famiglia ed in particolare dei fatti che riguardano la figlia.
Il 18 giugno scorso, a Latina, presso la sala del Circolo Cittadino di Piazza del Popolo, all’imbrunire, l’Associazione antiviolenza  ‘Valore Donna’, la cui responsabile è Valentina Pappacena, ha    invitato  Alfonso a dare la sua testimonianza.
Alla serata, che ho presentato ben volentieri, sono intervenuti la dott.ssa Roberta Bruzzone ed il Senatore Stefano Pedica.
Alfonso Frassanito ha spiegato che ha voluto raccontare quanto è accaduto alla figlia per rispondere alle tante menzogne contro di lei, perché è stato infangato il suo nome e non è mai stata fatta lue sulla sua morte. Perché ci sono precise responsabilità e nel libro vengono fatti nomi e cognomi.
Alfonso ha comunque tenuto a precisare che il suo libro lo ha scritto tra le lacrime, perché, prima di formulare delle accuse precise e circostanziate, ha messo a nudo il suo atteggiamento, quello dei suoi familiari, per cercare di capire le sue responsabilità. Il cruccio più grande di Alfonso, infatti, è quello di non essere riuscito a salvare Carmela, di non essere riuscito a comprendere che coloro che credeva volessero aiutarli, stavano invece conducendo la figlia verso la morte.
Parole drammatiche queste, che chiedono giustizia.
Ma ecco in breve la storia di Carmela.
A dodici anni, nel 2005, Carmela viene molestata da un marinaio di Taranto. Dopo espressa querela del padre, purtroppo il caso è stato archiviato. Il fatto, però, lascia delle terribili cicatrici sulla bambina che, in seguito, dopo aver ricevuto un rimprovero dai genitori, scappa di casa, si ritrova in balia di alcuni uomini e viene violentata in fasi successive. Dopo quattro giorni di ricerche viene ritrovata in condizioni pietose. I servizi sociali intervengono, hanno dei colloqui preliminari con Carmela, parlano anche con Alfonso e sua moglie e li tranquillizzano dicendo che avrebbero aiutato la figlia con un percorso appropriato. Questo percorso ha condotto la bambina nel Centro ‘Aurora’ di Lecce, un Istituto che si occupa di minori che hanno subito abusi e violenze in famiglia.
Alfio e sua moglie non possono incontrare liberamente Carmela, ma solo una volta al mese, con incontri videoregistrati. Carmela appare loro sempre più distrutta perché non ha al suo fianco le persone che più la amano e perché le vengono somministrate dosi massicce di psicofarmaci che la intontiscono e la sformano. Viene poi trasferita in un’altra comunità, dove gli operatori cercano di rendere sempre più numerosi gli incontri  di Carmela con la sua famiglia. Perché si rendono conto che la ragazza, per guarire, ha bisogno delle persone che sono i suoi punti di riferimento dal punto di vista affettivo. In una delle uscite con i genitori, quando sembrava che le cose potessero solo migliorare, mentre si trovavano in casa di alcuni amici, Carmela si getta dal settimo piano.
Il 18 giugno, a Latina, viene reso ufficiale il fatto che la dott.ssa Roberta Bruzzone si occuperà del caso come CTP.
La dottoressa ha raccontato di avere sentito parlare del caso di Carmela da un amico e di aver trovato la storia talmente assurda che ha voluto verificare di persona.  Ed ha scoperto che ci sono precise responsabilità dietro la vicenda su cui va fatta finalmente luce. Responsabilità che hanno dei nomi e dei cognomi ben precisi e che interessano istituzioni come i Servizi Sociali, il Tribunale dei Minori e le Forze dell’Ordine.
Chiedo alla dott.ssa Bruzzone se sia possibile, dopo circa quattro anni, giungere alla conclusione del caso.
La dottoressa risponde che è possibile, perché non si parla di chiacchiere. Ci sono prove ben precise, esiste tutta una documentazione dettagliata che mostra come le cose siano state mal condotte. Esiste anche il diario di Carmela. Il suicido di Carmela è, alla luce dei dati di cui si parla,  un suicidio indotto perché Carmela era sottoposta ad una terapia di psicofarmaci che le hanno prodotto danni collaterali gravissimi. E in questo caso c’è una profonda relazione tra l’assunzione di psicofarmaci, prescritti in maniera scriteriata e il suicidio.
Chiedo alla dott.ssa se gli stupratori sono in carcere.
Assolutamente no. Sono in regime di libertà in attesa che il processo faccia il suo corso. Eppure è bene precisare che chi ha stuprato Carmela è reo confesso. E sicuramente la giustizia dovrà finalmente fare il suo corso.”
Il senatore Stefano Pedica, che ha recentemente presentato una interpellanza parlamentare sul caso, ha preso atto che, grazie al lavoro della dott.ssa Bruzzone e dell’avvocato di parte Flaviano Boccassini, c’è la seria possibilità di giungere alla verità dei fatti.
Alfonso Frassanito ha anche presentato al Senatore  proposta di legge in cui si chiede che lo stupro sui minori venga considerato alla stessa stregua dell’omicidio, ma anche un’altra proposta di legge per la riforma dei Servizi Sociali e del Tribunale dei Minori affinché, in vicende drammatiche come quella di Carmela, chi ha commesso degli errori si prenda le sue responsabilità.
Prossimamente, in autunno avremo  le prime informazioni sull’iter dei processi penali.
Chiunque fosse interessato ad acquistare il libro, potrà cercare informazioni sul web presso l’Associazione per la tutela dei diritti  delle famiglie e dei minori ‘Io so Carmela‘.

Fonte: http://www.italiamagazineonline.it/archives/14716/io-so-carmela-alfonso-frassanito

giovedì 6 gennaio 2011

Stati Uniti, stuprata con un serpente vivo

Stuprata con un serpente vivo. E’ successo ad una donna del Wisconsin, negli Stati Uniti. Due uomini sono stati per questo arrestati con l’accusa di violenza sessuale.

La donna, 32 anni, era ad una festa in casa a Eau Claire, in Wisconsin. Un uomo, Damonta Jones, secondo il racconto della giovane, l’avrebbe invitata nella stanza da letto con la scusa di mostrarle le foto dei suoi bambini. Ma appena entrata nella camera sarebbe stata colpita alla testa e gettata a terra.

Secondo l’accusa, Jones poi l’avrebbe tenuta per terra mentre un secondo uomo, John Bullock, la stuprava. Dopo i due uomini l’avrebbe violentata anche con un serpente vivo.

La polizia del Wisconsin ha fatto sapere che nel momento in cui commetteva il reato Jones era già sotto il monitoraggio della polizia, e indossava un braccialetto con segnale GPS per due precedenti stupri.

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/usa-stupro-serpente-vivo-violenza-660718/

lunedì 11 ottobre 2010

La legge è uguale per tutti

La domanda è: perchè un marocchino si becca 6 anni per tentato stupro, mentre un prete che abusò di una quindicenne continua a dire messa e un ragazzo della Napoli bene è praticamente libero di fare quello che gli pare dopo aver stuprato una ragazza francese?

venerdì 8 ottobre 2010

ABUSÒ DI 15ENNE IN AUTO: PRETE DICE MESSA A NAPOLI

di Matilde Andolfo

Abusò di una quindicenne ma continua ad esercitare la funzione di parroco, in altra sede. Per M.D.M. la Curia non ha adottato alcun provvedimento sanzionatorio, anzi. Per certi versi la misura di trasferimento può essere interpretata come una promozione. Il parroco sarebbe stato trasferito dalla parrocchia di San Giorgio a Cremano (paese del vesuviano) ad un’altra situata nel salotto della Napoli bene. Il prete pedofilo, di recente, avrebbe anche celebrato un matrimonio. Ed è proprio in quella occasione che qualcuno degli invitati l’ha riconosciuto, essendo abitante a San Giorgio a Cremano. «L’ho visto e mi sono sentito mancare. Possibile che un prete che ha abusato di una ragazzina continui a dire messa?».
Indignazione e incredulità da parte dei Verdi e delle associazioni antipedofilia. Indignazione ad indignazione. Da un parroco pedofilo trasferito ad un altro, don Aniello Manganiello prete anticamorra che la Chiesa ha allontanato da Napoli senza nessuna motivazione e che proprio domenica celebrerà l’ultima messa.
Il caso del parroco di San Giorgio destò molto scalpore. Leggo, in esclusiva, raccontò che M.d.M. fu sorpreso dalla polizia stradale con una quindicenne, sulla tangenziale di Capodimonte, mentre consumava un rapporto orale. L’abito talare fu dietro i sedili posteriori, i poliziotti capirono subito che si trattava di un prete, non la ragazzina che raccontò di averlo conosciuto in chat, spacciandosi per professore. Don M.D.M. non fu arrestato soltanto perché i genitori della ragazzina non vollero sporgere denuncia.
Intanto il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ed il Presidente dell' associazione antipedofilia Vincenza Calvi hanno chiesto spiegazioni alla Curia: «Il parroco di San Giorgio a Cremano che nel luglio scorso era stato scoperto dalla polizia con una 15enne nel pieno di un rapporto sessuale risulterebbe ancora in servizio come sacerdote. Diversi fedeli, infatti, ci hanno segnalato che attualmente opera in una chiesa di Napoli. Se la notizia fosse confermata la vicenda sarebbe di una gravità incredibile, per questo abbiamo chiesto chiarimenti alla Curia anche perché il nome del Sacerdote risulta ancora inserito nel sito internet ufficiale della Chiesa di Napoli».
Effettivamente sui siti della Curia M.D.M. risulta ancora parroco a tutti gli effetti: «Già il suo mancato arresto all' epoca dei fatti - continuano Borrelli e Calvi - ci indignò. Adesso se questo parroco non è stato giudicato da nessun tribunale e addirittura ha ripreso la sua attività sarebbe uno scandalo. A questo punto ci domandiamo anche se don M. sia ancora un prete. Ci auguriamo soltanto che le segnalazioni che ci sono arrivate sono sbagliate e che la Chiesa si sia dimenticata di cancellare il suo nome dal sito internet ufficiale e sopratutto che questo prete sia stato spogliato del suo abito talare e che sarà giudicato e condannato, come tutti i cittadini, per l' orrendo reato che ha commesso».


http://www.leggo.it/articolo.php?id=83926

giovedì 7 ottobre 2010

Stuprò la 17enne francese a Capri Ha già lasciato il carcere e fa sport

Il ragazzo che solo tre mesi fa ha brutalmente stuprato la diciassettenne francese a Capri, è praticamente libero di fare quello che gli pare!
Questo ragazzo dopo averla stuprata è andato tranquillamente a lavarsi le mani sporche di sangue in un hotel lì vicino, ha cercato di far credere che lei fosse consenziente, nonostante una lacerazione vaginale che ha richiesto 5 punti di sutura, ma le telecamere lo hanno incastrato.
Figlio della cosiddetta Napoli bene? no, figlio della Napoli che riesce ad ottenere una vacanza per uno stupratore! che non pensasse la famiglia di questo stupratore d'essere migliore di una qualsiasi famiglia camorristica, "mio figlio è un timido non credo allo stupro" diceva il padre, che non credesse la famiglia di appartenere alla Napoli bene, la Napoli bene è fatta di gente che vuole giustizia e non stupra e non mente e non si sente al di sopra della legge.

Speriamo che durante le tante ore libere, di fratellanza e non violenza non cominci a frequentare la figlia o la nipote di chi ha deciso questo regime di rieducazione, visto che non credo ad una "rieducazione" così repentina per uno che si è andato tranquillamente a lavare le mani del fatto appena compiuto.

Chissà come passa le sue giornate la ragazza francese che lui ha stuprato e ha lasciato in strada come una bestia in un mare di sangue. Le auguro d'essere circondata d'amore e rispetto, il rispetto che l'Italia non potrà mai darle.

L'articolo qui sotto tratto da Il Messaggero

Stuprò la 17enne francese a Capri Ha già lasciato il carcere e fa sport
di Carmela Maietta


NAPOLI (7 ottobre) - Dietro le sbarre è rimasto poco tempo, dopo alcune settimane è stato trasferito in una comunità ai Colli Aminei, senza i vincoli canonici di una struttura carceraria.

In estate ha brutalmente violentato, a Capri, una ragazza francese, ricoverata in stato di choc in ospedale dove i medici sono dovuti intervenire con 5 punti di sutura. Una misura di custodia attenuata, quella applicata dalla magistratura, che consente larga libertà di movimento, anche al di fuori della stessa comunità. Anzi è proprio la possibilità di muoversi, di fare una vita secondo criteri normali, quindi scuola, sport e altro ancora, il principio ispiratore di una misura alternativa al carcere per i minori nell’ottica, naturalmente, di determinati parametri normativi.

La storia giudiziaria del diciassettenne, rampollo di una famiglia bene di Napoli, comincia in una calda sera di agosto quando, sull’isola azzurra, si diverte in discoteca con un gruppo di amici. La notte brava non si esaurisce con un bicchiere di troppo, il fuori programma è drammatico per la ragazza che si allontana con lui in una stradina adiacente: verso l’alba viene trovata riversa sul selciato e in stato confusionale. Racconta di essere stata violentata e brutalizzata e i sanitari che le prestano soccorso ne hanno la conferma.

Immediato per il ragazzo il trasferimento all’istituto minorile di Nisida dove divide la cella con una ragazzo della periferia della città. Non sembra legare con gli altri ospiti; e d’altra parte ad alcuni esponenti politici in visita all’istituto dice con sicurezza: «La mia vita non cambia». Sullo «scoglio» rimane per poco, in attesa del processo viene trasferito alla comunità pubblica ai Colli Aminei intitolata a don Peppe Diana, una struttura senza celle, dove si sperimenta, si realizzano progetti di carattere generale e, ovviamente, diversi percorsi personalizzati.


Questo consente, ricorda Sandro Forlani, responsabile del Centro per la giustizia minorile della Campania e della Basilicata, di non interrompere il processo educativo in atto che è uno degli obiettivi primari insieme a quello dell’educazione alla responsabilità.

Ecco, dunque, la giornata tipo del diciassettenne nella Comunità: coabitazione in ampi spazi con altri 4 ospiti, poi la scuola, la stessa che ha sempre frequentato non lontana dalla struttura che lo ospita, il pranzo come momento di condivisione e di confronto e poi, a seconda della programmazione prevista, attività di tempo libero come la palestra Maddaloni a Scampia, «perché lo sport è fratellanza, non violenza, e l’avversario non è un nemico»; e altre iniziative in sintonia con il progetto previsto per ognuno. Non solo uno stimolo alla responsabilità sociale, fa rilevare il direttore della Comunità, Emanuele Esposito, ma anche alla crescita di cittadini con una serie di interventi fra cui anche quelli di diverse associazioni come Libera e la Fondazione Caponnetto.


venerdì 24 settembre 2010

Stupra la figlia: 14400 anni di galera

Save the Children norme piu severe per le violenze sui minori1 medium Stupra la figlia: 14400 anni di galera
Un tribunale filippino ha inflitto una condanna esemplare ad un padre che era stato condannato per le violenze sessuali quotidiane, durate un anno, nei confronti della sua bambina.

Il tribunale, come riportato dal NYT, aveva originariamente condannato un tassista di moto alla pena di morte dopo essere stato condannato per i 360 stupri alla figlia adolescente, che si sarebbero perpetrati, secondo le accuse della moglie che lavora ad Hong Kong, durante un intero anno.

360×40 - Le Filippine però hanno abrogato la pena di morte nel giugno 2006 e la Corte d’Appello di Manila ha stabilito la condanna solo l’8 settembre, riducendo quindi la pena a 40 anni reclusione – il massimo attualmente consentito dalla legge – per ogni stupro. La vittima, al momento delle violenze aveva 13 anni, ora ne ha 22, e ha testimoniato affermando che il suo calvario è iniziato nel gennaio 2001, quando sua madre partì per lavorare a Hong Kong come collaboratrice domestica e lasciò i suoi tre figli con il padre a Los Banos, cittadina poco a sud di Manila.

CON IL CICLO SOLO SESSO ORALE - La ragazza ha affermato di essere stata costretta a subire rapporti sessuali quasi tutti i giorni, tranne quando aveva le mestruazioni o nei giorni festivi, quando però lui le faceva praticare sesso orale. Il calvario si è concluso solo dopo che lei e i suoi fratelli hanno trascorso una vacanza con i parenti della madre. Riluttante a tornare dal padre, alla fine della vacanza, si è sfogata e ha raccontato alla sua famiglia degli abusi subiti. E’ stato così che la madre, ritornata nelle Filippine l’ha aiutata a mettere fine alle violenze.

ORA LA CORTE SUPREMA - La corte d’ Appello ha respinto la tesi della difesa secondo cui la moglie dell’uomo avrebbe messo in piedi le accuse allo scopo di ottenere la custodia dei figli e sposare uno straniero. C’è da dire che il tribunale non ha annunciato, come di routine, la decisione ai media e il caso sarebbe sfuggito all’attenzione generale se qualche giornalista non avesse deciso di controllare le recenti decisioni del giudice d’appello. L’imputato può ancora ricorrere alla Corte Suprema.


Fonte: giornalettismo

martedì 21 settembre 2010

Donna che subisce stalking, dopo aver denunciato, inascoltata, reagisce

Subisce stalking e reagisce
Firenze: ferito il fratello dell’ex

Subisce stalking e aggredisce il fratello dell’ex fidanzato. La vicenda che ha trasformato l’ennesima donna vittima di molestie in aggressore è successa a Firenze. Debora, questo il nome della ragazza, si era rivolta più volte alle autorità competenti per denunciare l’ex. Il ragazzo, di origine marocchina, non accettava la fine della relazione conclusasi per decisione di lei. La tartassava di telefonate, la pedinava e la minacciava.

Il padre di Debora, frustrato dall’assoluta mancanza di tutela da parte delle istituzioni, era arrivato ad atti estremi di protesta incatenandosi davanti alla Procura di Firenze. Quando il fratello dell’ex è andato a cercare la ragazza per vessarla con minacce e insulti, la donna avrebbe reagito prendendo in mano un coltello e avventandosi sull’uomo ferendolo. Il padre sostiene che si tratti di legittima difesa. Debora sarà processata per direttissima.

fonte tgcom

sabato 31 luglio 2010

Festeggia a Venezia i 18 anni violentata in hotel dal cameriere

L'iraniano autore dello stupro di cui si da notizia bisogna rispedirlo nel suo paese, dove riceverà una condanna adeguata, gli stupratori italiani invece dove li mandiamo perchè ricevano una condanna adeguata?

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Una turista norvegese, rientrata dopo una festa per il compleanno, è stata raggiunta in camera nel cuore della notte e violentata da un cameriere del bed and breakfast in cui alloggiava. L'uomo, un iraniano di 31 anni, è stato arrestato
Aveva appena festeggiato a Venezia il suo diciottesimo compleanno la giovane turista norvegese violentata la notte tra giovedì e venerdì da un cameriere del bed & breakfast in cui alloggiava. L'uomo, un iraniano, K.S.M., 31 anni, regolare, è stato arrestato dalla polizia della questura lagunare.

La giovane, sotto choc, è stata ricoverata in ospedale. Era arrivata a Venezia con tre amici il 27 luglio scorso e giovedì sera tutti assieme erano andati a festeggiare i suoi 18 anni in un ristorante veneziano. Poi sono rientrati nel bed and breakfast "Absolute Venice", ognuno nella propria camera.

La ragazza, ha preso sonno subito. Alle 3,30, si è svegliata di soprassalto, trovandosi un uomo nel letto. Non ha potuto sottrarsi alla violenza. La giovane ha tentato invano di divincolarsi, chiedendo aiuto a squarciagola: l'appello è stato raccolto dai suoi amici che però non sono riusciti ad entrare nella camera della connazionale perchè l'iraniano, entrato usando un passpartout, aveva chiuso a chiave la porta.

La reazione decisa della vittima ha fatto infine fuggire il cameriere che, aperta la porta, ha travolto i soccorritori trovando riparo in una foresteria accanto. Sul posto sono arrivati agenti delle 'volanti' e della squadra mobile di Venezia che hanno bloccato il violentatore nel suo alloggio, in un edificio attiguo al b&b, portandolo in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Il senatore Piergiorgio Stiffoni, Lega Nord, commentando la vicenda, ha chiesto alla magistratura veneziana "di adempiere in tutto e per tutto contro il cameriere iraniano". "La magistratura deve dare un segnale alla cittadinanza - ha aggiunto Stiffoni- e rispedire l'iraniano al suo paese dove sicuramente troverà la giusta pena per questi delitti".
(30 luglio 2010)

Fonte:nuovavenezia

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