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venerdì 19 dicembre 2014

#GiornalismoDifferente

Aderisco alla campagna #GiornalismoDifferente, perché nessun Papà di 56 anni fa sesso con la figlia di 6 anni e con la sorellina, quello non è "sesso" è stupro, abuso e lui è un pedofilo con l'aggravante dell'essere anche il padre. No un padre non  fa sesso con la figlia di 8 anni e filma le violenze si tratta di stupro. L'url di quest'ultimo articolo è schifosa: "http://www.leggo.it/NEWS/ROMA/quot_non_dire_alla_mamma_del_gioco_del_dottore_quot_._fa_sesso_con_la_figlia_di_8_anni_e_filma_le_violenze_12_anni_di_galera_al_pedofilo/notizie/721216.shtml". Il gioco del dottore? si chiama pedofilia.
Gli adulti non fanno "sesso" con i bambini e le bambine, stuprano. Lo stupro, di chiunque, è tortura sessuale, non "fare sesso", quando si tratta di un/a bambina/o è anche pedofilia.

Siete complici della cultura dello stupro.

Incollo qui sotto l'articolo di rifermento della campagna dal blog http://narrazionidifferenti.altervista.org


#GiornalismoDifferente

Il giornalismo italiano sembra completamente sordo ai progressi della società in fatto di questione di genere continuando a usare un linguaggio, delle immagini e un immaginario retrogrado, violento e discriminante.
E’ tempo di pretendere un cambiamento.
E’ tempo di pretendere che il giornalismo italiano si metta al passo coi tempi di cambiamento della società, della realtà, che rappresenti il meglio di questa e superi i retaggi della cultura patriarcale, maschilista e omo-transfobica.
E’ tempo di pretendere un Giornalismo Differente, perché del valore di informare rimanga anche quello di innovare.
La realtà dipende dalle sue rappresentazioni.
Di pari passo vanno le modifiche di una e delle altre, a specchio.
Ma se la realtà inizia a usare vocaboli, idee, immaginari che non trovano mai una rappresentazione massiccia, lo scollamento è inevitabile.
Solo da poco il giornalismo ha introdotto il termine femminicidio nel proprio vocabolario.
Un passaggio fondamentale per ripristinare una rappresentazione che rispondesse alla realtà: donne uccise in quanto donne.
Eppure a questo non è seguito un miglioramento complessivo del linguaggio o dell’approccio giornalistico al genere, soprattutto per quello che riguarda i giornalisti di cronaca, specialmente di cronaca nera.
E’ tempo di suggerire quindi al giornalismo italiano tutto, alcune semplici regole di linguaggio e approccio, che nel 2014 sarebbe proprio il caso di applicare.
Oggi è il 25 novembre, giornata internazionale della lotta alla violenza sulle donne.
Abbiamo deciso di lanciare oggi questa campagna perchè crediamo che dal linguaggio mediatico passi la cultura che ci rispecchia e consolida la nostra visione del mondo e che per questo il giornalismo italiano debba cambiare, migliorare, evolvere.
Chiediamo un Giornalismo Differente, lo facciamo lanciando un hashtag #giornalismodifferente e delle prime rivendicazioni:
1. Un femminicidio non è colpa della disoccupazione / della depressione / della passione.
La violenza sulle donne è sempre esistita, con o senza crisi economica.
Un uomo non picchia, umilia o uccide una donna perchè è rimasto disoccupato. Lo fa perchè la sua cultura lo autorizza a sentirsi superiore alle donne, a sentirsi padrone delle loro vite, a dominarle psicologicamente e fisicamente. Anche le donne rimangono disoccupate ed entrano in depressione, anche le donne, anzi soprattutto le donne soffrono la crisi dentro e fuori casa, ma per un uomo queste diventano possibile “giustificazioni” ad un femminicidio, autorizzato invece dalla sua cultura patriarcale.
Quella stessa cultura insegna alle donne a subire, passivamente, perchè in nome dell’accoglienza e la mitezza a cui per cui è programmata.
Ecco tre esempi tratti da Corriere della Sera, AGI – agenzia giornalistica Italia, e Repubblica.it
disoccupato
agi
depressione
2. Non è il raptus che uccide!
Allo stesso modo, il raptus è un alibi che il giornalismo fornice a chi uccide la propria compagna, moglie, fidanzata, amica.
La violenza sulle donne è un fenomeno strutturale. Ha radici profonde e non può essere ricondotta a un momento di violenza improvviso. Piuttosto, si tratta di anni di piccole avvisaglie, di atteggiamenti psicologicamente o fisicamente violenti, di affermazione di cultura maschilista, o spesso si stalking e intimidazioni che sfociano in maniera assolutamente premeditata nell’uccisione della donne che si è sottratta al possesso patriarcale.
In questo articolo ad esempio, Repubblica.it usa il termine raptus, per poi specificare però che i due avevano spesso litigi violenti.
raptus
3. No alle pornovittime!
Una donna rimane un oggetto sessuale anche da morta. Così non mancano gli esempi di vittime di femminicidio o violenza sessuale, anche giovanissime, ritratte dai giornali in bikini, sottolineandone l’avvenenza.
Come se da quella dipendesse la sorte di una violenza, di un’aggressione.
Se poi la donna uccisa è una donna famosa anche per la sua avvenenza, non le si risparmiano gallery su gallery della sua immagineammiccante, anche da morta. Pensiamo ad esempio allo sciacallaggio mediatico su Reeva Steenkamp, la donna uccisa dal campione paraolimpico Pistorius.
Anche le foto di repertorio scelte dai giornali per parlare di violenza sessuale e femminicidio rimandano spesso a un immaginario sessualizzato: minigonne cortissime, calze autoreggenti, magliette scollate. E poi pose rannicchiate nel buio, mani sulla faccia. Come se la vergogna fosse la loro e non quella di chi le ha aggredite.
Porno + vittimizzazione, un pessimo risultato.
Le immagini che seguono sono alcune tra le più utilizzate dai giornali quando si parla di stupro, rintracciabili dai free press come Leggo fino a Il Messaggero.
pornovittima

pornovittima2

4. Cosa indossa una vittima di violenza? Chissenefrega!
Più chiare di così non si poteva essere. Ancora oggi spesso i giornalisti specificano oltre all’aspetto fisico anche l’abbigliamento di una vittima di violenza di genere. Perchè? A cosa serve dirci che indossava una minigonna? O che era bella? A nulla.
Perchè la violenza è trasversale e non colpisce solo donne avvenenti o vestite in modo succinto.
Anzi, per lo più avviene dentro le case, in famiglia, dove davvero nulla importa come si è vestite.
Se la vittima di una violenza sessuale di qualsiasi tipo è una donna avvenente si susseguono nell’articolo le sue immagini, persino in bikini, per attirare lettori, altrimenti si allude al suo aspetto e al suo abbigliamento, se si tratta di una sex worker, anche al suo lavoro ovviamente, nel quadro di un generale slut shaming, ovvero di una colpevolizzazione costante delle donne.
Così la notizia di una donna molestata sessualmente diventa “giustificata” da come quella, per di più ballerina di un night, andava vestita, nell’articolo di Treviso Today.
lap dance
5. Il capofamiglia non esiste più!
Il capofamiglia. Una parola usata molto spesso dal giornalismo italiano, ma che ci riporta indietro a quando l’Italia rispettava ancora la norma contenuta nell’art. 144 del Codice civile, che prevedeva il ruolo di capofamiglia e lo attribuiva al marito, abrogata poi dalla legge 19 maggio 1975, n. 151 con la Riforma del diritto di Famiglia.
Il capofamiglia non esiste più da 40 anni, ma il giornalismo italiano continua a usare questa espressione.
Come continua a usare la giustificazione dell’onore e della gelosia maschile per parlare di violenza, riportandoci a un’altra pietra miliare del nostro diritto, il delitto d’onore, abrogato solo nel 1981.
Questi retaggi maschilisti, seppur eliminati dal diritto ufficiale, persistono nel linguaggio giornalistico, tradendo la sostanziale adesione a un modello culturale da cui sarebbe anche tempo di affrancarsi.
Ancora Repubblica.it ci fornisce un esempio dell’uso improprio di “capofamiglia”. In questo articolo usato per intendere l’uomo del nucleo familiare dove, tra l’altro, era invece la donna a provvedere al mantenimento della famiglia.
capofamiglia
6. unA transessuale, al femminile
Alla condizione femminile, non può non essere associato il trattamento linguistico-mediatico riservato anche a persone LGBTQI, soprattutto per quel che riguarda LE transessuali, relegate tanto alla macchietta che a cui i media le condannano da non meritare nemmeno l’articolo femminile.
Una piccolezza, risponderà il/la giornalista dalla sua scrivania.
Invece no. Perchè il genere maschile e femminile non sono solo acquisizioni basate sul sesso biologico, ma anche faticose conquiste identitarie. E ciò va rispettato.
Il transessualismo indica l’esperienza vissuta da tutte quelle persone che non sentono di appartenere al sesso biologico acquisito con la nascita e che quindi intraprendono un percorso di adattamento del proprio fisico alla percezione psicologica ed emozionale che hanno di sé. Dunque se quella persona ha scelto di appartenere al sesso e al genere femminile,i media dovrebbero evitare di rimetterle addosso un’etichetta maschile ( e viceversa ), allo stesso modo in cui la società tutta dovrebbe acquisire la capacità di relazionarsi alle persone in base alle scelte che compiono e non ai ruoli precostituiti che si vogliono imporre loro.
Così il Corriere della Sera è solo uno dei giornali indeciso sul genere da attribuire a persone transgender, in questo articolo sulla morte di Brenda, trans tristemente nota per il suo coinvolgimento nello “scandalo” Marrazzo, alterna il maschile al femminile.
brenda
7. Vogliamo parlare di donne vive ( e fuori dai ghetti rosa )?
Più in generale, il giornalismo tende a narrare e rappresentare le donne solo come vittime di violenza. Affollano le pagine dei quotidiani e le schermate dei pc tutte le donne stuprate, uccise, aggredite, sfgurate. Di donne forti, uscite dalle difficoltà, capaci di reagire o che propongono un immaginario differente da quello descritto finora non c’è quasi traccia.

COME ADERIRE A #GIORNALISMODIFFERENTE
Per aderire alla campagna inviateci la vostra adesione, singola o collettiva a narrazionidifferenti@gmail.com
Questo manifesto per il Giornalismo Differente, con tutte le sue adesioni, sarà inviato all’attenzione delle principali testate nazionali.
Diffondete l’hashtag #giornalismodifferente su Twitter unito alle nostre e alle vostre rivendicazioni, taggando le principali testate italiane.

#giornalismodifferente Un femminicidio non è colpa della disoccupazione!
                                Non è il raptus che uccide!
                                No alle pornovittime!
                                Cosa indossa una vittima di violenza? Chissenefrega!
                                Il capofamiglia non esiste più!
                                UnA trans, al femminile!

lunedì 2 luglio 2012

#NOPAS: fermiamo i ddl che introducono la falsa sindrome di alienazione genitoriale

Condivido la petizione promossa da Fiori D'Acciaio Coordinamento Diritti Donne e Minori

Firmate qui

Attualmente sono in discussione al Senato i disegni di legge n. 957 (PDL-UDC), n. 2800 (IDV), n. 2454 (PD e Radicali), n. 3289 (UDC-SVP) sull’affido condiviso e il n. 43 (Sen. Peterlini) sulla doppia residenza.

Queste proposte contengono gravissime violazioni dei diritti fondamentali dei figli minorenni vittime di violenza diretta o assistita. Questa petizione si propone di raccogliere firme per chiedere :

- Che la legge vieti espressamente l’affido condiviso nei casi di acclarata violenza, agita nei confronti del partner e/o sui figli;

- che sia definitivamente proibito l’utilizzo della sindrome di alienazione genitoriale (PAS) in ambito processuale e da assistenti sociali come motivo di mediazione familiare e affido condiviso, perché tale “sindrome” non è presente nell’attuale (DSM) e non ha valide basi scientifiche;

- che il 4° comma dell'art. 316 del codice civile sia abrogato: “Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti e indifferibili (322)”, poiché è lesivo dei diritti della madre e contrario al concetto di parità genitoriale;

- che non sia imposta per legge la doppia residenza/domicilio, ma sia valutata questa possibilità caso per caso, in base all'età e alle esigenze dei figli minori;

La PAS, o sindrome di alienazione genitoriale, è considerata un disturbo relazionale nelle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore manipola il figlio generando il rifiuto dell’altro genitore per rivalersi. Nella realtà però è strumentalizzata dal genitore che ha agito la violenza per far decadere le accuse e ottenere comunque l’affido condiviso, se non addirittura quello esclusivo. Infatti, sebbene la PAS non abbia valide basi scientifiche e non sia mai stata inclusa nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), tale “sindrome” è spesso erroneamente utilizzata nei tribunali e dai servizi sociali. È bene sottolineare come i bambini e le bambine che hanno un genitore violento e/o abusante si giovano della sua assenza: solo così possono ricostruire un reale futuro sereno assieme all’altro genitore.
Si ritiene quindi di dubbia costituzionalità e lesiva dell’ordinamento giuridico italiano la volontà di introdurre la PAS per legge.

Firmate qui

domenica 15 gennaio 2012

Conferenza sulla presentua sindrome di alienazione parentale - P.A.S.



Ordine dei Medici di Firenze
via Giulio Cesare Vanini n. 15 – sala convegni
11 febbraio 2012
La "presunta" sindrome di alienazione parentale - P.A.S.

ORE 9.00 - SALUTI DI APERTURA
Antonio Panti - Presidente dell'Ordine dei Medici di Firenze
Sandra Vannoni - Presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana
Maurizio De Martino - Ordinario di Pediatria, Direttore Dipartimento Pediatria AOU Meyer
Renzo Guerrini - Ordinario di Neuropsichiatria Infantile, Firenze
Elena Zazzeri - Presidente della Camera Minorile, Firenze

ORE 9.30
La PAS strumento giuridico utilizzato contro i diritti delle donne e dei bambini
Girolamo Andrea Coffari, Avvocato, Presidente Nazionale del Movimento per l’Infanzia
La PAS - junk scienze - come è stata demolita dal mondo accademico e psichiatrico all’estero
Andrea Mazzeo, Psichiatra CSM
La Pas modello e prototipo di Violenza di Genere: i dati scientifici ed i rischi emergenti,
l’inattendibilità ed il pregiudizio

Maria Serenella Pignotti, Pediatra Neonatologo, Medico-legale

ORE 11.00 - TAVOLA ROTONDA

moderatore Dott.ssa Mariella Immacolato, Medico-legale

Anna Anglani, Neuropsichiatra – Giudice onorario Tribunale per i Minorenni di Firenze
Stefano Calamandrei, Psichiatra ASF, psicoterapeuta, psicoanalista SPI
Francesca Ceroni, Magistrato destinato all'Ufficio del Massimario presso la Corte di Cassazione
Luigi Grimaldi, Presidente sez. Famiglia Corte d'Appello Firenze
Giovanna Losapio, Docente di Psicologia, Facoltà di Scienze della formazione, Firenze
Stefania Losi, Pediatra, Gruppo Gaia, AOU Meyer
Ersilia Menesini, Professore di Psicologia dello Sviluppo, Firenze
Monica Pierattelli, Pediatra di famiglia, Firenze
Salvatore Palazzo, Presidente sezione famiglia Tribunale di Firenze
Elena Urso, Ricercatrice Diritto privato comparato Università di Firenze
in attesa di conferma:
Massimo Floquet, Procuratore capo presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze
Ferdinando Prodromo, Presidente Tribunale per i Minorenni di Firenze

Segreteria Organizzativa

Dott.ssa Maria Serenella Pignotti, TIN, AOU Meyer
Avv. Girolamo Andrea Coffari, viale dei Mille n. 55 Firenze
E' gradita l'iscrizione al seguente indirizzo e-mail: m.pignotti@meyer.it

venerdì 16 dicembre 2011

"Padri separati uniti contro le donne: boom di falsi siti, è allarme". La denuncia

Fonte: affaritaliani
Venerdì, 16 dicembre 2011 - 12:06:54

Gentile redazione,
faccio seguito all'articolo "Padri separati/Tre milioni sotto la soglia della povertà" (http://affaritaliani.libero.it/cronache/padri-separati111211.html?refresh_ce).
La pur buona pellicola televisiva di Rai Uno sulla vicenda del "padre separato" non vi induca nell'errore: Caritas ospita prevalentemente "genitori separati dai figli" tra gli extracomunitari o i comunitari soli in Italia per lavoro, quelli di fatto che si sottraggono al racket dell'impiego delle manovalanze in nero, ridotti in stato di povertà. I poveri "padri" sono così effettivamente separati dalle famiglie dai molti chilometri, che li separano fisicamente dal proprio paese di origine. Gli italiani hanno una incidenza minima, a Roma sono praticamente sconosciuti, mentre a Milano ce ne solo 5 o 6 in tutto tra i documentati che frequentino le "mense della carità".
Ciò è confermato inoltre dal dato fornito dalla ricerca Istat di recentissima pubblicazione, dedicata alle "condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio", che rileva come siano le donne a subire una involuzione economica personale e familiare dalla fine di un matrimonio. Altresì dal vostro articolo è scomparso completamente il contenuto del rapporto Eurispes 2011 sulla "condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza", cioè i figli, ad integrale favore di questi padri "certamente adulti" e interessati.

La mistificazione del dato della Caritas è manifattura di un pool di associazioni e di spregiudicati studi legali, interessati ad un obiettivo differenziato solo dall'oggetto statutario molto diverso da quello apparente e che non ha nulla di sociale. Le associazioni dei cd "padri separati" chiedono benefici per se stessi, gli avvocati mirano all'introduzione di una "mediaconciliazione familiare" obbligatoria che, come l'altra ormai in vigore, avrebbe come effetto immediato di far crescere a dismisura i costi di una separazione o di un divorzio per l'introduzione di altre professionalità da retribuire.  

L'intero comparto associativo, invece, è coautore della campagna per l'introduzione della "sindrome di alienazione genitoriale", la P.A.S. (Parental Alienation Syndrome), con il ddl 957 - gemello "cattivo" del ddl 2454 citato dal vostro articolo - per la modifica della L. 54/2006 sull'affidamento condiviso, che ha la presunzione di inserire l'accertamento obbligatorio dell'esistenza di una presunta malattia psichiatrica, per altro priva di alcun avallo medico dalla comunità scientifica internazionale e non inclusa nel DMS IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la cd bibbia della psichiatria) direttamente nel nostro ordinamento giudiziario.

E' utile ribadire che l'introduzione di un pregiudizio a carattere medico psichiatrico nel nostro ordinamento giudiziario subirebbe un primissimo stop in Aula con la pregiudiziale di costituzionalità, ma anche qualora fosse votata con la fiducia o a colpi di maggioranza perirebbe miseramente di fronte alla Suprema Corte Costituzionale alla prima occasione. La presunta malattia, infatti, è tale fornire uno strumento paramedico giudiziario per definire "alienato" il minore e quindi renderne inefficace la "deposizione in Tribunale". L'effetto dell'introduzione di una presunta malattia nel nostro ordinamento imporrebbe una riduzione immediata del Diritto del Minore, alla stregua di dichiarare inabili alla testimonianza tutti coloro affetti dalla sindrome di Down di ogni ordine e grado (e ve ne sono anche di laureati).

Non è un caso che la PAS sia stata usata con una distruttiva efficacia nei Tribunali americani solo per casi di violenza o abuso di minore nelle dispute di affidamento tra i genitori. Richard Gardner autore della teoria, psichiatra forense tossicodipendente ammalatosi di distrofia simpatica riflessa e morto suicida autoinferendosi numerose coltellate al petto e al collo con una mannaia da macellaio, ebbe dalla esperimentazione solo giudiziaria anche il ritorno di alcuni suicidi tra le vittime strappate al genitore protettivo e collocate dal giudice presso il genitore violento o abusante. Fortunatamente molti dei casi trattati da Gardner furono rivisitati durante lo scandalo e sanate situazioni di inenarrabile violenza ai danni di bambini e bambine. Coloro che negli states sono stati bambini vittime di Gardner oggi sono divenuti associazioni, che combattono strenuamente l'applicazione giudiziaria della teoria criminogena ai casi di pedofilia o di violenza familiare.

Allego le bozze del Rapporto Caritas pubblicato nel 2011 e i link per rivedere l'Indagine Istat sulle "nuove povertà" che conclama la povertà delle "Donne" giovani e con figli, nonché le relazioni redatte ai fini dell'Audizione presso la Commissione Giustizia al Senato sui due ddl scritte dall'Avv. Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'Infanzia, e dal Dott. Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico della Asl di Lecce.

Concludo con il ribadire mestamente che in tempi di grave crisi, quale quello verso il quale si avvia il Paese, la partecipazione mediatica ad una campagna che apre ufficialmente le ostilità tra i "generi" maschile e femminile può, a livello sociale, produrre gravi danni per la popolazione. Istat infatti rileva che il 75% dei genitori maschi non è in regola con il pagamento dell'assegno vitalizio per i figli e, considerando l'ampiezza del dato nazionale prodotto da Istat, è bene sospettare che si celi ben altro oltre alla povertà. Sussiste inoltre il rischio che da questa impietosa campagna nasca inoltre una nuova "affittopoli" di partito.
Pagine come questa che vi mostro sono esclusivo appannaggio mediatico delle organizzazioni descritte sopra e non rappresentano certo l'immagine di una Italia onesta e impegnata a risollevarsi dalla crisi, informo inoltre che i contenuti diffusi dalla pagina sono riprodotti da ben oltre 500 pagine facebook di poco differenti  e un centinaio di siti web commissionati dalle Associazioni e dagli studi legali ad una società di marketing e web hosting fiorentina, la Geobox.IT Srl, il cui titolare è sotto processo il Tribunale di Firenze per gravi maltrattamenti familiari (il reato è stato determinato per effetto di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, a disposizione se occorre).

Inoltre, cosa gravissima fin in violazione della legge e contro la deontologia professionale di avvocati e medici cui è vietata la pubblicità, tutti i professionisti legati al circuito sono di fatto "pubblicizzati" da queste pagine e con ricca esposizione di indirizzi e altri recapiti.


Loredana Morandi, presidente associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre, e responsabile della comunicazione del Movimento per l'Infanzia


I link dell’associazione Argon - Rete di artisti contro le guerre

I link del Movimento per l'Infanzia

Il blog per i comunicati alla stampa:

martedì 12 luglio 2011

Pedofilia e violenza sessuale una donna e una bimba le vittime

Due episodi: uno nel catanese, l'altro a Palermo. Nel primo caso arrestato un carabiniere accusato di aver abusato della figlia di un collega. nel secondo l'uomo avrebbe violentato una bambina di 10 anni

Le offre un lavoro nell'ufficio di cui è titolare la figlia in cambio di sesso: questa l'accusa rivolta ad un carabiniere di 50 anni, arrestato per violenza sessuale nei confronti della figlia di un suo collega. Secondo le accuse della ragazza, l'uomo le aveva fatto delle avance alquanto esplicite. Nel corso delle indagini sono state ascoltate altre giovani che avevano lavorato nello stesso ufficio, ma che si erano licenziate poco dopo: alcune hanno confermato di essere state oggetto di atteggiamenti simili e di essersi allontanate dal posto di lavoro, proprio per evitare tali attenzioni.

Ancora più terribile l'accusa che vede protagonista un 49enne palermitano. L'uomo avrebbe violentato una bambina di soli 10 anni, approfittando del fatto di esser diventato un amico dei genitori. La situazione è degenerata quando, durante un incontro in spiaggia, l'uomo è arrivato ad infastidire e a palpeggiare la bambina proprio davanti agli stessi genitori e alla sua fidanzata, ignari delle reali intenzioni dell'indagato. La madre ha deciso così di rivolgersi alla polizia. E' stata la stessa bambina, tra lacrime e singhiozzi, a confermare tutto.
 
(11 luglio 2011)

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/07/11/news/arrestati_due_uomini_per_molestie_sessuali_una_donna_e_una_bimba_le_vittime-18972717/ 

giovedì 7 luglio 2011

Violenza sessuale: condannato per abusi su figlia due anni

Determinante racconto vittima,al padre 4 anni e mezzo di carcere
(ANSA) - CAGLIARI, 6 LUG - Era stato accusato dalla moglie di aver abusato della figlioletta sin da quando aveva due anni. Un quarantenne originario di un centro della Sardegna meridionale e' stato condannato questa mattina dal Gup del Tribunale di Cagliari, Roberto Cau, a quattro anni e mezzo di carcere.

Accolta la richiesta del pubblico ministero Rita Cariello che aveva accusato l'imputato di aver abusato della figlioletta dal 2006 al 2008. Durante un incidente probatorio, la bimba ha ricordato alcuni elementi che potrebbero essere stati determinanti per la sentenza di condanna. (ANSA).

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2011/07/06/visualizza_new.html_788874770.html

lunedì 10 gennaio 2011

Pedopornonecrofilia

In queste foto io ci vedo solo morte.Tristezza, sono come i bambini con gli occhi a bottone di Coraline, sottratti alla vita, dall’altra parte dello specchio – con la madre cattiva Carine Roitfeld, direttrice uscente di Vogue Paris. Non c’è dubbio che si tratti di pedopornogra...fia, ne ha l’odore, il colore e il sapore. E’ pedopornonecrofilia. Sono come le immagini dei bordelli tailandesi.
Credo che un’azione legale collettiva da parte delle associazioni di genitori sarebbe opportuna.


Che nessuno vada più in giro a raccontare che sta lottando contro la pedofilia.

Se ne parla qui e qui

martedì 12 ottobre 2010

Violenta figliastra per 9 anni,arrestato

A Valderice, la ragazza oggi ha 15 anni

(ANSA) - PALERMO, 12 OTT - Per nove anni ha violentato la figliastra, i Carabinieri hanno arrestato un uomo a Valderice nel Trapanese. La ragazza ha oggi 15 anni. L'identita' dell'indagato non e' stata resa nota per tutelare la minore.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/10/12/visualizza_new.html_1733632905.html

domenica 10 ottobre 2010

Trani, atti osceni davanti a minori Trattenuti in caserma due fratelli

TRANI (9 ottobre) - Atti osceni davanti a minori. E' accaduto a Trani, in piazza Dante, dove due fratelli di 40 e 49 anni hanno compiuto atti osceni per strada dinanzi ad alcuni bambini e anche ai loro genitori.

I carabinieri hanno bloccato i due e li hanno portati in caserma dove i fratelli sono ancora trattenuti. I militari, che stano ascoltando testimoni, stanno accertando se, oltre agli atti esibizionisti, i due abbiano anche tentato approcci con alcuni bambini.

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=122180

mercoledì 6 ottobre 2010

Abusi su sei bambine di dieci anni arrestato un istruttore di pallavolo

Gli episodi denunciati si sarebbero protratti per due anni scolastici fra il 2008 e il 2010

Per due anni avrebbe molestato almeno sei bimbe di dieci anni a cui insegnava la pallavolo nella palestra di una scuola.
Un istruttore italiano di 53 anni, nato in Egitto, è stato arrestato a Milano per violenza sessuale pluriaggrava e continuata.

Le violenze si sarebbero protratte per due anni scolastici, dal 2008 al 2010, e sarebbero state denunciate dalla madre di una giovane vittima.
Proprio le testimonianze delle bambine hanno permesso agli inquirenti di raccogliere gli elementi univoci che hanno portato all'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

La prima segnalazione arriva alla direzione scolastica nel maggio 2009. E in estate le indagini dei poliziotti hanno permesso di raccogliere gli elementi per far scattare le manette. Intanto le indagini proseguono per capire se ci sono altre vittime e se l'uomo abbia potuto mettere a segno altre violenze sfruttando il suo ruolo di istruttore. Per il 53enne l'accusa è di violenza pluriaggravata perché ha abusato della sua autorità di allenatore delle squadre di pallavolo, per la minore età delle vittime e anche perché le violenze sono avvenute all'interno di una scuola.

L'uomo è comparso davanti al gip Gaetano Brusa per l'interrogatorio di garanzia e ha ribattuto a tutte le accuse per un'ora e mezzo. Ha spiegato che gli allenamenti si svolgono sotto gli occhi dei genitori che assistono da dietro una vetrata e che non ci sono ripostigli per i palloni in cui appartarsi con gli allievi. Con il suo legale è andato oltre, ipotizzando che le accuse contro di lui possano essere una forma di ritorsione per una litigata con una delle presunte vittime, cacciata dalla palestra perché portava gli amici a vedere gli allenamenti nonostante il suo divieto.


Fonte: milano.repubblica.it

martedì 5 ottobre 2010

Pedofilia, ex primario catanzarese condannato a sette anni

Martedì, 05 Ottobre 2010 19.55

Si e' concluso con una condanna a sette anni di reclusione ed al risarcimento del danno alle parti civili il processo a carico di P. T., 73enne catanzarese ex primario di ginecologia, inizialmente imputato per violenza sessuale aggravata perche' compiuta nei confronti di minori di 14 anni e atti sessuali con minorenni a danno di quattro parti offese, induzione alla prostituzione nei confronti di altri due minori di eta' compresa fra 14 e 16 anni; tentata induzione alla prostituzione per un settimo minore. I giudici del tribunale collegiale di Catanzaro hanno modificato il primo e piu' grave capo d'accusa, riformulandolo in quello sanzionato meno gravemente di soli "atti sessuali con minori infraquattordicenni", ed hanno concesso all'imputato le attenuanti generiche, cosi' che la pena inflitta e' risultata molto piu' bassa di quella chiesta dal pubblico ministero, Simona Rossi, che aveva sollecitato 16 anni di reclusione. Una richiesta di dichiarare l'uomo colpevole era arrivata anche dai legali delle parti civili, gli avvocati Valerio Murgano, Enzo De Caro, Antonio Rania e Pasqualino Ledonne, che hanno ottenuto per i familiari dei propri assistiti risarcimenti liquidati in 50.000 euro ciascuno per i quattro minori con i quali l'imputato avrebbe compiuto atti sessuali, e 15.000 euro ciascuno agli altri due che sarebbero stati vittime dell'induzione alla prostituzione.
Si chiude cosi' solo il primo capitolo di un processo lunghissimo, che va avanti da oltre 3 anni, dal momento che la sua prima udienza risale al lontano 26 giugno 2007. Ben piu' datato il rinvio a giudizio del medico, mandato sul banco degli imputati il 21 marzo del 2006, dal giudice dell'udienza preliminare che ritenne quasi completamente fondato l'impianto accusatorio costruito dall'allora sostituto procuratore Simona Marazza, in cui si parla di bambini adescati con promesse di soldi, regali e denaro in cambio di sesso. Con queste accuse il medico fini' in manette il 16 gennaio 2004, fra lo sconcerto di una citta' che conosceva il medico come uno stimato professionista. Ad arrestarlo furono gli uomini della Squadra mobile della Questura, che diedero esecuzione ad un provvedimento di fermo emesso dal pm e poi non fu convalidato dal gip, il quale non ravviso' il pericolo di fuga, ma sottopose comunque l'indagato agli arresti domiciliari (il giudice revoco' la misura il 19 maggio seguente). Le indagini partirono a seguito di un esposto, che indusse i poliziotti a sorvegliare il medico, raccogliendo elementi ritenuti significativi alla verifica della denuncia contro di lui.

Fonte: catanzaroinforma.it

OSSESSIONATO DAGLI SNUFF, TORTURA LA NIPOTINA

di Domenico Zurlo

Ha violentato, torturato e infine ucciso, provocandole atroci sofferenze, la nipotina di 12 anni. Il tutto solo per soddisfare la sua ossessione, quella per i film "snuff", quel genere di pornografia discusso e discutibile per cui vengono girati video amatoriali che riprendono torture realmente messe in pratica, e che culminano con la morte della vittima. John Maden, 38 anni, tramite internet ha reperito tutte le informazioni necessarie per far soffrire al massimo la nipote Tia Rigg, una ragazzina di soltanto 12 anni. Dopo averla convinta ad andare a casa sua chiedendole di fare compagnia alla figlia di 10 anni, John l'ha drogata, l'ha stuprata, l'ha accoltellata allo stomaco e l'ha strangolata con la corda di una chitarra. Dopo che Tia è morta, Maden ha chiamato il 999, dicendo con freddezza: "Ho appena finito di ucciderla".
Proprio ieri il giudice Brian Keith, a Manchester (Gran Bretagna), ha condannato Maden all'ergastolo, paragonandolo a mostri ben più celebri di lui tra la stampa, come lo squartatore dello Yorkshire Peter Sutcliffe e Ian Brady. "Questo è uno di quei casi in cui l'unica pena possibile è quella dell'ergastolo - ha detto Mr Justice - non deve essere prevista alcuna possibilità di rilascio". Quando la polizia arrivò a casa di Maden, si trovò davanti ad una scena orribile: Tia era quasi completamente nuda, con le mani legate dietro la schiena e una corda di chitarra intorno al collo. Vicino al suo corpo senza vita, due coltelli insanguinati. Gli inquirenti trovarono in casa dell'uomo un'ampia videoteca di video snuff di tutti i tipi, dagli omicidi agli stupri, alla pedopornografia. All'interno del suo computer, alcuni files scaricati da internet con le "istruzioni" per uccidere qualcuno accoltellandolo e strozzandolo: il giudice ha definito proprio questi files come "l'aspetto più orribile" di tutto l'omicidio. "E' evidente che Tia Rigg è morta perché lui ha deciso di realizzare le sue fantasie torturandola e uccidendola", ha detto Keith.
L'orribile genere dello snuff movie, diffusissimo nel mercato nero, è stato descritto alla perfezione da Joel Schumacher (Batman Forever, In linea con l'assassino) nel film del 1999 8mm - Delitto a luci rosse, con Nicholas Cage, Joaquin Phoenix e James Gandolfini.

Fonte: http://www.leggo.it/articolo.php?id=83110


lunedì 27 settembre 2010

La pedofilia dei preti sia crimine contro l'umanità

IL CASO. Alla Gran Guardia si sono ritrovate alcune delle persone vittime di abusi in età infantile
Domolo: «Tutta la comunità internazionale deve fare i suoi passi» Una vittima: «Non è una questione di fede, ma un fatto di civiltà»

La fede non c'entra. «Chi ce l'ha se la tiene e sicuramente può aiutarlo ad andare avanti», hanno ribadito. Chi parlando alla platea, chi comunicando nel linguaggio dei gesti ma tutti hanno fatto fatica, traditi dalla commozione e da un imbarazzo mitigato solo dal fatto che stavano parlando di un orrore che aveva coinvolto buona parte dei presenti e che finalmente, dopo anni di silenzio, il coraggio di descrivere toccamenti, carezze sconce, prepotenze e abusi sessuali compiuti da sacerdoti rappresentava la liberazione da un incubo. Non la soluzione dei loro problemi, ma il desiderio di trovare il corretto alveo in cui far rientrare un'adolescenza danneggiata, quel danno che ieri è stato raccontato davanti a una platea ridotta, quaranta forse cinquanta persone, allestita in una delle sale della Gran Guardia.
«La forza che da parlare davanti agli altri è quello che è mancato prima quando non abbiamo potuto emettere un grido. I sordomuti non hanno coraggio di parlare, il problema dei sordi è la comunicazione. Io vengo da Milano, ero in collegio, la mia liberazione è stato un maestro laico udente, non un prete», ha spiegato con il linguaggio dei gesti un signore di Milano. Una ferita che per qualcuno non si rimarginerà mai, ma parlarne in pubblico è liberatorio e a far loro coraggio ieri c'erano gli ingrandimenti degli articoli apparsi sui giornali e relativi alle denunce e alle inchieste sugli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti in altri Paesi. Il coraggio di parlarne e la consapevolezza che in Italia, nonostante la durezza di papa Benedetto XVI nel condannare gli episodi di pedofilia avvenuti all'ombra dei campanili, solo ora qualcosa si sta muovendo. Ma per quello che riguarda gli ex allievi sordi del Provolo di anni ne sono passati tanti. E la denuncia, pubblica, su quel che accadde fra le mura dell'istituto tra qualche giorno si concretizzerà in una commissione paritetica formata da sordi e rappresentanti della Curia che avrà il compito di raccogliere le testimonianze di chi fu abusato da sacerdoti (alcuni ancora in vita) e fratelli laici. Poi le relazioni verranno inviate a Roma, al Vaticano.
Non c'entra la fede, c'entra la dignità, la negazione dell'adolescenza e i problemi legati agli abusi fatti da chi per quei bambini era una guida, da un uomo con la tonaca. L'associazione che riunisce gli ex allievi dell'Istituto per sordi Provolo ha promosso il primo incontro in Italia lo ha fatto raccogliendo la richiesta di due famiglie di Brescia (i genitori di due bimbe di sei anni abusate da un sacerdote) che hanno chiesto la collaborazione e il sostegno della onlus. Di questa e non di altre perchè nel gennaio 2008 rese pubblici i racconti di violenze sessuali ripetute e continuate subiti dai bimbi sordi ad opera di fratelli laici e sacerdoti che formavano il corpo degli educatori.
Lo hanno fatto ieri, i bambini di una volta sono uomini fatti, qualcuno con i capelli bianchi, ma uno dopo l'altro si sono avvicinati al microfono e guardando negli occhi il pubblico hanno rotto quel silenzio fatto di vergogna e paura, esternato quella sofferenza che per anni si è coricata con loro e che per qualcuno si è tradotta con la rinuncia ad avere figli per timore che potessero diventare vittime di abusi.
«La comunità internazionale deve fare i suoi passi per chiedere la dichiarazione di crimine contro l'umanità per gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti» spiega Salvatore Domolo, autosospesosi da prete nel 2005, «sbattezzato» lo scorso anno, con una memoria di abusi sessuali subiti da un parroco tra gli 8 e gli 11 anni. È il referente del gruppo «La colpa» che ha partecipato all'incontro in Gran Guardia e il sostenitore di una dichiarazione internazionale perchè, ha sottolineato, uno degli aspetti della pedofilia dei sacerdoti è non solo la vastità numerica «negli Usa i casi conclamati sono circa 5.000, in Italia è più difficile, per il momento un centinaio, ma per questo incontro abbiamo ricevuto una cinquantina di e-mail» ma anche «la vastità geografica: finora ha parlato il Nord del mondo, cosa succederà quando i Paesi del Terzo Mondo avranno il coraggio di uscire allo scoperto?». E a ciò si aggiunge «la complicità attiva della Chiesa che sapeva tutto e spostava le pedine, il prete pedofilo era spedito a Roma e il caso era risolto. Non c'è stato solo l'abuso ripetuto, non è che si sia vigilato poco: è che abbiamo fatto di tutto perchè si nascondesse».F.M.

http://www.larena.it/stories/Cronaca/186399__la_pedofilia_dei_preti_sia_crimine_contro_lumanit/

lunedì 20 settembre 2010

Pedofilia:arresto prof nell'Agrigentino

Frequentava ragazzini dai 14 anni per avere rapporti sessuali

PORTO EMPEDOCLE (AGRIGENTO), 20 SET – Un insegnante di educazione fisica di 51 anni, e’ stato arrestato dai Cc con l’accusa di prostituzione minorile. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo i carabinieri di Porto Empedocle e di Agrigento, l’insegnante frequentava minori dai 14 anni in su e per avere con loro rapporti sessuali li avrebbe anche pagati. L’uomo e’ anche accusato di pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

ansa

martedì 7 settembre 2010

L'amico di famiglia è un aguzzino violentata ragazzina di tredici anni

UN IMMIGRATO extracomunitario di 40 anni è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile con l'accusa di aver violentato ripetutamente una ragazzina di tredici anni, figlia di amici di famiglia, tra il 2007 ed il 2009 in un'abitazione del centro cittadino. Gli investigatori hanno catturato l'uomo venerdì pomeriggio su ordine di custodia cautelare, emesso dal gip del tribunale Franca Borzone, su richiesta del pubblico ministero Sabrina Monteverde. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra Mobile, il quarantenne approfittava dei momenti di assenza dei genitori della ragazzina, per palpeggiare e abusare della tredicenne in diverse stanze della casa. La ragazzina aveva cercato più volte di reagire alle violenze, ma alla fine si era dovuta arrendere al bruto. La squadra mobile, diretta dal vicequestore Gaetano Bonaccorso, contesta all'uomo almeno cinque episodi di stupro. E' stata la stessa minore, visibilmente provata dalle violenze, a raccontare gli stupri ed i palpeggiamenti sistematici dell'amico di famiglia prima ai genitori e poi agli assistenti sociali. Sono stati questi ultimi ad avvertire la Polizia. Gli inquirenti hanno raccolto un quadro indiziario molto pesante e l'altro giorno hanno fatto scattare le manette. Il quarantenne si trova rinchiuso nel carcere di Marassi per il reato di violenza sessuale aggravata e continuata su minore. In settimana sarà interrogato dal giudice per la convalida dell'arresto. Ancora non si sa se accetterà di rispondere e se si difenderà respingendo le accuse. Sembra, comunque, che la testimonianza della vittima sia ritenuta inattaccabile dagli inquirenti che l'avrebbero sottoposta a verifiche incrociate per saggiare, anche la tenuta delle sue dichiarazioni a livello processuale. La ragazzina è ora seguita da assistenti sociali e da uno psicologo.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/09/05/amico-di-famiglia-un-aguzzino-violentata-ragazzina.html

lunedì 6 settembre 2010

“Stupriamo i bambini”, gruppo choc su Facebook. Identificato un minorenne di Bolzano, sarebbe l’autore

Chi istiga alla violenza prima o poi viene beccato.

Un gruppo Facebook denominato ”Stupriamo i bambini” è stato scoperto il 18 agosto scorso dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Bolzano. Il gruppo risultata essere stato attivato solo da un paio d’ore e già si registravano 51 contatti da parte di vari utenti della rete, alcuni favorevoli all’iniziativa, altri critici.

Presi i contatti con la direzione del ”social network”, negli Stati Uniti, i carabinieri bolzanini hanno ottenuto la chiusura del gruppo in breve tempo. Sull’episodio è stata avviata un’indagine dalla procura della Repubblica di Bolzano che ha permesso di risalire all’utenza telefonica utilizzata per la connessione ad internet da chi ha aperto il gruppo di discussione.

Nei giorni scorsi, carabinieri del reparto operativo di Bolzano e del Gruppo di Monreale, in provincia di Palermo, sulla base di un ordine del pm Axel Bisignano della procura altoatesina, hanno effettuato un perquisizione, identificando un minorenne come l’autore del gruppo e sequestrandogli il computer. Al momento non è noto il movente del giovane, ma altri accertamenti sono in corso sul materiale sequestrato.

6 settembre 2010 | 19:26

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it

lunedì 23 agosto 2010

Pedofilia - Un futuro di sole e d'azzurro, 5 maggio 2010

L'intervento del presidente "Movimento per l'infanzia" Girolamo Andrea Coffari


L'intervento di Luca Barbareschi



L'intervento di Giuseppe Aversa


L'intervento di Giovanni Federici


L'interventi di Diego Della Palma


L'intervento di Antonio Giuliani


L'intervento di Ester Di Rienzo C.S.M.E.I.



L'intervento di Andrew Mulholland



L'intervento di Francesco Pizzetti


L'intervento di Antonio Apruzzese


L'intervento di Pierluigi Dal Pino


L'intervento di Maria Rita Munizzi Movimento italiano genitori



L'intervento di Umberto Croppi


L'intervento di Maria Benigno Bruni


L'intervento di Vittorio Villa


L'intervento di Federico Moccia


L'intervento di Roberto Mirabile



L'intervento di Angela Napoli (parte 2)





Altriinterventi si trovano sul canale youtube di Luca Barbareschi.

venerdì 20 agosto 2010

COLOMBIA, 72ENNE ITALIANO CONDANNATO PER PEDOFILIA

È stato condannato a 15 anni di carcere dal tribunale di Cartagena, in Colombia, l'italiano Paolo Pravisani, per atti sessuali con un 14enne, istigamento alla prostituzione minorile e pedopornografia. Pravisani, condannato anche ad una multa di 56 milioni di pesos (circa 28.000 dollari) e all'espulsione dal Paese al termine della pena, deve affrontare ancora un altro processo in corso per la morte nel suo appartamento a Cartagena di un altro bambino di 15 anni, Yesid Torres Tovar. Pravisani, 72 anni, ingegnere aeronautico ed ex pilota acrobatico di Udine, era stato arrestato dalle autorità colombiane nel marzo del 2009.

leggo

domenica 1 agosto 2010

"Pedofili sfruttano lavoro minori"

Brasile, condannate undici persone

Un tribunale del lavoro dello Stato brasiliano del Paraba ha condannato 11 persone per aver fatto sesso con prostitute minorenni in quanto sfruttatori di lavoro minorile. La condanna, la prima del genere in Brasile, non risparmierà gli accusati un'eventuale condanna a livello penale per pedofilia, stupro e corruzione di minorenni, ha precisato un componente del collegio. I condannati dovranno pagare allo Stato una multa pari a 230 mila euro.

Fonte:tgcom

giovedì 6 maggio 2010

Violenza sessuale: abusi su figliastra, arrestato

Dal 2006 costringeva la ragazza di 16 anni a rapporti
(ANSA) - NAPOLI, 6 MAG - Arrestato a Castellammare di Stabia (Napoli) un 58enne con l'accusa di violenza sessuale e maltrattamenti alla figliastra. L'uomo e' destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le indagini sono state avviate in seguito alla segnalazione di alcuni compagni di scuola ai quali la ragazza si era confidata. Dal 2006 l'uomo violentava la figliastra 17enne, costringendola a rapporti sessuali nei momenti in cui la madre non era a casa.

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