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martedì 21 maggio 2013

Nel Cognome della #Madre, per l'aggiunta del cognome materno alle figlie e ai figli

L'aggiunta del cognome materno è un diritto non pienamente riconosciuto in Italia, su questo argomento c'è questo vecchio post. I modi per aggiungere il cognome della madre al/alla nascituro/a non sono lineari o diretti, è per questo che serve una normativa chiara che permetta pienamente l'esercizio di questo diritto. In questo senso si muove la petizione attualmente on line promossa da Equality Italia:
Nel COGNOME della MADRE. Firma la campagna di Equality Italia a sostegno della scelta dei cognomi Chiediamo al Parlamento Italiano affinché sia finalmente approvata una normativa chiara e certa sulla possibilità di scelta del cognome, che sia quello del padre o della madre o di entrambe, così che sia superata l’attuale legislazione, figlia di una visione familiare superata dai tempi e dall’attuale organizzazione sociale. Si tratta di una battaglia fortemente simbolica, che richiama la politica ad intervenire nel complesso delle materie che attengono al diritto di famiglia, di cui alla luce dei decenni passati, è necessaria una completa revisione.

sabato 16 gennaio 2010

Sentenza choc: niente più figli, pena il carcere

Laggiù nel Texas, tra vacche, cow boys, petrolieri e Texas rangers, un giudice buontempone e di manica larga ha condannato una giovane donna a non restare incinta per 10 anni se non vuole essere messa in prigione. Non ci sono più i texani di una volta

Giudice e utero Sentenza choc: niente più figli, pena il carcere

Il Texas, la roccaforte del presidente più in gamba della storia degli USA, George W. Bush. Terra di vacche, cow boys, petrolieri, omicidi di presidenti USA e il KKK. Terra famosa in tutto il mondo per la larghezza di vedute dei suoi abitanti, per la loro tolleranza, per la polizia più buona e gentile che ci sia. Uno stato bonaccione, comprensivo, amabile, da sempre in prima fila nel rispetto dei diritti umani, della libertà individuale, dell’integrazione razziale.

Ed è laggiù che opera il Giudice distrettuale Charlie F. Baird, presso il 299 esimo distretto di Austin. Un giudice giusto, buono e comprensivo ma che – come vuole la tradizione della sua gente – sa farsi rispettare e non arretra davanti ai pericolosi criminali che insidiano la pace e la tranquillità della gente della contea di Travis. Un progressista, un democratico di larghe vedute, che ha sempre usato comprensione e rispetto per tutti coloro che ha condannato, soprattutto i 400 che ha mandato a morte nel corso della sua brillante ed onorata carriera.

Ma forse stavolta ha esagerato, mostrandosi troppo comprensivo di fonte ad una terribile criminale, Felicia Salazar, una ispano-americana di 20 anni rea di non aver provveduto alle cure e alla protezione di cui necessitava sua figlia, bambina di appena 19 mesi. La criminale, infatti, non si è opposta come avrebbe dovuto alle violenze e ai maltrattamenti che suo marito Roberto Alavarado ha inflitto alla loro povera bimba, “Baby S.” Per questo ha tolto alla coppia l’affidamento della figlia e condannato l’uomo a 15 anni di carcere.

Ma con lei è stato decisamente troppo buono. Infatti, ha inflitto alla criminale, la madre snaturata, una esemplare condanna a 10 anni di carcere, così la prossima volta impara a farsi massacrare di botte assieme a sua figlia. Ma, forse perché esponente del Partito democratico, forse perché intenerito dall’età avanzata, forse perché troppo immerso di quella cultura liberal che abbiamo tutti appreso vedendo i telefilm di Chuck Norris, il giudice Baird ha fatto alla giovane Felicia una vera e propria proposta scandalosa, anzi indecente: la libertà vigilata.

Precisamente, considerando la giovane età della Salazar, la sua fedina penale pulita, le ha proposto, invece di passare i prossimi 10 anni in galera, la libertà vigilata a condizione che svolgesse almeno 100 ore di lavoro ai servizi sociali, che si sottoponesse a periodiche perizie psichiatriche e soprattutto in cambio della promessa di non far più figli. La giovane Felicia ci ha pensato un paio di nanosecondi e ha infine preferito non passare il resto della sua giovinezza in carcere, accettando l’offerta del giudice.

Il Giudice Charles Baird, vecchio liberal di Austin, dopo una vita passata ad assicurare alla giustizia pericolosi criminali come Felicia e quando necessario a mandarli a morte (ma sempre tra le lacrime e solo per amore di giustizia) non si aspettava di essere accusato di aver violato la Costituzione americana, come invece dicono illustri professori di diritto e celebri giuristi statunitensi. E non gli è stato di conforto l’appoggio di altri giuristi di chiarissima ispirazione progressista, come il cugino di Rambo e il fratello di Rocky.

Negli USA infuriano i dibattiti sull’operato del giudice Baird e la sua decisione di proibire a Felicia di avere altri figli perché non ne sarebbe degna. Ma l’ottimo giudice non ha potuto ovviamente proibirle di avere rapporti sessuali. Ma così potrebbe accadere che la madre indegna , in caso di una nuova gravidanza, sarebbe di fatto costretta ad abortire oppure rischiare di finire in carcere per 10 anni, per la gioia di tutte le associazioni antiabortiste del Texas. Purtroppo si sa, criminali si nasce, e per quanto dei bravi giudici si diano tanto da fare, non si cambia.

In questa triste storia di maltrattamenti e violenza ai danni di una bambina di 19 mesi, mentre la madre snaturata tace si potrebbe chiedere al genio incompreso del giudice Baird di stabilire, nel frattempo, chi sia più o meno degno di fare figli, scegliendo tra un vicino maleducato, un dirimpettaio prepotente, o – perché no? – un tipo alla George Bush o alla Borghezio, Ferrero, Berlusconi, D’Alema e compagnia varia. Nell’attesa che l’ottimo Giudice Baird si decida ad emettere nuove sentenze sul tema, inviamo alla sua mail ufficiale 3 domandine facili facili:

1. Se Felica Salazar si fosse chiamata Hillary Gump, e fosse stata una perfetta WASP bianca, anglosassone e protestante, la condanna sarebbe stata la stessa?

2. Se a maltrattare la bambina fosse stata la madre Felicia, e Roberto fosse stato solo il padre snaturato che si era limitato a non impedirle di fare del male alla piccola, il Giudice avrebbe condannato l’uomo a non fare più figli?

3. In tal caso come avrebbe tecnicamente proibito al padre snaturato di concepire: mettendogli alle costole giorno e notte un Chuck Norris che faceva irruzione e lo bloccava sul più bello?

Buon tutto!

Fonte: giornalettismo

domenica 9 novembre 2008

Orrore in una "clinica" nigeriana Scoperta la "fabbrica dei bambini"

In una clinica per maternità ragazze schiave e violentate
costrette a portare avanti la gravidanza e cedere il nenonato

ENUGU (Nigeria) - Nati per essere venduti. In Nigeria è stata scoperta una "fabbrica di bambini". Per tutti era una clinica per maternità, in realtà quello che si faceva all'interno, soprattutto di notte, era organizzare un traffico di neonati strappati al madri costrette con la forza alla gravidanza e messi sul mercato.

Questo ha scoperto la polizia quando ha fatto irruzione nell'edificio di due piani di Enugu, nell'est del Paese. Quando gli agenti sono entrati hanno liberato una ventina di donne. Stando alla ricostruzione fornita dalle organizzazioni umanitarie di quella che è stata definita la più vasta operazione di polizia contro una rete di trafficanti di bambini, il medico responsabile della clinica di attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non volute, proponendo loro di aiutarle ad abortire.

Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, quindi costrette a separarsi dal proprio bambino in cambio di circa 20 mila naira (135 euro).
I bambini veniva poi venduti, generalmente a nigeriani, per una cifra che oscilla tra i 300 e i 450 mila Naira (2.000-3.000 euro).

"Appena entrata, mi hanno fatto un'iniezione e sono svenuta - ha raccontato alla France Presse una delle donne liberate - quando ho ripreso conoscenza, mi sono resa conto che era stata violentata". La ragazza, 18 anni, è stata quindi rinchiusa con le altre donne. Il medico l'ha violentata di nuovo il giorno dopo, una settimana prima dell'intervento della polizia. Secondo la polizia, il medico "invitava" anche altri uomini "per ingravidare le ragazze".

Secondo le organizzazioni locali che si battono contro il traffico di essere umani, le fabbriche di bambini non sono rare in Nigeria, il paese che conta il più alto numero di abitanti del continente africano, 140 milioni. E anche se non esistono dati precisi sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, gli attivisti sostengono che si tratta di un'attività molto diffusa, gestita da organizzazioni molto strutturate. "Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo", dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell'agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani. Secondo l'Unicef, sono almeno dieci i bambini che vengono venduti ogni giorno in Nigeria per usarli come manodopera, per farli prostituire o semplicemente per la cultura della sterilità come maledizione che ancora permea molti strati della popolazione del Paese.

Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel paese sono almeno una decina. "Tutto questo esiste da tempo, ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando un'ong ha lanciato l'allarme e ci ha segnalato che i bambini venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali", ha aggiunto.

In alcuni casi, giovani donne molto povere ricorrono di propria volontà a questa pratica per avere denaro. Nella clinica di Enugu, "abbiamo trovato quattro donne che erano lì da tre anni, per fare figli", ha detto il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu.

Fonte: repubblica.it

lunedì 21 gennaio 2008

La propaganda della Moratti sulla pelle dei bambini

Stefano Rodotà (Repubblica del 2 gennaio scorso) le ha chiamate "costituzioni parallele". Al contrario della Costituzione del 1948, non hanno una forma definita. Si tratta di un insieme di 'manifesti politici', di provvedimenti amministrativi e anche di prassi burocratiche che convergono verso il risultato di mettere in discussione i principi fondamentali. Per fortuna, la Costituzione, quella vera, ha in sé dei potenti anticorpi. L'articolo 24, per esempio, che garantisce a tutti il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti.

Martedì scorso è stata diffusa la notizia della presentazione, da parte di una donna marocchina di 37 anni, di un ricorso contro la decisione del sindaco di Milano di non ammettere alle scuole materne i bambini degli immigrati privi di permesso di soggiorno. L'azione legale, sostenuta dall'avvocato Livio Neri, si fonda sugli articoli 43 e 44 del Testo unico sull'immigrazione che individuano i comportamenti discriminatori per motivi etnici, razziali, nazionali e religiosi e stabiliscono una procedura a tutela delle vittime.

In attesa della decisione del giudice (e anche di quella dell'amministrazione che è stata invitata dal ministro della Pubblica istruzione a ritirare la circolare) val la pena di conoscere gli elementi essenziali della biografia della ricorrente. Le "costituzioni parallele", infatti, agiscono sulla realtà concreta, sulla vita delle persone.

La presentatrice del ricorso si trova in Italia dal 1993, cioè da quindici anni, e per buona parte della sua permanenza ha avuto un regolare permesso di soggiorno. La sua attuale condizione di irregolarità è stata determinata dall'aver perso il precedente lavoro e di non averne trovato uno nuovo entro il termine stabilito dalla legge. Non è dunque una condizione voluta ma subita. La donna, infatti, conduce una vita normale, risiede in un appartamento per il quale paga regolarmente l'affitto, e ha due bambine. La più grande frequenta la prima elementare. La più piccola, fino al 17 dicembre scorso, attendeva con gioia il momento in cui avrebbe cominciato a frequentare la scuola materna. Anche la madre lo attendeva perché questo le avrebbe consentito di lavorare con più serenità.

Chissà se, nell'elaborare la circolare, il sindaco di Milano ha pensato a casi come questo e ha deciso comunque di agire per dare prova di "fermezza". I consulenti legali del comune dovrebbero averle fatto notare che la circolare era ad alto rischio di bocciatura. Se non altro perché, con lo stesso tipo di azione avviata dalla donna marocchina, era stata già bollata come discriminatoria - e quindi annullata - la decisione di dare ai cittadini italiani cinque punti in più nelle graduatorie per l'assegnazione delle case popolari.

E questa è un'altra fondamentale differenza tra la Costituzione vera e quelle "parallele". La prima ha sessant'anni, le seconde hanno vita breve. E spesso chi le emana ne è consapevole. Le "costituzioni parallele" sono uno strumento per fare propaganda sulla pelle degli altri. Di solito dei più deboli. O per stabilire nuovi diritti a favore dei più forti. Si aggiornano continuamente. Una delle ultime norme, per esempio, stabilisce che la credibilità personale di un uomo politico è messa in discussione esclusivamente dai reati di mafia, e solo in caso di condanna superiore ai cinque anni di reclusione
(glialtrinoi@repubblica. it)

(20 gennaio 2008)

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