Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post

lunedì 4 luglio 2011

Distruggendo Ophelia: la presunzione d’innocenza a senso unico nel caso Strauss-Kahn

[Incollo qui un articolo di Gennaro Carotenuto, che racconta molto bene come stanno trattando i media italiani, ma non solo, il caso Strauss-Kahn.
Ogni volta che incrocio il telegiornale ho un conato di vomito.
]

Giovanna Botteri spiattella da ore su tutti i canali Rai che Ophelia, la cameriera africana del caso Strauss-Kahn, abbia denunciato l’ex-direttore dell’FMI per stupro dopo un rapporto mercenario non pagato. E poi giù a sviscerare dettagli su come la puttana africana esercitasse il suo –presunto- secondo lavoro. Non si preoccupa, lei e molti altri mainstream, di citare la fonte di tali rivelazioni trattate come verità processuali.
Eppure non bisogna andare tanto lontano per essere indotti alla prudenza. Maurizio Molinari de La Stampa avverte che: “Lo rivela il N.Y.Post (giornale scandalistico che nulla ha a che vedere col New York Times, ndr) imbeccato dagli avvocati difensori”.
Il pezzo di Molinari è prezioso nel restituirci un contesto:
i tabloid di New York sono inondati da rivelazioni su «Ophelia» provenienti quasi sempre da ambienti vicini alla difesa dell’ex direttore esecutivo del Fmi, che punta a creare un’atmosfera favorevole al completo proscioglimento quando, il 18 luglio, si celebrerà la prossima udienza.
Fortunatamente qualcuno ogni tanto si ricorda di fare il giornalista e di restituire un frammento della complessità del mondo che ci circonda e non solo una semplificazione compiacente. Tutto ciò non significa che Ophelia, che ha un nome, Nafissatou Diallo (e la difesa della privatezza della quale è da tempo un vezzo dei media che fingono di essere politicamente corretti nei suoi confronti), non possa aver mentito in tutto o in parte. Non significa neanche che Dominique Strauss-Kahn non possa essere stato vittima di una falsa denuncia o perfino di un complotto ordito dalla Spectre. La Rete, che come sempre in questi casi dà il meglio e il peggio di sé, ne è già piena, millantando di una regia occulta di Nicolas Sarkozy dall’Eliseo oppure di una presunta trappola liberista dall’interno dell’FMI contro il presunto keynesiano Strauss-Kahn. Un complotto della destra contro il nostro campione di sinistra insomma, magari tendente a mettere il dirigente politico francese sullo stesso piano del re di bunga bunga e tutto si tiene, dalle scie chimiche all’11 settembre.
In Rete, ancor più che nei media tradizionali, dove pure Vittorio Feltri ha offerto pezzi di –invereconda- bravura “adesso uno non è più libero neanche di farsi una scopata”), riemerge l’Italia di sempre, la stessa che negli anni ‘60 avrebbe mandato al rogo Franca Viola e che ancora ieri provava onanistico piacere a bersi che con un jeans attillato non possa esserci stupro. E allora eccoli lì a riprodurre un eterno immaginario maschile da porno-soft anni ‘70 per il quale una cameriera d’albergo è una merce disponibile. Quindi DSK avrebbe potuto avere tutte le donne che voleva (sic) e di conseguenza sarebbe innocente perché non avrebbe potuto desiderare la signora, che si preoccupano di descriverci come non piacente. In alternativa una poveraccia come Ophelia mai avrebbe potuto resistere al fascino (i soldi, il potere, perfino il bianco della pelle) di quell’uomo e quindi non avrebbe potuto non essere consenziente.
E’ a questa Italia (ma anche Francia, Stati Uniti e quant’altro) che, con temeraria pazienza, vanno ricordate alcune cose terra terra:
1) La presunzione d’innocenza esiste anche per le cenerentole africane e non solo per i principi azzurri francesi.
2) Perfino una prostituta può non desiderare un rapporto sessuale e qualora le venga imposto, strano ma vero, è stupro.
3) Una donna stuprata ha il diritto di non essere Santa Maria Goretti. Può avere frequentazioni equivoche, perfino precedenti penali e può perfino pensare di trarre vantaggio dall’accaduto.
4) La straordinaria disparità di mezzi economici, di cultura, di classe, non può non essere parte fondamentale della lettura di una notizia come questa.
Indipendentemente da cosa sia materialmente successo in quella camera d’albergo esistono dei rapporti di forza ben più profondi di quelli del poter mettere in campo avvocati milionari o del potersi permettere strategie mediatiche aventi come obbiettivo la demolizione della controparte. Neanche più le soap opera offrono letture così terra terra come quella che il mainstream sta dando al caso.

domenica 22 maggio 2011

Me lo dicono tutti

Ieri sera ho visto qualche minuto, una quarantina, ma non consecutivi, di "Me lo dicono tutti!" il progamma di Pino Insegno su rai1. Nel complesso, per ciò che ho visto, mi è sembrato gradevole. Nel programma c'era una valletta che consegnava oggetti funzionali allo svoglimento dell'azione e due valletti che introducevano alcuni ospiti. Figure utili quindi, con un ruolo, dal quale non uscivano mai, ma che nemmeno venivano messe in mezzo per essere umiliate in qualche modo.
Pino Insegno non eccede in doppi sensi volgari, non aggredisce le persone e pare che si diverta lavorando con gli altri, piuttosto che sopra gli altri.
Purtroppo però, alla fine di un gioco telefonico, in cui Loredana Lecciso ed Elisabetta Gregoracci dovevano fare un sondaggio telefonico su loro stesse, il conduttore ha giustificato lo scarso gradimento di Loredana Lecciso, da parte delle donne al telefono, con una battuta sull'invidia tra donne, mentre ad Elisabetta Gregoracci gli uomini avevano elargito dei voti alti. Cos'è più vero: che le donne sono invidiose di Loredana Lecciso o che gli uomini si rincretiniscono pensando ad Elisabetta Gregoracci?
Il mio parere è che i voti, ammettendo che tutto il gioco fosse vero, siano stati dati proprio sulla base del gradimento dei personaggi, e che Pino Insegno, invece di tentare una carineria attraverso uno stereotipo, avrebbe potuto semplicemente tacere.

mercoledì 11 maggio 2011

Striscia la notizia è come uno stalker

Nel documentario Il corpo delle donne, realizzato da Lorella Zanardo, Marco Malfi e Chindemi Cesare Cantù, solo pochi minuti, frammenti, vengono dedicati a Striscia la notizia, una tra le tante trasmissioni prese in esame, per cercare di capire il modo in cui la televisione italiana rappresenta il femminile.
In che modo le donne sono in televisione? secondo una modalità quantitativa/riempitiva o qualitativa/attiva? e quali sono le qualità riconosciute alle donne? sono solo qualità estetiche (le donne sono una decorazione muta?), di un'estetica erotizzata al servizio della sessualità maschile oppure rappresentano anche una sessualità libera attiva e soggettiva? i volti e i corpi delle donne anziane, per esempio, ci sono in televisione? cosa rappresentano? E le bambine in che modo fanno parte della televisione? in che misura si ricorre allo stereotipo "bella e scema" ad una sessualità dai caratteri infantili e ingenui oppure oscura, ammaliatrice? sono alcune delle questioni poste dal documentario "Il corpo delle donne" che indaga l'immagine e la rappresentazione, il linguaggio visivo, l'immaginario, e in nessuna parte attacca le donne che in televisione lavorano, nessuna velina, ragazzina, presentatrice od ospite viene attaccata o derisa, anzi, emerge una profonda empatia con tutte le donne che appaiono nel filmato, da quelle "appese come prosciutti" a quelle che ballano "il ballo del lecca lecca" alle "grechine". E pure Striscia la Notizia ha intrapreso una vera e propria guerra contro questo documentario, prima col plagio finalizzato anche all'attacco di Repubblica-l'Espresso, poi con le accuse dirette a Lorella Zanardo, è seguita poi un'interrogazione parlamentare in difesa del programma (in un'Italia dai mille e più problemi urgenti, qualcuno si è sentito salire dall'anima un'accalorata difesa di Striscia la Notizia), ma perché? a favore di che e contro chi? contro Lorella Zanardo? e perché? di cosa ha paura Antonio Ricci? Una reazione smisurata, sproporzionata, che ieri si è palesata nella forma dello stalking.
Striscia è come uno stalker, l'intento è quello di far vivere Lorella Zanardo (ed anche Loredana Lipperini tramite il cyberstalking), nel terrore di essere controllata, circondata all'improvviso, come nell'agguato di ieri 10 maggio, all'uscita della Libreria delle donne, e di essere sottoposta ad un terzo grado di domande a raffica senza possibilità di replica. Un terzo grado per il quale viene mandata una ragazza, cavalcando il vecchio stereotipo della guerra fra donne, e perché gli autori di Striscia evidentemente si guardano bene dall'esporsi, preferiscono mandare, intimidire, come fanno i mafiosi.
Infondo tra i metodi mafiosi e quelli dei machilisti non c'è molta differenza.

Lorella Zanardo "L’Agguato"

La serata è stata bella, c'era nell'aria la possibilità di togliere i muri di incomprensioni che spesso si erigono tra donne. Ho parlato con Carla, ho parlato con Pinuccia, Marina mi ha introdotta, Luisa mi ha consigliata. E' la Libreria delle Donne, stasera 10 maggio. Io ero stanca per due anni passati sul territorio, ma lì mi sono sentita bene.

Poi esco, tolgo la catena alla bici, sono le 11 di sera, in giro non c'è nessuno.

Le porte dell'auto parcheggiata davanti a me si spalancano di colpo, alzo la testa e 3 persone e una luce fortissima mi vengono incontro.

E' la troupe di Strisica la Notizia.

Chiedo alla ragazza che mi investe con una serie di domande come si chiama, lei esita, poi veloce  mi risponde "Elena",  ha 26 anni, dice che è contenta di avere fatto la velina, che nessuno l'ha obbigata e che io la offendo con il nostro documentario, dice così o qualcosa di simile.

Io sono sulla bici, e mi invade una tristezza infinita: Striscia usa quella violenza che io condanno: prima il plagio del documentario, ora questo agguato notturno, da ore mi aspettavano fuori dalla porta della Libreria.

Dico ad Elena ciò  che chi mi segue sa bene, e che sa anche lei presumibilmente, e gli autori: il nostro documentario è una critica all'uso del corpo delle donne nelle immagini tv, non alle donne che fanno tv. Di Striscia passano poche immagini nel nostro video. La reazione di Striscia è spropositata: noi con un doc fatto in casa e loro con i milioni di euro a disposizione e 7 milioni di persone tutte le sere.

Elena non mi lascia parlare, so che si usa così in tv. La guardo, voglio entrare in relazione ma lei non può, si vede che usa il metodo televisivo, parla veloce, accusa e non da tempo per la replica.

Nemmeno per un attimo provo fastidio verso di lei, per i mandanti sì, per la loro codardia. perchè non sono venuti loro? Uomini senza coraggio, così come si usa ora.

Io non mi occuperò di questa diatriba miserabile, ho altro da fare.

Però credo che chi mi legge potrebbe reagire. Se 3 milioni e mezzo hanno visto il documentario Il Corpo delle Donne e se continuate a chiederci di proiettarlo e se a migliaia dite che vi è servito, ora è il momento di dire voi cosa pensate. Anche quelle giornalista, quei gruppi di donne che il video lo hanno visto, che lo hanno lodato, appprezzato ma che spesso tacciono.

La protervia di questi autori corrisponde al clima di prevaricazione e di impunità che si respira oggi.

E comunque sì, ha ragione mio figlio tredicenne. siamo stati veramente efficaci, con zero euro investiti, a dare così fastidio a quei milionari di Striscia, Mediaset.

Dal blog di Lorella Zanardo.

martedì 19 aprile 2011

'Così Striscia vuole farmi tacere'

Negli ultimi mesi Lorella Zanardo è stata attaccata da Striscia la notizia attraverso un "documentario" (al 90% un plagio de "Il corpo delle donne" solo con finalità manipolatorie) che aveva l'intento di screditare il suo prezioso lavoro (1, 2, 3, 4, 5), con una disparità di mezzi molto simile a quella tra una formica e un leone, e come se non bastasse anche attraverso una battaglia all'ultimo commento, da vincere per sfinimento dell'avversario, condotta da commentatori che trolleggiavano in tutti i blog critici verso Stiscia. Adesso esce fuori questa nuova storia.

-.-.-.-.-.-.-.-..-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

di Lara Crinò
La giornalista Barbie Latza NadeauLa giornalista Barbie Nadeau aveva scritto per 'Newsweek' un'inchiesta sull'immagine sessista proposta da Mediaset. Si è ritrovata con i poliziotti in casa e una denuncia per diffamazione: «Cercano di intimidire i corrispondenti stranieri in Italia»
(19 aprile 2011)
La giornalista Barbie Latza NadeauVive in Italia da quindici anni, e dice che lo considera "il posto migliore dove far crescere i figli". Aggiunge pure che la nostra società "è difficile da capire, ci sono così tante variabili" e che per uno straniero questa complessità è una sfida stimolante. Barbie Latza Nadeau è americana e scrive per 'Newsweek', uno dei magazine americani più prestigiosi, per la sua costola online 'The Daily Beast' e collabora con la CNN.

Ha seguito il caso dell'omicidio di Meredith Kirker e ha scritto un libro sul processo all'accusata Amanda Knox, dal titolo 'Angel Face: The True Story of Student Killer Amanda Knox'. E' una giornalista esperta, abituata più alla chiarezza delle testate anglosassoni che a bizantinismi dei nostri media. Eppure, per la prima volta da quando lavora, ha paura di quel che scrive.

Questo perché, come ha raccontato ieri online e oggi anche sul nuovo numero di Newsweek, una sera dello scorso febbraio un poliziotto ha bussato alla porta della sua casa romana. "Ero a casa da sola con i bambini" racconta "e sono rimasta sconcertata quando ho visto l'agente. Mi ha detto che dovevo andare alla stazione di polizia per qualcosa che aveva a che fare con ciò che avevo scritto per Newsweek su Mediaset e Silvio Berlusconi".

Il giorno dopo Barbie Nadeau si è recata alla polizia e ha scoperto di essere stata denunciata da 'Striscia la notizia' per diffamazione, a seguito di un suo articolo apparso a novembre 2010 su Newsweek dal titolo 'Italy's Women Problem'. Nella sua documentata inchiesta sulla sconfortante situazione delle donne italiane, lontane dalla parità in tutti gli ambiti, Nadeu notava che persino nel programma più visto del prime time italiano, 'Striscia la notizia', la rappresentazione femminile era affidata alle Veline. Signorine "con addosso un abito ornato di lustrini fornito di tanga e profondo scollo a V che arriva oltre l'ombelico" a cui i conduttori possono dire "Vai, girati, fatti dare un'occhiata" toccando loro il didietro. Dopo la denuncia, in accordo con 'Newsweek', la giornalista si è presa un avvocato che la difenderà. Ma qui ci spiega perché l'azione legale di Striscia non è, secondo lei, "una mera coincidenza".

Signora Nadeau, nel suo articolo esprimeva una critica al modo in cui le tv di Berlusconi e in particolare 'Striscia la notizia', rappresentano la donna. Un argomento che la stampa cavalca da anni. Come mai, secondo lei, da Mediaset è partita una denuncia?
A dire il vero nemmeno io me lo spiego fino in fondo. Posso solo fare delle supposizioni, e dirle che non credo nelle coincidenze. L''idea di avere una denuncia sulla testa mi mette profondamente a disagio. Considero 'Striscia' un programma intelligente e nel mio pezzo mi limitavo a mettere in luce una contraddizione. Ovvero che persino Striscia propaganda un'immagine che ritengo lesiva per la donna. La mia copertina di Newsweek ha ispirato a marzo un 'panel' di un convegno sulle donne a New York; hanno partecipato anche Emma Bonino e Violante Placido. Avevo appena avuto la notifica della denuncia e non ho voluto fare il nome di Striscia. Quindi, come vede, ha già funzionato su di me come una forma di intimidazione. Anche se ovviamente il mio giornale mi chiede di continuare a scrivere e seguire la questione.

Non pensa che denunciarla per diffamazione possa essere per Mediaset una 'misura preventiva' in vista dell'aprirsi del processo sul caso Ruby? Insomma un modo per alzare il tiro, mandando un messaggio ai corrispondenti stranieri in Italia in un momento particolarmente delicato per Berlusconi?
Parlare di Arcore, delle escort e di Ruby è dal punto di vista giornalistico ovviamente una miniera d'oro. Ma è una strada fin troppo facile, che in accordo con 'Newsweek' non ho mai seguito. Quel che mi interessa mostrare a un pubblico di lettori internazionali sono le contraddizioni della condizione femminile in questo paese. E come l'immagine femminile veicolata dai media e dalla pubblicità non possa che danneggiare la ricerca della parità lavorativa e sociale. Tutte queste cosce nude, questa esibizione di corpi manda un messaggio subliminale continuo all'uomo italiano: che le donne hanno a che fare con il sesso, che non sono una controparte seria e affidabile in politica o sul lavoro.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-striscia-vuole-farmi-tacere/2149486

mercoledì 6 aprile 2011

Giancarlo Magalli e l'istigazione al femminicidio

Secondo Giancarlo Magalli uccidere una donna che non ti ama più è lecito: " Io penso anche a quei poveri uomini, che lasciati dalla donna che amavano disperatamente cercano il chiarimento non per ammazzarla, ma per ricucire un rapporto e magari si sentono dire ‘io ti ho sempre tradito, perché tu sei uno scemo, impotente e mi fai schifo’ e in quel momento perdono la brocca e l’ammazzano. E vabbè, che gli vuoi di’? [...] esiste l’attenuante della provocazione... tante volte questo crinale si supera non perché uno è cattivo, ma perché te ce portano e quindi poi quello paga il suo debito, per carità… lo paga… però…”



Forse Magalli è tempo di lasciare spazio a uomini che pensano alle donne come a persone e non come a oggetti di proprietà, a suppellettili, a elettrodomestici che se non funzionano, se non rispondono ai tuoi comandi e desideri, "nel momento d'ira"(che "momento" non è, visto che anche un uomo dabbene come lei, che ha una moglie e una figlia, è capace a mente fredda di concepire questa metodica), fai a pezzi.


EDIT: Le scuse di Magalli tra i commenti al blog di Flavia Amabile "Mi rendo conto che quello che ho detto dalla Perego può essere sembrata una difesa di chi fa del male o uccide una persona alla fine di una storia d'amore, se provocato. Mi dispiace non essere riuscito ad essere chiaro, come in genere sono, e di non essere riuscito a chiarirmi, anche perchè assalito dalla virulenza della Boralevi. Il discorso era un altro: si discuteva del fatto se si può uccidere per amore. Sia io che li psichiatra eravamo d'accordo che non si può: uccidere è una cosa così terribile che si può fare solo per follia. Il mio discorso era volto solo a dire che qualunque uomo (ma anche una donna) normale può superare il crinale della follia e diventare un omicida se provocato. Il che non lo giustifica affatto, o meglio non giustifica l'atto di follia, ma aiuta a capire perchè la follia sia scattata. Mi dispiace essere stato poco chiaro, ma certamente non volevo nè giustificare nè difendere chi fa del male. Cordiali saluti. Giancarlo Magalli scritto da Giancarlo Magalli 6/4/2011 14:51" qui.



Mi sembra che comunque persista nella sua replica il concetto di provocazione.
Chissà cosa ne pensa Magalli di quest'uomo che ha massacrato di botte la moglie perché lei non voleva avere rapporti anali. Non lo amava abbastanza? Esprimere un'opinione contraria equivale a provocare?




Via Flavia Amabile, Femminismo a sud, Un altro genere di comunicazione
; di più: No alla violenza sulle donne, Bambini coraggiosi, Vita da streghe.

giovedì 23 dicembre 2010

Nella fiction rai i gay sono freddini

Finalmente un bacetto se lo sono dati, veloce veloce, a stampo quasi come un errore: "ahò scusa me sò sbajato". Sto parlando di Claudio Santamaria e Thierry Neuvic che interpretano una coppia gay nella fiction rai "Le cose che restano".
Il pregio di questi personaggi è di non incarnare nessuno degli stereotipi che spessissimo stanno appiccicati sui gay, sono gay senza gheismi*.
Il timore di vedersi censurare la miniserie, che va in prima serata, ha probabilmente spinto gli autori ed il regista a contenersi molto, provocando però in chi guarda la sensazione che gli omosessuali siano più vicini ad un'affettività casta e pura che fisica e reale, perchè mentre Antonia Liskova si lascia andare ad un amplesso adulterino in una specie di gliptoteca, solo stasera, alla terza puntata, la coppia omosessuale si tiene per mano sul letto (!) e si scambia il fuggevole succitato bacetto (comunque per strada e questo è a favore).
Forse di questi tempi chiedo troppo, già è tanto che questa coppia abbia anche una figlia, cioè Thierry Neuvic si ritrova a dover badare alla figlia di cui non si è mai occupato prima, che ha avuto per caso da una tossicodipendente con la quale ha fatto sesso anni prima da ubriaco, con loro c'è Sheba, irachena, giunta in italia per trovare la figlia, finita in un giro di prostituzione, e in attesa del permesso di soggiorno.
Forse chiedo troppo anche perchè in questa fiction il muratore di colore ha competenze che il giovane laureato che sta in cantiere non ha, e senza soggezione lo corregge al momento giusto, essendo il laureato un sottoposto. Ed ha fatto un certo effetto vedere rappresentata quella che dovrebbe essere la normalità. Ed anche Sheba, la donna irachena, ha un lavoro di competenza, fa l'infermiera.
Questo post sembra non centrare nulla con i temi del blog, effettivamente il collegamento non è diretto, ma c'è perchè donne, gay e immigrati si ritrovano spesso a subire pari violenze, anche solo narrative.
Alla fine il mio giudizio su "Le cose che restano" è positivo, la prossima settimana c'è l'ultima puntata, anche se non racconta chissà che storia e strizza l'occhio ad un famoso prodotto nordamericano che mette in campo simili tematiche, ma la racconta bene e in modo moderno, nonostante i gay freddini (ma su rai uno).

*Per dire: non lavorano nella moda, non fanno i parrucchieri o gli infermieri, non citano film strappalacrime e non sembrano esaltarsi per gli abiti di chiffon.

lunedì 27 settembre 2010

waka waka per protestare contro il tg1



E' prevista l'esibizione di gruppo, a partecipazione libera, l’8 ottobre alle 11.30 davanti la sede rai di viale mazzini a Roma.

via femminismo a sud

sabato 1 maggio 2010

Sostenere il progetto “Il Corpo delle Donne”

Il Corpo delle Donne è un documentario sull’uso del corpo delle donne nella tv italiana.

Il Corpo delle Donne ora è un libro, o meglio uno strumento, che innalza il nostro livello di consapevolezza. Contiene due interessanti capitoli su come guardare la tv con nuovi occhi. Offre spunti di resistenza pratica e di cambiamento.


Comperate se potete il libro: il ricavato, serve totalmente a sostenere il progetto. Che significa andare nelle scuole, continuare con il lavoro del blog, e altre iniziative che verranno.
Poche utili azioni possono fare la differenza dunque:

- acquistare il libro: online costa 10 euro
- regalarlo a un’amica/o
- mettere il banner sui vostri blog e linkarlo ai vostri amici: il Teorema della 94 puo’ diventare il motivo conduttore di una volontà di cambiare

Recensione di Loredana Lipperini su La Repubblica (anche qui)
Le donne del Mediterraneo di Lorella Zanardo.

La rassegna stampa de Il corpo delle donne

Visita il blog de Il corpo delle donne dal quale sono tratte queste informazioni.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...