martedì 11 settembre 2012
I nostri no alla zona destinata all’esercizio della prostituzione
lunedì 21 maggio 2012
No all'obiezione: il buon medico non obietta
Come si ricordava in calce a questo post, è in rete da qualche giorno la campagna “IL BUON MEDICO NON OBIETTA” promossa dalla Consulta di Bioetica Onlus. Si legge dal loro sito:
È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti. La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e il 6 giugno lancerà in tutta Italia la Campagna contro l’obiezione di coscienza “IL BUON MEDICO NON OBIETTA. RISPETTA LA SCELTA DELLA DONNE DI INTERROMPERE LA GRAVIDANZA”.
Congiuntamente condivido il comunicato di UDI e Zero Violenza Donne
Il 22 Maggio è l'anniversario della 194. In tutto il paese manifestazioni e discussioni intorno al punto più controverso e fonte di disapplicazione "per impossibilità" di una legge dello Stato: l'obiezione di coscienza.La logica e le buone pratiche al servizio delle cittadine reclamano chiarezza sull'abuso che si fa favorendo, attraverso l'obiesione, il diritto del medico rispetto a quello dell'utente.A Napoli abbiamo presentato il libro di Chiara Lalli, appunto sull'obiezione di coscienza, e abbiamo ascoltato dalla viva voce di chi deve applicare la legge quanto la facoltà di obiettare sia diventata un un vero e proprio abuso, una via per la carriera, un impedimento alla gestione corretta di un servizio che , se non garantito espone i dirigenti ospedalieri al rischio di perseguimento in termini penali. L'abuso e l'anomalia tutta italiana di medici a metà, che si astengono, pagati, da una mansione che il servizio pubblico è obbligato a dare, al centro di quest'iniziativa romana, ma di interesse per tutti, di cui al link qui sotto (cliccate), .Tutto questo anche per anticipare che l'UDI- Comitato 194 e la rete di soggetti che in questi anni hanno espresso il controllo sulla legge promuoveranno, nel mese di Giugno; una serie di iniziative nel programma "Il buon medico non obietta" che ha per altro ottenuto il patrocinio del Comune di Napoli.Simona Ricciardelli e Stefania Cantatore
domenica 9 gennaio 2011
Fare il punto
Fare il punto è lo spazio di approfondimento che l’UDI dedica periodicamente ad un tema contingente che ci riguarda. L’intento è quello di fornire a noi tutte uno strumento duttile e facile come il blog per confrontarci, scambiarci punti di vista, lasciare il proprio contributo affinché venga ripreso e rilanciato.Fonte: Fare il punto
Con Fare il punto l’UDI ribadisce la sua attenzione e disponibilità a quante cercano un luogo da abitare con idee, parole, azioni.
martedì 21 dicembre 2010
Le donne tra sovraesposizione e censura
Grande attivista a Napoli per la campagna ‘Stop femminicidio’ e con l’affissione delle Bacheche rosa presso i commissariati della città
Intervista a Stefania Cantatore dell’Udi di Napoli, che è stata in prima linea nel 2007 per la campagna ‘Stop femminicidio’ e con l’affissione delle Bacheche rosa presso i commissariati della città. A tuo avviso, qual è il legame che intercorre tra la violenza di genere e l’immagine della donna che ci viene trasmessa dai mezzi di comunicazione?
Il femminicidio è comprensivo di tutti gli atti che lo precedono e lo evocano. Basta un uomo per uccidere una donna, in una solitudine apparente. Basta un criminale, che troverà la rete della cultura ufficiale pronta a metabolizzare il suo crimine: dalla narrazione accademica alla pubblicità.
Ma offendere le consumatrici, parlando loro come possibili vittime, è poco conveniente! Bisogna allora fare un passo indietro e guardare a quella che solo apparentemente è una novità nel rapporto tra economia e politica: il/la cittadino/cittadina compra con le merci l’identità, anche socio politica. Il buon compratore è quello adattato all’ordine vigente nel quale ci si muove e si lavora. È per questo che anche la pubblicità riproduce la minaccia della violenza. Ma una cittadina che ha paura non è una consumatrice serena, quindi la pubblicità ripropone la vittimizzazione femminile suggerendo però la gratificazione secondaria. In poche parole: non puoi decidere, ma come oggetto puoi essere adorata e comparire, cioè essere.
Ma se la pubblicità non è che la riproposizione di un messaggio, nei tempi, sempre presente nella cultura ufficiale, varrebbe poco adoperarsi “solo” sulla pubblicità, nella pluralità mediatica. La pubblicità propone una sua ideologia (Naomi Klein), che precorre, aggiungo io, più audaci imposizioni verso il genere femminile. Per questo la protesta verso le pubblicità lesive va ben oltre l’affermazione del decoro femminile: approda all’assertività civile, non solo di un altro consumo.
Il comune di Castellammare di Stabia ha recentemente approvato un nuovo regolamento di polizia urbana, in cui, tra le competenze da affidare ai vigili, è previsto anche il controllo dell'abbigliamento delle cittadine. Cosa leggi in questa proposta e come si è mossa l’Udi di Napoli?
Castellammare ha una grande tradizione operaia, costretta a confrontarsi con la chiusura dei Cantieri navali: la richiesta, da parte delle donne, di presenziare al consiglio in questione era un’occasione per “entrare con le donne e poi parlare del lavoro”. Ci siamo mosse subito perché la protesta era nostra, ma anche perché pensavamo che il nostro striscione, il simbolo di ‘Stop femminicidio’, avrebbe dato visibilità a quell’identità stabiese emancipata e femminista importante almeno quanto quella operaia.
Leggendo la delibera vi si trova molto di più che la questione ‘minigonna’: all’art. 17 si parla dell’obbligo di tenere le case pulite e della sanzione pecuniaria per la trasgressione. Questo mette le cose in ordine: vestite, come dice papà e marito, a fare le pulizie in casa.
Tutta la delibera è pervasa di forzature che tendono, a meno di non prevedere che chi l’ha stilata fosse totalmente ignorante della legislazione vigente, a far parlare: ma come sempre la scelta è quella di farlo sul corpo delle donne.
Si può dire che questo tipo di controllo e la sovraesposizione del corpo femminile siano due facce della stessa medaglia?
La politica non vuole necessariamente né spogliare, né vestire le donne, le vuole conformare. Non ad un modello prefissato, ma ad un modello che sia contrario a quanto le donne scelgono o possono scegliere. Dire che ti devi spogliare se sei vestita e che devi vestirti se sei spogliata, e costituire un obbligo morale o scritto sull’una o sull’altra cosa, vuole comunicare alle donne che qualsiasi cosa scelgano autonomamente è sbagliata. Certo è grave che qualcuno pensi che il decoro pubblico abbia come luogo di elezione il corpo femminile, ma credo che, a parte l’impugnazione della delibera, ci aspetti una riflessione più puntuale sulle evoluzioni del potere maschile.
(20 dicembre 2010)
Fonte: http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03361
domenica 10 ottobre 2010
UDI lancia l’operazione Womenpedia
La Scuola Politica UDI, giunta alla quinta edizione, si pone sempre più come “momento gestazionale” di progetti che abbiano come obiettivo il cambiamento culturale e politico.
La tecnologia può costituire una grande occasione per rivoluzionare i canoni tradizionali del sapere tramandato attraverso un’ottica maschile; il web si presta al cambiamento, proprio per la sua “democraticità”: le donne possono intervenire con le loro competenze personali e mettere in gioco il loro punto di vista.
Possiamo fare con Wikipedia quello che non riusciamo ancora a fare con i libri di testo nelle scuole: far emergere l’apporto delle donne in tutti i campi del sapere.
Le donne sono state occultate, dimenticate, cancellate dall’arte, dalla letteratura, dalla filosofia perché la storia dell’umanità è scritta e descritta quasi esclusivamente da uomini. In questa storia le donne hanno solo il ruolo di personaggi delineati dalla mente maschile e mai di soggetti che creano, scrivono e progettano, nonostante testi, ricerche, scoperte delle donne occupino ormai interi scaffali di librerie e biblioteche.
UDI invita le donne a cambiare questa impostazione intervenendo in massa su Wikipedia: ciascuna, con le competenze personali, può spezzare il silenzio che circonda le donne e che contribuisce a creare l’attuale contesto di ambiguità culturale su cui si fonda il sistema dei generi e la sua rappresentazione.
Wikipedia permette di modificare, correggere, inserire argomenti nuovi, con l’unica condizione di citare le fonti della nozione inserita: sono proprio le ”fonti” del sapere al femminile che possono cambiare e arricchire la storia della cultura, scritta e raccontata dagli uomini. È necessario rivedere tutto questo affinché “la storia possa includere le donne” come sosteneva Virginia Woolf “senza ferire nessuno” e oggi, con lo strumento internet, finalmente “si può fare”.
Questa operazione si chiama Womenpedia dalla parola donne in inglese e pedia che in greco vuol dire educazione.
lunedì 4 ottobre 2010
Udi - Galleria immagini amiche
Parlamento europeo, Bruxelles
Riconoscilaviolenza
Donneinsieme, Tortona
Associazione Scambiaidee, Torino
Guarda lo spot! |
Udi - Galleria immagini nemiche
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | ||
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |
| | | | |