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giovedì 2 agosto 2012

Scrivi cos'è la violenza sulle donne



Scrivete cosa è per voi violenza sulle donne iniziando con la frase: "violenza sulle donne è..." e aggiungete il resto. Mandate cartelli, frasi, foto, qualunque cosa a fikasicula@grrlz.net. Perché non sono gli altri che devono stabilire cosa per noi è violenza. Siamo noi a deciderlo.
Poi troverete tutto pubblicato qui: http://femminismoasud.tumblr.com/

mercoledì 6 giugno 2012

L’obiezione all’aborto è un atto illegittimo e il buon medico non obietta

E’ partita ufficialmente oggi la campagna promossa dalla Consulta di Bioetica OnlusIl buon medico non obietta”, alla quale avevamo già accennato qui.
Il buon medico è colui o colei che davanti alle necessità della paziente fa il suo bene e non oppone un veto alla sua libertà di scelta, non assume atteggiamenti paternalistici, impositivi ed evangelici, non usa un mezzo coercitivo, come l’obiezione, per fare carriera all’interno degli ospedali o per evitare un intervento che ritiene “noioso”.
Il buon medico è colui o colei che non giudica la sessualità delle pazienti, non marcia contro il diritto alla salute e non fa disinformazione.
Questo qui è lo spot prodotto dall’Associazione SCOSSE che promuove la campagna.


Aied e Associazione Coscioni hanno formulato alcune richieste pratiche:
- Bandi finalizzati all’assegnazione delle ore previste per l’IVG a medici non obiettori;
- Albi regionali pubblici di medici che abbiano sollevato obiezione di coscienza;
- Possibilità per le strutture ospedaliere che forniscono il servizio di IVG di avvalersi di medici gettonati per sopperire alle carenze di medici non obiettori laddove non si riesca a garantire un equilibrato bilanciamento fra i medici strutturati obiettori e non obiettori.
Si chiede la piena applicazione della legge, si chiede di regolamentare l’obiezione, perché l’art.9 della Legge194/78 é obsoleto. Non è coscienza imporre a una donna in stato di necessità una gravidanza, senza tener conto della sua vita, delle sue scelte, del suo stato di salute.
La libertà di coscienza la si può esercitare a monte, scegliendo un’altra facoltà, o vivendola nel proprio privato, mentre si rispettano le scelte personali e di salute delle pazienti.
Abortire in modo legale e sicuro è un diritto ma l’80% dei medici in Italia è obiettore, quelli che non lo sono, aiutando le donne a essere sane e consapevoli, si fanno carico di tutto il lavoro subendo spesso un ambiente ostile.
Raccontiamo quanto sia difficile dover interrompere una gravidanza voluta e cercata, o accettata quando capitata per caso, con addosso il fiato dei no-choice, dei fanatici del feto, dei fascisti, di quanto sia doloroso trovarsi di fronte alla disumanità e alla violenza di questa falsa obiezione di coscienza.
Quanta retorica abbiamo trovato nei discorsi dei fanatici dell’embrione?
C’è chi lucra sul dolore delle donne e ha tutto l’interesse a colpevolizzarci, perché ha trovato nella colpa un mezzo per esercitare il proprio potere, chi fa questo non è un buon medico, non aiuta la vita e non vuole bene alle donne.
Sappiatelo: l’aborto può essere un’esperienza non traumatica, io l’ho visto tante volte, soprattutto se attorno abbiamo persone che ci rispettano e si prendono cura di noi, senza giudicarci. C’è un gran bisogno di racconti che facciano luce su questo aspetto: l’interruzione di gravidanza può essere un evento tra gli altri, collocarsi nella nostra vita tra quelli non traumatici, non c’è bisogno di vergognarsi per questo o di chiedersi: sono sbagliata perché non voglio un figlio? Sono meno donna delle altre? Se oggi abortisco, domani non sarò una buona madre?
Quante narrazioni diverse conoscete? Mi viene in mente solo un racconto di Maeve Binchy in cui la protagonista si sposta dall’Irlanda a Londra per abortire, qui Violetta Bellocchio tenta un interessante ricapitolazione dello storytelling sull’aborto, e invita a raccontare dei buoni medici. Normalmente tendiamo a non raccontare le esperienze che hanno un basso impatto sulla nostra emotività, perché in quei casi non abbiamo bisogno di elaborare il dolore, ma le nostre storie possono essere di aiuto a chi teme inferni, stigma sociale e traumi irreparabili (ho letto documenti dei presunti centri di aiuto alla vita dove ci sono donne che dicono ad altre donne che si “sfracelleranno” dopo un aborto).
Bisogna sostenere le donne che vivono con angoscia e dolore questa scelta, ma anche demistificare l’interruzione di gravidanza: il terrorismo è solo uno dei modi per controllarci.
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Da fas

mercoledì 8 settembre 2010

Basta all’uccisione delle donne”. Artemisia espone striscione

“Basta, basta all’uccisione delle donne”. Queste le parole dello striscione che Artemisia, Centro antiviolenza, esporrà dalla finestra della propria sede, a Firenze, per denunciare il femminicidio che, spiega la presidente Nicoletta Livi Bacci “ha già fatto decine di vittime dall’inizio dell’anno, l’ultima delle quali nelle ultime ore a Milano”. “Vogliamo ribadire in maniera forte ed incisiva – aggiunge Livi Bacci - che non si può continuare ad ignorare che le donne vengono uccise ogni giorno e che spesso erano da anni vittime di violenza e stalking. Invitiamo quanti, uomini e donne, vogliano unirsi alla denuncia, ad esporre dai propri balconi e dalle proprie finestre le stesse parole di sdegno ed orrore”.
“Come disse Sandro Bellassai dell'associazione Maschile-Plurale – conclude la presidente di Artemisia - una donna uccisa dal proprio uomo ogni tre giorni è una guerra a bassa intensità che accade tutti i giorni sotto gli occhi di tutti ma della quale non si parla”.

55news.it

martedì 10 agosto 2010

Per tutte. Stop al femminicidio!


Per tutte quelle donne, figlie, sorelle, amiche, madri, nipoti, nonne, amanti della musica e delle passeggiate, del gelato alle more e del pesce al cartoccio, donne che ridevano e adesso stanno in una bara, donne che avevano una vita, persone che avrebbero potuto salvarsi se qualcuno non le avesse uccise prima con l’indifferenza e poi con le botte, i calci, le coltellate, torture, fuoco. Morte di paura e poi di dolore – forse di stupore. Stuprate prima da un uomo e poi dai commenti della gente, assassinate da un marito, fidanzato, compagno, conoscente, belva inferocita, ragazzino annoiato. Assassinate dalle famiglie dei carnefici che dovrebbero solo tacere e vergognarsi, dai commenti al bar, dai commenti su facebook, nei forum, nei blog, dai commenti sull’autobus. Ogni volta che qualcuno dice: “Però poteva stare più attenta” quella donna, una qualsiasi di quelle stuprate o uccise, ritorna in vita e viene ammazzata e violata un’altra volta.

Riempiamo i nostri balconi, le nostre finestre, di lenzuola macchiate di sangue, risemantizziamo quel rito barbaro che era l’esposizione del sangue della vergine, facciamoci sentire, perchè solo mettendo un freno alla cultura maschilista, misogina e violenta che paralizza il nostro paese può accendersi la speranza del cambiamento.

Quel cambiamento di cui abbiamo così grande necessità.

La violenza di genere è alla base di tutte le violenze, smantellata quella, le smantelleremo tutte.

L’iniziativa è partita dalla mailing list di Fas, adesso c’è un gruppo su facebook che la porta avanti qui.

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