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lunedì 21 ottobre 2013

Je connais un violeur [Conosco uno stupratore]

Da Intersezioni
Conosco uno stupratore

Mentre cercavo notizie sullo stupro della sedicenne violentata dagli ‘amici’, durante una festa, ho scoperto il tumblr Je connais un violeur [Conosco uno stupratore].
Un progetto francese, partito ad agosto 2013, che raccoglie già tantissime storie di stupro, al fine di spezzare quella falsa narrazione che ci vuole esposte al pericolo solo quando ci avventuriamo fuori dalle mura domestiche, vittime solo quando ci esponiamo allo sguardo degli estranei o incrociamo un ‘pazzo’, ribadendo chiaramente che la maggior parte delle violenze sessuali avvengono a opera di conoscenti e in famiglia.
Come si legge nell’about del tumblr:
L’immagine dello stupratore psicopatico che vive ai margini della società, è un mito che riguarda solo una piccola minoranza di loro. Nel 67% dei casi, la violenza ha avuto luogo presso la casa della vittima o del carnefice, che è un amico o una persona cara. Nel 80% dei casi, l’autore dello stupro era noto alla vittima. Uno stupro su 3 è commesso dal marito o dal partner abituale.
Quanto alle “false accuse” di cui sentiamo parlare quando si tratta di uno stupro, le statistiche parlano chiaro: sono estremamente rare. Al contrario, solo uno stupro su 10 è riferito alla polizia e il 97% degli stupratori non sconta nemmeno un giorno in carcere.
Erano i nostri amici, i nostri partner, i nostri familiari o membri della nostra cerchia di conoscenti. Conosciamo degli stupratori: permetteteci di mostraveli.
I racconti delle vittime vengono resi in forma anonima da Pauline, 27 anni, attivista femminista, ex studentessa di Scienze Politiche.
Autori degli stupri sono padri, fratelli, amici, amanti, cugini, zii. Uomini appartenenti a tutti i ceti sociali. Solo in pochi casi conoscenti o estranei. Attraverso i racconti si percepisce la vergogna, la paura e il senso di colpa generati dallo stupro nelle vittime. Secondo la psichiatra Muriel Salmona, che figura tra i link del blog stesso, la condivisione di queste storie è terapeutica in sé, perché dà alle vittime la sensazione di non essere sole nella difficoltà di comunicare ciò che è loro accaduto, anche a distanza di anni e nell’incredulità di chi le circonda[1].
Se uscire di casa è ritenuto pericoloso, lo è anche restarci, allora tanto vale andare fuori a reclamare il diritto ad essere in ogni posto, in ogni momento.


[1] Le Point.fr, Je connais un violeur : C’est mon père, mon mari, mon oncle…, «http://www.lepoint.fr», 29/09/2013 ore 09:45.

venerdì 16 dicembre 2011

"Padri separati uniti contro le donne: boom di falsi siti, è allarme". La denuncia

Fonte: affaritaliani
Venerdì, 16 dicembre 2011 - 12:06:54

Gentile redazione,
faccio seguito all'articolo "Padri separati/Tre milioni sotto la soglia della povertà" (http://affaritaliani.libero.it/cronache/padri-separati111211.html?refresh_ce).
La pur buona pellicola televisiva di Rai Uno sulla vicenda del "padre separato" non vi induca nell'errore: Caritas ospita prevalentemente "genitori separati dai figli" tra gli extracomunitari o i comunitari soli in Italia per lavoro, quelli di fatto che si sottraggono al racket dell'impiego delle manovalanze in nero, ridotti in stato di povertà. I poveri "padri" sono così effettivamente separati dalle famiglie dai molti chilometri, che li separano fisicamente dal proprio paese di origine. Gli italiani hanno una incidenza minima, a Roma sono praticamente sconosciuti, mentre a Milano ce ne solo 5 o 6 in tutto tra i documentati che frequentino le "mense della carità".
Ciò è confermato inoltre dal dato fornito dalla ricerca Istat di recentissima pubblicazione, dedicata alle "condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio", che rileva come siano le donne a subire una involuzione economica personale e familiare dalla fine di un matrimonio. Altresì dal vostro articolo è scomparso completamente il contenuto del rapporto Eurispes 2011 sulla "condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza", cioè i figli, ad integrale favore di questi padri "certamente adulti" e interessati.

La mistificazione del dato della Caritas è manifattura di un pool di associazioni e di spregiudicati studi legali, interessati ad un obiettivo differenziato solo dall'oggetto statutario molto diverso da quello apparente e che non ha nulla di sociale. Le associazioni dei cd "padri separati" chiedono benefici per se stessi, gli avvocati mirano all'introduzione di una "mediaconciliazione familiare" obbligatoria che, come l'altra ormai in vigore, avrebbe come effetto immediato di far crescere a dismisura i costi di una separazione o di un divorzio per l'introduzione di altre professionalità da retribuire.  

L'intero comparto associativo, invece, è coautore della campagna per l'introduzione della "sindrome di alienazione genitoriale", la P.A.S. (Parental Alienation Syndrome), con il ddl 957 - gemello "cattivo" del ddl 2454 citato dal vostro articolo - per la modifica della L. 54/2006 sull'affidamento condiviso, che ha la presunzione di inserire l'accertamento obbligatorio dell'esistenza di una presunta malattia psichiatrica, per altro priva di alcun avallo medico dalla comunità scientifica internazionale e non inclusa nel DMS IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la cd bibbia della psichiatria) direttamente nel nostro ordinamento giudiziario.

E' utile ribadire che l'introduzione di un pregiudizio a carattere medico psichiatrico nel nostro ordinamento giudiziario subirebbe un primissimo stop in Aula con la pregiudiziale di costituzionalità, ma anche qualora fosse votata con la fiducia o a colpi di maggioranza perirebbe miseramente di fronte alla Suprema Corte Costituzionale alla prima occasione. La presunta malattia, infatti, è tale fornire uno strumento paramedico giudiziario per definire "alienato" il minore e quindi renderne inefficace la "deposizione in Tribunale". L'effetto dell'introduzione di una presunta malattia nel nostro ordinamento imporrebbe una riduzione immediata del Diritto del Minore, alla stregua di dichiarare inabili alla testimonianza tutti coloro affetti dalla sindrome di Down di ogni ordine e grado (e ve ne sono anche di laureati).

Non è un caso che la PAS sia stata usata con una distruttiva efficacia nei Tribunali americani solo per casi di violenza o abuso di minore nelle dispute di affidamento tra i genitori. Richard Gardner autore della teoria, psichiatra forense tossicodipendente ammalatosi di distrofia simpatica riflessa e morto suicida autoinferendosi numerose coltellate al petto e al collo con una mannaia da macellaio, ebbe dalla esperimentazione solo giudiziaria anche il ritorno di alcuni suicidi tra le vittime strappate al genitore protettivo e collocate dal giudice presso il genitore violento o abusante. Fortunatamente molti dei casi trattati da Gardner furono rivisitati durante lo scandalo e sanate situazioni di inenarrabile violenza ai danni di bambini e bambine. Coloro che negli states sono stati bambini vittime di Gardner oggi sono divenuti associazioni, che combattono strenuamente l'applicazione giudiziaria della teoria criminogena ai casi di pedofilia o di violenza familiare.

Allego le bozze del Rapporto Caritas pubblicato nel 2011 e i link per rivedere l'Indagine Istat sulle "nuove povertà" che conclama la povertà delle "Donne" giovani e con figli, nonché le relazioni redatte ai fini dell'Audizione presso la Commissione Giustizia al Senato sui due ddl scritte dall'Avv. Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'Infanzia, e dal Dott. Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico della Asl di Lecce.

Concludo con il ribadire mestamente che in tempi di grave crisi, quale quello verso il quale si avvia il Paese, la partecipazione mediatica ad una campagna che apre ufficialmente le ostilità tra i "generi" maschile e femminile può, a livello sociale, produrre gravi danni per la popolazione. Istat infatti rileva che il 75% dei genitori maschi non è in regola con il pagamento dell'assegno vitalizio per i figli e, considerando l'ampiezza del dato nazionale prodotto da Istat, è bene sospettare che si celi ben altro oltre alla povertà. Sussiste inoltre il rischio che da questa impietosa campagna nasca inoltre una nuova "affittopoli" di partito.
Pagine come questa che vi mostro sono esclusivo appannaggio mediatico delle organizzazioni descritte sopra e non rappresentano certo l'immagine di una Italia onesta e impegnata a risollevarsi dalla crisi, informo inoltre che i contenuti diffusi dalla pagina sono riprodotti da ben oltre 500 pagine facebook di poco differenti  e un centinaio di siti web commissionati dalle Associazioni e dagli studi legali ad una società di marketing e web hosting fiorentina, la Geobox.IT Srl, il cui titolare è sotto processo il Tribunale di Firenze per gravi maltrattamenti familiari (il reato è stato determinato per effetto di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, a disposizione se occorre).

Inoltre, cosa gravissima fin in violazione della legge e contro la deontologia professionale di avvocati e medici cui è vietata la pubblicità, tutti i professionisti legati al circuito sono di fatto "pubblicizzati" da queste pagine e con ricca esposizione di indirizzi e altri recapiti.


Loredana Morandi, presidente associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre, e responsabile della comunicazione del Movimento per l'Infanzia


I link dell’associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre

I link del Movimento per l'Infanzia

Il blog per i comunicati alla stampa:

mercoledì 14 dicembre 2011

Birmania: stupro di guerra asiatico

Fonte: il manifesto
Sumlot Roi Ja è di etnia Kachin, ha 28 anni e una bambina di 14 mesi. È stata prelevata dai soldati birmani il 28 ottobre dal suo villaggio di Hkai Bang, nel distretto di Bhamo, nel nord del Myanmar poco distante dal confine con la Cina, portata nella caserma di Mu Bum e stuprata per giorni dalle truppe, è stata poi lasciata nuda a disposizione dei soldati nuda sulla piattaforma per montare la guardia fino a quando è stata abbandonata sulla linea di confine tra i soldati governativi e la zona controllata dai ribelli del Kachin Indipendence Army (KIA). Il giorno prima del prelievo di Sumlot Roi Ja, tre ragazzine di etnia cinese nello Stato Shan, originarie del distretto di Muse, sono state stuprate e uccise dai soldati governativi. Non se ne parla molto sui giornali italiani, ma in Birmania la guerra, nel Kachin e nello Shan, ha 40 anni e ha alle spalle una lunga storia di morte e di stupri usati come arma di guerra per piegare la popolazione. Zau Raw, del Kachin Refugee Committee, ha parlato di “soldati birmani in abiti civili che derubano e assaltano ininterrottamente in Kachin dal 9 giugno del 2011”. Stupri sistematici da parte delle truppe birmane sono stati denunciati da organizzazioni umanitarie: nel 2002 lo Shan Women’s Action Network ha pubblicato “Licenza di stupro”, che documenta tra il ‘96 e il 2001, più di 600 rapimenti e assalti sessuali; nel 2007 State of Terror, della Karen Women’s Organisation, dava più di 4.000 abusi, rapimenti, assassini, torture in circa 200 villaggi. Nel 2009 Nay Pay aveva 18 anni, era incinta di 8 mesi, e Naw Wah Lah aveva 17 anni e un bambino di 6 mesi, entrambe venivano dal villaggio di Kwee Law Plo: sono state fermate, violentate e uccise dai soldati birmani. Nell’85% dei casi gli ufficiali violentano le ragazze per poi passare le vittime alle truppe per stupri di gruppo o per essere uccise, soffocate, pugnalate o bruciate, con il corpo spesso esposto come monito. Naang Hla, incinta di 7 mesi, è stata stuprata ed è rimasta sola nella giungla con diarrea e perdite di sangue: dopo 4 giorni ha partorito. Una bambina di 5 anni è stata trovata legata e semicosciente in una pozza di sangue, portata di corsa in ospedale, dove è stata ricucita per le lesioni alla vagina lacerata dallo stupro. Women’s League of Burma (WLB), un’associazione umanitaria con base in Thailandia, ha realizzato un documentario, “Garantire giustizia alle donne”, con una inchiesta su 18 casi di violenze che si sono consumate solo negli ultimi mesi su donne tra i 12 e i 50 anni, tra cui una ragazza al nono mese di gravidanza. Le superstiti a questo scempio non hanno alcun sostegno inBirmania e non possono ottenere giustizia.

di Luisa Betti
pubblicato il 17 novembre 2011

Fonte: il manifesto

giovedì 7 luglio 2011

Spilinga: un arresto per violenza sessuale

Tenta di baciare una donna minacciandola con un fucile, ma è stato scoperto ed arrestato dai carabinieri. Giuseppe Ferraro, di 43 anni, di Spilinga, barista, è accusato di violenza sessuale, minaccia grave mediante uso delle armi e porto abusivo di armi. L'uomo, la notte scorsa, si è presentato a casa di una badante romena di 30 anni e dopo averla minacciata con un fucile detenuto legalmente, ha tentato di immobilizzarla per baciarla. La donna è però riuscita a divincolarsi e fuggire, barricandosi in casa. L'aggressore è fuggito in auto, ma è stato rintracciato poco dopo dai carabinieri di Spilinga che hanno anche recuperato l'arma.

http://www.calabriaonline.com/articoli/spilinga-un-arresto-per-violenza-sessuale_10534.htm?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

domenica 5 giugno 2011

Le 30 mila lavandaie-schiave d'Irlanda E nessuno che almeno chieda loro scusa

Le donne "perdute" in custodia di quattro ordini religiosi, dal 1922 al 1996, chiuse a lavare panni gratis agli ordini delle suore cattoliche, a subire violenze psicologiche, fisiche, spesso sessuali. Il Comitato contro le torture delle Nazioni Unite chiede ora un'inchiesta, cosa che dovrebbe obbligare la Chiesa a rendere conto dell'accaduto di ALESSANDRA BADUEL
 
GINEVRA - Per le donne perdute d'Irlanda non c'è giustizia, né identità. Niente scuse, né indennizzi. Non ancora, dopo 18 anni. In 30mila, secondo le stime, sono passate per le lavanderie gestite da quattro ordini religiosi, fra il 1922 e il 1996. Scelte perché, appunto, Maddalene "perdute" alla causa di una famiglia cattolica osservante: categoria che tutto includeva, dalla madre nubile alla piccola ladra, passando per il carattere ribelle e quella troppo bella e corteggiata, arrivando fino a chi aveva l'unica "colpa" di essere stata violentata, come è accaduto a Mary-Jo McDonagh, una delle poche che poi hanno avuto la forza di testimoniare sui successivi abusi nella lavanderia che doveva "salvarla". Espulse spesso adolescenti da famiglie e comunità che non le volevano, quelle ragazze finivano chiuse a lavare panni gratis agli ordini delle suore cattoliche, a subire - anche - regolari violenze psicologiche, fisiche, spesso sessuali.

Non sono bastate le molte denunce. Ma non è bastata la prima scoperta di alcuni casi nel 1993, non è bastato il film di denuncia The Magdalene Sisters di Peter Mullan nel 2002, condannato senza incertezze dal Vaticano, né sono bastati libri, opere teatrali, canzoni di autori come Joni Mitchell (in Turbolent Indigo, album del '94, poi di nuovo in Tears of stone 1 nel '99) e ancora poesie, poemi, racconti susseguitisi dagli anni 90 a oggi. Non è servito il documentario The Forgotten Maggies di Steven O'Riordan, che nel 2009 ha raccolto molte delle loro storie vere. Non è servito neppure l'esempio dello scandalo della pedofilia degli ultimi anni, davanti al quale la Chiesa è invece arrivata a scusarsi. Sulle Maddalene, gli ordini religiosi e lo Stato irlandese non ci sentono.

Nessuno chiede almeno scusa.
In questi giorni a Ginevra il Comitato contro le torture dell'Onu 2 ha chiesto all'Irlanda di aprire un'inchiesta sulla vicenda, gesto che peraltro dovrebbe obbligare anche la Chiesa e in particolare gli ordini religiosi coinvolti a rendere conto dell'accaduto. A denunciare la situazione al Comitato, che sta compiendo l'esame periodico delle condizioni dei diritti umani all'interno di ogni Stato membro, è stato il gruppo irlandese Justice for Magdalenes 3 (Jfm), appoggiato dal parere favorevole della Irish Human Rights Commission 4. "Il governo - spiega Claire McGettrick del Jfm - continua a non scusarsi, a non ordinare un'inchiesta, a non risarcire le donne, perlomeno con una pensione, per quello che noi definiamo un sistema di tortura durato settant'anni, del quale a sua volta l'Irlanda dovrebbe chiedere conto ai quattro ordini religiosi che gestivano le lavanderie.

Alcune di loro sono ancora nei conventi. Non saprebbero dove andare. Altre non hanno mai denunciato nulla. E ci sono i parenti, che non sanno niente del loro destino. Sono morte, spesso, ma senza un nome sulla tomba, come si scoprì nel '93". Fu la prima conferma di quello che l'arte aveva cercato di denunciare fin da Eclipsed, una commedia scritta all'inizio degli anni 90 da Patricia Burke-Brogan sulla sua esperienza di Maddalena trent'anni prima. I quattro ordini religiosi coinvolti hanno nomi serafici. The Sisters of Mercy, The Sisters of Charity, The Good Shepherd Sisters, The Sisters of Our Lady of Charity. All'inizio, quasi un secolo fa, le Maddalene erano davvero prostitute, come quella dei Vangeli, inviate dalle suore perché le spingessero verso la purificazione e la trasformazione in Sorelle di Santa Margherita.

Da prostituta a "donna perduta". Presto però il concetto di "prostituta" si allargò a molte altre: le "donne perdute". Incluse quelle che la stessa polizia irlandese, o le assistenti sociali dello Stato, portavano a scontare in quei conventi-laboratorio una pena sospesa per qualche piccolo reato lavando camicie. Le lavanderie intanto diventarono un affare sempre più lucrativo, con di nuovo lo Stato irlandese coinvolto come committente per le lenzuola e i panni di esercito e ospedali, commesse per le quali le suore ricevevano buoni compensi, soprattutto a fronte di una mano d'opera che non costava nulla oltre al vitto, naturalmente scarso.

La Chiesa declina ogni responsabilità. Gli ordini religiosi non parlano. Nel 2010 il cardinale Sean Brady, allora primate della Chiesa d'Irlanda 5, oltre a tentare di scusarsi per le vittime della pedofilia - scandalo per il quale fu poi costretto a dimettersi, ricevette una delegazione di Justice for Magdalenes. Davanti alle loro richieste, replicò che l'esposizione dei fatti gli pareva onesta ed equilibrata, poi aggiunse: "Per gli standard di oggi, molto di quel che accadde all'epoca è difficile da comprendere". E li invitò a capire che il problema non riguardava la Chiesa ma gli ordini religiosi che gestivano le lavanderie. La richiesta d'incontro rivolta da Justice for Magdalenes alla Conference of Religious of Ireland 6 è stata respinta lo scorso ottobre.

Lo Stato nega il coinvolgimento. Ma anche i tentativi, in corso da anni, di coinvolgere lo Stato irlandese perché promuova un'inchiesta e assicuri un compenso alle sopravvissute, oltre a sostenere la loro causa verso la Chiesa, non hanno avuto risultati. Lo scorso 24 maggio, interrogato a Ginevra dal Comitato contro le torture delle Nazioni Unite in rappresentanza del governo irlandese, Sean Aylward, segretario generale del dipartimento della Giustizia 7 e capo della delegazione convocata dall'Onu, ha replicato negando tutto. Secondo lo Stato irlandese, gli abusi sono avvenuti "tanto tempo fa e in istituzioni private", il dipartimento non ha mai ricevuto denunce in materia, la maggior parte delle donne è entrata volontariamente nelle lavanderie o, se minorenne, con il consenso dei parenti o di chi ne aveva la tutela. Inoltre, una sola lavanderia, a Dublino, sarebbe stata usata dallo Stato come centro di carcerazione preventiva, solo per pochi giorni alla volta e inoltre con ispezioni che non riscontrarono abusi. Il governo, ha concluso Aylward, sta comunque considerando la maniera in cui affrontare il problema. Come l'Irlanda ripete da tempo, ma senza risolversi ad agire, perlomeno fino alla convocazione da parte del Comitato contro le torture Onu.

Si aspetta giustizia.
Ora, come negli ultimi 18 anni, attendono giustizia sia quelle poche che hanno saputo denunciare, sia tutte le altre di cui nessuno sa quante siano: le molte rimaste in silenzio per paura e quelle, prive di mezzi, costrette a vivere ancora nelle congregazioni. Ci sono i corpi di quante morirono, ma non hanno una lapide. E ci sono i figli di quelle Maddalene imprigionate perché gravide o già mamme da nubili. Un altro numero imprecisato: quello dei bambini che grazie alle lavanderie della redenzione non hanno mai conosciuto le loro madri.
(04 giugno 2011)

Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/04/news/le_30_mila_lavandaie_irlandesi_schiavizzate_e_nessuno_che_chiede_almeno_scusa-17220017/?ref=HREC2-7 

mercoledì 12 gennaio 2011

Se qualcuno "ruba un bacio" a te?

In realtà la pubblicità diceva: se qualcuno ruba un fiore per te, sotto sotto c'è .. a casa mia qualcuno concludeva sempre con: un ladro.

Quello che segue è un articolo tratto da Leggo.it e condiviso su facebook dal vero gruppo No alla violenza sulle donne sottoforma di nota.
Proprio a commento della nota si è sviluppata una discussione sul fatto riportato, che riassumendo è: una donna ha denunciato un uomo per violenza sessuale dopo che questo, mentre lei gli serviva un caffè, l'ha afferrata per la testa e le ha infilato la lingua in bocca, nell'intento di baciarla. Sconvolta dall'accaduto e per evitare d'incontrare ancora il suo aggressore, la donna si è licenziata dal posto di lavoro.
Dopo tre anni e mezzo l'uomo è stato condannato ad un risarcimento di 2.500 euro e 1 anno e 2 mesi di reclusione.

Il principio è molto semplice: un bacio è un atto sessuato - sessuale. Baciare qualcuno insinuando la propria lingua nella sua bocca, senza aver ricevuto un chiaro segno di consensualità - cioè senza che dall'altra parte ci sia la volontà - è un'aggressione, tenere per la testa questa persona mentre la si aggredisce è una violenza. Questa è certamente una violenza sessuale, non solo lo stupro genitale è violenza sessuale, ma lo sono tutti gli atti sessuali compiuti su qualcuno che non è consenziente o non può esprimere consenso (Legge 15 febbraio 1996 n. 66 Norme contro la violenza sessuale).
E' ovvio che questa violenza sessuale o sessuata non è come uno stupro genitale, infatti la condanna per quest'uomo non è stata di otto anni o più, ma di un anno e due mesi, che a qualcuno sembrano troppi perchè nel sentire comune, anche di molte donne, il fatto che un uomo "ci provi con ogni mezzo", e così viene percepito questo fatto da alcune persone che commentano la nota, è normale, infatti provarci con qualcuno è normale, ma nei fatti se qualcuno mi tenesse per la testa e mi facesse subire un'intromissione della sua lurida lingua nella mia bocca anch'io lo denuncerei, perchè questo non è un romantico "bacio rubato" (definizione giornalistica) è, a tutti gli effetti, una violenza, sembra non essere chiaro che quella donna stava facendo il suo lavoro e un tipo ha deciso che lei, non importa se d'accordo o no, doveva levargli una voglia e l'è zompata addosso. Allo stesso modo in cui ti mettono la mano nel fondoschiena in pullman e ti toccano casualmente il seno al supermercato, tu stai per i fatti tuoi ma loro ti considerano a disposizione per il semplice fatto che sei femmina e te lo devi tenere.
Questa mentalità poi mi viene confermata da un commento successivo in cui un ragazzo dice: "Ma quale mentalità maschilista e misogina. Si tratta solo di dare un peso alle cose. Per questo caso basterebbe solo un semplice SCUSA e un mazzo di rose da parte di lui alla ragazza per ovviare alla questione. Altro che reclusione. RIpeto, io vedo questa faccenda una cosa esagerata".
Un mazzo di rose? Mi ricorda qualcosa.. ah si! il matrimonio riparatore in uso da qualche parte come scusante dopo uno stupro, beh un mazzo di rose sembra un corrispettivo adeguato ad un bacio rubato, come un matrimonio ad uno stupro.
Successivamente il ragazzo dice d'aver fatto "una specie di battuta".. ma per pensare che basti chiedere scusa, significa che non c'è percezione dell'abuso.



RUBÒ UN BACIO ALLA BARISTA: CONDANNATO PER ABUSI
Un bacio rubato è violenza sessuale. Lo ha stabilito il tribunale di Cremona che oggi ha condannato a un anno e otto mesi di reclusione un uomo di 34 anni, che nel giugno di quattro anni fa, in un locale pubblico, afferrò per la testa la barista di 23 anni che gli serviva al banco un caffè e la baciò sulle labbra. Un «bacio alla francese» e non «a stampo», come aveva detto, in fase di denuncia, la vittima, che a causa dello choc subito, qualche mese dopo si era licenziata per non incontrare più il molestatore. Il presidente del collegio Ivano Marco Brigantini, con i giudici Andrea Milesi e Francesco Sora, ha riconosciuto all'imputato, Angjelin M., albanese, l'attenuante della minore gravità del fatto e lo ha inoltre condannato a risarcire danni per 2.500 euro alla vittima che «nel dicembre successivo all'episodio si licenziò per evitare di incontrare quell'uomo al bar. »La mia assistita ancora oggi vive in uno stato di terrore, ha paura e, a livello emozionale, sono ancora in corso sofferenze traumatichè, ha evidenziato l'avvocato di parte civile Stefania Maccalli. Il pm Francesco Messina aveva chiesto per l'imputato un anno e un mese di reclusione. I fatti risalgono al 3 giugno del 2007. Angjelin aveva bevuto troppo quella notte e quando entrò nel bar, il suo stato di alterazione era visibile. Domandò ancora da bere, ma incassò un rifiuto. Optò per un caffè e quando la barista gli mise la tazzina davanti, lui con fare repentino le afferrò il volto con le mani e con la forza la baciò. Intervenne il titolare del locale, strattonando l'aggressore. Nella sentenza ci si è rifatti al precedente, in Veneto, di un uomo che nel tentativo di riconquistare la ex, le strappò un bacio. Nel 2007, la Terza sezione penale della Cassazione confermò la condanna a 1 anno e 1 mese di reclusione. E c'è il caso (accaduto a Genova), di un assistente capo della polizia che strappò il bacio a un collega sull'auto di servizio. Nel 2006, la Cassazione rigettò il ricorso dell'imputato, condannato in via definitiva a 1 anno e 2 mesi di reclusione. In entrambi i casi, i giudici della Terza sezione penale avevano osservato che nella nozione di «atti sessuali si devono includere non solo gli atti che coinvolgono la sfera genitale, bensì tutti quelli che riguardano le zone erogene su persona non consenziente» e che tra gli atti «suscettibili di integrare il delitto di violenza sessuale, va ricompreso anche il mero sfioramento con le labbra sul viso altrui per dare un bacio, allorchè l'atto, per la sua rapidità e insidiosità, sia tale da sovrastare e superare la contraria volontà del soggetto passivo»

mercoledì 13 ottobre 2010

Sassari, medico fiscale violentava pazienti: arrestato dai Carabinieri

Uultimo aggiornamento: 12 ottobre, ore 19:23
Al professionista vengono contestati 13 episodi, compiuti tra maggio 2009 e settembre 2010, e sono frutto di altrettante denunce da parte di donne comprese tra i 27 ed i 45 anni.
Sassari, 12 ott. - (Adnkronos) - I carabinieri di Sennori (Ss) hanno arrestato per violenza sessuale aggravata un medico sassarese, K.H., 53 anni, che svolge visite fiscali per conto dell'Inps. Nell'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari del Gip di Sassari, vengono contestati al professionista 13 episodi, compiuti tra il maggio 2009 e settembre 2010 e sono frutto di altrettante denunce da parte di donne comprese tra i 27 ed i 45 anni.
In base a quanto accertato dai carabinieri di Sennori, il medico agiva sempre con le stesse modalita': durante la visita fiscale in casa, proponeva alla paziente di effettuare un massaggio, si poneva quindi alle sue spalle e strofinava le parti intime sul corpo della donna. In alcuni casi le vittime hanno reagito energicamente, altre volte hanno ceduto, magari per la soggezione nei confronti del medico ispettore, accusando successivamente seri problemi di natura psicologica.

I carabinieri hanno avviato l'indagine nello scorso settembre, raccogliendo la denuncia di una delle vittime, che aveva deciso di riferire tutto agli investigatori dopo che il medico si era ripresentato a casa sua, qualche giorno dopo aver effettuato la visita fiscale, provocando nella donna un grave shock psicofisico. I militari, partendo da quell'episodio, hanno rintracciato ed interrogato altre donne che erano state sottoposte a visita fiscale dal dottor K. ed hanno verificato che il comportamento non era episodico ma seriale.

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Sardegna/Sassari-medico-fiscale-violentava-pazienti-arrestato-dai-Carabinieri_311095614085.html

martedì 12 ottobre 2010

UOMINI CHE UCCIDONO LE DONNE

di Robert Fisk (Internazionale, 8/14 ottobre 2010)

E’ una tragedia, un orrore, un crimine contro l'umanità. I particolari degli omicidi - donne decapitate, bruciate vive, lapidate, pugnalate, folgorate, strangolate e seppellite vive per lavare l’"onore di famiglia” - sono terrificanti. Le ultime statistiche mondiali pubblicate dall’ONU nel 2007 parlano di circa 5.000 morti all'anno,ma in Medio Oriente e sudest asiatico molte associazioni di donne sospettano che le vittime siano almeno quattro volte di più.
La maggior parte delle vittime sono giovani, molti sono gli adolescenti, eliminati nell'ambito di un vile tradizione che risale a centinaia di anni ma che ora si estende su metà del globo.

L’ Independent ha condotto un’indagine durata 10 mesi in Giordania, Pakistan, Egitto, Gaza e Cisgiordania per raccontare questi crimini, che riguardano soprattutto donne giovanissime,spesso adolescenti. Tra le vittime ci sono anche degli uomini e, sebbene i giornalisti la descrivano come un’usanza prevalentemente musulmana, i delitti d’onore avvengono anche nelle comunità cristiana e indù

Il concetto di onore (ird in arabo) – l’onore della famiglia e della comunità – va al di là della religione e trascende la pietà umana. Le volontarie che lavorano nelle organizzazione per i diritti umani, ad Amnesty International, nelle associazioni delle donne e negli archivi dei mezzi d’informazione, ci dicono che la strage delle innocenti accusate di aver disonorato la famiglia si aggrava ogni anno che passa.

I delitti d’onore sono frequenti soprattutto tra i curdi d’Iraq, tra i palestinesi della Giordania, in Pakistan e in Turchia. Forse però questa sproporzione dipende dal fatto che in alcuni paesi la stampa è più libera di denunciare e compensa la segretezza che circonda gli stessi delitti in Egitto, dove il governo nega che esistano, e in altri paesi del Golfo e del Medio Oriente. Da molto tempo i delitti d’onore sono aumentati anche in Occidente: in Gran Bretagna, in Belgio, in Russia, in Canada. In molti paesi del Medio Oriente, le autorità sono complici di questi crimini e riducono o addirittura annullano le condanne degli assassini se le donne fanno parte della famiglia, oppure classificano gli omicidi come suicidi per evitare i processi.

E’ difficile mantenere la calma di fronte all’elenco sterminato dei delitti d’onore. Come si deve reagire davanti ad un uomo che violenta e poi, siccome è rimasta incinta, la uccide per salvare l’onore della famiglia, come è successo in Egitto?

Medine Mehmi, una ragazza turca della provincia di Adiyaman, a febbraio è stata sepolta viva sotto un pollaio dal padre e dal nonno perché “aveva amici maschi”. Aisha Ibrahim Duhulow aveva 13 anni nel 2008 quando, dopo essere stata accusata di adulterio, è stata trascinata in una buca scavata nel terreno, sepolta fino al collo e lapidata da 50 uomini. Il suo crimine? Essere stata violentata da tre uomini.

A Daharki, in Pakistan, una ragazza è stata uccisa dai familiari mentre partoriva il suo secondo figlio. Prima di essere massacrata con un’ascia, le hanno tagliato il naso, le orecchie e le labbra. Il primo bambino, ancora piccolo, è stato trovato morto tra i suoi vestiti. La testa del neonato spuntava appena, mentre il torso era ancora nell’utero. I tre cadaveri erano in stato avanzato di decomposizione. Alcune donne volevano seppellirli, ma un religioso musulmano si è rifiutato di pronunciare una preghiera per loro perché trattandosi di una “donna maledetta e dei suoi figli illegittimi” sarebbe stato un atto empio.

Nell’agosto del 2008, in Belucistan, cinque donne sono state sepolte vive per aver commesso reati contro l’onore delle famiglie. Hamida, Rahima e Fauzia erano adolescenti. Degli uomini le hanno picchiate, le hanno sparato e le hanno gettate ancora vive in una fossa dove le hanno coperte di terra e di pietre. Altre due donne, di 45 e 38 anni, hanno fatto la stessa fine per aver protestato. Le più giovani erano colpevoli di aver voluto sposare uomini non scelti dalle loro famiglie. Un parlamentare pakistano, Israrullah Zehri, ha dichiarato in aula che quegli omicidi facevano parte “di una tradizione secolare che bisogna continuare a difendere”.

Nel dicembre del 2003, a Multan, ancora in Pakistan, una ragazza di 23 anni, Afsheen, è stata assassinata dal padre perché, dopo un infelice matrimonio combinato, era fuggita con un altro uomo, Hassan. Afsheen veniva da una famiglia istruita di avvocati e ingegneri. “Le ho messo dei sonniferi nel tè e poi l’ho strangolata nel dupatta (una lunga sciarpa che fa parte del costume tradizionale delle pachistane)” ha confessato il padre alla polizia. “L’onore è l’unica cosa che conta per un uomo. Era la mia figlia preferita. Sento ancora le sue grida e avrei voglia di tagliarmi le mani e farla finita”. I parenti avevano trovato Afsheen a Rawalpindi in compagnia di Hassan e le avevano promesso che se fosse tornata a casa non le avrebbero fatto nulla. Mentivano.

Leggi tutto l'articolo (2Mb, .pdf)

Da http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10184:uomini-che-uccidono-le-donne&catid=198&Itemid=0

Donne Assassinate di Ruben De Luca

Il noto criminologo ci rivela nel suo ultimo saggio come e perché si uccidono le donne in Italia


Esce in questi giorni, edito dalla Newton & Compton, il saggio Donne Assassinate - Dall’omicidio seriale allo stupro di gruppo, storia e fenomenologia della guerra condotta dal genere maschile contro "l’altra metà del cielo" del criminologo Ruben De Luca.

Il libro ci rivela come il fenomeno della violenza sulle donne sia in continua crescita, sfociando sempre più spesso in omicidio. Accanto al termine “omicidio” si stanno perciò sempre più accostando quelli di “femminicidio” o “ginocidio” per indicare l’assassinio di una donna da parte di un uomo quando essa viene uccisa proprio perché appartenente al genere femminile. Non vittima causale, dunque, ma “scelta” in virtù del suo essere donna.

Vittime di feroci predatori, perversi serial killer o, in moltissimi casi, dei loro stessi mariti o fidanzati, le donne sono da sempre oggetto di una spietata carneficina. Il silenzio, la paura, il terrore, la fragilità hanno fatto di loro le schiave e le martiri di una delle guerre più ingiuste e meno combattute dell’umanità. Da Marco Mariolini, "il cacciatore di anoressiche", a Angelo Izzo, "il mostro del Circeo", da Gianfranco Stevanin "il mostro di Terrazzo" a Guido Zingerle, la "Belva del Brennero", l’analisi di Ruben De Luca si addentra nelle menti criminali degli uomini che odiano, violentano e uccidono le donne, affrontando i nodi più spinosi di storie troppo spesso rimaste drammaticamente irrisolte. Alla ricerca di un barlume di verità e di senso, Donne assassinate affronta anche i casi lasciati in sospeso dalla giustizia per scoprire, attraverso le tragiche vicende di ragazze come Simonetta Cesaroni o, più recentemente, Chiara Poggi, un’altra agghiacciante realtà: l’impunità dell’assassino. Ecco, allora, “la decapitata di Castelgandolfo”, “il delitto dell’Olgiata”, “l’omicidio dell’Università Cattolica”: racconti di morte che l’autore indaga utilizzando, insieme agli strumenti della ricerca storica, le risorse della moderna criminologia. (dalla quarta di copertina)

Sul sito della casa editrice è possibile scaricare un lungo estratto.

L'Autore: Ruben De Luca, Psicologo Criminologo, Direttore del GORISC (Gruppo Osservatorio di Ricerca, Intervento e Studio sul Crimine), Università di Roma “La Sapienza”. Autore di circa 100 pubblicazioni di criminologia, è considerato uno dei massimi esperti europei di omicidio seriale. Nel 2001, ha creato ESKIDAB, la Banca Dati Europea dei Serial Killer, un archivio costantemente aggiornato che contiene le schede personali di tutti gli assassini seriali identificati e attivi sul territorio europeo. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo sempre per la Newton & Compton Serial killer con Vincenzo Maria Mastronardi e Sette Sataniche con Mastronardi e Moreno Fiori, di cui è prevista a breve la prossima edizione. Per la Magi Edizioni ha pubblicato Omicida e artista: le due facce del serial killer.


Donne assassinate
Ruben De Luca
Newton & Compton 2009
Collana Controcorrente
Pag. 464 - 12,90€
Codice ISBN: 978-88-541-1272-8
Acquista il volume Donne assassinate su iBS.it




Via:noviolenzasulledonne.blogspot.com

lunedì 11 ottobre 2010

Vademecum per ragazze che subiscono violenze



Da LadyFikaSicula Femminismo a sud

1 – Nessuno ha il diritto di mettervi le mani addosso se voi non lo volete. Uno dei diritti fondamentali che avete è quello di poter scegliere sempre quando, come e con chi vivere la vostra vita sessuale. Il sesso deve essere consensuale. Se voi dite di NO e l’altro continua a molestarvi è un abuso. Non lasciatevi ingannare da equivoci e fraintendimenti dietro i quali molestatori e stupratori si nascondono per manipolarvi e poter fare di voi quello che vogliono.

2 – Nessun adulto, parente, padre, zio, fratello, nonno, può chiedervi di “giocare” con lui a fare sesso. Il sesso è una cosa gioiosa, bella, da vivere con spontaneità e pulizia e non in una situazione di squallore e abuso che vi farà inevitabilmente stare male.

3 – Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi vi sentirete sporche, i vostri abusatori vorranno farvi sentire in colpa, vi diranno che siete voi ad aver provocato, giustificheranno il loro abuso. Se un adulto vi tocca, molesta o abusa di voi dovete immediatamente denunciare e MAI pensare che sia stata colpa vostra.

4 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è il vostro insegnante parlatene con i vostri genitori, amici, parenti. Se non trovate ascolto presso queste persone recatevi in un centro antiviolenza, chiamate i numeri disponibili che vi indirizzeranno nei luoghi più vicini. Rivolgetevi comunque senza ombra di dubbio a persone adulte delle quali vi fidate ciecamente o che sentite comprensive rispetto a questi problemi.

5 – Se ad abusare di voi o a molestarvi è vostro padre, zio, fratello, parente, rivolgetevi ad una insegnante, un centro antiviolenza, comunque a persone adulte al di fuori dai contesti familiari. Potrete rivolgervi ad altri membri della famiglia solo se li riterrete davvero preoccupati per il vostro benessere più che della stabilità e della reputazione della famiglia.

6 – La violenza maschile si trova innanzitutto nella famiglia. Non si tratta soltanto di abusi sessuali ma anche di mille altre forme di violenze di tipo fisico o psicologico. Avete il diritto di ribellarvi e denunciare qualunque sopruso, violenza e prevaricazione da voi subita.

7 – Non lasciate che altri dettino norme sulla vostra vita: non ci sono mai modi di vestire, comportarsi, camminare, per evitare un abuso. Non dipende da voi. Semplicemente accade che voi rappresentiate l’oggetto del desiderio per qualcuno e questo qualcuno più spesso è tra le mura della vostra casa, tra le vostre amicizie, a scuola, tra i conoscenti o comunque in ambienti che frequentate quotidianamente e che erroneamente percepite come luoghi più “sicuri” di altri che non conoscete.

8 – La violenza si annida tra persone di tutte le culture, le nazionalità e le religioni. Non c’è mai una distinzione. Non dipende dal colore della pelle. Non dipende dalla lingua parlata. La violenza maschile si trova più spesso in famiglia, tra le persone che conoscete e si serve di omertà e complicità per continuare ad esistere.

9 – Troverete certamente difficoltà nel denunciare ed essere credute quando direte di essere state abusate da ragazzi o uomini italiani. In special modo quando parlerete di persone della vostra famiglia comunemente giudicate “rispettabili” o parlerete di altri uomini che ricoprono ruoli sociali di prestigio. La violenza maschile è più protetta e tollerata in famiglia e tra soggetti di estrazione sociale ricca, benestante, o più comunemente italiana. Tuttavia dovrete comunque rompere il muro del silenzio e fidarvi di una o più persone che porteranno avanti, assieme a voi, questa battaglia in vostra difesa.

10 – Costruite una serie di relazioni sociali tra coetanee. Realizzate patti di amicizia e solidarietà. Parlate tra voi degli abusi subiti. Costruite una rete attiva che possa diventare il vostro rifugio nel caso in cui ne avrete bisogno. Incontratevi, parlate, confidatevi, non custodite segreti e rompete il silenzio almeno tra voi esponendo tutto ciò che non vi sembra normale perché normale non è. Realizzate sorellanze perché la sorellanza è quella che vi salverà la vita quando ne avrete bisogno.


In caso di violenza fidatevi SOLO di questi riferimenti:

Centri antiviolenza italiani: http://www.centriantiviolenza.eu/
Antiviolenza donna: http://www.antiviolenzadonna.it/
Telefono azzurro: http://www.azzurro.it/


Se chiamate il numero 1522,vi risponderà la Rete Nazionale Antiviolenza; se chiamate il numero 118, vi risponderà la centrale operativa di primo soccorso a voi più vicina (l'ambulanza); se chiamate il numero 113, vi risponderà la polizia; se chiamate il numero 112, vi risponderanno i carabinieri.


Fonte: Femminismo a sud

venerdì 20 agosto 2010

Sieropositivo costringe ospite a rapporto senza preservativo

Pluripregiudicato di 46 anni arrestato ieri sera a Milano con l'accusa di violenza sessuale

MILANO - Dopo essersi dichiarato sieropositivo, ha costretto lei, sua ospite, a un rapporto senza preservativo, perche' - come le ha detto picchiandola - vuole infettare tutte le donne. Per questo un pluripregiudicato di 46 anni, Roberto C., e' stato arrestato ieri sera a Milano dalla polizia con l'accusa di violenza sessuale.

La sua vittima e' una donna belga di 32 anni che, dopo un periodo trascorso nel dormitorio di Viale Ortles, si era spostata nell' appartamento dell'uomo, in via Cirie', su consiglio di amici.

Nelle due settimane trascorse insieme, come la donna non ha nascosto alla polizia, i due avevano avuto rapporti sessuali, ma sempre protetti. Nella mattinata di ieri, invece, l'uomo ha costretto la sua ospite a un rapporto senza preservativo.

Quando in serata ha cercato di ripetere la violenza, lei si e' ribellata ed e' stata picchiata. A quel punto ha chiamato la polizia ed e' scesa in strada ad aspettare l'arrivo dei soccorsi. Al suo fianco, l'aggressore semi-svestito.

La donna e' stata accompagnata al Pronto Soccorso dell'ospedale Niguarda e al Centro Antiviolenze, che hanno riscontrato la presenza di contusioni sul suo corpo. Lui, invece, e' stato arrestato per violenza sessuale. Da quanto si e' appreso dalla Polizia, la donna circa sette anni fa avrebbe gia' denunciato una violenza sessuale avvenuta nei dintorni della Stazione Centrale.

ansa


Ospita l' amica a casa e la violenta Sono sieropositivo, ti contagerò

Repubblica — 21 agosto 2010 pagina 6 sezione: MILANO
MENTRE la violentava, le urlava di essere sieropositivoe che voleva contagiarla. Completamente ubriaco, ha costretto la donna, una belga di 32 anni ospite a casa sua, a un rapporto sessuale non protetto.A violentaree rischiare di infettare la donna, Roberto C., 46 anni, pluripregiudicato ed effettivamente sieropositivo, come poi hanno accertato gli agenti delle volanti dopo aver esaminato la documentazione clinica nella sua casa. L' uomo è stato fermato nella notte vicino al palazzo dove abita in via Cirié, a Niguarda. La vittima si è decisa a denunciare l' uomo dopo che, ancora ubriaco e stordito dalla marijuana, aveva ripreso a picchiarla pretendendo un altro rapporto senza il preservativo. Quando la polizia ha soccorso la povera ragazza, l' ha trovata in stato confusionale, coperta di lividi e graffi. Accompagnata prima al pronto soccorso del Niguarda e poi al centro soccorso violenze sessuali della clinica Mangiagalli, è stata dimessa dopo che gli esami hanno confermato lo stupro. «Ero da lui da una quindicina di giorni - ha detto la ragazza belga agli agenti - ci avevano presentato alcuni amici comuni, quando ero al dormitorio di viale Ortles. Con lui avevo avuto dei rapporti sessuali consenzienti, ma è stata la prima volta che mi ha costretto a uno senza protezione». La donna, incensurata, separata da un italiano, e madre di due bambini piccoli affidati ad una comunità, vive da anni come una clochard mangiando e dormendo dove capita. Sette anni fa, in stazione Centrale, aveva subito un' altra violenza sessuale, finita in una denuncia di cui ha subito informato la polizia. Ma ora la sua paura è di essere stata contagiata dal pregiudicato. Una sieropositività, quella dello stupratore, che risulta dalla documentazione clinica trovata dalla polizia in via Cirié. Nell' abitazione, trovate anche confezioni di metadone, usate dall' uomo per cura la sua tossicodipendenza. Se gli esami delle prossime settimane accertassero che la donna è stata contagiata ed è sieropositiva, la posizione dell' arrestato diventerebbe più pesante: all' accusa di violenza sessuale si aggiungerebbe l' imputazione di lesioni gravissime. Intanto, la ragazza, è stata trasferita in una comunità protetta. - SANDRO DE RICCARDIS

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/21/ospita-amica-casa-la-violenta-sono.html

giovedì 6 maggio 2010

Violenza sessuale: abusi su figliastra, arrestato

Dal 2006 costringeva la ragazza di 16 anni a rapporti
(ANSA) - NAPOLI, 6 MAG - Arrestato a Castellammare di Stabia (Napoli) un 58enne con l'accusa di violenza sessuale e maltrattamenti alla figliastra. L'uomo e' destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le indagini sono state avviate in seguito alla segnalazione di alcuni compagni di scuola ai quali la ragazza si era confidata. Dal 2006 l'uomo violentava la figliastra 17enne, costringendola a rapporti sessuali nei momenti in cui la madre non era a casa.

lunedì 29 marzo 2010

EMILIA, ASSUMA COLF 18ENNE POI TENTA LO STUPRO: PRESO

Una diciottenne reggiana, appena assunta come colf da un artigiano mediorientale di 40 anni - regolare e residente nella città emiliana da alcuni anni - ha reagito a un tentativo di violenza sessuale e si è rivolta ai carabinieri, che hanno denunciato l'uomo. La ragazza, che aveva messo un annuncio sul giornale offrendosi come colf, sabato mattina è stata contattata al telefono dall'uomo che si è detto interessato e le ha proposto di incontrarlo in un bar. Qui le ha spiegato che gli serviva una colf per i fine settimana e ha assunto la ragazza, che si è recata subito nell' abitazione per fare le pulizie. Ma qui l' artigiano prima ha rivolto alla giovane apprezzamenti inequivocabili, poi l'ha spinta nella camera da letto dove l'ha sottoposta a pesanti palpeggiamenti. La ragazza però è riuscita a divincolarsi e a fuggire, poi si è rivolta ai carabinieri. I militari, dopo indagini e riscontri sul racconto della colf, hanno denunciato l'uomo per violenza sessuale.

Fonte: leggo.it

domenica 28 marzo 2010

PADRE PEDOFILO E VIOLENTATORE ARRESTATO NEL NAPOLETANO

(AGI) - Napoli, 26 mar. - Nella serata di ieri, in un comune dell'area nolana del napoletano, i carabinieri hanno arrestatoun 49enne, gia' noto alle forze dell'ordine. L'uomo e' stato raggiunto da ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere emessa il 22 marzo dal tribunale di Nola perche' ritenuto responsabile dei reati di violenza sessuale continuata aggravata perpetrata ai danni della moglie e di uno dei figli minori, nonche' violenza privata.

Fonte:agi

venerdì 19 marzo 2010

MOLESTA RAGAZZA SU BANCHINA METRO IN "DIRETTA" VIDEO

(AGI) - Roma, 17 mar. - Molesta pesantemente una ragazza nella stazione della metro, ma il brutale "approccio" a sua insaputa finisce integralmente sui monitor delle telecamere della videosorveglianza. Dovra' rispondere dell'accusa di violenza sessuale un cittadino romeno di 32 anni arrestato dai carabinieri della Stazione Roma Garbatella.
Fonte: agi

giovedì 18 marzo 2010

abusi sessuali su madri e figlie, ARRESTATO GURU

(AGI) - Roma, 16 mar - Il guru della setta "Maya" di Roma e' stato arrestato per le gravi accuse di violenza sessuale su minori e su donne e truffa aggravata. L'arresto di Danilo Speranza, 62 anni, e' stato eseguito dall'VIII gruppo degli agenti della polizia municipale diretto da Antonio Di Maggio.
L''uomo e' stato arrestato nella sua abitazione a Monte Sacro.
Le vittime degli abusi sessuali sarebbero bambini di 10-12 anni e le loro madri.

Fonte: agi

domenica 7 febbraio 2010

Marine fa violentare la ex fidanzata con un falso annuncio su internet

vicenda choc negli USA: stupro pianificato per vendetta

Ha postato un messaggio con nome e foto della ragazza su Craigslist: arrestati lui e l'esecutore della violenza

MILANO - Quando tra gli annunci di Craigslist è apparsa, corredata di fotografia, la richiesta di «Sara» di incontrare un «uomo davvero aggressivo» che potesse soddisfare la sua fantasia di essere violentata nella sua abitazione, uno dei primi a rispondere è stato il ventiseienne Ty McDowell, che si è detto disponibile a recitare il ruolo richiesto. Dopo una serie di scambi di messaggi e-mail, McDowell ha ricevuto l'indirizzo di casa della donna e dettagliate istruzioni su come eseguire la presunta fantasia della violenza sessuale. Nel dicembre scorso McDowell si è presentato nella casa della donna a Casper (Wyoming), l'ha imbavagliata, legata, violentata e poi se ne è tranquillamente tornato a casa, seguendo alla lettera le istruzioni ricevute. Ma l'indagine sullo stupro ha fatto scoprire alla polizia che il crimine era stato architettato dal marine Jebidiah Stipe, 27 anni, che in precedenza aveva avuto una breve relazione con la vittima: era stato lui a mettere il falso annuncio, a totale insaputa della donna, e a dare allo stupratore le istruzioni per sorprenderla e violentarla. Entrambi gli uomini sono stati incriminati per violenza sessuale. McDowell si proclama innocente e afferma di avere agito in buona fede: era convinto di soddisfare la fantasia della donna.

LA TRAPPOLA SU INTERNET - Alla fine del 2009 Jebidiah Stipe aveva avuto una breve relazione con «Sara» (nome di fantasia); poi lei l'aveva lasciato per un altro. Nella mente malata dell'uomo è maturato il progetto di una vendetta atroce. Ha preso la fotografia della ragazza, che lei stessa gli aveva inviato, e il 5 dicembre l'ha inserita tra gli annunci gratuiti sul sito di Craigslist, con questo testo: «Ho bisogno di un uomo davvero aggressivo che non si faccia scrupoli con le donne». L'annuncio ha attirato la curiosità di un altro pervertito, Ty Oliver McDowell, 26 anni, che ha cominciato uno scambio di email con «Sara» (in realtà, con il marine Stipe). Nelle email, ora all'esame degli investigatori, il marine fingeva di essere la ragazza e chiedeva apertamente «umiliazione», «abuso fisico» e «abuso sessuale». L'annuncio su internet fu visto dalla ragazza stessa, alcuni giorni prima dello stupro. Lei scrisse più volte al webmaster di Craigslist chiedendo di rimuoverlo, ma era troppo tardi: la trappola diabolica era già scattata.

LO STUPRO - L'11 dicembre 2009 «Sara» accompagnò il suo nuovo ragazzo al lavoro e poi fece ritorno nella sua abitazione. Mentre apriva la porta d'ingresso McDowell, che l'aspettava in agguato come gli era stato spiegato via email, la aggredì alle spalle e la spinse dentro casa, scaraventandola sul pavimento della cucina. La ragazza si difese con tutte le sue forze, scagliandogli contro una rastrelliera per le bottiglie. Lui, che secondo le dichiarazioni raccolte era convinto che lei «recitasse», non si lasciò intimorire e la atterrò con un pugno in pieno viso, poi la trascinò nel soggiorno e le legò le mani dietro la schiena con una corda che aveva portato con sé. Quindi estrasse un bavaglio e cercò di tappare la bocca della ragazza; lei gli diede un morso alla mano, ma non riuscì a fermare l'aggressore e fu bendata e imbavagliata. «A quel punto ho avuto davvero paura di morire», ha raccontato. Lo stupro, perpetrato anche con un oggetto appuntito trovato in casa, avvenne sotto la minaccia di un coltello da cucina puntato alla gola. Coltello che poi l'aggressore sistemò ordinatamente nella lavastoviglie, prima di andarsene chiudendo a chiave la porta.

LA DENUNCIA - La ragazza chiamò il 911 in lacrime: «Mi hanno stuprato. Ha cercato di tagliarmi la gola. Vi prego, aiutatemi». I soccorritori la trovarono nuda e con le mani legate in salotto. I nodi erano così stretti che dovettero tagliare la corda in tre punti per liberarla. La ragazza aveva ferite e abrasioni su tutto il corpo. Particolare agghiacciante: anche dopo lo stupro, il marine continuò a corrispondere con McDowell via email, chiedendogli un resoconto dettagliato di quanto era avvenuto. McDowell si è difeso sostenendo di non aver mai avuto alcun dubbio sul fatto che la donna fosse consenziente. «Volevi un uomo aggressivo? Adesso ti faccio vedere io», le urlava durante lo stupro.

Fonte:corriere.it

domenica 24 gennaio 2010

Ricatta ragazze in chat, arrestato

NAPOLI - Un 38enne napoletano e' stato arrestato su mandato del gip del tribunale di Napoli sulla base di indagini della Polizia postale per aver ricattato sotto falsa identita' ragazze anche minorenni su chat, costringendole prima a inviare filmati pornografici con loro stesse protagoniste poi ad avere rapporti sessuali con lui. L'indagine e' partita dalle denunce di alcune giovani di Napoli e provincia. Le ragazze raccontavano di essere state contatte dal loro violentatore attraverso social network tra i piu' frequentati, quali Msm o Ciaopeople o Qbr; qui l'uomo, che pero' nella realta' virtuale assumeva l'identita' di una ragazza omosessuale, si era procurato foto delle vittime, minacciandole con messaggi di posta elettronica di diffonderne una versione alterata. In questo modo, otteneva in cambio filmati autoprodotti dalle vittime in cui mimavano atti sessuali con oggetti o con amiche e familiari. Sempre via e-mail, si fingeva anche coetanea della vittima e gia' vittima a sua volta del ricatto, e convinceva la malcapitata a mettersi in contatto con un haker o con un appartenente a forze della polizia postale; l'inganno finale era nell'appuntamento con quello che la ragazza credeva l'uomo che l'avrebbe aiutata, e che le proponeva invece di realizzare un filmato hard con loro protagonisti da utilizzare come 'cavallo di troia' per infettare con virus la posta della lesbica. Le indagini vanno avanti per identificare tutte le vittime. L'uomo deve ora rispondere di violenza sessuale anche su minori, produzioen di materiale pedo-pornografico, violenza private e sostituzione di persona.
di rc 14/01/2010
Fonte: acerrano

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