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mercoledì 1 maggio 2013

La legge svedese in materia di prostituzione: presunti successi ed effetti documentati

Presentiamo una sintesi dell’articolo The Swedish Sex Purchase Act: Claimed Success and Documented Effects. Le autrici Susanne Dodillet e Petra Östergren (studiose che hanno approfondito diversi aspetti della legge antiprostituzione svedese, condotto ricerche sul campo, ecc.), hanno concepito l’articolo per svelare al pubblico internazionale le conseguenze reali del ‘modello svedese’ e ci offrono la prima compilazione dei suoi effetti che sfronda l’insidiosa narrativa ufficiale con il ricorso ai dati oggettivi effettivamente disponibili.
(...)
Il fatto che la legge svedese che criminalizza l’acquisto di prestazioni sessuali venga considerata una misura unica nel suo genere perché punisce solo l’acquisto (e non la vendita) di prestazioni sessuali è una semplificazione discutibile: innanzitutto perché il Sex Purchase Act non è dissimile da altre leggi e regolamenti utilizzati in altri paesi per la riduzione o l’estirpazione della prostituzione mediante strumenti legislativi. Inoltre, perché è riduttivo attenersi unicamente alle parole di un atto di legge (‘sono solo coloro che acquistano le prestazioni sessuali ad essere puniti’) e tralasciare gli effetti indiretti da esso conseguenti. È ovvio infatti che una legge che proibisse l’acquisto dei servizi offerti nel massaggio terapeutico, nella psicoterapia o nel counselling per la salute sessuale ad esempio, nel punire chi acquista tali servizi produrrebbe conseguenze negative anche su chi quei servizi li offre.

Per leggere tutto vi rimando all'articolo su Intersezioni.

sabato 16 ottobre 2010

Pescara, ripreso perché fa la pipì per strada manda ragazza in ospedale con una testata

Aveva rimproverato il suo aggressore perché faceva la pipì in strada. La violenza in pieno centro della città. L’uomo agli arresti, la vittima in ospedale


di Simona De Leonardis
PESCARA. Sbattuta in terra con una testata, presa a calci e pugni solo per aver dato del maleducato a un uomo che faceva pipì per strada. Non è Roma e non è Milano, ma è ancora la stessa violenza a riempire le cronache. Questa volta dal centro di Pescara. Lui è stato arrestato. La vittima è una ragazza di 22 anni, T.C., pescarese. Abita in centro e mercoledì sera, intorno alle 21,20 è quasi sotto casa quando in piazza Sacro Cuore, sempre più spesso meta di bivacchi e liti tra ubriachi, nota un uomo che sta orinando nei giardinetti. Stizzita, lo invita a ricomporsi.

Lui, Arsenio Ciampoli, pescarese di 46 anni che solo lo scorso maggio era stato arrestato per la tentata rapina a un supermercato, la insulta pesantemente. Lei replica dandogli del maleducato. E non lo avesse mai fatto. Perché come una furia, come ricostruito dai carabinieri del nucleo Radiomobile guidati dal tenente Salvatore Invidia, Ciampoli si avventa sulla ragazza e con una testata in pieno volto la manda a terra. La giovane è sotto shock, inerme, ma questo non basta a fermare l'aggressore che invece seguita a picchiare la ragazza con calci e pugni. E lei sviene
Ancora violenza gratuita, ancora per futili motivi che, come già successo in quest'ultima settimana, poteva finire malissimo se un passante non avesse avuto la sensibilità e la prontezza di chiamare i carabinieri. «Le aggressioni al tassista e all'infermiera avvenuti a Milano e a Roma», dichiara il giorno dopo il maggiore Pasquale Del Gaudio, «hanno evidentemente sensibilizzato i cittadini visto che già dal primo diverbio tra i due, un passante si è allarmato e ha chiesto l'intervento di una nostra pattuglia». È un anziano, uno dei pochi a passeggiare a quell'ora di mercoledì lungo il corso. Il residente sente gli insulti dell'uomo e si avvicina proprio mentre questo si sta avventando sulla giovane. Prova a bloccarlo, ma non ce la fa. Chiama il 112. I carabinieri arrivano subito, ma stentano a bloccare Ciampoli che si scaglia anche contro i militari, ferendone lievemente uno.

A prestare le prime cure alla ragazza sono i dipendenti dell'albergo di piazza Sacro Cuore, dove la giovane viene trasportata in attesa dell'ambulanza del 118. È stravolta, sconvolta, sotto shock. Trasportata in ospedale, la 22enne viene visitata, ma non riporta particolari ferite. Le ferite, quelle vere, sono dentro, sono quelle che, come raccontano i carabinieri, le provocano un forte stato di ansia mentre i fotogrammi di quei terribili momenti le continuano a girare nella testa. Lei che dice «maleducato» e poi di colpo quella furia, prima di svenire.

Arsenio Ciampoli finisce in carcere per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e atti contrari alla pubblica decenza. Più o meno i reati contestatigli lo scorso 17 maggio (tentata rapina, resistenza, lesioni aggravate, daneggiamento e porto ingiustificato di coltello di genere proibito), quando con un coltello da campeggio provò a rapinare il Tigre di via Cesare Battisti. La rapina fallì, lui venne preso, ma mentre lo portavano in caserma, con una testata, ancora con una testata, mandò in frantumi il parabrezza dell'auto dei carabinieri. Per i fatti di mercoledì, Ciampoli ieri mattina ha ottenuto i termini a difesa, ma in attesa del processo resta in carcere. Custodia cautelare.

http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2010/10/15/news/pescara-ripreso-perche-fa-la-pipi-per-strada-manda-ragazza-in-ospedale-con-una-testata-2527550

martedì 12 ottobre 2010

UOMINI CHE UCCIDONO LE DONNE

di Robert Fisk (Internazionale, 8/14 ottobre 2010)

E’ una tragedia, un orrore, un crimine contro l'umanità. I particolari degli omicidi - donne decapitate, bruciate vive, lapidate, pugnalate, folgorate, strangolate e seppellite vive per lavare l’"onore di famiglia” - sono terrificanti. Le ultime statistiche mondiali pubblicate dall’ONU nel 2007 parlano di circa 5.000 morti all'anno,ma in Medio Oriente e sudest asiatico molte associazioni di donne sospettano che le vittime siano almeno quattro volte di più.
La maggior parte delle vittime sono giovani, molti sono gli adolescenti, eliminati nell'ambito di un vile tradizione che risale a centinaia di anni ma che ora si estende su metà del globo.

L’ Independent ha condotto un’indagine durata 10 mesi in Giordania, Pakistan, Egitto, Gaza e Cisgiordania per raccontare questi crimini, che riguardano soprattutto donne giovanissime,spesso adolescenti. Tra le vittime ci sono anche degli uomini e, sebbene i giornalisti la descrivano come un’usanza prevalentemente musulmana, i delitti d’onore avvengono anche nelle comunità cristiana e indù

Il concetto di onore (ird in arabo) – l’onore della famiglia e della comunità – va al di là della religione e trascende la pietà umana. Le volontarie che lavorano nelle organizzazione per i diritti umani, ad Amnesty International, nelle associazioni delle donne e negli archivi dei mezzi d’informazione, ci dicono che la strage delle innocenti accusate di aver disonorato la famiglia si aggrava ogni anno che passa.

I delitti d’onore sono frequenti soprattutto tra i curdi d’Iraq, tra i palestinesi della Giordania, in Pakistan e in Turchia. Forse però questa sproporzione dipende dal fatto che in alcuni paesi la stampa è più libera di denunciare e compensa la segretezza che circonda gli stessi delitti in Egitto, dove il governo nega che esistano, e in altri paesi del Golfo e del Medio Oriente. Da molto tempo i delitti d’onore sono aumentati anche in Occidente: in Gran Bretagna, in Belgio, in Russia, in Canada. In molti paesi del Medio Oriente, le autorità sono complici di questi crimini e riducono o addirittura annullano le condanne degli assassini se le donne fanno parte della famiglia, oppure classificano gli omicidi come suicidi per evitare i processi.

E’ difficile mantenere la calma di fronte all’elenco sterminato dei delitti d’onore. Come si deve reagire davanti ad un uomo che violenta e poi, siccome è rimasta incinta, la uccide per salvare l’onore della famiglia, come è successo in Egitto?

Medine Mehmi, una ragazza turca della provincia di Adiyaman, a febbraio è stata sepolta viva sotto un pollaio dal padre e dal nonno perché “aveva amici maschi”. Aisha Ibrahim Duhulow aveva 13 anni nel 2008 quando, dopo essere stata accusata di adulterio, è stata trascinata in una buca scavata nel terreno, sepolta fino al collo e lapidata da 50 uomini. Il suo crimine? Essere stata violentata da tre uomini.

A Daharki, in Pakistan, una ragazza è stata uccisa dai familiari mentre partoriva il suo secondo figlio. Prima di essere massacrata con un’ascia, le hanno tagliato il naso, le orecchie e le labbra. Il primo bambino, ancora piccolo, è stato trovato morto tra i suoi vestiti. La testa del neonato spuntava appena, mentre il torso era ancora nell’utero. I tre cadaveri erano in stato avanzato di decomposizione. Alcune donne volevano seppellirli, ma un religioso musulmano si è rifiutato di pronunciare una preghiera per loro perché trattandosi di una “donna maledetta e dei suoi figli illegittimi” sarebbe stato un atto empio.

Nell’agosto del 2008, in Belucistan, cinque donne sono state sepolte vive per aver commesso reati contro l’onore delle famiglie. Hamida, Rahima e Fauzia erano adolescenti. Degli uomini le hanno picchiate, le hanno sparato e le hanno gettate ancora vive in una fossa dove le hanno coperte di terra e di pietre. Altre due donne, di 45 e 38 anni, hanno fatto la stessa fine per aver protestato. Le più giovani erano colpevoli di aver voluto sposare uomini non scelti dalle loro famiglie. Un parlamentare pakistano, Israrullah Zehri, ha dichiarato in aula che quegli omicidi facevano parte “di una tradizione secolare che bisogna continuare a difendere”.

Nel dicembre del 2003, a Multan, ancora in Pakistan, una ragazza di 23 anni, Afsheen, è stata assassinata dal padre perché, dopo un infelice matrimonio combinato, era fuggita con un altro uomo, Hassan. Afsheen veniva da una famiglia istruita di avvocati e ingegneri. “Le ho messo dei sonniferi nel tè e poi l’ho strangolata nel dupatta (una lunga sciarpa che fa parte del costume tradizionale delle pachistane)” ha confessato il padre alla polizia. “L’onore è l’unica cosa che conta per un uomo. Era la mia figlia preferita. Sento ancora le sue grida e avrei voglia di tagliarmi le mani e farla finita”. I parenti avevano trovato Afsheen a Rawalpindi in compagnia di Hassan e le avevano promesso che se fosse tornata a casa non le avrebbero fatto nulla. Mentivano.

Leggi tutto l'articolo (2Mb, .pdf)

Da http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10184:uomini-che-uccidono-le-donne&catid=198&Itemid=0

Donne Assassinate di Ruben De Luca

Il noto criminologo ci rivela nel suo ultimo saggio come e perché si uccidono le donne in Italia


Esce in questi giorni, edito dalla Newton & Compton, il saggio Donne Assassinate - Dall’omicidio seriale allo stupro di gruppo, storia e fenomenologia della guerra condotta dal genere maschile contro "l’altra metà del cielo" del criminologo Ruben De Luca.

Il libro ci rivela come il fenomeno della violenza sulle donne sia in continua crescita, sfociando sempre più spesso in omicidio. Accanto al termine “omicidio” si stanno perciò sempre più accostando quelli di “femminicidio” o “ginocidio” per indicare l’assassinio di una donna da parte di un uomo quando essa viene uccisa proprio perché appartenente al genere femminile. Non vittima causale, dunque, ma “scelta” in virtù del suo essere donna.

Vittime di feroci predatori, perversi serial killer o, in moltissimi casi, dei loro stessi mariti o fidanzati, le donne sono da sempre oggetto di una spietata carneficina. Il silenzio, la paura, il terrore, la fragilità hanno fatto di loro le schiave e le martiri di una delle guerre più ingiuste e meno combattute dell’umanità. Da Marco Mariolini, "il cacciatore di anoressiche", a Angelo Izzo, "il mostro del Circeo", da Gianfranco Stevanin "il mostro di Terrazzo" a Guido Zingerle, la "Belva del Brennero", l’analisi di Ruben De Luca si addentra nelle menti criminali degli uomini che odiano, violentano e uccidono le donne, affrontando i nodi più spinosi di storie troppo spesso rimaste drammaticamente irrisolte. Alla ricerca di un barlume di verità e di senso, Donne assassinate affronta anche i casi lasciati in sospeso dalla giustizia per scoprire, attraverso le tragiche vicende di ragazze come Simonetta Cesaroni o, più recentemente, Chiara Poggi, un’altra agghiacciante realtà: l’impunità dell’assassino. Ecco, allora, “la decapitata di Castelgandolfo”, “il delitto dell’Olgiata”, “l’omicidio dell’Università Cattolica”: racconti di morte che l’autore indaga utilizzando, insieme agli strumenti della ricerca storica, le risorse della moderna criminologia. (dalla quarta di copertina)

Sul sito della casa editrice è possibile scaricare un lungo estratto.

L'Autore: Ruben De Luca, Psicologo Criminologo, Direttore del GORISC (Gruppo Osservatorio di Ricerca, Intervento e Studio sul Crimine), Università di Roma “La Sapienza”. Autore di circa 100 pubblicazioni di criminologia, è considerato uno dei massimi esperti europei di omicidio seriale. Nel 2001, ha creato ESKIDAB, la Banca Dati Europea dei Serial Killer, un archivio costantemente aggiornato che contiene le schede personali di tutti gli assassini seriali identificati e attivi sul territorio europeo. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo sempre per la Newton & Compton Serial killer con Vincenzo Maria Mastronardi e Sette Sataniche con Mastronardi e Moreno Fiori, di cui è prevista a breve la prossima edizione. Per la Magi Edizioni ha pubblicato Omicida e artista: le due facce del serial killer.


Donne assassinate
Ruben De Luca
Newton & Compton 2009
Collana Controcorrente
Pag. 464 - 12,90€
Codice ISBN: 978-88-541-1272-8
Acquista il volume Donne assassinate su iBS.it




Via:noviolenzasulledonne.blogspot.com

venerdì 20 agosto 2010

Il mio primo schiaffo



Cortometraggio vincitore del primo premio "Action for women" - versione integrale
Corrado Ceron. Anno 2010

lunedì 19 aprile 2010

Violenza donne: Fini, c'e' anche con negazione diritti ed esclusione sociale

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - "La violenza sulle donne si manifesta non soltanto attraverso gli abusi sessuali, ma anche attraverso la negazione dei diritti, l'esclusione sociale e professionale. Si tratta di fenomeni dolorosi in cui le donne, in diverse forme, vedono lesa la loro dignita'". Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo alla premiazione del concorso "Action for women", ospitato sul canale Youtube dell'Assemblea di Montecitorio, per la realizzazione di un filmato sulla violenza contro le donne da parte di registi emergenti, ideato dalla deputata del Pdl Deborah Bergamini, presidente del centro Nord-Sud e membro della delegazione italiana nel Consiglio d'Europa

fonte:adnkronos.com

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