In rete gira questa pubblicità di Louis Vuitton. Una nuova campagna in cui, dicono, non si prende in considerazione la vita drammatica delle prostitute e, secondo alcune persone, si prende in giro chi subisce molestie nel mondo della moda.
Quello che io vedo però, in questo spot, a un primo rapidissimo sguardo, al quale fanno seguito queste poche righe, è quasi una presa di coscienza sul significato della femminilità, più che una presa in giro. Voglio dire, tutto l'apparato della femminilità è prostitutivo. Non è una presa in giro, è la rappresentazione di come viene costruita la femminilità.
A partire dalla scritta Love. E dunque, la cosa che maggiormente mi disturba, a parte l'estrema magrezza di questa donna, è quella ignobile pelliccia che rappresenta uno status simbol, la crudeltà inutile.
Di significati in questo spot ce ne sono molti. Di violenza anche. Ma non riguardano la banalizzazione della prostituzione, bensì il modello di femminilità che costruisce la moda: magrezza, seduttività eteronormata, simboli di potere. E la pubblicità è onesta, lo dice chiaramente, nel finale, che è l'industria della moda che contribuisce oggi, in modo massiccio, a generare questo modello umano.
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venerdì 22 marzo 2013
venerdì 13 luglio 2012
Plus Model Magazine
Si parla moltissimo dei modelli estetici imposti dalle riviste di moda, della magrezza proposta o percepita come punto di arrivo o di partenza del successo. Tutto questo parlare sui corpi delle donne, soprattutto, relativamente poco degli uomini, è spesso carico di moralismo, rabbia e colpevolizzazione. Che tu sia magrissima o formosa, ti sentirai addosso un giudizio che va oltre la semplice registrazione della tua presenza. Quando sei formosa però diventi un bersaglio. Il peso dei giudizi che gli altri esprimono sui nostri corpi condiziona a più livelli le nostre vite, fin dall'infanzia. In alcune i disturbi alimetari si incrociano con altre problematiche, nella maggior parte delle donne la dieta diventa un pensiero cardine, una sottile ma costante frustrazione. "La dieta è il più potente sedativo politico della storia delle donne. Una popolazione con una tale tranquilla ossessione è una popolazione facilmente manipolabile" dice Naomi Wolf in Il mito della bellezza.
In questo post non ho la pretesa di toccare tutti i punti di una delle più spinose e, per molte persone, dolorose questioni che riguardano le nostre vite. E', anzi, solo un punto di partenza, un altro. Non c'è nulla di sbagliato nell'essere magre o magrissime, se per esserlo non fai alcuno sforzo, perché quello è il tuo corpo. La battaglia, quando si tratta di modello unico di bellezza, non è contro le donne magre, ma contro un sistema di controllo che devia la nostra attenzione da tutto ciò che ci potrebbe interessare e rendere felici, per spingerci a odiare e ferire noi stesse. Si può vivere una vita intera odiando la propria carne e lottando contro di se? Milioni di persone nel mondo investono le proprie energie in questo. E' sbagliato.
Mi sono imbattuta di recente in Plus Model Magazine, una rivista virtuale di moda in lingua inglese, che si occupa di donne dai copri che non rientrano nei canoni di bellezza proposti dalle riviste cosiddette mainstream. Qualche volta la mano del grafico si abbatte anche sulle plus model, lisciando e leccando la pelle, la quale, al naturale, sicuramente non risulterebbe mai così compatta, come non lo è quella delle modelle magrissime. Ma quante volte, guardando un abito, abbiamo pensato: a lei sta bene perché è magra? La rivista ha il pregio di rappresentare quella parte di donne che indossano abiti di taglia superiore alla 44, senza giudicarle. Quella parte di donne, quasi sicuramente, maggioritaria che abita il mondo - il rimando politico in questa sproporzione, nell'essere maggioritari ma non contare nulla per chi detiene il potere della parola, è molto forte.
Di questa rivista mi piace anche la frequenza con la quale, sia in copertina che nei servizi interni, appaiono donne di colore e asiatiche. Sfogliandola ho l'impressione di vedere nel contempo qualcosa di bello e qualcosa di vero.
Per chi frequenta facebook questa è la pagina di Plus Model Magazine, questo è il sito internet, questo è il loro tumblr.
L'immagine è tratta dalla pagina facebook di Plus Model Magazine.
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giovedì 30 giugno 2011
Pretty baby 2
Da un sito di gossip si possono imparare delle cose, per esempio su come ci si serve del pettegolezzo per orientare il pubblico, di come si costruisce un personaggio dal nulla. Cose risapute, tutto sommato. Di certo non manca il materiale sulla rappresentazione di genere, se gli uomini si dividono in "stalloni" e "checche", alle donne si riservano impietosi post sulla cellulite, il viso struccato, il peso che sale e scende, la faccia rifatta, la classifica dei culi, il paragone tra due che indossano lo stesso vestito. Scopabili e non scopabili. Ci sono anche i bei servizi fotografici, realizzati da importanti riviste di moda. Per esempio questa nelle foto qui sotto è Elle Fanning in un bel servizio in stile anni '70. Non sono foto vecchie, no, sono foto di adesso, di pochi giorni fa e lei non è del '70, nemmeno dell' '80 Elle Fanning non ha nemmeno 20 anni, che dico, nemmeno 15, no, lei ha tredici anni.
E' la sorella minore della più famosa Dakota Fanning attrice diciassettenne. Quella che ha piantata tra le gambe, come se fosse un puntatore rosa e fiorato, è una bottiglia di profumo che dice "annusa qui".
Bella la foto col profumo tra le gambe vero? Io me lo chiedo ancora se sia giusto trattare una bambina da donna adulta. Un altro genere di comunicazione commenta giustamente con sollievo la fine della serie Little miss America, e pure quella è solo una piccola parte, probabilmente la fase preparatoria, di un sistema molto più vasto, di vero e proprio sfruttamento sessuale dell'immagine di bambine e adolescenti.
Perchè poi si può arrivare ad una illustre sconosciuta che diventata famosa perchè a 16 anni sposa un attore cinquantunenne.
Il suo video “musicale”, tranne che per la fotografia, potrebbe essere stato realizzato tranquillamente in una qualsiasi provincia del mondo trash che ci circonda. Dove ci si maschera da adulte per soddisfare le aspettative degli adulti.
Se a 5 anni devi sembrare una bambola senza età, a tredici una ragazza di venti anni, a sedici e diciassette una donna di trenta, è ovvio che a trenta ti sentirai vecchia e ti trasformerai in una donna di silicone e botulino, gonfia e inespressiva.Ogni società ha i suoi riti, in ogni società si modifica il corpo per rappresentare un ideale, ma questo che ideale è?
Il suo video “musicale”, tranne che per la fotografia, potrebbe essere stato realizzato tranquillamente in una qualsiasi provincia del mondo trash che ci circonda. Dove ci si maschera da adulte per soddisfare le aspettative degli adulti.
Se a 5 anni devi sembrare una bambola senza età, a tredici una ragazza di venti anni, a sedici e diciassette una donna di trenta, è ovvio che a trenta ti sentirai vecchia e ti trasformerai in una donna di silicone e botulino, gonfia e inespressiva.Ogni società ha i suoi riti, in ogni società si modifica il corpo per rappresentare un ideale, ma questo che ideale è?
Foto da gossipblog.
martedì 3 maggio 2011
Pretty Baby
Oggi pomeriggio sfogliavo una rivista mentre ero in una comoda sala d'attesa.
Era un numero di "Grazia" al quale mancava la copertina e alcune pagine all'interno, lo sfoglio e leggiucchio, ci trovo la pubblicità di un altro "Grazia", dedicato alla moda per bambini, "Grazia Junior", la cosa mi fa trillare già un campanello ma vado avanti. Dopo poche pagine, per la seconda volta, viene pubblicizzata la versione "Junior" della rivista, questa volta mi soffermo sul viso della bimba in copertina, sembra triste, pallida sotto il fard rosa, una bambola di porcellana o plastica di altissima qualità, con un brutto cappello di paglia messo di sbieco. Fragile e sognante, melanconica. Penso che si tratta di una foto "morta", come quasi tutte le foto di bambini in posa per la moda. Bambini letargici. Adesso, nella testa, ho un immagine che non mi piace in più, giro pagina.
Ecco un servizio di moda, protagonista è una modella che in molte foto appare pallida e quasi confusa, una bambola sì, con addosso dei veli, esile, con una femminilità appena accennata, una bambina fragile e sognante, melanconica.
Praticamente la stessa idea di prima, sono immagini che ad uno sguardo poco attento si confondono, addirittura sono entrambe ricce.
Le foto col cellulare non rendono bene l'effetto di voltare pagina e trovare la bambina triste a seno nudo, con le labbra socchiuse in attesa.
Poche idee, pochi modi di rappresentare le donne, applicabili a tutte le età. Almeno l'accortenza di collocare distanti l'una dall'altra l'immagine di una bambina e quella di una modella che le somiglia, di un servizio che ne potenzia la distorsione.
Ma i servizi fotografici con bambini, essendo quelli bambini, non dovrebbero esprimere qualcosa di diverso dai servizi con gli adulti? Ovviamente ho visto solo la copertina di quella rivista.
Ma io sulle riviste vorrei vedere, nel caso, bambine e donne, non bambole, all'occorrenza invecchiate o svecchiate.
Anche Pedopornonecrofilia.
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