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mercoledì 1 febbraio 2012

Giù Le Mani Dai Consultori

Riporto dal sito stesso.

Il Consultorio è uno spazio fondamentale per la prevenzione e la salute delle donne. Gli spazi del Consultorio di via Casilina 711, e quelli di tutti i consultori, non si toccano.

NO alla medicalizzazione dei Consultori.
NO al loro trasferimento nelle ASL.
La ASL RMC vuole dismettere due importanti Consultori romani, quello di via Casilina 711 e quello di via Spencer. Invitiamo tutte e tutti a intervenire, aderire e firmare gli appelli.

IL CONSULTORIO DI VIA CASILINA 711 NON SI TOCCA!
IL CONSULTORIO DI VIA SPENCER DEVE RESTARE DOV'E'!

La ASL RMC vuole dismettere due Consultori, quello di via Casilina e quello di via Spencer, per trasferirli in locali ancora più piccoli e in una zona in cui il Consultorio c’è già.

La notizia è arrivata improvvisamente: tutto è stato deciso in modo poco trasparente, quasi di nascosto, senza informare chi il Consultorio lo vive ogni giorno e ci lavora.

Dei punti di riferimento fondamentali per migliaia di donne scomparirebbero dietro poco credibili quanto imbarazzanti argomentazioni: risparmiare su luce e gas. Ancora una volta, chi amministra la ASL, Regione Lazio in primis, si dichiara pronto a risparmiare sulla pelle di donne che non hanno altri spazi nel quartiere fuorché i Consultori di zona.

Il consultorio è uno spazio fondamentale per la prevenzione e la salute nelle diverse fasi della vita delle donne. Secondo la legge, devono essere uno ogni ventimila abitanti e, nel nostro distretto, sono sottodimensionati. Invece di potenziarli, la ASL RMC decide di ridurne ulteriormente gli spazi, penalizzandoli e snaturandoli, come già ha tentato di fare la giunta Polverini con una proposta di legge che ci riporta indietro di quarant’anni nella conquista dei diritti delle donne.

Chiediamo che gli spazi del Consultorio di via Casilina 711 non si tocchino e il presidio resti dov’è.

Consapevoli del fatto che, da anni, l’asilo ospitato nella stessa struttura ha necessità di più spazi, chiediamo che gli attuali spazi del Consultorio vengano ceduti all’asilo e il Consultorio venga dislocato negli spazi liberi e inutilizzati che si trovano nello stesso edificio.

Non accettiamo la medicalizzazione del Consultorio attraverso il suo trasferimento nella ASL.

Vogliamo Consultori laici, pubblici, gratuiti.

Vogliamo che i Consultori siano luoghi dove le donne possano trovare accoglienza e professionalità.

Vogliamo più Consultori, più spazi e più soldi per gestirli, perché possano funzionare ancora meglio e perché operatori e operatrici possano svolgere il loro lavoro con tempi, spazi e modalità più adeguate.


Puoi firmare su carta presso:

  • Bottega del Commercio Equo, via Macerata 54
  • Consultorio piazza dei Condottireri, presso lo sportello antiviolenza gestito dall'ass. D.A.L.I.A., tutti i lunedì dalle 15.00-18.00
  • Consultorio via Casilina 711
  • Erboristeria Arca Verde, piazza dei Condottieri 2
  • Libreria del Corsaro, via Macerata 46
  • Libreria l'Eternauta, via Gentile da Mogliano 184
  • Tuba, Bazar delle Donne, via del Pigneto 19

Se vuoi contribuire raccogliendo firme in cartaceo:

manda una mail a giulemanidaiconsultori@gmail.com e ti invieremo i moduli per la raccolta delle firme. A firme raccolte, ricontattaci. Grazie!

Fonte: http://giulemanidaiconsultori.blogspot.com

martedì 28 giugno 2011

Geloso della moglie troppo indipendente: marito la accoltella e la uccide in casa

Nell'appartamento c'era anche la figlia di 6 anni, che però non avrebbe assistito al delitto. Il 36enne arrestato per omicidio

PADOVA - Lui, geloso, temeva di essere lasciato e nel corso dell'ennesima lite per motivi sentimentali ha preso un coltello da cucina e l'ha uccisa nella loro casa di Padova, in via Maroncelli 7, con numerosi fendenti. Vittima una magrebina, Fatima Chabani di 33 anni, uccisa dal marito Zrhaida Hammadi, di 36 anni, che ha fatto alcune ammissioni ed è stato arrestato per omicidioin flagranza di reato.

I due avevano una bambina di sei anni, in casa al momento del delitto, che però non avrebbe assistito al fatto. La vicenda è stata presto risolta dalla polizia di Padova e dal pubblico ministero Emma Ferrero. L'uomo - che è stato interrogato a lungo dal magistrato nell'abitazione dove si è consumato il delitto - era giunto in Italia una decina d'anni fa e solo da qualche tempo era stato raggiunto dalla moglie e dalla figlia. La convivenza, in breve, era diventata difficile, con lui estremamente geloso e probabilmente infastidito dalla ricerca di maggiore indipendenza da parte della moglie.

Numerose le liti, testimoniate dai vicini della loro abitazione su due piani, che li sentivano spesso litigare anche in modo violento. Secondo inquirenti ed investigatori, nella serata di oggi l'uomo, nel corso dell'ennesima discussione, ha impugnato un coltello preso in cucina e ora posto sotto sequestro, e in preda alla rabbia ha colpito la moglie - sarà l'autopsia a stabilire il numero esatto dei fendenti - lasciandola esanime a terra.

Nel frattempo la figlia della coppia è stata allontanata e quindi consegnata a un parente che l'ha presa in temporaneo affidamento.

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=154114&sez=NORDEST

venerdì 27 maggio 2011

Stupri “correttivi” in Sud Africa. Il caso di Noxolo Nogwaza

La calciatrice ventiquattrenne Noxolo Nogwaza è stata rapita e brutalmente uccisa il 23 aprile scorso. Attivista della comunità LGBT, aveva anche lavorato per l'organizzazione Ekurhuleni PrideUn altro caso tragico di stupro correttivo in Sudafrica si aggiunge alla lunga lista degli ultimi anni.
Succede nel Sudafrica del post-apartheid che festeggia il 17esimo anniversario dell’indipendenza. Succede in un Paese progressista, dove i matrimoni omosessuali sono legalizzati e sulla carta esiste una delle Costituzioni più moderne del mondo. Nello stesso Paese, una spirale di violenza quotidiana attraversa la società, nell’indifferenza generale della stampa e dei governi. Lo stupro “correttivo” come pratica di correzione dell’omosessualità e rieducazione delle lesbiche attraverso rapporti sessuali forzati è una prassi ormai consolidata che sfocia spesso nella distruzione fisica del diverso. Un fenomeno che coinvolge donne sudafricane, non solo povere ed emarginate, ma di colore, spesso ancora adolescenti al di sotto dei 16 anni di età. I dati sono allarmanti, il governo ha promesso, nelle ultime settimane di varare misure concrete per gli autori delle violenze, perché l’assassinio di Nogwaza è solo l’ultimo di una lunga serie, centinaia al giorno negli ultimi dieci anni, spesso con epiloghi tristi.

I numerosi casi, tornati alla ribalta della stampa negli ultimi anni grazie alla denuncia di associazioni nate a sostegno delle vittime, presentano le modalità tipiche di quello che può essere considerato un rito di rieducazione. Stessa spietatezza, stessa follia, stessa illogicità. E su Nogwaza è sceso il silenzio della stampa, tranne la diffusione della notizia su blog e testate in gran parte stranieri. Eppure la storia di Noxolo è simile a quella di Nokuthula Radebe, una ventenne uccisa qualche mese fa, a quella della campionessa di calcio Eudy Simelane o ad altri episodi come quello di Millicent Gaika, la cui vicenda era stata raccontata dall’Huffington Post a gennaio: legata, torturata e stuprata ripetutamente per cinque ore da un uomo che continuava a ripeterle di voler“correggere” la sua malattia.
Il mese scorso anche Noxolo Nogwaza torna a casa in una normalissima serata e viene brutalmente assassinata. La sua testa è fracassata, il viso irriconoscibile, i denti sparsi a terra e un preservativo è rimasto a fianco del corpo senza vita. L’associazione Luleki Sizwe (dall’unione dei nomi di due donne che sono morte a causa delle conseguenze di uno stupro correttivo, l'una di meningite e l'altra di Aids), già lo scorso anno ha lanciato una petizione per riconoscere lo stupro correttivo un vero e proprio crimine di discriminazione. Sulla complessità e sulle resistenze incontrate dall’iniziativa pesano fattori come l’accettazione da parte della comunità di pratiche di questo genere, il dilagante maschilismo della società sudafricana, la paura di denunciare e, non da ultimo, il silenzio della Chiesa cattolica che, in Paesi come l’Uganda, si è addirittura espressa a favore di leggi che puniscono le donne con la reclusione se colte in flagranza di reato. Laddove il reato è costituito dal diverso orientamento sessuale. La stessa condanna espressa da Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Svezia e la minaccia di sospendere gli aiuti economici, sono stati interpretati come un tentativo di ingerenza di forze esterne nella sovranità dello Stato sudafricano.
Rompere il silenzio e denunciare gli stupri correttivi è il primo passo per comprendere che episodi come questi sono indicativi dello status delle donne. E quest’aspetto riguarda l’importanza del cammino dei diritti civili di tutti i Paesi del mondo.

http://www.agoravox.it/Stupri-correttivi-in-Sud-Africa-Il.html

Aborto negato, Strasburgo condanna la Polonia

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato ieri in primo grado la Polonia, con una votazione passata per sei voti contro uno, perché l’operato di più medici antiabortisti ha impedito a una donna la possibilità di avere una tempestiva amniocentesi, con il risultato che la figlia è successivamente nata gravemente menomata. R.R., queste le iniziali della donna, dopo che le radiografie effettuate durante la diciottesima settimana avevano evidenziato il rischio concreto che il nascituro potesse avere malformazioni, nel 2002 si era rivolta a un ospedale pubblico per avere un’amniocentesi. Il medico a cui si rivolse rifiutò, così come rifiutò la successiva richiesta di interrompere la gravidanza.

In un altro ospedale ricevette lo stesso trattamento, nonostante le radiografie confermassero la serietà delle lesioni al feto. R.R. riuscì finalmente ad avere un’amniocentesi soltanto un mese dopo la prima richiesta: i risultati confermarono ancora una volta le malformazioni. A quel punto R.R. rinnovò la richiesta di un’interruzione di gravidanza, ma l’ospedale le rispose che nel frattempo erano stati superati i limiti di legge (24 settimane) e pertanto doveva tenersi la bambina, che nacque affetta dalla sindrome di Turner. La donna presentò ricorso, e alla quinta sentenza le fu data parzialmente ragione.

La Corte europea sostiene ora che quanto accaduto a R.R. costituisce una violazione degli articoli 3 (trattamento inumano e degradante) e 8 (mancato rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea sui diritti dell’uomo. In particolare, ricorda che gli stati sono obbligati a garantire un accesso privo di ostacoli alle informazioni e ai test prenatali, e che i dottori hanno inflitto alla donna, che per di più si trovava in una posizione vulnerabile, una “prolungata e dolorosa incertezza” circa le condizioni del nascituro, “umiliandola” e “trattandola in modo meschino”. La Corte ha infine stigmatizzato lo Stato polacco perché, benché la legge consenta di avere un’interruzione di gravidanza nei casi di malformazione del feto, non è poi in grado di garantire che questa possibilità sia realmente e facilmente percorribile.

L’unico giudice dissenziente è stato quello maltese: anche il giudice polacco ha votato a favore.

Raffaele Carcano

http://www.agoravox.it/Aborto-negato-Strasburgo-condanna.html

sabato 18 dicembre 2010

Epidurale por favor


Paola Banovaz
Epidurale por favor
Il parto e l'Italia

L'84% delle strutture sanitarie pubbliche e convenzionate non garantisce un trattamento efficace e sicuro per lenire il dolore nel parto. L'epidurale diventa un pretesto per approfondire i miti, i tabù, i pregiudizi che ancora sopravvivono intorno a gravidanza, parto e maternità.

"La cosa che ancora oggi mi fa riflettere non è tanto la questione di riconoscere il diritto all'epidurale alle partorienti che la desiderano, che è addirittura tautologico, ma sono le giustificazioni balbuzienti di chi comunque si mette per traverso."
Ivan Cavicchi

L'AUTORE: Paola Banovaz è nata a Venezia nel 1973 e vive a Mestre, dove lavora come art director. Mamma di Ilias e blogger (epidurale.blogspot.com), è presidente dell'AIPA, Associazione Italiana Parto in Analgesia (www.aipa-italia.it). Epidurale por favor è il suo primo libro.

Fonte: il rovescio editore

domenica 31 ottobre 2010

Ballata delle donne

(di Edoardo Sanguineti)


Quando ci penso, che il tempo è passato,

le vecchie madri che ci hanno portato,

poi le ragazze, che furono amore,

e poi le mogli e le figlie e le nuore,

femmina penso, se penso una gioia:

pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,

la partigiana che qui ha combattuto,

quella colpita, ferita una volta,

e quella morta, che abbiamo sepolta,

femmina penso, se penso la pace:

pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,

che arriva il giorno che il giorno raggiorna,

penso che è culla una pancia di donna,

e casa è pancia che tiene una gonna,

e pancia è cassa, che viene al finire,

che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra

carne di terra che non vuole guerra:

è questa terra, che io fui seminato,

vita ho vissuto che dentro ho piantato,

qui cerco il caldo che il cuore ci sente,

la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano

la mia compagna, ti prendo per mano.

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