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mercoledì 20 marzo 2013

L'onestà dei nochoice: l'aborto incrementa la tratta delle donne?

Come molti sapranno in Cina, ma non solo, si registra un altissimo tasso di aborti selettivi. Ossia c'è la pratica diffusa di selezionare all'inizio della gravidanza quale feto dovrà nascere in base al sesso: si abortiscono i feti di sesso femminile, favorendo la nascita di quelli di sesso maschile. La ragione è stretamente culturale. Questo, oltre a essere un grave problema di discriminazione e di violenza contro le donne (le donne, i feti vengono dopo), è diventato col tempo un problema di ordine sociale, dato che la popolazione cinese manca di persone di sesso femminile.
Questo articolo di un sito antiabortista, riporta l'opinione dell'ONU la quale sostiene che questa mancanza tenderà, sempre di più, a essere colmata con lo spostamento forzato di donne dai paesi vicini, ossia con quella che viene chiamata: la tratta di persone a scopo matrimoniale (per ora pochi casi attestati con certezza).

Ci troviamo di fronte a due delle più gravi questioni internazionali in materia di diritti umani. Da una parte si impedisce alle donne di mettere al mondo figlie femmine, dall'altra si prelevano/preleveranno donne da altri luoghi, per dare delle mogli a quei giovani uomini che non avrebbero altrimenti possibilità di generare figli.

Un contesto culturale patriarcale violento, misogino e machista.

E pure non possiamo distrarci per ragionare sulla questione in sé, perché i discorsi vengono continuamente confusi e inquinati dalla retorica antiabortista, che utilizza qualsiasi informazione per manipolare l'opinione pubblica e mescolare le carte in tavola. Infatti l'articolo titola:  La destrucción demográfica del aborto en China incrementa la trata de mujeres, tradotto all'italiano: "La rovina demografica dell'aborto in Cina incrementa la tratta delle donne".
La frase è piena di ambiguità. Si cerca di far credere alle persone che l'aborto sia la causa della tratta di persone, laddove il tema della tratta di persone tocca un'altra questione estremamente complessa, suscettibile di numerosi fraintendimenti, cioé quella che lega la migrazione femminile a scopo lavorativo, alla tratta a scopo di sfruttamento, sia sessuale che no.
Una confusione voluta e frequente nei discorsi dei no-choice, quella tra aborto forzato e libertà di scelta. Che, in questa forma, permette anche di vedere come il tema della tratta di esseri umani viene strumentalizzato a piacimento. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la libertà di scelta riguardo l'interruzione di gravidanza, dato che parliamo di aborti forzati, e nemmeno con la libertà di scelta riguardo ai progetti migratori femminili (per qualsiasi scopo), dato che parliamo di traffico di esseri umani.

Possiamo quindi concludere che no, non è l'aborto a incrementare la tratta delle donne, è la cultura patriarcale, quella stessa che genera la manipolazione delle informazioni per cancellare ogni possibilità di scelta, che genera violenza contro le donne.


mercoledì 6 marzo 2013

Per fermare la tratta bisogna legalizzare il lavoro sessuale

Vi proponiamo la lettura di questa intervista realizzata da Nuria Alabao per Cosecha Roja ad Agustina Iglesias Skulj, femminista e dottore in diritto penale in Argentina. Essa ci offre una lucida lettura delle politiche europee, nordamericana e argentina, in tema di tratta, immigrazione e prostituzione; fa un accenno alle origini della posizione abolizionista; suggerisce qualche strumento che permetta da un lato di lottare contro il traffico di esseri umani, dall’altro di non sottrarre diritti umani alle persone.
Le note esplicative sono mie. L’intervista originale, in lingua spagnola, si trova qui.
La traduzione è stata realizzata da me, con accurata revisione finale di Lafra, attraverso il laboratorio linguistico di Femminismo a sud.
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sabato 11 settembre 2010

Usa: da schiava del sesso a salvatrice di altre vittime

Diventata una vittima della tratta sessuale a 14 anni, Tina Frundt ora è a capo di un’organizzazione che aiuta donne come lei.

violenze sessuali di gruppo santagatando2 Usa: da schiava del sesso a salvatrice di altre vittimeTina Frundt aveva solo 14 anni quando fu vittima della tratta di ragazze avviate alla pristituzione: come racconta, “nessuna bambina pensa di poter diventare una schiava del sesso quando si cresce”. Ecco perché Tina rischia la sua vita nel bel mezzo della notte per raggiungere le ragazze che sono in trappola. Lei conosce il loro dolore e la loro paura. “La ragione che mi costringe a fare questo lavoro è che io sono una sopravvissuta del traffico del sesso”, “e francamente, nessuno ha fatto questo per me.” L’organizzazione di Tina, con sede a Washington, DC, la Courtney’s House sta per aprire un rifugio dedicato a riabilitare i sopravvissuti della tratta del sesso.

UNA TECNICA FURBA – La tecnica di Tina è semplice: in soli dieci secondi trova il modo di far sapere a ueste ragazze che qualcuno si preoccupa per la loro condizione e può aiutarle a fuggire.Camminando in lungo in maniera casuale , lei lascia un ciondolo che contiene un numero di telefono. Tina agisce in modo che i trafficanti non diventino sospettosi. ”Se lasciassimo opuscoli o altro che indichi come chiamare, LE RAGAZZE non lo farebbero perché capirebbero che non sappiamo come agire nel modo corretto,” Le opere di Tina hanno un approccio innovativo: schiave del sesso si chiama la sua helpline. E una volta che hanno fatto quella chiamata, le ragazze, che parlano solo con ex vittime del traffico del sesso,sanno che c’è una strada verso la libertà.

LA STORIA DI TINA – Tina è stata rimpallata attraverso più di venti case-famiglia prima di essere adottata da genitori amorevoli all’età di 12 anni. Lei era insicura e vulnerabile quando un ragazzo la avvicinò un giorno,mentre si stava dirigendo in un negozio a Chicago. ”Io non sapevo cosa fosse il traffico,” ha detto Tina. “Io non sapevo cosa fosse un magnaccia. Non sapevo che cosa fosse la schiavitù. Non avevo idea.” Il ragazzo non le apparì come una minaccia. Tina pensò che non aveva nulla da temere. Il ragazzo conquistò la sua fiducia con regali e attenzioni. Al suo quattordicesimo compleanno, Tina accettò un passaggio dall’uomo, ma questa volta lui la portò a Cleveland, Ohio, dove fu violentata lei e rapita per diventare una schiava del sesso. Per più di un anno, Tina è stata costretta ad avere rapporti con 18 uomini al giorno. E’ stato picchiata e bruciata con le sigarette, se non riusciva a guadagnare abbastanza soldi ed era stata avvertita che chiedere aiuto era inutile.

DALLA SCHIAVITU’ ALLA PRIGIONE – Tina sfuggì alla schiavitù sessuale andando in prigione. Al trafficante aveva rotto un braccio con una mazza da baseball, ma quando polizia arrivò, videro Tina come un criminale, non una vittima. Tina dice di aver toccato il fondo, ma che tutto cambiò quando lei stessa ha cominciato ad aiutare altre ragazze a conquistare la libertà. Iniziò a nascondere schiave del sesso a casa sua. Ha poi iniziato a parlare, raccontando la sua storia al pubblico. Tina ha aperto la sua organizzazione anti-schiavitù, con una piccola eredità che ha ricevuto quando la sua mamma adottiva morì nel 2008. Si chiama Courtney’s House, dal nome di una delle sue figlie. Il gruppo gestisce il progetto di sensibilizzazione per strada e la linea telefonica. E il rifugio di prossima apertura.

HA CAMMINATO NELLE MIE SCARPE - È difficile per Tina a raccontare la sua storia in pubblico, ma lo fa per costruire la consapevolezza che i bambini americani sono costretti alla schiavitù sessuale sul suolo americano. Ha portato il suo messaggio alle Nazioni Unite e il Congresso degli Stati Uniti. Lascia volantini e parla ai pendolari di Washington con un un megafono per spiegare loro di quello che succede fuori delle loro uffici durante la notte. La sua esperienza personale fa di Tina un faro di speranza per le altre che si salvano dalla schiavitù sessuale. ”Ascolto Tina perché non è solo qualcuno con una laurea o che ha fatto qualche ricerca su questo”, dice Semer, ”E ‘qualcuno che camminava nelle mie scarpe”.


Giornalettismo

mercoledì 18 agosto 2010

Bellissima. La moglie dell’Est




















Per vedere tutto il video di seguito c'è il link sul sito della rai:Bellissima. La moglie dell’Est
Nel reportage di Silvestro Montanaro verrà raccontato cosa c’è dietro il crescente fenomeno di giovanissime e bellissime donne dell’Est europeo, soprattutto Ucraine, le quali sono pronte a sposare anche uomini settantenni pur di fuggire da condizioni di vita ritenute inaccettabili. Un fenomeno dove sì è subito inserita la mafia del traffico di carne umana.

lunedì 15 febbraio 2010

In nome delle belle ragazze albanesi “Signor Berlusconi, basta battutacce”

La lettera. Elvira Dones, scrittrice e giornalista albanese replica alla battuta di Berlusconi “Quelle donne le ho incontrate. Mi hanno raccontato le loro vite violate, strozzate, devastate”

di ELVIRA DONES *

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni soloper chi porta belle ragazze”.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

Fonte: repubblica.it

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