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mercoledì 20 marzo 2013

L'onestà dei nochoice: l'aborto incrementa la tratta delle donne?

Come molti sapranno in Cina, ma non solo, si registra un altissimo tasso di aborti selettivi. Ossia c'è la pratica diffusa di selezionare all'inizio della gravidanza quale feto dovrà nascere in base al sesso: si abortiscono i feti di sesso femminile, favorendo la nascita di quelli di sesso maschile. La ragione è stretamente culturale. Questo, oltre a essere un grave problema di discriminazione e di violenza contro le donne (le donne, i feti vengono dopo), è diventato col tempo un problema di ordine sociale, dato che la popolazione cinese manca di persone di sesso femminile.
Questo articolo di un sito antiabortista, riporta l'opinione dell'ONU la quale sostiene che questa mancanza tenderà, sempre di più, a essere colmata con lo spostamento forzato di donne dai paesi vicini, ossia con quella che viene chiamata: la tratta di persone a scopo matrimoniale (per ora pochi casi attestati con certezza).

Ci troviamo di fronte a due delle più gravi questioni internazionali in materia di diritti umani. Da una parte si impedisce alle donne di mettere al mondo figlie femmine, dall'altra si prelevano/preleveranno donne da altri luoghi, per dare delle mogli a quei giovani uomini che non avrebbero altrimenti possibilità di generare figli.

Un contesto culturale patriarcale violento, misogino e machista.

E pure non possiamo distrarci per ragionare sulla questione in sé, perché i discorsi vengono continuamente confusi e inquinati dalla retorica antiabortista, che utilizza qualsiasi informazione per manipolare l'opinione pubblica e mescolare le carte in tavola. Infatti l'articolo titola:  La destrucción demográfica del aborto en China incrementa la trata de mujeres, tradotto all'italiano: "La rovina demografica dell'aborto in Cina incrementa la tratta delle donne".
La frase è piena di ambiguità. Si cerca di far credere alle persone che l'aborto sia la causa della tratta di persone, laddove il tema della tratta di persone tocca un'altra questione estremamente complessa, suscettibile di numerosi fraintendimenti, cioé quella che lega la migrazione femminile a scopo lavorativo, alla tratta a scopo di sfruttamento, sia sessuale che no.
Una confusione voluta e frequente nei discorsi dei no-choice, quella tra aborto forzato e libertà di scelta. Che, in questa forma, permette anche di vedere come il tema della tratta di esseri umani viene strumentalizzato a piacimento. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la libertà di scelta riguardo l'interruzione di gravidanza, dato che parliamo di aborti forzati, e nemmeno con la libertà di scelta riguardo ai progetti migratori femminili (per qualsiasi scopo), dato che parliamo di traffico di esseri umani.

Possiamo quindi concludere che no, non è l'aborto a incrementare la tratta delle donne, è la cultura patriarcale, quella stessa che genera la manipolazione delle informazioni per cancellare ogni possibilità di scelta, che genera violenza contro le donne.


lunedì 4 luglio 2011

Distruggendo Ophelia: la presunzione d’innocenza a senso unico nel caso Strauss-Kahn

[Incollo qui un articolo di Gennaro Carotenuto, che racconta molto bene come stanno trattando i media italiani, ma non solo, il caso Strauss-Kahn.
Ogni volta che incrocio il telegiornale ho un conato di vomito.
]

Giovanna Botteri spiattella da ore su tutti i canali Rai che Ophelia, la cameriera africana del caso Strauss-Kahn, abbia denunciato l’ex-direttore dell’FMI per stupro dopo un rapporto mercenario non pagato. E poi giù a sviscerare dettagli su come la puttana africana esercitasse il suo –presunto- secondo lavoro. Non si preoccupa, lei e molti altri mainstream, di citare la fonte di tali rivelazioni trattate come verità processuali.
Eppure non bisogna andare tanto lontano per essere indotti alla prudenza. Maurizio Molinari de La Stampa avverte che: “Lo rivela il N.Y.Post (giornale scandalistico che nulla ha a che vedere col New York Times, ndr) imbeccato dagli avvocati difensori”.
Il pezzo di Molinari è prezioso nel restituirci un contesto:
i tabloid di New York sono inondati da rivelazioni su «Ophelia» provenienti quasi sempre da ambienti vicini alla difesa dell’ex direttore esecutivo del Fmi, che punta a creare un’atmosfera favorevole al completo proscioglimento quando, il 18 luglio, si celebrerà la prossima udienza.
Fortunatamente qualcuno ogni tanto si ricorda di fare il giornalista e di restituire un frammento della complessità del mondo che ci circonda e non solo una semplificazione compiacente. Tutto ciò non significa che Ophelia, che ha un nome, Nafissatou Diallo (e la difesa della privatezza della quale è da tempo un vezzo dei media che fingono di essere politicamente corretti nei suoi confronti), non possa aver mentito in tutto o in parte. Non significa neanche che Dominique Strauss-Kahn non possa essere stato vittima di una falsa denuncia o perfino di un complotto ordito dalla Spectre. La Rete, che come sempre in questi casi dà il meglio e il peggio di sé, ne è già piena, millantando di una regia occulta di Nicolas Sarkozy dall’Eliseo oppure di una presunta trappola liberista dall’interno dell’FMI contro il presunto keynesiano Strauss-Kahn. Un complotto della destra contro il nostro campione di sinistra insomma, magari tendente a mettere il dirigente politico francese sullo stesso piano del re di bunga bunga e tutto si tiene, dalle scie chimiche all’11 settembre.
In Rete, ancor più che nei media tradizionali, dove pure Vittorio Feltri ha offerto pezzi di –invereconda- bravura “adesso uno non è più libero neanche di farsi una scopata”), riemerge l’Italia di sempre, la stessa che negli anni ‘60 avrebbe mandato al rogo Franca Viola e che ancora ieri provava onanistico piacere a bersi che con un jeans attillato non possa esserci stupro. E allora eccoli lì a riprodurre un eterno immaginario maschile da porno-soft anni ‘70 per il quale una cameriera d’albergo è una merce disponibile. Quindi DSK avrebbe potuto avere tutte le donne che voleva (sic) e di conseguenza sarebbe innocente perché non avrebbe potuto desiderare la signora, che si preoccupano di descriverci come non piacente. In alternativa una poveraccia come Ophelia mai avrebbe potuto resistere al fascino (i soldi, il potere, perfino il bianco della pelle) di quell’uomo e quindi non avrebbe potuto non essere consenziente.
E’ a questa Italia (ma anche Francia, Stati Uniti e quant’altro) che, con temeraria pazienza, vanno ricordate alcune cose terra terra:
1) La presunzione d’innocenza esiste anche per le cenerentole africane e non solo per i principi azzurri francesi.
2) Perfino una prostituta può non desiderare un rapporto sessuale e qualora le venga imposto, strano ma vero, è stupro.
3) Una donna stuprata ha il diritto di non essere Santa Maria Goretti. Può avere frequentazioni equivoche, perfino precedenti penali e può perfino pensare di trarre vantaggio dall’accaduto.
4) La straordinaria disparità di mezzi economici, di cultura, di classe, non può non essere parte fondamentale della lettura di una notizia come questa.
Indipendentemente da cosa sia materialmente successo in quella camera d’albergo esistono dei rapporti di forza ben più profondi di quelli del poter mettere in campo avvocati milionari o del potersi permettere strategie mediatiche aventi come obbiettivo la demolizione della controparte. Neanche più le soap opera offrono letture così terra terra come quella che il mainstream sta dando al caso.

Strauss-Khan, Erica Jong: «Copione vecchio. La donna diventa imputata»

«Il fatto che una povera disgraziata abbia pensato di trarre vantaggio dalle proprie sventure è comprensibile»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - «Sono indignata, come dovrebbe esserlo ogni uomo e ogni donna intelligente, dagli ultimi sviluppi dell'affare Strauss-Kahn. Non mi meraviglierei se alla prossima udienza il caso fosse prosciolto, consentendo all'ex capo dell'FMI persino di ricandidarsi e magari vincere».
Erica Jong, la celebre scrittrice femminista autrice di tanti bestseller tra cui Paura di volare, La ballata di ogni donna e Sedurre il demonio non ha dubbi: «Siamo di fronte al replay di un copione vecchio come il mondo - spiega - un copione in cui la vittima viene trasformata in colpevole e il colpevole in vittima. Sotto i riflettori, adesso, è rimasta solo la cameriera e nessuno parla più dello stupratore».
Eppure la guineana si è rivelata una bugiarda.
«Ciò non elimina il fatto che sia stata stuprata: le prove del Dna sono inoppugnabili. DSK è colpevole e nessuno ha messo in dubbio che l'abbia assaltata sessualmente. Anche il fatto che una povera disgraziata abbia pensato di trarre economicamente vantaggio dalle proprie sventure è comprensibile».
Ma se persino il pubblico ministero adesso la sta scaricando.
«Il District Attorney (procuratore, ndr) ha agito così non perché non creda più allo stupro di cui, lo ripeto, esistono prove del Dna, ma perché si è convinto di non poter più vincere ad un eventuale processo. La credibilità della donna si è incrinata e i legali della difesa la farebbero a pezzi dal momento in cui salirebbe sul banco dei testimoni».
È rimasta sorpresa dall'ultimo colpo di scena?
«No. DSK ha un'equipe di avvocati formidabile contro cui i pubblici ministeri sanno di non poter competere. I bravi difensori in America costano caro e solo chi se li può permettere sa che sono soldi spesi bene».

Il legale della cameriera Kenneth Thompson ha denunciato il conflitto di interesse perché una avvocata del District Attorney (la procura) è sposata con uno dei legali di Strauss-Kahn.
«Mi risulta che la donna abbia chiesto e ottenuto di non occuparsi del caso. Il punto che mi preme sottolineare è un altro». Cioè?
«Nei sistemi giudiziari di mezzo mondo è sempre la donna a finire sul banco degli imputati. Basta guardare cosa è successo in Italia con il caso Amanda Knox, additata da tutti come la vera colpevole al posto di Rudy Guede e Raffaele Sollecito. Succede dal Medioevo, quando il test per determinare se una donna era una strega consisteva nel buttarla nel fiume: se restava a galla era colpevole, se affogava innocente».
Che cosa ha pensato oggi nel leggere i giornali?
«Ad Anita Hill e al fatto che Clarence Thomas, il giudice della Corte Suprema "assolto" dall'accusa di averla molestata sessualmente, si è poi rivelato un bugiardo patentato. Questo tipo di problema esisterà finché le donne continueranno ad allearsi con gli uomini contro altre donne, nella convinzione errata che il potere è sempre e solo maschile e le donne non potranno mai averlo ne esercitarlo. Questo caso insegna alle nostre figlie e nipoti che le donne non hanno potere e che se ti lamenti finisci male».
Come hanno reagito le femministe americane dopo la revoca degli arresti domiciliari a DSK?
«Le femministe americane sembrano immerse in un grande sonno collettivo e sarebbe ora di svegliarle».
Cosa pensa della moglie di DSK, Anne Sinclair, rimasta accanto al marito fedifrago sin dal primo instante?
«Sicuramente lo ama. Ma la sua è anche ambizione politica: la Sinclair vuole diventare la First Lady della Francia ed è disposta a tutto pur di riuscirci».
Le sue chance appaiono notevolmente ridotte.
«Io credo che suo marito abbia ancora un futuro all'Eliseo e anzi sono certa che utilizzerà quanto è successo per trarre il massimo vantaggio politico».
03 luglio 2011 11:48 Fonte corriere.it

giovedì 16 giugno 2011

Fini, il Fatto Quotidiano e il sadismo vendicativo contro le donne

Da femminismo a sud

L'immagine è un pezzo - il Vol. 3 - della collezione "When an Old Man" di Enrica Beccalli. Il primo fu Oliviero Toscani, il secondo Gue Pequeno]
L’epopea di Massimo Fini non ha eguali. Onore a lui e a Il Fatto Quotidiano che continua a offrire spazio a questo eroe dei diritti del maschio virile che per colpa delle donne cattive non trova nessuna che fondamentalmente gliela dà.
Soffre molto quest’uomo, lo si vede dalla sua espressione un po’ cadente. Le donne gli hanno fatto venire i tic nervosi perchè lui è un autentico paladino dei diritti umani, degli umani che lottano per rivendicare il diritto alla fica gratis passata dalla mutua, e per incoraggiare i suoi prodi e mostrare quanto vive bene con se stesso sul suo sito mostra una foto di vent’anni fa.
Oh le donne, questa razza nemica, come ebbe il “coraggio” di definirle in una antica circostanza, tutte figlie peccaminose di Eva (concetto laicissimo e soprattutto moderno!), che per educarle bisognerebbe mandarle in afghanistan, come consigliò in un’altra occasione.
E siccome il signor Fini (Massimo) non lascia mai le cose a metà allora eccolo pronto a intervenire in difesa dell’ultimo povero diavolo vittima di queste megere. Eccolo ad unirsi al coro di proteste di altri uomini di pari intelligenza, come quel Buttafuoco che ha precisato che queste inservienti, queste cameriere, per di più “immolestabili” non avrebbero dovuto neppure aprire bocca. Perchè si sa che il buon Dio ha inventato la bocca delle donne per un paio di motivi e solo per quelli. Dire sempre di si e fare quell’altra cosa che non citiamo perchè siamo troppo timorate per dirlo ad alta voce.
La vicenda è quella di Strauss-Khan, ancora lui, questo poverissimo individuo che resta ai domiciliari in una villa che costa 50mila dollari al mese. Un uomo bisognoso, senza dubbio, che nel suo approccio con quella cameriera aveva inteso certamente uno scambio tra pari, tra soggetti di eguale estrazione, senza far pesare la sua posizione, il suo denaro e il suo potere. Un uomo che non può aver scambiato una donna per un posacenere, uno stuoino, un accessorio qualunque.
Massimo Fini comprende perfettamente l’anima degli uomini, perciò decide di esporsi ancora una volta. Chiama a raccolta gli “stupratori di tutto il mondo” e finisce la frase esortandoli a stare insieme. “Unitevi” – dice, dimenticando certo che lo hanno sempre fatto e che hanno eletto a difesa del branco l’omertà, il negazionismo, l’invocazione dell’impunità, la demonizzazione delle donne (bottanissime!), la provocazione “intelligente”, la solidarietà di corpo, il buon giornalismo di cordata (maschilista) che segna una linea comune tra Il Fatto Quotidiano, Il Foglio, Il Giornale, Libero, Repubblica, e molti altri quotidiani, in una trasversalità di intenti che vede una inscindibile unione in nome della difesa degli stupratori, specie se ricchi, o bianchi, di razza superiore, orgogliosamente etero anche se hanno un pistolino piccolo e sottile quanto uno spaghetto.
Detto tra noi l’aspetto di questi uomini lascia immaginare che siano arrabbiati con le donne per altri motivi che non siano quelli che hanno dichiarato. Brutti. Grassi. Cadenti. Finiti. Pensate alle facce degli uomini che vediamo in televisione. Riuscite a immaginarli a letto con una donna? Prestazioni precocemente eiaculatorie con rapidissimi movimenti a stantuffo, saliva al sapor di vecchiaia, la naftalina dentro i corpi di donne splendide. Forse si sentono rifiutati, forse avrebbero bisogno di una buona sessione di terapia di gruppo, così da mostrare vittimismo e piagnucolare tutti assieme, per assegnarsi degli esercizi di sadismo pratico, teorico o scritto mirato al loro benessere.
Perchè in fondo cosa può essere di diverso ciò che scrive questo povero uomo se non una prova collettiva di sadismo vendicativo di un genere sull’altro, quello maschile su quello femminile, per riequilibrare i conti, per fargliela vedere, per metterle al proprio posto, per ricacciare in gola a queste sfrontate tutta la loro boria. Come si permettono costoro di fare sentire questi ometti piccoli piccoli, invisibili, inadeguati, brutti. Al tre tutti quanti a urlare che le donne sono ignobili streghe e via al rogo. Così impareranno ad essere compiacenti, a non denunciare gli stupri, a non divulgare segreti delle violenze maschili, a non intaccare il prestigio di questi maschi im-potenti che contavano sul silenzio di donne che per legge devono essere predisposte al martirio.
E’ la natura, che diamine. Non si può andare contronatura. Le donne sotto e gli uomini sopra. E siccome le donne sono state educate per secoli a non dire di NO in modo chiaro, e gli uomini sono stati educati a prendere per un SI qualunque NO gli venga rivolto, allora tutto torna. Dritto e rovescio. Le donne devono tacere. Stupratori di tutto il mondo, unitevi!
Per dirlo meglio, Massimo Fini, tira fuori quel pizzico di anima noglobbbbal misogina e terzoposizionista che è tanto cara a Movimento Zero e ai “movimenti” come quello. Poi dimentica di  non aver mai scritto neppure una parola quando abbiamo visto nelle nostre televisioni le facce dei rumeni arrestati per stupri che non avevano commesso, mentre gli amministratori romani istigavano al linciaggio e la stampa di destra parlava di castrazione.
Infine arriva al punto: “La decapitazione di una carriera prestigiosa, il braccialetto al piede come per una scimmia, una guardia all’uscio e sei milioni di dollari mi sembrano un prezzo un po’ alto per un pompino, sia pure estorto.
Ed è qui che emerge integra la stazza dell’uomo vero, uomo tra gli uomini, paladino dei deboli, di queste fragili creature che violentano le donne perchè non riescono a trattenersi di fronte a quella incredibile esposizione di corpi femminili che insistono in quella enorme vetrina che è il mondo.
Per Massimo Fini un pompino (gliel’ha detto Strauss Khan?), sia pure “estorto” (dunque uno stupro!) non valgono una condanna pubblica, una ribellione, non lo considera un abuso. Un pompino oggi e uno domani, per questo intellettuale così imponente, non valgono una condanna. Sono cose da uomini che in questo mondo di uomini, in cui le donne devono solo essere decorative e pronte a soddisfare il piacere maschile, sono ammissibili.
E già che c’è l’affascinante maschio, che va d’accordo con quelli che restano a farsi le seghe nei parchi dietro una siepe, butta qualche parola di difesa per il ministro francese dimesso per molestie e per il premier italico che ovviamente, secondo il suo parere, sarebbe stato vittima di diciassettenni chiamate “mine vaganti” per le quali l’illustre Fini invoca l’abbassamento dell’età minorile per i reati sessuali.
Insomma il nostro Massimo Fini, assieme al Fatto Quotidiano, anche in questo caso si distinguono per aver fatto una coraggiosa scelta di campo. Gli stupratori invece che le stuprate.
I negazionismi, i banalizzatori, i falsabusisti invece che le abusate.
Massimo Fini, questo “intellettuale” che dice di essere schierato con i proletari, trova corretto schierarsi con i potenti quando abusano di cameriere, povere criste, dipendenti, precarie ricattabili, adolescenti o quando a ottantanni si mettono a fare i giochini con le diciottenni.
Ci pare in fondo che la sua sia una richiesta d’aiuto. Guardatelo, effettivamente ha bisogno. Oh ricchi, potenti che ne avete una a sera e se non ce l’avete ve la prendete, regalatene una pure a lui, gli scarti, i resti, fatelo almeno guardare. In fondo per renderlo felice ci vuole così poco…
Ps: ovviamente è tutta una ironica provocazione intellettuale!

By cybergrrlz 

venerdì 27 maggio 2011

Una tragedia italiana: il lusso che non possiamo permetterci

Lo riprendo da i vari blog sui quali è stato pubblicato, perché mi sembra rappresentativo dell'informazione e della cultura italiana. Si unisce ai commenti di solidarietà verso lo stupratore, anche di quelli che gridano al complotto.La questione di genere è la questione sulla quale si modellano tutte le altre, la discriminazione di genere è la discriminazione sulla quale si modellano tutte le altre, se non si affrontano la questione e ladiscriminazione di genere, tutte le altre rimarranno in sospeso, irrisolte. Infatti in Italia la questione di genere è considerata un tema di secondo piano.
...
Sono uno scrittore professionalista e giornalista, ritornato in Italia da qualche mese dopo una permanenza di 22 anni all’estero, in California, per la precisione, dove lavoravo come corrispondente estero.
Ho incorporato quindi un modello culturale difficile da comunicare in Italia, oggi divenuto un paese regredito.
Qui di seguito un articolo che doveva uscire sul corriere della sera ma è stato definito “inappropriato”. Mi hanno spiegato che di questo argomento “è meglio non parlarne” e soprattutto “è meglio che non sia un maschio a parlarne”.
Mi piacerebbe sapere il perchè.
Sergio Di Cori Modigliani

(in calce all’intervento di Maria Laura Rodotà)

Roma. 23 maggio 2011.
Sex, lies, arrogance: “Sesso, bugie a e arroganza: che cos’è che trasforma i maschi, quando diventano potenti, in porci?”. Questo è il titolo in copertina di un numero speciale dell’autorevole settimanale americano Time, oggi in edicola. Affronta di petto un tema che da molto tempo è diventato centrale nel dibattito sociale in corso nelle democrazie occidentali più evolute, dalla Germania alla Gran Bretagna, dai paesi scandinavi agli Usa e alla Francia: come affrontare l’aumento spaventoso di aggressioni sessuali, violenza contro la persona, e abusi personali contro le donne che –ed è questo il tema dell’articolo e del dibattito oggi in prima pagina su tutti i media statunitensi- si sta diffondendo come moda perniciosa tra gli uomini potenti, la maggior parte dei quali appartiene e proviene da un ceto sociale privilegiato e da un censo superiore?
In Italia, la notizia è stata pubblicata e diffusa da tutti i media, nessuno escluso, che hanno scelto di destinargli un ruolo marginale rispetto alle telefonate tra Bossi e Berlusconi, gli indici di ascolto di Sgarbi, o gli ormai triti e ritriti commenti sui festini ad Arcore. Ma qualche giorno fa, una scrittora italiana di origine spagnola, Carmen Llera Moravia, ha pubblicato sul Corriere una breve lettera, davvero encomiabile nella sua cifra sentimentale, quanto pericolosa nella sua irresponsabilità sociale dal lieve ma palpabile taglio gossip, che non ha suscitato eco alcuna, sostenendo che Strauss Kahn è un gentiluomo dolce, generoso, incapace di atti come quelli che gli sono stati imputati.
Dopo qualche giorno, sempre su questa testata, è apparsa una risposta a quella lettera, firmata Maria Laura Rodotà. Tutt’altro stile e motivazione. L’intervento della Rodotà, infatti, conteneva diverse enunciazioni forti –vere e proprie esche pepatissime- presentate con garbo, con solida argomentazione, e con una qualità di raziocinio che offrivano un’ottima scusa per dare inizio a un dibattito sulla violenza sessuale da parte dei maschi potenti sulle donne che occupano un ruolo socialmente e professionalmente subalterno.
Dopo aver letto con estremo piacere intellettuale la lucida argomentazione della Rodotà, immaginavo già (nella mia fantasia utopistica) che sul tavolo del direttore si sarebbero rovesciate una valanga di lettere, commenti, interventi, provenienti dai settori più disparati della nostra società civile: dalla Santanchè alla Finocchiaro, dalla Bonino alla Polverini, dalla Marcegaglia alla Camusso, dalla Maraini alla Murgia, dalla Perini alla De Gregorio, dalla Moratti alla Mafai, e così via dicendo. Un’ottima occasione per essere testimone di un bel confronto trasversale destinato a discutere su un argomento ostico –ma reale- che riguarda l’intera società occidentale. Fino a quindici anni fa sarebbe stato così, non ho alcun dubbio al riguardo. Esattamente come da dieci giorni sta accadendo in tutte le democrazie occidentali, sulle prime pagine dei loro quotidiani, in tutti i loro talk show televisivi, per radio, sulla rete, su facebook e su twitter.
Invece, non è accaduto nulla.
Da noi, la stimolantissima miccia innescata dalla Rodotà non ha preso fuoco perché nessuno ha voluto accenderla. Mi sono chiesto, naturalmente, il perché. Soprattutto in un paese come il nostro dove basta poco o niente (e spesso per motivazioni risibili e irrilevanti) scatenare polemiche e zuffe tra intellettuali e pensatori di sponde opposte.
Ho girato questa mia perplessità a diverse persone, di cui alcune membri eccelsi della ricca pattuglia di opinionisti, e ne ho ricavato –pur nella loro differenza- una agghiacciante quanto tragica similitudine, questa sì drammaticamente trasversale, che sintetizzata dovrebbe suonare pressappoco così: “parlare dell’affaire Strauss Kahn e delle implicazioni che esso comporta è un lusso che noi non possiamo permetterci”.
Perché la nostra norma si è ormai abbassata, appiattita, e siamo quotidianamente obbligati ad occuparci di aspetti, fatti e accadimenti che –in verità- poco hanno a che fare con delle realtà psicologiche e sociali che invece appartengono alla collettività nazionale. Hanno anche aggiunto, in molti, il fatto che “in questo momento è meglio non parlare di quest’affare perché il rischio che finisca per riaprire la questione di Ruby & co. è troppo alto” (e questo davvero non riesco a comprenderlo.
A questa tragica considerazione va aggiunta la penosa marea di idiozie da vera e propria leggenda metropolitana sub culturale che identificherebbe Strauss Kahn in una vittima di un complotto anti-semita internazionale. Come intellettuale ebreo pensante protesto vivamente per queste stupidate che –e sia questo molto chiaro- disonorano chi le diffonde, chi le sostiene, chi le evoca. Sono scempiaggini pericolose. Si tratta di tutt’altro e di ben altro.
Il silenzio e la latitanza di risposte allo splendido intervento della Rodotà è invece il sintomo chiaro e inequivocabile che identifica la nostra società attuale come una società borderline, ovverossia squilibrata nelle sue facoltà di esercizio razionale.
Talmente abituati a vivere sull’orlo di una continua debacle, di catastrofi socio-politiche annunciate e di emergenze costanti e continue quotidiane, da essere ormai inconsciamente assorbiti da questa enorme pattumiera mediatica al punto tale da essere andati a finire completamente fuori dal dibattito mondiale delle società che contano.
Penso che sia questo, invece, “il lusso che davvero non possiamo permetterci” pena l’esclusione per sempre dalle palestre, circoli e ambienti che davvero contano. Dobbiamo ritornare a seguire l’autentica quotidianità, approfittando degli spunti che la cronaca ci offre per parlare dei problemi veri. Non è certo un caso che nel programma elettorale dell’avvocato Giuliano Pisapia e in quello della signora Letizia Moratti non vi sia neppure un rigo destinato a spiegare come intendano affrontare lo spaventoso aumento della violenza sessuale sulle donne nella città di Milano e nel suo hinterland, dove i dati ufficiali ci spiegano che nell’ultima decade sono aumentati del 456%. Neppure una parola. L’evento, non è neppure menzionato.
Come se, invece, accadesse soltanto a New York, Parigi, Berlino, Londra e non anche da noi.
E’ l’atroce silenzio degli italiani e delle italiane che pensano, questo è il lusso che non possiamo più permetterci.
E’ necessario manifestare la propria opinione. Perché su questo argomento ci si giocano, ma per davvero, le possibilità di aderire o non aderire al consesso delle società avanzate che a pieno titolo potranno domani sostenere di poter essere definite evolute.

mercoledì 11 maggio 2011

Striscia la notizia è come uno stalker

Nel documentario Il corpo delle donne, realizzato da Lorella Zanardo, Marco Malfi e Chindemi Cesare Cantù, solo pochi minuti, frammenti, vengono dedicati a Striscia la notizia, una tra le tante trasmissioni prese in esame, per cercare di capire il modo in cui la televisione italiana rappresenta il femminile.
In che modo le donne sono in televisione? secondo una modalità quantitativa/riempitiva o qualitativa/attiva? e quali sono le qualità riconosciute alle donne? sono solo qualità estetiche (le donne sono una decorazione muta?), di un'estetica erotizzata al servizio della sessualità maschile oppure rappresentano anche una sessualità libera attiva e soggettiva? i volti e i corpi delle donne anziane, per esempio, ci sono in televisione? cosa rappresentano? E le bambine in che modo fanno parte della televisione? in che misura si ricorre allo stereotipo "bella e scema" ad una sessualità dai caratteri infantili e ingenui oppure oscura, ammaliatrice? sono alcune delle questioni poste dal documentario "Il corpo delle donne" che indaga l'immagine e la rappresentazione, il linguaggio visivo, l'immaginario, e in nessuna parte attacca le donne che in televisione lavorano, nessuna velina, ragazzina, presentatrice od ospite viene attaccata o derisa, anzi, emerge una profonda empatia con tutte le donne che appaiono nel filmato, da quelle "appese come prosciutti" a quelle che ballano "il ballo del lecca lecca" alle "grechine". E pure Striscia la Notizia ha intrapreso una vera e propria guerra contro questo documentario, prima col plagio finalizzato anche all'attacco di Repubblica-l'Espresso, poi con le accuse dirette a Lorella Zanardo, è seguita poi un'interrogazione parlamentare in difesa del programma (in un'Italia dai mille e più problemi urgenti, qualcuno si è sentito salire dall'anima un'accalorata difesa di Striscia la Notizia), ma perché? a favore di che e contro chi? contro Lorella Zanardo? e perché? di cosa ha paura Antonio Ricci? Una reazione smisurata, sproporzionata, che ieri si è palesata nella forma dello stalking.
Striscia è come uno stalker, l'intento è quello di far vivere Lorella Zanardo (ed anche Loredana Lipperini tramite il cyberstalking), nel terrore di essere controllata, circondata all'improvviso, come nell'agguato di ieri 10 maggio, all'uscita della Libreria delle donne, e di essere sottoposta ad un terzo grado di domande a raffica senza possibilità di replica. Un terzo grado per il quale viene mandata una ragazza, cavalcando il vecchio stereotipo della guerra fra donne, e perché gli autori di Striscia evidentemente si guardano bene dall'esporsi, preferiscono mandare, intimidire, come fanno i mafiosi.
Infondo tra i metodi mafiosi e quelli dei machilisti non c'è molta differenza.

martedì 19 aprile 2011

'Così Striscia vuole farmi tacere'

Negli ultimi mesi Lorella Zanardo è stata attaccata da Striscia la notizia attraverso un "documentario" (al 90% un plagio de "Il corpo delle donne" solo con finalità manipolatorie) che aveva l'intento di screditare il suo prezioso lavoro (1, 2, 3, 4, 5), con una disparità di mezzi molto simile a quella tra una formica e un leone, e come se non bastasse anche attraverso una battaglia all'ultimo commento, da vincere per sfinimento dell'avversario, condotta da commentatori che trolleggiavano in tutti i blog critici verso Stiscia. Adesso esce fuori questa nuova storia.

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di Lara Crinò
La giornalista Barbie Latza NadeauLa giornalista Barbie Nadeau aveva scritto per 'Newsweek' un'inchiesta sull'immagine sessista proposta da Mediaset. Si è ritrovata con i poliziotti in casa e una denuncia per diffamazione: «Cercano di intimidire i corrispondenti stranieri in Italia»
(19 aprile 2011)
La giornalista Barbie Latza NadeauVive in Italia da quindici anni, e dice che lo considera "il posto migliore dove far crescere i figli". Aggiunge pure che la nostra società "è difficile da capire, ci sono così tante variabili" e che per uno straniero questa complessità è una sfida stimolante. Barbie Latza Nadeau è americana e scrive per 'Newsweek', uno dei magazine americani più prestigiosi, per la sua costola online 'The Daily Beast' e collabora con la CNN.

Ha seguito il caso dell'omicidio di Meredith Kirker e ha scritto un libro sul processo all'accusata Amanda Knox, dal titolo 'Angel Face: The True Story of Student Killer Amanda Knox'. E' una giornalista esperta, abituata più alla chiarezza delle testate anglosassoni che a bizantinismi dei nostri media. Eppure, per la prima volta da quando lavora, ha paura di quel che scrive.

Questo perché, come ha raccontato ieri online e oggi anche sul nuovo numero di Newsweek, una sera dello scorso febbraio un poliziotto ha bussato alla porta della sua casa romana. "Ero a casa da sola con i bambini" racconta "e sono rimasta sconcertata quando ho visto l'agente. Mi ha detto che dovevo andare alla stazione di polizia per qualcosa che aveva a che fare con ciò che avevo scritto per Newsweek su Mediaset e Silvio Berlusconi".

Il giorno dopo Barbie Nadeau si è recata alla polizia e ha scoperto di essere stata denunciata da 'Striscia la notizia' per diffamazione, a seguito di un suo articolo apparso a novembre 2010 su Newsweek dal titolo 'Italy's Women Problem'. Nella sua documentata inchiesta sulla sconfortante situazione delle donne italiane, lontane dalla parità in tutti gli ambiti, Nadeu notava che persino nel programma più visto del prime time italiano, 'Striscia la notizia', la rappresentazione femminile era affidata alle Veline. Signorine "con addosso un abito ornato di lustrini fornito di tanga e profondo scollo a V che arriva oltre l'ombelico" a cui i conduttori possono dire "Vai, girati, fatti dare un'occhiata" toccando loro il didietro. Dopo la denuncia, in accordo con 'Newsweek', la giornalista si è presa un avvocato che la difenderà. Ma qui ci spiega perché l'azione legale di Striscia non è, secondo lei, "una mera coincidenza".

Signora Nadeau, nel suo articolo esprimeva una critica al modo in cui le tv di Berlusconi e in particolare 'Striscia la notizia', rappresentano la donna. Un argomento che la stampa cavalca da anni. Come mai, secondo lei, da Mediaset è partita una denuncia?
A dire il vero nemmeno io me lo spiego fino in fondo. Posso solo fare delle supposizioni, e dirle che non credo nelle coincidenze. L''idea di avere una denuncia sulla testa mi mette profondamente a disagio. Considero 'Striscia' un programma intelligente e nel mio pezzo mi limitavo a mettere in luce una contraddizione. Ovvero che persino Striscia propaganda un'immagine che ritengo lesiva per la donna. La mia copertina di Newsweek ha ispirato a marzo un 'panel' di un convegno sulle donne a New York; hanno partecipato anche Emma Bonino e Violante Placido. Avevo appena avuto la notifica della denuncia e non ho voluto fare il nome di Striscia. Quindi, come vede, ha già funzionato su di me come una forma di intimidazione. Anche se ovviamente il mio giornale mi chiede di continuare a scrivere e seguire la questione.

Non pensa che denunciarla per diffamazione possa essere per Mediaset una 'misura preventiva' in vista dell'aprirsi del processo sul caso Ruby? Insomma un modo per alzare il tiro, mandando un messaggio ai corrispondenti stranieri in Italia in un momento particolarmente delicato per Berlusconi?
Parlare di Arcore, delle escort e di Ruby è dal punto di vista giornalistico ovviamente una miniera d'oro. Ma è una strada fin troppo facile, che in accordo con 'Newsweek' non ho mai seguito. Quel che mi interessa mostrare a un pubblico di lettori internazionali sono le contraddizioni della condizione femminile in questo paese. E come l'immagine femminile veicolata dai media e dalla pubblicità non possa che danneggiare la ricerca della parità lavorativa e sociale. Tutte queste cosce nude, questa esibizione di corpi manda un messaggio subliminale continuo all'uomo italiano: che le donne hanno a che fare con il sesso, che non sono una controparte seria e affidabile in politica o sul lavoro.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-striscia-vuole-farmi-tacere/2149486

domenica 10 aprile 2011

Travaglio e l’attenuante della provocazione

[Il discorso che fa Travaglio nel video è paradossale, ma forse scegliere altri paradossi, che non suggeriscano femminicidi, sarebbe meglio.]
Da femminismo a sud



Travaglio non mi è simpatico. Giustizialista, di destra, ogni tanto dice delle cose per le quali meriterebbe pernacchie. Questa è una di quelle volte. Dal minuto 7.40 del video, Travaglio, con la solita ironia un po’ spocchiosa che VE lo fa amare, da quel pezzo di giornalista del “Fatto Quotidiano” (quello che ospita le perle misogine di Massimo Fini e non solo) che è, elenca le ragioni per cui ad un marito conviene sparare alla moglie invece che divorziare.

Chiaro che quello che dice lui non ha nulla a che vedere con la istigazione alla violenza praticata in modo reiterato un giorno si e uno no dai maschilisti che elencano persino i modi attraverso i quali un marito potrebbe persino far sparire il cadavere, ma ci chiediamo come mai il signor Travaglio, colui il quale parla di femmine soltanto se possono essere utili a sputtanare Berlusconi, abbia tirato fuori l’argomento così per caso.

Che non abbia mai dedicato un solo rigo alla lotta contro la violenza sulle donne lo sappiamo. Che Il Fatto Quotidiano abbia ospitato degli interventi che definiscono le donne delle megere invece è provato.

Travaglio sta forse per divorziare? Aderisce alla lobby maschilista che pur di non pagare gli alimenti alla moglie assumerebbe un mago che le facesse sparire e ricomparire in un universo parallelo?

La sua è una denuncia? Ci viene in aiuto? Sta dicendo che la legge italiana è una merda e che un uomo italiano è libero di scannare la moglie senza che poi accada nulla?

E noi siamo d’accordo. E’ vero che in Italia i mariti, soprattutto gli ex ammazzano perchè si liberano delle mogli, le massacrano, poi fanno due giorni di galera, forse nessuno, e poi si beccano perfino la pensione di reversibilità della moglie. Pretendono perfino che i giudici gli affidino i figli, così a loro potranno insegnare quanto è comodo scannare la moglie e poi camparci di rendita. Perchè si sa che per i figli l’esempio è la migliore lezione di vita.

Ma se è così che la pensi, caro Travaglio, allora dovresti spiegarla bene questa cosa perchè quello che tu hai detto fornisce una attenuante ad una lobby misogina che quelle mogli medita di ammazzarle davvero o all’altra lobby che invece ne discetta in senso “utilitaristico” come si trattasse di un argomento da salotto, tra folli scatenati che dichiarano di voler fare guerra alle donne e altri sessisti che dimenticano di essere nati di donna.

La devi spiegare perchè questo non è il tempo delle ambiguità e perchè la tua descrizione non ci ha fatto per niente ridere.

Sono #45 le vittime di violenza maschile per il 2011 e se si continua a dire che tanto agli assassini non succede niente senza che nessuno faccia nulla di alternativo, presto quella cifra raddoppierà e in definitiva non si tratta più di diffusione di notizie su una materia ma di istigazione alla violenza sulle donne.

Tra le #45 non contiamo la ragazzina di 13 anni lapidata da un diciassettenne. Lei è in coma e stranamente per “legge” non la possiamo definire morta ammazzata da un maschio violento. Dunque se un uomo che ammazza una donna non fa neppure un giorno di galera figuriamoci quale destino fantastico sarà riservato a questo diciassettenne. Gli pagheranno la crociera intorno al mondo di modo che possa lapidarne altre 1000.

Bisogna informare e controinformare. Se racconti di come è brutta la legge allora sprecati un pochino a parlare delle vittime invece di infilare la battuta misogina (il pagamento degli alimenti che è la leggenda dei tuoi colleghi maschilisti) tra un sorriso sarcastico e un ragionamento berluscadipendente.

Oppure dicci secondo il tuo parere che pena meriterebbe un uomo che ammazza la moglie. Dopodichè dicci perchè mai ancora in Italia esiste l’attenuante della “provocazione” che è solo una forma più ipocrita di giustificare il “delitto d’onore”.

Sostanzialmente, come hai detto tu, l’Italia fa schifo, per le donne lo è molto di più, e non ci sentiamo molto collaborate in termini culturali da quelli come te che sono così intenti a fare battaglie virili, l’uno contro l’altro armato, a far vedere chi ce l’ha più lungo.

Questo esercito di maschi che fanno bagni di folla come fosse viagra a noi non fa effetto neanche un po’. Ma sulle cose che dite non possiamo tacere.

Dunque, Travaglio, dicci: che cosa pensi sulla violenza maschile contro le donne?

Ps: alle donne, sorelle, compagne, NON SPOSATEVI!

lunedì 27 settembre 2010

waka waka per protestare contro il tg1



E' prevista l'esibizione di gruppo, a partecipazione libera, l’8 ottobre alle 11.30 davanti la sede rai di viale mazzini a Roma.

via femminismo a sud

domenica 10 gennaio 2010

Lo stupro segno di inadeguatezza

di Angelo Russo

Sgombriamo il campo da equivoci: lo stupro ha poco a che vedere con l’atto sessuale. Sostanzialmente si tratta di dinamiche aggressive con componenti di rabbia, sopraffazione e violenza.
Studi recenti attribuiscono il 55% degli stupri al bisogno di potere, il 40% a una forma di rabbia mentre il 5% sarebbero di tipo sadico.

In tutti i casi esiste, nello stupratore, un pessimo rapporto con la propria sessualità e la coesistenza di disturbi di varia natura, i più frequenti sono legati al desiderio sessuale e alcuni disfunzioni nell’ambito della stessa sfera sessuale.

Lo stupro può diventare un modo per essere rassicurati rispetto alla propria adeguatezza sessuale negli individui che hanno difficoltà a stabilire relazione interpersonali. Il violentatore attraverso la sopraffazione della vittima esprime odio e rabbia per un bisogno di vendetta nei confronti delle donne in generale e difficilmente nella malcapitata vittima.

Nella violenza di tipo sadico, fortunatamente la meno comune, la fonte di piacere proviene dal vedere soffrire la propria vittima; sono frequenti in questo caso morsi, ustioni di sigaretta, schiaffi e pugni. Un ulteriore dato, riguardo agli stupratori rilevato da diverse fonti, è il seguente: l’85% ha commesso reati in passato.

Il 75% ha meno di 30 anni; il 70% è sposato; il 75% non conosce la vittima; il 50% era ubriaco; il 35% ha commesso un altro stupro.
Tralasciando in questo contesto la pedofilia esistono anche, obiettivamente pochi, casi di violenza da parte di donne su maschi, ma la stragrande maggioranza è lo stupro di un uomo o più uomini ad una donna.

C’è un pessimo mito da sfatare, uno “strano” punto di vista che attribuisce alla donna la voglia di essere violentata e di goderne. La “storiella” che a provocare l’uomo sia un certo tipo di abbigliamento che provoca e che lo renderebbe vittima delle sue reazioni non regge, tant’è che spesso i violentati sono bambini o donne in età avanzata.

Lo stupro sulla vittima ha effetti nefasti.

Quasi sempre il calvario inizia con le prime cure mediche affrontate sempre con vergogna e, immotivati ma giustificabili, sensi di colpa. Successivamente subentra la paura di aver contratto malattie a trasmissione sessuale o quella di essere rimaste incinta. Ancora paura e indecisione su cosa fare, accompagnano per molto tempo la vittima.

Denunciare o no la violenza? E’ questo un ulteriore dilemma. Anche in questo caso la paura di ritorsioni da parte dello stupratore, la pubblicità negativa o il disagio di fronte alle autorità giudiziarie possono giocare un ruolo fondamentale.

Dopo lo stupro, possono verificarsi alcuni problemi di natura sessuale come diminuzione del desiderio, vaginismo (contrazione involontaria dei muscoli vaginali che non permettono il rapporto) o assenza del piacere, ma anche altri effetti psicologici spesso rilevanti. La vittima deve convivere con vergogna, rabbia e orgoglio ferito.

E’ necessario qualche mese prima che inizi la ripresa, anche se si sforza di apparire normale cercando di riallacciare i rapporti di amicizia e quelli con le persone significative.

In realtà le paure sono ancora presenti. Ci vorrà ancora del tempo e, in molti casi, un valido aiuto terapeutico per superare l’angoscia del trauma subito. In molte donne violentate si manifestano, per lunghi periodi, incubi notturni e la paura di rimanere sole ma principalmente, e non potrebbe essere altrimenti, forme di sospetto nei riguardi degli uomini.

Angelo Russo
Fonte:corriere 2000

domenica 1 febbraio 2009

Godersela

Si che il manifesto l’ho visto, dico quello dei poliziotti che infilano le mani sotto la gonna alle ragazze, si che ho provato una sensazione di incontrovertibile schifo e disagio, disagio di vivere in questo paese che colleziona stupri e idioti e volgarità, sensazione che non mi abbandona e non mi abbandonerà mai più.
Solo che ormai è un gioco facile, è il gioco più antico della comunicazione, da quando la comunicazione esiste, cioè da sempre, cioè da sempre si stupisce e provoca per vendere un’idea o un prodotto o aria fritta che faccia girare danaro e lasci residui oleosi solo sulle mani di chi i soldi se li vede scivolare dalle mani, tra una bolletta e l’altra, ma cammina per strada, magari di notte torna a casa dopo aver fatto l’infermiera, la badante, la baby sitter, la ballerina, l’operaia, la spazzina, la puttana e si ritrova proiettata in un mondo parallelo dove la sua dignità è palesemente derisa.

Un manifesto che si sipira la messaggio evangelico viene rifiutato e l’altro che inneggia alla violenza di genere, di dimensioni mastodontiche, si impone dagli spazi pubblicitari del comune della tua città.
Mentre una ragazza viene stuprata da cinque uomini.

lunedì 26 gennaio 2009

Belladonna

Molestia stupro e violenza non sono attestazioni di stima.
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*La bella donna dove Amor si mostra.
Guido Cavalcanti.

domenica 9 novembre 2008

Orrore in una "clinica" nigeriana Scoperta la "fabbrica dei bambini"

In una clinica per maternità ragazze schiave e violentate
costrette a portare avanti la gravidanza e cedere il nenonato

ENUGU (Nigeria) - Nati per essere venduti. In Nigeria è stata scoperta una "fabbrica di bambini". Per tutti era una clinica per maternità, in realtà quello che si faceva all'interno, soprattutto di notte, era organizzare un traffico di neonati strappati al madri costrette con la forza alla gravidanza e messi sul mercato.

Questo ha scoperto la polizia quando ha fatto irruzione nell'edificio di due piani di Enugu, nell'est del Paese. Quando gli agenti sono entrati hanno liberato una ventina di donne. Stando alla ricostruzione fornita dalle organizzazioni umanitarie di quella che è stata definita la più vasta operazione di polizia contro una rete di trafficanti di bambini, il medico responsabile della clinica di attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non volute, proponendo loro di aiutarle ad abortire.

Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, quindi costrette a separarsi dal proprio bambino in cambio di circa 20 mila naira (135 euro).
I bambini veniva poi venduti, generalmente a nigeriani, per una cifra che oscilla tra i 300 e i 450 mila Naira (2.000-3.000 euro).

"Appena entrata, mi hanno fatto un'iniezione e sono svenuta - ha raccontato alla France Presse una delle donne liberate - quando ho ripreso conoscenza, mi sono resa conto che era stata violentata". La ragazza, 18 anni, è stata quindi rinchiusa con le altre donne. Il medico l'ha violentata di nuovo il giorno dopo, una settimana prima dell'intervento della polizia. Secondo la polizia, il medico "invitava" anche altri uomini "per ingravidare le ragazze".

Secondo le organizzazioni locali che si battono contro il traffico di essere umani, le fabbriche di bambini non sono rare in Nigeria, il paese che conta il più alto numero di abitanti del continente africano, 140 milioni. E anche se non esistono dati precisi sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, gli attivisti sostengono che si tratta di un'attività molto diffusa, gestita da organizzazioni molto strutturate. "Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo", dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell'agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani. Secondo l'Unicef, sono almeno dieci i bambini che vengono venduti ogni giorno in Nigeria per usarli come manodopera, per farli prostituire o semplicemente per la cultura della sterilità come maledizione che ancora permea molti strati della popolazione del Paese.

Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel paese sono almeno una decina. "Tutto questo esiste da tempo, ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando un'ong ha lanciato l'allarme e ci ha segnalato che i bambini venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali", ha aggiunto.

In alcuni casi, giovani donne molto povere ricorrono di propria volontà a questa pratica per avere denaro. Nella clinica di Enugu, "abbiamo trovato quattro donne che erano lì da tre anni, per fare figli", ha detto il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu.

Fonte: repubblica.it

lunedì 6 ottobre 2008

Opuscolo informativo sulla sessualità

Redatto dal gruppo Malefimmine e distribuito, tra gli altri, dal blog Femminismo a sud. L'opuscolo informa su quando come e perchè rivolgersi ad un consultorio, si rivolge alle femmine ma anche ai maschi.

Qui l’opuscolo.

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