giovedì 2 agosto 2012
Scrivi cos'è la violenza sulle donne
venerdì 25 novembre 2011
Bollettino di Guerra
”Bulletin of war” is the blog on Italian femicides.
lunedì 20 dicembre 2010
Emiliana Femiano

Un corteo contro la violenza sulle donne in ricordo di Emiliana Femiano, uccisa dal suo ex. La fiaccolata in onore della ragazza è partito dal Centro direzionale e si è diretta al tribunale
(Agn Foto)
Fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/12/20/foto/fiaccolata_napoli-10430558/1/
mercoledì 1 dicembre 2010
Pangea, la violenza sulle donne in Italia In atto un'assuefazione cinica al fenomeno
di ANA MARIA GALARRETA * MILANO - Una donna su tre, in Italia, dai 16 ai 70 anni, è stata vittima di qualche tipo di violenza fisica (secondo dati ISTAT), non solo a sfondo sessuale, e che 8 casi di violenza o molestie su 10 avvengono in casa. Ma quello che deve preoccupare di più è il numero delle molestie non denunciate : più del 90 %. I dati che emergono dagli studi sulle dimensioni del problema della violenza sulle donne rappresentano solo una parte di tutto quel mondo di dolore che la nostra società, ancora oggi, spesso fatica a considerare e affrontare. La violenza di genere subisce una cinica metabolizzazione ogni volta che viene relegata alle pagine di cronaca, come se si trattasse di uno dei tanti ineludibili costi che la società contemporanea ci impone.
La violenza non conosce confini. E' una realtà quotidiana che sconvolge la vita di molte donne e dei loro figlie/e, donne che vengono colpite, ferite, umiliate, che non dispongono dei mezzi per risolvere situazioni gravissime che si trascinano da anni nel silenzio. La violenza contro le donne non guarda al colore della pelle, alle condizioni economiche o sociali, alla religione professata. In ogni parte del mondo, dal ricco Nord ai paesi più poveri del Sud del mondo, le donne sono vittime di una vera e propria aggressione che le viola nel corpo e nella mente.
Forme sottili o arcaiche. Segnale di una cultura patriarcale e arcaica, la violenza colpisce milioni di donne, in maniera diversa nei modi, ma non nelle
conseguenze. La forma di violenza più sottile e perversa e che provoca maggior sofferenza nelle donne, è quella che si consuma all'interno della famiglia, spesso ad opera del partner, proprio laddove ognuna si dovrebbe sentire amata e sicura, soprattutto dalle persone cui si dà il massimo della fiducia ed affetto. La violenza domestica é la più nascosta, quella che raramente viene denunciata, quella sulla quale i vicini e i conoscenti non si sentono di intervenire mai.
I centri antiviolenza. Quelli che la Fondazione Pangea 1 sostiene, come tutti i centri antiviolenza, sono determinanti per sviluppare culturalmente una consapevolezza sulle cause e le conseguenze della violenza di genere, uno strumento importante, quindi, per acquisire cittadinanza e offrono alle donne che subiscono violenza la possibilità dire "basta" a situazioni di sopraffazione, iniziando un percorso di riconquista della propria autostima e dignità, della fiducia necessaria per ricostruirsi una vita.
L'aiuto concreto. Un sostegno prezioso soprattutto nel ristabilire un equilibrio nel rapporto genitoriale e per far superare ai bambini che hanno assistito ad episodi di violenza a danno della propria madre, i traumi che purtroppo ne derivano.
La violenza assistita da parte dei più piccoli ne mina profondamente la stabilità emotiva e la capacità di affrontare serenamente anche piccole situazioni, che essi ricollegano ad episodi di abusi.
La testimonianza. Recentemente, in una delle strutture supportate da Pangea mi è capitato di assistere ad una scena che ha coinvolto una mamma e la sua bambina. Si festeggiava la fine di un'attività per il recupero del rapporto madre/figlie o figli, traumatizzati per aver assistito ad atti di violenza e maltrattamenti domestici. Atmosfera allegra e giocosa, tra donne, operatrici e bambini che giocavano. Ad un certo momento, le operatrici circondarono una bimba di 5 anni per farla distrarre, mentre la madre usciva dalla stanza senza farsi vedere. La festa venne interrotta da un grido di terrore. La bambina urlava spaventata, denunciando un equilibrio psicologico fragile visibilmente compromesso da atti di violenza era stata costretta ad assistere. Seppi subito dopo cosa era accaduto: quella bambina aveva visto suo padre tentare di annegare la madre mentre lei era nella vasca a fare il bagnetto. La piccola, dunque, non sopportava di vedere sua madre in nessun bagno e per questo la donna era costretta ad andare in bagno di nascosto, o quando la bimba era a scuola o dormiva.
Pangea Progetto Italia. La Fondazione Pangea è impegnata dal 2002 con progetti di sviluppo per il riscatto economico e sociale delle Donne, attraverso programmi di educazione, formazione professionale e microfinanza. È attualmente attiva in Afghanistan, India, Nepal, Repubblica Democratica del Congo e Sud Africa. Dal 2008, anche in Italia, dove ha avviato pangeaprogettoitalia 2 il progetto che, in collaborazione con 4 centri antivolenza, garantisce alle donne che hanno subito abusi e violenze, l'assistenza e il supporto per il recupero psicologico e sociale, per ritornare a far parte di un mondo da cui la violenza le ha allontanate ed escluse.
* Ana Maria Galarreta Responsabile "pangeaprogettoitalia" Fondazione Pangea Onlus
Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2010/11/25/news/pangea_la_violenza_sulle_donne_in_italia-9506247/
giovedì 25 novembre 2010
"Fiocco Bianco" in onore di Teresa Buonocore
Nella stessa giornata di giovedì si terranno anche una serie di manifestazioni ed incontri sul tema, organizzati dal Comune di Napoli.
L’idea del Fiocco Bianco nasce nel 1991 in Canada a seguito dell’uccisione di 14 studentesse a Montereal, barbaramente trucidate per il solo fatto di essere donne nella facoltà, prettamente maschile, di Ingegneria. In italia, la campagna antiviolenza è nata nel 2006 su iniziativa dell’associazione Artemisia di Firenze.
Fonte: http://www.julienews.it/notizia/politica/fiocco-bianco-in-onore-di-teresa-buonocore/59947_politica_0_1.html
mercoledì 24 novembre 2010
Napoli - STOP BERLUSCUORNO
Napoli
25 Novembre 2010
ore 16.00
Davanti al Maschio Angioino
STOP BERLUSCUORNO
Appuntamento per la raccolta delle schede per le dimissioni del capo del Governo.
La compravendita di donne come merci, gli insulti, l’affermazione del falso, l’affermazione del privilegio sulle regole, l’occupazione degli spazi decisionali per l’acquisizione maggiori profitti a danno di cittadine e cittadini, le clientele esibite sono solo alcuni dei motivi che ci hanno spinte a questa iniziativa, e che fanno di ogni giorno in più “in attesa” un danno che ne produce altri.
I voti raccolti via internet verranno stampati e messi nell’urna in aggiunta a quelli raccolti sul posto, e consegnati alla Prefettura.
Ma la raccolta continuerà ancora ed ancora, perché la nostra indignazione non ha fine.
La Camera delle donne (Donne Napoli, Arcidonna, Arcilesbica, La Camera delle Donne, DonneSuDonne, Associazione Maddalena, Associazione FEBE, Donne in Nero, Donne Medico, Archivio della memoria delle donne del Sud)
Fonte: http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article7293
Non sei sola, mettiti in rete
Giornata Internazionale Contro la violenza sulle donne
ore 10,30:
Apposizione da parte della sindaco Iervolino di una targa in ricordo di Teresa Buonocore nel luogo dove è stata uccisa, in via Generale Sponsilli,
ore 12:
nella sala Giunta di palazzo San Giacomo, ci sarà la presentazione del libro della giornalista de La Repubblica Cristina Zagaria, “Malanova”, la storia di Annamaria, che ha osato sfidare il branco. Partecipano: il sindaco Rosa Russo Iervolino, l’assessore alle Pari Opportunità Maria Grazia Pagano, la senatrice Silvia Della Monica, capogruppo della Commissione Giustizia del Senato, e la ricercatrice e scrittrice Carmen Pellegrino.
ore 16,30:
Incontro con: Gioia Rispoli, assessore Pubblica Istruzione Comune di Napoli, Maria Grazia Pagano, assessore P.O. Comune di Napoli, Laura Capobianco, Consulta delle Elette Comune di Napoli, Adele Nunziante Cesaro, Università degli Studi di Napoli Federico II, dottorato Studi di Genere, Marinella Gargiulo, Commissione Regionale P.O., Report sulle attività svolte dalla Rete Antiviolenza di: Luisa Festa (Consigliera di
Parità Provincia di Napoli) Elvira Reale (sportello antiviolenza Ospedale San Paolo) Francesca Fava (vicequestore aggiunto Questura di Napoli), Clara Pappalardo (Centro Antiviolenza comune di Napoli), Maria de Luzenberger (Tribunale dei Minori di Napoli), Maria D’Ambrosio (Sportello antiviolenza Suor Orsola Benincasa “Pari e
Dispari”).
A conclusione: performance “Pari e Dispari”, una rappresentazione teatrale sulla violenza contro le donne e in famiglia, a cura dello sportello antiviolenza del suor Orsola Benincasa.
- Centro Donna: Via del Parco Carelli 8/C tel. 081/7953190 oppure 081/7953190
- Centro Antiviolenza: Via del Parco Carelli 8/C tel. 081/7953191 oppure 081/7953191
- Rete Nazionale Antiviolenza Donna 1522
- Servizio Pari opportunità e Azioni Positive: Corso Umberto, 23 80138 - Napoli tel. 0817956440 oppure 0817956441
Fax. 0817956459
Fonte: comune di napoli
martedì 23 novembre 2010
Donne come foglie
Femminismo a sud propone un elenco di vittime di femminicidio, da sottoporre a Roberto Saviano, relativo ai soli ultimi quattro mesi, "sono circa 65 vittime soltanto negli ultimi quattro mesi", un elenco agghiacciante, un vero bollettino di guerra come lo chiama perfettamente il blog omonimo.
Perchè non è possibile che le donne muoiano come foglie che cadono silenziosamente in autunno, e che i loro nomi vengano spazzati via, cacellati, come se non fossero mai esistite.
Una sottolineatura, è prassi ormai consolidata che, quando si ricorda il numero delle vittime di femminicidio, qualcuno cominci a sbandierare le morti bianche, cioè i caduti sul lavoro, morti che si devono all'irresponsabilità ed al menefreghismo dei datori di lavoro, di quanti potrebbero e dovrebbero mettere in sicurezza i cantieri, le piattaforme petrolifere, le miniere, i macchinari nelle fabbriche, fornire i materiali antinfortunistici e non lo fanno, tagliando i costi di impianto sulla sicurezza dei lavoratori. Morti dovute all'interruzione della catena del diritto del lavoro.
Le vittime del femminicidio sono donne assassinate da uomini in cui credevano, da amici, padri, fratelli, certe volte figli, in alcuni casi passati con il delirio di onnipotenza, cioè donne che non dovevano reclamare niente, donne la cui sicurezza dovrebbe essere un fatto naturale, che non dovevano pretendere nessuno scarponcino antiscivolo, nessuna cinghia, no, semplicemente avevano il diritto di nascita di attraversare il mondo sicure che nessuno le avrebbe uccise in quanto donne, il diritto di vivere, diritto negato con violenza per un puro e semplice atto di spraffazione.
Non esistono gerarchie tra le vittime, ma femminicidi e morti bianche sono categorie diverse, anche le donne possono essere vittime del lavoro! proprio per questo non ha senso controbattere alla questione del femminicidio, con l'argomento delle morti bianche, cercando in questo modo di attribuire all'uno e all'altro più o meno valore.
Nella morte non c'è niente di eroico.
martedì 12 ottobre 2010
Sud chiama nord: vogliamo manifestare a Milano contro la violenza sulle donne
Fonte: FEMMINISMO A SUD
Brutti venti spirano da nord. La maggior parte delle donne uccise da uomini, mariti/padri/fidanzati/figli/fratelli/ex, è stata ammazzata nel nord italia.
Siamo convinte che dal nord arrivi un rigurgito di autoritarismo che colpisce e discrimina tutte le fasce deboli. Dal nord arriva una cultura che legittima l’egoismo, la guerra tra poveri, la guerra tra sessi, l’intolleranza, l’omofobia, la lesbofobia, la transfobia, la repressione contro ogni forma di dissenso.
Dal nord arriva il rigurgito del sessismo più violento, per bocca di quotidiani che non lesinano campagne sgradevoli contro le donne, di politici che non risparmiano alle donne nessun insulto, di opinionisti che considerano le donne addirittura una razza nemica, di movimenti neomaschilisti che fanno guerra alle donne, giustificano uomini violenti, diffondono cultura di violenza per mantenere e ripristinare privilegi per la categoria.
Dal nord arrivano culture conservatrici e reazionarie che evocano un periodo vissuto al tempo di Mussolini durante il quale le donne dovevano solo fare figli, piacere, obbedire, essere fedeli alla patria, al marito e a dio.
Dal nord arrivano le proposte più gravi che minano il diritto di famiglia, la libertà di scelta delle donne che nel frattempo continuano ad essere però usate a scopo di intrattenimento e in pose sessiste per promuovere ogni genere di prodotto.
Dal nord arrivano gli atti più concreti che stanno smantellando uno ad uno ogni diritto acquisito per le donne, ogni struttura di riferimento, non ultimi i consultori e i centri antiviolenza.
Noi del sud abbiamo già vissuto numerose colonizzazioni culturali e non possiamo subire anche questa senza almeno provare a resistere sullo stesso terreno.
Perciò proponiamo una manifestazione contro la violenza maschile sulle donne, che si esprime in ogni forma, sia essa fisica, psicologica, istituzionale, economica, per la fine di novembre da svolgersi a Milano.
Le donne, femministe e lesbiche del sud vogliono prendere il traghetto, percorrere il “continente” e arrivare da “terrone” nella città simbolo dei contesti più culturalmente arretrati d’Italia. Vogliamo venire a dare forza alle sorelle, tante, e ai fratelli, tanti, che lì combattono e sono quotidianamente oggetto di repressione, se parlano, manifestano, fanno volantinaggio, gestiscono un sito internet, vivono.
Diteci se ci volete. Noi siamo pronte a partire. Chi è pront@ a partire con noi segua lo spezzone/striscione delle donne, femministe e lesbiche antisessiste, antirazziste, antifasciste.
Chi ha voglia di discutere della proposta di manifestazione può iscriversi alla mailing list, seguire questo blog o il blog che può essere prevalentemente dedicato alla manifestazione, a partire dalla campagna “Un lenzuolo contro la violenza sulle donne” che alcune sorelle diffondono anche su una pagina facebook.
Sud chiama Nord. Ci siete?
Prepariamo i sacchi a pelo?
Per il freddo polare, basteranno cappotto, guanti e sciarpa o ci vestiamo a strati?
Fonte: FEMMINISMO A SUD
VIOLENZA SESSUALE : GLI STEREOTIPI
Molti sono gli stereotipi relativi alla violenza sessuale: riportiamo e confutiamo quelli più comuni.
"Una donna non può essere violentata contro la sua volontà."
Questo stereotipo rimanda al grado di resistenza fisica opposta dalla vittima come prova della veridicità del fatto. L'effetto congiunto della minaccia e del dolore spesso annulla ogni resistenza. Può succedere anche che la donna perda i sensi.
"Tutti sanno che quando una donna dice di "no" probabilmente vuol dire di "sì"."
Lo stupro provoca solo paura e gli effetti legati al trauma sono, per molto tempo, devastanti per l'equilibrio psico-fisico. Nessuna donna vuole essere stuprata, si tratta di un'esperienza terrificante, dolorosa in cui una donna viene privata del controllo su di sé e sul proprio corpo.
"Le donne serie non vengono violentate ."
Questo stereotipo sposta la responsabilità dallo stupratore alla donna.
Gli uomini ricorrono a varie scuse pur di screditare la loro vittima. Le vittime non vengono scelte per il loro aspetto o per il loro modo di agire o per la loro età. E comunque il comportamento e il modo di vestirsi di una donna non dà il diritto ad un uomo di violentarla.
"Lo stupratore é sempre un malato, un mostro, uno sconosciuto."
Questo stereotipo sposta l'attenzione dell'opinione pubblica dalle reali caratteristiche della violenza.
Violenze sessuali e maltrattamenti si verificano in tutti i contesti sociali e gli aggressori sono spesso conoscenti delle vittime.
"Una donna che denuncia uno stupro dopo molto tempo non é attendibile."
Succede spesso che le donne riescano a denunciare il fatto solo quando sono trascorsi alcuni anni.
CHE COSA E' !
Ogni atto compiuto contro la nostra volontà è violenza
Non é sufficiente l'assenza di resistenza da parte di una donna perché un atto sessuale sia accettabile, occorre il desiderio da parte della donna, tutte le volte che questo manca allora
quell'atto rapporto va considerato una violenza.
Erroneamente si pensa che lo stupro sia un impulso sessuale irresistibile causato da un comportamento della vittima, o dalla sua avvenenza, o da un comportamento imprudente. Lo stupro non nasce da un desiderio erotico ma affonda le sue radici nella volontà di annientamento fisico e psicologico della vittima. Non a caso le donne vittime di stupro hanno paragonato l'esperienza dello stupro ad un'esperienza di morte. Essere private del diritto al proprio corpo e' una esperienza sconvolgente e devastante che compromette l'equilibrio psicologico della vittima.
la libertà di disporre del proprio corpo è un fondamentale diritto di uomini e donne il diritto alla sessualità è un diritto soggettivo assoluto, riconosciuto nella nostra Costituzione tra i diritti inviolabili della persona.
La legge N.66 "Norme contro la violenza sessuale":
· identifica il reato di violenza sessuale come delitto contro la persona
· compie reato di violenza sessuale "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali".
LE FORME
Non solo lo stupro e' violenza sessuale, tante sono le forme ...
"Mutilazioni genitali femminili"
Per Mutilazioni Genitali Femminili si intendono una serie di pratiche, che mirano ad alterare la conformazione degli organi genitali esterni non per finalità terapeutiche ma per controllare il piacere e il corpo delle donne. Ogni definitiva e irreversibile rimozione di un organo sano è una mutilazione. In situazioni di normalità infatti, non vi è assolutamente alcuna ragione medica, morale, o estetica, per sopprimere alcune o tutte le parti che compongono gli organi genitali femminili esterni. Sulla base di una quantità limitata di dati dispon ibili si è stimato che, a livello mondiale, tra i 100 e i 132 milioni di ragazze e donne abbiano subito mutilazioni genitali. Ogni anno, si calcola che circa altri 2 milioni di ragazze subiranno una qualche forma di mutilazione dei genitali. In base alle conoscenze attuali, le mutilazioni dei genitali femminili vengono praticate in 28 paesi africani, in alcuni paesi dell'Asia occidentale e in alcune comunità minoritarie di altri paesi asiatici. Sono stati inoltre riscontrati casi di MGF all'interno di alcune comunità di immigrati in Europa, nord America, Australia e Nuova Zelanda.
"Tratta delle donne a scopi sessuali" Sebbene non esista una definizione universalmente accettata della tratta di persone, questo fenomeno può essere definito come il reclutamento, il trasporto, l'acquisto, la vendita, l'alloggio o il ricevimento di persone, tramite minacce o l'uso di violenza, il sequestro, la frode, l'inganno o la coercizione (compreso l'abuso di potere), o tramite la contrazione di un debito capestro, allo scopo di costringere o continuare a costringere la persona oggetto di traffico a svolgere pratiche di lavoro forzato o in condizione di schiavitù, a prescindere dal pagamento del debito e in una comunità diversa da quella in cui viveva al momento della contrazione del debito. Le vittime di questa moderna forma di schiavitù sono prevalentemente donne, le quali vengono destinate soprattutto all'industria del sesso, compresa la prostituzione forzata. Solitamente si tratta di donne provenienti da paesi poveri o in via di sviluppo che, attraverso la violenza o l'inganno (magari con la falsa promessa di un lavoro), vengono sottratte dai loro luoghi d'origine per poi essere vendute come schiave nei paesi occidentali. Spesso la compra-vendita di donne a scopi sessuali viene organizzata dalla criminalità organizzata locale, mentre i maggiori fruitori della tratta sono gli uomini dei paesi occidentali che pagano per avere prestazioni sessuali da parte di donne e bambine. Nel caso di questa forma di violenza sessuale esiste una forte correlazione tra discriminazione sessuale e discriminazione razziale, spesso poco discussa. In altre parole, il traffico di donne e bambine è stato accompagnato spesso da atteggiamenti razzisti, frequentemente indirizzati contro le donne appartenenti ad alcuni gruppi razziali ed etnici (per esempio donne immigrate e indigene). Ciò significa che l'ideologia razzista alimenta la tendenza alla "mercificazi one" della sessualità femminile.
"Molestie sessuali"
La molestia si puo suddividere in:
Molestia verbale: apprezzamenti verbali o umilianti non graditi e non sollecitati dalle donne aventi come oggetto la sessualità o il corpo femminile.
Molestia relazionale: richieste di rapporti sessuali, implicite o esplicite, non gradite ne sollecitate dalla donna.
Molestia visiva: messaggi offensivi, foto pornografiche, lasciati in prossimità di oggetti di propnetà della donna, dello spogliatoio o delle toilette femminili.
Molestia fisica: contatti intenzionali con il corpo femminile.
Offerte esplicite o implicite di promessa di carriera o di agevolazioni o privilegi sul posto di lavoro in cambio di prestazioni sessuali.
Intimidazioni, minacce, ricatti subiti dalla doima per aver respinto comportamenti maschili finalizzati al rapporto sessuale.
"Stupro di gruppo"
Lo stupro collettivo é il frutto di precise progettualità, pensate e meditate per infliggere volutamente alla vittima un grado di umiliazione elevato. Il gruppo diventa il palcoscenico e il luogo di misurazione della forza e della potenza individuali, nonché l' occasione nella quale il singolo può agire la propria distruttività protetto dall'aninomato.
"Stupro di guerra"
L'aumento della forza del gruppo insieme al desiderio di annientare il corpo femminile, considerato un divertimento sessuale, raggiunge il suo apice nell'utilizzo dello stupro come "arma" durante la guerra. Lo stupro di guerra é il mezzo per umiliare e demoralizzare il nemico attraverso la distruzione e la denigrazione delle donne del suo stesso gruppo.
LE CONSEGUENZE
Le conseguenze della violenza sessuale sono traumatiche. Non esistono tempi e modi di superamento del trauma validi per tutte come non esistono reazioni uguali per tutte alla violenza subita.
Psicologiche Sul piano psicologico l'autocolpevolizzazione, compromissione dell' equilibrio emotivo-relazionale, stato confusionale, forte bisogno di razionalizzazione, annientamento e angoscia, apatia, rabbia, di sturbi alimentari, disturbi da stress post traumatico, comportamenti autolesionisti.
Fisiche Sul piano fisico disturbi ginecologici, ferite, dolore cronico della pelvi, disturbo infiammatorio della pelvi, gravidanza indesiderata, malattie sessualmente trasmesse compreso l'HIV, aborto spontaneo.
Le idee più diffuse sullo stupro, presenti sia nella cultura popolare che scientifica, hanno determinato gravi conseguenze per la vittima che viene spesso considerata responsabile della violenza subita. Tale processo, definito vittimizzazione secondaria, ha origine da un atteggiamento giudicante nei confronti della donna che può sfociare in mancanza di sostegno, condanna ed emarginazione.
Nonostante l'atrocità e le conseguenze proprie di queste esperienze molte donne sono riuscite a riprendersi la loro vita e a riprogettare il loro futuro, spesso insieme e attraverso altre donne.
Fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=124954950883778&id=100000892904834
Contro la misoginia e il razzismo
Si prega di portare video o fotocamere.
Donne Assassinate di Ruben De Luca
Esce in questi giorni, edito dalla Newton & Compton, il saggio Donne Assassinate - Dall’omicidio seriale allo stupro di gruppo, storia e fenomenologia della guerra condotta dal genere maschile contro "l’altra metà del cielo" del criminologo Ruben De Luca.
Il libro ci rivela come il fenomeno della violenza sulle donne sia in continua crescita, sfociando sempre più spesso in omicidio. Accanto al termine “omicidio” si stanno perciò sempre più accostando quelli di “femminicidio” o “ginocidio” per indicare l’assassinio di una donna da parte di un uomo quando essa viene uccisa proprio perché appartenente al genere femminile. Non vittima causale, dunque, ma “scelta” in virtù del suo essere donna.
Vittime di feroci predatori, perversi serial killer o, in moltissimi casi, dei loro stessi mariti o fidanzati, le donne sono da sempre oggetto di una spietata carneficina. Il silenzio, la paura, il terrore, la fragilità hanno fatto di loro le schiave e le martiri di una delle guerre più ingiuste e meno combattute dell’umanità. Da Marco Mariolini, "il cacciatore di anoressiche", a Angelo Izzo, "il mostro del Circeo", da Gianfranco Stevanin "il mostro di Terrazzo" a Guido Zingerle, la "Belva del Brennero", l’analisi di Ruben De Luca si addentra nelle menti criminali degli uomini che odiano, violentano e uccidono le donne, affrontando i nodi più spinosi di storie troppo spesso rimaste drammaticamente irrisolte. Alla ricerca di un barlume di verità e di senso, Donne assassinate affronta anche i casi lasciati in sospeso dalla giustizia per scoprire, attraverso le tragiche vicende di ragazze come Simonetta Cesaroni o, più recentemente, Chiara Poggi, un’altra agghiacciante realtà: l’impunità dell’assassino. Ecco, allora, “la decapitata di Castelgandolfo”, “il delitto dell’Olgiata”, “l’omicidio dell’Università Cattolica”: racconti di morte che l’autore indaga utilizzando, insieme agli strumenti della ricerca storica, le risorse della moderna criminologia. (dalla quarta di copertina)
Sul sito della casa editrice è possibile scaricare un lungo estratto.
L'Autore: Ruben De Luca, Psicologo Criminologo, Direttore del GORISC (Gruppo Osservatorio di Ricerca, Intervento e Studio sul Crimine), Università di Roma “La Sapienza”. Autore di circa 100 pubblicazioni di criminologia, è considerato uno dei massimi esperti europei di omicidio seriale. Nel 2001, ha creato ESKIDAB, la Banca Dati Europea dei Serial Killer, un archivio costantemente aggiornato che contiene le schede personali di tutti gli assassini seriali identificati e attivi sul territorio europeo. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo sempre per la Newton & Compton Serial killer con Vincenzo Maria Mastronardi e Sette Sataniche con Mastronardi e Moreno Fiori, di cui è prevista a breve la prossima edizione. Per la Magi Edizioni ha pubblicato Omicida e artista: le due facce del serial killer.
Donne assassinate
Ruben De Luca
Newton & Compton 2009
Collana Controcorrente
Pag. 464 - 12,90€
Codice ISBN: 978-88-541-1272-8
Acquista il volume Donne assassinate su iBS.it
Via:noviolenzasulledonne.blogspot.com
mercoledì 18 agosto 2010
"100 uomini al giorno" CONTRO la violenza sulle donne
"100 uomini al giorno" CONTRO la violenza sulle donne