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venerdì 9 agosto 2013

Sul Decreto Legge strumentale alla repressione di Stato e al mantenimento del Governo - contro le donne

Metto qui, di seguito, alcuni post che condivido sul Decreto Legge (il cui testo per intero ancora non è in rete) approvato dal Consiglio dei Ministri, che in teoria dovrebbe contrastare la violenza sulle donne (soprattutto se sei moglie e madre), senza porre in atto NESSUNA prevenzione, trattando esclusivamente di inasprimento delle pene (ma le carceri non erano affollate?), aggravanti e ritorno alla minorità delle donne - per le quali si querela d'ufficio e non c'è possibilità di ritirare la denuncia - quindi si denuncerà molto meno. Magicamente tratta anche di cantieri violati - perché serve un decreto contro la violenza sulle donne per fermare la lotta notav - per cui Marta la si può manganellare e palpeggiare tranquillamente e con lei tutte quelle che lottano per i diritti propri e di tutt@.



20130808_214

Da Abbatto i Muri:
Il Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri con norme a contrasto della violenza sulle donne, così come lo vediamo pubblicizzato nei media [1] [2] [3] [4], ha un approccio paternalista e autoritario alla questione, non tiene conto delle proposte delle persone, delle stesse donne che da tanto si occupano del fenomeno e, sul piano della propaganda, impone un piano repressivo inefficace, brandisce aggravanti senza senso e spaccia per nuove alcune soluzioni che esistono già.
Non viene finanziato alcun Osservatorio, utile ad analizzare e definire il fenomeno prima di assumere qualunque decisione, è basato sull’impostazione già espressa dai Ministri Alfano e Cancellieri con l’aiuto della consulente Isabella Rauti per la Violenza di Genere, con l’accordo della vice ministro del Lavoro Dottoressa Guerra che ha già chiarito come le donne vanno tutelate in quanto “risorsa”.
Non stupisce perciò la proposta di aggravanti che colpirebbero uomini che fanno violenza su mogli, madri e ancor meno stupisce l’aggravante per chi userebbe violenza su una donna incinta. Quel che si vuole tutelare, evidentemente, non è la persona ma un ruolo di genere preciso. La lotta contro il femminicidio è dunque rivolta contro chi colpisce donne, madri e mogli, inficiandone la possibilità di essere “risorsa” per la propria peculiarità riproduttiva e il proprio ruolo di cura.
Il Decreto, da quel che si legge, nonostante la difficoltà a reperirne il testo integrale, non si esprime in relazione alla violenza di genere nel suo complesso, includendo gay, lesbiche, trans, migranti rinchiuse nei Cie e separa le vittime in sante e puttane, donne sterili e gravide, soggetti comunque deboli, infantili, incapaci di intendere e volere che incorrerebbero in richiami e sanzioni autoritarie nel caso in cui volessero ritirare una querela.
L’idea della “certezza della pena”, mutuata dalle politiche di destra, con proposta di delazione/segnalazione anonima per denunciare il violento, non ha niente a che fare con un piano preventivo che non interessa il governo. Non interessa investire nella cultura, nell’utilizzo delle reti territoriali esistenti, non interessa in assoluto mettere in discussione gli stessi inneschi culturali che producono discriminazione e violenza nei confronti delle donne. Anzi tali inneschi vengono decisamente riprodotti.
In più il Decreto passa da un argomento all’altro e, coerentemente con l’idea che è sulle forze dell’ordine che decidono di investire invece che su altro, da quel che leggiamo si occupa anche di rafforzare le misure repressive contro chi si oppone in Val Susa alla realizzazione della Tav. Si parla di messa in sicurezza dei cantieri che si traduce in una maggiore militarizzazione ed espropriazione di quel territorio. In più sono previste punizioni più severe per chi osa varcare i confini dell’area in cui è realizzato il cantiere.
Il governo ottiene così consenso su una misura repressiva con l’alibi di norme in difesa delle donne. La lotta contro la violenza sulle donne può essere realizzata legittimando autoritarismo e repressione? E’ possibile allearsi con chi autorizza le forze dell’ordine a manganellare ed arrestare gli/le attivist* #NoTav in nome della lotta contro la violenza sulle donne?
Questo governo si occupa così tanto delle donne che le usa per legittimare soluzioni repressive contro quelle che non restano a casa a fare da madri e mogli. Dunque se resti a casa a svolgere il tuo ruolo di cura forse qualcuno ti dedicherà due righe fingendo di tutelarti. Se invece vai in piazza a rivendicare diritti e a difendere la Val Susa sei cattiva e meriti di essere manganellata.
Sarebbe opportuno, adesso, che tutte le donne che hanno chiaro quello che sta succedendo in Italia sulla pelle delle donne, giacché viene strumentalizzato un tema importante per tante tra noi, si esprimessero e prendessero le distanze dalle posizioni del governo.
E’ questo il momento in cui tante e tanti dovremmo fare sentire la nostra voce perché innanzitutto chi decide di varare un decreto legge su un tema che ci riguarda dovrebbe consultarci e non pianificare strategie che servono solo a fare apparire forte, legittimo, un governo che non è riuscito a fare nulla di concreto per i cittadini e le cittadine che dice di rappresentare. Un governo che giudica prioritaria la costruzione di un’opera inutile e dispendiosa (la Tav Torino-Lione) alla realizzazione di piani concreti che parlino di diritto al reddito, alla casa, alla gratuità di servizi, che aiutino uomini, donne, tantissime persone sempre più piene di problemi economici.
Sono una donna vittima di violenza e non mi interessa l’approvazione di un decreto legge che sancisce un principio: se voglio strumenti di difesa devo innanzitutto legittimare i tutori che useranno i manganelli contro compagni, compagne e amiche che lottano in Val Susa.
Ci sono altre persone, donne, uomini, persone, che hanno voglia di dire con me che tutto ciò non può avvenire in nostro nome?
Not in my name!
Grazie!
  
legittimarepressione
Da dumbles
Oggi hanno partorito il mostroide. Con gran clamore di Evviva! Bene! Bravi! Il governo Letta ha mostrato il costrutto giuridico cioè il DL di prevenzione e contrasto alla violenza di genere.
Tutto il peggio di quello che temevamo, cui avevamo accennato qui: procedimento senza querela di parte, irrevocabilità della querela, delazione, inasprimento delle pene… insomma un dispositivo incardinato  sostanzialmente su due principi: irrilevanza della volontà delle donne (la mancanza di querela di parte corrisponde a questo) e logica “carcerocentrica” come la chiama l’Unione delle camere penali cui pure questo DL non piace perchè demagogico ed inquietante.
…Se è inquietante per loro, figuriamoci per noi…
Ecco, non a caso, nel gioiello di sensibilità verso le donne è ben incastonato un articolo che prevede l’inasprimento delle pene per l’accesso abusivo nei cantieri; quali cantieri? Ma quelli NoTav ovviamente!
Eh già… se “l’assassino ha le chiavi di casa”, può essere che ha anche quelle del cantiere…
D’altra parte è anche vero, visto le violenze e le violazioni sessuali cui è stata sottoposta Marta, militante NoTav.
E qui il picchiatore e molestatore è mandato da chi ti fa il DL a contrasto della violenza di genere.
Il governo delle larghe intese ha trovato il modo di far intendere che difende le donne mentre le considera zero e se ti rompono le scatole (i cantieri) anche le meni. Bene! Bravi! e fess* chi ci crede.
Da Lipperatura:
No, non mi piace. Parlo del decreto legge sul femminicidio così come è stato raccontato. Premetto che non ho avuto modo di studiarlo nei dettagli, e che la sensazione che ho è che la ex ministra Idem avesse un’idea molto diversa (altrimenti, perché convocare le associazioni che si battono contro la violenza, giusto qualche settimana prima di essere messa alla gogna e costretta a farsi da parte?).
Non mi piace perché è un decreto repressivo. E molte di noi hanno detto e ripetuto che nessuna repressione e nessun giro di vite porterà a risultati se non si insiste sulla prevenzione. Scuola. Formazione degli educatori. Libri di testo delle elementari. Educazione al genere, all’affettività, alla sessualità. Da subito. Di questo non si parla.
Non mi piace perché non si parla di centri antiviolenza, e tantomeno della loro moltiplicazione e finanziamento, da quanto è dato almeno capire. Non si  parla di centri di ascolto per uomini abusanti. Non si cerca di capire, formare e prevenire, ma si  pigia sul pedale della guerra fra i sessi, fornendo a chi ancora sputa la parola femminicidio come una caramella mal masticata ottimi argomenti per parlare di espediente securitario.
Non mi piace perché glissa sugli strumenti fondamentali: un osservatorio che monitori i femminicidi, dicendoci quanti sono e come avvengono. Fin qui, le indagini statistiche, come detto centinaia di volte, sono incomplete e generiche.
Non mi piace perché, come ha dichiarato Michela Murgia, la non revocabilità della querela “è una grande responsabilità che lo Stato si assume perché chi impedisce alla vittima di revocare la denuncia deve poter garantire che l’inasprimento degli abusi non ci sarà. O che se ci sarà, la donna verrà protetta. Lo dico perché nella stragrande maggioranza dei casi dal momento della querela le cose per chi ha subito violenze cominciano a peggiorare”. Non solo, aggiunge Michela, “io ho sempre creduto che una donna debba avere la libertà di decidere se vuole o meno denunciare. Per questo non sono molto d’accordo con la procedibilità d’ufficio che prevede anche che possa essere il pronto soccorso a inviare una segnalazione a polizia e carabinieri. Questo vale ancora di più oggi: se una donna, a un certo punto, non se la sente di continuare l’iter processuale, deve poter fare un passo indietro. Non è giusto trasferire questo diritto alle forze dell’ordine. È un’ulteriore sottrazione che si fa a chi di violenze già ne ha subite parecchie”.
Non mi piace perché, come ha scritto Concita De Gregorio, “dire che la pena sarà di un terzo più severa nel caso in cui le vittime siano incinte o mogli o compagne o fidanzate del carnefice è comprensibile, dal punto di vista del legislatore, perché sì che battere una donna che aspetta un bambino o che ha un vincolo di fiducia con chi la aggredisce è più grave. Ma stabilisce anche una discriminazione culturalmente delicatissima verso le donne che non fanno figli e non hanno legami con un uomo. In che senso uccidere una donna non sposata e non madre è meno grave? Vale forse di meno per la società?”.
Non mi piace, perché come ha scritto Enza Panebianco, inserisce misure repressive nei confronti della lotta NoTav, di punto in bianco: ” il Decreto passa da un argomento all’altro e, coerentemente con l’idea che è sulle forze dell’ordine che decidono di investire invece che su altro, da quel che leggiamo si occupa anche di rafforzare le misure repressive contro chi si oppone in Val Susa alla realizzazione della Tav. Si parla di messa in sicurezza dei cantieri che si traduce in una maggiore militarizzazione ed espropriazione di quel territorio. In più sono previste punizioni più severe per chi osa varcare i confini dell’area in cui è realizzato il cantiere. Il governo ottiene così consenso su una misura repressiva con l’alibi di norme in difesa delle donne. La lotta contro la violenza sulle donne può essere realizzata legittimando autoritarismo e repressione? E’ possibile allearsi con chi autorizza le forze dell’ordine a manganellare ed arrestare gli/le attivist* #NoTav in nome della lotta contro la violenza sulle donne?”
Non mi piace perché, a quanto si legge, ha utilizzato la lotta di chi si oppone ai femminicidi e alla violenza sulle donne in chiave rassicurante, consolatoria, paternalista. Perché ha usato quella lotta come un fiore all’occhiello per legittimare l’operato di un governo che definire criticabile è poco.
E’ un passo, mi dicono amiche e compagne di strada. Per me, è un passo falso, compiuto di fretta e compiuto male. In una parola, servirà a poco. La battaglia è culturale, inclusa quella al cyberstalking.
Mi auguro che esista la possibilità di discuterne ancora, nonostante tutto.

giovedì 1 agosto 2013

Andrea.

Perché non cada nel vuoto, perché non si dimentichi.

Storia di Andrea, “la trans di Termini” massacrata alla stazione
-
 La mattina del 29 luglio il suo corpo pieno di lividi e ferite è stato trovato abbandonato al binario 10. 
Andrea aveva solo 28 anni. Sei giorni prima di morire ci aveva raccontato le sue paure e le sue speranze. 
Nonostante tutto.
31 luglio 2013

Fonte redattoresociale.it

Chissà a cosa pensava Andrea ogni notte prima di addormentarsi sopra il suo cartone davanti alla stazione Termini di Roma. Forse pensava alla famiglia in Colombia, a sua madre e a suo padre lasciati quattro anni fa per trovare fortuna in Italia. Forse avrebbe voluto chiamarli, dirgli che la vita non era esattamente come aveva sognato da bambino, quando era ancora un maschio, raccontargli delle botte prese, del braccio rimasto paralizzato, della gamba che si muove a fatica. O forse semplicemente sprofondava subito nel sonno. Era troppo stanca e delusa per pensare.
Certo, non immaginava di morire da sola, ammazzata a bastonate e forse a coltellate nella stazione che era diventata la sua casa. Andrea aveva solo 28 anni. La mattina del 29 luglio il suo corpo pieno di lividi e ferite è stato trovato abbandonato al binario 10.
Tra i viaggiatori che ogni giorno correvano a prendere il treno alla stazione pochi facevano caso a lei. Per tutti era la trans di Termini, quella che passava le sue giornate lungo i binari o davanti all’ingresso della stazione a raccogliere le cicche nei portacenere per racimolare un po’ di tabacco. Un’altra disperata senza nome e senza storia che andava a riempire le file del popolo dei senzatetto della stazione.
Non parlava con chiunque Andrea, non dava confidenza facilmente. La maggior parte del tempo se ne stava seduta a fissare il vuoto. Oppure si trascinava, un passo alla volta, stando attenta a non perdere l’equilibrio, verso la pensilina dell’autobus 714 che l’avrebbe portata alla mensa della Caritas di Colle Oppio a consumare il primo pasto della giornata.
Quando capiva di potersi fidare, però, cambiava espressione, il suo volto bruciato dal sole che dimostrava più anni di quelli che aveva, si illuminava. Così, sei giorni prima di morire ci ha raccontato la sua storia: “La mia casa è Termini, dormo qui da quattro anni. La notte ho paura che qualcuno mi metta le mani addosso”, ci aveva confidato. Andrea era stata aggredita più volte, le avevano rubato il cellulare e il passaporto. “A Ostia un ragazzo mi ha picchiata. Sono stata sette mesi in coma”. Sul suo corpo era rimasto indelebile il ricordo di tutte le botte e i soprusi subiti.
Avrebbe voluto trovare un lavoro ma sapeva che senza documenti, con un braccio paralizzato e una gamba fuori uso, nessuno l’avrebbe mai assunta. Forse è stata proprio la disperazione a spingerla in qualche giro poco raccomandabile di droga o di prostituzione, come ipotizza la polizia. Forse ha chiesto aiuto alle persone sbagliate.
Mentre sorrideva davanti alla telecamera e domandava ridendo se in video veniva bene, Andrea non pensava alla morte. Non pensava di morire pochi giorni dopo con addosso la sua gonna rosa e le sue scarpe da ginnastica. Lei pensava al futuro perché nonostante tutto non aveva perso la speranza. “Vorrei incontrare un ragazzo con tanti soldi che mi faccia lasciare la strada perché è troppa brutta”, ci aveva detto. A ricordare il suo sorriso triste, la sua storia, la sua vita, oggi ci sono solo due o tre senzatetto della stazione, i suoi compagni di viaggio e nessun altro. (Maria Gabriella Lanza)

Fonte redattoresociale.it

Qui l'intervista video.

mercoledì 17 luglio 2013

Ciò che dovrebbe essere condannato sono gli atti e non le parole che servono a denunciarli

Femminicidio.

Dall'Accademia della Crusca
Quesito: 


C’è necessità di una parola nuova per indicare qualcosa che accade da sempre? Che senso ha sottolineare il sesso di una vittima? Non è offensivo per le donne parlare di loro usando la parola femmina, che pare “più propria dell’animale”? Perché non usare donnicidio, muliericidio, ginocidio o ciò che già abbiamo, uxoricidio? Legittimando femminicidio non provocheremo una proliferazione arbitraria di parole in -cidio?

Femminicidio: i perché di una parola
Recentemente si parla molto di femminicidio (o anche femicidio e femmicidio e del valore delle varianti vedremo dopo) intendendo non solo l’“uccisione di una donna o di una ragazza”, ma anche “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. Abbiamo riportato la definizione di femminicidio in Devoto-Oli 2009, ma il termine è attestato anche in ZINGARELLI a partire dal 2010 e nel Vocabolario Treccani online, mentre GRADIT 2007 ha femicidio registrato anche nei Neologismi Treccani 2012 come “femmicidio o femicidio”.

Ci sono state e ancora ci sono resistenze all’introduzione del termine, quasi fosse immotivato o semplicemente costituisse un voler forzatamente distinguere tra delitto e delitto semplicemente in base al sesso della vittima; quasi fosse neologismo frutto di una delle tante mode linguistiche più che del bisogno di nominare un nuovo concetto.
In effetti ciò che viene oggi indicato da questa parola è anche storia antica, anche per il nostro paese, come nota Silvia Leonzi in A casa con il nemico pubblicato nel numero di Marzo 2013 della rivista “Il Carabiniere”:

di omicidi femminili commessi da uomini la nostra storia è tristemente piena [...] e allora, perché solo adesso si sente l'esigenza di trovare un nome specifico per questa realtà? Che cos'hanno di diverso queste morti?
Cos'è cambiato nella nostra percezione
di un fenomeno tanto oscuro quanto atavico?

Una risposta possibile a questa domanda è in quanto Michela Murgia scriveva nel suo blog il 2 settembre 2012 a proposito di una notizia pubblicata quel giorno su Repubblica.it in questa forma:
Fano, uccide la moglie in un raptus di gelosia “L'uomo [...] ha accoltellato la donna, che ha tentato di difendersi inutilmente, dopo un violento litigio davanti ai quattro figli…”.

«Nel giornale che vorrei – scrive la Murgia – la notizia sarebbe stata data così: Fano, giovane donna uccisa a coltellate davanti ai suoi figli e poi “Arrestato l'autore del violento femminicidio: era il marito”».
Non si tratta solo di una parola in più, allora, per quanto densa di significato, ma anche e soprattutto di un rovesciamento di prospettiva, di una sostanziale evoluzione culturale prima e giuridica poi.
Quanta strada, almeno nel nostro paese, sia stata percorsa dalle istituzioni è efficacemente sintetizzato nel testo citato di Silvia Leonzi di cui si ricorda solo un passo a beneficio dei più giovani:


Ed è proprio per la salvaguardia dell'onore che fino al 1981, nel nostro ordinamento, […] per un uomo [che uccide] la moglie, se colto da un impeto d'ira determinato dall'offesa recata [sono previste] pene minori rispetto a un analogo delitto di diverso movente, dal momento che l'oltraggio arrecato all'onore è ben più grave rispetto al delitto riparatore. Infatti, l'articolo 587 del Codice penale, abrogato con la Legge n. 442 del 5 agosto 1981, contempla una pena ridotta per chi uccida la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere "l'onor suo o della famiglia". 

Credo che questo basti a dare conto delle proporzioni e delle conseguenze del rovesciamento del punto di vista auspicato dalla Murgia: non si tratta solo di parole di moda evidentemente.
Alcuni vedono nell’introduzione di femminicidio esclusivamente la sottolineatura (forzata) dell’appartenenza della vittima al sesso femminile, come per esempio si argomenta in un messaggio “postato” sulla pagina Facebook di La lingua batte, rubrica settimanale di Radio3 che si è recentemente occupata di femminicidio:

La parola omicidio deve essere eliminata dal vocabolario giuridico, ma non sostituita dalla parola femminicidio, o da qualsiasi altra parola che indichi una violenza mortale di genere. Siamo tutti esseri umani; perché, quindi, non usiamo umanicidio?

A questa domanda possiamo rispondere che se ci riferiamo a una situazione “neutra”, una donna uccisa nel corso di una rapina in banca, si può parlare di omicidio (o magari chissà in futuro di umanicidio) ma di fronte a una notizia come questa

India, violentata e uccisa a sei anni: Nuovo, agghiacciate caso di stupro nell'Uttar Pradesh: la piccola è stata strangolata e gettata in una discarica (La Repubblica.it 19.04.2013)

#StigmaKills il 19 luglio 2013 a #Roma protesta contro la violenza sulle #sexworkers

ICRSE, il Comitato Internazionale per i Diritti delle Sex Workers in Europa invita tutti i suoi membri, le organizzazioni, gli individui, i/le professionist* del sesso e sue/suoi alleat* a unirsi e protestare contro i recenti omicidi di Jasmine e Dora, contro il violento attacco a Ela e contro tutti/e i/le sex workers in Europa e nel mondo.
LA VIOLENZA CONTRO I/LE SEX WORKERS DEVE FERMARSI.

Qui l'evento facebook.

La Turchia e la Svezia sono stati, durante questa settimana, luogo di omicidi violenti alle sex workers – ma la violenza è costante e tre sex workers sono state uccise in Italia dall’inizio dell’anno. In Francia, Kassandra e Karima sono state assassinate e spinte al suicidio.
Noi chiediamo a tutti i nostri amici e familiari, di protestare contro i sistemici omicidi transfobici e contro la violenza in Turchia e in tutto il mondo. Dora, prostituta trans è stato uccisa questa settimana, ad un’altra sex workers trans in Turchia, Ela, hanno sparato; è stata gravemente ferita ed è improbabile che il suo braccio possa funzionare di nuovo. Dora è la 31esima vittima, dal 2008, transgender di un violento e mortale attacco in Turchia.
Chiediamo a tutti i nostri amici e familiari di protestare contro il modello svedese, che ha portato via i figli di Jasmine e ha dato la custodia al suo ex marito violento che infine l’ha assassinata. Gli assistenti sociali e lo Stato svedese si sono rifiutati di ascoltare Jasmine. Perché, d’altronde, ascoltare una sex worker che si ritiene non sappia cosa è bene per lei? Questa criminalizzazione messa in atto dal sistema è costata a Jasmine la sua vita.
In tutti i paesi in Europa e in tutto il mondo, i/le sex workers vengono assassinati perché le nostre vite sono viste come meno degne di altre. Noi non siamo cittadin* a pieno titolo e questo stato di discriminazione giustifica lo stigma che ci viene inflitto e la violenza soffriamo. E ‘ ora di dire NO a tutte le violenze contro i/le sex workers! NO a ignorare/zittire le nostre voci, NO alla sottrazione dei nostri figli! NO ad attacchi, stupri e omicidi!
Le iniziative di protesta saranno realizzate in molti paesi, in tutto il mondo, venerdì 19 luglio alle 15:00. Incoraggiamo i membri del Comitato Internazionale per i Diritti delle Sex Workers in Europa e tutte le organizzazioni e gli individui a organizzare manifestazioni, proteste, azioni presso le ambasciate turche, svedesi, italiane, o presso qualunque altro luogo simbolico.
Noi daremo aggiornamenti su questa pagina con informazioni sulle proteste, comunicati stampa dell’ICRSE, immagini, banner che potrebbe essere utile condividere etc. Se avete bisogno di aiuto in qualsiasi modo, chiedete info sulla pagina (facebook o Evento) e forse qualcuno può essere in grado di offrire sostegno.
In solidarietà.

LONDON
https://www.facebook.com/events/257055747752775/?ref=25

PARIS
https://www.facebook.com/events/208533619301833/?ref=25

BERLIN
https://www.facebook.com/events/337753779688209/?ref=25

GLASGOW
https://www.facebook.com/events/485660881519727/?ref=25

venerdì 8 febbraio 2013

L'opinione non cambierà il mondo, ma può appestarlo


Non c’è dibattito sul femminicidio e non ci può essere con chi lo nega , ci sono valori come essere contro il razzismo, contro la pedofilia, essere contro il nazismo e il fascismo, essere contro il femminicidio che in questa nazione sono fondamentali.
Non c’è nessuna pluralità di opinione che possa giustificare il sacrificio di tali valori, soprattutto per il giornalismo. Purtroppo in Italia i valori non vengono prima delle opinioni, questo è il Paese in cui molti giornalisti e direttori egocentrici stanno distruggendo anche l’ultima briciola di civiltà e coscienza per far posto a un cinismo che mette spavento. E’ il caso oggi di Peter Gomez e il sito de il fatto quotidiano che normalmente reclama alti valori costituzionali, purtroppo come diceva Hegel il demonio cova nei dettagli , e stavolta i dettagli sono pesanti.
Sul sito del fatto quotidiano è comparso un post sessista contro il femminicidio che a detta del blogger sarebbe un’invenzione mediatica. Lo stesso sito dove scrivono la Zanardo e altre che provano a difenderle le donne. Come si fa a considerare più opinioni sui valori? E’ come se uno mettesse un post di Messina denaro e poi di Borsellino. Non è pluralità, ma rendere opinabile la mafia. “Salga a bordo cazzo direttore!”
In Italia si paga con la vita il cinismo degli uomini . Non ha tremato il direttore davanti a quelle righe infamanti, non ha sentito neanche un rigurgito di giustizia pubblicando quel post. Ho bisogno di indignarmi ancora contro il cinismo maschilista che con leggerezza considera lecito avallare l’odio sessista , non lo si può scambiare per opinione .
Caro direttore purtroppo il mondo non lo cambia un’opinione , ma il buon esempio e lei oggi non lo ha cambiato, anzi lo ha peggiorato. Oggi con la sua azione ci ha comunicato che si può avere un dibattito sulla piaga sociale del femminicidio fino a negarlo. Deve sapere che io so , so tutto, non ho le prove ma so chi sono i mandanti morali di tutti quegli omicidi: sono i tanti misogini come lei che messi nei posti di potere dell’informazione italiana possono influire sull’informazione del Paese, formare valori e disvalori fino a rendere opinabile e leggero ammazzare una donna.
Provo vergogna per tutti voi per colpe che non potrete vedere mai a causa di una mediocrità sessista
Io però so tutto non ho le prove, ma lo so e voglio urlarlo a nome di Carmela e le altre 99 che in 10 mesi sono state già ammazzate.

Fonte: http://www.articolo21.org/2012/10/non-ce-dibattito-sul-femminicidio/

martedì 28 agosto 2012

Rosario e la democrazia immaginaria

Rosario è un vero mandrillo, se lo passano tutte.

Womenews: Veneto: via libera al movimento per la vita nei consultori

Dopo il Piemonte anche il Consiglio della Regione Veneto ha votato con una maggioranza trasversale (sic!) una nuova legge regionale, formata da un solo articolo, che autorizza ad introdurre all’interno delle strutture socio sanitarie esponenti dei movimento per la vita o materiale divulgativo contro l’aborto.
Si chiude così una complessa vicenda iniziata nel 2004 con la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare – oltre 20mila le firme raccolte dal Movimento per la vita e dai volontari dei centri di aiuto per la vita – per "regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto" autorizzando l’esposizione di materiale informativo e l’azione divulgativo dei volontari pro- life nelle strutture sanitarie e nei consultori.
La proposta, inizialmente bocciata, è stata modificata e approvata, come si diceva, con larga maggioranza (33 sì su 42 presenti, 6 contrari, 3 astenuti), con voti favorevoli da Lega, Pdl, Pd (contrario Mauro Bortoli), voti contrari arrivati da Udc, Sinistra Veneta, Giuseppe Bortolussi, astenuti Diego Bottacin (Verso Nord), Mariangelo Foggiato (Unione Nordest) e Marino Finozzi (Lega), mentre Italia dei Valori ha abbandonato l’aula per protesta.
"Le Regioni governate dal centrodestra, compreso il Veneto, stanno stravolgendo il senso, la laicità, gli obiettivi della legge 194 e la funzione stessa dei consultori familiari" ha dichiarato la coordinatrice regionale Donne dell’Italia dei Valori, Franca Longo.
"La proposta di legge popolare originaria – ricorda Longo – consentiva ai movimenti per la vita di entrare, di fatto, nei consultori, violando il principio dell’autodeterminazione e la privacy che la legge 194 garantisce e tutela, proprio in un momento delicatissimo della vita della donna. Il testo approvato dal Consiglio regionale, un pasticcio nato dopo una riformulazione camaleontica, indigna ed apre le porte all’intrusione dei movimenti e delle associazioni non solo nei consultori, ma in tutte le strutture sanitarie e socio-sanitarie, una nuova follia".

Palesando cosa la Giunta regionale di destra intende per democrazia, alcune esponenti del movimento per la vita hanno avuto il permesso di accedere al Palazzo in quanto "appartenenti al movimento per la mozione" e si sono messe a recitare il rosario. A tutte le altre, ovvero alle donne accorse in difesa della 194, eccetto cinque, è stato invece vietato l’accesso e si sono così fermate in Calle XXII Marzo, tenendo alzati i cartelloni.

25|08|12

venerdì 6 luglio 2012

Cronaca Vera è #mediacomplice

Si chiama così, femminicidio, per l’Onu è un crimine di Stato, a commetterlo è un uomo, un uomo che uccide: strangolando, martellando, dando fuoco, facendo a pezzi, precipitando da un balcone, una donna.
La donna uccisa può essere giovane, adulta, anziana, nubile, sposata, convivente, studentessa, precaria, imprenditrice, medico, casalinga, anche incinta al nono mese.
Per Cronaca Vera però il movente dietro a queste morti atroci e insensate non è nè il solito raptus nè l’abusata gelosia, per la redazione di questo giornale, dove chissà, fose, lavorano anche delle donne, il movente è il caldo.
Questo è giornalismo? Dov’è l’informazione? Dov’è il codice deontologico e il rispetto per le vittime? Cosa ne penseranno le famiglie di questa copertina, che nega in assoluto ogni resposabilità degli assassini nella morte delle loro figlie, sorelle, amiche, amate?
Dobbiamo sperare che il caldo cali inesorabile sulle vite di chi ha pensato, redatto e approvato questa copertina? Di certo possiamo dire che Cronaca Vera è #mediacomplice.

Da fas

lunedì 2 luglio 2012

#NOPAS: fermiamo i ddl che introducono la falsa sindrome di alienazione genitoriale

Condivido la petizione promossa da Fiori D'Acciaio Coordinamento Diritti Donne e Minori

Firmate qui

Attualmente sono in discussione al Senato i disegni di legge n. 957 (PDL-UDC), n. 2800 (IDV), n. 2454 (PD e Radicali), n. 3289 (UDC-SVP) sull’affido condiviso e il n. 43 (Sen. Peterlini) sulla doppia residenza.

Queste proposte contengono gravissime violazioni dei diritti fondamentali dei figli minorenni vittime di violenza diretta o assistita. Questa petizione si propone di raccogliere firme per chiedere :

- Che la legge vieti espressamente l’affido condiviso nei casi di acclarata violenza, agita nei confronti del partner e/o sui figli;

- che sia definitivamente proibito l’utilizzo della sindrome di alienazione genitoriale (PAS) in ambito processuale e da assistenti sociali come motivo di mediazione familiare e affido condiviso, perché tale “sindrome” non è presente nell’attuale (DSM) e non ha valide basi scientifiche;

- che il 4° comma dell'art. 316 del codice civile sia abrogato: “Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti e indifferibili (322)”, poiché è lesivo dei diritti della madre e contrario al concetto di parità genitoriale;

- che non sia imposta per legge la doppia residenza/domicilio, ma sia valutata questa possibilità caso per caso, in base all'età e alle esigenze dei figli minori;

La PAS, o sindrome di alienazione genitoriale, è considerata un disturbo relazionale nelle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore manipola il figlio generando il rifiuto dell’altro genitore per rivalersi. Nella realtà però è strumentalizzata dal genitore che ha agito la violenza per far decadere le accuse e ottenere comunque l’affido condiviso, se non addirittura quello esclusivo. Infatti, sebbene la PAS non abbia valide basi scientifiche e non sia mai stata inclusa nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), tale “sindrome” è spesso erroneamente utilizzata nei tribunali e dai servizi sociali. È bene sottolineare come i bambini e le bambine che hanno un genitore violento e/o abusante si giovano della sua assenza: solo così possono ricostruire un reale futuro sereno assieme all’altro genitore.
Si ritiene quindi di dubbia costituzionalità e lesiva dell’ordinamento giuridico italiano la volontà di introdurre la PAS per legge.

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domenica 20 maggio 2012

Le studentesse di Brindisi e il gender backlash

Oggi lo scenario del tutto cambiato, la mafia, strettamente detta, è stata quasi del tutto messa da parte, la teoria della strategia della tensione per alcuni comincia a vacillare, mentre prende sempre più sostanza l'attentato misogino, il gesto di una persona, un uomo, contro una scuola femminile, per colpire le ragazze, giovani donne, che la frequentano. Sarebbe quindi un tentativo di strage motivata dal gender backlash, cioè la continua e incessante denigrazione e riduzione del genere femminile, di cui ogni giorno parliamo attraverso i blog, quella operata a livello mediatico da trasmissioni populiste, dalle pubblicità, dalla cultura androcentrica e maschilista, e quella operata in rete dai siti antifemministi e dai gruppi che li sostengono. Come si ricordava già ieri su Femminismo a sud i precedenti esistono, non solo nella forma della strage, ma del continuo massacro che è il femminicidio. Ne parlava anche l'UDI, altre donne in rete e oggi Michele Serra.
Ma anche in questo caso, sarebbe riduttivo parlare di folle isolato, perché isolato non è, i suoi complici e mandanti sono ovunque, e se si tornasse all'ipotesi della mafia o della strage di Stato, infondo, colpire una scuola femminile ha lo stesso identico disvalore misogino.

giovedì 2 febbraio 2012

Cassazione: violenze di gruppo,carcere non obbligatorio

Tiziano Riverso

Non vi preoccupate, se stuprate in gruppo una ragazza, la Corte di Cassazione vi da tutto il tempo di:
1) far sparire le prove;
2) minacciare la ragazza e ottenere il ritiro della denuncia;
3) minacciare anche la sua famiglia e coinvolgere l'intero paese nell'azione intimidatoria (vedi Montalto di Castro qui qui qui);
4) uccidere la tipa e sbarazzarvi del corpo, poi tanto, coi tempi e con l'acume della giustizia italiana, potene andare a cena con uno dei tanti femminicida che è stato bravo o solo fortunato (perchè italiano), e mentre tutti cercano la moglie, chatta con amiche e trans.

Vedi anche FaS: Sentenza: se stupri in branco ti tocca una vacanza premio!


Cassazione: violenze di gruppo,carcere non obbligatorio

Una sentenza che farà - giustamente - discutere. Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato, ma può applicare misure cautelari alternative. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, dando un' interprestazione estensiva ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2010.

In base a tale valutazione, la Cassazione ha annullato una ordinanza del Tribunale del riesame di Roma, che aveva confermato il carcere - ritenendo che fosse l'unica misura cautelare applicabile - per due giovani (difesi dagli avvocati Lucio Marziale, Nicola Ottaviani ed Eduardo Rotondi) accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza del frusinate e ha rinviato il fascicolo allo stesso giudice perché faccia una nuova valutazione, tenendo conto dell'interpretazione estensiva data dalla Suprema Corte alla sentenza n. 265 del 2010 della Corte Costituzionale.

A partire dal 2009, con l'approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale - nata sulla base di un diffuso allarme sociale legato alla recrudescenza di episodi di aggressioni alle donne - non era consentito al giudice (salvo che non vi fossero esigenze cautelari) di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenni, misure cautelari inferiori al cacere carcere nel caso di gravi indizi di colpevolezza.

Investita della vicenda, la Corte Costituzionale, nell'estate del 2010, ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto sì alle alternative al carcere «nell'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure».

mercoledì 28 dicembre 2011

Aborto, in ospedale non si può

di Natascia Gargano, FpS Media
Fonte: L'Espresso
«Ormai i medici che scelgono l'obiezione sono il 90 per cento», denuncia la Lega dei ginecologi. Spesso per motivi che con la coscienza non c'entrano niente. Il risultato? «Liste d'attesa infinite, donne che vanno all'estero, altre che si rivolgono di nuovo alle mammane»
(27 dicembre 2011)

Che cosa succederebbe se tutti dicessero "no"? Mettiamo che l'intera categoria dei ginecologi facesse obiezione di coscienza: sarebbe ancora possibile per le donne interrompere la gravidanza in Italia? Non siamo così lontani da questo scenario. Nel nostro Paese, secondo il ministero della Salute, sono obiettori all'aborto sette medici su dieci: dato già abbastanza curioso in un Paese dove solo il 36,8 dei cittadini si dichiara "cattolico praticante" (Eurispes 2006).

«Ma in realtà i numeri veri sono ancora più alti, e di molto: quei dati infatti considerano anche le cliniche convenzionate che ora non sono più autorizzate a eseguire le interruzioni di gravidanza», spiega Silvana Agatone, presidente della Laiga, l'associazione che riunisce i ginecologi in difesa della 194, la legge a tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza.

«Gli obiettori potrebbe essere verosimilmente il 90 per cento del totale». ?Pochi, pochissimi medici in ogni caso. E se per le interruzioni di gravidanza entro il terzo mese gli ospedali possono ricorrere a personale esterno chiamato a "gettone", per le altre servono medici "strutturati", ossia in organico. Sono proprio questi gli interventi che rischiano di diventare sempre più difficili. «Persino nelle grandi città ci sono strutture che hanno solo uno o due ginecologi non obiettori», continua Agatone. A Roma, ad esempio, nei 7 ospedali che eseguono aborti terapeutici, gli "abortisti" sono in media 2. Al Secondo Policlinico di Napoli, appena 3 su 60. «Cosa accadrà quando questi andranno in pensione?». ?

Quello che succederà è tutto da vedere. Fatto sta che già adesso ci sono interi ospedali del Sud privi di reparti di interruzione di gravidanza, perché la totalità di ginecologi, anestesisti e paramedici ha scelto l'obiezione di coscienza. In alcune zone della penisola la percentuale di obiettori tocca l'80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. In Basilicata si raggiunge addirittura l'85,2 per cento. Una corsa all'obiezione che solo negli ultimi anni sembra essersi stabilizzata dopo un'impennata a dir poco vertiginosa: si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009; per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento.

«C'è una parte consistente di medici che obietta per motivi che con la coscienza non hanno nulla a che fare», denuncia da tempo Carlo Flamigni, ginecologo e membro del Comitato nazionale di Bioetica. Non è facile trovarsi da soli a dire "sì" in un reparto di obiettori, malvisti quando non vessati dai colleghi. La parte del Don Chisciotte non si addice a tutti, soprattutto quando i mulini a vento sono il tuo primario o il direttore dell'ospedale. E poi, semplicemente, non si fa carriera, tutto il giorno in trincea a fare aborti. Specie se i vertici dell'ospedale sono di nomina politica e di area cattolica (o addirittura ciellina). E così qualcuno, per non finire al confino, sceglie il "no". Gli altri 1.655, intanto, solo nel 2009 si sono sobbarcati 118.579 interrurzioni di gravidanza ?A farne le spese ovviamente sono le donne, che si ritrovano meno medici a disposizione, liste di attesa più lunghe e interventi non di rado fissati allo scadere del 90° giorno.

Che non fili tutto liscio, lo accenna lo stesso ministero nella sua ultima relazione al Parlamento: «Percentuali elevate di tempi di attesa oltre le due settimane vanno valutate con attenzione a livello regionale in quanto possono segnalare presenza di difficoltà nell'applicazione della legge». Ebbene, ad aspettare oltre due settimane è il 40 per cento delle donne. E, in alcuni casi, l'attesa dura anche un mese e più. «Come conseguenza le donne spaventate hanno ricominciato a prendere l'aereo per rivolgersi a strutture estere, mentre qualche obiettore in ospedale ha tirato fuori dai cassetti del suo studio privato gli strumenti per abortire», continua Flamigni. «Per non parlare dell'uso dei farmaci non legali, del fiorire delle pillole abortive sul mercato nero e degli aborti fai da te delle immigrate straniere». Insonna, torna l'incubo delle mammane, quel fantasma combattuto ma mai del tutto sconfitto dalla legge 194. Le ultime stime disponibili, parziali e riferite solo alle italiane, risalgono al 2005: 15 mila aborti clandestini, la maggior nell'Italia meridionale. Da allora non se ne sa più nulla. ?Sul fatto che l'obiezione di coscienza così allargata stia, nei fatti, svuotando di contenuti la 194, non sono però tutti d'accordo: «Non credo proprio che l'aborto sia ostacolato dalla presenza di obiettori. E poi non esiste alcun diritto di aborto, esiste invece un diritto alla vita e un diritto all'obiezione di coscienza. Le tre cose stanno su un piano diverso: prima viene il diritto alla vita, poi all'obiezione, quindi, in ultimo, la possibilità per la donna di abortire», ribatte Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita e deputato europeo.
C'è anche chi fa notare «ben altre mancanze» del servizio pubblico, come la dottoressa Paola Bonzi, dal 1984 alla guida del Centro di aiuto alla vita, il consultorio privato all'interno della Mangiagalli, la più grande "maternità" di Milano: «L'articolo 5 della legge prevede che gli enti pubblici mettano in campo tutti gli aiuti affinché le persone rinuncino ad abortire. Invece le donne si trovano da sole, prima e dopo. L'ospedale, ad esempio, non ce ne invia nessuna, le donne arrivano da noi con il passaparola. C'è una gravissima mancanza del servizio pubblico nell'offrire sostegno alle donne». ?Che sia dunque tempo di modificare la 194? «Di sicuro è necessario organizzare l'assistenza sanitaria in modo da garantire che la legge venga rispettata su tutto il territorio nazionale», dice Ignazio Marino, che è anche presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficienza del Servizio sanitario nazionale: «Chi ha compiti istituzionali, come il direttore generale di un ospedale, ha il dovere di disporre del personale sufficiente per eseguire le interruzioni di gravidanza. E lo deve fare anche programmando le assunzioni».

Qualcuno ci ha provato con un bando per i consultori regionali, in un territorio che conta il 79,4 per cento di medici obiettori. Ma non è andata a finire bene. Quel qualcuno è Nichi Vendola e la delibera della giunta pugliese che prevedeva «il progressivo riposizionamento del personale sanitario che solleva obiezione di coscienza» è stata subito impugnata davanti al tribunale amministrativo. Ricorso accolto, il Tar ha giudicato la clausola discriminatoria ed «espulsiva», quindi lesiva dei diritti degli obiettori e del principio di uguaglianza.??

La questione è ingarbugliata, come sottolinea Chiara Lalli nel suo libro "C'è chi dice no" (il Saggiatore), «perché l'articolo 9 della 194 non entra nei dettagli di come gestire sia la possibilità di fare obiezione sia la possibilità per la donna di abortire». Se, infatti, il singolo medico può rifiutarsi di praticare l'aborto, la struttura sanitaria è in ogni caso obbligata a garantire il servizio. Ma in che modo, non è chiaro. «Stiamo studiando i casi per sollevare la questione di legittimità della legge di fronte alla Corte costituzionale», spiega Marilisa D'Amico, docente di Diritto costituzionale all'Università Statale di Milano, «bisogna agire non negando l'obiezione di coscienza, che è un diritto fondamentale, ma modificando l'articolo 9 perché imponga agli ospedali l'onere di dotarsi del personale non obiettore necessario per l'effettiva attuazione della 194». Magari nel rispetto di quella parola che il testo della legge ripete per ben quattro volte: dignità. 

Fonte: L'Espresso

venerdì 25 novembre 2011

#25N alcune delle donne uccise quest'anno sfilano in corteo nella giornata contro la violenza sulle donne

Lista di alcuni tra i nomi di donne uccise nel 2011 tratta dalla Casa delle donne di Pisa da Bollettino di Guerra e diffusa a Pisa nel corso dell'iniziativa Non una di più.
Da Fas dati raccolti con Bollettino di Guerra.


N.R., 40 anni, Cerignola (Foggia), 1 Gennaio. Il corpo della donna è stato ritrovato con un coltello nel petto. È stata uccisa dall’uomo con il quale aveva una relazione.

VINCENZINA D’AMICO, Borgo San Dalmazzo (Cuneo), 4 Gennaio. La donna è stata uccisa con dieci colpi di pistola dall’ex fidanzato. L’uomo poi ha rivolto l’arma contro sé stesso e si è suicidato.

N.R. 37 anni, Prato, 7 Gennaio. La donna è stata trovata morta all’interno di una casa. È stata colpita più volte da un’arma da taglio: il colpo mortale le sarebbe stato sferrato alla gola.

N.R., tra i 40 e 50 anni, Ancona, 8 Gennaio. La donna è stata uccisa con una serie di colpi sul viso e sulla testa. Il cadavere è stato ritrovato sotto un ponte con il volto sfigurato. Vicino al suo corpo c’erano pietre sporche di sangue

RAJMONDA ZEFI, 30 anni, Lucca, 8 Gennaio. Il cadavere della donna presenta segni sul collo. Il marito ha ucciso la moglie al culmine di una lite

N.R., tra i 30 e 40 anni, Arluno (Mi) 10 Gennaio. La donna è stata presa a pugni e poi strangolata dall’ex fidanzato. La donna era in strada agonizzante quando sono arrivati i soccorritori, chiamati da un passante, ed è morta ancora prima del trasporto in ospedale.

N.R., 46 anni, Verona, 10 Gennaio. Il cadavere della donna è stato recuperato dalle acque del fiume Adige

ANTONINA SCINTA, 72 anni, Genova,10 Gennaio. La donna è stata uccisa come in una vera e propria esecuzione mafiosa. Il marito l’ha fatta inginocchiare e poi le ha sparato alla testa.

LILIANA SAINAS, 53 anni, Quartu Sant’elena (Cagliari), 11 Gennaio. La donna è stata uccisa dall’ex marito della figlia. L’uomo, ex carabiniere, ha fatto irruzione nell’appartamento e ha sparato diversi colpi con un fucile. All’interno dell’abitazione oltre alla suocera si trovavano l’ex moglie (che è rimasta ferita) e il nuovo compagno della donna, colpito mortalmente dai proiettili

LUCIA CASENTINO, 51 anni, Catania, 17 Gennaio. La donna è stata colpita alla testa e poi soffocata con un cuscino dal suo aggressore nell’abitazione in cui lavorava come badante.

IULSA SOUSA MOREIRA, 35 anni, Monselice (Padova), 18 Gennaio. La donna è stata colpita con un fendente mortale alla gola. Sono stati trovati segni di bruciature che fanno pensare che chi l’ha colpita poi cercato di bruciarlo con liquido infiammabile, coprendolo infine con sacchetti di plastica

COSMINA EMILIA BURLAN detta Cristina, 20 anni, Borghetto Di Noceto (Parma), 25 Gennaio. La ragazza è stata aggredito all’interno del veicolo del suo aggressore. L’uomo ha stordito la donna serrandole il collo con forza, prima a mani nude, e poi una volta che la donna è svenuta, con la cintura dei pantaloni. Poi si è liberato del corpo gettandolo in un canale.

ELETTRA ROSSO, 46 anni, Salerno 26 Gennaio. Uccisa dall’ex convivente. L’uomo ha sparato alla donna a pochi passi dallo studio legale dove lavorava

MARIA LACATUS, di 71 anni, Ancona, 1 Febbraio. Donna senza fissa dimora uccisa da un romeno di 19 anni. Dopo un rapporto sessuale l’uomo la massacra con una pietra e prende i soldi della donna

ILHAM AZOUNID E RASHID PISTONE, di 32 e 2 anni, Bologna, 6 Febbraio. Uccise rispettivamente dall’ex marito e padre della piccola. La donna con la figlia erano ospitate in una casa protetta e lui aveva avuto un ordine di allontanamento dal Tribunale. L’uomo aveva chiesto un appuntamento alla donna. L’uomo ha ucciso la donna e figlia e si è suicidato.

MARIA ROSA VAGLIO, 53 anni, Riva Valdobbia (Vercelli), 7 Febbraio. Uccisa con un coltello dal marito. Il corpo della donna è stato rinvenuto nella camera da letto. Al momento dell’omicidio una dei tre figli, minorenne, era nella stanza accanto

FATIMA M., 19 anni, Dronero Nel Cuneese, Cuneo, 7 Febbraio. Donna uccisa a coltellate in casa. E’ stata trovata senza vita in una pozza di sangue dal fratello sedicenne. Indagato un uomo che aveva ospitato la donna e il fratello

ALESSIA E LIVIA SCHEPP, 4 anni, Cerignola, 11 Febbraio. Sparite nel nulla. Il padre prima di suicidarsi ha lasciato una lettera in cui scrive di avere ucciso le figlie. I corpi non sono stati trovati. Caso irrisolto

MARIA ROSA BARBERIS, 67 anni, Tronzano (Vercelli), 13 Febbraio. La donna è stata uccisa a coltellate nella sua abitazione da parte del figlio di 39 anni

JENNIFER EWAWARO, età compresa fra i 25 e i 30 anni, Palermo, 13 Febbraio. E’ stata trovata in una strada del centro storico con la gola tagliata. E’ indagato il fidanzato

N.R, 46 e 25 anni, San Lorenzo Del Vallo (Cosenza), 17 Febbraio. Madre e figlia uccise in casa da Killer che si sono introdotti nell’appartamento. C’è una connessione con la ‘Ndrangheta.

ANDREA MARCELA IORDACHE, 20 anni, Strongoli Marina (Crotone), 17 Febbraio. Uccisa con nove coltellate nella sua casa dall’ex convivente di 24 anni che voleva tornare insieme a lei

ANNA MARIA VALOBRA, 68 anni, Orvieto Scalo (Terni), 21 Febbraio. Uccisa con una martellata alla testa nella sua camera dal letto dal figlio

YARA GAMBIRASIO, 14 anni, Brembate Di Sopra (Bg), 28 Febbraio. Il corpo della ragazza, con sei coltellate al collo, schiena e polso, viene ritrovato in una zona isolata vicino ad una area industriale. Caso irrisolto

N.R., Roma, 8 Marzo. Il corpo della donna è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione, senza testa ne gambe. La donna è stata uccisa con delle coltellate. Poi sono avvenute le mutilazioni con la motosega e sono stati asportati gli organi interni

TAMARA SPERANDINI, 37 anni, Acquapedente (Viterbo), 10 Marzo. La donna è stata uccisa dal marito con diversi colpi di piccozza. Anche il figlio Francesco di 4 anni è stato ucciso con la stessa modalità. L’uomo ha poi afferrato un coltello, si è tagliato le vene e si è sdraiato accanto ai loro cadaveri e si è inferto il colpo di grazia, tagliandosi la gola.

STEFANIA GARATTONI, 20 anni, Cesena, 9 Marzo. La ragazza è stata colpita più volte con un coltello dall’ex fidanzato, mentre passeggiava con un’amica, nel centro storico della città.

VALENTINA COLTELLA, 26 anni, Spigno Saturnia (Latina), 16 Marzo. La donna è stata uccisa dall’ex-fidanzato, agente della polizia provinciale. I due stavano viaggiando a bordo della macchina di Valentina. E’ proprio in macchina che hanno iniziato a discutere: lei, al culmine del litigio, è scesa dalla vettura, ma Caliman ha iniziato a spararle contro, almeno una decina di colpi. Uno, quello alla giugulare, le è stato fatale. La donna lascia una figlia di 6 anni

STELLA PARONI, 91 anni, Castelvetro Piacentino, 20 Marzo. La donna è stata uccisa da un vicino di casa dopo un tentativo di violenza sessuale. La donna è stata scaraventata dal terzo piano. Successivamente l’uomo ha caricato il cadavere completamente nudo su una carriola e con questa l’ha portato in un canale

GIUSEPPA CARUSO, 45 anni, Carpi (Modena), 22 Marzo. La donna è stata colpita dal marito con cinque coltellate, di cui quattro al petto, mentre stava preparando la colazione. Al momento del fatto era presente in casa anche la figlia della coppia, una bambina di 9 anni che stava ancora dormendo e non si è accorta di nulla; è stata svegliata dalla polizia e subito accompagnata dai nonni.

MARISA VECCHIONE di 35 anni, Terni 24 Marzo. La donna è stata uccisa dal con un colpo di fucile da caccia dal convivente di fronte alla figlia di sette anni mentre il secondo figlio della coppia, di tre anni, dormiva in un’altra stanza.

ANAMARIA FERARIU, 23 anni, Manfredonia (Foggia) 26 Marzo. Il corpo falcidiato da 5 ferite da arma da taglio all’altezza del torace è stato trovato in un terreno. La donna era una prostituta. Il caso irrisolto

CAMILLA AUCIELLO, 35 anni, Baricella (Bologna) 2 Aprile. La donna è stata uccisa dal marito appuntato dei Carabinieri. L’uomo ha colpito la donna con un martello ripetutamente alla testa e al volto. Poi ha infierito ancora con un paio di forbici al torace e all’addome. Ha preso la figlia di 2 anni che dormiva in casa, l’ha portata da familiari e si è costituito.

MANUELA CORRADINO, 46 anni, Venaria (Torino), 3 Aprile. La donna è stata uccisa dall’ex partner guardia giurata. Quando la donna è uscita dal lavoro l’uomo l’ha chiamata “Marina, Marina”, si è messo una parrucca e quando lei si è girata le ha scaricato il caricatore con 8 colpi addosso. La donna, vedova, lascia i due figli di 17 e 21 anni.

EUFEMIA ROSSI, 56 anni, Latisana (Venezia) 3 Aprile. Il cadavere della donna è stato ritrovato sull’argine di un fiume. Aveva colpi in testa e il viso tumefatto. Per l’omicidio è sospettato il convivente.

LIDIA ROSA GHIGLIONE, 91 anni, Genova, 3 Aprile. La donna è stata uccisa dal marito 89enne. L’uomo ha aggredito la moglie in camera da letto e ha tentato di
ucciderla strangolandola con una corda. Non riuscendoci l’ha colpita con una mazzetta da muratore. L’uomo ha quindi ucciso anche il cane e si è poi impiccato con la corda ad una trave in cucina.

WU SHUFEN, 49 anni, Napoli, 4 Aprile. Il corpo della donna è stato ritrovato nel proprio appartamento dalla sorella. La donna presentava numerose ferite da taglio.

GUESH WOLDMICHEL GEBREIWHOT, 24 anni, Mariano Di Pellegrino Parmense, 9 Aprile. E’ stata uccisa a colpi di pistola dal fidanzato che ha sotterrato il cadavere in un terreno.

ENEDINA ARIAS, 56 anni, Cervinara (Avellino), 14 Aprile. E’ stata trovata morta in camera da letto dal figlio 18enne. Il marito l’ha soffocata con un cuscino e poi si è tolto la vita. si è impiccato collegando a due sbarre di ferro un cavo.

GIULIANA DRUSIN, di 67 anni, UDINE, 15 APRILE. Uccisa dal marito con 3 d’arma da fuoco durante un litigio avvenuto in cucina.

LAURA GIANNARINI, 44 anni, San Gemignano Di Moriano (Lucca), 18 Aprile. La donna è stata uccisa dal fidanzato 40enne con 5 colpi d’arma da fuoco in una piazza vicino a casa sua

A. G., N.R.,Cosenza, 20 Aprile. Uccisa dal fratello. L’uomo era uscito di notte in preda ad una crisi e ha investito volontariamente la sorella. Una prima volta in retromarcia e successivamente ancora due volte con altre manovre

CARMELA REA, detta Melania, di 29 anni Colle San Marco (Ascoli Piceno), 20 Aprile. Il corpo è stato ritrovato dopo qualche giorno dalla scomparsa con segni evidenti di morte violenta. Per l’omicidio è indagato il marito Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’Esercito in servizio presso il 235° Reggimento Piceno

ALESSANDRA CAMBONI, di 32 anni, Gavirate (Varese), 25 Aprile. La donna è stata uccisa con un coltello dal padre. Anche il fratello Federico, di 34 anni, è rimasto gravemente ferito. L’uomo si era separato dalla moglie e i due figli erano andati da lui per il pranzo di Pasqua.

CIBELE MARIA JOHNSON DE ASSIS, di 50 anni, Crevalcore (Modena) uccisa dal suo compagno italiano all’interno della sua abitazione. L’uomo si è suicidato e prima di spararsi l’assassino ha inviato un drammatico sms ad un amico “L’ho uccisa e adesso mi tolgo la vita”.

LAKBIRA EL HAYJ, di 40 anni, Canosa Di Puglia, 1 Maggio. La donna è stata uccisa sulla soglia della sua abitazione con cinque colpi di pistola sparati a bruciapelo dal suo compagno italiano di 49 anni. L’uomo aveva già ucciso nel 1990 la moglie e per questo omicidio aveva scontato nel manicomio giudiziario di Aversa, in provincia di Caserta, i dieci anni inflittigli con la misura di sicurezza.

DESIRÉ ZUMIA di 34 anni , Prato 6 Maggio. Uccisa dal marito a coltellate nella loro abitazione. L’uomo si è poi tolto la vita. Al piano superiore la figlia della coppia di 4 anni che ha aperto la porta a soccorritori e carabinieri.

TERESA ANNA URBANIEK, di 48 anni, Panaro Vignola (Modena), 7 Maggio. Uccisa con dieci coltellate. Il corpo è stato vicino al greto di un fiume. La donna era seminuda e nascosta da un telo in avanzato stato di decomposizione in mezzo a fitti cespugli. Il suo compagno italiano aveva denunciato la scomparsa il 28 aprile

N.R., 65 anni, Finale Ligure (Savona), 17 Maggio. Donna uccisa a colpi di accetta in un campeggio da un uomo, un giardiniere, che lavorava nella struttura di accoglienza. La vittima è la suocera del proprietario del campeggio.

CONCETTA LA FARCIOLA, di 85 anni, Ortona 21 Maggio. L’anziana, costretta per motivi di salute a
letto, è stata sgozzata nella sua abitazione da un cittadino romeno.

N.R, Milano 26 Maggio. Seviziata e uccisa nel box delle torture . Il corpo è stato trovato bocconi, con i polsi e le caviglie legati dietro alla schiena con fili elettrici e poi con un’altra fune. La donna presenta segni di strangolamento. Indagato un muratore di 44 anni, proprietario del box, separato e con due figli che vive con la mamma a Sesto San Giovanni.

N.R., Pavona (Rm) 28 Maggio Uccisa dal marito, guardia giurata, che le ha sparato al volto.

N.R., Trevenzuolo (Verona) 30 Maggio La donna è morta per strangolamento nella propria abitazione. Ad ucciderla il marito, 69enne, che poi si è impiccato nel cortile di casa.

N.R. di 70 anni, Manfredonia (Fg) 3 Giugno. Uccisa dal marito di 78 anni presso la loro abitazione. L’uomo ha strangolato la donna con una sciarpa e poi si è ucciso con un coltello.

ALINA., di 54 anni, Avellino 6 Giugno. Il corpo è stato ritrovato in un bosco. L’unico indagato è il suo datore di lavoro con il quale aveva una relazione sentimentale.

N.R. di 85 anni, Roma 14 Giugno. Accoltellata ed uccisa dal nipote nella sua abitazione. Il giovane ha anche aggredito la sorella che si è salvata.

N.R, Cesano Romano (Rm) 16 Giugno. Uccisa a coltellate in casa dal marito che poi avrebbe rivolto l’arma verso di sé per suicidarsi. Il figlio 13enne trova al piano inferiore della abitazione la madre morta e il padre agonizzante e chiama il 112

LAURA D’ARGENIO, di 75 anni, Roma 7 Giugno. Uccisa dal fidanzato 23enne della nipote. Il corpo della donna è stato trovato nella vasca da bagno, piena di acqua e sangue, del proprio appartamento con vari tagli e un filo al collo. Il ragazzo ha tentato di sciogliere il corpo nell’acido.

BARBARA CUPPINI, di 36 anni, Modena 20 Giungo. Uccisa con dieci coltellate nell’abitazione del suo assassino e collega ingegnere elettronico della Ferrari a Maranello.

N.R, di 62 anni, Savona 22 Giugno. Uccisa a casa dal marito che le ha sparato con un fucile da caccia e con la stessa arma si e’ poi tolto la vita.

ILARIA PALLUMIERI di 21 anni, Milano, 24 Giugno. Uccisa in casa dall’ex fidanzato che prima aveva ammazzato a coltellate per strada il fratello di lei. La ragazza è stata soffocata dopo che l’ex fidanzato l’ ha legata e stuprata.

FATIMA CHBANI di 33 anni, Padova, 27 Giugno. Accoltellata ed uccisa dal marito nella propria abitazione. Nell’appartamento c’era anche la figlia di 6 anni

ELENA MARTELLI di 27 anni, Verona, 28 Giugno. La donna è stata uccisa da marito che successivamente si è tolto la vita. I corpi sono stati trovati nella casa coniugale : lei in salotto su un divano, colpita alla tempia, lui in camera da letto

ROSA COLOSSO di 86 anni, Collegno, (To), 30 Giugno. La donna uccisa dal marito era malata di Alzheimer. Il pensionato di 85 anni ha ucciso la donna e, dopo avere dato fuoco alla casa, si è sparato.

ANNA GRECO di 55 anni e TERESA GRECO di 37 anni, San Vincenzo La Costa(Cs), 29 Giugno. Alle donne, madre e figlia che si trovavano insieme a Franco Cariati rispettivamente marito della prima e padre della seconda nella propria abitazione, sono stati sparati colpi da arma da fuoco da parte del padre del marito di Teresa. L’uomo non voleva che Teresa si separasse dal figlio. Morti i consuoceri e gravemente ferita Teresa.

ANNA RECCIA di 65 anni è stata uccisa dall’autoblindo dei carabinieri in Val di SusaNon un normale incidente stradale visto che la pensionata è stata letteralmente schiacciata da questo pesantissimo mezzo corazzato che stava viaggiando verso Chiomonte, per il cambio turno, dopo l’operazione che ha portato allo sgombero dei NO Tav alla Maddalena
Palmi (Reggio Calabria) 2 luglio una donna di 24 anni GIOVANNA AGRESTA è stata uccisa dal padre che l’ha accoltellata.

Vittoria (Rg). 5 luglio, SALVATRICE GUASTELLA 79 anni è trovata carbonizzata, il medico legale: “e’ stata uccisa”

Udine, 7 luglio donna di 40 anni è uccisa dal marito a colpi di accetta.

Oristano, 8 luglio donna di 39 anni uccisa dal marito a coltellate.

Alessandria 10 luglio FADMAASSOUR, è stata trovata morta nella sua casa uccisa dal marito.

Ferrara 12 luglio donna di uccisa dal marito mentre erano in vacanza.

Alessandria, 17 luglio FRANCESCA BERETTA è uccisa a botte dal figlio che aveva problemi psichici.

Legnano Milano 22 luglio, ANNUNZIATA ROMEO di 65 anni è stata massacrata dal figlio.Proprio una settimana prima il figlio era stato oggetto di un provvedimento di allontanamento.

Salerno 24 luglio, una donna di 35 anni originaria della Romania è stata uccisa dal marito a martellate .l’uomo ha ucciso anche il figlio.Salva la primogenita della coppia, una ragazza di 15 anni che non era in casa in quel momento.

Termini Imerese, Palermo,26 luglio MARGHERITA CAROLLO di 51 anni moglie di operaio licenziato dalla Fiat viene uccisa dal marito che ferisce Anche figlia e poi si suicida.

Orvieto 01 Agosto ROSA SEQUINO E’ deceduta per le ustioni provocate dall’incendio provocato dal marito che ha cosparso di benzina la donna perchè questa voleva lasciarlo.

Palermo, 4 Agosto anziana donna di 78 anni muore dopo le ustioni provocate dal figlio che le da fuoco dopo averla cosparsa di benzina .la donna era ricoverata in casa di riposo.

6 agosto, Torino una donna di 46 anni Mariella GiliVinardi è stata uccisa dal marito che ha esploso un colpo d’arma da fuoco.

17 agosto a Milano una donna di 78 anni è stata trovata sgozzata con arma biancata in casa sua. Il colpevole è il nipote

18 agosto,Avellino,ELISA AFFINITO, Una donna di 40 anni è stata uccisa con un colpo di pistola al petto dal marito... L’omicidio è avvenuto nel cortile di casa.il marito ha atteso che Elisa tornasse dal lavoro,le è andato incontro quasi volesse aiutarla a liberarsi delle buste di plastica con la frutta che le era stata regalata dall’azienda agricola dove lavorava come bracciante. Ha esploso un colpo con la pistola che ha poi portato con sé nella fuga.

Agosto, Bolzano, donna di 48 anni è uccisa dal marito con fucile da caccia e poi si suicida.

26 agosto una donna polacca di 41 anni. È stata uccisa dal suo compagno a Celano, un comune in provincia dell’Aquila. L’uomo ha ucciso la compagna colpendola più volte al collo e all’addome con un’arma da taglio, un coltello o forse un’ascia, ancora non rinvenuta. Dopo l’omicidio l’uomo è andato in un casolare vicino, di sua proprietà, e si è impiccato.

27 Agosto LUISA DANETTI 52 anni Casalpusterlengo, Lodi. Il marito Dopo averle gridato qualcosa È andato in cucina, ha preso un coltello e ha raggiunto la moglie uccidendola a coltellate poi si è suicidato.

29 agosto Valeria Mariani, 27 anni,Desio, Milano è stata uccisa dall’ex fidanzato che poi si uccide Il ragazzo la mattina presto è arrivato in auto sotto casa della sua ex fidanzata e ha atteso che lei uscisse di casa, come ogni giorno, per andare al lavoro. Almeno sei i colpi esplosi.

23 agosto scorso WenAlgin, una donna cinese di trent’anni, sarta, è stata ritrovata morta all’interno di una ditta di confezioni nella cosiddetta Chinatown di Prato. Era distesa a terra, sul petto una profonda ferita da arma da taglio. sarebbe stato un uomo cinese di 40 anni ad infliggere, sul petto della donna, le forbiciate omicide.

4 settembre ADDOLORATA PALMISANI, 45 anni, a Bari è stata uccisa dal marito a colpi d’ascia era in corso la separazione giudiziaria.. L’uomo, rintracciato poco dopo, ha confessato nella caserma dei carabinieri di essere l’autore dell’omicidio. . L’arma del delitto è stata ritrovata tra gli attrezzi da lavoro dell’uomo

5 settembre BEATRICE MANTOVANIERA ancora agonizzante quando è stata ritrovata nell’auto di famiglia dai carabinieri a Reggio Emilia. E’ morta poche ore dopo in ospedale.le ha sparato il marito che poi si suicida.

6 settembre LINDITA PJETRI 37 anni è stata uccisa dall’ ex marito che poi si suicida, abitavano a Besana Brianza , Monza . L’uomo ha soffocato la donna con un cuscino, prima di impiccarsi al soffitto.

N.R madre di 69 anni uccisa dal figlio, Alessandro,di 32 anni, affetto da gravi problemi psichici. La donna è stata violentemente picchiata e colpita alla testa con una bilancia da cucina.

ADRIANA FESTA, argentina di 30 anni, uccisa a colpi di pistola in seguito a una discussione dal convivente Emilio Tolmino,56 anni, a Cosenza l’8 settembre scorso.

ELENA PARA, accoltellata dal marito, Franco Manzato (48 anni) a Santa Maria Di Sala (Venezia); lascia una figlia di 14 anni.
L’uomo nel 2000 aveva già tentato di uccidere la sua prima moglie.

TIZIANA RUPENA, triestina di anni 48, accoltellata più volte dal convivente Giulio Sinisig, di 47 anni; secondo la ricostruzione degli inquirenti alla base del gesto un raptus d’ ira o gelosia.

GALYNA DOTSYAK, moldava di 56 anni, uccisa a bastonate lo scorso 5 Giugno nei pressi di monte Terminio dall’amante R. G. per motivi passionali e di gelosia.

MARIATERESA DI GIANBERARDINO, casalinga di 55 anni accoltellata dal figlio, Valentino Di Nunzio (27 anni ) a Manopello (Pescara).

N.R donna italiana di circa 30 anni uccisa a coltellate in casa sua nella zona nord di Cinisello Balsamo dal convivente per motivi passionali.

B.N., di anni 52, massacrata di botte dal compagno ubriaco a Roma il 20 settembre. La donna, prima di morire, accompagnata all’ospedale, aveva raccontato di essere caduta.

SIMONETTA MOISÉ, 56 anni, paraplegica da più di 25 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa dal marito Pietro Amighetti, 63 anni a Sala Baganza (Parma).

GAETANA DAMA, 39 anni, assassinata a Cesana dal compagno Luca Della Valle, 48 anni. Il corpo della donna è stato trovato dentro un’auto, con segni di strangolamento sul collo.
L’uomo accusato 20 anni prima di aver ucciso la moglie in quella occasione era stato assolto dalla Cassazione.

LUCIA SCARPA, settantenne, uccisa nella propria abitazione in via Romolo Gessi, Milano dal vicino per la restituzione della cifra irrisoria di 20 euro.

EMILIA CUPONE di anni 50 investita l’8 ottobre scorso a Roggiano Gravina (Cosenza) da Gianluca Bevilacqua

CLAUDIA ORNESI e la figlia, rispettivamente di 42 e 2 anni, sono state uccise a Crema il 21 Luglio scorso da Maurizio Jori, marito e padre delle vittime. Madre e figlia sono state trovare in casa asfissiate con. il gas

NEILA BUREKAITE, lituana di 24 anni accoltellata del convivente Matteo Pepe di 43 anni a Vasto

SANTINA PERIN di 85 anni uccisa a Treviso dal figlio Gabriele Frattini di 53 anni con un fucile da caccia, sconosciuto il movente

MARIA ROSA PERRONE, 51 anni, accoltellata violentemente a Teramo dall’ex marito, William Adamo di 59 anni, davanti al figlio autistico, di 20 anni.

ROMINA ACERBIS, anni 29, strozzata a Bergamo dal marito Maurizio Ciccarelli dopo una l’ennesima lite: la giovane voleva un figlio; sconosciuto il movente

MIRELLA LA PALOMBARA, 43 anni, assassinata dal marito Nicola Desiati, che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe scaricato l’intero caricatore della sua pistola, una calibro 9, contro la moglie. La donna, di Vasto Marina, è stata ritrovata riversa sul divano in una pozza di sangue.

L.G.B di 67 anni uccisa il 29 ottobre a Caltagirone (Catania) dal marito,G.B. che al culmine di una lite l’ha ferita mortalmente.

EVELINA CLONETTI, 74 anni, è morta a Genova per mano del marito, Fausto Voltolina, 77 anni, con una coltellata alla gola. Non è chiaro il movente

CARLINA DE TOMI, 65 anni, accoltellata nel Veronese dal convivente Nardinio Biscuola.L’uomo ha detto ai carabinieri che la donna lo assillava ogni giorno con le medicine da prendere.

ZOHRA AINOUSSI, immigrata nordafricana di 44 anni proveniente dal Marocco, trovata sulle scale della sua abitazione a Sanremo dal fratello in una pozza di sangue: era stata massacrata da una decina di coltellate lungo la schiena e l’addome. Caso irrisolto.

RITA FRISINA di Reggio Calabria uccisa dal fratello, Giovanni Frisina a coltellate, il giorno 14 novembre. La donna e’ morta immediatamente in seguito alle ferite riportate.

MARIANNA RICCIARDI, donna di 36 anni uccisa nella sua abitazione a Samarate (Varese), da Domenico Cascino, collega e amante. La donna è stata colpita più volte al viso con una scacchiera di vetro e marmo e con una sedia

N.R donna marocchina, 39enne con 2 figli, uccisa a martellate dal marito a Sorvolo, nella Bassa Emilia: voleva la separazione.

AUSTUGA ALVELO 50enne di origine sudamericana, accoltellata mortalmente con 2 colpi al cure a Bologna, via Primodì, dal compagno L.C di 45 anni.

GIULIANA MASSEI, 79, Castiglioncello (Livorno) Uccisa con arma da fuoco dal figlio che dopo si è suicidato.

Bollettino di Guerra


Bollettino di guerra è il blog che archivia i dati sui femminicidi italiani

Bulletin
of war is the blog on 
Italian femicides.

Boletín de guerra” es el blog que almacena datos sobre feminicidios en Italia.
Desde diciembre de 2010 hasta hoy (25 de noviembre de 2011) en Italia los hombres han matado a 129 mujeres ¡Basta!

venerdì 22 luglio 2011

Nata femmina in Italia, riassuntivo degli ultimi giorni

Per chi come me non avesse seguito gli ultimi sviluppi del programma di sterminio, morale e fisico, delle donne in Italia.
Siamo arrivati a quota ottantatré (83) donne uccise, il ventotto giugno eravamo a quota settantuno (71), significa che in meno di un mese hanno smesso di respirare, mangiare, passeggiare, guardare la televisione, parlare con un'amica, la mamma, la sorella, il padre, dormire, sognare, lavarsi i denti, andare dal parrucchiere, abbracciare i figli, sperare di fare un viaggio, imparare una nuova lingua, fare sesso, vedere il Louvre o andare a Ibiza, progettare una gita al mare, camminare a piedi nudi con le scarpe in mano per non far rumore mentre qualcuno dorme, cucinare, lavare, stirare, cambiarsi l'assorbente pregno di sangue caldo, andare a fare la spesa, lavorare, discutere col capufficio, il resposabile, pagare le bollette, vivere ottantatré persone, che se fossero state di sesso maschile i giornali parlerebbero di strage, ma poichè sono femmine, quando muoiono non c'è da ragionarci tanto ed  è colpa loro ( Repubblica in questo articolo in cui si dice, per esempio, che l'assassino di Melania non ha colpe perchè infine la colpa è della morta che se l'è cercata), sono solo una più una più una più una ...è come se le donne che muoio per mano di "amati", non si sommassero mai e non facessero mai un numero abbastanza alto per farsi notare, infondo ce lo ripetono fin da bambine che dobbiamo essere buone, fare silenzio, non dare fastidio, nemmeno morte.
E poichè non si da fastidio a nessuno, nè da vive nè da morte, ma meglio morte, in Italia i centri anti violenza chiudono. Perchè ottantatre donne morte non sono abbastanza, l'Italia ne vuole di più, le vuole morte per assassinio, di botte, calci, pugni, meglio se prima qualcuno le ha stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, stuprate, torturate, torturate, ecc. non li linko tutti perchè dopo un po' annoiano, sono tutti simili, alcuni incredibilmente, cambia solo il nome, quando c'è, della donna o ragazzina o bambina, il colore dei capelli, ma la storia, non cambia mai, forse è per questo che non basta mai, perchè sembra sempre la stessa? Non cambiano nemmeno le colpe: "Avevi la gonna troppo corta", a settant'anni come a due o a cinque, "Mi hai umiliato", quando lei gli dice che i suoi, di lui, ripetuti tradimenti la feriscono e vuol lasciarlo.
Poi c'è il capitolo i.v.g. l'interruzione volontaria di gravidanza, quella operazione (chirurgica o chimica) che permette alle donne di mettere al mondo figli voluti, amati e sani, soprattutto di non morire tra le mani di medici improvvisati, assumere farmaci a caso per interrompere gravidanze indesiderate, derivanti da stupri, relazioni sbagliate (con uomini abusanti, violenti, egoisti), estrema indigenza (dalla quale non si può uscire perchè in Italia le donne non hanno realmente diritto al lavoro e vengono licenziate per prime), fallimento dei contraccettivi (per altro osteggiati dalla religione cattolica e non adeguatamente supportati dal ministero della sanità). Operazione prevista nella pratica medica e normata dalla legge 194, legge dello Stato italiano, la stessa che ha anche istituito i consultori, che dovevano servire a tutelara la salute delle donne e della famiglia, essendo le donne quelle che partoriscono, indefinitiva, e nessun altro, operazione della quale in questo momento, in Italia, sembra proprio non si possa usufruire, essendo che tutti i medici hanno avuto un reflusso di "coscienza", diventando obiettori. Così anche molti infermieri e infermiere e ostetriche.
Quindi in Italia ti può capitare di fare un'amniocentesi dalla quale risulti che il feto è malato di una malattia incompatibile con la vita, e che questo renda chiaramente inutile portare avanti la gravidanza, poichè alla fine non ci sarà nessun figlio da amare e crescere, e perchè la tua persona (fisica - ormoni, muscoli, pelle, ossa - e psichica - relazione con il figlio, immagine di se, identità, rapporto con il mondo esterno) verrebbe sconvolta ulteriormente e inutilmente; penseresti che questo basti a convincere medici, infermieri e ostetrica che la tua i.v.g. è del tutto legittima, ma sbaglieresti, perchè per gli obiettori nessuna i.v.g. è legittima o forse non è legittimo far perdere loro tempo con un'operazione noiosa e infruttuosa dal punto di vista della carriera, e così ti può capitare che, anche se ti trovi in ospedale, te la devi vedere da sola, senza spiegazioni, senza assistenza, senza umanità.
Che nessuno si sorprenda, quindi, se sente una femminista dire che alle donne, in Italia, dev'essere ancora riconosciuto lo status di essere umano.

domenica 10 luglio 2011

Uomo uccide la moglie nell'Oristanese

Pescatore di 50 anni ha accoltellato la donna dopo un litigio

(ANSA) - ORISTANO, 10 LUG - Un uomo ha ucciso la moglie questa mattina a Cabras, in provincia di Oristano. Renzo Brundu, pescatore di 50 anni, al termine di un litigio con la moglie, originaria della provincia di Cagliari, l'ha colpita con alcune coltellate, ferendola a morte. E' stato rintracciato e fermato dalla Polizia. La coppia ha due figli piccoli, che sono stati accompagnati dagli agenti presso alcuni familiari.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/07/10/visualizza_new.html_787801518.html

martedì 28 giugno 2011

Settanta / 71:L'Omm e Merd (L'uomo spregevole)

Vorrei poter parlare degli anni Settanta.
Vorrei poter parlare di chi ha Settant'anni.
Vorrei fare un bell'articolo sulla moda degli anni Settanta.
Vorrei scrivere che una pizza, antipasto e dolce, con una bibita e del vino, per quattro persone nel centro di Napoli non costerà mai Settanta euro.
Vorrei raccontare dei Settanta nei che ho, forse.
Ma l'unica cosa che posso dire oggi è che con l'omicio di Fatima Chabani a Padova siamo a 70, cioè: Settanta vittime.
Pensate a dieci donne e moltiplicatele per sette->10x7 donne morte.
Pensate a dieci donne uccise al giorno per sette giorni: 10+10+10+10+10+10+10=70
Settanta donne, donne morte dall'inizio dell'anno, ammazzate da mariti, fidanzati, ex amanti, ex amori, ex tutto, ma non abbastanza finiti nell'oblio per dimenticarsi di loro e lasciarle vivere in pace la loro vita.
Però state tranquilli, questa non è un'emergenza.

Edit delle 15.03
Ho detto 70? Eh ho fatto i conti senza l'oste!

71:L'Omm e Merd

VERONA, MATRIMONIO FINITO: UCCIDE LA MOGLIE E SI SPARA

VERONA – Non ce l’avrebbe fatta a vederla partire e lasciare quella casa che abitavano da sei anni, dal giorno del loro matrimonio da cui non erano nati figli. Un addio che la donna voleva concretizzare, da quanto si è appreso, proprio oggi. Sembra essere esplosa per questo motivo la rabbia di Simone Galazzini (43) che la scorsa notte ha ucciso la moglie Elena Martelli (27) con la quale da tempo, secondo quanto si è appreso, vivevano da separati in casa.
Un particolare che rende concreta questa ipotesi sono le stanze in cui sono stati ritrovati i corpi: lei in salotto su un divano, colpita alla tempia, lui in camera da letto. A ritrovarli sono stati il padre di lui, Adelino Galazzini e la madre di lei. Quest’ultima aveva chiamato il consuocero preoccupata perchè il telefono della coppia suonava libero senza che qualcuno rispondesse. Assieme hanno risalito le scale sino al secondo piano e l’uomo, che si era a sua volta preoccupato perchè il negozio era ancora chiuso, ha aperto la porta con la copia delle chiavi in suo possesso.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=129512&sez=ITALIA

Geloso della moglie troppo indipendente: marito la accoltella e la uccide in casa

Nell'appartamento c'era anche la figlia di 6 anni, che però non avrebbe assistito al delitto. Il 36enne arrestato per omicidio

PADOVA - Lui, geloso, temeva di essere lasciato e nel corso dell'ennesima lite per motivi sentimentali ha preso un coltello da cucina e l'ha uccisa nella loro casa di Padova, in via Maroncelli 7, con numerosi fendenti. Vittima una magrebina, Fatima Chabani di 33 anni, uccisa dal marito Zrhaida Hammadi, di 36 anni, che ha fatto alcune ammissioni ed è stato arrestato per omicidioin flagranza di reato.

I due avevano una bambina di sei anni, in casa al momento del delitto, che però non avrebbe assistito al fatto. La vicenda è stata presto risolta dalla polizia di Padova e dal pubblico ministero Emma Ferrero. L'uomo - che è stato interrogato a lungo dal magistrato nell'abitazione dove si è consumato il delitto - era giunto in Italia una decina d'anni fa e solo da qualche tempo era stato raggiunto dalla moglie e dalla figlia. La convivenza, in breve, era diventata difficile, con lui estremamente geloso e probabilmente infastidito dalla ricerca di maggiore indipendenza da parte della moglie.

Numerose le liti, testimoniate dai vicini della loro abitazione su due piani, che li sentivano spesso litigare anche in modo violento. Secondo inquirenti ed investigatori, nella serata di oggi l'uomo, nel corso dell'ennesima discussione, ha impugnato un coltello preso in cucina e ora posto sotto sequestro, e in preda alla rabbia ha colpito la moglie - sarà l'autopsia a stabilire il numero esatto dei fendenti - lasciandola esanime a terra.

Nel frattempo la figlia della coppia è stata allontanata e quindi consegnata a un parente che l'ha presa in temporaneo affidamento.

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=154114&sez=NORDEST

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