Denuncia dell'Unhcr, bande armate in azione nell'est
(ANSA) - KINSHASA, 25 GIU - E' di oltre 170, secondo i riscontri dell'Unhcr (Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati), il numero delle donne violentate durante i recenti devastanti attacchi compiuti da bande di uomini armati contro villaggi del Sud-Kivu, regione mai pacificata della Repubblica democratica del Congo (Rdc, ex Zaire). L'ennesimo stupro di massa pianificato per terrorizzare la popolazione civile e' avvenuto intorno al 10 giugno a Nyakiele e Abala, nell'est della Rdc.
http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_mondo/06/24/visualizza_new.html_813627219.html
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lunedì 27 giugno 2011
giovedì 9 giugno 2011
«Gheddafi ha ordinato violenze sessuali in serie e distribuito stimolanti ai soldati»
Lo sappiamo che lo stupro è un'arma di guerra.
Quindi, adesso, ci si aspetterebbe una dissociazione in massa, da parte di tutti i nostri politici e rappresentanti, da tutto ciò che viene e rappresenta Muammar Gheddafi. Giusto?
Articolo
«Ci sono le prove. Anche delle scomparse forzate»
MILANO - Ci sono le prove che il leader libico, Muammar Gheddafi, ha ordinato «violenze sessuali in serie» dopo aver fatto distribuire stimolanti sessuali tipo Viagra ai soldati Lo ha sostenuto il procuratore Luis Moreno-Ocampo, l'alto magistrato che ha inoltre dichiarato all' Afp di essere in possesso delle prove di «rapimenti, torture e scomparse forzate». Gheddafi potrebbe dunque essere la prima persona ad essere accusata dalla Corte penale internazionale (Cpi) di «scomparse forzate». LA RELAZIONE ALL'ONU - «È uno strumento del terrore», ha detto Moreno Ocampo alla sede delle Nazioni unite a New York, dove mercoledì è venuto presentare il suo dossier contro il regime libico Gheddafi è la prima persona ad essere accusata dal Cpi di scomparse forzate, una tecnica di repressione resa tristemente celebre dalle giunte cilena e argentina negli anni 70 e 80. Anche il figlio del leader libico, Saif al Islam, e il capo dell'Intelligence libica, Abdullah Senoussi, sono accusati dal procuratore di essere «responsabili di omicidi, arresti, detenzioni e scomparse contro i manifestanti non armati e presunti dissidenti».
CRIMINI CONRO L'UMANITÀ - Il Cpi deve annunciare fra breve se incrimina Gheddafi di crimini contro l'umanità. L'accusa di «scomparse forzate »è utilizzata per la prima volta ma è importante chi si stabilisca che si tratta di crimini contro l'umanità«, ha sottolineato Luis Moreno-Ocampo.
Redazione online
08 giugno 2011(ultima modifica: 09 giugno 2011)
Fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_08/gheddafi-violenze-sessuali_88b4dca8-9205-11e0-9b49-77b721022eeb.shtml
Quindi, adesso, ci si aspetterebbe una dissociazione in massa, da parte di tutti i nostri politici e rappresentanti, da tutto ciò che viene e rappresenta Muammar Gheddafi. Giusto?
Articolo
«Ci sono le prove. Anche delle scomparse forzate»
ha detto all'Onu il procuratore Moreno-Ocampo
Redazione online
08 giugno 2011(ultima modifica: 09 giugno 2011)
Fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_08/gheddafi-violenze-sessuali_88b4dca8-9205-11e0-9b49-77b721022eeb.shtml
venerdì 27 maggio 2011
Stupri “correttivi” in Sud Africa. Il caso di Noxolo Nogwaza
La calciatrice ventiquattrenne Noxolo Nogwaza è stata rapita e brutalmente uccisa il 23 aprile scorso. Attivista della comunità LGBT, aveva anche lavorato per l'organizzazione Ekurhuleni Pride. Un altro caso tragico di stupro correttivo in Sudafrica si aggiunge alla lunga lista degli ultimi anni.
Succede nel Sudafrica del post-apartheid che festeggia il 17esimo anniversario dell’indipendenza. Succede in un Paese progressista, dove i matrimoni omosessuali sono legalizzati e sulla carta esiste una delle Costituzioni più moderne del mondo. Nello stesso Paese, una spirale di violenza quotidiana attraversa la società, nell’indifferenza generale della stampa e dei governi. Lo stupro “correttivo” come pratica di correzione dell’omosessualità e rieducazione delle lesbiche attraverso rapporti sessuali forzati è una prassi ormai consolidata che sfocia spesso nella distruzione fisica del diverso. Un fenomeno che coinvolge donne sudafricane, non solo povere ed emarginate, ma di colore, spesso ancora adolescenti al di sotto dei 16 anni di età. I dati sono allarmanti, il governo ha promesso, nelle ultime settimane di varare misure concrete per gli autori delle violenze, perché l’assassinio di Nogwaza è solo l’ultimo di una lunga serie, centinaia al giorno negli ultimi dieci anni, spesso con epiloghi tristi.
I numerosi casi, tornati alla ribalta della stampa negli ultimi anni grazie alla denuncia di associazioni nate a sostegno delle vittime, presentano le modalità tipiche di quello che può essere considerato un rito di rieducazione. Stessa spietatezza, stessa follia, stessa illogicità. E su Nogwaza è sceso il silenzio della stampa, tranne la diffusione della notizia su blog e testate in gran parte stranieri. Eppure la storia di Noxolo è simile a quella di Nokuthula Radebe, una ventenne uccisa qualche mese fa, a quella della campionessa di calcio Eudy Simelane o ad altri episodi come quello di Millicent Gaika, la cui vicenda era stata raccontata dall’Huffington Post a gennaio: legata, torturata e stuprata ripetutamente per cinque ore da un uomo che continuava a ripeterle di voler“correggere” la sua malattia.
Il mese scorso anche Noxolo Nogwaza torna a casa in una normalissima serata e viene brutalmente assassinata. La sua testa è fracassata, il viso irriconoscibile, i denti sparsi a terra e un preservativo è rimasto a fianco del corpo senza vita. L’associazione Luleki Sizwe (dall’unione dei nomi di due donne che sono morte a causa delle conseguenze di uno stupro correttivo, l'una di meningite e l'altra di Aids), già lo scorso anno ha lanciato una petizione per riconoscere lo stupro correttivo un vero e proprio crimine di discriminazione. Sulla complessità e sulle resistenze incontrate dall’iniziativa pesano fattori come l’accettazione da parte della comunità di pratiche di questo genere, il dilagante maschilismo della società sudafricana, la paura di denunciare e, non da ultimo, il silenzio della Chiesa cattolica che, in Paesi come l’Uganda, si è addirittura espressa a favore di leggi che puniscono le donne con la reclusione se colte in flagranza di reato. Laddove il reato è costituito dal diverso orientamento sessuale. La stessa condanna espressa da Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Svezia e la minaccia di sospendere gli aiuti economici, sono stati interpretati come un tentativo di ingerenza di forze esterne nella sovranità dello Stato sudafricano.
Rompere il silenzio e denunciare gli stupri correttivi è il primo passo per comprendere che episodi come questi sono indicativi dello status delle donne. E quest’aspetto riguarda l’importanza del cammino dei diritti civili di tutti i Paesi del mondo.
http://www.agoravox.it/Stupri-correttivi-in-Sud-Africa-Il.html
http://www.agoravox.it/Stupri-correttivi-in-Sud-Africa-Il.html
martedì 25 gennaio 2011
Contro lo stupro correttivo
La trovi sexy?
Nell'immaginario maschile quant'è arrapante una scena lesbo?
In Sudafrica le lesbiche vengono legate, picchiate, torturate e stuprate per ore.
Firma la petizione mondiale per fermare quasta ignobile pratica.
Nell'immaginario maschile quant'è arrapante una scena lesbo?
In Sudafrica le lesbiche vengono legate, picchiate, torturate e stuprate per ore.
Firma la petizione mondiale per fermare quasta ignobile pratica.
giovedì 6 gennaio 2011
Haiti, allarme per le violenze sessuali Amnesty: "Stupri all'ordine del giorno"
Il rapporto dell'organizzazione umanitaria sugli abusi subiti dalle donne nelle tendopoli. "I casi sono quotidiani, la polizia non riesce a fare nulla contro le bande armate". La testimonianza di 50 vittime: "Viviamo nella paura, non c'è pace per noi"
di PASQUALE NOTARGIACOMO
ROMA - Violenze ormai quotidiane. Come le denunce che si susseguono con poca speranza di trovare i colpevoli. Non c'è pace per le donne di Haiti. A un anno di distanza dal terremoto che provocò 230mila morti e 300mila feriti, oltre un milione di persone vive ancora in condizioni precarie nelle tendopoli allestite nella capitale Port-au-Prince e nel sud dell'isola caraibica. L'epidemia di colera ancora in corso (con un bilancio vicino alle 3500 vittime) ha complicato ulteriormente una situazione già drammatica. L'emergenza però non finisce qui. La nuova piaga di Haiti ha i volti e le voci delle tante donne che nelle tendopoli hanno subito o rischiano di subire quotidianamente stupri e violenze sessuali. Le ha raccolte Amnesty International 1, in un rapporto pubblicato oggi. Sono loro stesse, le vittime degli abusi a raccontare le modalità e le circostanze delle aggressioni subite. Senza omettere dettagli che sicuramente vorrebbero dimenticare.
Violenze quotidiane. Secondo i dati del rapporto, nei primi 150 giorni successivi al terremoto furono segnalati oltre 250 casi di stupro. Un anno dopo, quasi ogni giorno l'ufficio di un gruppo locale di sostegno alle donne riceve persone che intendono denunciare una violenza. Ad aggredirle gruppi di uomini armati che si aggirano nei campi dopo il tramonto. Una situazione sempre più grave, come testimonia Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International ad Haiti. "Le donne, che già
devono fare dolorosamente i conti per aver perso i loro cari, le case e i beni nel terremoto", spiega Ducos, "aggiungono a tutto questo l'ulteriore trauma di vivere sotto la costante minaccia di violenza sessuale".
Polizia impotente. Già prima di gennaio 2010, la diffusione degli abusi di questo tipo nell'isola era ampia, ma le condizioni determinate dal terremoto hanno aggravato la situazione. La fragile assistenza delle autorità è stata compromessa dalla distruzione di stazioni di polizia e tribunali. Mentre nelle tendopoli, le forze dell'ordine sono pressoché impotenti. La mancanza di sicurezza e di controlli fuori e dentro i campi, si legge nel rapporto, costituisce un fattore determinante per l'aumento delle aggressioni a sfondo sessuale. La risposta delle forze dell'ordine ai casi di stupro è giudicata inadeguata: molte sopravvissute hanno dichiarato di essersi sentire ripetere che la polizia non poteva fare niente. "Il già fragile sistema che garantiva il rispetto della legge e dell'ordine pubblico", racconta Ducos, è completamente collassato dopo il terremoto. Non c'è alcuna sicurezza per le donne e le ragazze nei campi: si sentono abbandonate e in balia degli attacchi. Le bande armate fanno ciò che vogliono, sapendo che sarà ben difficile fare i conti con la giustizia".
Parlano le vittime. Ciononostante oltre 50 sopravvissute hanno scelto di collaborare con Amnesty International, condividendo con l'organizzazione la loro esperienza. Come si legge nelle testimonianze, nulla riesce ad impietosire i loro aggressori. Machou ad esempio ha solo 14 anni, vive in una tendopoli a Carrefour Feuillles, a sud ovest di Port-au-Prince. E' stata stuprata a marzo, mentre usava un bagno: "Un ragazzo che mi aveva pedinato ha aperto la porta. Mi ha immobilizzata con le mani e ha fatto quello che voleva fare... Mi ha preso a pugni. Non sono andata alla polizia perché non conoscevo quel ragazzo, sarebbe stato inutile. Da allora mi sento sempre triste e temo che possa accadere ancora". Neanche la presenza dei due figli piccoli ha fermato gli stupratori di Suzie, che viveva in una tendopoli con i suoi bambini e un'amica, dopo aver perso nel terremoto i genitori, i fratelli e il marito. E' stata aggredita all'una di notte dell'8 maggio. Lei e l'amica sono state bendate e stuprate di fronte ai bambini da una banda di uomini che era entrata nel campo: "Dopo che hanno finito, non riuscivo a fare niente, non avevo la forza per nessuna reazione. Sarei dovuta andare all'ospedale, ma io non ci sono andata perché non avevo soldi. Non so neanche dove sia un luogo che si occupa di chi ha subìto violenza".
Incertezza costante. La paura e l'insicurezza sono sensazioni costanti della vita nelle tendopoli. "Nel nostro campo non possiamo mai vivere in pace", racconta Dina, un'altra delle sopravvissute, "c'è sempre il coprifuoco. Abbiamo paura. Possiamo essere violentate in qualsiasi momento". "La notte non possiamo riposare", spiega Guerline che nel terremoto ha perso il marito, "Banditi e stupratori non dormono mai. Mia sorella di 13 anni è stata violentata e quella stessa notte sono stata stuprata anche io. Non so dove andare, non ho nessun posto dove stare al sicuro". Un sentimento comune a tutte. Come documenta il lavoro delle due organizzazioni civili che si occupano delle vittime delle violenze (KOFAVIV 2 e FAVILEK 3). Il loro network è l'unico sostegno per le donne che vivono nei campi, con la polizia e le autorità impotenti. Una missione che purtroppo non sembra destinata a esaurirsi in tempi brevi. Con il ballottaggio per le presidenziali rinviato, notizia di ieri, a febbraio, e il colera che continua a mietere vittime, il futuro di Haiti è sempre più incerto.
(06 gennaio 2011)
Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2011/01/06/news/rapporto_amnesty_su_haiti-10894353/?ref=HREC2-8
di PASQUALE NOTARGIACOMO
ROMA - Violenze ormai quotidiane. Come le denunce che si susseguono con poca speranza di trovare i colpevoli. Non c'è pace per le donne di Haiti. A un anno di distanza dal terremoto che provocò 230mila morti e 300mila feriti, oltre un milione di persone vive ancora in condizioni precarie nelle tendopoli allestite nella capitale Port-au-Prince e nel sud dell'isola caraibica. L'epidemia di colera ancora in corso (con un bilancio vicino alle 3500 vittime) ha complicato ulteriormente una situazione già drammatica. L'emergenza però non finisce qui. La nuova piaga di Haiti ha i volti e le voci delle tante donne che nelle tendopoli hanno subito o rischiano di subire quotidianamente stupri e violenze sessuali. Le ha raccolte Amnesty International 1, in un rapporto pubblicato oggi. Sono loro stesse, le vittime degli abusi a raccontare le modalità e le circostanze delle aggressioni subite. Senza omettere dettagli che sicuramente vorrebbero dimenticare.
Violenze quotidiane. Secondo i dati del rapporto, nei primi 150 giorni successivi al terremoto furono segnalati oltre 250 casi di stupro. Un anno dopo, quasi ogni giorno l'ufficio di un gruppo locale di sostegno alle donne riceve persone che intendono denunciare una violenza. Ad aggredirle gruppi di uomini armati che si aggirano nei campi dopo il tramonto. Una situazione sempre più grave, come testimonia Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International ad Haiti. "Le donne, che già
devono fare dolorosamente i conti per aver perso i loro cari, le case e i beni nel terremoto", spiega Ducos, "aggiungono a tutto questo l'ulteriore trauma di vivere sotto la costante minaccia di violenza sessuale".
Polizia impotente. Già prima di gennaio 2010, la diffusione degli abusi di questo tipo nell'isola era ampia, ma le condizioni determinate dal terremoto hanno aggravato la situazione. La fragile assistenza delle autorità è stata compromessa dalla distruzione di stazioni di polizia e tribunali. Mentre nelle tendopoli, le forze dell'ordine sono pressoché impotenti. La mancanza di sicurezza e di controlli fuori e dentro i campi, si legge nel rapporto, costituisce un fattore determinante per l'aumento delle aggressioni a sfondo sessuale. La risposta delle forze dell'ordine ai casi di stupro è giudicata inadeguata: molte sopravvissute hanno dichiarato di essersi sentire ripetere che la polizia non poteva fare niente. "Il già fragile sistema che garantiva il rispetto della legge e dell'ordine pubblico", racconta Ducos, è completamente collassato dopo il terremoto. Non c'è alcuna sicurezza per le donne e le ragazze nei campi: si sentono abbandonate e in balia degli attacchi. Le bande armate fanno ciò che vogliono, sapendo che sarà ben difficile fare i conti con la giustizia".
Parlano le vittime. Ciononostante oltre 50 sopravvissute hanno scelto di collaborare con Amnesty International, condividendo con l'organizzazione la loro esperienza. Come si legge nelle testimonianze, nulla riesce ad impietosire i loro aggressori. Machou ad esempio ha solo 14 anni, vive in una tendopoli a Carrefour Feuillles, a sud ovest di Port-au-Prince. E' stata stuprata a marzo, mentre usava un bagno: "Un ragazzo che mi aveva pedinato ha aperto la porta. Mi ha immobilizzata con le mani e ha fatto quello che voleva fare... Mi ha preso a pugni. Non sono andata alla polizia perché non conoscevo quel ragazzo, sarebbe stato inutile. Da allora mi sento sempre triste e temo che possa accadere ancora". Neanche la presenza dei due figli piccoli ha fermato gli stupratori di Suzie, che viveva in una tendopoli con i suoi bambini e un'amica, dopo aver perso nel terremoto i genitori, i fratelli e il marito. E' stata aggredita all'una di notte dell'8 maggio. Lei e l'amica sono state bendate e stuprate di fronte ai bambini da una banda di uomini che era entrata nel campo: "Dopo che hanno finito, non riuscivo a fare niente, non avevo la forza per nessuna reazione. Sarei dovuta andare all'ospedale, ma io non ci sono andata perché non avevo soldi. Non so neanche dove sia un luogo che si occupa di chi ha subìto violenza".
Incertezza costante. La paura e l'insicurezza sono sensazioni costanti della vita nelle tendopoli. "Nel nostro campo non possiamo mai vivere in pace", racconta Dina, un'altra delle sopravvissute, "c'è sempre il coprifuoco. Abbiamo paura. Possiamo essere violentate in qualsiasi momento". "La notte non possiamo riposare", spiega Guerline che nel terremoto ha perso il marito, "Banditi e stupratori non dormono mai. Mia sorella di 13 anni è stata violentata e quella stessa notte sono stata stuprata anche io. Non so dove andare, non ho nessun posto dove stare al sicuro". Un sentimento comune a tutte. Come documenta il lavoro delle due organizzazioni civili che si occupano delle vittime delle violenze (KOFAVIV 2 e FAVILEK 3). Il loro network è l'unico sostegno per le donne che vivono nei campi, con la polizia e le autorità impotenti. Una missione che purtroppo non sembra destinata a esaurirsi in tempi brevi. Con il ballottaggio per le presidenziali rinviato, notizia di ieri, a febbraio, e il colera che continua a mietere vittime, il futuro di Haiti è sempre più incerto.
(06 gennaio 2011)
Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2011/01/06/news/rapporto_amnesty_su_haiti-10894353/?ref=HREC2-8
martedì 24 agosto 2010
Orrore in Congo, 200 donne violentate e città devastate
Quasi 200 ragazzine e donne violentate in quattro giorni, spesso di fronte ai loro mariti e ai loro figli, brutalizzate da gruppi di miliziani che dello stupro continuano a fare un’arma di guerra.
E’ accaduto ancora una volta nell’est del Congo (Rdc, ex Zaire) e la denuncia delle atrocità è arrivata con quasi un mese di ritardo, ad opera dell’Ente delle Nazioni Unite per il Coordinamento delle Questioni Umanitarie. Le atrocità sono state compiute nella città di Luvungi, provincia del Nord Kivu, presa d’assalto e strappata ai governativi il 30 luglio dai ribelli hutu ruandesi e dai miliziani Mai Mai. L’orrore è durato quattro giorni, la città è stata saccheggiata, molte abitazioni e villaggi dei dintorni sono stati dati alle fiamme.
”Le organizzazioni internazionali dei medici hanno riferito stupri sistematici della popolazione indifesa per quattro giorni consecutivi a Luvungi e nelle zone limitrofe”, ha riferito l’organismo dell’Onu, aggiungendo che tutti i casi di violenza sessuale sono stati compiuti contro donne e che in totale ”quelli denunciati sono stati 179”. Ma potrebbero essere molti di più. In Congo, dopo la guerra civile che tra il 1998 e il 2003 ha ucciso quasi 5 milioni e mezzo di persone, la regione del Nord e Sud Kivu non è mai tornata pienamente sotto il controllo di Kinshasa e la popolazione è rimasta alla mercè di bande armate e mercenari.
blitzquotidiano.it
E’ accaduto ancora una volta nell’est del Congo (Rdc, ex Zaire) e la denuncia delle atrocità è arrivata con quasi un mese di ritardo, ad opera dell’Ente delle Nazioni Unite per il Coordinamento delle Questioni Umanitarie. Le atrocità sono state compiute nella città di Luvungi, provincia del Nord Kivu, presa d’assalto e strappata ai governativi il 30 luglio dai ribelli hutu ruandesi e dai miliziani Mai Mai. L’orrore è durato quattro giorni, la città è stata saccheggiata, molte abitazioni e villaggi dei dintorni sono stati dati alle fiamme.
”Le organizzazioni internazionali dei medici hanno riferito stupri sistematici della popolazione indifesa per quattro giorni consecutivi a Luvungi e nelle zone limitrofe”, ha riferito l’organismo dell’Onu, aggiungendo che tutti i casi di violenza sessuale sono stati compiuti contro donne e che in totale ”quelli denunciati sono stati 179”. Ma potrebbero essere molti di più. In Congo, dopo la guerra civile che tra il 1998 e il 2003 ha ucciso quasi 5 milioni e mezzo di persone, la regione del Nord e Sud Kivu non è mai tornata pienamente sotto il controllo di Kinshasa e la popolazione è rimasta alla mercè di bande armate e mercenari.
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