Visualizzazione post con etichetta caccia alle streghe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta caccia alle streghe. Mostra tutti i post

domenica 31 ottobre 2010

Halloween?

Stanotte è la notte delle streghe per la tradizione anglosassone, i morti ritornano a camminare sulla terra, anche nella tradizione cristiana si ricordano i defunti, quale occasione migliore per ricordare quei 9 milioni e passa di streghe messe al rogo dall'Inquisizione? donne - e qualche uomo - guaritrici, esperte di piante e cucina, erboriste antelitteram, ma il più delle volte solo ed unicamente vittime della maldicenza, dell'interesse economico della chiesa cattolica, che provvedeva a sottrarre i beni all'accusata nel momento dell'arresto, perchè tanto, dall'accusa di stregoneria, non si tornava indietro.
Stuprate, variamente torturate, bruciate vive, le streghe sono tornate negli anni Settanta autonominandosi, autodeterminandosi.

Piccola bibliografia stregonesca:

Streghe di carta
Streghe del passato
Caccia alle streghe Inquisizione

More about Accusa: stregoneria! Otto casi per l'inquisitore......

L'ultima preghiera

(Carmen Consoli - si fa strega)



A rogo strega eretica

e le tue ceneri si disperderanno con vento

a rogo strega isterica

e le tue mani non dissemineranno mai più cattiva sorte

che la tua voce si ammutolisca per sempre

Credo di non sopportare questo lamento straziante

adesso le fiamme asciugano le tue lacrime

e il tuo sguardo non si poserà più sui nostri bambini innocenti

hai il tempo per l'ultima maledizione

o per l'ultima preghiera

tra migliaia di scongiuri

Credo di non sopportare questo lamento straziante

e le tue mani non dissemineranno mai più cattiva sorte

e le tue mani non dissemineranno mai più cattiva sorte

e le tue mani non dissemineranno mai più cattiva sorte

venerdì 26 settembre 2008

Anna Göldi, l’ultima strega d’Europa

Anna Göldi, l’ultima strega condannata in Europa, fu decapitata in una piazza di Glarona, capoluogo del cantone svizzero che porta lo stesso nome, il 13 giugno 1782. Al momento della morte aveva 48 anni; mostrava in volto i segni di una vita difficile, e, soprattutto, quelli dei mesi trascorsi in prigione e delle torture subite. Eppure i cronisti dell’epoca parlano dei suoi capelli biondi, di una bellezza che ancora si intuiva, del suo fisico ben formato. Ricordano che era considerata una donna istruita e che aveva una personalità forte, non piegata dai colpi del destino. Con tutta probabilità fu proprio questa personalità a rovinarla, mettendola al centro di un processo, controverso già allora, in cui si mischiavano sesso e potere, e che in Svizzera non ha ancora finito di provocare polemiche.
A 225 anni di distanza dai fatti un giornalista, Walter Hauser, ha riaperto la vicenda recuperando gli atti del processo (oltre 700 pagine da cui però mancano parti fondamentali) e le testimonianze disponibili, soprattutto gli scritti di un pugno di commentatori che su alcune gazzette tedesche (in Svizzera la vicenda era stata sottoposta a una ferrea censura) avevano attaccato il procedimento nel nome della ragione e dell’Illuminismo. Il libro che ne è risultato, pubblicato nei mesi scorsi (Der Justizmord an Anna Göldi, «L’omicidio giudiziario di Anna Göldi», Limmat Verlag, Zurigo), si concludeva con una richiesta: quella di seguire l’esempio del Massachusetts, dove nel 2001 il governatore ha firmato un pubblico atto di riabilitazione delle donne bruciate nei roghi di Salem. All’appello si è però opposto, tra molte discussioni, il governo cantonale di Glarona: certo, dice la motivazione, la sentenza è un «errore», ma la responsabilità per le colpe della comunità di allora non possono ricadere sulle generazioni di oggi. Queste ultime, tutt’al più, possono cercare di trarre lezione dai fatti del passato. Da qui il contributo a un museo dedicato ad Anna Göldi, inaugurato giusto sabato scorso, a Mollis (dove Anna Göldi visse), nei cui locali sono documentate le tappe della sua vita e del processo. Motivazioni analoghe ha avuto lo stop alla riabilitazione da parte della chiesa evangelica cantonale, direttamente coinvolta visto che la condanna fu inflitta da un Tribunale protestante che si richiamava direttamente al riformatore Zwingli.
La fine di Anna Göldi inizia nel 1780, quando prende servizio come cameriera in casa di Johann Jakob Tschudi, esponente di una delle famiglie più in vista di Glarona e della comunità evangelica locale. Un anno più tardi, tra la donna di servizio e Anna Maria, la figlia di otto anni del padrone di casa, scoppia un litigio. Qualche giorno dopo la madre, secondo quanto riferirà più tardi, trova dei chiodi nella scodella del latte della piccola. L’evento si ripete. La colpevole viene individuata proprio in Anna, desiderosa di vendicarsi. Il licenziamento è immediato.
La storia potrebbe finire qui; e invece Anna si sente vittima di un’ingiustizia: denuncia al Camerarius, la più alta autorità insieme civile e religiosa del cantone (si chiama anche lui Johann Jakob Tschudi ed è omonimo e parente del precedente) l’illegittimità delle accuse. Poi torna nel suo paese di origine, nella zona di Zurigo. Intanto a Glarona le voci si susseguono: la più insistente è che la donna sia stata allontanata perché era l’amante del suo datore di lavoro. E in pochi giorni il pettegolezzo diventa per molti una verità assodata. Per Johann Jakob Tschudi lo scandalo potrebbe trasformarsi in un disastro. Solo qualche anno prima il puritano cantone ha approvato norme draconiane: ai colpevoli di immoralità sessuale è vietato ogni incarico, ogni ruolo pubblico. Mentre la marea del sospetto sta montando, la piccola Anna Maria si ammala: è soggetta a svenimenti, a crisi che, lette oggi, presentano i sintomi dell’attacco epilettico. Diciotto giorni dopo il licenziamento di Anna Göldi, secondo i familiari, inizia a vomitare chiodi. Quei chiodi, è l’accusa, sono stati seminati dalla perfida Anna con l’aiuto del maligno. Johann Jakob Tschudi si presenta alle autorità chiedendo l’arresto di Anna Göldi per avvelenamento e stregoneria.

È la relazione segreta tra padrone e serva la spiegazione di tutto? Gli indizi sono molti e le coincidenze anche: dagli atti, per esempio, mancano misteriosamente proprio tutte le parti dedicate ai rapporti tra i due. Peraltro, dopo l’arresto, Anna Göldi non parlerà mai di questo aspetto della vicenda. Il suo passato in ogni modo la condanna. Giovanissima, di famiglia povera, ha una relazione con un soldato di ventura e resta incinta. Partorisce, ma il figlio viene trovato morto nel letto accanto a lei.
Accusata di averlo ucciso viene esposta alla gogna e condannata a due anni di prigione. Più tardi entrerà a servizio nella casa degli Zwicky, un’altra famiglia tra le più in vista della zona. Con Melchior Zwicky, il figlio del padrone di casa, di 11 anni più giovane di lei, avrà un bambino. Melchior le rimarrà vicino per tutto il tempo del processo. Ad Anna non servirà. Arrestata in febbraio, confessa, sotto tortura, l’11 aprile: «È stato il diavolo a ispirarmi». Due giorni dopo ritratta, poi confessa di nuovo. La condanna arriva implacabile. Appena prima dell’esecuzione il Camerarius Tschudi parla soddisfatto alla folla: «Grazie a Dio la peccatrice sarà punita».

Fonte: il giornale

domenica 10 agosto 2008

E' estate, vietato abortire donna rimane in corsia

L'intervento terapuetico negato a una paziente ricoverata al San Camillo di Roma
L'unico anestesista non in ferie è obiettore e si è rifiutato di operare

La diagnosi prenatale parla di "feto idrocefalo e displasia renale bilaterale"
di LAURA SERLONI

ROMA - Tutti in ferie gli anestesisti non obiettori del centro per le Interruzioni volontarie di gravidanza dell'ospedale San Camillo-Forlanini. E una donna resta bloccata quattro lunghi giorni in astanteria, aspettando l'aborto terapeutico. Dolori lancinanti e stress, ma nessuno interviene. Tutto rimandato a lunedì. Nella speranza che, nel pieno della settimana ferragostana, si trovi un medico non obiettore disponibile a infilarsi il camice.

La diagnosi, stilata da un centro di Verona specializzato in analisi prenatale, è chiara. Parla di "feto idrocefalo e displasia renale bilaterale". In altre parole il cervello del piccolo sarebbe pieno di liquido amniotico e proprio per la malformazione ai reni non riuscirebbe a respirare fuori dal grembo materno. La patologia è stata riscontrata solo al quinto mese di gravidanza. E l'unica soluzione prospetta dai sanitari è l'aborto terapeutico, ma i tempi sono strettissimi. Per la legge 194, l'interruzione di gravidanza non può essere eseguita oltre la ventiduesima settimana. Restano quattordici giorni, durante i quali bisogna riuscire a trovare un centro per l'intervento.

L'ospedale più vicino per la donna è quello di Borgo Roma nel veronese. "Nonostante i numerosi referti che indicano la gravissima patologia - racconta il marito - volevano far fare a mia moglie altri accertamenti e protrarre i tempi. Ma le condizioni erano così critiche che rimandare ulteriormente l'intervento mi sembrava una follia. Così ci hanno consigliato di venire al San Camillo, ma qui la nostra via crucis continua".

La paziente martedì arriva a Roma. Non ci sono stanze. O meglio, nel reparto di Ostetricia è disponibile un solo letto per l'interruzione volontaria di gravidanza. Per la carenza di infermieri non c'è posto nel padiglione di Ginecologia. Il giorno dopo la trentenne viene ricoverata con urgenza. Passano le ore. Niente. Le vengono somministrati farmaci per indurre il parto, ma l'utero non si allarga. Nel sangue è alta la concentrazione di medicinali. La pressione arteriosa è flebile. Per i sanitari, l'unica soluzione è l'intervento chirurgico. Occorre l'epidurale per garantire l'effetto sedante. Ma nell'ospedale non si trovano anestesisti, sono in vacanza e sul piano delle presenze la scritta "in ferie" corre sui vari nomi.

L'unico di turno, obiettore di coscienza, si rifiuta di procedere. Quindi, l'operazione è rinviata. A quando non si sa. Gli spasmi sono lancinanti. Gli antidolorifici fanno effetto, ma la donna è costretta a restare sdraiata, immobile nel letto, ancora per giorni. Il fine settimana è off limits. Si ferma anche la somministrazione di farmaci per indurre il parto perché il sangue si depuri. "Se ne riparlerà lunedì", tagliano corto i medici.

"Non mi hanno dato nessuna certezza - si sfoga la paziente - e la cosa assurda è che sono in balia del caso e delle vacanze dei sanitari. Finora mi sono solo sentita ripetere "si vedrà". Non mi hanno dato dei tempi certi e il termine per eseguire l'aborto scade giovedì, poi sarò costretta a tenere il bambino fino al nono mese, ma nascerà comunque morto. Se volessi cambiare ospedale dovrei ricominciare tutto daccapo: altri accertamenti, nuove visite, ancora impegnative e ulteriori affanni. Così molte donne sono costrette ad andare all'estero, dove tutto sembra più semplice". Insomma, gli stessi problemi sono rimandati all'inizio della settimana prossima, sperando che allora scendano in campo anestesisti non obiettori. Altrimenti bisognerà aspettare ancora.

(9 agosto 2008)

Fonte: repubblica.it

martedì 20 maggio 2008

Famiglia Cristiana: «In Parlamento numeri per cambiare la legge sull'aborto»

Il settimanale cattolico: «Ha contribuito all'inverno demografico»

«È ora di sgretolare il mito della 194, un tabù intoccabile in un Paese dove si cambia perfino la Costituzione»

ROMA - La sua principale colpa è quella di «aver sicuramente contribuito, lo dicono i numeri, all'inverno demografico». Per questo, è arrivata l'ora «di sgretolare il mito della legge 194». Lo chiede senza mezzi termini "Famiglia Cristiana" nell'editoriale di questa settimana. «Non si riesce a trovare una strada per rivedere questa legge: un tabù intoccabile, in un Paese dove si cambia perfino la Costituzione» sostiene il settimanale cattolico .

MAGGIORANZA TRASVERSALE - «La legge che intendeva far 'emergere' l'aborto, in pratica l'ha legalizzato - aggiunge "Famiglia Cristiana". - I politici più avveduti, già allora, si posero il problema. Giovanni Berlinguer, senatore del Pci, disse: 'Dopo un congruo periodo di applicazione, dovremmo riesaminare le esperienze pratiche, le acquisizioni scientifiche e giuridiche e assicurare da parte di tutti i gruppi parlamentari l'impegno a introdurre nella legge le modifiche necessarie'. Esattamente quello che non è stato mai fatto». «Oggi non è più sufficiente proporre una migliore applicazione senza toccare nulla dal punto di vista legislativo - si legge ancora -. Tutti ormai, se si escludono frange femministe fuori dalla storia, Pannella e la solita rumorosa pattuglia radicale (sempre più esigua), hanno abbandonato la vecchia formula che l'aborto è 'questione di coscienza', affare privato che non attiene alla sfera del bene comune», prosegue il settimanale, «L'aborto è un fatto di rilevanza pubblica e politica. Oggi in Parlamento ci sono i numeri per sgretolare il 'mito della 194'. Si tratta di una maggioranza trasversale che, in primo luogo, fa appello ai politici cattolici».


19 maggio 2008

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...