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sabato 3 dicembre 2011

Signora, cosa piange? | Legge 194, Rodotà: “Aboliamo l’ obiezione”

Sull'ultimo numero di D, la Repubblica delle donne, consultabile on line qui, l'articolo "Signora, cosa piange?" di Cinzia Sciuto. Il tema è quell'obiezione di coscienza che per la vita e di coscienzioso non ha praticamente nulla.

I ginecologi non obiettori strutturati negli ospedali italiani sono circa 150, e il loro numero diminuisce costantemente. E le interruzioni di gravidanze tornano a essere un incubo. Che aggiunge dolore a dolore.


di Cinzia Sciuto, da "D" di Repubblica, 3 dicembre 2011

È l’alba, le prime luci del nuovo giorno iniziano a penetrare nella stanza dove Francesca nel suo letto piange in silenzio. Tra poco inizierà la procedura per l’induzione di un travaglio simile a quello di un parto. Ma Francesca non deve partorire, deve abortire. La nuova vita che porta in grembo da 23 settimane è affetta da una gravissima malformazione del cervello, la oloprosencefalia. Francesca Pieri, che all’epoca aveva 35 anni, è ricoverata già da due giorni in un grande ospedale romano ma non ha ancora iniziato la procedura di induzione, che consiste nell’introduzione nell’utero di ‘candelette’ di prostaglandina per stimolare le contrazioni del travaglio. Fino alla 12ma settimana l’interruzione di gravidanza avviene tramite raschiamento, ma dopo il feto è troppo grande ed è necessario un vero e proprio travaglio di parto.

«Il giorno del ricovero», racconta, «è servito per il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche. Il secondo invece non ho fatto niente, ho semplicemente aspettato». Quel giorno infatti erano di turno solo medici obiettori, che si sono rifiutati di avviare la procedura di induzione. Francesca quindi ha trascorso tutto il giorno in mezzo a donne in travaglio, bambini appena nati, nonni euforici, fiori e regali, in attesa del medico non obiettore che le introducesse la prima candeletta. Era da sola, con quella vita sospesa in pancia e un profondo dolore nel cuore. Non le rimaneva altro che piangere, in silenzio. Ma anche il pianto le è stato negato: «Signora, cosa piange? Si prepari, questo sarà il giorno più lungo della sua vita». La voce è arrivata dal corridoio, proprio alle prime luci dell’alba. È l’ora del cambio turno, finalmente sta per arrivare un medico non obiettore ma il suo collega prima di andarsene ha voluto lasciare il segno. Sono passati molti anni, ma quelle parole fredde come il ghiaccio Francesca ce le ha scolpite nella testa, e non le dimenticherà mai.

E lei è stata persino «fortunata»: una volta che ha iniziato la procedura di induzione, che è durata in totale un giorno e mezzo, non ha più incontrato medici obiettori. Al contrario di Gea Ferraro, che al quarto mese di gravidanza scopre che il suo bambino è affetto da trisomia 18, una patologia talmente grave da essere definita dai medici ‘incompatibile’ con la vita. Gea, che quel figlio l’aveva tanto desiderato, decide di interrompere la gravidanza. Contatta personalmente una ginecologa non obiettrice che lavora in un altro ospedale della capitale (e che preferisce non essere citata: «Facciamo già tanta fatica a lavorare, non voglio crearmi ulteriori inimicizie tra i colleghi»). La dottoressa programma il ricovero in maniera da farlo coincidere con il proprio turno. L’induzione viene avviata, ogni 3 ore viene inserita una candeletta, ma nel frattempo c’è il cambio turno, Gea guarda l’orologio, si accorge che sono passate più di 3 ore dall’ultima somministrazione e chiede perché non le venga inserita la terza candeletta visto che il travaglio non si è ancora avviato: «Io queste cose non le faccio», si è sentita rispondere. Gea ha quindi aspettato, non ricorda neanche quanto, finché qualcuno è venuto a somministrarle la terza dose del farmaco. Il suo travaglio è durato 18 ore.

Quello dell’aborto sta diventando sempre più un percorso a ostacoli, nel quale le donne – già provate da una delle scelte più dolorose della loro vita – devono fare lo slalom tra ostacoli burocratici e medici obiettori. Obiettori che aumentano sempre di più: secondo i dati forniti dal ministero della Salute si è passati, tra i ginecologi, dal 58.7% del 2005 al 70.7 nel 2009. Ma il numero di medici realmente preposti alle interruzioni di gravidanza, soprattutto agli aborti terapeutici, è ancora più basso di quel che sembra: «Gli aborti entro la dodicesima settimana», spiega Silvana Agatone, presidente della Laiga, un’associazione che riunisce i ginecologi in difesa della 194, «sono fatti in day hospital, si tratta di interventi programmati, la cui durata è nota e per i quali è possibile chiamare medici ‘a gettone’». Cosa che invece non è possibile per gli aborti terapeutici, quelli oltre i 3 mesi, che, come abbiamo visto, possono essere anche molto lunghi e dunque hanno bisogno di essere seguiti da personale strutturato.

«Poiché non esiste un elenco dei medici non obiettori», continua la dott.sa Agatone, «abbiamo fatto una indagine empirica, dalla quale risulta che i ginecologi non obiettori strutturati dentro gli ospedali italiani sono circa 150 e, poiché i giovani non sembrano particolarmente sensibili a questo problema, c’è il rischio concreto che man mano che gli attuali medici non obiettori vanno in pensione non vengano sostituiti». Al Secondo Policlinico di Napoli, per esempio, dallo scorso luglio a effettuare gli aborti è rimasto solo un medico, che è anche il responsabile del Centro per le interruzioni di gravidanza dell’ospedale.
Strano destino quello dell’obiezione di coscienza, che, come scrive Chiara Lalli nel suo recente libro C’è chi dice no (Il Saggiatore), «ha subìto negli ultimi anni un vero e proprio stravolgimento e oggi è spesso usata come un ariete per contrapporsi ai diritti individuali sanciti dalla legge».

L’obiezione di coscienza nasce infatti per opporsi a un obbligo universale che riguardava tutti i cittadini (maschi) e a cui non era possibile sottrarsi: l’obbligo di leva. Chi sollevava l’obiezione di coscienza andava incontro a pesanti conseguenze, persino penali, come raccontano alcuni obiettori della prima ora nel libro di Lalli. Il moderno obiettore, invece, non solo non paga nessuno scotto per la sua scelta, ma, al contrario, ne ottiene indubbi vantaggi, sia in termini di soddisfazione professionale che di carriera. È per questo che il numero degli obiettori è vertiginosamente salito negli ultimi anni: fare aborti non è certamente gratificante e l’obiezione di coscienza – fatti salvi coloro che la sollevano per convinzione – è un’ottima scappatoia offerta dalla legge per sottrarsi a una parte sgradevole del proprio lavoro. Una legge che però è molto chiara: l’obiezione di coscienza può essere sollevata esclusivamente in relazione al «compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza».

Non può essere legittimamente sollevata, per esempio, per rifiutarsi di somministrare un analgesico durante il travaglio abortivo oppure di fare il raschiamento dopo l’espulsione del feto, ad aborto già avvenuto, o ancora di certificare lo stato psicologico della donna. Sono invece tante le testimonianze che le donne affidano soprattutto ai forum in rete e che raccontano di travagli durati molte ore, se non giorni, senza il minimo sostegno farmacologico né psicologico. Donne che portano avanti il travaglio abortivo in stanza, affianco ad altre: Francesca ricorda che la ragazza che era in stanza con lei ha espulso il feto sul suo letto, lì affianco, da sola, mentre lei iniziava ad avere le prime contrazioni. Un’altra donna racconta su un forum: «Mi hanno indotto il parto per 12 ore per poi essere lasciata sola al momento dell’espulsione del feto. Mi hanno lasciato la mia bambina in mezzo alle gambe e in mezzo al sangue per 4 ore e nessuno si è degnato di venire a vedermi». Anche Laura Lauro, napoletana, che ha abortito alla 21ma settimana, ricorda che al momento dell’espulsione è stata lasciata sola: «Ho espulso un feto vitale, nessuno si è preoccupato di tagliare subito il cordone e portarlo via. Quando l’ho sentito che mi sfiorava le cosce ho urlato perché lo portassero via subito».

Tutto questo però ha solo in parte a che fare con l’obiezione di coscienza. Se infatti il singolo medico può rifiutarsi di praticare l’aborto, la struttura sanitaria è in ogni caso obbligata – è sempre la 194 a stabilirlo – a garantire il servizio di interruzione di gravidanza e i «procedimenti abortivi devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna». Dignità che invece è troppo spesso calpestata. Un’altra donna racconta su un forum il suo calvario: dopo essersi sottoposta a vari tentativi di procreazione medicalmente assistita, rimane incinta di due gemelli. Alla ventesima settimana perde uno dei due. Dopo una decina di giorni rifà l’ecografia: «Liquido amniotico inesistente, arti inferiori oramai infilati nel canale», non c'è più niente da fare neanche per il secondo. Ma il battito c’è ancora, chissà per quanto, e quindi per procedere all’aborto terapeutico c’è bisogno del certificato dello psichiatra, ma quello in turno è obiettore e si rifiuta di firmarlo: «La sera un medico con la coscienza e l’umanità che a qualcuno ancora rimane, prende la responsabilità di togliermi dall’incubo, una pasticca, una sola basta per avere un altro travaglio».

Troppo spesso i dibattiti sull’aborto non fanno i conti con le esperienze concrete che le donne vivono sulla propria pelle. Per Francesca – che oggi ha altri due bambini ma che si sente pienamente madre anche di quella figlia mai nata – l’aborto è stato un discrimine nella sua vita, un momento che ha segnato un prima e un dopo. E non riesce proprio a capire l’accanimento dei sedicenti sostenitori della vita: «Come se io fossi per la morte! La verità è che ogni esperienza è a sé. Io stessa, pur non essendo affatto pentita della mia dolorosa scelta, non so dire cosa farei se mi dovessi trovare di nuovo nella stessa situazione. So però che la sola idea di non poter decidere mi atterrisce. È per questo che sarei disposta anche a incatenarmi perché sia garantita a ogni donna la possibilità di scegliere».

(3 dicembre 2011)

Legge 194, Rodotà: “Aboliamo l’ obiezione”


Intervista a Stefano Rodotà di Cinzia Sciuto, da "D" di Repubblica, 3 dicembre 2011
«Oggi, a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza, la possibilità dell’obiezione di coscienza dei medici andrebbe semplicemente abolita». Non usa mezzi termini Stefano Rodotà, professore emerito di Diritto civile all’Università La Sapienza di Roma ed ex presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Professore, ma si può obbligare un medico ad agire contro la propria coscienza?«Quando la legge è stata approvata la clausola dell’obiezione di coscienza era ragionevole e giustificata: i medici avevano iniziato la loro carriera quando l’aborto era addirittura un reato ed era comprensibile che alcuni di loro opponessero ragioni di coscienza. La legge 194 ha saggiamente raggiunto un difficile equilibrio tra il diritto dei medici a non agire contro la propria coscienza e quello della donna a interrompere la gravidanza. Oggi però chi decide di fare il ginecologo sa che l’interruzione di gravidanza è un diritto sancito dalla legge, che rientra nei suoi obblighi professionali e non è più ragionevole prevedere una clausola per sottrarvisi».

Ma ritiene che una tale modifica sia concretamente fattibile?«Temo di no, in questi anni abbiamo assisitito a una generale stigmatizzazione delle donne che abortiscono e si sono fatti tentativi legislativi – penso alla proposta di legge regionale del Lazio di modifica dei consultori – che vanno nella direzione opposta. Ma per garantire il diritto delle donne all’interruzione di gravidanza, non è necessario cambiare la legge, basta applicarla.

In che senso?«Già oggi gli ospedali non possono trincerarsi dietro la scusa di non avere medici disponibili a effettuare le interruzioni di gravidanza perché questo è un servizio che deve obbligatoriamente essere fornito, come previsto dall’articolo 9 della legge 194, e le strutture che non lo garantiscono possono essere considerate responsabili sotto il profilo civile e penale».

Può essere sufficiente ricorrere a non obiettori ‘a gettone’, come già fanno alcuni ospedali?«Ritengo di no, per due ragioni: innanzitutto perché per gli aborti terapeutici è necessario avere personale strutturato e in secondo luogo perché non devono crearsi medici di serie A che fanno tutto il resto e medici di serie B che fanno solo aborti, con il rischio di una dequalificazione professionale. Gli ospedali possono, e devono, invece fare dei bandi per l’assunzione di personale strutturato non obiettore».

Ma non si configurerebbe come un trattamento discriminatorio nei confronti degli obiettori?«No, perché si tratterebbe di adempiere a un obbligo normativo a cui gli ospedali non possono sottrarsi. E si tratta di un obbligo della massima importanza. In questione infatti non c’è solo il diritto all’interruzione di gravidanza, ma il diritto alla salute della donna, che è un diritto fondamentale della persona e che non è mera assenza di malattia, ma benessere fisico, psichico e sociale. Se una donna che ha deciso di interrompere la gravidanza vive questa scelta in condizioni di malessere e di angoscia perché non sa se, quando e in che condizioni riuscirà a interromperla, c’è una evidente violazione del suo diritto alla salute, che è un diritto fondamentale della persona che non può essere subordinato a esigenze burocratiche o a mancanza di personale».

Un diritto che in Italia è sempre più difficile vedere rispettato, tanto che sono sempre di più le donne che vanno all’estero.«I due grandi obiettivi della 194 erano l’eliminazione degli aborti clandestini e il contrasto al fenomeno del turismo abortivo, che creava una sorta di ‘cittadinza censitaria’, per cui le donne che avevano i soldi salivano su su charter, andavano ad Amsterdam o a Londra e facevano l’interruzione di gravidanza senza correre il rischio di morire. Oggi purtroppo si stanno ricostruendo i meccanismi censitari e selettivi che con la 194 si volevano combattere».

(3 dicembre 2011)

mercoledì 29 giugno 2011

Cosenza, due donne muoiono di parto a distanza di poche ore: aperte inchieste

COSENZA - Due donne sono morte a distanza di poche ore dopo avere partorito nell’ospedale di Cosenza. I familiari sono adesso intenzionati a rivolgersi alla magistratura per sapere cosa è successo e se vi siano responsabilità da parte dei medici.

Il primo caso risale a lunedì scorso. Una donna di 37 anni, Rosita Presta, di San Marco Argentano, che era in cura da un ginecologo di Castrovillari, ha accusato un’emorragia al settimo mese di gravidanza. Portata in eliambulanza nell’ospedale cosentino, i medici sono riusciti a salvare la vita del neonato, ma non quella della partoriente che, stando alle prime indicazioni, sarebbe morta per l’emorragia provocata da una anomalia della placenta.

A distanza di poche ore, una donna di 27 anni, Caterina Loria, è morta nell’ospedale di San Giovanni in Fiore dopo avere partorito con il cesareo, il 21 giugno scorso, in quello di Cosenza quando era all’ottavo mese di gravidanza. Dimessa venerdì scorso dal nosocomio cosentino, la donna è tornata a casa ma ha accusato forti dolori alle gambe. Nella notte tra lunedì e martedì è stata portata nell’ospedale di San Giovanni in Fiore dove è deceduta.

In quest’ultimo caso, i familiari hanno già presentato denuncia alla Procura di Cosenza. Il magistrato di turno ha disposto l’autopsia che sarà effettuata domani.
Mercoledì 29 Giugno 2011 - 12:17    Ultimo aggiornamento: 15:45
 
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=154386&sez=ITALIA

venerdì 23 aprile 2010

Epidurale | La testimonianza di Effe

di

Sono entrata in sala parto dopo 48 ore di contrazioni (monitorata una volta in ospedale e rispedita a casa).

Primipara, aperta di tre centimetri. Il ginecologo mi visita e dice "Beh, ci siamo quasi" l'ostetrica mi visita "Noooo, qui non ci siamo affatto, ci vorranno ancora molte ore" la tirocinante mi visita e mi chiede "E' seguita in privato da qualcuno del nostro staff? Che lavoro fate lei e suo marito?" (giuro, mi ha chiesto esattamente queste cose!).

Quando ho detto che non ero seguita in privato da qualcuno del loro staff e che io e mio marito eravamo dei semplici impiegati, il ginecologo e l'ostetrica, diventati di colpo seri e molto meno affabili di prima, si sono ritrovati magicamente d'accordo "Ah, il bambino è appoggiato tutto sulla vescica, si metta qui sul letto a pecora, che così scenderà prima" e se ne sono andati. Tutti. Senza darmi altre spiegazioni.

Io, buona buona mi metto sul lettino, ma dopo neanche due minuti sento una fitta atroce. Inizia una contrazione. Lunghissima e dolorosa da morire, ma dopo qualche minuto smette.

Entra l'ostetrica con una tazza di te, mi attacca il sensore e mi dice di restare ferma in quella posizione. Se ne va di nuovo. Un'altra contrazione, ancora più dolorosa e più lunga. Mio marito è in piedi vicino al letto, preoccupato perchè mi conosce bene, sa che ho una soglia del dolore molto alta e che sono una persona piuttosto calma e pacata. Se sono così agitata c'è qualcosa che non va, c'è troppo dolore.

Passa mezzo'ora con contrazioni che vanno e vengono, sempre più lunghe e sempre più dolorose. Ogni tanto entra una ragazza che mi mette il sensore sulla pancia, e poi se ne va. Passa un'altra mezz'ora. A questo punto inizio a sentire un dolore atroce, come una contrazione unica che mi attanaglia, che non se ne va. Il dolore più forte del mondo e senza tregua, continuo, senza pausa.

Passo un'ora così, senza che nessuno entri a vedere come stavo. Comincio a lamentarmi ad alta voce, entra l'ostetrica sc@zzatissima, scambiamo qualche battuta, ma sono troppo dolorante e non riesco a parlare. Le chiedo quanto durerà. Con aria fatalista mi dice "Non posso risponderti, potrebbe andare avanti così anche tutta la notte".

Spaventata dalla sua risposta, le chiedo l'epidurale. Se già prima non aveva una faccia simpatica, con questa frase cambia ulteriormente espressione, diventa quasi cattiva:"Ma lo sai cosa ti pu fare l'epidurale? Potresti rimanere paralizzata, potresti creare seri danni a tuo figlio! E poi se chiamiamo l'anestesista adesso, ci mette un'ora per arrivare. Stai buona qui e aspetta, ok?"

E se ne va.

Ma il dolore è sopra le mie possibilità, sento che non ce la faccio, mi mancano le forze, sono due giorni che non dormo per le contrazioni e sono già due ore che ho una unica contrazione che non smette mai, anzi che aumenta di minuto in minuto. Come un elastico che si tende, si tende e non sai mai quando si spezzerà.

Inizio a gridare. Ma non è perchè ho perso il controllo, anzi. E' solo per scaricare in qualche maniera il dolore, perchè percepivo benissimo tutto, ero molto lucida e non ho mai perso la testa, ricordo particolari e parole dette che pure mio marito si è stupito di come facessi a ricordarle nonostante il dolore.

Entra l'ostetrica, sempre con la sua aria seccata. Mi fa spogliare e mi dice di andare nella doccia. Io non voglio, non me la sento, ma lei mi spinge quasi a forza sotto il getto di acqua calda e mi fa mettere a quattro zampe. Ricordo ancora quella scena: vedevo i piedi dell'ostetrica e di mio marito davanti a me, il dolore che non smetteva, io che mi trattenevo dall'urlare e l'osterica (sempre sc@zzata, mi raccomando!) a braccia incrociate che conversava amabilmente con mio marito dicendogli con nonchalance "Vedi? Vedi come soffre? E' il dolore più forte che proverà nella sua vita. Soffre molto sai? Senti come urla!"

... come se io non ci fossi!!! Parlava di me in terza persona, quasi prendendomi per il cul0 per il casin0 che facevo. Vi giuro, in quel momento mi sono sentita un cane.

Un cane vivisezionato.

Ma a questo punto mi si rompono le acque.

Sento un "CIOCK" fra le gambe e vedo un rivolo color pipì scura che scorre fra le gambe. L'ostetrica mi dice di uscire, io mi alzo e come una scheggia corro nuda verso il mio lettino, mi aggrappo al cuscino e inizio a urlare come non ho mai urlato in vita mia. Passano una decina di minuti e l'ostetrica mi dice di mettermi sulla cavalchina. Pensavo volessero solo visitarmi, ma quando mi appoggiano il sensore sulla pancia mi ritrovo in un vortice: ho due praticanti che mi saltano sulla pancia, il ginecologo che con le dita mi allarga la vagina facendomi un male cane e l'ostetrica che mi urla di smettere di gridare in quel modo.

Mio marito è al mio fianco, ma dietro le sue spalle vedo altre cinque persone che mi guardano serie, come se si stessero gustando uno spettacolo. Non so se mi sento più male per la vergogna di stare nuda e urlante davanti a tutta quella gente o per il dolore allucinante che sento dappertutto. Nessuno mi dice una parola, nessuno che mi tranquillizzi. Mi sembra di subire un assalto.

Con le mani mi aggrappo a ogni appiglio, compresa la tirocinante che mi scrolla per farmi mollare la presa. Sento il ginecologo che mi introduce quacosa dentro, mi fa male, è la ventosa. Tira tira, il tirocinante mi da un colpo allo sterno e si appoggia con tutto il peso sulla mia pancia, sento uno strappo doloroso, pensavo che il bambino fosse uscito. Invece era solo la ventosa che non aveva fatto presa.

Vedo che tutti vanno fuori di testa. Il ginecologo prende qualcosa in mano, cerca di nasconderla, ma mi accorgo che sono le forbici. Ho urlato il NO più grande della mia vita, forte e disperato. Lui si ferma un attimo, mi guarda con espressione gelida e senza dire niente taglia.

E fa un male orrendo, sentirsi tagliare il muscolo fa un rumore che gela il sangue... Sono disperata e incazzata. Mi mette di nuovo la ventosa, mi spingono di nuovo sulla pancia, mi urlano di spingere e finalmente mio figlio esce.

Allungo le braccia per prenderlo, per stringermelo al petto per avere fra le braccia il frutto di tanta sofferenza patita per amore. Ma lo intravedo per un secondo: un bambolotto piccolo, fermo, esanime, con le braccia che ciondolano. E' solo un attimo, perchè il ginecologo lo butta in una culletta, come se fosse morto.

Tutti corrono via, restiamo solo io, mio marito e l'ostetrica. "Perchè me lo portano via??!!!" "Ma non è niente, devono solo fargli delle analisi" No, ... di me possono fare quello che vogliono, ma non al mio piccolo.

Ordino a mio marito "Corrigli dietro, vai a vedere cosa gli fanno!" lui li segue e trova la nostra creatura in una stanzetta li vicino, con la maschera ad ossigeno e due medici che lo massaggiano sul petto e sulla pancia.

Non si accorgono che c'è mio marito li dietro e uno dice all'altro "Che casino che hanno fatto... E questo qui (indicando il piccolo) stenta a riprendersi..." Mio marito si sente tirare per la manica, è il ginecologo che lo tira fuori dalla stanzetta.

Inizia a chiacchierare, affabile e simpatico, come se fossero stati due amiconi. "Eh, sa, son cose che succedono, una donna su tre partorisce così!" Intanto arriva la tirocinante che inizia a ricucire. Penso che sia rimasta mezz'ora fra le mie gambe a dargli di punto croce. Quando inizia a ricucire il taglio sulla natica le dico che fa troppo male, ma lei mi dice di no, che tanto sta cucendo la cute, finisce subito.

Si, dieci minuti a punzecchiarmi le chi@ppe, come se non bastasse tutto quello che ho patito.Ma dov'è il piccolo? Cavoli, non so neanche se è maschio o femmina! Io vorrei tanto una bambina! Ma l'ostetrica mi dice che devo aspettare ancora un po'.

Intanto una infermiera mi toglie il sangue che mi colava dalle gambe, commentando seccata che con le mie urla ho svegliato tutti fino in quarto piano... Grazie signora, avevo bisogno di una parola di sostegno!Per fortuna dopo un po' lo sento che piange.

Ah, è vivo! Mi rilasso. Entra mio marito, serio e con gli occhi arrossati, con un fagottino urlante avvolto in una coperta "Hanno detto che puoi tenerlo due minuti, poi lo devono portare subito in terapia intensiva... Ma non preoccuparti, hanno detto che probabilmente non ha danni..."

Probabilmente non ha danni? Ma se sulla testa ha un bozzo enorme e un taglio sanguinante a mezza luna che sembra una lobotomia??!!!!! E questi non sono danni??!!!!Me lo portano via quasi subito e dopo pochi minuti l'ostetrica mi dice che bisogna andare via.

Le chiedo solo mezz'ora per riprendermi, le gambe non mi reggono... "Ma come? Non vuoi vedere tuo figlio?" Mi mette le mutande a rete, mi copre con una vestaglietta e mi fa uscire dalla sala parto. Mi gira tutto, le chiedo se posso usare la sedia a rotelle... "Ma dai, come non ce la fai a camminare? Muoviti, su, che devi andare da tuo figlio!"

Brutta strega, pure la sedia a rotelle mi neghi?! Dopo tutto quello che mi hai fatto? Eh, no! Mi sono accasciata sulla sedia e mi son fatta scarrozzare per tutto l'ospedale... Almeno questo...

Ah, grazie al cielo il piccolo non ha avuto danni, anche se ha rischiato grosso. E per fortuna è maschio. Non dovrà subire tutto questo.

Fonte epidurale.blogspot.com

Il parto di Eloise, un incubo

di

Questa è la storia di Eloise, l'ha pubblicata su alfemminile e poi epidurale.blogspot.com

Ho letto questo forum per mesi durante la gravidanza..una gravidanza felice. sono una mamma di marzo.
Ho cercato di preparami al parto nel miglior modo possibile. Leggendo libri, riviste e partecipando ai corsi pre parto organizzati dall'ospedale dove avevo scelto di partorire, il buzzi di milano.

Alla 41 settimana ancora non si muove nulla, faccio tutte le visite a termine previste dall'ospedale, mi visitano e fanno diverse eco, mi dicono il bimbo è grande, forse arriverà a 4 kg. non riscontrano nessun problema.
Mercoledì sera mi si rompono le acque a casa. tutto tranquillo, non sono tinte. con calma io e mio marito ci rechiamo al buzzi,felici che presto avremmo conosciuto il nostro piccolo.non sono per nulla agitata. non ho ancora nessuna contrazione, ma già mi avevano ventilato ipotesi induzione all'ultima visita.

PRIMA BRUTTA SORPRESA: l'accettazione è piena. non possono tenermi. io gli dico di aver fato tutto da loro, visite, esami corsi. ma nulla mi mandano via.
siamo sconvolti. non eravamo preparati. mi sento una cretina, non so nulla degli altri ospedali, se non di nome.

Fanno il favore di chiamare l'accettazione degli altri ospedali di milano per trovare un posto.mangiagalli piena, macedonio melloni piena, san carlo piena, mi dice un'altra ragazza che anche il san raffaele è pieno. così rimane l'ospedale sacco. diciamo va bene.ci portano con un'autoambulanza. nel frattempo dalle 10 di sera sono le 3 di notte. continuo a perdere le acque.niente contrazioni.

Arrivata scopro che non aveno posti (vai a capire perche hanno accettato due persone)infatti mi parcheggiano nello stanzino dei monitoraggi del pronto soccorso. passo lì tutta la notte e il giorno seguente. senza bagno, senza poter spegnere la luce.con le urla delle partorienti nelle sale parto attigue alla stanzetta.

Di tutte le ostetriche ed infermiere solo una si rivolge a me gentilmente, chiedondomi se ho bsogno di qlc e scusandosi anche della situazione precaria. in efetti riscontro maleducazione e superficialità per tutto il tempo. in realtà capto due ostetriche parlottare irritate per aver duvuto accettare altre due gestanti, di cui una pure senza contrazioni (quindi una roba lunga!)
effettivamente inizio ad agitarmi. la mattina, sempre nella schifosa saletta, arriva in ginecologo che mi inserisce in vagina una fettuccina per indurre il travaglio dicendo che entro 12 ore partorir. comunque molto parco di informazioni.

Morale della favola dopo 12 ore non partono le contrazioni, mi inseriscono altra fettuccina. niente da fare. nel frattempo sempre monitorizzata e con flebo per antibuotici. alla sera del giovedì mi trovano un letto in reparto (FINALMENTE!!)condiviso con altre 2 donne. (piccola nota... al sacco il reparto maternità è misto partorienti e altre problematiche ginecologiche, la mia vicina di letto aveva subito un aborto terapeutico, e l'altra aveva problemi alle ovaie, immaginate che ioia per loro ciucciarsi in camera il piccolo urlate, fanno il rooming in, tutta la notte)
insomma le fettuccine non fanno nulla. NEMMENO UNA CONTRAZIONE ZERO DILATAZIONE.

Posso alzarmi pochisimo perchè sempre monitorata. inizio già ad aessere stravolta dopo la notte insonne. e le ore di allettamento e di ansia.
passo la notte di venerdì senza dormire per i lamenti della mia vicina che poverina contnua a chiamare. la mattina alle 6.00 m poprtano i nsala parto per l'induzione con ossitocina.

IL GINE DICE :UN PAIO D'ORE E PARTORISCI! (P DEL VENERDìER FORTUNA MI RISPARIMIANO LA TERZA FETTUCINA IN VAGINA, INZIO AD ESSERE STANCA E NERVOSA).

Iniziano a perforarmi alle 6.00. le contrazioni partono fortissime dopo circa mezz'ora. vi dico solo questo:SONO SDRAIATA, NON POSSO GIRARMI NE ALZARMI PER IL MONITORAGGIO CONTINUO.

Supplico di potermi alzare e camminare per alleviare i dolori. mi dicono di no, hai rotto le acue mercoledì sera è passato un sacco di tempo bisogna monitorare sempre il bimbo (INDURMI PRIMA DUNQUE!!!)

DOPO DUE ORE SUPPLICO L'EPIDURALE, mi tengono in sospeso dicendo che siccome avevo fatto tutti gli esami al buzzi forse non possono farmela. MI SENTO MORIRE. ho contrazioni ogni due minuti.VI DICO SOLO QUESTO,arrivo a dilatazione completa alle 3.30.ALTRO CHE DUE ORE!!!per fortuna alle 11.00 una splendida anestesista mi fa questa benedetta epidurale (EVVIVA L'EPIDURALE!)toglie parzialmente il dolore.
SONO STRAVOLTA.mi ventilano l'ipotesi del cesareo verso le 12, perchè ero a tre cm (mi dilater fino a 10 nelle tre ore successive).

Vi assicuro che provo solo sollievo all'idea. ho la schiena a pezzi per la posizione supina da ore.iniziano a preparami per l'operazione.
MA SFIGA ASSURDA CAMBIA TURNO PER L OSTETRICHE E ARRIVA UNA PAZZA IPER CONVINTA DEL PARTO NATURALE CHE DICE: MA NOOO PROVIAMO A FARLA SPINGERE!!!!!!IL BIMBO ANCHE A ILATAZIONE COMPLETA non si muovev di un millimetro, testina alta nelle pelvi. sono le tre del pomeriggio inzia un ora terrbile in cui questa mi ersorta a spingere, il gine si convicne anche lui.....(tutti fan del parto naturale) io ormai stanchissima, faccio fatica. si arrabbiano.

Imprivvisamente IL BATTITO DEL BIMBO SCENDE VERTIGINOSAMENTE. arrivano 5 6 persone tutte isnieme. urlano cesareo al voloooooo....io e mio marito siamo terrorizzati!!!!!!!!
temo per il piccolo.
L'ostetrica ... HA IL CORAGGIO, DI SUSSUSRARMI ANCHE IN QUESTO MOMENTO: PROVA ASPINGERE è MEGLIO PARTORIRE COSì!!!!

Forse il mio istinto mi dice di stare femro, fatto sta che faccio solo finta.
cinque minuti dopo mi portano in cirurgia e mi operano in freta e furia (il battito continuava a scendere). FANNO TALMENTE IN FRETTA CHE VI GIURO INZIANO A TAGLIARMI ANCORA PRIMA CHE L'ANESTESIA FACCIA EFFETTO. SENTO UN DOLORE ACUTO DOVE TAGLIANO , URLO. DOPO POCHISSIMO PER FORTUNA MI ADDORMENTANO DEL TUTTO.

Il mio PICCOLO IVAN NASCE ALLE 16.00 CON DUE GIRI DI CORDONE AL COLLO MOTIVO PER CUI NON SAREBBE MAI SCESO DAL CANAEL VAGINALE. PER FORTUNA è SANO. NON RIPORTA DANNI.

MA NON VI DICO LA RABBIA, IL DOLORE E LAFRUSTAZIONE PER TUTTO QUANTO..

SCUSAT LO SFOGO MA SONO ANCORA COSì SCONVOLTO DOPO UN MESE. MI SOGNO DI NOTTE IL DOLERE DEL BISTURI NELLA PANCIA. E IL PARTO DI MIO FIGLIO SI è TRASFORMATA IN UN ESPERIENZA ORRBIL DA RIMUOVERE DALLA MIA MENTE

Fonte:epidurale.blogspot.com

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