L'uomo dovrà pagare alla moglie un risarcimento di 25mila euro
Il giudice: "Le regole della civile convivenza devono essere sempre rispettate"
Cassazione, condannato marito violento
"Colpevole anche se provocato"
ROMA - La violenza ha sempre torto. Anche se a scatenarla è un atteggiamento palesemente provocatorio. Lo ha affermato oggi la Cassazione che ha condannato per maltrattamenti un uomo che aveva alzato le mani contro la moglie, protagonista a sua volta di comportamenti aggressivi nei confronti del marito.
L'uomo, che in prima istanza era stato assolto dal tribunale di Piacenza, è stato però ritenuto colpevole dalla Corte di appello di Bologna che lo ha condannato a versare 25mila euro di risarcimento alla moglie. Contro questo verdetto il marito ha fatto ricorso in Cassazione puntando il dito contro la mancanza di prova dei maltrattamenti. Ma senza successo.
Secondo il giudice, l'atteggiamento aggressivo della propria compagna può portare a un piccolo sconto di pena ma non può evitare la condanna. Nella sentenza si legge infatti che "il reato di maltrattamenti può evidenziarsi anche in un contesto familiare caratterizzato da forti tensioni, ascrivibili ad entrambi i protagonisti della vicenda, tra i quali viene a crearsi un clima di reciproca insofferenza e intollerabilità".
Per la Cassazione, "anche una tale situazione deve essere comunque gestita con equilibrio,nel rispetto delle regole di civile convivenza e della dignità fisica e morale della persona e - conclude - non legittima reazioni che insistono su condotte abitualmente proiettate all'aggressione, alla mortificazione e all'umiliazione della controparte".
(18 settembre 2008)
Fonte:repubblica
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sabato 20 settembre 2008
mercoledì 27 agosto 2008
60 milioni di spose bambine
Hanno tra gli 8 e i 14 anni
Lo scorso aprile, in Yemen, una bambina di 8 anni di nome Nojoud si presentò da sola in tribunale, dicendo che era stata costretta dal padre a sposare un uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali. Ci sono 60 milioni di «spose bambine » nel mondo, secondo le Nazioni Unite. Il giorno delle nozze arriva in genere tra i 12 e i 14 anni, a volte anche prima. Il marito è spesso un uomo più anziano, mai incontrato prima. Ad aprile Nojoud ha chiesto e ottenuto il divorzio. Ma per la maggior parte delle piccole spose come lei non c’è via d’uscita.
CLASSIFICA
L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una «Top 20» dei Paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto (il 76,6% delle spose hanno meno di 18 anni), seguito da Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico, Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia. La «classifica » è basata su questionari standardizzati che non sono però disponibili per tutti i Paesi. Resta fuori dalle statistiche, ad esempio, gran parte del Medio Oriente.
POVERTÀ
I Paesi della Top 20 sono i più poveri del mondo. In Niger e Mali, rispettivamente il 75% e il 91% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. Le spose bambine vengono dalle famiglie più povere in questi Paesi. Spesso i genitori ritengono di non avere altra scelta. «Sono viste come un peso», spiega al Corriere Saranga Jain, ricercatrice dell’Icrw. Nutrirle, vestirle e istruirle costa troppo. E c’è un forte incentivo economico a darle in spose presto. «Nei Paesi in cui vige la pratica della dote (Sud Asia e specialmente India), la famiglia dello sposo è disposta ad accettarne una più ridotta se la ragazza è giovane — dice Jain —. Così i genitori danno in spose le figlie da bambine per pagare di meno. E c’è un incentivo anche in alcuni Paesi africani nei quali sono i genitori della bambina a ricevere un pagamento: più è giovane, più alto è il prezzo». Uno studio condotto in Afghanistan (mancano dati standardizzati ma si ritiene che il 52% delle spose siano bambine) mostra che questi matrimoni vengono praticati anche per sanare debiti o ottenere, in cambio, una moglie per un figlio maschio. «La maggior parte dei genitori non vuole fare del male alle figlie», dice la fotografa americana Stephanie Sinclair, che ha conosciuto tante di queste bambine in Afghanistan, Nepal, Etiopia. «Pensano di proteggerle facendole sposare quando sono vergini: è molto importante in queste società. Ho però incontrato anche una donna che non sembrava dare molto valore alla figlia. "Perché nutrire una mucca che non è tua?", mi rispose quando le chiesi perché, dopo averla promessa in sposa, non la faceva più andare a scuola».
IL MARITO
Le minorenni tendono ad essere date in moglie a uomini molto più vecchi di loro. In Africa centrale e occidentale, un terzo delle bambine spose dichiarano che i mariti hanno almeno 11 anni più di loro. In tutti i Paesi della Top 20 ci sono poi casi in cui la differenza d’età è di decenni: anche 70 anni. Come si spiega? Quando c’è un «prezzo per la sposa», occorrono anni di lavoro perché un uomo possa permettersene una giovane. Nelle unioni poligame, inoltre, man mano che il marito invecchia le nuove mogli sono sempre più giovani. «Uomini più anziani tendono a scegliere ragazze molto più giovani per far sesso — aggiunge Jain—anche perché è più probabile che non abbiano l’Hiv e malattie sessualmente trasmesse o per via di superstizioni secondo cui le vergini possono curare l’Aids; e perché saranno fertili più a lungo».
CONSEGUENZE
Le spose bambine si vedono negare la possibilità di studiare e di lavorare: continuano così ad alimentare il ciclo di povertà da cui provengono. Non possono lasciare il marito perché non hanno i soldi per restituire la dote, e il divorzio è spesso considerato inaccettabile. Il problema non è solo il matrimonio precoce, ma anche il parto precoce. La morte di parto è 5 volte più probabile per le bambine al di sotto dei 15 anni che per le ventenni, secondo l’agenzia per la popolazione dell’Onu (Unfpa). Il rischio di morte del feto è del 73% maggiore che per le ventenni. Non essendo le bambine fisicamente pronte alla gravidanza, le complicazioni sono frequenti: 2 milioni di donne sono affette da fistole vescico- vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza. «Le ragazze vengono ostracizzate dai loro mariti e dalla comunità — spiega la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute delle donne africane di Boston —. L’odore di urina che proviene dalla fistola è così forte che le ragazze sono piene di vergogna. Sono scansate, abbandonate, sole». Nell’Africa sub-sahariana, inoltre, diversi studi mostrano che le ragazze sposate hanno più probabilità di contrarre l’Aids rispetto a ragazze single e sessualmente attive: perdono la verginità con mariti malati e non hanno il potere di negarsi o chiedere loro di usare il preservativo.
LA LEGGE
Dal 1948 l’Onu e altre agenzie internazionali tentano di fermare i matrimoni di minorenni. Tra gli strumenti più importanti: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la Convenzione sui diritti del bambino. L’Unicef definisce ogni matrimonio di minorenni un’unione forzata, perché i bambini non hanno l’età per acconsentirvi in modo «pieno e libero». Quasi tutti i Paesi della Top 20 hanno fissato un’età minima per il matrimonio, molti a 18 anni. Ma la legge non viene rispettata. A volte mancano le risorse, altre volte la volontà politica. Spesso vi sono spinte al cambiamento dall’interno, ma anche resistenza. In Yemen, dove la legge non stabilisce con chiarezza un’età minima, alcuni leader religiosi e tribali criticano la pratica delle spose bambine, ma altri la appoggiano e ricordano che anche il Profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba. In Etiopia, secondo il Times di Londra, nonostante la Chiesa ortodossa si dica contraria, alcuni preti continuano a celebrarli. «Sposiamo le ragazze così giovani per assicurarci che siano vergini—ha detto uno di loro al giornale —. Se fossero più grandi, qualcuno potrebbe averle stuprate». «La religione in alcuni casi può essere un fattore—spiega Kathleen Selvaggio, ricercatrice dell’Icrw —. Ma i matrimoni di bambine non sono legati a nessuna fede in modo specifico. Sono parte della cultura, tra i cristiani come tra i musulmani ». Quella delle spose bambine è una tradizione antica, radicata. La soluzione? Per l’Icrw l’unica via è alleviare la povertà, istruire le bambine e collaborare con i leader locali per cambiare le norme sociali.
Viviana Mazza
Fonte:corriere.it
Lo scorso aprile, in Yemen, una bambina di 8 anni di nome Nojoud si presentò da sola in tribunale, dicendo che era stata costretta dal padre a sposare un uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali. Ci sono 60 milioni di «spose bambine » nel mondo, secondo le Nazioni Unite. Il giorno delle nozze arriva in genere tra i 12 e i 14 anni, a volte anche prima. Il marito è spesso un uomo più anziano, mai incontrato prima. Ad aprile Nojoud ha chiesto e ottenuto il divorzio. Ma per la maggior parte delle piccole spose come lei non c’è via d’uscita.
CLASSIFICA
L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una «Top 20» dei Paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto (il 76,6% delle spose hanno meno di 18 anni), seguito da Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico, Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia. La «classifica » è basata su questionari standardizzati che non sono però disponibili per tutti i Paesi. Resta fuori dalle statistiche, ad esempio, gran parte del Medio Oriente.
POVERTÀ
I Paesi della Top 20 sono i più poveri del mondo. In Niger e Mali, rispettivamente il 75% e il 91% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. Le spose bambine vengono dalle famiglie più povere in questi Paesi. Spesso i genitori ritengono di non avere altra scelta. «Sono viste come un peso», spiega al Corriere Saranga Jain, ricercatrice dell’Icrw. Nutrirle, vestirle e istruirle costa troppo. E c’è un forte incentivo economico a darle in spose presto. «Nei Paesi in cui vige la pratica della dote (Sud Asia e specialmente India), la famiglia dello sposo è disposta ad accettarne una più ridotta se la ragazza è giovane — dice Jain —. Così i genitori danno in spose le figlie da bambine per pagare di meno. E c’è un incentivo anche in alcuni Paesi africani nei quali sono i genitori della bambina a ricevere un pagamento: più è giovane, più alto è il prezzo». Uno studio condotto in Afghanistan (mancano dati standardizzati ma si ritiene che il 52% delle spose siano bambine) mostra che questi matrimoni vengono praticati anche per sanare debiti o ottenere, in cambio, una moglie per un figlio maschio. «La maggior parte dei genitori non vuole fare del male alle figlie», dice la fotografa americana Stephanie Sinclair, che ha conosciuto tante di queste bambine in Afghanistan, Nepal, Etiopia. «Pensano di proteggerle facendole sposare quando sono vergini: è molto importante in queste società. Ho però incontrato anche una donna che non sembrava dare molto valore alla figlia. "Perché nutrire una mucca che non è tua?", mi rispose quando le chiesi perché, dopo averla promessa in sposa, non la faceva più andare a scuola».
IL MARITO
Le minorenni tendono ad essere date in moglie a uomini molto più vecchi di loro. In Africa centrale e occidentale, un terzo delle bambine spose dichiarano che i mariti hanno almeno 11 anni più di loro. In tutti i Paesi della Top 20 ci sono poi casi in cui la differenza d’età è di decenni: anche 70 anni. Come si spiega? Quando c’è un «prezzo per la sposa», occorrono anni di lavoro perché un uomo possa permettersene una giovane. Nelle unioni poligame, inoltre, man mano che il marito invecchia le nuove mogli sono sempre più giovani. «Uomini più anziani tendono a scegliere ragazze molto più giovani per far sesso — aggiunge Jain—anche perché è più probabile che non abbiano l’Hiv e malattie sessualmente trasmesse o per via di superstizioni secondo cui le vergini possono curare l’Aids; e perché saranno fertili più a lungo».
CONSEGUENZE
Le spose bambine si vedono negare la possibilità di studiare e di lavorare: continuano così ad alimentare il ciclo di povertà da cui provengono. Non possono lasciare il marito perché non hanno i soldi per restituire la dote, e il divorzio è spesso considerato inaccettabile. Il problema non è solo il matrimonio precoce, ma anche il parto precoce. La morte di parto è 5 volte più probabile per le bambine al di sotto dei 15 anni che per le ventenni, secondo l’agenzia per la popolazione dell’Onu (Unfpa). Il rischio di morte del feto è del 73% maggiore che per le ventenni. Non essendo le bambine fisicamente pronte alla gravidanza, le complicazioni sono frequenti: 2 milioni di donne sono affette da fistole vescico- vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza. «Le ragazze vengono ostracizzate dai loro mariti e dalla comunità — spiega la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute delle donne africane di Boston —. L’odore di urina che proviene dalla fistola è così forte che le ragazze sono piene di vergogna. Sono scansate, abbandonate, sole». Nell’Africa sub-sahariana, inoltre, diversi studi mostrano che le ragazze sposate hanno più probabilità di contrarre l’Aids rispetto a ragazze single e sessualmente attive: perdono la verginità con mariti malati e non hanno il potere di negarsi o chiedere loro di usare il preservativo.
LA LEGGE
Dal 1948 l’Onu e altre agenzie internazionali tentano di fermare i matrimoni di minorenni. Tra gli strumenti più importanti: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la Convenzione sui diritti del bambino. L’Unicef definisce ogni matrimonio di minorenni un’unione forzata, perché i bambini non hanno l’età per acconsentirvi in modo «pieno e libero». Quasi tutti i Paesi della Top 20 hanno fissato un’età minima per il matrimonio, molti a 18 anni. Ma la legge non viene rispettata. A volte mancano le risorse, altre volte la volontà politica. Spesso vi sono spinte al cambiamento dall’interno, ma anche resistenza. In Yemen, dove la legge non stabilisce con chiarezza un’età minima, alcuni leader religiosi e tribali criticano la pratica delle spose bambine, ma altri la appoggiano e ricordano che anche il Profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba. In Etiopia, secondo il Times di Londra, nonostante la Chiesa ortodossa si dica contraria, alcuni preti continuano a celebrarli. «Sposiamo le ragazze così giovani per assicurarci che siano vergini—ha detto uno di loro al giornale —. Se fossero più grandi, qualcuno potrebbe averle stuprate». «La religione in alcuni casi può essere un fattore—spiega Kathleen Selvaggio, ricercatrice dell’Icrw —. Ma i matrimoni di bambine non sono legati a nessuna fede in modo specifico. Sono parte della cultura, tra i cristiani come tra i musulmani ». Quella delle spose bambine è una tradizione antica, radicata. La soluzione? Per l’Icrw l’unica via è alleviare la povertà, istruire le bambine e collaborare con i leader locali per cambiare le norme sociali.
Viviana Mazza
Fonte:corriere.it
lunedì 21 gennaio 2008
Tennista brava, sexy e islamica
La numero 31 del ranking mondiale, 21 anni, è tormentata da integralistimusulmani e conservatori indiani. In patria è un'icona di Bollywood
Dalla fatwa per "l'abbigliamento in campo" alle dichiarazioni sul sesso prima del matrimonio
Stanotte affronterà la n.8 del seeding Venus Williams nel terzo turno degli Australian Open
di CLAUDIA FUSANI
A chi le contesta l'abbigliamento in campo dice: "Guardate i miei colpi, non il mio corpo". Ha solo 21 anni ma pensieri molto saggi: "L'India ha milioni di abitanti, non mi posso preocccupare di quello che pensa ognuno di loro". Poi però tra un torneo e l'altro prende carta e penna e scrive all'imam della Mecca Masjid: "Voglio scusarmi con tutti i miei fratelli e le mie sorelle e i rispettabili anziani che si sono sentiti offesi perché ho inavvertitamente profanato un pezzetto del terreno che appartiene alla Mecca". E' successo prima di Natale. Ed era successo che Sania Mirza, 21 anni, n.31 del ranking mondiale, una ragazzina che alle capacità tecniche in campo unisce la grazia dolcissima del volto e le misure proporzionate delle forme, indiana e "fervente islamica" come si dichiara, aveva girato uno spot pubblicitario nei pressi della suddetta moschea. Era intervenuta la polizia perché "tutto ciò è illegale" e aveva preso la parola l'ulema del centro religioso Darul-Uloom Deoband situato nel distretto di Saharanpur: "Noi non abbiamo emesso una fatwa perché il seminario non si occupa delle attività della giocatrice, però girare qui uno spot è contro le leggi della Sharia".
Stanotte Sania Mirza giocherà il quarto incontro della giornata sulla Rod Laver arena, il centrale di Melbourne, contro Venus Williams, n.8 del tabellone e del mondo. Nel torneo femminile è sicuramente l'incontro clou della giornata. E la giocatrice indiana, a cui non fanno difetto la grinta e la potenza dei colpi nonostante sia assai minuta rispetto alla stazza di americane e russe, dovrà stare attenta a non farsi distrarre da un altro problemino, diciamo così, diplomatico. Pochi giorni fa infatti Sania, come ha raccontato in conferenza stampa a Melbourne, è stata denunciata da un concittadino indiano della sua regione - Hyderabad - per oltraggio alla bandiera. In una foto Sania compare con i piedi nudi appoggiati a una balaustra mentre guarda un match tennistico. E accanto ai piedi nudi - piccoli e graziosi - c'è finita per caso una bandiera indiana. Tutto assolutamente casuale, nessuno è in posa, niente è voluto ma la povera Sania s'è beccata la denuncia in base al Prevention of insult to the nation honour act.
"Talvolta penso che farei meglio a mollare tutto", si è sfogata la giocatrice.Nubi passeggere, ovviamente. Ma è un destino fastidioso quello di questa tennista che fa parlare di sé più per le polemiche che riesce a scatenare che non per il suo gioco. Il fatto è che suo malgrado Sania Mirza porta con sé tutti gli ingredienti per essere "un caso". E una storia: è bella, gioca molto bene a tennis, è la prima donna indiana che arriva ai vertici mondiali di uno sport, è musulmana e in India una specie di star contesa tra Bollywood e le copertine di tutti i magazine. Il web è pieno di siti non autorizzati di fan e simpatizzanti che mettono in rete gallerie fotografiche, video, dichiarazioni di amore eterno e sincera simpatia. E anche molta pruderie del tipo: "Guarda le sceni bollenti di Mirza dopo che ha giocato...". L'analisi più vera è quella di Rojit Brijnath, numero 1 dei giornalisti sportivi in India che prende tutte queste cose, le analizza insieme e scrive: "La ragazza che sta rompendo tutte le barriere sociali e culturali".
Non c'è dubbio che Sania diventa star più per le polemiche che per il gioco. O almeno questo è il destino, e il pregiudizio, che la segna fin dal 2005 quando entra nel circuito pro, vince un torneo Wta, gioca il quarto turno agli Us Open e il terzo agli Australian Open. "Sono musulmana praticante e sono fiera di essere un simbolo per molte ragazze indiane" rivela e rivendica con orgoglio nelle sue primissime interviste di quell'anno. E lì comincia il guaio. I fondamentalisti infatti la mettono subito nel loro mirino. E a settembre 2005 il Consiglio degli Ulema emette la prima fatwa. Colpa dell'abbigliamento: "Si veste in campo e si mostra al mondo in un modo che non rispetta la legge islamica: gonne e pantaloncini sono troppo corti e le braccia troppo scoperte". Dice, in quel settembre 2005, Haseeb-ul-hasan Siddiqui al giornale Hindustan Time: "Senza dubbio questa ragazza avrà una pessima influenza e corromperà i comportamenti dei più giovani". Altro che Sulman Rushdie e versetti satanici: assai di più "possono" certi gonnellini, specie quando i fotografi mandano in giro certe angolature.
La povera e giovanisisma Sania, tutta contenta per la sua posizione in classifica, si rammarica con saggezza tutta indiana: "Ogni parola che dico, ogni gonnellino che indosso è discusso e analizzato. Devo imparare a passare oltre tutto questo con passo lungo. Sono molto dispiaciuta che il mio abbigliamento sia diventato oggetto di controversia e preferisco non dire altro su questo. Ovunque vado la gente mi guarda e mi butta gli occhio addosso: ecco perché in questi gionri preferisco stare in casa. Dovrò imparare a convivere con tutto questo". Era il settembre 2005, Sania non aveva compiuto neppure 19 anni. Il "bello" doveva ancora venire. Ma la ragazza ha grinta da vendere.
Da allora ne sono accadute varie ed eventuali. Altre fatwe vere o presunte di cui le cronache hanno anche smesso di rendere conto. Pare che Sania - ottima giocatrice di doppio - abbia dovuto sciogliere la coppia con Sharar Peer perché "giocatrice israeliana". Apriti cielo quando, a fine del 2005, si lascia scappare - o almeno così riportano i giornali - che "è giusto fare sesso prima del matrimonio, l'importante è farlo sicuro". Nell'Andhra Pradesh, suo stato natale e di residenza, sono state bruciate magliette con la sua immagine. Le è stata data la scorta per giocare a Calcutta dove gruppi islamici minacciavano di fermare il torneo se non si fosse vestita in modo appropriato. Alla fine è stata costretta a fare una conferenza stampa per dichiarare ufficialmente che il sesso prima del matrimonio non è giustificato in alcun modo. "Sono state equivocata e fraintesa". E comunque, aggiunse, "come mi vesto è affar mio".
Nel circuito gira voce che anche il medico, maschio, che di recente l'ha operata a un ginocchio avrebbe ricevuto minacce. Ora poi è arrivata la storia dell'oltraggio alla bandiera per quei piedi stanchi e finalmente liberati dalla scarpe da tennis appoggiati con innocenza a una balaustra a bordo campo. "Non ho mai fatto nulla per mancare di rispetto al mio paese e alla mia bandiera" è stata costretta a dire la tennista che rischia tre anni di carcere. Quanti guai, Sania Mirza. Ma per lei diventano solo palle da cacciare via con rabbia quando scende in campo.
(18 gennaio 2008)
Fonte: repubblica.it
Foto
domenica 13 gennaio 2008
Sesso per curare le malattie mentali indagini e polemiche nelle Marche
Il caso a Ancona coinvolge anche uno psichiatra dipendente della Regione
Il Metodo della salute è una prassi del medico foggiano Mariano Loiacono
L'assessore Mezzolani: "E' uno scontro di dottrine che attraversa l'Italia"
La denuncia: "Malati di mente si toccano nudi come pratiche della vita rigenerativa"
Sesso per curare le malattie mentaliIndagini e polemiche nelle Marche
Almerino Mezzolani, assessore alla Salute della Regione Marche
ANCONA - Toccarsi, meglio se nudi e in compagnia, fa bene alla salute, specie quella mentale. Gli effetti migliorano se il tutto è accompagnato da canti ossessionanti e così ripetitivi da annullare sempre di più le individualità. Si chiama "Metodo della salute", fa parte di un progetto più generale "Nuova specie" e ha un suo guru, il medico foggiano Mariano Loiacono. Da oggi "Il metodo della salute" ha anche qualche guaio giudiziario. L'assessore alla Salute della Regione Marche Almerino Mezzolani ha avviato un'inchiesta interna. E Roberto Boldrini, responsabile del centro e vicepresidente dell'Associazione onlus "Alla salute" che ospita il nuovo e rivoluzionario metodo, è stato sospeso.
La vicenda, al di là delle solite pruderie, è molto seria e coinvolge persone con problemi psichici e coinvolge una questione di dottrina e di psicoterapia che sta attraversando l'Italia dividendo pareri e umori. Mezzolani (Pd) è molto cauto. "Ho avviato l'ispezione interna e abbiamo sospeso Roberto Boldrini, psichiatra e collaboratore di Loiacono - spiega - ma solo perché è un dipendente della Regione Marche e abbiamo ritenuto opportuno, soprattutto nel suo interesse, vederci chiaro in questa vicenda".
La vicenda nasce con una segnalazione del consigliere di An Daniele Silvetti. Secondo il suo esposto "il Metodo della Salute" propugnato dall'onlus "Alla salute" e sperimentato nel centro diurno Soledalia sarebbe "in totale contrapposizione con le tradizionali terapie farmaceutiche e le prassi psicoterapeutiche e riabilitative". Silvetti parla di "un non meglio identificato percorso rigenerativo, in cui i pazienti sarebbero assistiti con canti ossessionanti, coinvolti in riti o manifestazioni di totale annullamento dell'individuo", "spogliati e incoraggiati a toccamenti sessuali come normali pratiche della vita rigenerativa".
Per capire qualcosa di più occorre visitare il sito "Verso una nuova specie" dove il dottor Mariano Loiacono spiega di cosa si tratta. Innanzitutto il curriculum di Loiacono: 60 anni, una laurea in medicina alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specializzato in psichiatria e dal 2001 dirigente del Centro di medicina sociale per alcoldipendenza, farmacodipendenza e disagio diffuso dell'Azienda ospedaliero-universitaria ospedali Riuniti di Foggia. Il metodo "Alla salute" è una "psicoterapia atipica che supera il solo livello di setting tradizionale". Si propone di "creare una dinamica rigenerativa complessa tra tutte le persone in trattamento, superando la settorializzazione e la divisione delle varie tipologie di disagio". Il metodo, che esclude l'uso dei farmaci, è "aperto a tutte le forme di espressioni di vita e di disagio asintomatico e sintomatico", comprese le sindromi psicotiche.
Insomma, un approccio un po' diverso rispetto "alle pratiche di tipo sessuale a scopo rigenerativo" di cui parla Silvetti nel suo esposto. A cui farà seguire, ha annunciato, un dossier su quelle che, a suo avviso, sono le "turbative" create da questo metodo "sperimentale" usato in una struttura pubblica, e che lo stesso Loiacono "definì eversivo in una conferenza nel gennaio scorso".
Per tutti questi motivi, che sono tanti e complessi, l'assessore Mezzolani ha avviato l'ispezione interna. "Ma questa vicenda è uno scontro che attraversa l'Italia e dubito che potremo avere noi la competenza per stabilire fin dove arriva il lecito e se e dove comincia l'abuso".
(9 gennaio 2008)
Fonte: repubblica.it
Il Metodo della salute è una prassi del medico foggiano Mariano Loiacono
L'assessore Mezzolani: "E' uno scontro di dottrine che attraversa l'Italia"
La denuncia: "Malati di mente si toccano nudi come pratiche della vita rigenerativa"
Sesso per curare le malattie mentaliIndagini e polemiche nelle Marche
Almerino Mezzolani, assessore alla Salute della Regione Marche
ANCONA - Toccarsi, meglio se nudi e in compagnia, fa bene alla salute, specie quella mentale. Gli effetti migliorano se il tutto è accompagnato da canti ossessionanti e così ripetitivi da annullare sempre di più le individualità. Si chiama "Metodo della salute", fa parte di un progetto più generale "Nuova specie" e ha un suo guru, il medico foggiano Mariano Loiacono. Da oggi "Il metodo della salute" ha anche qualche guaio giudiziario. L'assessore alla Salute della Regione Marche Almerino Mezzolani ha avviato un'inchiesta interna. E Roberto Boldrini, responsabile del centro e vicepresidente dell'Associazione onlus "Alla salute" che ospita il nuovo e rivoluzionario metodo, è stato sospeso.
La vicenda, al di là delle solite pruderie, è molto seria e coinvolge persone con problemi psichici e coinvolge una questione di dottrina e di psicoterapia che sta attraversando l'Italia dividendo pareri e umori. Mezzolani (Pd) è molto cauto. "Ho avviato l'ispezione interna e abbiamo sospeso Roberto Boldrini, psichiatra e collaboratore di Loiacono - spiega - ma solo perché è un dipendente della Regione Marche e abbiamo ritenuto opportuno, soprattutto nel suo interesse, vederci chiaro in questa vicenda".
La vicenda nasce con una segnalazione del consigliere di An Daniele Silvetti. Secondo il suo esposto "il Metodo della Salute" propugnato dall'onlus "Alla salute" e sperimentato nel centro diurno Soledalia sarebbe "in totale contrapposizione con le tradizionali terapie farmaceutiche e le prassi psicoterapeutiche e riabilitative". Silvetti parla di "un non meglio identificato percorso rigenerativo, in cui i pazienti sarebbero assistiti con canti ossessionanti, coinvolti in riti o manifestazioni di totale annullamento dell'individuo", "spogliati e incoraggiati a toccamenti sessuali come normali pratiche della vita rigenerativa".
Per capire qualcosa di più occorre visitare il sito "Verso una nuova specie" dove il dottor Mariano Loiacono spiega di cosa si tratta. Innanzitutto il curriculum di Loiacono: 60 anni, una laurea in medicina alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specializzato in psichiatria e dal 2001 dirigente del Centro di medicina sociale per alcoldipendenza, farmacodipendenza e disagio diffuso dell'Azienda ospedaliero-universitaria ospedali Riuniti di Foggia. Il metodo "Alla salute" è una "psicoterapia atipica che supera il solo livello di setting tradizionale". Si propone di "creare una dinamica rigenerativa complessa tra tutte le persone in trattamento, superando la settorializzazione e la divisione delle varie tipologie di disagio". Il metodo, che esclude l'uso dei farmaci, è "aperto a tutte le forme di espressioni di vita e di disagio asintomatico e sintomatico", comprese le sindromi psicotiche.
Insomma, un approccio un po' diverso rispetto "alle pratiche di tipo sessuale a scopo rigenerativo" di cui parla Silvetti nel suo esposto. A cui farà seguire, ha annunciato, un dossier su quelle che, a suo avviso, sono le "turbative" create da questo metodo "sperimentale" usato in una struttura pubblica, e che lo stesso Loiacono "definì eversivo in una conferenza nel gennaio scorso".
Per tutti questi motivi, che sono tanti e complessi, l'assessore Mezzolani ha avviato l'ispezione interna. "Ma questa vicenda è uno scontro che attraversa l'Italia e dubito che potremo avere noi la competenza per stabilire fin dove arriva il lecito e se e dove comincia l'abuso".
(9 gennaio 2008)
Fonte: repubblica.it
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