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giovedì 7 giugno 2012

CHIEDO SOLO L'APPLICAZIONE DELLA LEGGE



Il video lancia la campagna nazionale promossa dalla Consulta di bioetica "Il buon medico non obietta". prodotto dall'Associazione SCOSSE --Soluzioni Comunicative, Studi, Servizi Editoriali - in collaborazione con Il Quinto Stato - Clichèvideo - BBG.
CAMPAGNA CONTRO L'OBIEZIONE DI COSCIENZA IL BUON MEDICO NON OBIETTA

Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio che gli operatori sanitari possano rivendicare un diritto all’obiezione di coscienza. La premessa è che una società liberale dovrebbe consentire ai propri cittadini di vivere in maniera conforme ai propri valori e di veder rispettata la propria autonomia. La conclusione è che un medico che non riconosce l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza dovrebbe avere sempre il diritto di non praticarla. Tuttavia, a parte che è paradossale che nel dibattito sull’interruzione di gravidanza il diritto all’obiezione di coscienza venga invocato anche da quelle agenzie come ad esempio le gerarchie della Chiesa cattolica che rifiutano un assetto della società liberal-democratico, il fatto di difendere il valore dell’autonomia e della libertà personale non comporta necessariamente l’accettazione del diritto all’obiezione di coscienza. Non c’è contraddizione del resto nell’affermare che l’autonomia e l’integrità rappresentano valori irrinunciabili e sostenere che per promuovere il benessere generale e la tutela dei diritti fondamentali dei singoli cittadini (ad es. alla salute) è giusto che lo stato limiti gli spazi di scelta dei singoli all’interno delle professioni. È ovvio che lo scenario ideale sarebbe quello di trovare una soluzione che permetta di conciliare il diritto alla salute e l’autonomia del paziente con quella del medico: la libertà della donna di decidere se continuare o no la gravidanza con la libertà del medico di decidere se partecipare o no all’interruzione di gravidanza.
Dobbiamo prendere atto, però, che la ricerca di questa soluzione ideale è fallita. I ginecologi obiettori sono ormai più dell’80% e l’obiezione di coscienza cresce anche tra gli anestesisti e le ostetriche superando ormai abbandonamento il50 % e per le donne diventano ogni giorno più difficile riuscire a interrompere la gravidanza. È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti.

La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e il 6 giugno lancerà in tutta Italia la Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA. RISPETTA LA SCELTA DELLA DONNE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA”. La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, rendere più chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile.
ASSOCIAZIONI CHE ADERISCONO ALLA CAMPAGNA "Il Buon Medico non Obietta"
AGITE AIED DI PISA ALTEREVA ARCILESBICA DI PISA BIOETICA E DIRITTI CASA DELLE DONNE DI PISA CASA DELLE DONNE DI ROMA CASA DELLE DONNE DI TORINO CGIL MEDICI DI TORINO CGIL MEDICI DI PISA CGIL MEDICI UMBRIA CIRCOLAR-MENTE DI AVIGLIANA COLLETTIVO LE GRIF COMITATO 13 FEBBRAIO COMITATO CAMPANO LEGGE 194 CONSULTA PER LA LAICITA’ DELLE ISTITUZIONI DI ROMA CONSULTORIA DONNE INSIEME TORTONA LAICITA’ E DIRITTI LAIGA LIBERA USCITA LIBERE TUTTE LUCA COSCIONI ME.DEA ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE DI ALESSANDRIA MUJERES LIBRES DI BOLOGNA NOI DONNE OFFICINE CORSARE DI TORINO RADICALI ITALIANI RADICALI ITALIANI DI MILANO RADICALI ITALIANI DI NAPOLI SCOSSE SE NON ORA QUANDO? SE NON ORA QUANDO? DI ALESSANDRIA SE NON ORA QUANDO? DI ALBA SE NON ORA QUANDO? DI CASSINO SE NON ORA QUANDO? DI BARLETTA SE NON ORA QUANDO? DI CASSINO SE NON ORA QUANDO? DI MILANO SUD SE NON ORA QUANDO? DI REGGIO CALABRIA SE NON ORA QUANDO? DI TORINO SEZIONE DEL PD DELL’UNIVERSITA’ DI ROMA S.O.S. SANITA’ DI ALESSANDRIA UAAR UAAR DI CAGLIARI UAAR DI ROMA UAAR DI TORINO UAAR DI VERONA UDI DI CATANIA UDI DI NAPOLI VITA DI DONNA

fonte http://www.consultadibioetica.org

P.S.
Aderisco alla campagna e la sostengo, ma per me l'articolo 9 della 194/78 andrebbe proprio cancellato.

venerdì 27 gennaio 2012

Alle belle statuine. Sanremo | Sanscemo

Condividevo quasto pomeriggio una riflessione sul servizio di presentazione della modella che "affiancherà" i conduttori del festival, realizzato da Vincenzo Mollica per il Tg1, questo:



Hanno preso una ragazza che evidentemente non capisce bene l'italiano, e dunque ha bisogno che le si spieghino le cose come ad una bambina - eh come si sentono forti questi maschioni, ma basterebbe riflettere sul fatto che "aiutare" qualcuno che si è volutamente messo in una condizione di disagio o inferiorità, non è poi così da valorosi. Alla modella, che si chiama Ivana Mrazova, suggeriscono quello che deve dire come si fa con un grazioso pappagallino. Gianni Morandi che le dice: "Un bacio a tutti gli italiani" e lei prontamente obbedisce, questo è il gioco della televisione, non può fare altrimenti, probabilmente questo contratto per Sanremo è importante per la sua carriera, una vetrina, non meno di come può esserlo per una giovane cantante. Poi la mostra come si fa con una bella statua, un ornamento, l'arredamento all'ultima moda. Quell'altro che mentre le suggerisce cosa dire la spoglia, per far vedere meglio le grazie e poi la condivide, ma simbolicamente eh, con tutti gli spettatori - con chi? Con me Papaleo? - facendosi dare un bacino, è tutto ino."Eh, già è una cosa" dice, sì Rocco, poi si vede se riusciamo ad ottenere qualcosina in più da questa.. sorrisoni.
Leggo, a distanza di alcune ore, di non essere l'unica ad aver provato avvilimento e vergogna per loro, per la modella, per noi. Qui, qui, qui, ci sono altre persone piuttosto arrabbiate. Perchè da tre anni - almeno e in modo massiccio - a questa parte discutiamo di immaginario collettivo, di corpo delle donne, di stereotipi e questioni di genere ogni giorno e la televisione di servizio pubblico, pagata con i soldi dei cittadini e delle cittadine, non può permettersi di usare questo linguaggio sessista e umiliante per raccontare le donne, se questo è il meglio che Sanremo sa fare, allora sarebbe meglio chiudesse, senza toccare la musica.

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